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mercoledì 15 aprile 2026

La Meloni Giorgia rafforza la nostra immagine nel mondo.

Il comportamento dell'attuale governo di destra rafforza l’opinione che le cancellerie del mondo hanno da sempre degli italici. Evviva.


La Meloni Giorgia, più furba di quanto sia intelligente, ha posto un altro tassello allo scarabocchio al quale sta alacremente lavorando da tre anni e mezzo. Ha rafforzato lo stereotipo degli italiani come non affidabili. Vero: la storia non si ripete, ma spesso l’oggi assomiglia, talvolta in maniera impressionante, allo ieri. E di solito in peggio. Si ricorda nel mondo come i Savoia,disgraziatamente identificati con il popolo italiano,  raramente abbiano finito una guerra stando con chi l’avevano iniziata. Il “grande statista Mussolini”, definizione data dalla Meloni Giorgia, era pronto a sganciarsi dalla tossica alleanza con l’imbianchino tedesco, quando la sconfitta era evidente, ma non ne ebbe il coraggio; nell’ultimo appuntamento il capo nazista lo accolse urlando come un ossesso e il sedicente duce, spaventato e tremebondo tacque e subito si ritirò. Poi si travestì da caporale tedesco per passare il posto di blocco. Pessima figura. Ma questo sanno fare i fascisti: coraggiosi quando in squadra vanno a picchiare un singolo, pronti alla fuga appena c’è un minimo di reazione; si rammenti come Emilio Lussu, da solo, mise in fuga un manipolo di camice nere intenzionato a bruciargli la casa. Oggi la Meloni Giorgia, aspirante pontiere, per calcolo elettorale, quindi per vigliaccheria, ha deciso di recidere il rapporto con il Trump Donald J, nelle cancellerie avranno pensato: “i soliti italiani”. E quindi la nostra credibilità scende al minimo. Questo succede quando si decide di essere sgabelli e la Meloni Giorgia ha fatto di tutto per assumere questo ruolo, in esclusiva. Piccola postilla numero uno: non è stato il Trump a tagliare il rapporto, ma la  pretesa underdog della Garbatella. Il primo s’è sentito tradito, abituato agli sdilinquimenti precedenti: proprio quanto è successo. Piccola postilla numero due: la solidarietà, merce senza valore quando non supportata da fatti concreti, espressa dalla Schlein  Elly e degli altri corifei è fuori luogo: non si può compatire l’incendiario, piuttosto il bosco.

Buona settimana e buona fortuna.

lunedì 10 marzo 2025

Fuori gli USA dalla Nato e anche l’Italia.

 Dopo settant’anni finalmente l’Italia sarà fuori dalla Nato. Si dovrà ancora una volta dire grazie agli americani: dopo il piano Marhsall sono stati prodighi di doni e quindi non gli può negare nulla. Ai politici italici piace fare da sgabello agli stranieri.

I più attempati tra i lettori del Vicario Imperiale ricorderanno come i giovani degli anni ’50, ’60 e oltre abbiano manifestato, anche sotto la pioggia e nelle splendide giornate di primavera,,sgolandosi  con slogan e motti talvolta irridenti altre strappacuore per chiedere l’uscita dello Stivale dalla Nato. Si era partiti “da meno armi e più pane” e via via si era saliti nelle richieste. Naturalmente gli yankee e i loro maggiordomi locali (così erano garbatamente definiti quelli del pentapartito con l’aggiunta del Msi) resistevano senza troppa fatica e così, lemme lemme, le basi Usa sono cresciute di numero, magari con testate nucleari. L’Urss (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) appoggiava, almeno formalmente, le manifestazioni, pagavano gli striscioni e le bandiere, o poco di più. Alcune teste sono state rotte dai manganelli della polizia, ma quel democratico sangue poco copiosamente versato non ha ottenuto alcun risultato. L’Italia tuttora fa parte della Nato e non pochi di quei diversamente giovani pensando ai bei tempi passati si commuovono tuttora. Ma adesso il mondo si sta capovolgendo e tutto sta per cambiare. Oggi è il presidente degli Stati Uniti a far suo il grido di quei tempi, cambiando il soggetto: «Fuori gli Usa dalla Nato». Cose da non credere. Questa scelta sarà senza dubbio prodromica di ben altri risultati. Innanzi tutto un punto è da sottolineare: l’attuale POTUS non è né un sincero democratico e neppure di sinistra, ma un duro e puro destro, pure un po’ bullo, di quelli che non dicono ma ordinano, pensano solo al business, hanno in antipatia i poveri, gli immigrati e i servizi sociali di tutti i tipi, senza contare un certo fastidio verso il mondo LGBTQ+. Ah, finalmente la destra mostra qualche suo lato positivo, dimostrando di non essere composta solo da evanescenti, prudenti e gelatinosi Tajani. Un po’ di estremismo fa bene alla salute. Il bello di questa nuova situazione sta nell’immaginarsi il futuro e come gli alleati (cor)risponderanno a questa rivoluzione copernicana. Viene facile immaginarsi la MAGA Meloni Giorgia seguire pedissequamente il suo guru e bracciarsi e urlare invece dello stantio fun-zio-ne-ranno il più moderno fuori-l’Italia-dalla-Nato. Eh sì, perché quando fai lo sgabello una volta lo fai per sempre e la storia del mascellone con il baffetto è lì a dimostrarlo. Certo il fucilatore Almirante Giorgio si rivolterà nella tomba, ma si consolerà pensando ai palestinesi: i sub umani di oggi, così bollati dai sub umani di ieri. Tutto torna. A questo punto gaudeamus igitur l’Italia sarà finalmente fuori dalla Nato e avremo pane pace e lavoro. Così si diceva una volta. Certo brucerà un po’ dover dare il merito andrà dato a post fascisti, di fuori, ma pur sempre fascisti dentro. Tuttavia non si può avere tutto o come dicono a Roma nun stà a guardà er capello..

Buona settimana e buona fortuna.

sabato 1 marzo 2025

Fontana, Vaturi, Zelensky, Trump, Vance, Kissinger, Meloni.

 Gli uomini e le donne di potere spesso dimostrano di aver poca contezza di quel che gli succede intorno, così come di essere assolutamente ignoranti in storia. Qualche ripasso farebbe loro bene.


Il Fontana Attilio, si imbufalisce perché la Lombardia raggiunge solo il settimo posto tra le regioni nella classifica stilata dal Ministero della Salute. Per essere chiaro definisce la questione con un iconico termine istituzionale: «Puttanate», aggiungendo che quanto si fa a Roma non lo riguarda affatto. Forse pensa alla secessione. Tale appassionata e viscerale difesa della sanità lombarda fa intendere come il presidente della regione, camici a parte, conosca poco o nulla delle questioni del comparto. Se solo provasse, scavallando le agevolazioni derivategli dal suo status, a prenotare una visita scoprirebbe che per una cataratta, in quel di Bergamo, la lista d’attesa è di un anno come del resto, in quel di Milano, per una visita neurologica al Besta, mentre per la stessa visita in una struttura meno blasonata i mesi d’attesa sono solo sette, facendo il paio con l’attesa di cinque mesi per averne una reumatologica. Magari vivere il territorio anziché darsi da fare per ripristinare i vitalizi aiuterebbe a non dire puttanate.

Chi sia Vaturi Nissim fuori da Israele lo sanno in pochi o forse addirittura nessuno. Costui, giusto per completezza d’informazione, è il vicepresidente della Knesset, il parlamento israeliano, ed è anche membro del partito del Likud. Per farsi conoscere dal mondo intero ha deciso di fare un discorso spericolato durante il quale ha detto:«(I palestinesi di Gaza) sono feccia, subumani, nessuno al mondo li vuole. I bambini e le donne vanno separati e gli uomino eliminati». Pensava probabilmente di essere originale senza aver contezza come simili teorie siano vecchie come il mondo. C’è sempre da qualche parte un popolo definito feccia da sterminare. L’hanno fatto i portoghesi in Brasile, gli spagnoli in tutto il Sudamerica, gli yankee  con i nativi nordamericani, e poi i turchi con gli armeni e guarda caso i nazisti proprio con gli ebrei. Chissà perché i fanatici di destra sono sempre così ignoranti da non conoscere la storia. O forse il Vaturi Nissim si ispira proprio ai quei suoi ideologici fratelli di Germania. Senz’altro la senatrice Segre Liliana, il Mieli Paolo, il Lerner Gad con tutti gli ebrei di ogni nazione, saranno impalliditi nel leggere simili orrende bestialità e avranno gridato vibranti proteste. Forse.

