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lunedì 15 aprile 2024

Eccellenza della sanità in Lombardia: il Besta

 Sotto l’ombrello “sanità” trovano due branche ben precise quella medica e quella burocratica amministrativa. Due branche, due valutazioni, due costi.



La regione Lombardia mena gran vanto delle sue eccellenze nell’ambito della sanità e ne ha ben donde.  Tuttavia c’è da dire: sotto il cappello “sanità” trovano spazio due branche ben precise quella medica e quella burocratica amministrativa. Ora sulla parte medica, la vera sanità gestita dai ricercatori, dai medici e dagli infermieri tocca in Lombardia, come del resto in molte altre parti dell’Italia punte di notevole qualità, ma questa è solo la parte buona della mela; quella senza il baco dentro. L’altra metà racconta una storia diversa. Anche all’istituto Besta di Milano. Accompagno un amico che con la bella ricetta rossa deve prenotare una prestazione neurologica. Già all’ingresso bisogna attendere qualche minuto la persona addetta alle informazioni: nel suo gabbiotto sta parlando con altre persone e c’è da attendere la fine della conversazione per avere la sua attenzione. Peraltro indossa la maglietta di un altro ente e quindi viene il sospetto che non sia un dipendente della struttura, però è solo un incaglio veniale. Forse. Avuta l’informazione si entra nella sala d’attesa, già vi stazionano, mal contate, oltre una trentina di persone: l’aria è un po’ pesante, ma come diceva il non rimpianto Draghi “si può sopportare un po’ di caldo (e altro) per la difesa della democrazia”. Evvabbè, mettiamo quell’aria mefitica in quel conto. Raccolto il numerino si butta un’occhiata un po’ distratta allo schermo delle chiamate e l’intuizione è immediata: numeri davanti ce n’è un bel po’. Dopo una decina di minuti di chiacchiere si torna a guardare lo schermo con più attenzione e si nota un’anomalia: gli sportelli aperti sono solo due. Come? Solo due sportelli al Besta con oltre, mal contate, trenta persone in paziente attesa? No gli sportelli del CUP al Besta di Milano, via Celoria 1, non sono due sono sei, ma quattro chiusi. Evvabbé, si risparmia sul personale e del costo sociale delle mal contate trenta persone chi se ne occupa? Sullo schermo del televisore, ogni sala d’attesa deve avere un televisore, compaiono in sequenza le figure istituzionali a partire dal direttore generale, la missione (ovviamente nobile e ben scritta da un’agenzia di comunicazione), le prestazioni e naturalmente l’immancabile intramoenia cioè le prestazioni a pagamento, Si avvicina il mezzodì e come per incanto spunta un nuovo sportello il numero 3. Ed è un vero incanto poiché fa una sola chiamata e… scompare. Per non essere da meno anche lo sportello 2 chiude i battenti. È l’ora della pausa pranzo.  È giusto.  Finalmente dopo quaranta minuti e una serie di numeri chiamati a vuoto (ci fossero stati saremmo ancora lì)  tocca al mio amico. La persona oltre il vetro deve subire un piccolo attacco, tutto sommato quasi educato, di un utente che teme di perdere la visita, ma regge bene e ci sorride. Ciò nonostante si nota il suo affaticamento. Prende dunque la ricetta e dopo aver fatto danzare le sue affusolate dita sui tasti del pc con un sorriso comunica la data prevista della visita: marzo 2025. Malcontato un anno. Un anno, vi rendete conto? La giustificazione: «Non c’è posto». Il mio amico è uno tignoso e quindi chiede quando poter effettuare la visita a pagamento. L’apertura delle acque del mar Rosso stupirono di meno Mosé e le sue dodici tribù: nei primi giorni di maggio (siamo a metà aprile) c’è posto. Fra solo, mal contati, quindici giorni. A modico importo: appena 202,00€. Per i non addetti ai lavori: 200,00€ di visita, da spartirsi tra la struttura e il medico e 2,00€ di marca da bollo a incasso dello Stato. «Allora non è vero non ci sia posto: basta pagare». Di là dal vetro ci si stringe tra le spalle e si mandano gli occhi al cielo. Ecco questa parte della sanità, in Lombardia come in molte altre parti d’Italia fa schifo: non ci sono i fondi per il personale da mettere agli sportelli, non ci sono i fondi per supplire alle intramoenia, ma ci sono i fondi per la corruzione, Roberto Formigoni docet.

sabato 24 dicembre 2016

I pacchi sotto l’albero di Natale

Il bello del Natale è che sotto l'albero ci mettono sempre molti pacchi, piccoli, grandi medi. E anche sotto l'albero dell'Italia ce ne sono. Visto che non è ancora il momento un po' da birbe ne spacchettiamo solo quattro: emblematici. Anche se poi di così se ne sono già visti. L'augurio è che non se ne vedranno più. 

