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venerdì 16 aprile 2021

Da 1 a 10 quanto è delinquente Formigoni?

 Ha fatto voto di castità e s'è fidanzato, ha fatto voto di povertà e si è arricchito. Si dice cristiano e viene condannato per corruzione. Deve scontare oltre cinque anni: in carcere passa solo cinque mesi. Adesso i suoi amici azzeccagarbugli gli garantiscono il vitalizio: 7.000€ al mese. Il delitto paga

 

Premessa

Il vocabolario Treccani alla voce delinquente recita: Nel linguaggio giuridico, persona che ha commesso un fatto previsto dalla legge come delitto; in senso più generico, chiunque abbia commesso reato.

Svolgimento - 1

Dato quanto sopra, ricavato da sì autorevole fonte, viene il dubbio sul come appellare, perché non se l’abbia a male, il Formigoni Roberto. Certo non è più senatore, certo difficilmente signore dato che, sempre il Treccani recita: Persona educata e raffinata nei modi e nei gusti, e anche . Persona ricca, che dispone di larghi mezzi. La prima versione di definizione viene difficile da accostare al Formigoni Roberto senz’altro per le obbrobriose giacche da suburbano arricchito e poi anche per come trattò, solo a titolo di esempio, la Carretta Gaia, sua infelice portavoce, quando le ordinò di spaccare la faccia a Cristina Parodi, pena il licenziamento. Posa più da don Rodrigo, che peraltro veleggiava dalle sue parti, che dell’austero Fra’ Cristoforo. E anche sulla seconda definizione vien qualche dubbio visto che dei larghi mezzi accumulati circa cinque milioni di eurini sono stati sequestrati a scopo conservativo dai magistrati. E allora non restano che parole di uso comune del tipo delinquente, ladro, in virtù della sentenza passata in giudicato, o ergastolano nella accezione di carcerato-detenuto-galeotto. Il lettore potrà scegliere quella che riterrà più appropriata.

Svolgimento – 2

In piena pandemia, mentre ogni giorno gli italici contano da trecento a cinquecento e oltre morti e altre centinaia finiscono negli ospedali, e intere categorie economiche sono alle strette e aumentano i disoccupati e la cassa integrazione, la Commissione Contenziosa, leggiadro nomignolo, del Senato della Repubblica, ha trovato il tempo di riunirsi e, dopo molteplici ponzamenti, arrivare alla scova del giusto azzeccagarbuglio per deliberare che al, premettete la definizione che più preferite escludendo quelle cassate dalla logica, dal buon senso e dalla storia, Formigoni Roberto sia consentito di ricevere il  vitalizio: settemila miserrimissimi eurini al mese.   Chi mai l’ha detto che il delitto non paga?

Svolgimento – 3

Provate a immaginarvi, perché prima o poi succederà anche a lui, quando il Formigoni Roberto si troverà di fronte al Grande Vecchio con la barba bianca. In che modo cercherà di gabolarlo? Perché ci proverà, questo è certo,Gli dirà che sì, aveva fatto voto di castità, ma lo spirito è forte e la carne debole. Che sì, aveva fatto voto di povertà, ma come si fa a rinunciare al lusso. Che sì, si faceva vedere spesso alla messa e si comunicava, ma che il settimo comandamento in fondo è solo uno su dieci. Che sì, lo chiamavano il Celeste e lui ci godeva, ma in fondo cos’è un nomignolo ancorché blasfemo? A questo punto il Vecchio già indignato, s’arrabbia proprio e gli chiede:“ da uno a dieci quanto ti senti delinquente?”  il Formiga impallidisce e allora il Vecchio decide di mandarlo all’inferno, quello di Dante, nella settima bolgia dell’ottavo cerchio dove i dannati corrono nudi, e al Formigoni Roberto alias il Formiga piaceva stare in costume sui panfili degli amici,  e le serpi a loro “ficcavan per le ren la coda”.

Dei tre svolgimenti l’unico che non si avvererà, purtroppo, sarà il terzo e il delinquente Formigoni, alias il Celeste alias il Formiga l’avrà fatta franca nel mondo di qua e anche in quello di là.

Buona settimana e buona fortuna.

mercoledì 21 agosto 2019

Crisi di governo: si scopron le tombe risorgono i morti.


La politica non è l’arte del possibile ma quella dell’eterno ritorno,  Nietzsche a riveder la sua filosofia ridotta a questo ne impazzirebbe. Eppure stanno tornando tutti quelli che si sperava di aver persi e sepolti, politicamente parlando.



