Ciò che possiamo licenziare

lunedì 13 aprile 2026

Silvia ahi, ahi, ahia

 Mentori e sponsor si accalcano. Magari dare un’occhiata alla loro storia e poi sfregare il cornetto di corallo aiuterebbe.


Silvia rimembri ancor quel tempo della tua vita mortale, quando…
il Franceschini Dario dava il suo sostegno al Renzi Matteo e questo si lanciava a corpo morto in un referendum suicida che neanche un kamikaze. Ricordi Silvia? Probabilmente no. I due in questione, il Franceschini e il Renzi, da qualche tempo vanno raccontando al mondo chi debba essere l’anti Meloni alle prossime elezioni. La Salis Silvia in primissima battuta si era portata bene: «Sono stata eletta sindaca di Genova, intendo portare a termine il mio lavoro». Così ha detto. Brava, sette più. Poi ha aggiunto come fosse contro le primarie: dividono e non uniscono. Boh! Il sottotesto dava ad intendere, soprattutto ai malpensanti, un vago pensiero-desiderio-aspirazione a presentarsi. Però non l’ha detto. Nei pochi giorni precedenti, all'oggi ha cambiato un pochino la sua narrazione:«Se me lo chiedono…» Sottinteso: ma certo che sì, a c**o Genova. Ambizione legittima, non elegante, tuttavia con i tempi correnti la soluzione ci sta. Purtroppo. Parere non richiesto e decisamente disinteressato: dare un’occhiata a chi sono gli sponsor. Innanzi tutto sono due democristiani nell’anima, ciò significa pragmatici, disposti ad ogni gioco, untuosi e dunque viscidi. Il Franceschini persegue da sempre l’ambizione di essere il Richelieu della politica italiana, ma non ci riesce. Seduto al suo tavolino, davanti allo specchio si esercita a dare le carte, stando sia dalla parte del banco sia in quella del giocatore. Fino ad ora non ha mai ottenuto risultati di lungo respiro. Epica la dichiarazione,  durante una trasmissione televisiva, di dare il suo appoggio al candidato segretario Renzi Matteo. Notizia quasi sorprendente poiché due secondi prima faceva parte della maggioranza. Cose che capitano. L’altro, il Renzi Matteo, raccolse, appena eletto, un eccezionale   risultato alle elezioni europee, peraltro impostate dai precedenti. Nel giro di breve si montò la testa e, come un Lauro Achille, si mise a regalare ottanta euro al mese. Per sopramercato mise nella posta anche la sua testa. Pensava di essersi comprato gli italici non tenendo conto del loro pragmatismo. Incassata la prebenda questi sono passati a richiedere il dovuto. Da furbazzo non si dimissionò dal parlamento, impapocchiò una scusa partecipò alle elezioni, col PD, venne eletto, si scisse, fondò un partito, cambia opinione ad ogni stormir di fronda e vivacchia all’intorno del tre per cento. Gli unici a non essersi accorti di questa storiella sono i responsabili delle televisioni: lo invitano a iosa. Sicuramente “a gratis”, benefattori dell’umanità. Se questi due sono gli sponsor meglio guardarsi intorno, strofinare il cornetto di corallo lanciarsi in altri più crudi scongiuri e magari restare dove si è. Sarà un bel momento di crescita. Se la Salis Silvia non se n’è accorta ebbè ce ne si farà una ragione.

Buona settimana e buona fortuna.