Quattro bei pacchi di Natale: Alessandra Moretti, Robero Formigoni, Virginia Raggi, la Salerno Reggio Calabria
Le tradizioni sono immarcescibili e così anche quest’anno per  la fanciullina Italia è stato allestito il solito bel albero di Natale e soprattutto sotto quelle belle fronde sono arrivati tanti, tanti pacchi. Come ogni anno. Oddio non che i pacchi alla fanciullina Italia vengano recapitati solo il 24 dicembre, gliene arrivano durante tutto l’hanno ma nel periodo natalizio un po’ di più. La maledizione della tradizione.
Tanta dovizia è imbarazzante e magari, pensando al resto del mondo si vorrebbe un po’ più di perequazione che, in fondo, non è bello fare la parte dell’egoista. Il fatto è che i pacchi la fanciulla Italia li attira come neanche il miele riesce con le api. Però sono tutti dei pacchi sfiziosi e originali.
Senza volere aprirli tutti in questa vigilia qualcuno lo si può pure spacchettare tanto entro breve ne arriveranno altri.

Un pacco che si auto-sballotta: Alessandra Moretti.
Una vita spericolata che la porta dall’associazione studentesca al centro-sinistra poi contro il centro-sinistra e di nuovo con il centro-sinistra: entra in comune, a Vicenza come vicesindaco.. Ma sa sballottarsi a dovere e quindi direzione nazionale Pd e portavoce di Bersani contro Renzi: entra in Parlamento. Qui nuova capriola: folgorata da Renzi, esce dal parlamento italico per sistemarsi in quello europeo. Ma anche qui sta poco il nuovo approdo è la Regione Veneto: capogruppo del Pd. E già questo è un bel pacco, ma non basta. Succede che il giorno della discussione del bilancio abbia un calo degli zuccheri e si ammali, c’è poco movimento in Regione, e allora per guarire, al posto della solita aspirina una bella terapia d’urto: un volo verso l’India dove la aspetta un matrimonio e la guarigione è dietro l’angolo. Anzi guarisce in volo: miracolo. Che se fosse sempre così Alitalia guarirebbe da sola. Comunque con sprezzo della banalità posta una foto su Instagram: si dimette da capogruppo per proteggere il gruppo, dice. Ma non è stato il gruppo a scavallare la seduta di bilancio.

Un pacco autolesionista: Virginia Raggi
Che sarebbe diventata sindaco di Roma lo si sapeva da mesi, come dire che c’era tutto il tempo di prepararsi, vagliare la squadra e scegliere, cum grano salis, assessori e collaboratori. E nella peggiore delle ipotesi c’era anche il tempo per il classico “mercato delle vacche”. Ma così sarebbe stato tutto facile e allora giù minchionate a “go-go”. A furia di voler essere diversi dagli altri si finisce che si è proprio come gli altri, quelli più tarlucchi. Un assessore in quella giunta non fa in tempo a sedersi che già se ne deve andare. E se rimane un po’ di più gli arriva un bel avviso di garanzia. A questo punto al sindaco Raggi (e anche al Movimento5Stelle)  non resta che pigiare il bottone dell’autoespulsione e lasciare il cerino in mano ad altri: meglio temprarsi a lungo con l’opposizione piuttosto che provare a gestire l’ingestibile. A meno di essersi preparati a dovere.

Un pacco vacanziero: Roberto Formigoni
Il Formiga o il Celeste, come lo chiamavano ai tempi del massimo fulgore, non è mai stato ballerino come la Moretti e neppure impreparato come la Raggi. Sempre fermo con Comunione e Liberazione. Forza Italia e Ncd per lui sono solo schermate. Il Formiga è ferratissimo in ogni scienza, specie quella sanitaria. Unico punto debole la memoria non sa mai dove lascia l’agenda e senza quella perde le tracce e non ricorda dove ha passato le vacanze e su quale yacht. Così come dimentica di possedere ville ed appartamenti e qualche soldarello qua e là. A queste lacune hanno cercato di porre rimedio i giudici del tribunale di Milano: l’hanno condannato a sei anni di reclusione e sei anni di interdizione dai pubblici uffici. La motivazione:  «Sottraeva soldi alla sanità pubblica, che sarebbero serviti a curare i cittadini milanesi, per fare la bella vita tra ville in Sardegna e vacanze in barca.» Per adesso è ancora a piede libero e continua a presiedere la Commissione Agricoltura del Senato. Anche qui ci deve essere un nesso esoterico tra sanità-barche-ville-in-Sardegna-e-agricoltura. Come non vederlo.