Non c’è niente di meglio di una bella crisi di governo per veder rispuntare i cari vecchi amici, ormai dati per morti, politicamente s’intende, che non si vedevano da parecchio tempo. Non che se ne sentisse la mancanza, ma, si sa, fa sempre piacere rivederli, specialmente quando si tratta di fini umoristi che dirli politici farebbe arrossire e non solo Aristotele.
Ed ecco allora rispuntare dal nulla, come un fungo in autunno, il caro vecchio“mortadella” in arte Romano Prodi che, come di suo solito, butta là una proposta rivoluzionaria: il governo Ursula. Gli anziani avranno pensato alla coeva Ursula Andersen, piccolina, ma stupenda in Agente 007 – licenza di uccidere. Mentre i più giovani a Úrsula Corberó. Entrambe sexy, ma la suggestione è di breve durata e subito abbandonata pensando che la proposta viene da Prodi, baciapile il giusto. E infatti il riferimento è a Ursula von der Leyen nuova commissaria europea. Proposta non originale dal momento che assomiglia all’ammucchiata dell’Ulivo, che ti puoi aspettare di meglio? Mentre quello che si aspetta il redivivo Romano, che ha passato gli ultimi anni in una tenda fuori dal campeggio del Pd è la candidatura e successiva elezione a Presidente della Repubblica che sarebbe bello avere al Quirinale il consulente della Repubblica Popolare Cinese. Il Romano è sempre stato uno spiritoso.
Come spiritoso è sempre stato anche il Pierferdinando Casini di cui, nonostante la pluridecennale presenza in parlamento, si erano perse le tracce. Lui è un dispensatore di perle di saggezza: “la soluzione poi arriva da sola”. Fine politico dalle ampie vedute e repentini spostamenti.
Naturalmente non poteva mancare l’immarcescibile D’Alema. Anche Er Massimo sentenzia: “un governo con il M5s si può fare”. Se lo dice lui come nn crederci. Dopo la trombata dell’ultima tornata elettorale sta sgomitando in ogni dove pur di farsi ricordare nonostante i più facciano di tutto per dimenticarlo.
E poi che dire del mitico Renzi Matteo che, avendo finito i popcorn, ha lanciato per primo l’ipotesi del governo tra Pd e pentastellati a causa dei quali si è ingozzato di mais scoppiettante. Naturalmente con il supporto dell’odiata Leu. La verità è che teme come il fuoco le elezioni: primo perché Zingaretti sforbicerà alla grande il pattuglione renziano che siede in parlamento e secondo, di conseguenza, tornerebbe a contare nel partito come il due di picche e allora la scelta della nuova formazioncina politica sarebbe quasi inevitabile. Come il suo fiasco.
È ritornato sulla scena anche Scilipoti, il Belpaese nn si fa mancare nulla. Poi ci sono gli assenti. Temporanei, ça va sans dire. Per il momento non hanno parlato Tonino Di Pietro, Antonio Razzi, Ciriaco De Mita, il suo ex sottopanza Clemente Mastella e neppure Piero Franco Rodolfo Fassino che timoroso di essere bastonato a Torino è andato a farsi eleggere in Emilia Romagna, dove il Pd ha preso una bella scoppola.
Ops, ci si dimenticava di Enrico Letta che al meeting di Comunione e Liberazione, mancando Formigoni, ha ottenuto una standing ovation e ha tracciato la road map per l’Europa e spergiura che non vuole ruoli. Excusatio non petita … con quel che segue.
E gli italici? A mangiare il popcorn davanti alla TV guardando i film di Rai3

venerdì 26 luglio 2019

Ode per Roberto Formigoni


Un'ode non si nega a nessuno. Figurarsi a uno che si faceva chiamare "il Celeste"