Volare per oltre dieci ore per essere preso a pesci in faccia non è da tutti eppure lo Zelensky Volodymyr l’ha fatto. Il suo incontro con il Trump Donald e il Vance J.D. non poteva andare diversamente. Lucio Caracciolo l’ha definito: «Un suicidio assistito». Lo sceriffo Trump e il suo vice Vance si sono comportati come fossero in un saloon e non nello studio ovale della Casa Bianca e si sono sballotato il povero ucraino come in un film western. E quindi giù sganassoni verbali, non sono passati alle vie di fatto solo per l’anzianità del Trump Donal e la pancenta del Vance J.D.

Diceva il Kissinger Henry: «Essere nemico degli usa può essere pericoloso esserne amici è fatale». L’aforisma dovrebbe ben stamparsi nelle menti di tutti i governanti facenti parte della Ue e in particolare della Meloni Giorgia. Al momento desaparecida dal Parlamento. Essere lo sgabello di un alleato enormemente più grosso, iracondo e violento quando si arrivain fondo porta a dire:«Ci hanno sempre trattato come servi e alla fine ci hanno anche tradito». Non è una novità, a sfogliare i libri di storia.

Buona settimana e buona fortuna.

sabato 22 febbraio 2025

Mettete dei cannoni nei vostri fiori.

 Negli anni ’60 il popolo del globo terracqueo si opponeva alla guerra, oggi la questione sembra non interessare alcuno salvo gli smandrappati asserragliati nei palazzi.



I Giganti, complesso rock degli anni ’60, cantavano il contrario: mettete dei fiori nei vostri cannoni, ma erano altri tempi. Gli ammerigani erano in guerra con il Vietnam del nord, annaffiato quotidianamente da bombe al napalm, foreste e villaggi erano devastati e nel pacchetto come al solito ci cascavano dentro anche civili: donne, vecchi e bambini. Così si faceva la guerra a quei tempi. Come s’è sempre fatta del resto. E si fa così anche oggi con un’unica differenza tra quei tempi andati e l’oggi: i giovani di tutto il mondo protestavano contro gli yankee, invitati a go home. Jane Fonda portò la sua solidarietà, per una rara volta concreta, andando ad Hanoi. E così il popolo del globo terracqueo (quanto piacerebbe alla Meloni Giorgia) a quel massacro insensato si opponeva con grandi manifestazioni chiedendo pace. Senza aggettivi, questi sono diventati di moda di recente. Ancora una volta Davide, piccolo, povero e male armato, abbatteva Golia, grande, grosso e anche un po’ minchione. Golia quella volta perse militarmente, gli yankee sloggiarono da Saigon buttando gli elicotteri in mare, e anche politicamente: alla fine tutto il mondo disapprovava. Ai giorni nostri invece il popolo mondiale, la famosa gggente, sembra disinteressato all’argomento. Gli studenti stanno ben chiusi nelle università, i pochi operai rimasti e gli impiegati sono sul chi vive per via delle delocalizzazioni e quindi delle chiusure dei siti produttivi. I partiti sono così liquidi da aver affogato tutti i militanti. Feste della porchetta a parte, ma sono delle vere e proprie sagre dove non si parla più di polita. Restano  i governi e questi vanno per le spicce: vogliono armamenti su armamenti e ne richiedono così tanti da non sapere dove metterli, esauriti  gli spazi negli arsenali e nelle cantine delle nonne alla fine dovranno nasconderli dai fioristi. Quindi tutto rimane nelle mani di pochi smandrappati: non sanno quali pesci prendere e giocano con la pelle di chi abita fuori dal palazzo a cui propongono indovinelli scemi oltre il giusto: preferite la libertà o i condizionatori? Detto a cavallo dell’estate sull’opzione, ancorché solo pensata, proprio non c’è storia, tanto il fronte è di là da venire. Oppure si ricorre alla caricatura del Moretti Nanni mentre fa la caricatura del D’Alema Massimo: Europa fai qualcosa di sensato …Europa fai qualcosa. Come se il generico qualcosa fosse la soluzione. E allora per stare sul concreto vai con le armi, che per inciso sono anche un bel business. Soprattutto un bel business. Ovviamente, come in ogni guerra, c’è un aggredito e un aggressore e pure un fatto e un antefatto, Luciano Canfora docet, preceduto a sua volta da un altro fatto e un altro antefatto e via così. Ma al dunque sembra che la situazione non interessi ad alcuno, tutti troppo presi dalle partite di calcio, si giocano ogni due giorni (Pier Paolo Pasolini l’aveva predetto) e spremersi le meningi per capire fa troppa fatica e allora lasciamo fare a loro. Almeno finché dura.

Buona settimana e buona fortuna

martedì 18 febbraio 2025

La sedia vuota.

La Meloni Giorgia così presente sui social si perde gli appuntamenti topici. Potrebbe dire la sua,  se solo ne avesse una.


La vulgata attribuisce a Winston Churchill l’aforisma: “un taxi vuoto corre per le vie di Londra e si ferma al numero 10 di Downing  Street e ne scende il Primo Ministro Attlee”. La creatività italica è riuscita a dare corpo oltre che sostanza all’aforisma efficace il giusto. Accade infatti che due ministri del governo della Meloni Giorgia siano chiamati a giustificare il loro operato, nel fatto della liberazione di un assassino stupratore e trafficante di esseri umani. Fatto grave: pone lo Stivale sotto l’attenzione dell’Europa tutta e, forse con un po’ di presunzione, l’intero globo terracqueo tanto caro alla Presidente Meloni Giorgia. Ora su un tema così importante e avendo come attori il ministro dell’Interno e quello della Giustizia la logica avrebbe voluto la presenza, soprattutto fisica, di chi il governo guida. Era il 5 febbraio. E invece no. Certo non ha voluto imitare il suo riferimento storico, quello che definisce il migliore: “assumo io (io solo) la responsabilità (politica! morale! storica!) di tutto quanto è avvenuto”  La Meloni Giorgia non ne è in grado e quindi non si è presentata lasciando la sedia, di un bel rosso fiammante, desolatamente vuota. Poi, per non essere da meno ha deciso di disertare l’incontro europeo sull’intelligenza artificiale, 10 e 11 febbraio. C’erano tutti  e l’Italia è stata rappresentata da Adolfo Urso, ministro. Importante sì, ma non è la stessa cosa. Quindi l’incontro di Monaco: ancora una volta assente, aveva judo! Dopo di che il vice presidente Usa, J.D. Vance, spiega all’Europa quanto sia antidemocratica (con qualche argomento non peregrino) e di come da adesso se la debba vedere da sola. La Meloni Giorgia silente. As usual. Deinde il vertice convocato da Macron Emanuel: invita solo sette paesi, con la Francia otto, si mettono intorno a un tavolo per un paio d’ore e chiacchierano amabilmente del nulla. Questa volta c’è anche la Meloni Giorgia. Allegria. Ma arriva ultima, con mezz’ora o giù di lì di ritardo, quando il meeting è già iniziato. Ci va come obbligata, con l’atteggiamento mal mostoso della bambina presuntuosa. Qui non potrà urlare: fun-zio.ne-ra-nno. È assente anche quando è presente. Peraltro non s’è capito bene cosa pensi e che decisione prenderà. E neanche lei lo sa. Evvabbè. A tutte queste assenze, come cameo, la dichiarazione sul caso Santanché: «Non ho le idee chiare». Sic transeat gloria mundi.


lunedì 27 gennaio 2025

La Giorgia non è così duciosa come vorrebbe.

 La Meloni non ha le idee chiare. Non è ricattabile, ma i voti sono importani. I dazi di Trump Donald.  La pericolosità di Almasri.