Un pacco che ha cinquanta anni: la Salerno Reggio Calabria
E così Renzi Matteo è venuto, ha visto, ha promesso e ha sistemato. Ma non ha inaugurato. Ci ha pensato il suo vecchio amico Graziano Delrio. Da oggi l’autostrada è stata nomata A2 e come soprammercato si fregia pure del titolo di autostrada del Mediterraneo. Dopo oltre cinquant’anni dall’inizio l’infelice strada ha finalmente un punto di arrivo. E adesso tutti, o quasi, sono contenti. Il fatto è che tra l’inizio e la fine  stanno ben inquattate tutte le magagne: guardrail vecchi di cinquant’anni, buche nell’asfalto e rappezzi. Naturalmente non mancano i cambidi carreggiata mentre invece è assente la corsia di emergenza. Per non farsi mancar nulla c’è pure il trucco: tre lotti sono stati esclusi. Sono diventati ordinaria manutenzione. Se si tolgono pezzi il puzzle si termina prima ma ovviamente non è finito.

Sotto l’albero di natale ci sono ancora molti pacchi da spacchettare ed altri ne stanno arrivando e dunque non c’è da preoccuparsi è storia di sempre.

giovedì 21 maggio 2015

Roberto Formigoni: il Celeste poco Celeste

Perde l’aereo e si infuria. Dice che gli italiani sono come lui. Dice di agire come un vero maschio italico. Il soprannome di Celeste mal si coniuga con ire ed escandescenze.

E così, ancora una volta il senatore Formigoni Roberto, ex deputato europeo, ex deputato italico nonché ex presidente della regione Lombardia, ha preso cappello. Questa è espressione educata, magari un po’ demodé, per dire che si è alterato o adombrato o ha perso le staffe o, come dice lui si è inc….ato. però quest’ultima pare poco fine.

Il fattaccio è successo all’aeroporto di Roma: al senatore non è stato consentito di salire sull’ultimo aereo per Milano perché, versione Alitalia-Ethiad, si è presentato fuori tempo massimo al check-in, o versione Formigoni, è arrivato tardi per colpa della disorganizzazione della compagnia aerea. Di certo c’è che è stato l’unico a rimanere a terra e che s’è messo a berciare (altra espressione educata per dire urlare in modo volgare) contro il capo scalo di Alitalia-Ethiad. Nel far questo ha coinvolto mezzo mondo tra cui gli sciocchi (teste di c…), gli sprovveduti (banda di cogl…) e quelli che han la mamma impegnata, in vario modo e titolo, nella più antica professione del mondo o che dalla stessa sono stati abbandonati. (figli di p…). Che siano tutti concetrati in Alitalia-Ethiab secondo le leggi della statistica è altamente improbabile ma così la pensa il Formigoni che per soprammercato ha pure malmenato un telefono fisso.

E dire che al Formigoni è stato dato l’appellativo, un po’ sussiegoso va detto, di il Celeste per quell’aria eterea, altezzosa e anche sofisticata che si è data durante la sua presidenza della regione Lombardia. Oddio oltre che il Celeste lo han chiamato anche il Formiga, appellativo sciatto di  evidenti  origini plebee, ma questo non vuol dire.

Dopo la performance romana il Celeste-Formiga è stato intervistato dal Corsera e anziché far atto di contrizione per essere incorso nel quarto dei sette vizi capitali, l’ira, ha rincarato la dose sostenendo, questo sì atto di modestia, di essersi comportato come avrebbe fatto qualsiasi altro italiano. Con ciò implicitamente ammettendo di non essere così Celeste come voleva far credere e dall’altro canto correndo il rischio di esser querelato da tutti quegli italici che arrivano per tempo al check-in e che anche di fronte agli inconvenienti non danno in escandescenze mantenendo la padronanza di sé stessi. Una class action è ormai alla portata di tutti.

Comunque questa non è stata la prima volta in cui il Celeste si è pubblicamente disunito, gli è capitato a Parigi il 28 novembre 2012, sempre in aeroporto, evidentemente deve averci un fatto personale con le compagnie aeree. Ma anche qualche giorno prima il 16 novembre quando disse alla sua addetta stampa Gaia Carretta «Adesso vai dalla Parodi (Cristina) e le spacchi la faccia o ti licenzio» O ancora prima il 24 aprile stesso anno quando sulla questione dei viaggi con Daccò tolse il microfono dalle mani di una giornalista.


È vero che questo è stato e forse ancora un po’ è il Paese del «Lei non sa chi sono io» ma talvolta è meglio non andare  a sbandierarlo troppo il chi si è. Con i tempi che corrono finire nelle stalle scivolando dalle stelle non è più così improbabile. Per fortuna.

lunedì 20 aprile 2015

25 tweet per 700 affogati

25 quanti quelli che si sono salvati. Casa scrivono politici, giornalisti e gente comune. Retorica a chili, becerate quanto basta e poi il “giusto”cinismo. Viene citato anche Gasparri pure se ha escluso il Vicario Imperiale dalla lettura dei suoi tweet, di cui evidentemente un po’ si vergogna. Delle sgrammaticature non ci si assume responsabilità.