Se hai aderito a Comunione e Liberazione  quando portavi i calzoncini corti
Se hai fatto carriera con genuflessioni continue
Se hai baciato, e non solo, mani inanellate
Se ha sproloquiato di fede ad ogni piè sospinto
Se hai calpestato la fede che dicevi di professare
Se hai mentito al tuo confessore
Se hai inghiottito il corpo del tuo Dio senza strozzarti
Se hai fatto voto di castità, ma hai copulato come tutti
Se hai fatto voto di povertà, ma ti hanno sequestrato milioni
Se hai indossato giacche dal taglio mediocre e dai colori improbabili
Se hai dimenticato dove hai passato le vacanze
Se hai perso l’agenda dove era scritto dove hai passato le vacanze
Se hai mentito ai tuoi amici
Se hai accettato di farti corrompere
Se hai minacciato di licenziamento la tua pr
Se hai minacciato di querela e non solo ogni giornalista che raccontava la tua storia
Se hai posto le basi per la distruzione della sanità pubblica lombarda
Se hai mentito ai giudici
Se hai avuto una condanna in via definitiva a cinque anni e dieci mesi per corruzione
Se hai ignorato il pentimento
Se hai avuto quello che un povero balordo del Gallaratese o del Grattosoglio neanche si sogna
Se hai ottenuto di avere una cella singola, tutta per te, nel carcere di Bollate
Se hai scontato (si fa per dire) solo cinque mesi di carcere (si fa per dire)
Se hai ottenuto gli arresti domiciliari non nella tua casa ufficiale, un bugigattolo, ma in quella di un amico medico, guarda il caso
Se hai avuto il permesso di uscire dalla casa del tuo amico
Se hai bestemmiato dicendo di aver superato il dolore del carcere con la fede.
Se hai già rilasciato interviste sprofondando nel ridicolo
Se hai la possibilità di ricontattare i tuoi vecchi amici
Se hai avuto la possibilità (certezza?) di sfangarla
Se hai avuto come soprannome “il Celeste”
Se hai avuto come altro soprannome “il Formiga”
Allora figlio mio purtroppo sei Roberto Formigoni. Purtroppo per te.

lunedì 8 gennaio 2018

Elezioni 4 marzo: rodomonte Salvini se ne andrà a braccetto con Mastella.



Prima non voleva essere l’arca di Noè del centrodestra. Ha insultato tutto e tutti, ma poi le elezioni si vincono coi voti e chiunque porti voti è ben accetto, anche Lupi, anche Zanetti. Tutto fa brodo: anche Mastella.

Mastella all'opera sui banchi di un governo qualsiasi
Non è certo che tutti se lo ricordino, ma il segretario della Lega, Salvini Matteo, ha passato diversi mesi a dir male dell’ex alleato e ora acerrimo avversario, Angelimo Alfano. E con lui di tutta la sua truppa: Lupi, Formigoni, Barbara Saltamartini e Pietro Langella che però ha fatto una ulteriore capriola carpiata doppia per finire con Verdini. Cosa vuol dire quando si ha il fisico. Oltre a dirne male aggiungeva anche che mai si sarebbe accompagnato a simili personaggi. Si intende che non si parla di persone ma di politica. 
Quando a Berlusconi venne l’idea della cosiddetta quarta gamba, dopo Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia al Matteo scoppiò l’orticaria e subito schernì l’idea: «Un conto è la quarta gamba, ma qui l’alleanza sta diventando un millepiedi.» Anche se l’idea di lanciare bordate contro qualcun altro che non fosse il solito Renzi lo stimolava. Poteva fare il Savonarola anche in casa sua. Un po’ di verginità nuova non fa mai male. E quindi agli alfaniani ormai privi di Alfano disse che la coalizione di centrodestra «non era l’arca di Noè » A cui il Lupi rispose con due battute una peggio dell’altra. La prima:«a Salvini ricordo che Noè sull'arca accolse solo animali» Facile immaginare le sghignazzate private e semipubbliche. Che doppiò con un altrettanto infelice: «Stia tranquillo, non appartenendo alla categoria, anche se mi chiamo Lupi, noi sulla sua di arca non abbiamo nessuna intenzione di salire. Anche perché non c'è nessun diluvio e lui non è certamente Noè.» Mentre invece tutti sapevano (e sanno) che quello di salire, arca o non arca, per garantirsi almeno uno strapuntino in corridoio, era (ed è) l’ambizione massima di tutta quella schiera. 
Trattandosi non di gamba ma di millepiedi ecco saltar fuori tra altri allegri personaggi della prima repubblica, uno che a vederlo mette subito simpatia: Clemente Mastella, quello che si definì il Moggi del parlamento, forse per via di deputati comprati e venduti. Quello che dopo aver fatto cadere un governo di centrosinistra di cui faceva parte ed essersi fatto un po’ di purgatorio, è tornato in corsa riuscendo a farsi eleggere sindaco di Benevento con 7416 voti. E al disprezzo salviniano rispondeva:«sei un mezzo leader, Ma chi te vole, hai perso anche a Varese “ – e aggiungeva -  Mai con Salvini.»  Anche se mai è parola ardua da dire.
Comunque per mettere una pietra tombale sull’argomento il Salvini ha dichiarato: «non c'è un progetto di Italia condivisa. Lupi è una bravissima persona, così come Zanetti di Scelta Civica, ma sono portatori di idee diverse dalle nostra.» Vero e dunque? 
E dunque le questioni serie si discutono a tavola, con un menu leggero leggero studiato apposta per convalescenti (tortelli di zucca, brasato, tortino al cioccolato) e dopo il caffè e l’ammazzacaffè che succede? Che la quarta gamba, nel frattempo ha cambiato nome e si chiama quarto polo, viene accettata da tutti anche dal rodomonte Salvini. Con un pannicello sulle pudenda: i tre del pranzo decideranno sulle candidature del quarto polo. Bah. Il fatto al dunque si risolve con Salvini che si  troverà seduti accanto pezzi di prima repubblica, ex sostenitori del governo di centrosinistra e saltimbanchi vari. 
Eggià perché c’è forse qualcuno che vuole rinunciare ai settemila e briscola voti di Mastella a Benevento? E a quelli dei simpatici fanciullini di Comunione e Liberazione e magari anche a quei due o tre che sono rimasti impigliati con Scelta Civica? La risposta è semplice: no. Aggiungendo sottovoce: non è conveniente. E allora avanti come se nulla fosse perché la convenienza è importante: è il maggior plus dei supermercati.

