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lunedì 8 gennaio 2018

Elezioni 4 marzo: rodomonte Salvini se ne andrà a braccetto con Mastella.



Prima non voleva essere l’arca di Noè del centrodestra. Ha insultato tutto e tutti, ma poi le elezioni si vincono coi voti e chiunque porti voti è ben accetto, anche Lupi, anche Zanetti. Tutto fa brodo: anche Mastella.

Mastella all'opera sui banchi di un governo qualsiasi
Non è certo che tutti se lo ricordino, ma il segretario della Lega, Salvini Matteo, ha passato diversi mesi a dir male dell’ex alleato e ora acerrimo avversario, Angelimo Alfano. E con lui di tutta la sua truppa: Lupi, Formigoni, Barbara Saltamartini e Pietro Langella che però ha fatto una ulteriore capriola carpiata doppia per finire con Verdini. Cosa vuol dire quando si ha il fisico. Oltre a dirne male aggiungeva anche che mai si sarebbe accompagnato a simili personaggi. Si intende che non si parla di persone ma di politica. 
Quando a Berlusconi venne l’idea della cosiddetta quarta gamba, dopo Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia al Matteo scoppiò l’orticaria e subito schernì l’idea: «Un conto è la quarta gamba, ma qui l’alleanza sta diventando un millepiedi.» Anche se l’idea di lanciare bordate contro qualcun altro che non fosse il solito Renzi lo stimolava. Poteva fare il Savonarola anche in casa sua. Un po’ di verginità nuova non fa mai male. E quindi agli alfaniani ormai privi di Alfano disse che la coalizione di centrodestra «non era l’arca di Noè » A cui il Lupi rispose con due battute una peggio dell’altra. La prima:«a Salvini ricordo che Noè sull'arca accolse solo animali» Facile immaginare le sghignazzate private e semipubbliche. Che doppiò con un altrettanto infelice: «Stia tranquillo, non appartenendo alla categoria, anche se mi chiamo Lupi, noi sulla sua di arca non abbiamo nessuna intenzione di salire. Anche perché non c'è nessun diluvio e lui non è certamente Noè.» Mentre invece tutti sapevano (e sanno) che quello di salire, arca o non arca, per garantirsi almeno uno strapuntino in corridoio, era (ed è) l’ambizione massima di tutta quella schiera. 
Trattandosi non di gamba ma di millepiedi ecco saltar fuori tra altri allegri personaggi della prima repubblica, uno che a vederlo mette subito simpatia: Clemente Mastella, quello che si definì il Moggi del parlamento, forse per via di deputati comprati e venduti. Quello che dopo aver fatto cadere un governo di centrosinistra di cui faceva parte ed essersi fatto un po’ di purgatorio, è tornato in corsa riuscendo a farsi eleggere sindaco di Benevento con 7416 voti. E al disprezzo salviniano rispondeva:«sei un mezzo leader, Ma chi te vole, hai perso anche a Varese “ – e aggiungeva -  Mai con Salvini.»  Anche se mai è parola ardua da dire.
Comunque per mettere una pietra tombale sull’argomento il Salvini ha dichiarato: «non c'è un progetto di Italia condivisa. Lupi è una bravissima persona, così come Zanetti di Scelta Civica, ma sono portatori di idee diverse dalle nostra.» Vero e dunque? 
E dunque le questioni serie si discutono a tavola, con un menu leggero leggero studiato apposta per convalescenti (tortelli di zucca, brasato, tortino al cioccolato) e dopo il caffè e l’ammazzacaffè che succede? Che la quarta gamba, nel frattempo ha cambiato nome e si chiama quarto polo, viene accettata da tutti anche dal rodomonte Salvini. Con un pannicello sulle pudenda: i tre del pranzo decideranno sulle candidature del quarto polo. Bah. Il fatto al dunque si risolve con Salvini che si  troverà seduti accanto pezzi di prima repubblica, ex sostenitori del governo di centrosinistra e saltimbanchi vari. 
Eggià perché c’è forse qualcuno che vuole rinunciare ai settemila e briscola voti di Mastella a Benevento? E a quelli dei simpatici fanciullini di Comunione e Liberazione e magari anche a quei due o tre che sono rimasti impigliati con Scelta Civica? La risposta è semplice: no. Aggiungendo sottovoce: non è conveniente. E allora avanti come se nulla fosse perché la convenienza è importante: è il maggior plus dei supermercati.

domenica 19 marzo 2017

18 Marzo 2017: muore Chuck Berry, Alfano fonda Alleanza Popolare, la nazionale di rugby perde.

Con Chuck si sono shakerati nel ballo milioni di ragazze e ragazzi (e adesso anche di vecchietti). Era una leggenda da vivo lo sarà di più da morto? Alfano chiude il Nuovo Centro Destra ed apre Alleanza Popolare neanche fosse una pizzeria però non sarà “nuova gestione”. La nazionale italiana di rugby conquista con sudore e fatica il suo dodicesimo cucchiaio di legno e la settima Whitewash
 (imbiancata).