Mauro Esposito® @maespo69  19 apr #Immigrati 700 morti canale di #Sicilia Bastaaaaa!!!!!
Vasco @vascopirri  19 apr Naufragio nel canale di Sicilia. Dalle prime notizie sembra ci siano 700 morti. #immigrazione
Lorenzo Cortesi sarò cretino ma …700 in meno da sfamare
Eleonora Bragagnolo @FQLive non ci credo … troppo bello x essere vero
ElisabettaAldrovandi @EliAl73  19 apr Canale di Sicilia,naufragio di un barcone:700 morti. Ma sì,continuate ad arricchire i terroristi scafisti. E a far morire migliaia di persone.
Michela Latini @michelatini  19 apr Io ve lo dico, ripristinare #marenostrum subito...ennesima tragedia in mare, si temono 700 morti... non mi importa di essere controcorrente!
PierferdinandoCasini @Pierferdinando #Migranti:rapporto Jihad-barconi acclarato,equiparare scafisti a terroristi.E blocco navale per fermare i trafficanti
Roberto Formigoni @r_formigoni Migranti: Renzi e Pinotti non muovono un dito. Ue e Onu intervengano
Gazebo @welikechopin  "Questi vanno a messa" una #giusinicolini indignata a #Gazebo sugli imbarazzanti tweet di @r_formigoni e @Pierferdinando Casini.
Nichi Vendola @NichiVendola Ipocriti coloro che elogiano ogni volta #PapaFrancesco, e poi assistono silenti a nuova strage #migranti.
amnesty italia @amnestyitalia  19 apr Almeno 700 migranti morti in un naufragio a nord della Libia: tragedia più grande di sempre bit.ly/1Q4vrmE #SOSEurope
Gad Lerner @gadlernertweet  700 profughi morti in una notte, sono le vittime di una guerra in cui ci nascondiamo indifferenti   http://www.gadlerner.it/2015/04/19/700
Andrea Camilleri @camilleriwrites  Putroppo altri 700 migranti morti nel #CanalediSicilia. Mi chiedo dove sta l'Unione Europea e governo. #immigrazione @matteorenzi
Luigi Adamo Ho sentito di persone in certi bar che hanno brindato Certo che 700x35 euro al giorno è un bel risparmio!
Roberto Saviano @robertosaviano  700 morti.Il fallimento di tutte le parole,dal Pd al M5S alla Lega.Ora facciano silenzio tutti.È il momento del dolore e della comprensione.
Gazebo @welikechopin "Io da sindaco mi costituisco parte civile contro gli scafisti" #giusinicolini #gazebo
Ezio Mauro @eziomauro  Oltre 700 migranti morti in un naufragio: solo 49 superstiti. È la tragedia più grande di sempre
Maurizio Gasparri @gasparripdl Tutti a dire migranti, migranti, IMMIGRATI CLANDESTINI, la colpa dei nuovi morti ricade sui fautori del buonismo e del boldrinismo
Daniela Santanchè @DSantanche · #sbarchi solo affondando i barconi prima prima di farli partire è l'unica soluzione
Roberto Testa 700/800 in meno da mantenere 700/800 possibili delinquenti in meno 700/800 che si lamentano come trattati in meno L’unica cosa negativa che vedo sono le 700 bare da pagare
Nicola Latorre @Latorrenicola Tragedia nel #canalediSicilia. Stabilizzare #Libia è priorità, Ue e Onu predispongano #blocconavale per fermare traffico di esseri umani
Giorgia Meloni @GiorgiaMelon #Naufragio nel #CanalediSicilia: il Governo #Renzi dovrebbe essere indagato per reato di strage colposa 
Matteo Salvini @matteosalvinimi Mettiamo le navi di fronte alle coste libiche, non deve partire più nessuno! #domenicalive @domenicalive #Salvini
Matteo Renzi @matteorenzi Niente demagogia almeno oggi. La battaglia di tutti deve essere contro i trafficanti di esseri umani. Sono i nuovi schiavisti
Gazebo @welikechopin Il sindaco di #Lampedusa @giusi_nicolini ospite di #gazebo "Io preferisco che arrivino vivi" 
GiordanoBrunoGuerri @GBGuerri Una sacco di 00, sui giornali di oggi. 700-900 morti Inter-Milan 0-0 Titoli quasi della stessa grandezza






domenica 18 novembre 2012

Un chierichetto scrive a Roberto Formigoni.