giovedì 24 agosto 2017

Meeting Rimini: la fiera delle ballità.

Solita passerella di ministri e politici vari. Ovvia demagogia a go-go e la platea plaude. Ma l’hanno sempre fatto da Berlusconi a Formigoni. Gentiloni si vergogna, Delrio chiede regole nuove, Fedeli vuole allungare l’obbligo scolastico diminuendo gli anni delle superiori, Poletti promette bonus. Poi ci sono gli sketch di Brugnaro e Nardella: penosi.



Ballità: neologismo dannunziano che sta per balle sparate a raffica. E questo sta succedendo alla trentottesima edizione della manifestazione organizzata da Comunione e Liberazione, nota presso i maligni come comunione e fatturazione, dati i trascorsi affaristici.. Fatto non nuovo È sempre andata così.

Questa volta sono di turno i ministri e le ministre del governo Gentiloni. Ed è stato proprio il presidente Gentiloni, da alcuni definito il bradipo o lento pede, a tenere la prolusione di inaugurazione. Discorsetto accademico in cui spuntano frasette demagogicheggianti ad uso e consumo della cattoplatea: «Mi vergogno di un pianeta – ha detto il Gentiloni - in cui un banchiere può guadagnare in un anno 185 milioni di dollari.» Non spari così alto signor Gentiloni – verrebbe da dire – provi, con sforzo, a  vergognarsi di meno e a  fare qualcosa di più. Magari potrebbe cominciare a vergognarsi dei suoi due stipendi (114.796,68€  annui/lordi che incassa come presidente del consiglio da sommarsi alle sue non piccole indennità come deputato) o delle lentezze parlamentari sulle pensioni-vitalizzi e magari anche degli sgamuffi sul gioco d’azzardo. L’ultimo tentato proprio il giorno di chiusura del Parlamento. I ciellini comunque l’hanno applaudito.

Il ministro Delrio ha seguito la strada tracciata dal Gentiloni, mettendoci un carico da 90. Con l’aria del democristiano sfatto, sembra sempre reduce da una notte insonne, ha dichiarato, parlando degli abusi edilizi, che vi è la necessità di creare nuove regole e di procedere alla demolizione degli immobili costruiti illegalmente. Complimenti. Forse qualcuno dovrebbe spiegare al signor ministro Delrio che lui è lì proprio per far questo: creare nuove regole e procedere con azioni per metterle in pratica. Ma forse lui non lo sa e neppure se ne è accorto. Lo hanno applaudito.

In ogni kermesse che si rispetti c’è anche l’angolino dei debuttanti: è stata la volta dei sindaci di Venezia e Firenze. Il primo, Luigi Brugnaro, ha dichiarato che: «Se uno si mettere a correre in piazza San Marco urlando Allah Akbar noi lo abbattiamo … dopo tre passi.» Che sia un’idiozia è evidente, definirla provocazione è nobilitarla, eppure qualcuno in platea ha applaudito. Spirito cristiano. Poi il sindaco ha aggiunto: «A Venezia abbiamo arrestato 4 terroristi.» magari qualcuno dovrebbe spiegare al signor sindaco che ad arrestare sono le forze dell’ordine e non le forze politiche. Ma forse sarebbe fiato sprecato. Comunque auguri a Venezia.
A far da contraltare la performance  di Dario Nardella, sindaco di Firenze, che si è messo a correre nel corridoi gridando «Allah Akbar.» Non l’hanno abbattuto. Forse l’ha salvato la legge Basaglia. Anche a Firenze, auguri.

