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domenica 19 gennaio 2014

In Italia si ruba sempre di più.

Il mercato del furto è in crescita. Ma la crisi non c'entra. Il segmento che tira di più è quello dei furti in appartamento, lieve la crescita di quelli per strada. Si rubacchia anche nei palazzi della politica ma la quota di mercato non è chiara. Forse è in crescita o forse no. È che i politici sono più fantasiosi nella costruzione del contesto che i comuni chiamano alibi.




A leggere che in Italia si rubi sempre di più molti maliziosi avranno immediatamente pensato di darne la colpa ai politici corrotti.  Ma l'impennata del numero dei furti è dovuta anche, volesse il cielo che fosse solo, a ben specifiche categorie specializzate. Beh certamente quelli che di politica campano ci mettono del loro, non tutti per carità, magari solo qualcuno, all'incirca una qualche decina o forse un paio di centinaia o, a voler essere pessimisti (oppure ottimisti?) non più di mille. Che poi magari la stima è fatta al ribasso e un pochino si sfora. Si sfora sempre quando dalla stima si passa al consuntivo. È una regola, pare faccia parte della scienza della statistica.

Comunque, ammesso e non concesso che tra i politci ci sia chi ha fatto (o fa) un uso “in proprio” dei denari dei contribuenti, a questi vanno sommati anche gli scippatori, i ladruncoli da supermercato e gli svaligiatori di appartamento. Questi ultimi una volta erano definiti romanticamente i soliti ignoti (ci fecero pure un film) o, con meno classe, topi d'appartamento.
Il segmento che nel complessivo mercato del furto è cresciuto di più, circa del 114%, negli ultimi otto anni è per l'appunto quello dei furti in appartamento che in termini di denunce ha raggiunto il fantasmagorico numero di 240.000. Un vero boom. Dicono i bene informati e quelli che sanno far di conto che si ha praticamente un furto in appartamento al minuto. Forse un record. Certo non è di quelli di cui andarsene fieri. Però così è.

Il fatto strano, ma poi forse neanche tanto è che le regioni leader del segmento sono la Lombardia, il Piemonte e l'Emilia Romagna mentre stranamente la Campania, la Calabria e la Sicilia veleggiano nelle parti bassa della classifica. Qualche volta essere tra gli ultimi non va poi così male.
Sempre a detta degli esperti la crisi sembra incidere poco nell'incremento dei furti in appartamento. Pare infatti che chi si vuole impiegare in questo settore di attività debba avere una qualche specializzazione che chi fino al giorno prima faceva l'impiegato o l'operaio o il precario di certo non ha. E poi come ben si sa la specializzazione si acquisisce con l'esperienza che a sua volta richiede tempo ed applicazione. Chi patisce la crisi non è specializzato e proprio non ha le capacità tecniche per questo tipo di attività. Il neo disoccupato al massimo, quando è ridotto proprio proprio alla disperazione, si impiega nei segmenti che richiedono meno competenza e quindi scippi, furtarelli per strada, o nei supermercati. E peraltro sono quelli che vengono beccati con più facilità e che in genere finiscono dietro le sbarre in tempi brevi. E lì stanno anche perché normalmente non hanno nella loro rubrica il numero di cellulare della Cancellieri. E per sfortuna massima non conoscono neanche uno dei tanti Ligresti a cui chiederlo. Forse per tutto questo la percentuale di incremento del segmento si attesta, fortunatamente, su un miserrimo 4%.
Di ruberie si parla finanche nel mondo della politica, forse l'unico che la crisi non ha toccato, anche se lì il fenomeno assume contorni più sfumati sia per le dimensioni sia per le sue definizioni. Che già specificare il reato non è così semplice poiché si va dal peculato alla truffa al finanziamento illecito e qualche volta addirittura all'appropriazione indebita. C'è da scegliere e talvolta troppa scelta non aiuta. Anche se la zuppa poi è sempre la stessa: trasferimento di denaro dal legittimo proprietario, in questo caso, pubblico a improprie tasche private.
Poi c'è lo spinoso fatto del reo e delle sue giustificazioni.
Infatti quando le forze dell'ordine riescono finalmente a beccare il malfattore (che a chiamarlo delinquente mancano i tre gradi di giudizio e magari il ricorso alla Corte europea) si aprono comportamenti diversi a seconda che questi sia un comune mortale o uno sfiorato dalla voglia di voler far del bene al Paese ovvero un politico.
Nel primo caso il presunto reo dopo l'ovvio «non sono stato io» tutt'al più dice che quel giorno e a quell'ora era da un'altra parte. Già, perché tutti ricordano perfettamente l'insegnamento dell'Armando (Iannacci docet) «commissario io ci ho l'alibi a quell'ora sono sempre all'osteria», ma non sempre questo regge. E quando non regge le proteste scemano e i più fanno la media con le volte in cui l'hanno fatta franca e si rassegnano. A volte c'è il sospetto che il saldo sia abbondantemente a loro favore.

Di tutt'altro tenore sono le giustificazioni dei politici, sempre evanescenti, sfumate e complicate. Ma soprattutto non s'arrendono mai. Verrebbe da dire neppure all'evidenza. In questo caso la parola chiave è: complotto, neanche fossero novelli Giulio Cesare. Peccato che il Bruto e il Cassio non li si trovi mai. E allora ripiegano sulle segretarie che sono pasticcione e incapaci di mettere in fila gli scontrini ricevuti dal capo. Poi c'è chi proclama «Posso spiegare tutto.»  doppiato da un  «Non è quello che sembra» supportato da «Non si può estrapolare ...bisogna contestualizzare» anche se vengono pescati con le mani nella marmellata. Per cui salta fuori il dono dell'ubiquità che come alibi è tutto un programma, e chi giustifica i pluriquotidiani pasti con la scusa di ospitare il verme solitario fino a quelli si scoprono proprietari di beni al sole o di vacanze superesclusive a loro insaputa (che molti vorrebbe gli capitasse, ma non gli succede mai). E poi anche chi ricordandosi le montagne verdi di Marcella Bella si ritrova tra le mani gli scontrini di mutande verdi. Sic transeat gloria mundi.