Il ministrante ricorda al Celeste le quattro virtù cardinali e la loro funzione di cardine per tutte le altre virtù 

Caro Celeste,
è da tanto tempo che voglio scriverti ma fino ad ora non ho osato. Io sono solo un chierichetto, per dirla alla vecchia maniera ché adesso ci chiamano ministranti ma nessuno sa pronunciare questo nome e sopratutto nessuno capisce quel che vuol dire. Sai com'è la modernità.
Io servo messa tutti i giorni, la mattina presto, e la domenica ne ho due. Di cui una, quella del pomeriggio, addirittura cantata, un'ora e mezza buona. La mia è una parrocchia tradizionalista, se la vedessi senz'altro ti piacerebbe. So quanto tu tenga alle tradizioni. Basta guardare come ti vesti e le camicie che indossi per capirlo. Qui da noi si fanno ancora i 'raggi' come ai tempi di Gs (1). Il parroco porta ancora la talare e ne infila i bordi nella cintura dei pantaloni quando gioca al pallone  così può correre più liberamente e non inciampare.
Lo so: io vado rasoterra mentre tu voli alto, con l'elicottero. Io vedo piccole cose mentre il tuo sguardo spazia sull'infinito. Hai grandi finestre nel tuo ufficio, piano alto.
Tu sei il Celeste: il crocifero della regione Lombardia, il tedoforo dell'eccellenza, il lucifero della sanità, il navicelliere del Pdl, il turiferario di Comunione e Liberazione, il ceroferario (2) della cosa pubblica. Ché ci vuole qualcuno a sorvegliare che l'argenteria di casa non sparisca con tutti i malintenzionati che ci sono in giro. Poi tu, come Memor Domini (3), vivi di povertà, castità e obbedienza. Che bellezza. Come t'invidio.
Per la prima non ho problemi, ci convivo da un po' e so come funziona. Sono le altre due che mi fregano. Sopratutto la seconda. Ma la perfezione non è di questo mondo, vero? Anche tu lo dici quando parli dei tuoi compagni di giunta e ricordi che anche Gesù non sempre scelse bene.
Sì però, scusa se te lo ricordo, lui fece un solo errore che poi, a ben vedere, non lo era neanche tanto. Giuda era funzionale al disegno. Se non ci fosse stato come si sarebbe chiusa la storia? Mentre i tuoi sarebbe stato meglio non incontrarli proprio. E poi sono tantini tra inquisiti ed arrestati. Eh sì,  ti è mancata 'la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo'.(4) La chiamano prudenza.

Andare in televisione è bello e gratificante. Quello che non è bello è mettersi a urlare e dire alla propria addetta stampa «Tu adesso stai qui e spacchi la faccia a Cristina Parodi e a questa banda. E se non lo fai sei licenziata». Vuoi aumentare la disoccupazione? Ci pensa già la crisi non mettertici pure tu. E poi la Parodi si è vendicata dandoti del cafone via radio 24 e dalla stessa ti ha richiesto scuse pubbliche. Non è così che ci hanno insegnato.  Ci hanno detto che dobbiamo 'rispettare i diritti di ciascuno e stabilire nelle relazioni umane l'armonia che promuove l'equità nei confronti delle persone'. Ricordi? La chiamano giustizia.
La vita è dura e piena di tentazioni. Anzi, Oscar Wilde diceva che sapeva resistere a tutto fuorché alle tentazioni, ma tu certo non hai letto un autore così peccaminoso e per giunta gay. 
È stato anche in prigione per questo. Io l'ho letto solo un pochino, sai per via di quella faccenda della incapacità a resistere. D'altra parte anche tu, con quei viaggi di capodanno ai Caraibi. Certo erano viaggi carucci, sotto tutti i punti di vista, e almeno un po' cozzavano con la questione della povertà di cui sopra. 
Ma non sempre si può avere quella 'virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene'. I preti la chiamano fortezza. Mica tutti ce l'hanno e soprattutto mica possono averla tutto l'anno e per tutti gli anni della vita. Dico bene?
Certo, un po' la vita la si deve godere altrimenti che vita è? Tuttavia bisogna stare attenti moderare 'l'attrattiva dei piaceri ed essere capaci di equilibrio nell'uso dei beni creati'. Cene, vestiti e week end barcaioli e anche il narcisismo e l'egotismo che pure non sono materiali, pare che caschino in questa categoria. E saper gestire il tutto passa per essere una virtù. La chiamano temperanza.
Spesso hai raccontato che prima di addormentarti ripassi la giornata e fai l'esame di coscienza è contemplato anche il ripasso delle virtù del buon cristiano?
È già perché: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza sono le quattro virtù cardinali, i cardini su cui deve girare la vita di ogni buon cristiano. Quotidianamente..
Non stupire. È il catechismo, bellezza.
Comunque adesso puoi anche smettere di fare il Celeste – a proposito come ti è venuto in mente di farti chiamare in questo ridicolo modo – e tornare tra noi di tutti i giorni. E vedrai che certe virtù non farai fatica a metterle in pratica ti ci obbliga la vita.
Per il tuo bene, e anche il nostro, a presto tra noi.
Simpaticamente,
tuo chierichetto (anche se sto cercando di smettere).