Special guest è stata la ministra Valeria Fedeli, per intenderci la senatrice eletta al posto del marito e nel medesimo collegio senatoriale, si direbbe dinastico. È la stessa Fedeli che ad una trasmissione radiofonica ha dichiarato di non potersi permettere una cena in un ristorante stellato e che poi è risultata la più ricca del Senato. Cose che capitano. Come ministra del Miur (ex pubblica istruzione) la Fedeli si è dichiarata a favore della riduzione da cinque a quattro anni della scuola superiore e al meeting ha aggiunto che è per l’obbligo scolastico fino a 18 anni. Che le due affermazioni non stiano insieme è evidente. Se si deve stare a scuola fino alla maggiore età e si vuol ridurre la durata delle superiori non resta che aumentare le bocciature o gli anni delle medie o delle elementari. Salvo il fatto che non si vogliano tenere i bimbi per un anno in più alle materne. I pargoli ne sarebbero felici. Auguri agli  studenti.

Dopo la Fedeli non poteva mancare il ministro Polettisecond special guest. Per intenderci quello che ha suggerito ai giovani di non spedire il curriculum ma di andare a giocare a calcetto o che si felicitava per i giovani rompiscatole che abbandonano il Paese. Lui. Questa volta è arrivato con la proposta di un bonus assunzione che dovrebbe generare 300.000 nuovi posti di lavoro. Ancora non ha afferrato, il Poletti ed il governo tutto con lui, che i posti di lavoro non si creano con i bonus. Se non lo capisce è inutile spiegarglielo. Ha aggiunto il Poletti che:«Dobbiamo assolutamente evitare ci siano comportamenti furbeschi che cerchino di utilizzare in qualche modo le norme.» Il fatto che si sia accorto  delle furbate di alcuni imprenditori depone a suo favore. Anche se una rondine non fa primavera.

Nei prossimi giorni sarà la volta di Angelino Alfano, Andrea Orlando e Fausto Bertinotti. Il divertimento continua.
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Il meeting di Rimini organizzato da Comunione e Liberazione è la passerella che segna il gradimento del mondo cattolico (quello più integralista e numeroso) verso il governo di turno ed i suoi partiti. Che, però, gli son sempre piaciuti, a prescindere. Come dimenticare le ovazioni per Berlusconi Silvio mentre si faceva le leggi a suo uso e consumo, poi  condannato a quattro anni per frode fiscale, e quelle per il Roberto Formigoni, condannato a sei anni, nei bei tempi in cui veleggiava con il suo coinquilino Perego, che mai s’accorse che il “celeste” era anche fidanzato. Come si conviene a chiunque faccia voto di castità. 

lunedì 22 ottobre 2012

Indovinello: ha fatto buttar via 800 milioni e ora si scandalizza per 50. Chi è?

