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giovedì 21 maggio 2015

Roberto Formigoni: il Celeste poco Celeste

Perde l’aereo e si infuria. Dice che gli italiani sono come lui. Dice di agire come un vero maschio italico. Il soprannome di Celeste mal si coniuga con ire ed escandescenze.

E così, ancora una volta il senatore Formigoni Roberto, ex deputato europeo, ex deputato italico nonché ex presidente della regione Lombardia, ha preso cappello. Questa è espressione educata, magari un po’ demodé, per dire che si è alterato o adombrato o ha perso le staffe o, come dice lui si è inc….ato. però quest’ultima pare poco fine.

Il fattaccio è successo all’aeroporto di Roma: al senatore non è stato consentito di salire sull’ultimo aereo per Milano perché, versione Alitalia-Ethiad, si è presentato fuori tempo massimo al check-in, o versione Formigoni, è arrivato tardi per colpa della disorganizzazione della compagnia aerea. Di certo c’è che è stato l’unico a rimanere a terra e che s’è messo a berciare (altra espressione educata per dire urlare in modo volgare) contro il capo scalo di Alitalia-Ethiad. Nel far questo ha coinvolto mezzo mondo tra cui gli sciocchi (teste di c…), gli sprovveduti (banda di cogl…) e quelli che han la mamma impegnata, in vario modo e titolo, nella più antica professione del mondo o che dalla stessa sono stati abbandonati. (figli di p…). Che siano tutti concetrati in Alitalia-Ethiab secondo le leggi della statistica è altamente improbabile ma così la pensa il Formigoni che per soprammercato ha pure malmenato un telefono fisso.

E dire che al Formigoni è stato dato l’appellativo, un po’ sussiegoso va detto, di il Celeste per quell’aria eterea, altezzosa e anche sofisticata che si è data durante la sua presidenza della regione Lombardia. Oddio oltre che il Celeste lo han chiamato anche il Formiga, appellativo sciatto di  evidenti  origini plebee, ma questo non vuol dire.

Dopo la performance romana il Celeste-Formiga è stato intervistato dal Corsera e anziché far atto di contrizione per essere incorso nel quarto dei sette vizi capitali, l’ira, ha rincarato la dose sostenendo, questo sì atto di modestia, di essersi comportato come avrebbe fatto qualsiasi altro italiano. Con ciò implicitamente ammettendo di non essere così Celeste come voleva far credere e dall’altro canto correndo il rischio di esser querelato da tutti quegli italici che arrivano per tempo al check-in e che anche di fronte agli inconvenienti non danno in escandescenze mantenendo la padronanza di sé stessi. Una class action è ormai alla portata di tutti.

Comunque questa non è stata la prima volta in cui il Celeste si è pubblicamente disunito, gli è capitato a Parigi il 28 novembre 2012, sempre in aeroporto, evidentemente deve averci un fatto personale con le compagnie aeree. Ma anche qualche giorno prima il 16 novembre quando disse alla sua addetta stampa Gaia Carretta «Adesso vai dalla Parodi (Cristina) e le spacchi la faccia o ti licenzio» O ancora prima il 24 aprile stesso anno quando sulla questione dei viaggi con Daccò tolse il microfono dalle mani di una giornalista.


È vero che questo è stato e forse ancora un po’ è il Paese del «Lei non sa chi sono io» ma talvolta è meglio non andare  a sbandierarlo troppo il chi si è. Con i tempi che corrono finire nelle stalle scivolando dalle stelle non è più così improbabile. Per fortuna.

venerdì 24 agosto 2012

Formigoni: “Il Papa prega per me.” Risposta: “Si vede che non ha niente da fare.”

Che siano benedetti i megalomani. Senza di loro il mondo sarebbe molto più triste e il tasso di ilarità scenderebbe  a livelli francamente inaccettabili. Altro che il calo delle borse.  Ma per fortuna ci sono. 


Al megalomane basta poco: un'occasione, come potrebbe essere, per esempio, il meeting di Rimini di Comunione e Liberazione (i maligni dicono Fatturazione) e un pubblico numeroso, festante, disponibile e buono per tutte le stagioni: i ciellini, per l'appunto. Questi che nella loro storia hanno applaudito di tutto da Forlani a Craxi, da Andreotti a De Mita, da Prodi a Berlusconi e poi adesso anche Monti.
 E applaudirebbero pure la Fornero, se solo passasse da quelle parti. Palato grosso. Come dire: un applauso non si nega a nessuno. Tanto, è gratis.
Tra i campioni di megalomania senz'altro si posiziona  Formigoni Roberto da Lecco. Incidentalmente è al suo quarto mandato come presidente della regione Lombardia e dal 14 giugno anche iscritto nel registro degli indagati per una storia di corruzione in concorso con altri. Altri che poi sarebbero quelli con i quali andava in vacanza.
Il megalomane non ha il senso della misura e neppure del ridicolo ecco perché il Formiga, come lo chiamano amorevolmente gli intimi, le spara grosse e se ne esce con espressioni del tipo: “conosco il mio popolo e il mio popolo conosce me”. Da monarca assoluto, Che poi sia lui il vero proprietario di quel popolo non risulta agli atti ma ne è stata presa debita nota. Poi si vedrà. E poiché il titolo del meeting recita “la natura dell'uomo è rapporto con l'infinito” come non immedesimarsi? Ovviamente nell'infinito. E quindi parlare solo di sé stesso, delle sue eccellenze (ignorando che non è oro tutto quel che brilla) e ovviamente del suo essere vittima di un complotto che per ora è definito solo come mediatico. Poi, eventualmente, si penserà a quali altri aggettivi aggiungerci.  Sui “complotti” peraltro dalle sue parti sono maestri.  Ma per concludere, ci vuole il grande tocco, quello mega. E quindi boom, la notiziona: il Papa prega per lui, e per giunta tutti i giorni.
Ma dai. Che se anche fosse sarebbe un affare privato da non sbandierare ai quattro venti.
E poi, comunque, Benny ha ben altro da fare. Gestire il Vaticano sembra facile ma non ce la si cava con tre pater-ave-gloria. Si devono  affrontare un sacco di problemi e magari anche mettere un po' d'ordine. Innanzi tutto ha il problema della servitù che non è più come quella di una volta: mette le mani ovunque e gli scompiglia le carte, poi deve stare attento alla cassa, i conti di casa non sempre tornano e non tutti sono chiari e c'è il dubbio che qualcuno faccia la cresta, quindi c'è la questione dei suoi ministri che si scambiano, felpatamente, sportellate che stenderebbero un rugbista, in più ha il problema di quelli col testosterone a mille, e su questo c'è poco da ridere. Per non parlare della questione delle staminali, delle coppie di fatto e dei matrimoni gay e del calo delle vocazioni. Insomma ce n'è abbastanza per arrivare a sera stravolti. E figurarsi se dopo tutto questo Benny si ricorda del Formiga. Ma neanche per idea. 
Nel 1931 Robert Musil scriveva: “Se la stupidità non assomigliasse  perfettamente al progresso, al talento, alla speranza o al miglioramento nessuno vorrebbe essere stupido.” Ma forse qualcuno sì.