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  1. Gs acronimo che sta per Gioventù Studentesca, movimento fondato da don Giussani nel 1954 che precede la costituzione di Comunione e Liberazione
  2. Ceroferario è l'addetto ai candellieri
  3.  Memores Domini associazione laicale cattolica i cui membri vivono i precetti di povertà, castità e obbedienza sotto l'egida del movimento Comunione e Liberazione
  4. tutti i virgolettati sono tratti da Il catechismo della Chiesa Cattolica – parte terza http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s1c1a7_it.htm

venerdì 20 luglio 2012

Moody's, l'Uomo Mascherato e Formigoni.

Il cassiere di Formigoni
Serata in grande spolvero quella di Roberto Formigoni a In Onda. (1).
Niente giubbotti di pelle nera, niente camicie stile pratorello, niente movenze da rapper. 
Vestito classico, camicia bianca e cravatta. Quest'ultima dal discutibile colore oro che ricorda vecchi suggerimenti comportamentisti per influenzare l'interlocutore. Non hanno mai funzionato. Neanche questa volta.
Sorriso trentadue denti, voglia di trasmettere sicurezza e grande capacità di elusione alle domande che l'antica frequentazione ecclesiastica gli ha insegnato.  
Quindi sul look si è partiti bene.
Un Formigoni normale, per  quanto Formigoni possa essere normale. Solo qualche piccola deroga concessa al suo ego (micro, s'intende) ha fatto capolino.
Al giornalista Filippo Facci che gli portava la solidarietà sua e dell'arbiter elegantiarum, Oscar Giannino,  per i suoi trascorsi look sbarazzini ha risposto con l'omaggio di una chiavetta usb contenente le suonerie della sua ultima campagna elettorale. Che evidentemente le tiene sempre in tasca come un frate le immaginette del santo patrono. Facci ha chiosato con un morbido “ardo di desiderio”.  Che se questi sono i suoi ardori: auguri. 
Però su un paio di questioni ha deciso di essere assolutamente preciso. Si fa per dire.
La complessa analisi che il Formiga, arrivato ormai al suo diciassettesimo anno di permanenza sul trono regionale, ha messo sul tavolo relativamente alla situazione lombarda è stata: “Vogliono minare il governo della Regione Lombardia che è l'unica ad avere il bilancio in pareggio. C'è un attacco concentrico di gruppi politici di gruppi mediatici e di grandi centrali finanziarie per destabilizzare la Lombardia per far fuori l'ultimo residuo di centro destra, per di più cattolico.”
Oddio, un complotto. L'ennesimo. Con una novità. 
La novità è che adesso nel complotto ai suoi danni sono arruolate anche “grandi centrali finanziarie”. Che Moody's complotti contro Formigoni? Che dopo aver declassato l'Italia  e le sue banche voglia declassare anche la regione Lombardia? Strano caso di de-escalation. Complotto oscuro o forse golpe, di cui sfuggono però, anche ad vecchio volpone come Salvatore Sechi fini ed obiettivi. Il perché, quindi, non si sa. Ma non è la prima volta: il nulla circondato dal vuoto.
E con la stessa precisione Formigoni ha ricordato che lui ha sempre saldato i conti delle sue vacanze e a supporto riporta, lui dice, una dichiarazione dello stesso Daccò: “Formigoni mi ha sempre rimborsato i viaggi, tramite un'altra persona. Non ricordo in che modo.”
Dove evidentemente si deve arguire che il Celeste sia in stretto contatto, oltre che con i poteri celesti e i suoi rappresentanti in terra, anche con il mondo dei fumetti. 
Questa volta è toccato all'Uomo Mascherato (altrimenti detto l'Ombra che cammina) che salda il suoi conti senza lasciare traccia. Ché non ricordarsi il modo in cui si vien pagati è bizzarro. Di solito sono assegni, ma questo non è il caso, lasciano del loro  passaggio una lunga scia come le lumache  o denari contanti, sistema più sbrigativo e soprattutto anonimo. Salvo il fatto che Daccò non  sia stato pagato in chiavette usb o immaginette di Comunione e Liberazione. Che in entrambi i casi si capirebbe perché Daccò vuol dimenticare.
Naturalmente nessuno in trasmissione si è sognato di chiedere al presidente chi sia la persona che gli fa da cassiere. Comunque rispetto a Scajola si è fatto un passo avanti: sembra che questa volta il pagamento non sia avvenuto a sua insaputa. E già questo non è poco.
Una faccia nuova (e triste) per l'Italia
Cosa pensa il Celeste Formigoni delle situazione all'interno del PDL e della prossima candidatura di Berlusconi? Che ci vogliono nuovi e precisissimi programmi e sopratutto facce nuove. Bella scoperta, che poi è come dire che ai matrimoni ci vogliono i confetti.
Alla domanda da quanti anni sia sulla ribalta della politica la risposta è stata secca: “ da 28 anni”.
Magari avesse colto l'ironia di chi gli faceva ammettere pubblicamente che una faccia di quell'età senz'altro non è nuova, anche in questa decotta e asfitta politica fatta di vecchi arnesi buoni per tutti gli usi.
Last but not least: Formigoni ha chiuso con un “ogni sera mi faccio l'esame di coscienza”. Complimenti. E auguri. 

