Mentori e sponsor si accalcano. Magari dare un’occhiata alla
loro storia e poi sfregare il cornetto di corallo aiuterebbe.
Silvia rimembri ancor quel tempo della tua
vita mortale, quando… il Franceschini
Dario dava il suo sostegno al Renzi Matteo e questo si lanciava a corpo morto in
un referendum suicida che neanche un kamikaze. Ricordi Silvia? Probabilmente
no. I due in questione, il Franceschini e il Renzi, da qualche tempo vanno
raccontando al mondo chi debba essere l’anti Meloni alle prossime elezioni. La
Salis Silvia in primissima battuta si era portata bene: «Sono stata eletta sindaca di
Genova, intendo portare a termine il mio lavoro». Così ha detto. Brava, sette
più. Poi ha aggiunto come fosse contro le primarie: dividono e non uniscono.
Boh! Il sottotesto dava ad intendere, soprattutto ai malpensanti, un vago
pensiero-desiderio-aspirazione a presentarsi. Però non l’ha detto. Nei pochi giorni
precedenti, all'oggi ha cambiato un pochino la sua narrazione:«Se me lo chiedono…»
Sottinteso: ma certo che sì, a c**o Genova. Ambizione legittima, non elegante,
tuttavia con i tempi correnti la soluzione ci sta. Purtroppo. Parere non
richiesto e decisamente disinteressato: dare un’occhiata a chi sono gli
sponsor. Innanzi tutto sono due democristiani nell’anima, ciò significa
pragmatici, disposti ad ogni gioco, untuosi e dunque viscidi. Il Franceschini
persegue da sempre l’ambizione di essere il Richelieu della politica italiana, ma non ci riesce.
Seduto al suo tavolino, davanti allo specchio si esercita a dare le carte, stando
sia dalla parte del banco sia in quella del giocatore. Fino ad ora non ha mai
ottenuto risultati di lungo respiro. Epica la dichiarazione, durante una trasmissione televisiva, di dare il
suo appoggio al candidato segretario Renzi Matteo. Notizia quasi
sorprendente poiché due secondi prima faceva parte della maggioranza. Cose che
capitano. L’altro, il Renzi Matteo, raccolse, appena eletto, un eccezionale risultato
alle elezioni europee, peraltro impostate dai precedenti. Nel giro di breve si
montò la testa e, come un Lauro Achille, si mise a regalare ottanta euro al mese. Per
sopramercato mise nella posta anche la sua testa. Pensava di essersi comprato
gli italici non tenendo conto del loro pragmatismo. Incassata la prebenda questi sono
passati a richiedere il dovuto. Da furbazzo non si dimissionò dal parlamento, impapocchiò
una scusa partecipò alle elezioni, col PD, venne eletto, si scisse, fondò un partito, cambia
opinione ad ogni stormir di fronda e vivacchia all’intorno del tre per cento. Gli
unici a non essersi accorti di questa storiella sono i responsabili delle
televisioni: lo invitano a iosa. Sicuramente “a gratis”, benefattori dell’umanità.
Se questi due sono gli sponsor meglio guardarsi intorno, strofinare il cornetto
di corallo lanciarsi in altri più crudi scongiuri e magari restare dove si è.
Sarà un bel momento di crescita. Se la Salis Silvia non se n’è accorta ebbè ce
ne si farà una ragione.
Buona
settimana e buona fortuna.