Bhe è certo che veder gettare denaro dalla finestra non piace a nessuno. Specialmente se quel denaro lo si è guadagnato col sudore della fronte e lo si potrebbe impegnare con grande profitto in azioni socialmente utili.
Il Maroni occhialuto
Naturalmente suona un po' strano che chi ieri era esageratamente prodigo con i denari dei contribuenti oggi scopra così, all'improvviso, l'importanza della virtù della parsimonia. Non è mai troppo tardi, diceva il maestro Manzi.
Ma questa non è la sola trasformazione di Roberto Maroni in arte Bobo con una recente e furiosa passione per le ramazze e le scopate virulente. Passione nuova che ha superato quella antica per la musica e le tastiere del gruppo “distretto 51”. Che magari se avesse continuato solo a suonare la nazione ne avrebbe tratto giovamento.
Ma come criticare la virtù. Anche se strumentale.
Eh sì perché c'è della strumentalizzazione in tutta questa voglia di parsimonia. Il Bobo ovviamente non la racconta giusta quando a chi l'intervista chiede che le nuove elezioni regionali lombarde coincidano con quelle nazionali e quindi si tengano in marzo o aprile.Sostiene che “non si possono buttare nel cesso 50 milioni dei contribuenti lombardi” e non sa proprio immaginarsi come il prefetto possa permettere che si tengano due elezioni nel giro di poche settimane.
Già come può il prefetto permettere che tanti denari “si buttino nel cesso”?  Ovviamente la domanda è retorica nei contenuti e nei toni. Nei toni dimostra che nonostante gli sforzi di apparire presentabili  e in doppio petto (curiosa l'assonanza con il vecchio msi di Almirante) la retorica degli spadoni, degli elmi cornuti, delle canottiere, dei gestacci e del linguaggio, per così dire, poco elegante è dura a morire. D'altra parte anche quelli hanno diritto di voto e con i chiari di luna che ci sono è meglio non perderli.
Sul versante dei contenuti invece l'ex ministro dell'interno dovrebbe sapere come si fa a sprecare denaro pubblico anche in momenti di difficoltà economica. Eh sì perché Roberto Maroni è stato, anche se i più non non se ne ricordano,  ministro dell'interno per ben due volte.
Il Maroni baciante
La prima dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995 e la seconda dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011. All'epoca del secondo incarico portava gli occhialetti con la montatura rossa. Forse voleva apparire originale e trasgressivo. Che se la sua trasgressione fosse stata tutta lì pazienza, in tutti i gruppi c'è sempre quello bizzarro, in fondo ci sta. Il fatto è che oltre agli occhialini ci ha portato anche le ridicole ronde padane e, cosa senz'altro più seria, la condanna della Corte europea dei diritti umani sui respingimenti in mare. Bel colpo ex e si spera mai più ministro.
Comunque, anche sullo sperpero di denaro pubblico ha maturato una bella esperienza, infatti per ben due volte, diconsi due volte ha contribuito a disgiungere le date dei referendum da quelle di elezioni già in corso. La prima volta è' successo nel 2009 quando il referendum sul porcellum (creatura del suo amico e  sodale di partito Calderoli, attualmente sparito dai media, forse perché non può più varare leggi porcata) avrebbe potuto tenersi il 6 e 7 giugno in concomitanza con le votazioni per il parlamento europeo e a quelle amministrative: 4000 comuni su 8000 e 73 provincie su 110. Invece si tennero tra il primo e secondo turno delle amministrative. Costo per l'erario: 400 milioni. Un'altra vera porcata. Per rimanere in tema. L'obiezione all'accorpamento fu ridicola tanto quanto gli occhiali del ministro dell'interno :gli elettori. con tutte quelle schede si sarebbero confusi  Evvabbè.
L'esperienza al Maroni deve essere piaciuta così tanto che nel 2011 ha voluto riprovare l'ebrezza di bruciare altri milioni con il non accorpamento dei referendum su nucleare e acqua pubblica con le elezioni amministrative.  L'anno scorso però gli andò male, anzi malissimo: gli inventori della legge porcata persero sia i referendum che le amministrative. Tanto per dire: anche l'allora ministro in carica Roberto Castelli  a Lecco sua città natale fu trombato sonoramente. Gli italiani videro evaporarsi altri 400 milioni. 
Il Maroni ramazzante
Così il saldo di cui dobbiamo ringraziare anche, perché non fu il solo responsabile, Roberto Maroni al netto delle porcate è di 800 milioni. Complimenti signor ex ministro.
Ora, caro amico della ramazza, non sarebbe più onesto dire che, dopo le notizie sugli investimenti africani, le paghette ai figli del capo e la ristrutturazione della villetta di Gemonio, alla  Lega conviene avere più tempo per uscire dall'angolo e far rosolare a fuoco lento quel volpone del Formiga e con lui anche il pdl? E che si spera che il voto regionale tiri la volata a quello nazionale? Che poi è quello che tutti hanno capito. Ma se proprio si vuole essere machiavellici e far finta di essere politici raffinati si potrebbe provare a dire che il tempo è poco per la messa a punto di un progetto in grado di affrontare la gravisssssima emergenza lombarda. O con linguaggio metaforicamente criptico (poi in separata sede agli ex amici del trota si spiegherà il significato dell'espressione) dire che si stanno cercando ramazze ancor più resistenti e in numero superiore perché la pulizia da fare è tantissima e si deve arrivare pure negli angoli più reconditi. 
Magari, con un po' di sforzo e dandosi di gomito gli elettori lombardi potrebbero pure crederci. Bersela tutta no, ma far finta di crederci forse sì.
Sempre che non decidano loro, gli elettori, di ramazzare i neoramazzatori.