Ciò che possiamo licenziare

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venerdì 22 febbraio 2013

Oscar Giannino il dadaista e gli altri.


Si dimette da presidente del movimento che ha fondato perché non è vero che sia laureato e che abbia partecipato allo Zecchino d'oro. In Italia quella delle dimissioni è una consuetudine connaturata al carattere nazionale. In questo paese non c'è la cultura del “pezzo di carta” ma quella della conoscenza vera. E le bugie sono punite, severamente.

Oscar Giannino disegna gli abiti che indossa
Il fatto è noto: Oscar Giannino ha mentito sul suo master, idealmente conseguito nella assai prestigiosa Booth School of Business di Chicago, sulle sue due lauree. una in giurisprudenza ed una in economia e anche sul fatto, oltre modo grave come stigmatizza Cino Tortorella in arte Mago Zurlì, di aver partecipato allo Zecchino d'oro. 
Vergogna , vergogna, vergogna.
Non si dicono le bugie soprattutto in un paese dal forte senso dell'onestà, intellettuale e non solo, dall'estremo rigore morale come l'Italia. Dove tutto si può fare, metaforicamente parlando, tranne che mentire. La reputazione è sacra e appena una macchiolina, ancorché impercettibile, si posa o addirittura semplicemente fa ombra all'immacolato curriculum vitae ecco che l'uomo (o la donna) chiede scusa e,si dimette dalla posizione che occupa. Immediatamente.
Che il tempo tra azione e reazione deve essere contestuale altrimenti, orrore degli orrori, qualcuno potrebbe pensar male e temere che il ritardo nasconda chissà quale ulteriore magagna.
Che poi a dare il via a tutta la storia non sia stato un avversario o addirittura un nemico ma Luigi Zingales, un amico di Giannino, che con lui ha partecipato alla fondazione del movimento Fermare il declino, è normale. Più che normale. Di fronte alla bugia non c'è rapporto di parentela, d'amicizia, d'affari o di qualsiasi altra natura o convenienza che possa reggere. Non qui
Nessuno lungo tutto lo stivale vorrebbe, e potrebbe, stare accanto a uno che ha mentito sul suo titolo di studio e soprattutto sullo Zecchino d'oro, manifestazione dei bambini che notoriamente so' piezz'e core. Sono cose che in Italia non si fanno. Noooo.

Alberto Sordi nel film Il Vigile
Questo non è paese di furbi e neppure di bugiardi. Anche il famoso Alberto Sordi, che tedesco di nascita era stato naturalizzato italiano avendo una lontanissima parentela altoadesina, per rappresentare i suoi personaggi e le debolezze dell'umano essere si rifaceva ai tic dei norvegesi e talvolta anche aiquelli dei finnici.
Giannino poi, che di nome fa Oscar e in effetti c'è qualcosa di cinematografico in questo personaggio come ampiamente dimostrano i suoi autodisegnati vestiti, non si è sottratto a nessuna pena. Il giorno stesso del misfatto ha anche accettato di essere ospite a Le invasioni barbariche dove, senza cercare scusa, ha ammesso il reato. Sembrava un po' febbricitante ma d'altra parte questa è la pena che il divino Dante nel suo trentesimo canto assegna ai bugiardi. Questi debbono subire fortissime febbri che li fanno fumare come man bagnate d'inverno.
Di altri febbricitanti nei talk show o nei comizi non s'ha notizia. Neanche quelli che negavano le crisi o dicevano che l'economia era solida insomma quelli che dicono e poi smentiscono e ridicono e poi rismentiscono, quelli che sono stati definiti cialtroni il professor Monti (professore per davvero con tanto di pezzo di carta incorniciato nello studio) sono mai stati visti febbricitare. Loro no. Mai.

Che poi Giannino, in tutti questi anni in cui raccontava dei suoi bei tempi all'università e delle belle esperienze avute negli States, dicesse cose sensate, anche se non condivisibili, è un accidente della storia. Così come è un altro accidente che paresse essere un economista anche più preparato di quelli che non ne azzeccano mai una, come soavemente fece notare ad un loro convegno la regina Elisabetta II. Ma questi possono vantare “pezzi di carta” a non finire.
Alla domanda perché l'abbia fatto Oscar ha risposto «perché sono dadaista». Risposta arguta ma che lascia ampi spazi nebulosi. Giannino ha mentito sui suoi titoli di studio perché sa perfettamente quanto, in termini sociali, sia importante nel Belpaese il riconoscimento culturale. Alla faccia di chi, guarda caso laureato in economia e sedicente economista, sostiene che con la cultura non si mangia. Meglio un laureato cane che un esperto senza pezzo di carta. E' la carta che fa la differenza.Evviva.
Dopo di ché gran bella lezione, quella di Oscar Giannino che dice: «chi sbaglia paga» e si dimette da presidente del suo movimento. Proprio come avrebbe fatto qualsiasi altro politico italiano. Se ce ne fosse, qualcuno capace di mentire. Ma questi ci mancano. A quanto pare.

venerdì 20 luglio 2012

Moody's, l'Uomo Mascherato e Formigoni.