Il 18 marzo di quest’anno è caduto di sabato che a dire di Giacomo Leopardi è la più bella giornata della settimana pregna com’è delle tante aspettative per il dì di festa. Dal cilindro delle tante notizie quotidiane ne spuntano tre che di bello hanno poco e in comune ancora meno: Angelino Alfano fonda un nuovo partito, la nazionale di rugby chiude la sua partecipazione al Sei Nazioni all’ultimo posto e al di là dell’oceano muore Chuck Berry. Non necessariamente si deve vedere una correlazione tra i tre fatti anche se, per le note considerazioni sulla complessità, il battito d’ali di una farfalla sul mar della Cina può scatenare un tornado nel middle west americano. Con questo non si vuol considerare la fondazione del nuovo partito di Angelino Alfano alla stregua di  battito d’ali di farfalla. Si farebbe torto alla farfalla e sarebbe irrispettoso ancor prima che imperdonabile.

La notizia più seria  e importante è la morte di Chuck Berry. Di nome in verità faceva Charles Edward Anderson per l’abitudine che hanno quelli del sud di rimpinzare i nuovi nati di tanti nomi che poi condensano in un brevissimo funny name.  Accadde così anche a Jean-Louise Finch detta Scout protagonista di Il buio oltre la siepe. Chuck aveva novanta anni, che non sono pochi, e ha suonato e composto fino all’ultimo. Non ne aveva bisogno poiché già da vivo era una leggenda, ma lo faceva lo stesso. Con Jerry Lee Lewis ed altri è stato tra i padri fondatori del roch ‘n’ roll vera rivoluzione da cui derivano tutte le correnti della musica pop. Senza di lui non ci sarebbero stati gli Animals, gli Stones, i Beatles e tutti gli altri a seguire. Emozionanti i suoi duetti con Tina Turner, Keith Richards, John Lennon, Eric Clapton. Come talvolta succede ai mortali ha avuto diverse disavventure giudiziarie e, come si fa negli Usa, le pagò tutte con il carcere e multe salate. Roba da non credersi per gli italici parlamentari. Comunque con la sua musica milioni di ragazze e ragazzi si sono shakerati nei più disperati balli e si sono divertiti come pazzi. Adesso lo fanno ancora, ma da vecchietti. Many thanks Chuck.

Al dunque Angelino ha chiuso Ncd (nuovo centro destra) ed ha aperto Ap che sta per Alternativa Popolare. Un semplice cambio di insegna, come qualche volta si fa con le pizzerie, dove però si aggiunge anche un adesivo con la scritta “nuova gestione”. Nel caso di Alternativa Popolare invece neanche quella è nuova. Oltre ad Alfano ci saranno i soliti dioscuri, gli ex Forza Italia che non hanno voluto mollare il posto di ministro o sottosegretario quando i berluscones sono usciti dal governo, non uno di più ma, considerando quelli tornati all’ovile di Arcore, qualcuno di meno. Eminenza grigia dell’operazione Maurizio Lupi, che la sa lunga avendo studiato dai preti e frequentato l’oratorio. Ex demo(ne)cristiano. È lui che, orologio alla mano, detta i tempi della fondazione. Il nuovo partito non sarà di destra e neanche di sinistra ma solo di centro. Non andrà a sinistra, ma neanche a destra: resterà fermo dov’è. Nel vuoto pneumatico. È così sgombro di contenuti il nuovo partitino che i grafici, per connotarlo in un modo purchessia, nel logo ci hanno infilato un cuore. Il che è come dire che Alleanza Popolare ama sè stessa.   Almeno lei.


La nazionale italiana di rugby, su diciassette partecipazioni al 6 nazioni ha conquistato il suo dodicesimo cucchiaio di legno, trofeo appannaggio della squadra ultima classificata e settima Whitewash (imbiancata) che si merita chi arriva ultimo senza aver vinto neanche una partita. Alleluya. Un cronista del Corsera ha scritto che andare a vedere la nazionale italiana di rugby è come andare all’opera: si sa già come finisce ma si vuol solo vedere come cantano. Il risultato è quasi scontato e quindi, talvolta, la consolazione è sapere che contro i big di questa disciplina si possa solo contare sul “miglior peggior risultato”. Espressione che può nascere solo nella nazione dei Moro e dei Rumor, ahinoi. Il rugby evidentemente non è sport italico: si deve vincere tutti insieme e non uno solo, la palla va sempre lanciata indietro e alla conquista della meta partecipa tutta la squadra. Di filosofia italica non c’è quasi niente. Però ci si ostina a partecipare e questa è la sola buona notizia.

venerdì 26 agosto 2016

Al terremoto mancava il fine umorismo di Sallusti. E le banalità degli altri .