Le donne duciose, come d’altra parte gli uomini della stessa fatta e gli esempi non mancano, hanno caratteristiche specifiche: capiscono al volo, istantaneamente hanno un’opinione, decidono in un fiat, sono assertivi (questo secondo la logica: un gregario dice cose giuste in modo titubante mentre un leader spara minchiate a raglio, ma in modo deciso) e immancabilmente hanno sempre ragione. Soprattutto quando concionano da un palco e nei casi più eclatanti da un balcone. È quanto piacerebbe anche alla Meloni Giorgia e a vederla sul palco di Atreju questa è l’idea. Accade tuttavia che negli ultimi giorni la piccola mascella sottoposta continuamente a dare segni di granitica decisione cominci a mostrare minuscole crepette. Il casus belli  è stato, come ti sbagli, quello della ministra Garnero Daniela in arte Santanché. Come noto la ministra ha diversi contenziosi con la magistratura, uno per truffa sui fondi Covid che non è proprio bello, e non dà lustro al governo dei patrioti: una dei loro accusata di spillare denaro alla Patria. Alla domanda sul che fare con la Garnero la Meloni Giorgia prima si giustifica con il verso del Giusti recitante «Sono stata in tutt’altre faccende affaccendata». Citazione degna della casalinga di Voghera ignara che la frasetta è incastonata da ampio e profondo sfottò:«Ah intendo, il cervel suo, Dio lo riposi é in tutt’altre faccende affaccendato, a questa roba è morto e sotterrato».  Ma così non dev’essere, anzi si tratta di un rovello mica da ridere: il La Russa Ignazio, ras del partito in Milano e Lombardia, cioè uno che i voti ce li ha di suo e il Crosetto Guido da Cuneo, dove Totò ha fatto il militare per tre anni, anch’esso ben provvisto di tessere non foss’altro che per l’attività industriale sul territorio, sono entrambi supporter della Garnero e quindi va bene non essere ricattabile, Meloni,, ma se i voti vengono a mancare qualche problemuccio, Meloni, si palesa all’orizzonte. E allora ecco il tacon, di solito peggio del buso: «Non ho idee chiare su Santanché». Ma come? la ducessa del «Io sono Giorgia - e del reiterato – funzionerà … funzionerà (Albania) » non ha idee chiare su una bagatella come il caso Santanché? E se a questo si aggiunge di aver istruito il Trump Donald su come le sanzioni non convengono a nessuno: supercazzola sesquipedale. E in fine il caso Almasri, poteva essere una grande opportunità per mettere plasticamente in pratica la promessa di Cutro: «Per noi chi si rende responsabile di lesioni gravi o di morte mentre organizza la tratta degli esseri umani è perseguibile con un reato che noi consideriamo U-NI-VER-SA-LE (ben scandito) che signigica non solo colpire i trafficanti che troviamo sulle barche (ma quando mai) ma anche quelli che ci sono dietro». Programma ambizioso il giusto, ma non adatto alla casalinga di Voghera. La colpa è dei giudici, ovvio, e non di un ministro inane. By the way, come noto il Almasri è tornato in Libia con volo di Stato italiano. Motivo: «Era pericoloso». Abbè però. E la duciosità? La prossima volta.

Buona settimana e buona fortuna.

mercoledì 22 gennaio 2025

Il bacio della pantofola.

 La cerimonia per l’insediamento di Trump è stata lunga come la fame e noiosa quanto una messa cantata ortodossa. Gli smericani non lo sanno, ma questo rito risale agli assiri babilonesi.



In poco più di quindici giorni seconda trasvolata oceanica della Meloni Giorgia. Italo Balbo, giusto per rimanere nella stessa tradizione, lo fece una sola volta, in compenso gli americani gli dedicarono una giornata , il 15 luglio, l’Italo Balbo’ day, una avenue, la settima e i Sioux lo proclamarono Capo Aquila Volante ( in seguito i Navajo per non essere da meno nominarono Tex Willer Acquila della Notte , ma questa è u’altra storia). Italo Balbo attraversò Chicago e New York su auto scoperta mentre dagli uffici gli gettarono milioni di coriandoli e cenò con il Presidente Roosevelt. Insomma, i grandi d’America facevano a gara per farsi fotografare con lui.E questa non è una storia che vada riscritta.  Il primo viaggio meloniano nella politica del Nuovo Mondo è stato a sorpresa, di poche ore: si era scapicollata a Mar-a-lago (il resort del tycoon) per chiedere al futuro Presidente Trump il beneplacito per scambiare uno scienziato iraniano, forse terrorista, con la giornalista Cecilia Sala. Trump è un umorale, ha apprezzato il gesto e in quattro e quattro otto ha acconsentito. Forse non sapeva neanche di cosa si stesse parlando. Comunque ha trovato il tempo di dire della Meloni «Ha preso d’assalto l’Europa», è una bella frase qualsiasi cosa vaglia dire. E  poi tutti a vedere un documentario. In aggiunta il Donald ha pensato bene di invitarla a partecipare alla  sua nomina ufficiale a quarantasettesimo Presidente USA. Un rito lungo come la fame, al confronto le messe cantate della Chiesa ortodossa russa  sono una passeggiata, noiosissimo e si rifà, ma questo gli americani non lo sanno, all’antico rito assiro babilonese del bacio della pantofola. In altre parole sotto le mentite spoglie di una festa si consuma l’atto di fedeltà dei vassalli, valvassori  e valvassini. A ciascuno la scelta del dove posizionarsi. Al tempo degli assiri la pantofola era baciata per davvero, ma oggi questioni igieniche sconsigliano l’atto e al dunque basta la presenza. Questo secondo viaggio la Meloni Giorgia se lo sarebbe pure risparmiato, ma per tema di essere scavalcata dal Salvini Matteo s’è sacrificata. Chissà che si aspettava la Meloni Giorgia, magari di essere accolta dal Donald o quanto meno dall’Elon, invece no, troppo impegnati con i pezzi grossi: i commessi l’hanno pilotata all’ultima fila assieme al Milei e le hanno messo davanti dei marcantoni che al confronto quello vero sembra un nanerottolo. Neanche una miserrima fotografia col pollice alzato. Adesso  tornata mestamente in Italia avrà da meditare: non sull’attacco all’Europa o sul ponte tra UE e USA, ma su quei fotogrammi che la riprendono tristemente schiacciata contro il muro. Chissà che vorranno dire…

Buona settimana e buona fortuna

sabato 12 ottobre 2024

Per fortuna è venerdì

 Settimana ricca di fatti. Alcuni divertenti, altri scandalosi altri ancora pericolosi. Ma nulla smuove la passione per la nazionale di calcio e l’ansia per la ripresa del campionato.