lunedì 28 maggio 2012

Formigoni non assomiglia a Bertoldo e neanche a Bertoldino e neppure a Cacasenno.

No, decisamente no. Roberto Formigoni non assomiglia in nulla a Bertoldo.
Roberto Formigoni - 6 
Come i più passatelli (per età) tra i lettori ricorderanno Bertoldo è decisamente brutto e di fisico sgraziato e la descrizione che ne fa il padre suo, il fabbro Giulio Cesare Croce (1) lo dipinge raccapricciante ma al contempo straordinariamente arguto ed intelligente. 
Veste male, anzi malissimo, Bertoldo,tutto rattoppato e con “scarpe alte e con grossi tacconi”.In questo il villano fu precursore di altri piccoletti che si son voluti e si vogliono far alti con la forza dei tacchi. Ahi loro.
Formigoni Roberto invece non è brutto e tutto sommato si tiene bene a giudicare dalle fotografie che lo riprendono in costume da bagno su yatch milionari e quando necessario si sa mettere a dieta: meno 17 chili in quattro mesi(2). Questa sì che è eccellenza sanitaria. 
Sul vestire, unica eccezione,  qualche vaga assonanza con Bertoldo in realtà ce l'ha. Ovviamente questa non riguarda i tacchi, perché il Formiga, questo è uno dei nomignoli che usano i suoi amici di Comunione e Liberazione un'altro è Il Celeste, è alto 1,88 , ma piuttosto la sua passione per le camicie disegno pratorello. Quelle che negli anni '60 sfoggiava il cantante svizzero Antoine e i più disperati tra gli hippy da salotto. Il Celeste sulla moda, in effetti, è un po' in ritardo o forse ha solo poca memoria. Che se la memoria lo tradisse solo per il vestire lo si potrebbe anche perdonare ma il fatto è che se non ha un'agenda a portata di mano non ricorda neppure cosa ha mangiato per cena. O dove è stato in vacanza a Capodanno.
Roberto Formigoni - 5
E dire a che a quanto racconta il suo amico e mecenate di vacanze Pierangelo Daccò (2) erano un po' monotematici come destinazione andando quasi sempre ai Caraibi. Neanche fossero Boldi e De Sica. Che poi, ad occhio e croce, non dev'essere una destinazione che si dimentica facilmente non foss'altro che per le oltre dieci ore di volo e gli oltre 4000 euro di costo del biglietto. Panorami e bellezze a parte. Bertoldo cose simili mai se le sarebbe dimenticate. Anzi stava ben attento a non dimenticar nulla. E le sue metafore eran più pungenti delle stracche ribattute del tipo: “mi dimetterò se saranno dimostrati vantaggi per Daccò” o “non discuto con chi è in cella” o “contro di me attacchi politici infondati non cederò mai di fronte ai ricatti”. Frasi che anziché rintuzzare sembrano favorire nuovi interrogativi. Ad esempio: chi è il ricattatore? e su quali versanti ricatta? Perché se c'è ricatto, insegna Nero Wolfe, c'è pure argomento. Come dire: non c'è fumo senza arrosto. E poi a sostenere e ad illustrare cotanta difesa ecco, nella home page del Celeste's sito(5), un bersaglio con tre frecce che, guarda il caso, sono tutte ben conficcate nel centro. 
Home page  27 maggio 2012 - 5
Che è come dire che è stato centrato il bersaglio. Cos'è: un lapsus freudiano? 
Complimenti al suo consulente di comunicazione. 
Di ben altra pasta era Bertoldo che condannato all'impiccagione per campar la vita seguitando il suo dire chiese al re “comanda ti prego a questi tuoi ministri che non mi appicchino sin tanto che io non trovo una pianta o arbore che mi piaccia, che poi morirò contento.” Il re accettò e, inutile dire che la pianta non fu mai trovata e Bertoldo la scampò. Come sempre. Con altri invece, ogni riferimento al Formiga o al Celeste è puramente casuale, basta fornirli di corda e sapone che l'albero, bello forte e robusto, se lo trovano da soli.