Sallusti vuole che si ripeta il miracolo del duo Berlusconi-Bertolaso andato in scena a L’Aquila. Renzi: magari anche no. La solita solidarietà pelosa di politici che invadono twitter. I casi Lupi Serracchiani. Ferruccio De Bortoli gioca con le parole. E fa male.

Di Alessandro Sallusti tutto si può dire meno che non sia un fine umorista. Lo ha dimostrato molte volte nel suo disperato immolandosi in difesa del fratello del suo editore. L’ha fatto una volta di più (di immolarsi e di manifestare il suo sense of humor) scrivendo l’editoriale dal titolo «Forza Italiani Forza Renzi» apparso oggi, 25 agosto, sul quotidiano che meritatamente dirige. Solo a un fine umorista poteva venire in mente di raccomandare all’attuale Presidente del Consiglio di ispirarsi per la gestione del dopo terremoto di Amatrice a quanto fece il duo Berlusconi-Bertolaso sette anni fa a L’Aquila. 

Il simpatico direttore de il Giornale non si trattiene dal definire quell’operato come «il miracolo del duo Berlusconi-Bertolaso». E infatti è stato più che miracoloso andare a far passerella per ben 31 volte in quella martoriata città in meno di due anni di presidenza del consiglio, che neanche Naomi Campbell durante la settimana della moda. Per gli amanti della statistica significa quasi più di una volta al mese tenuto conto che negli ultimi del 2011 il Berlusconi Silvio aveva ben altre gatte da pelare. E altrettanto miracoloso è stato che nessuno si sia sfracellato al suolo stando sui balconcini delle case prefabbricate piazzate nelle sedicenti newtown. Così come ha anche del miracoloso che i denari immediatamente inviati da Obama, Merkel e dagli altri cinque capi di Stato presenti a quel G8 non siano stati adoperati per procedere hic et nunc alle opere cui erano stati destinati. E come non bastasse nella speciale classifica dei miracoli del duo B&B (che non sta per Bed&Breakfast anche se qualche attinenza con la prima delle due “b” senz’altro c’è) è il fatto che lo stato del centro storico de L’Aquila nel novembre del 2011, alla fine della trista avventura del Berlusconi Silvio a palazzo Ghigi fosse più o meno quello della mattina del 6 aprile 2009. Che poi nei cinque anni a seguire poco o nulla sia cambiato non è un buon motivo per giustificare il pregresso. Per chi infine avesse perso il senso della memoria, e senz’altro il Sallusti Alessandro è tra questi, può far un tuffo in quei giorni rivedendo il documentario di Sabina Guzzanti dal titolo Draquila. Comunque il Renzi Matteo ha già declinato l’invito sallustiano rispondendo in tempo quasi reale: «Non faremo quello che ha fatto Berlusconi.» Ottimo, finalmente. Sempre che poi non si arrivi a fare peggio che come noto al peggio non c’è limite.

Qualche dubbietto comunque il Renzi Matteo lo lascia dicendo «non lasceremo solo nessuno.» Che in potenza è una bella frase che però è già stata raccontata e in atto ha quagliato pochino.
Ma il simpatico Sallusti non è l’unico ad utilizzare strumentalmente il drammatico evento, ci si mettono anche i twittatori compulsivi quelli che non possono passare giorno senza che un loro cinquettio, quando non sono molti di più, invada noiosamente e melensamente twitter. L’importante è esserci al di là del senso e, talvolta, della decenza. In casi di calamità la solidarietà, quella virtuale s'intende va a fiumi, per quel che costa. E allora perché non aggiungerci anche un bell’abbraccio? Lo fanno, quasi con le stesse parole, sia Maurizio Lupi che Debora Serracchiani entrambi «si stringono alle famiglie delle vittime.» Frase che a ben guardarla, magari con un po’ di logica, non si capisce cosa voglia significare anche considerando il fatto che gli estensori della medesima se ne stanno ben distanti e magari anche comodi. Insomma il solito esercizio di retorica che nulla sposta sul lato pratico, specialmente se personale. Altro sarebbe se alle parole seguissero fatti come ad esempio impegnare l’orologio di famiglia o magari rinunciare ad una mensilità, soprattutto da parte di chi ne ha più d’una, e devolverne il ricavato a uno dei tanti fondi per la ricostruzione. Magari anche senza tanta pubblicità come fanno tutti quelli che silenziosamente mettono mano al borsellino. Detto così, senza malizia o retro pensieri.