La settimana è cominciata con un “Tajani, Tajani va fan ****” scandito sul pratone di Pontida, ancorché da pochi, definiti dal Salvini Matteo prima quattro e poi cinque scemi. Si pensava, ad occhio e croce, ce ne fossero di più, ma già l’ammissione salviniana è un bel passo in avanti chissà, forse nel futuro, non si arrivi a numeri più realistici. Dopo i quattro o cinque scemi ha parlato il Salvini Matteo definito “il capitano”. Col cuore in mano, da buon milanese, ha confermato: “Tajani è un amico e un alleato. Giorgia Meloni è un’amica e un’alleata”. A crederci. Almeno fino a quando si rimane tutti insieme appassionatamente abbarbicati al governo. Ipotesi non certa al cento per cento data l’esternazione della Meloni Giorgia, quella in cui, tra le tante, dice: «Per colpa di infami [Tradotto: sono i suoi parlamentari, non mafiosi, non brigatisti] Io alla fine mollerò per questo perché per fare sta vita per far eleggere sta gente, anche no». Non si capisce bene se sia una promessa o una minaccia. Piacerebbe la prima, ma lo si vedrà solo vivendo: bisogna aspettare. Nel frattempo il Giorgetti Giancarlo, per intenderci quello che voleva abolire il medico di base, leghista,e inopinatamente ministro dell’economia sta girando tutti i media e le commissioni parlamentari disposte ad ascoltarlo per sbandierare il suo mantra: non c’è una lira. Se avesse aggiunto “bambole” sarebbe stato perfetto per l’avanspettacolo, invece ne deve ancora mangiare di polvere del palcoscenico. Tentativi come quello sulle accise:«Non ho parlato di aumento, ma di allineamento» non fa ancora scompisciarsi dalle risate, ma è un discreto inizio. In ogni caso ha costretto la presidente del Consiglio ha intervenire per dire: mai ci sarà un aumento di tasse. La dichiarazione ha tranquillizzato il popolo tutto. Una volta terminate le risate. Lei sì, ci sa fare. Quasi contemporaneamente l’esercito israeliano, per non far torto a nessuno, prima ordina ai caschi blu dell’Unifil, segnatamente alle truppe italiane, e forse non è un caso, di sgommare e andare a portare i suoi aiuti umanitari altrove e poi, per non farsi mancare nulla, spara con un carro armato su una torre di avvistamento, sempre nell’italico settore. Vengono feriti due cingalesi, uno in modo grave. I nostri sono salvi. Scrivono le gazzette: erano nel bunker. Alleluia. Il Crosetto Guido, ministro della difesa, protesta con vigore chiedendo qualcosa del tipo:«la volta prossima cosa dovremo fare? Rispondere al fuoco? Ma poi subito aggiunge: è una domanda provocatoria». E ci mancherebbe. La fortuna dice: oggi cade lo Yom Kippur, giorno sacro, in cui, forse, l’esercito israeliano non ucciderà nessuno. È tuttavia probabile si rifaranno nella settimana a seguire. Con gli interessi. Chi di interessi se ne intende è il bancario Vincenzo Coviello, di Intesa San Paolo. Pare che in tempi brevi abbia visitato/avuto accesso/scaricato ben settemila file corrispondenti a oltre tremila e cinquecento correntisti. Grazie a questi accessi il Coviello ha/avrebbe avuto la possibilità di leggere i dettagli della vita degli altri:se ha assunto dei collaboratori domestici, anche babysitter, risalire ai loro nominativi attraverso i pagamenti. E ancora: gli eventuali centri sportivi frequentati, anche dai famigliari, i luoghi di vacanza, i negozi che frequenta, i beni acquistati online, gli spostamenti o le preferenze del suo tempo libero, il pagamento delle tasse, eventuali prestiti effettuati o ricevuti,rimborsi fiscali, investimenti e donazioni di qualsiasi tipo, luoghi dove acquista i libri, farmacie da cui si rifornisce, medici specialisti ai quali s’è rivolta, strutture sanitarie,centri estetici. Questo hanno scritto il  Borzi Nicola e il Massari Antonio de Il Fatto Quotidiano. Però a fare quattro conti viene che settemila accessi diviso tremila e cinquecento correntisti fa, più o meno: due. Cioè due accessi per ogni correntista. Certo è la media del pollo, ma anche a considerare un solo accesso per moltissimi correntisti, cosa te ne fai di un solo accesso?, sui rimanenti rimangono comunque poche possibilità per capire i dettagli di una vita. Il Coviello sarebbe stato più astuto se avesse effettuato tanti accessi su pochissimi correntisti. Ma tant’è. Comunque la nazionale di calcio ha pareggiato con il Belgio, Tutto ciò posto, resta solo la speranza di una fine settimana senza pioggia.

Buona settimana e buona fortuna.

lunedì 15 aprile 2024

Eccellenza della sanità in Lombardia: il Besta

 Sotto l’ombrello “sanità” trovano due branche ben precise quella medica e quella burocratica amministrativa. Due branche, due valutazioni, due costi.



La regione Lombardia mena gran vanto delle sue eccellenze nell’ambito della sanità e ne ha ben donde.  Tuttavia c’è da dire: sotto il cappello “sanità” trovano spazio due branche ben precise quella medica e quella burocratica amministrativa. Ora sulla parte medica, la vera sanità gestita dai ricercatori, dai medici e dagli infermieri tocca in Lombardia, come del resto in molte altre parti dell’Italia punte di notevole qualità, ma questa è solo la parte buona della mela; quella senza il baco dentro. L’altra metà racconta una storia diversa. Anche all’istituto Besta di Milano. Accompagno un amico che con la bella ricetta rossa deve prenotare una prestazione neurologica. Già all’ingresso bisogna attendere qualche minuto la persona addetta alle informazioni: nel suo gabbiotto sta parlando con altre persone e c’è da attendere la fine della conversazione per avere la sua attenzione. Peraltro indossa la maglietta di un altro ente e quindi viene il sospetto che non sia un dipendente della struttura, però è solo un incaglio veniale. Forse. Avuta l’informazione si entra nella sala d’attesa, già vi stazionano, mal contate, oltre una trentina di persone: l’aria è un po’ pesante, ma come diceva il non rimpianto Draghi “si può sopportare un po’ di caldo (e altro) per la difesa della democrazia”. Evvabbè, mettiamo quell’aria mefitica in quel conto. Raccolto il numerino si butta un’occhiata un po’ distratta allo schermo delle chiamate e l’intuizione è immediata: numeri davanti ce n’è un bel po’. Dopo una decina di minuti di chiacchiere si torna a guardare lo schermo con più attenzione e si nota un’anomalia: gli sportelli aperti sono solo due. Come? Solo due sportelli al Besta con oltre, mal contate, trenta persone in paziente attesa? No gli sportelli del CUP al Besta di Milano, via Celoria 1, non sono due sono sei, ma quattro chiusi. Evvabbé, si risparmia sul personale e del costo sociale delle mal contate trenta persone chi se ne occupa? Sullo schermo del televisore, ogni sala d’attesa deve avere un televisore, compaiono in sequenza le figure istituzionali a partire dal direttore generale, la missione (ovviamente nobile e ben scritta da un’agenzia di comunicazione), le prestazioni e naturalmente l’immancabile intramoenia cioè le prestazioni a pagamento, Si avvicina il mezzodì e come per incanto spunta un nuovo sportello il numero 3. Ed è un vero incanto poiché fa una sola chiamata e… scompare. Per non essere da meno anche lo sportello 2 chiude i battenti. È l’ora della pausa pranzo.  È giusto.  Finalmente dopo quaranta minuti e una serie di numeri chiamati a vuoto (ci fossero stati saremmo ancora lì)  tocca al mio amico. La persona oltre il vetro deve subire un piccolo attacco, tutto sommato quasi educato, di un utente che teme di perdere la visita, ma regge bene e ci sorride. Ciò nonostante si nota il suo affaticamento. Prende dunque la ricetta e dopo aver fatto danzare le sue affusolate dita sui tasti del pc con un sorriso comunica la data prevista della visita: marzo 2025. Malcontato un anno. Un anno, vi rendete conto? La giustificazione: «Non c’è posto». Il mio amico è uno tignoso e quindi chiede quando poter effettuare la visita a pagamento. L’apertura delle acque del mar Rosso stupirono di meno Mosé e le sue dodici tribù: nei primi giorni di maggio (siamo a metà aprile) c’è posto. Fra solo, mal contati, quindici giorni. A modico importo: appena 202,00€. Per i non addetti ai lavori: 200,00€ di visita, da spartirsi tra la struttura e il medico e 2,00€ di marca da bollo a incasso dello Stato. «Allora non è vero non ci sia posto: basta pagare». Di là dal vetro ci si stringe tra le spalle e si mandano gli occhi al cielo. Ecco questa parte della sanità, in Lombardia come in molte altre parti d’Italia fa schifo: non ci sono i fondi per il personale da mettere agli sportelli, non ci sono i fondi per supplire alle intramoenia, ma ci sono i fondi per la corruzione, Roberto Formigoni docet.

venerdì 29 settembre 2023

Napolitano, la pesca miracolosa e sei ragazzi portoghesi.

Settimana ricchissima di fatti  ed eventi quella che si sta concludendo. E’ successo praticamente di tutto, ma ai normali cittadini non ne verrà gran che. Ad esclusione della noia montante per la ormai conclamata insipienza di una classe politica decotta.

Al dunque questa settimana, ricca ad abundantiam di fatti ed eventi tra funerali, decreti anti immigrazione, conti pubblici, caso  Regeni, pesca miracolosa e politica, lascia un encomiabile sensazione di vuoto che solo l’iniziativa di sei ragazzini portoghesi avrebbe potuto colmare, ma di loro, nel belpaese, si è occupato quasi nessuno.