Il cassiere di Formigoni
Serata in grande spolvero quella di Roberto Formigoni a In Onda. (1).
Niente giubbotti di pelle nera, niente camicie stile pratorello, niente movenze da rapper. 
Vestito classico, camicia bianca e cravatta. Quest'ultima dal discutibile colore oro che ricorda vecchi suggerimenti comportamentisti per influenzare l'interlocutore. Non hanno mai funzionato. Neanche questa volta.
Sorriso trentadue denti, voglia di trasmettere sicurezza e grande capacità di elusione alle domande che l'antica frequentazione ecclesiastica gli ha insegnato.  
Quindi sul look si è partiti bene.
Un Formigoni normale, per  quanto Formigoni possa essere normale. Solo qualche piccola deroga concessa al suo ego (micro, s'intende) ha fatto capolino.
Al giornalista Filippo Facci che gli portava la solidarietà sua e dell'arbiter elegantiarum, Oscar Giannino,  per i suoi trascorsi look sbarazzini ha risposto con l'omaggio di una chiavetta usb contenente le suonerie della sua ultima campagna elettorale. Che evidentemente le tiene sempre in tasca come un frate le immaginette del santo patrono. Facci ha chiosato con un morbido “ardo di desiderio”.  Che se questi sono i suoi ardori: auguri. 
Però su un paio di questioni ha deciso di essere assolutamente preciso. Si fa per dire.
La complessa analisi che il Formiga, arrivato ormai al suo diciassettesimo anno di permanenza sul trono regionale, ha messo sul tavolo relativamente alla situazione lombarda è stata: “Vogliono minare il governo della Regione Lombardia che è l'unica ad avere il bilancio in pareggio. C'è un attacco concentrico di gruppi politici di gruppi mediatici e di grandi centrali finanziarie per destabilizzare la Lombardia per far fuori l'ultimo residuo di centro destra, per di più cattolico.”
Oddio, un complotto. L'ennesimo. Con una novità. 
La novità è che adesso nel complotto ai suoi danni sono arruolate anche “grandi centrali finanziarie”. Che Moody's complotti contro Formigoni? Che dopo aver declassato l'Italia  e le sue banche voglia declassare anche la regione Lombardia? Strano caso di de-escalation. Complotto oscuro o forse golpe, di cui sfuggono però, anche ad vecchio volpone come Salvatore Sechi fini ed obiettivi. Il perché, quindi, non si sa. Ma non è la prima volta: il nulla circondato dal vuoto.
E con la stessa precisione Formigoni ha ricordato che lui ha sempre saldato i conti delle sue vacanze e a supporto riporta, lui dice, una dichiarazione dello stesso Daccò: “Formigoni mi ha sempre rimborsato i viaggi, tramite un'altra persona. Non ricordo in che modo.”
Dove evidentemente si deve arguire che il Celeste sia in stretto contatto, oltre che con i poteri celesti e i suoi rappresentanti in terra, anche con il mondo dei fumetti. 
Questa volta è toccato all'Uomo Mascherato (altrimenti detto l'Ombra che cammina) che salda il suoi conti senza lasciare traccia. Ché non ricordarsi il modo in cui si vien pagati è bizzarro. Di solito sono assegni, ma questo non è il caso, lasciano del loro  passaggio una lunga scia come le lumache  o denari contanti, sistema più sbrigativo e soprattutto anonimo. Salvo il fatto che Daccò non  sia stato pagato in chiavette usb o immaginette di Comunione e Liberazione. Che in entrambi i casi si capirebbe perché Daccò vuol dimenticare.
Naturalmente nessuno in trasmissione si è sognato di chiedere al presidente chi sia la persona che gli fa da cassiere. Comunque rispetto a Scajola si è fatto un passo avanti: sembra che questa volta il pagamento non sia avvenuto a sua insaputa. E già questo non è poco.
Una faccia nuova (e triste) per l'Italia
Cosa pensa il Celeste Formigoni delle situazione all'interno del PDL e della prossima candidatura di Berlusconi? Che ci vogliono nuovi e precisissimi programmi e sopratutto facce nuove. Bella scoperta, che poi è come dire che ai matrimoni ci vogliono i confetti.
Alla domanda da quanti anni sia sulla ribalta della politica la risposta è stata secca: “ da 28 anni”.
Magari avesse colto l'ironia di chi gli faceva ammettere pubblicamente che una faccia di quell'età senz'altro non è nuova, anche in questa decotta e asfitta politica fatta di vecchi arnesi buoni per tutti gli usi.
Last but not least: Formigoni ha chiuso con un “ogni sera mi faccio l'esame di coscienza”. Complimenti. E auguri.