Poi c’è anche chi si balocca con le parole e ne mette in fila un tot, calmierato solo dai 140 caratteri. Ferruccio De Bortoli scrive:«#terremoto il dolore per chi non c’è più, l’aiuto a chi soffre e ha perso tutto, il grazie ai tanti che si prodigano con tutte le loro forze»  Vien da rispondere: il dolore è cosa seria e va rispettato evitando di infilarsi abusivamente in quello di chi lo patisce, l’aiuto o è concreto o non è e quindi mano al portafoglio personale, magari aderendo all’insegnamento «non sappia la mano destra quello che fa la sinistra». La frasetta sul grazie riecheggia il solito “armiamoci e partite”. Magari un poco di silenziosa (e concreta) dignità aiuterebbe.

sabato 21 marzo 2015

Per Lupi è l’ora, se ne va, ma non molto lontano.

Ripete di non essere inquisito il che è vero. Però alcune cose non si fanno solo perché non si devono fare. Lo si spiega ai bambini quando si mettono le dita nel naso. Certi regali poi, direbbe Holiday Golightly fanno un po’ cafone. Quanto a competenza: pochina.

E così Maurizio Lupi, il terrone di Baggio come si autodefinisce, ha dato le dimissioni. Per prendere questa epocale decisione ci ha messo solo 72 ore, ha tenuto a precisare, omettendo però di fare il puntuale computo del numero degli spintoni che si son resi necessari per convincerlo. Ma giunti a una certa età si è soggetti ad amnesie, e questo ci sta. Unici suoi difensori sono stati un’altra dimissionaria da ministro, la De Girolamo nota per la famosa frase: «Fagli capire chi comanda, mandagli i controlli …» e un vecchio ex socialista di sinistra, otto legislature e un passaggio attraverso la P2, cioè Fabrizio Cicchitto. Volendo o potendo si poteva scegliere di meglio.

Comunque, ha tenuto a dire Lupi, «Me ne vado a testa alta». E' una battuta retorica buona come qualsiasi altra di quella fatta in quelle circostanze. Oggettivamente si poteva cercare qualcosa di un filino più originale, ma è anche vero che ad ascoltarlo non c’era quasi nessuno. Quindi inutile sprecare le energie e il costo di un buon ghostwriter. Ciò che maggiormente colpisce è come il protagonista non colga gli elementi portanti sia sotto l’aspetto formale che sostanziale dell’intera vicenda. Che per il conseguimento della laurea un ragazzo riceva un orologio è normale, se a regalarlo sono i nonni che di solito per i nipoti stravedono. Ci sta anche che sia un amico di famiglia, basta che non appartenga al gruppo di quelli che ricevono dal papà tanti e ben remunerati,incarichi di lavoro e soprattutto  che il papà non sia un amministratore di cosa pubblica. Che poi il regalino sia un pataccone d’oro che Holiday Golightly, protagonista di Colazione da Tiffany, bollerebbe come  «un po’ cafone» è nello stile della storia. E solo per non far demagogia si omette di dire che per pagarlo ci vogliono otto o dieci mesi del salario di un laureato precario. I figli si sa sono piezz e core e chi non si darebbe dà da fare per loro? Ma per il combinato disposto di cui sopra meglio non chiedere a chi vive degli appalti del ministero di papà. Trincerarsi poi come unico dato di bravura del giovane virgulto dietro il 110 e lode lo espone solo a perfide ironie.. Così come val poco ripetere a mo’ di mantra: «Non sono inquisito», che magari per scaramanzia si dovrebbe aggiungere, almeno sottovoce, un bel «per il momento». Anche perché mettere dei blocchi al corso della storia o alla provvidenza, non è prudente.

D’altra parte il Lupi Maurizio non ha capito che, come spiega Wittgenstein, alcune azioni non si fanno semplicemente perché non vanno fatte. È come quando si dice ad un bambino che non si deve mettere le dita nel naso: perché? Perché non è bello. Tutto qui. Ma forse è un azzardo pensare che Lupi abbia mai sfogliato qualcosa del filosofo austriaco troppo preso a leggere Tempi, il settimanale di Comunione e Liberazione di cui peraltro detiene quote azionarie.  Eppure qualche campanello avrebbe dovuto sentirlo suonare come quando, nel febbraio del 2014,assieme ad altri cinquecento parlamentari, c’era pure Gasparri che pare sbadigliasse, papa Francesco tenne un sermone lungo il giusto sui sepolcri imbiancati i farisei e la corruzione. Con la scusa di essere un prete che viene da dove finisce il mondo e con qualche difficoltà con l’italiano Francesco ha mischiando passato e presente lanciando più di un avvertimento. Chissà che in Vaticano già non si sapesse qualcosa. Si sa mai. C’è chi su quelle parole ci scherzò sopra e adesso ha tempo di meditarle stando al fresco.  E qualcosa di simile Francesco ha ripetuto quando ha incontrato (5 marzo 2015) gli ottantamila di CL dove invitava «ad essere liberi».