I funerali del Napolitano Giorgio sono stati funestati da un profluvio di retorica quale non si vedeva da tempo, quelli allestiti per il pregiudicato Berlusconi al confronto sono parsi quasi sobri. La punta massima è stata toccata dal Letta Enrico: ha auspicato l’incontro e la riconciliazione tra i due nientepopodimenoche nel regno dei cieli. Come se lassù non avessero altre gatte da pelare. Tutti gli altri interventi si sono più modestamente impegnati a santificare l’illustre estinto. Si fosse stati in chiesa e non al Senato tutti avrebbero gridato “santo subito”. Almeno questo ci è stato risparmiato. Praticamente in contemporanea ci ha lasciati anche il Messina Denaro Matteo. Pure su questo funerale non è mancata una spruzzatina di retorica: si è rivendicata una nuova vittoria dello Stato sulla mafia. Secondo il giornalista Bianconi lo Stato ha vinto perché il Messina Denaro Matteo è morto in carcere. Con ciò dimenticando i trenta anni di latitanza, goduti alla faccia nostra, il suo arresto non proprio cristallino, di non essersi pentito e soprattutto di non aver detto una sola sulle sue criminali attività. Se così si vince chissà com’è quando si perdere. Codicillo a parte: il Messina Denaro Matteo dall’alto dei cieli se la deve proprio essere goduta la staffetta delle forze dell’ordine per scortare la sua bara da l’Aquila fino a Castelvetrano, con costi di immagine ed economici sempre in capo a noi. Il caso Regeni tocca un’altra tappa importante: il processo si può fare anche se gli imputati non hanno ricevuto le comunicazioni del tribunale e non saranno presenti. Così ha deciso la Corte Costituzionale. Di quasi certo non sapremo la verità e quindi avanzare qualche dubbio sul fatto pare lecito. Il governo Meloni non perde l’abitudine di emanare ferocissimi decreti anti immigrazione: non serviranno a nulla come le grida manzoniane. Viene quindi il dubbio che I promessi sposi sia stata una lettura poco frequentata e quindi il senso del ridicolo la fa da padrone. Last but not least per un paio di giorni governo ed opposizione si sono esercitati sullo spost pubblicitario di Esselunga con protagonista la pesca miracolosa. Le due fazioni hanno plasticamente dimostrato di non sapere di cosa stanno parlando, ma non è questa la sola volta. Purtroppo. Scarsa attenzione ha suscitato la prima udienza della causa legale intentata da sei ragazzi portoghesi contro i ventisette Paesi dell’Unione e Norvegia, Regno Unito, Svizzera, Turchia  e Russia. L’accusa è grave: non aver fatto nulla per contrastare il cambiamento climarico. Alle roboanti parole non è seguito alcun fatto concreto e così, in Portogallo, oltre un centinaio di persone sono morte per l’inanità dei sedicenti grandi della terra. La sproporzione qualitativa tra quest’ultima notizia e le precedenti è palese.

Buona settimana e buona fortuna.

venerdì 21 aprile 2023

La politica italiana non è più creativa

I politici della prima repubblica erano più creativi di quelli che adesso occupano i sacri scranni. La politica è un bel gioco,ma bisogna saperlo giocare con intelligenza, arguzia e anche un pizzico di ironia.

La politica italiana non è più creativa come un tempo. Della prima repubblica si può dire tutto, ma non che mancasse di estro, di senso dell’inaspettato (unexpected in inglese), di vivacità e di ironia. I politici dell’epoca erano persone leggermente attempate, in genere di solida cultura, anche quelli provenienti dai campi e dalle officine, talvolta sussiegose, mediamente competenti e anche capaci di un po’ d’eleganza nel vestire. Il senso del decoro aveva ancora il suo perché. Tutti i capipartito dell’epoca hanno dimostrato creatività nella gestione della cosa pubblica e della politica. Amintore Fanfani inventò il piano casa, Ugo La Malfa la politica dei redditi, Enrico Berlinguer il compromesso storico, Giorgio Almirante il partito frigorifero e già che c’era voleva un generale come ministro dell’interno e il ripristino della pena di morte, voglie nostalgiche e Bettino Craxi rispolverò Pierre-Joseph Proudhom e la Filosofia della miseria anche se la cosa aveva poca attinenza con le tangenti. Giusto per rendere giustizia anche all’ironia non può mancare Mariano Rumor o Rumor Mariano, lui riuniva la sua corrente nel convento delle suore dell’ordine di Santa Dorotea guadagnandosi il nomignolo di dorotei. Ogni accostamento alla Palude, il gruppo più moderato e più numeroso della Convenzione francese, salta immediatamente all’occhio. E i più accaniti contro il divorzio di famiglie ne avevano più d’una. Insomma c’era da divertirsi per creatività ed originalità. Con quelli di adesso invece è calma piatta. Sanno solo scopiazzare malamente e buttano sul tappeto proposte vecchie di decenni senza tener conto del contesto e soprattutto incapaci di indirizzare la politica. Le proposte sulla famiglia, il contrasto al calo demografico, la questione della sostituzione etnica, la difesa della italica lingua sono solo vecchie patacche e fanno il verso a quelle già masticate durante il ventennio mussoliniano. E il ventennio di inventiva ne aveva, ahinoi, assai di più: l’oro alla patria, la medaglia per la madre prolifica (soprannominata la madre coniglia), la battaglia del grano e il posto al sole, tanto per dire le più eclatanti. Con piccole differenze: il mondo di allora era contadino e le famiglie erano numerose a prescindere, non c’era la televisione e al cinema, ci si andava solo il sabato sera. Il regime era ancora più creativo: dava premi anche a chi battezzava i figli con nomi patriottici come Italo, Benito, Arnaldo Italia, Amedeo, Vittorio Emanuele et similia. Fra un po’, magari, lo proporranno anche i piccoli epigoni almirantiani. La Meloni Giorgia vuole donne multitasking, ma non sa che le aziende chiedono alle donne fertili lettere di dimissioni anticipate, nel caso rimanessero gravide. Il Giorgetti Giancarlo da Cazzago Brabbia vuole dare sussidi alle famiglie con due figli, ma è lo stesso che ipotizzava di abolire il medico di base e il Rampelli Fabio aborre le parole anglosassoni, ma non ha sottomano un D’Annunzio capace di trasformare un sandwich in un tramezzino. Sul Lollobrigida inutile dire: ha già detto tutto da solo. E poi c’è il Berlusconi Silvio con le sue camicette blu scuro poiché non ha mai avuto il coraggio di indossare quelle nere e quel ridicolo modo di salutare col braccio alzato, ma messo ad arco e non teso: il classico vorrei, ma non posso. Non hanno creatività e il ridicolo li sta innaffiando.

Buona Settimana e Buona Fortuna.

domenica 5 marzo 2023

Una risposta per Giorgia

Dagli Emirati Arabi la Meloni Giorgia lancia agli italiani tutti una sfida sulla strage di Cutro. Il tono e il merito ricordano il discorso del 3 gennaio 1925. Per essere fascisti non è necessario salutare romanamente, portare il fez o collezionare busti del duce.


L’antefatto: nella notte del 26 febbraio a Cutro, Calabria, un caicco con a bordo 160 o 250 persone va a battere contro alcune rocce e va in mille pezzi. Effetti collaterali: 81 migranti si salvano, ad oggi vengono raccolti i cadaveri di 70 persone  e quelli che mancano per arrivare a 160 o 250 sono dati per dispersi. Chissà se il mare ne restituirà i corpi e quando. Fino a ieri, 3  marzo, la Presidente del Consiglio Meloni Giorgia sul fatto non ha spiccicato parola. Oggi finalmente, 4 marzo, dagli Emirati Arabi, la Meloni Giorgia, Presidente del Consiglio si è decisa a parlare, l’ha fatto davanti alle telecamere, e ha posto la domanda dirimente: «Davvero qualcuno ritiene che il governo volutamente abbia fatto morire i migranti?» E poi ha aggiunto «C’è qualcuno che in coscienza pensi questo?». Naturalmente ha sostenuto che il governo si è occupato del caso: sia il ministro Piantedosi Matteo sia il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano Alfredo, sono stati a Cutro e tanto basta. Meglio se il Piantedosi Matteo non ci fosse andato o fosse stato zitto. Infine ha aggiunto «Frontex non ci ha informato del pericolo». Scusa più puerile non era facile trovare. Dalla Meloni Giorgia ci si aspettava qualcosa di più. Molto di più. Comunque alla Meloni Giorgia, visto che ha fatto una domanda precisa: «Davvero qualcuno ritiene che il governo volutamente abbia fatto morire i migranti?» va data una risposta ugualmente chiara e precisa: «Sì». Meloni Giorgia, io ritengo di sì. D’altra parte tutta la sua storia dice di sì. Ricorda onorevole Meloni Giorgia quando voleva il blocco navale, che sostanzialmente significava far affogare i migranti o ricacciarli nei lager nazisti dei libici? Ricorda quando diceva che l’immigrazione era uno, se non il principale, problema della nazione? Ricorda onorevole Meloni Giorgia quando sbraitava io sono Giorgia, sono una donna, sono una mamma, sono cristiana, lo faceva a Roma e l’ha fatto  all’adunata dei fascisti di Vox? Ricorda quando diceva prima gli italiani? Ricorda della sua legge sulle navi delle ong di poter fare un solo salvataggio a viaggio e se nel percorso per andare a sbarcare il carico residuale, parole di Piantedosi, avesse caricato altri migranti ecco arrivare multe e sequestro? E ricorda come le destinazioni delle navi delle ong sia sempre più lontana? Ricorda le destinazioni di Ancona e Livorno? Giusto per dirne due. Proprio dietro l’angolo rispetto al canale di Sicilia. Quindi onorevole Meloni Giorgia, sì ritengo in coscienza e guardandola dritta negli occhi che il governo abbia voluto far morire i migranti. Magari non proprio quelli, ma i migranti in genere. La sua ultima dichiarazione riecheggia nella forma e anche nella sostanza, un discorso sciagurato pronunciato il 3 gennaio 1925. Per essere fascisti non è necessario alzare il braccio nel saluto romano, calzare il fez, collezionare busti del duce. Magari essere intolleranti, discriminare i diversi per religione, sesso e colore della pelle è più che sufficiente. Programmare il Consiglio dei Ministri a Cutro suona solo beffardo. Magari in coscienza potrà rispondere a sé stessa.