Che poi se si risparmiasse qualche soldo da vitalizzi, doppie e triple pensioni o stipendi  e magari anche da talune spese scriteriate (che anche lo zio di Bonanni saprebbe individuare) e lo si investisse per pagare la benzina a chi deve correr dietro ai ladri di ogni tipologia non sarebbe poi così male.
Ma il buffo è che nessuno dichiara tanta fiducia nella magistratura come i politici . Salvo poi ritirarla a condanna comminata. Per i ladri comuni il fatto è più semplice: la magistratura è solo la controparte.




venerdì 20 luglio 2012

Moody's, l'Uomo Mascherato e Formigoni.

Il cassiere di Formigoni
Serata in grande spolvero quella di Roberto Formigoni a In Onda. (1).
Niente giubbotti di pelle nera, niente camicie stile pratorello, niente movenze da rapper. 
Vestito classico, camicia bianca e cravatta. Quest'ultima dal discutibile colore oro che ricorda vecchi suggerimenti comportamentisti per influenzare l'interlocutore. Non hanno mai funzionato. Neanche questa volta.
Sorriso trentadue denti, voglia di trasmettere sicurezza e grande capacità di elusione alle domande che l'antica frequentazione ecclesiastica gli ha insegnato.  
Quindi sul look si è partiti bene.
Un Formigoni normale, per  quanto Formigoni possa essere normale. Solo qualche piccola deroga concessa al suo ego (micro, s'intende) ha fatto capolino.
Al giornalista Filippo Facci che gli portava la solidarietà sua e dell'arbiter elegantiarum, Oscar Giannino,  per i suoi trascorsi look sbarazzini ha risposto con l'omaggio di una chiavetta usb contenente le suonerie della sua ultima campagna elettorale. Che evidentemente le tiene sempre in tasca come un frate le immaginette del santo patrono. Facci ha chiosato con un morbido “ardo di desiderio”.  Che se questi sono i suoi ardori: auguri. 
Però su un paio di questioni ha deciso di essere assolutamente preciso. Si fa per dire.
La complessa analisi che il Formiga, arrivato ormai al suo diciassettesimo anno di permanenza sul trono regionale, ha messo sul tavolo relativamente alla situazione lombarda è stata: “Vogliono minare il governo della Regione Lombardia che è l'unica ad avere il bilancio in pareggio. C'è un attacco concentrico di gruppi politici di gruppi mediatici e di grandi centrali finanziarie per destabilizzare la Lombardia per far fuori l'ultimo residuo di centro destra, per di più cattolico.”
Oddio, un complotto. L'ennesimo. Con una novità. 
La novità è che adesso nel complotto ai suoi danni sono arruolate anche “grandi centrali finanziarie”. Che Moody's complotti contro Formigoni? Che dopo aver declassato l'Italia  e le sue banche voglia declassare anche la regione Lombardia? Strano caso di de-escalation. Complotto oscuro o forse golpe, di cui sfuggono però, anche ad vecchio volpone come Salvatore Sechi fini ed obiettivi. Il perché, quindi, non si sa. Ma non è la prima volta: il nulla circondato dal vuoto.
E con la stessa precisione Formigoni ha ricordato che lui ha sempre saldato i conti delle sue vacanze e a supporto riporta, lui dice, una dichiarazione dello stesso Daccò: “Formigoni mi ha sempre rimborsato i viaggi, tramite un'altra persona. Non ricordo in che modo.”
Dove evidentemente si deve arguire che il Celeste sia in stretto contatto, oltre che con i poteri celesti e i suoi rappresentanti in terra, anche con il mondo dei fumetti. 
Questa volta è toccato all'Uomo Mascherato (altrimenti detto l'Ombra che cammina) che salda il suoi conti senza lasciare traccia. Ché non ricordarsi il modo in cui si vien pagati è bizzarro. Di solito sono assegni, ma questo non è il caso, lasciano del loro  passaggio una lunga scia come le lumache  o denari contanti, sistema più sbrigativo e soprattutto anonimo. Salvo il fatto che Daccò non  sia stato pagato in chiavette usb o immaginette di Comunione e Liberazione. Che in entrambi i casi si capirebbe perché Daccò vuol dimenticare.
Naturalmente nessuno in trasmissione si è sognato di chiedere al presidente chi sia la persona che gli fa da cassiere. Comunque rispetto a Scajola si è fatto un passo avanti: sembra che questa volta il pagamento non sia avvenuto a sua insaputa. E già questo non è poco.
Una faccia nuova (e triste) per l'Italia
Cosa pensa il Celeste Formigoni delle situazione all'interno del PDL e della prossima candidatura di Berlusconi? Che ci vogliono nuovi e precisissimi programmi e sopratutto facce nuove. Bella scoperta, che poi è come dire che ai matrimoni ci vogliono i confetti.
Alla domanda da quanti anni sia sulla ribalta della politica la risposta è stata secca: “ da 28 anni”.
Magari avesse colto l'ironia di chi gli faceva ammettere pubblicamente che una faccia di quell'età senz'altro non è nuova, anche in questa decotta e asfitta politica fatta di vecchi arnesi buoni per tutti gli usi.
Last but not least: Formigoni ha chiuso con un “ogni sera mi faccio l'esame di coscienza”. Complimenti. E auguri.