Però per essere liberi bisogna sapere e a dar ascolto alle registrazioni Lupi Maurizio pare non avesse idea di dove stesse lavorando, si fa per dire, e cosa stesse facendo: non distinguere una strada da una ferrovia vien difficile anche alla signora Maria. Per non dire della sua più completa ignoranza sui costi che invece la signora Maria di solito ha sulla punta delle dita.

Ha finito il suo discorso l’ex ministro Lupi Maurizio dicendo che la politica si può fare anche stando dai banchi del parlamento e la cosa è suonata vagamente minacciosa poi ha aggiunto che andandosene rafforza il governo. E magari qualche perfido avrà pensato che se lo imitassero anche Madia, Boschi, Alfano e Orlando, tanto per i dire i primi quattro che vengono in mente questo sarebbe un governo fortissimo. Vuoi mai mettere che qualcuno non ci pensi.

In ogni caso Lupi Maurizio se ne va, sì, ma solo un poco più in là. Pare sia già pronto per lui il posto di capo dei deputati di Ncd spostando Nunzia De Girolamo a chissà che. In fondo per fare il capogruppo la competenza necessaria è minima. Prudenza però vorrebbe di attendere lo sviluppo e magari anche la fine dell’evento. Se qualche filo del sistema Incalza verrà a scucirsi, che ci si spera proprio, si avrà ad un bel rimescolamento di carte e quando questo dovesse accadere verrà poi difficile chiamarsi fuori.  Che dimettersi due volte di fila sarebbe sì originale ma anche bruciante.

sabato 7 luglio 2012

Il bosone, Schettino e gli altri. Ogni giorno ha il suo carico di chicche

Venerdì 6 luglio 2012 tra giornali e televisioni si sono raccolte 6 chicche. Potevano essere di più ma perché demoralizzarsi?

Andando con ordine:
Il bosone
1- Il Bosone di Higgs è appena nato, dopo ben 48 anni di gestazione, che sono parsi tanti anche agli elefanti e alle balene (1)  che già l'han fatto carico di immense responsabilità. Innanzi tutto gli è stato affibbiato il nomignolo di “particella di Dio” che di suo è una contraddizione in termini.
O per dirla con quelli colti un ossimoro.  Dio o è o non è. E sopratutto, in ogni caso,  è un “intero”. Il fatto che lo si possa fare a pezzi o parcellizzare neanche fosse un'azienda di stato italiana (di cui però si dice, quando la si divide, che se ne è fatto uno spezzatino) proprio non ci sta concettualmente.
2 - Probabilmente affascinato dall'idea della parcellizzazione della divinità, il comandante Schettino ha pensato (e qui la logica è proprio bandita per decreto) di prenderne in prestito una parte: solo la mano.  E quindi con la serenità di un eletto, sul suo memoriale di difesa ha scritto che: “fui guidato da una mano divina.” (2)  Che se ci fosse stata anche altro, ad esempio la testa, di quella sventurata nave non ci resterebbe neanche il fumaiolo. Il bosone prontamente intervistato ha dichiarato la sua estraneità alla vicenda: al momento dei fatti non era ancora venuto alla luce, non conosce  (e neanche vuol conoscerlo)  Schettino e da ultimo lui è solo una particella. Di non si sa ancora bene cosa. Ma comunque particella e non una mano.
3 - Anche Maurizio ridens Lupi, più noto come la controfigura della figlia di Fantozzi che come vicepresidente della Camera dei Deputati, ha le sue rimostranze. Di questi tempi chi non le ha? Ma le sue sono particolari. Intervistato da Monica Guerzoni ha dichiarato che: “non siamo oche giulive né camerieri di Berlusconi, non si può definire così la classe dirigente del PDL, è sbagliato nei toni e nei contenuti.” (2)
Non è Lupi ma
la figlia di Fantozzi.
L'originale.
Ed è stato per questo “non essere ocahe giulive” che lui e la classe dirigente del PDL (che se invece di classe si parlasse di gruppo, sarebbe più appropriato) si sono bevuti la storia egiziana, quella delle serate di classe ad Arcore (ora trasformate in burlesque, che senz'altro è spettacolo lontano dalla classe), mai hanno visto alcun conflitto d'interesse in alcune leggi, e neppure mai hanno discriminato comici e conduttori televisivi, così come hanno volontariamente approvato che  alle elezioni di ogni ordine e grado fossero state messe in lista signorine dalla specifica, evidente ed indubitabile preparazione politica. Anzi per la politica ci erano tutte più che portate: portatissime.  Che invece ad ammetter di aver fatto la parte (se non di essere)  un'oca giuliva forse ci si guadagnerebbe.
4 - Così come ci avrebbe guadagnato a parlare meno la ministra Cancellieri.
Commentando la sentenza su quanto accaduto nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 la ministra Cancellieri, tra l'altro a detto: “ è un prezzo altissimo che paghiamo, perché perdiamo alcuni nostri uomini migliori”. Che se chi è stato responsabile di quel massacro, in quanto comandante, è considerato il migliore c'è da chiedersi come sia il peggiore. Qualsiasi merito sia stato acquisito in passato nello svolgimento dell'attività dai condannati non giustifica né cancella l'enormità dei comportamenti tenuti a Genova. L'etica non è una partita a carte dove la briscola cambia seme ad ogni giro di mano.  O è sempre o non è.
Meglio se è. Sempre.
La ministra Cancellieri
5 - Giusto per rimanere in tema anche il comandante Manganelli ha voluto dichiarare: “ l'istituzione accoglie la sentenza della magistratura con il massimo dovuto rispetto.” E vien da rispondere: e ci mancherebbe altro! Oltre a tutto dottor Manganelli lei è un dipendente dello Stato, e anche ben (troppo) pagato, stipendio annuo di oltre 621mila € che neanche il capo della CIA, ci mancherebbe solo che si mettesse a contestare le sentenze della magistratura. Dopo quel massacro bisogna saper usare le giuste e ragionate parole o, alternativamente, tacere.  Poi non contento ha aggiunto “è il momento delle scuse ai cittadini”. Ma come,  dottor Manganelli, a parte che quel che è successo mai avrebbe dovuto succedere, le scuse andavano fatte il giorno dopo non a 11, diconsi 11 anni di distanza. E dopo una sentenza. Bastava il buon senso,
6 - Nella giornata ha aperto bocca anche Renato Brunetta. (3) Ma di lui è inutile dire.