Buona Settimana e Buona Fortuna.

venerdì 10 febbraio 2023

Sanremo: il festival che non vede nessuno.

L’80% degli italiani non lo guarda. Negli stessi orari fa altro invece di guardare un comico bollito. La Costituzione: sorella del Presidente Sergio Mattarella e di altri centinaia o migliaia. Zelensky al festival da scoop a ciofeca del secolo. E poi il Donzelli-Minnie e la Meloni arrabbiata.


Del festival di Sanremo si fa un gran parlare, non c’è media che non dedichi una cospicua parte della sua programmazione a questa manifestazione. In verità, dicono i dati Auditel, gli italiani di tanto clamore se ne fregano allegramente. Ad oggi l’80% dell’italico popolo negli orari della kermesse guarda-fa-gioca-si annoia con qualcosa d’altro. E devono essere tutte attività molto divertenti se li tengono lontani  dal primo canale della Rai. Come dire solo un italiano su cinque, l'altra sera, si è sfranto guardando un comico bollito, lontano dalla realtà come la Madre Terra da Earandel, darsi da fare per imbonire i grulli. Con un contorto giro di parole, il bollito di cui sopra è riuscito a dire: «la Costituzione è sorella del Presidente Sergio Mattarella». Tale parentela  deriva dal fatto che Bernardo Mattarella, padre di Sergio, sia stato, insieme ad altri 555, eletto nell’assemblea Costituente nel lontano 1946. Quindi la Costituzione può vantare centinaia o forse addirittura migliaia di sorelle e fratelli. Senza contare i nipoti. In sostanza una baggianata. Il resto talmente noiso che né Sisifo né Tantalo sarebbero disposti a rinunciare al loro supplizio pur di non  doversi sorbire qualche ora seduti davanti alla televisione.  I due presentatori sembrano usciti dalla filodrammatica della bocciofila dietro l’angolo. Degli altri inutile dire. Questa edizione, certo, è nata sotto una cattiva stella: l’affaire Zelensky doveva essere lo scoop del secolo e, come ti sbagli, si è trasformato nella ciofeca del secolo. Cose che capitano. Soprattutto nel Belpaese. Il fatto è che capitano così tante volte da averci fatto il callo. Sia noi popolo sio lo straniero. Elegante sineddoche. Giusto a stretto giro c’è stato il divertente skech del Donzelli, in arte Minnie, e del suo coinquilino: una mano di credibilità dato alla nave senza nocchiero in gran tempesta, con quel che segue. E poiché il tris è meglio di una coppia ecco Macron organizzare una cenetta privata con Scholz e l’immancabile Zelensky reduce da una gita a Londra da dove è tornato con tante promesse. Se poi si avvereranno sarà tutto da vedere. Alla cenetta francese non è stata invitata la Meloni Giorgia: se l’è presa e anziché far buon viso a cattivo gioco ha optato per la parte della dura. L’ha fatto evocando gli storici meriti: essere stati tra i fondatori dell’Europa, ma c’era anche il Lussemburgo, che non ha il nostro debito pubblico, essere uno dei sette più ricchi del mondo, ma con tasso di evasione fiscale che levati, essere indispensabili all’Europa, ma meglio non far scegliere tra noi e l’Olanda. È sempre una questione di credibilità. Cosa c’entra il festival di Sanremo con lo skech del Donzelli e l’arrabbiatura della Presidente del Consiglio Meloni Giorgia? Tante facce della stessa medaglia: dov’è la credibilità? Il verso dell’Alighieri finiva con: non donna di province, ma bordello.

Buona Settimana e Buona Fortuna

giovedì 2 febbraio 2023

Donzelli : Minnie o Paperoga

Da sempre difensore dei Fratelli d’Italia che inciampano. Per il Bignami Galeazzo disse di essersi travestito da Minnie. Per il Nordio Carlo mischiò merito e metodo tenendo lontane le intercettazioni dai reati contro la pubblica amministrazione e le truffe e qui assomigliò più a Peperoga. Adesso per la questione Cospito-PD l’hanno lasciato all’umido.


L’onorevole Donzelli Giovanni, pettinatura alla Boris Johnson, e non è l’unico tratto che hanno in comune, aggressivo un po’ più del giusto, voce un tantinello stridula e la tendenza a sovrastare gli interlocutori interrompendoli e dandogli sulla voce è il coordinatore di Fratelli d’Italia. In altre parole il facente funzione di segretario poiché la Meloni Giorgia è occupata a fare il capo del Governo (allocuzione che le piace tantissimo) e quindi della medesima viene considerato uno dei tanti suoi “braccio destro”. La Meloni Giorgia è come la dea Kalì: ha un braccio destro per ogni occasione. Occupandosi della organizzazione del partito, il Donzelli Giovanni ha rinunciato addirittura a fare il ministro perché, ha detto: «questo mestiere mi piace tantissimo». Di solito chi si occupa dell’organizzazione di un partito è personaggio schivo, poco conosciuto e gestisce il suo enorme potere con discrezione, giocando nell’ombra, ma non è questo il caso.  Il Donzelli Giovanni, classe 1975, gioca invece in campo aperto e si erge a difensore dei Fratelli d’Italia che sono in ambasce. In attesa di trovare orfani e vedove. Tra gli episodi più famosi la difesa del Bignami Galeazzo ritratto in camicia nera con tanto di svastica, attualmente è sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti. Nell’occasione, come asso di briscola, il Donzelli Giovanni gettò uno scoop: essersi vestito da Mimmie. Ovviamente senza essere la fidanzata di Topolino e con qualche probabilità neppure un cartone animato. Anche se in effetti un po’ a Minni assomiglia con quei due occhioni grandi come una vecchia moneta da 500 lire e anche in quanto a orecchie …  Roi ha coperto con il suo mantello anche il Nordio Carlo inopinatamente finito sotto i riflettori per la sua battaglia iconoclasta contro le intercettazioni. Il suo parlare a raffica e dondolare sulla sedia questa volta l’han fatto assomigliare non a Minnie, ma a Paperoga. E ha richiamato Paperoga, col suo sbracciarsi anche nel suo intervento contro il i parlamentari del Pd andati in visita al carcere di Sassari: «La sinistra sta con lo Stato o i terroristi?» Che è come se chiedessero a lui «Fratelli d’Italia, sta con lo Stato o con i malavitosi?» considerando la quantità di esponenti del suo partito indagati o condannati per traffico di influenza, corruzione, voto di scambio politico mafioso ecc… ecc… Al dunque però pare che tanta generosità non sia compensata, al bailamme suscitato dalle sue dichiarazioni e alla risposta delle opposizioni il ministro Nordio ha risposto burocraticamente e un po’ lavandosene le mani rimandando ogni decisione all’indagine dei magistrati di Roma, come pure ha fatto la Meloni Giorgia. Già, perché oltre al merito c’è pure il metodo: quelle informazioni era lecito averle? era lecito renderle pubbliche? L’amico e coinquilino Andrea Delmastro ha cercato di metterci una pezza, ma non si sa quanto durerà. Qualche volta buttare cuore e coratelle, oltre l’ostacolo non funziona. Ma si starà a vedere. Sempre che il fascicolo aperto dalla magistratura non sia un modo per far sbollire il tutto e poco alla volta farlo inabissare nel nulla.

