Ciò che possiamo licenziare

mercoledì 7 gennaio 2026

La vocazione a fare lo sgabello.

Si pensa di essere furbi a cercare un alleato forte per ottenerne vantaggi con poca spesa. La storia insegna quanto l’amico di ieri si trasformi nel nemico di domani. I partiti fascisti questa lezione non l’hanno mai imparata.

                                            

Quel che stupisce a guardare con un minimo di attenzione i partiti fascisti, ex fascisti, post fascisti, un po’ fascisti, qualinquisticamente fascisti, quasi fascisti è che nonostante il continuo biascicare di nazione, onore, orgoglio nazionale e altra paccottiglia patriottica (il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie, Samuel Johnson) sono sempre disposti a fare da sgabello a qualcun altro. È continua la ricerca dell’alleato più importante, più forte, più aggressivo. Ogni volta pensano che il “gorilla” di turno sia in grado di raccogliere dal ramo più alto la mela d’oro per cederla loro come grazioso omaggio. La storia, peraltro, riporta non pochi esempi. Chi non ricorda il Mussolini Benito vagheggiante di qualche migliaio di morti per sedersi al tavolo dei vincitori, quelli veri erano i nazisti di Hitler,per spartirsi le spoglie della Francia. Voleva la Tunisia, la Corsica, Gibuti e chissà cos’altro. Ottenne in realtà i classici due cocomeri e un peperone. Il vero padrone dell’alleanza aveva deciso diversamente, senza neanche consultarlo, e quindi gli lasciava solo alcune frattaglie di nessun peso. Il patto tuttavia era così stretto e la dipendenza, anche psicologica, così forte da far evolvere un razzista in un feroce antisemita, lui che aveva avuto un’amante ebrea, l’ha addirittura sgrezzato, e molti amici e collaboratori israeliti. E così mise i suoi sgherri alla ricerca, casa per casa, degli ebrei da consegnare alla mostruosa macchina delle SS e, per non farsi mancare nulla trasformarli in cacciatori e torturatori di partigiani. La fine fu ignominiosamente commentata: “ ci hanno sempre trattati come servi e ora mi hanno anche tradito”. Emblematico e miserrimo il passaggio dal plurale dei servi al singolare del tradito. In ogni caso: ce ne ha messo di tempo per capirlo. La storia di suo non ha alcuna voglia di ripetersi, ma gli uomini e le donne di scarsa memoria ci tengono ad infilarsi in situazioni già viste. Frasi come “è un patriota e io ammiro i patrioti” stanno solo a dire di miopia e pochezza culturale: prima o poi i due patrioti si troveranno uno di fronte all’altro, proprio perché patrioti difensori del proprio interesse nazionale, a meno che il più “piccolo” non si metta, o continui, a fare da sgabello. La qualità fondamentale dello sgabello è di non avere qualità, di essere sprovvisto di  opinioni, ossequiente, disposto a ogni giravolta a sostenere l’insostenibile e con una certa propensione ad accettare l’umiliazione e far la fine del nocciolo della ciliegia: sputato fuori.

 Buon anno e buona fortuna.  

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