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(1) la gestazione delle balene può arrivare, per gli esemplari di più grandi dimensioni  a 16 mesi mentre quella degli elefanti indiani è di 645 giorni
(2) Corsera, 6 luglio 2012,
(3) TG la7 delle 20,00

mercoledì 23 maggio 2012

Budrio è la nuova Stalingrado d'Italia?




Quella che vedete qui sopra raffigurata non è una nuova arma segreta, non è un nuovo modello di sommergibile atomico, anche se un pochetto gli assomiglia, non è neanche l'astronave di nuova generazione su cui imbarcare il trio Gasparri-Larussa-Lupi perché vadano a portare il verbo berlusconiano su Ogle-Tr-56b (1) . Che un poco, quasi tutti ci si spera.
Guardate bene e provate ad indovinare. Ancora qualche secondo....
Niente da fare eh?
Ebbene questa è un'ocarina. Un'ocarina di Budrio.
Budrio, antico borgo della provincia bolognese, fino a ieri era noto nel mondo intero solo ed unicamente per questo meraviglia 150 anni, gli hanno danto a fiato.
D'altra parte la preveggenza per essere preveggenza ha bisogno di tempo. Mica si può avverare il giorno dopo.
E dunque il prode Gianluigi Bersani, per mantenere viva la metafora tra ocarina e pd, a chi gli faceva incidentalmente notare la sconfitta in quel di Parma a favore della lista 5 stelle ha prontamente risposto che: uno, “non si tratta di una sconfitta ma di una non-vittoria” e due “a Garbagnate (hinterland milanese) e Budrio abbiamo vinto”.Naturalmente il fatto che gli abitanti di Parma siano oltre quattro volte la somma dei due piccoli comuni e che la vittoria in entrambi i casi sia stata di stretta misura (51vs 48) mentre la non-vittoria hancora sotto il papato, il partito socialista era di là da venire e il pd e D'Alema e Veltroni e il resto del team pidiino nessuno se li era mai immaginati neppure negli incubi più tremendi, anche se qualcuno mormora che Giuseppe Donati avesse poteri di preveggenza. E i fatti, a distanza di circa 150 anni, gli hanno dato ragione: c'è assonanza metaforica tra l'ocarina e il pd: entrambi suonano, anche se una suona con grazia mentre l'altro suona vuoto: entrambi sono senza testa. E questo è un dato inconfutabile. < prime div style="margenso a Budrio hanno tremato, perchè se è facile immaginare l'agitato Beppe Grillo nei panni di Belzebù diventa un po' più difficile vedere Antonio Giacon (5 stelle) in quelli di Friedrich von Paulus e Giulio Pierini (attuale sindaco pd) in quelli di
Georgij Konstantinovič Žukov.
E quindi tutti ad immaginarsi Budrio come la nuova Stalingrado d'Italia (quella di prima, Sesto San Giovanni dopo il passaggio di Penati Filippo, non è più tanto in auge).
Alle prime voci in questo s sconvolto più nno tremin quel di Budrio. Nessuno si immagina di doversi barricare nel Museo dell'Ocarina o nel Teatro Consorziale o nella Bottega del Majale, (storico spaccio di carne suina) o nel Palazzo Comunale, (edificato nel XV secolo
 in stile gotico, accostato alla Torre dell'Orologio) per tenere alto l'orgoglio del pd dall'attacco dei grillini.
Noooooooo. Nessuno ci pensa.