Buona Settimana e Buona Fortuna.

P.S. Andrea Delmastro ha rilasciato una dichiarazione: "per gli amici espongo il petto". Anche lui Paperoga.

mercoledì 21 dicembre 2022

Più Italia in Europa

In Europa l’Italia si fa notare per via del Panzeri Pier Antonio e i suoi amici. Se la ride la Commissione europea per le misure, bocciate, sul Pos e i contanti. L’avvocato di Silvia Panzeri vuol sapere se nelle carceri belghe si osservino i principi dei diritti dell’uomo.


«Più Italia in Europa!» ha detto la Meloni Giorgia, Presidente del Consiglio, con intenzione di scuotere l’Italia e magari anche un po’ terrorizzare l’’Europa. In verità questo grido di dolore è arrivato fuori tempo massimo: in Europa e in Italia. In verità di Italia in Europa ce n’è un bel po’, anzi, anche troppa. Sono stati esportati alcuni manufatti made in Italy di tutto rispetto: il buon umore e un pizzico di cialtroneria. Ora negli ultimi tempi in cialtroneria si è andati un po’ oltre, ma comunque ci sta. Un ex parlamentare europeo, tre legislature, prima si è fatto corrompere e poi ha indossato i panni del corruttore. Così dicono gli inquirenti del Belgio. Alti pianti e indignazione e arrabbiatura sesquipedale si sono levati dalla base di sinistra colpita nell’onore, mentre il vertice s’è dichiarato, con tutta la capacità burocratica di cui è capace; parte lesa. La base s’è messa a recriminare sui bei tempi, quando la moralità era (quasi) di moda, dimenticando un fatto: il Panzeri Pier Antonio è nato nel 1955 è diventato segretario della Camera del Lavoro Metropolitana quando aveva quarant’anni, anno di grazia 2005, quindi ha fatto tutta la gavetta nel vecchio PCI, Enrico Berlinguer è morto nel 1984, ma non deve aver imparato granché e se ha imparato qualcosa l’ha dimenticato presto e tutto. Così va il mondo. Se questa vicenda fa lacrimare, la base, altro fa  invece ridere, e nella Commissione Europea lo stanno ancora facendo. Dopo le sparate sull’andare in Europa a testa alta e con la schiena dritta e a sistemare le cose la Commissione ha bocciato tutte le misure identitarie prese dal governo di destra a partire dal Pos e dall’innalzamento ai contanti. Per dirne due. E ci vorrà poco quando saranno bocciate anche le risibili misure strombazzate sulle giustizia dal neo ministro Nordio Carlo. In attesa di questo nuovo show ecco pronto a coprire l’intervallo l’avvocato delle signore Maria Dolores Colleoni e Silvia Panzeri, rispettivamente moglie e figlia di quel Panzeri Pier Antonio collezionista di bancanote. L’avvocato De Riso (si legge De-Riso e non Deriso come potrebbero ironizzare alcuni maligni) s’è opposto alla richiesta di estradizione della signora Silvia Panzeri in Belgio dichiarandosi, tg3 della Lombardia del 20 gennaio, in attesa acciocché:«il Ministero (della Giustizia italiano) possa accertare se nelle carceri belghe vengano osservati i principi generali della convenzione europea dei diritti dell’uomo e cioè un trattamento equo». Lo scompiscio è d’obbligo. Come del resto la ricerca del senso del ridicolo. Forse è meglio l’augurio affinché in Europa ci sia sempre meno Italia, con buona pace della Meloni Giorgia, Presidente del Consiglio. E ancora non s’è parlato esplicitamente di pizza e mandolino, ma è nelle cose.

Buona settimana e Buona fortuna

sabato 5 novembre 2022

Il discorso di Giorgia


Il vero discorso di presentazione del governo alla Camera e al Senato Giorgia Meloni non l’ha mai recitato, è rimasto nel cassetto. Avrebbe voluto cominciarlo con: «Avrei voluto fare di quest’aula resa sordida e moralmente buia….» Ma non ha potuto. È studiosa, ambiziosa, intelligente e furba. Per questo è pericolosa.



Quello che abbiamo ascoltato il 25 ottobre alla Camera, poi replicato il 26 al Senato è stata la copia b del discorso preparato e tenuto in serbo per anni e anni. Giorgia Meloni avrebbe voluto esordire alla Presidenza del Consiglio con ben altre parole e ben altri concetti. Avrebbe ambito dire: «Avrei voluto fare di quest’aula resa sordida e moralmente buia da peracottari, creduloni, corrotti, condannati, inquisiti, amici di mafiosi, inciucisti, doppiogiochisti e voltagabbana,un posto pulito, dove gruppi  di brave persone, vogliamo chiamarli manipoli?, lavorano al servizio del Paese. Avrei voluto, ma non ho potuto.» Eh, sì, a chi non piacerebbe, al netto dei signori di cui sopra e di una serie di ignavi e inetti, lavorare per il bene della comunità (Patria-Nazione-Famiglia) e sapere che ogni atto lì dentro compiuto è destinato ad essere un moltiplicatore di progresso, innanzitutto morale e culturale e infine economico. A chi non piacerebbe? Domanda retorica il giusto con risposta scontata: a nessuno. Altrimenti non saremmo arrivati al punto in cui siamo. Ecco, sì, Giorgia Meloni avrebbe voluto, ma non ha potuto. Non ha potuto perché la compagnia di giro che si porta appresso, nella più parte, è gretta, rozza e ignorante e fanatica oltre ogni ragionevole dubbio. Basta scorrere la lista dei membri del governo e del sottogoverno per rendersene conto. Chi ieri era stato costretto alle dimissioni (sacrosante) oggi ritorna tronfio e gaudente: nessun governo al mondo se lo permetterebbe. È duro essere un’aquila quando si è circondata da gallinacci. E allora eccola recitare diligentemente la parte della reazionaria stupida capace di difendere l’indifendibile ed arrampicarsi sugli specchi per dare senso a ciò che un senso non ce l’ha. E poi indossare, metaforicamente, il ben spazzolato doppio petto una volta dell’Almirante Giorgio  e ancor più, oggi, il monopetto del Draghi Mario, con l’aggravante di avere un inglese fluente. Non si fa fatica a immaginare le matte risate, una volta ritornata in famiglia con madre, compagno, sorella e cognato mentre commenta i fatti del giorno. Giorgia Meloni è definita, coram populo come studiosa, intelligente, ambiziosa e soprattutto furba. Per questo è massimamente pericolosa.

Buona settimana e Buona fortuna   


sabato 22 ottobre 2022

Perché loro sì e gli altri no?

L’on. Meloni Giorgia, dopo il 31 ottobre 1922 o il 26 marzo 1960, per la prima volta formerà un governo di destra. Perché la destra può esprimere una simile leader. Evidentemente la provvidenza preferisce la destra. Il metodo togliattiano della cooptazione ha clamorosamente fallito sia sul versante sia su quello femminile. E la gggente dorme.