ps. Di Bertoldino e Cacasenno non s'è detto. I loro nomi servivano solo per il titolo.
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(1) Giulio Cesare Croce (San Giovanni in Persiceto1550 – Bologna1609) è stato scrittore, cantastorie ed enigmista. Fabbro in origine abbandonò la professione per fare il cantastorie. Fu estremamente prolifico, oltre 600 opere inclusa l'autobiografia da cui si apprende che ebbe due moglie e 14 figli. Inventò il personaggio di Bertoldo, villano dalle scarpe grosse e dal cervello fino.
(3) Corsera 27 maggio 2012 pag. 10 “Carte false per 144 mila euro. Così diedi la barca a Formigoni”
(6)  http://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/audio/immagini/formigoni_02_672-458_resize.jpg

domenica 12 febbraio 2012

Non siamo solo noi: gli scongiuri si praticano anche in Vaticano




Joseph Aloisius Ratzinger, in arte Benedetto XVI, quando in un giorno imprecisato di gennaio (2012) si è trovato tra le mani il rapportino consegnatogli dal cardinale colombiano Dario Castrillón Hoyos ha fatto uno zompo sulla sedia.
Già il titolo gli piaceva poco “mordkomplott” (complotto di morte) e poi leggere un rapporto che certo prometteva poco di buono gli andava ancor meno.
Per prima cosa, trattandosi di morte, ha tentato lo scongiuro classico detto “il tocco”, imparato durante una visita pastorale a Napoli, ma lo spessore della sottana e tutti gli altri ammennicoli che è costretto ad indossare hanno impedito il raggiungimento del fine.
Allora ha soprasseduto, in troppi lo stavano osservando: “tutto sommato – ha pensato – un paio di corna assestate con vigore possono andar bene lo stesso”. E così, senza parere, ha portato il braccio sinistro dietro la schiena, ha chiuso pollice medio e anulare e lasciati dritti indice e mignolo della mano mancina ha tirato due vigorosi colpi verso il basso (1). Già si sentiva meglio.
Cardinale Paolo Romeo
Ma quando ha scoperto che la morte di cui si parlava era proprio la sua e che l'Arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, Romeo Romeo perché sei tu Romeo?, aveva anche stabilito il termine, novembre 2012, entro cui l'evento avrebbe dovuto aver luogo, ha pensato di rifarsi a scongiuri teutonici di antica data. Eh già, perché mica penserete che gli scongiuri siano patrimonio solo dei mediterranei. I nostri sono più immaginifici e magari un po' light mentre quelli tedeschi sono un tantinello più spicci e lasciano poco spazio alla fantasia.
E quindi s'è messo a recitare:
sose benrenki
sose bluotrenki,
sose lidirenki,
ben zi bena,
bluot zi bluoda,
lid zi geliden,
sose gelimida sin (2)
Certo rifarsi alla cosmogonia celtica e invocare Wodan e Sinthgunt stando seduto in San Pietro poteva apparire un po' bizzarro ma girando lo sguardo tutt'intorno Joseph Aloisius si disse tra sé “care zorele e cari frateli quando ce vè ce vò.” 
E poi questi italiani che se ne stanno sempre a complottare. E Carlo Maria Viganò che denuncia la corruzione e Tarcisio Bertone che si imbufalisce e il cardinale Scola che pare si alleni alla successione baloccandosi con quelli di Comunione e Liberazione, che ci manca solo di avere a Roma Roberto Formigoni. Ma sopratutto questo Romeo, perché sei tu Romeo?, che sembra più un portasfortuna che non un principe della Chiesa.,,,,
E quindi Benny XVI mentre s'i rigerellava il rapportino tra le dita s'è messo a salmodiare:
Cardinale Tarcisio Bertone
siamo solo noi  che non abbiamo vita regolare  che non ci sappiamo limitare  siamo solo noi  che non abbiamo più rispetto per niente neanche per la mente  siamo solo noi  che non vi stiamo neanche più ad ascoltare. siamo solo noi  quelli che ormai non credono più a niente e vi fregano sempre siamo solo noi che tra demonio e santità  è lo stesso  basta che ci sia posto  siamo solo noi  quelli che non han voglia di far niente  rubano solamente  siamo solo noi generazione di sconvolti  che non han più santi né eroi  siamo solo noi
siamo solo noi.(3)
Poi s'è fermato di colpo e grattandosi la testa sotto la papalina lo si è sentito mormorare: “è un salmo … mi pare antico … ne sono certo ... ma non mi ricordo il nome del profeta”



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(1) sulla fenomenologia delle corna si veda http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.com/2010/03/le-corna_24.html
(2) Merseburger Zaubersprüche (formule magiche di Merseburgo) formule di scongiuro risalente all'Alto Medioevo tedesco, 750-1100 circa, che rappresentano l'unica testimonianza scritta della religiosità pagana nell'area linguistica tedesca. La traduzione su richiesta.
(3) Già, chi è il profeta?