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lunedì 15 aprile 2024

Eccellenza della sanità in Lombardia: il Besta

 Sotto l’ombrello “sanità” trovano due branche ben precise quella medica e quella burocratica amministrativa. Due branche, due valutazioni, due costi.



La regione Lombardia mena gran vanto delle sue eccellenze nell’ambito della sanità e ne ha ben donde.  Tuttavia c’è da dire: sotto il cappello “sanità” trovano spazio due branche ben precise quella medica e quella burocratica amministrativa. Ora sulla parte medica, la vera sanità gestita dai ricercatori, dai medici e dagli infermieri tocca in Lombardia, come del resto in molte altre parti dell’Italia punte di notevole qualità, ma questa è solo la parte buona della mela; quella senza il baco dentro. L’altra metà racconta una storia diversa. Anche all’istituto Besta di Milano. Accompagno un amico che con la bella ricetta rossa deve prenotare una prestazione neurologica. Già all’ingresso bisogna attendere qualche minuto la persona addetta alle informazioni: nel suo gabbiotto sta parlando con altre persone e c’è da attendere la fine della conversazione per avere la sua attenzione. Peraltro indossa la maglietta di un altro ente e quindi viene il sospetto che non sia un dipendente della struttura, però è solo un incaglio veniale. Forse. Avuta l’informazione si entra nella sala d’attesa, già vi stazionano, mal contate, oltre una trentina di persone: l’aria è un po’ pesante, ma come diceva il non rimpianto Draghi “si può sopportare un po’ di caldo (e altro) per la difesa della democrazia”. Evvabbè, mettiamo quell’aria mefitica in quel conto. Raccolto il numerino si butta un’occhiata un po’ distratta allo schermo delle chiamate e l’intuizione è immediata: numeri davanti ce n’è un bel po’. Dopo una decina di minuti di chiacchiere si torna a guardare lo schermo con più attenzione e si nota un’anomalia: gli sportelli aperti sono solo due. Come? Solo due sportelli al Besta con oltre, mal contate, trenta persone in paziente attesa? No gli sportelli del CUP al Besta di Milano, via Celoria 1, non sono due sono sei, ma quattro chiusi. Evvabbé, si risparmia sul personale e del costo sociale delle mal contate trenta persone chi se ne occupa? Sullo schermo del televisore, ogni sala d’attesa deve avere un televisore, compaiono in sequenza le figure istituzionali a partire dal direttore generale, la missione (ovviamente nobile e ben scritta da un’agenzia di comunicazione), le prestazioni e naturalmente l’immancabile intramoenia cioè le prestazioni a pagamento, Si avvicina il mezzodì e come per incanto spunta un nuovo sportello il numero 3. Ed è un vero incanto poiché fa una sola chiamata e… scompare. Per non essere da meno anche lo sportello 2 chiude i battenti. È l’ora della pausa pranzo.  È giusto.  Finalmente dopo quaranta minuti e una serie di numeri chiamati a vuoto (ci fossero stati saremmo ancora lì)  tocca al mio amico. La persona oltre il vetro deve subire un piccolo attacco, tutto sommato quasi educato, di un utente che teme di perdere la visita, ma regge bene e ci sorride. Ciò nonostante si nota il suo affaticamento. Prende dunque la ricetta e dopo aver fatto danzare le sue affusolate dita sui tasti del pc con un sorriso comunica la data prevista della visita: marzo 2025. Malcontato un anno. Un anno, vi rendete conto? La giustificazione: «Non c’è posto». Il mio amico è uno tignoso e quindi chiede quando poter effettuare la visita a pagamento. L’apertura delle acque del mar Rosso stupirono di meno Mosé e le sue dodici tribù: nei primi giorni di maggio (siamo a metà aprile) c’è posto. Fra solo, mal contati, quindici giorni. A modico importo: appena 202,00€. Per i non addetti ai lavori: 200,00€ di visita, da spartirsi tra la struttura e il medico e 2,00€ di marca da bollo a incasso dello Stato. «Allora non è vero non ci sia posto: basta pagare». Di là dal vetro ci si stringe tra le spalle e si mandano gli occhi al cielo. Ecco questa parte della sanità, in Lombardia come in molte altre parti d’Italia fa schifo: non ci sono i fondi per il personale da mettere agli sportelli, non ci sono i fondi per supplire alle intramoenia, ma ci sono i fondi per la corruzione, Roberto Formigoni docet.

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