In soli 7 minuti il Presidente Sergio Mattarella ha ricevuto, salutato, fatto due domande, ascoltate le risposte, affidato l’incarico a Giorgia Meloni e congedato i 12 componenti della delegazione del centro destra. Il Presidente Mattarella dopo cinque, tante ne ha fatte, consultazioni per la formazione del governo, per la sesta ha voluto stringere i tempi perché anche questa volta sapeva già come sarebbe andata a finire. È come leggere lo stesso giallo con cinque titoli diversi e sapere fin dall’inizio che l’assassino è sempre lo stesso. Quindi cotta e mangiata. Le novità sono due: il presidente del consiglio (citazione da Giorgia Meloni) è una donna e il governo che si sta formando è di vera destra. È la prima volta dopo il 31 ottobre 1922 o, se si preferisce, il 26 marzo 1960. Però in entrambe le occasioni il presidente era un uomo. La donna in questione è Giorgia Meloni e lei , l’onorevole Giorgia Meloni nelle ultime settimane ha dimostrato di essere dura più di quanto ci si possa aspettare da un uomo. Ha schiaffeggiato senza timore reverenziale il fondatore del centro destra e messo a tacere senza troppo clamore il pierino  padano. E, sempre senza tanto chiasso, ha formato il governo voluto; agli agée, maschi o femmine pari sono, ha lasciato briciole dichiarando e facendo dichiarare di non temere eventuali prossime elezioni anticipate invece temute dagli altri. Tutti gli altri. Alla gggente i “no” dell’on. Meloni piacciono e l’on. Meloni nella parte della dura piace ancora di più, perché la gggente ha un debole per la provvidenza e i suoi mandati. Domanda: possibile che la provvidenza guardi solo a destra? E poi ancora: è immaginabile nella sinistra, lasciando perdere l’ameboso centro di nulla capace e col popol mendace, veder sbocciare e soprattutto svilupparsi una personalità come l’on. Giorgia Maloni? I segretari del PD degli ultimi dieci anni, dieci anni fa nasceva FdI con tre fuoriusciti dal Popolo delle Libertà : Meloni, La Russa e Crosetto, sono stati più allenati ai tentennamenti e alle cosiddette mediazioni e mai hanno dimostrato neppure per un minuto la stessa determinazione e lo stesso chiaro disegno strategico. E si sta parlando solo di metodo e non di merito. E per di più l’on. Meloni è donna. Basta buttare un occhio distratto alle personalità al femminile espresse dal PD per avere un giramento di capo.  Quindi dov’è il baco nella sinistra? Sia nella selezione di leader (maschi o femmine) sia nella parità di genere? La togliattiana politica della cooptazione è degradata generazione dopo generazione: un mediocre potrà cooptare solo uno ancor più mediocre di lui. Così è. Con un punto in più: l’on. Meloni può dichiarare pubblicamente di non essere ricattabile. Chi può dire altrettanto? E la gggente, plaudente Berlusconi, Monti, Renzi,il M5s e Salvini e Draghi e oggi Meloni, sempre più si allontana dalla politica e dorme. Quando si sveglierà?

Buona settimana e Buona fortuna,

 

martedì 9 agosto 2022

Adesso Enrico deve corteggiare Giorgia

Il Letta è più interessato ad alchimie che ai programmi. Ha fatto proposte a quasi tutti e sta imbarcando di tutto, come l’arca di Noè. Gli manca solo di fare una proposta a Giorgia Meloni. Ma c’è ancora tempo.


L’ossessione del Letta Enrico è di vincere le elezioni. Ci ha provato sommando i suoi sondaggiati consensi a quelli altrettanto sondaggiati del Calenda Carlo, ma gli è andata male. Il Calenda ha scoperto che stare con il PD è per lui penalizzante e quindi meglio correre da solo o, forse con il Renzi, ma sarebbe un regalo enorme per uno plurilaureato in fallimenti. Se vuol battere il centro destra ha bisogno di imbarcare qualcun altro e, briciole a parte, non ha molte alternative, Non volendo, per fortuna del Conte Giuseppe, allearsi con il M5S, le opzioni si restringono a solo tre possibilità: Berlusconi, Salvini e Meloni. Però sono alleati tra di loro, ma non ce ne sono altri. I primi due sono da scartare: il pregiudicato Berlusconi odia i comunisti, anche se nel PD non ce ne sono quasi più e il Salvini è troppo ruspante per le terrazze snob frequentate dalla sinistra pariolina. Non resta che la Meloni Giorgia e quindi vai con il corteggiamento. Sulla questione migranti potrebbero anche andare d’accordo: la Giorgia sta proponendo con altre parole quanto ideato dal Minniti Marco: che i migranti se li ammazzino i libici a casa loro così l’Occidente ne esce pulito. Sull’atlantismo e sulla voglia di guerra sono già sdraiati sulla stessa linea degli yankee. Forse qualche differenza sull’Europa c’è, ma a tutto si mette rimedio. Quindi l’Enrico potrebbe cominciare con rose rosse e via di seguito. Gli attuali alleati della Giorgia sono un po’ maschilisti: loro l’idea di una premier donna la vedono così-così per non dire che non gli  sconfiffera proprio. Mentre l’Enrico piazza donne ovunque come fossero prezzemolo: ha la Serracchiani e la Ascani come vicepresidenti o vicepresidentesse e la Tinagli come vicesegretario o vicesegretaria.. In fondo la vecchia Democrazia Cristiana, da cui vengono il Letta e tutti i maggiorenti (quelli che contano per davvero) nel PD, ha molti trascorsi con il vecchio Movimento Sociale Italiano  di cui la Giorgia continua ad avere nel simbolo e magari anche nel cuore, la vecchia fiamma. Peraltro anche il Togliatti Palmiro si era rivolto ai “fratelli in camicia nera” e la destra sociale nelle borgate è più a sinistra del PD. E poi sempre la Giorgia surrettiziamente si sta convertendo al draghismo: indiscrezioni dicono abbia chiesto al camminatore sulle acque consigli sui prossimi futuri (si spera di no) ministri. E poi quelli di +Europa, ex radicali, hanno già governato con la destra, così come la sinistra, e da quella parte non verrebbero certo dei dinieghi. Fratoianni poi è troppo interessato a tornare in Parlamento e quindi farebbe, come suggerisce Cheyenne a Jil in C’era una volta il west: se  ti toccano il sedere fai finta di niente.

Buona settimana e buona fortuna..  

mercoledì 18 marzo 2020

Il bestiario della settimana


La gravità della situazione generata dal Coronavirus è direttamente proporzionale alle corbellerie che, in giro per l’Italia e non solo, si dicono e si fanno. Purtroppo non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Maurizio Fugatti Presidente della provincia Autonoma di Trento
 
L’onore, si fa per dire, di aprire l’hit parade senz’altro va a Maurizio Fugatti. Il signore in questione è il presidente della provincia di Trento e, tanto per avere quindici secondi di notorietà a livello nazionale, ha sparato un corbellione, cioè una corbelleria gigante. Ha infatti dichiarato che nella sua provincia saranno curati solo i residenti e non i turisti pur’anche italici. E’ stato immediatamente sbertucciato dall’ordine dei medici di Trento. E tanto basta senza voler scomodare la costituzione, il servizio sanitario nazionale et similia.
Giorgia Meloni ha avuto un sussulto mussoliniano e ha twittato: "Noi non siamo una Nazione qualunque (e che non lo sappiamo ha chiosato qualcuno) Siamo un popolo – ha proseguito - di sognatori, di lavoratori, di eroi" Si è dimenticata dei navigatori, dei poeti, dei santi e dei pelati. Se vuole insistere con queste citazioni le conviene dare una ripassata al bigino dei discorsi del ventennio.
Naturalmente nella hit non può mancare Vittorio Sgarbi: un uomo, un’opinione. Il nostro ha un’opinione su tutto e talvolta anche più di una sullo stesso argomento. È intervenuto, come ti sbagli, anche su Coronavirus definendolo: un virus del “cappero” (personale mio libero adattamento) e via turpiloquiando. Ha dato poi una ricetta a cui nessuno aveva ancora pensato: bere del te. Certo se l’avesse detto ai cinesi, che il te l’hanno inventato, il mondo si sarebbe risparmiato tutto questo bel macello. Quindi Boris Johnson oggi alle 17,00, ora del te, cantando tea for two sistemerà la questione. Adesso lo Sgarbi deve solo sperare che il virus, così, scoperto, non si voglia vendicare. Auguri.
E poi: Massiliano Fedriga, presidente della regione Friuli Venezia Giulia. Prima voleva costruire un muro di 243 kilometri contro i migranti adesso protesta perché la Slovenia ha chiuso il confine con il Friuli per proteggersi dal nostro Coronavirus. Probabilmente il Fedriga desidera un muro a tasso variabile: a seconda del comodo qualche volta c’è e qualche volta non c’è. Il gioco delle tre tavolette.
E per non farci mancare nulla un’occhiata ai cugini francesi. La moglie di Sarkozy, Bruni Carla durante la recente fashion week parigina ha finto un attacco di tosse dopo aver dichiarato di non essere femminista (e questo lo si sapeva) e di non avere paura (questo lo si vedrà). Il coronavirus per partecipare alle serate di gala non ha bisogno di invito scritto. Si presenta e basta e in genere non porta guanti bianchi. Avranno apprezzato la performance i parenti degli oltre cinquemila francesi ammalati e degli oltre centoventi morti.
Come dire: stare un po’ zitti no?
Buona settimana e buona fortuna