Antonio Giacon

I due budriesi hanno bei facciotti placidi e tranquilli che danno più l'idea del buon senso che quella dei guerrafondai. E poi vedersi associare a Stalingrado senz'altro ha sconvolto più d'uno, in quel di Budrio. Nessuno si immagina di doversi barricare nel Museo dell'Ocarina o nel Teatro Consorziale o nella Bottega del Majale, (storico spaccio di carne suina) o nel Palazzo Comunale, (edificato nel XV secolo in stile gotico, accostato alla Torre dell'Orologio) per tenere alto l'orgoglio del pd dall'attacco dei grillini.
Noooooooo. Nessuno ci pensa.
Giulio Pierini
Qui le cose procedono placide,e tranquille, si vive di ocarine, che sono esportate in tutto il mondo, USA e Cina incluse, grandi gruppi le hanno usate, compreso Bing Crosby e i Duran Duran. Le ocarine hanno una loro dignità e un loro ben specifico posto nell'Olimpo della musica: sono classificate come aerofoni labiali e appartengono alla famiglia dei flauti globulari. Mica bruscoli. Ecco, si chiedono in molti, perché Gianluigi Bersani a imitazione dell'orocarina non si cerca anche lui una bella classificazione, che non sia quella di essere il ventriloquo di D'Alema, e magari di far parte della famiglia dei politici di cui fidarsi e per esempio con qualche bella idea innovativa. E di sinistra.



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(1) Ogle è il pianeta più lontano dalla terra, dista circa 10 trilioni di chilometri. L'annuncio della scoperta del pianeta è stata data l'8 gennaio 2003 ed è da allora che si sta facendo opera di persuasione sui due camerati e sull'amico di comunione e fatturazione, che si sono detti disposti ad andarci solo se accompagnati da Berlusconi in persona. Che se fosse sarebbe un colpo stupendo. Da jackpot ,
(2) nello stesso anno Giuseppe Mazzini fondava il Partito d'Azione, movimento repubblicano, Andrea Costa compiva due anni e il Manifesto del Partito Comunista sei. Quelli sì che erano tempi.

martedì 1 maggio 2012

Er pappagallo scappato


Uno dei più gustosi aforismi,di John Stuard Mill recita: “i conservatori non sono necessariamente stupidi ma la maggior parte degli stupidi sono conservatori”. (1 In nota si trova la frase originale in inglese per la felicità di Beppe Severgnini e di Elsa Fornero. Entrambi vanno matti per la lingua di Albione anche se il primo è nato a Crema e la seconda non sa come si traduce “paccata di miliardi” che se l'avesse saputo la Camusso si sarebbe bevuta l'abrogazione dell'articolo 18).
A dimostrazione che ogni mondo è paese l'aforisma mantiene il suo senso e, ad essere sinceri un po' lo amplifica,se a “conservatori” sostituiamo “aderenti al pdl”.o berlusconiani
Infatti negli ultimi tre giorni ben quattro esponenti di quel trust di cervelli che ci ha governato fino allo scorso novembre hanno parlato. Ovviamente il livello delle loro dichiarazioni è stato direttamente proporzionale alla loro statura politica. Quindi basso. Molto basso. Il fatto che tra questi ci sia Renato Brunetta non ha influenzato il nostro giudizio.
L'intenzione era quella di attaccare Monti Mario e di screditarlo agli occhi dell'italico popolo ma crediamo abbiano sortito il risultato contrario.
L'attacco sembra studiato a tavolino. Sono partiti, lunedì 30 aprile, il Brunetta di cui sopra con un articolo più lungo di lui su “il giornale” mentre in contemporanea sul Corriere della Sera si esibiva l'ex ministro dell'economia Tremonti Giulio poi in serata è seguito l'intervento di Ignazio-Benito-Maria-Larussa e infine oggi 1 maggio ci è toccato a Maurizio “ridens” Lupi.
Tutti evidentemente appena atterrati da Marte hanno voluto dare prova del loro stato di confusione mentale.
Brunetta Renato, appena disceso dallo scranno di ministro della Pubblica Amministrazione (8 maggio 2008-11 novembre 2011) ha scritto che  “non possiamo trascurare un'emergenza fiscale che è ormai giunta a livelli di vera e propria intollerabilità, e di cui solo un marziano potrebbe non accorgersi'' e quindi incita il governo a tagliare la spesa pubblica. Bravissimo. Chissà dove a dormito negli ultimi tre anni.

Tremonti Giulio (che già solo con il cognome il Mario ci fa risparmiare) non le ha mandate a dire e s'è erto (memore delle sue frequentazioni con il celodurista Bossi) a paladino delle vedove, dei poveri e degli indifesi neanche fosse lo sceriffo di Nottingham. Che rubava ai poveri per dare ai ricchi. Proprio lui, il Giulio Tremonti che nell'ordine è stato l'inventore della finanza creativa, quello che ha condonato il condonabile dopo aver detto che mai ne avrebbe fatto uno, quello delle cartolarizzazioni (che significa far finta di aver incassato oggi quello che non si incasserà domani), quello che voleva vendere le spiagge ma anche i mari, i laghi, i monti e magari pure qualche fettina di marciapiede), quello dello scudo fiscale per i capitali portati all'estero, quello che ha negato la crisi fino all'ultimo, quello che, grazie anche alla demagogica abolizione dell'ICI, ha allargato il buco di bilancio. Quello che non credeva nella globalizzazione. Quello che veniva addirittura redarguito da Giuliano l'apostata Ferrara che arrivò a dirgli “monate lo dica a sua sorella”. Già (poco) onorevole Tremonti queste monate le racconti a sua sorella.
Come non bastesse dopo questi tiri di fioretto ecco intevenire con il solito nodoso bastone Ignazio-Benito-Maria-Larussa. A riprova che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Il fine bolitigo s'è lanciato in uno spericolato: “a mettere le tasse è capace qualsiasi ragioniere”. Vero. Verissimo. Anche a governare è capace qualsiasi vero uomo politico. Se c'è. Digiamogelo.
Ultimo della schiera Maurizio-ridens-Lupi. Chissà poi che c'avrà sempre da ridere. Non si sa. Lui ciellino, neanche tanto vaga rassomiglianza con la figlia di Fantozzi,  non è un rozzo manganellatore e quindi un po' minaccia e un po' blandisce. Dandoci così la quasi certezza che moriremo democristiani.
Tutti questi simpatici interventi, un filino stupidi, perchè sopra le righe ridigiamogelo, hanno un po' irritato Marione nostro (che non sempre ci piace, diciamolo) il quale ha cominciato a tirar fuori quel che avrebbe dovuto già dire a novembre. Ovvero che la crisi è figlia dell'inanità del governo Berlusconi (che assomiglia a una crasi tra burlesque e fresconi) e dei suoi scardellati ministri e che metterci una pezza sarà ben difficile. E che, se non lo lasciano lavorare in pace, potrebbe anche andarsene. Sottinteso “e poi voglio vedere chi vi vota (fresconi)”.
Questo risveglio rammenta una poesia di Trilussa (2): er pappagallo scappato
Lei me chiamò e me fece: - Sarvatore,
er pappagallo jeri scappò via
perché nu' richiudeste er coridore;1
eccheve er mese,2 e fôr de casa mia.-
 
Te para carità, te pare core,
pe' 'na bestiaccia fa' 'sta bojeria,
mette in mezz'a 'na strada du servitore
che deve portà er pane e la famîa?...
 
Ma io so tutto: er fatto der tenente,
le visite a Firenze ar maresciallo,
la balia a Nemi... e nun ho detto gnente.
 
Percui stia attenta a lei, preghi er su' Dio,
ché se me manna via p'er pappagallo
vedrà che pappagallo3 che so' io!

E le dica queste verità, senatore a vita Mario Monti che ci saranno utili. Anche se le conosciamo già.
PS.
Nelle ultime ora hanno parlato anche Gasparri, Cicchitto, Matteoli. Questi non li commentiamo. Sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

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1) “Conservatives are not necessarily stupid, but most stupid people are conservatives”
2) Per i più giovani ed Elsa Fornero che troppa impegnata con l'inglese quasi senz'altro non conoscerà Trilussa e la sua ironia. Trilussa è l'anagramma del cognome di Carlo Alberto Salustri,1871-1950, fu poeta romanesco satrico e moraleggiante, nominato senatore a vita pochi giorni prima di morire commentò:”mi hanno nominato senatore a morte”.
Note alla poesia:
1) Corridoio.
2) Il mensile.
3) Che sorta di referendario.