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mercoledì 15 aprile 2026

La Meloni Giorgia rafforza la nostra immagine nel mondo.

Il comportamento dell'attuale governo di destra rafforza l’opinione che le cancellerie del mondo hanno da sempre degli italici. Evviva.


La Meloni Giorgia, più furba di quanto sia intelligente, ha posto un altro tassello allo scarabocchio al quale sta alacremente lavorando da tre anni e mezzo. Ha rafforzato lo stereotipo degli italiani come non affidabili. Vero: la storia non si ripete, ma spesso l’oggi assomiglia, talvolta in maniera impressionante, allo ieri. E di solito in peggio. Si ricorda nel mondo come i Savoia,disgraziatamente identificati con il popolo italiano,  raramente abbiano finito una guerra stando con chi l’avevano iniziata. Il “grande statista Mussolini”, definizione data dalla Meloni Giorgia, era pronto a sganciarsi dalla tossica alleanza con l’imbianchino tedesco, quando la sconfitta era evidente, ma non ne ebbe il coraggio; nell’ultimo appuntamento il capo nazista lo accolse urlando come un ossesso e il sedicente duce, spaventato e tremebondo tacque e subito si ritirò. Poi si travestì da caporale tedesco per passare il posto di blocco. Pessima figura. Ma questo sanno fare i fascisti: coraggiosi quando in squadra vanno a picchiare un singolo, pronti alla fuga appena c’è un minimo di reazione; si rammenti come Emilio Lussu, da solo, mise in fuga un manipolo di camice nere intenzionato a bruciargli la casa. Oggi la Meloni Giorgia, aspirante pontiere, per calcolo elettorale, quindi per vigliaccheria, ha deciso di recidere il rapporto con il Trump Donald J, nelle cancellerie avranno pensato: “i soliti italiani”. E quindi la nostra credibilità scende al minimo. Questo succede quando si decide di essere sgabelli e la Meloni Giorgia ha fatto di tutto per assumere questo ruolo, in esclusiva. Piccola postilla numero uno: non è stato il Trump a tagliare il rapporto, ma la  pretesa underdog della Garbatella. Il primo s’è sentito tradito, abituato agli sdilinquimenti precedenti: proprio quanto è successo. Piccola postilla numero due: la solidarietà, merce senza valore quando non supportata da fatti concreti, espressa dalla Schlein  Elly e degli altri corifei è fuori luogo: non si può compatire l’incendiario, piuttosto il bosco.

Buona settimana e buona fortuna.

lunedì 6 aprile 2026

Se Trump morisse le borse schizzerebbero?

Senz’altro i bookmaker londinesi ci stanno già lavorando e raccogliendo le puntate. All’apparenza il mondo cambierebbe, ma in realtà non si muoverà di uno zig.

Senz’altro partirebbe uno spericolato rally che metterà a dura prova le coronarie degli investitori. Tuttavia il punto sarà come il nefasto evento andrà a manifestarsi. Certo gli appassionati di algoritmi stanno già pensando di dare una risposta. E comunque prima di loro i bookmaker londinesi hanno già pronte le quotazioni. C’è da scommetterci. Senz’altro la causa e modo del passaggio a miglior vita di the Donald è elemento dirimente. Probabilmente il suicidio, come accaduto all’amico Jeffrey Epstein, verrebbe dato 5000:1, come la vittoria del Leicster in Premier League.  Probabilmente più modesta sarebbe la vincita nel caso di un colpo apoplettico sul campo da golf di Mar-a-Lago. A una certa età, settantanove anni a mesi ottanta, sforzarsi nello swing, specialmente nel backswing, ma tutte le quattro posizioni hanno notevoli gradi di pericolosità, può portare a patimenti: dal colpo della strega a quello apoplettico. Ovviamente con l’avanzare dei giorni i rischi aumentano. Inoltre il controllo dei campi da golf non è propriamente agevole e dunque la possibilità di infiltrati malintenzionati è tutt’altro che remota. Oltre agli infiltrati, per rimanere sullo stesso segmento d’azione, va considerata la possibilità di rendere esplosive le palline. Non si pensi sia un’idea peregrina, la CIA ha pianificato di uccidere Fidel Castro con sigari esplodenti, per cui siamo lì. Nei servizi segreti assumo solo ceativi, possibilmente svalvolati. L’operazione cubana comunque non andò in porto, pure quella delle palline di Trump pare difficile. Nel caso il Donald entrerebbe nella classifica dei presidenti morti in carica, otto quasi il venti per cento. Forse la carica non porta bene. In ogni caso: quattro deceduti per cause naturali e quattro sparati. In ciascuno dei due si muoverebbe la classifica e probabilmente, potendo scegliere preferirebbe il secondo: se ne parlerebbe a iosa, senz’altro avrebbe all’attivo un documentario alla JFK, una commissione parlamentare come la Warren  libri, saggi trasmissioni televisive come se piovesse. Sai la gratificazione dell’ego. Il tumore alla prostata è quotato decisamente meno essendo neoplasia abbastanza comune, forse l’ha anche già avuto e (quasi) nessuno lo sa. Potrebbe considerarsi anche l’incidente stradale con tanto di carambola, ma dopo i film di Van Damme e consimili sarebbe un dejà vu. Però i bookmaker non si fermeranno solo a questi casi stimeranno anche gli effetti collaterali. In borsa il comparto armi patirebbe una flessione, però lieve data la grinta della Ursula e della Kaja e anche del Guido (Crosetto) e della Giorgia; non potrebbero più fare sfoggio del latinorum: si vis pacem para bellum. La guerra con L’Iran probabilmente finirebbe a breve e quindi apertura dello stretto di Ormuz e quindi … sciambola. Giù il prezzo del petrolio, dei fertilizzanti e pure del gas… Col tempo, lungo, scenderebbe anche quello della benzina alla pompa, sul carrello della spesa invece nessuna illusione: chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto, con invito a dimenticare il passato. Insomma il cetriolo finisce sempre nello stesso posto del consumatore. La questione israelo-palestinese tornerebbe ad essere regionale e comunque con scarso impatto sull’economia mondiale. Sull’Ucraina boh, è un guazzabuglio tra russi, fratelli? cugini? e quelli non li capisce nessuno. Infine l’incognita dell’isolazionismo minacciato ma mai attuato: gli americani, si sa, non sono capaci di starsene buoni a casa loro: vivono di esportazioni e di guerre (mai più vinta una dopo la seconda mondiale) in compenso tendono a considerare i due termini come sinonimi. Esportano democrazia facendo la guerra o viceversa. Sono però fortunati: durante le ultime si sono sempre imbattuti nel petrolio, cosa vuol dire il caso. Last but not least mancherà materiale per chi campa di satira, ma gli artisti italici non ne risentiranno troppo, hanno solo l’imbarazzo della scelta: Tajani, Craxi, Boccia e tutto il resto del parlamento. Alla fine, se non si è scommettitori incalliti resta solo aspettare per vedere. E se ne vedranno delle belle.

PS. Lunga vita al Trump Donald J.

Buona settimana e buona fortuna


mercoledì 9 aprile 2025

La Giorgia vola a Washington.

Il viaggio della Meloni Giorgia a Washington a due giorni dai dazi europei e aver sentito quel che il Trump Donald J.D.  si aspetta dagli alleati non butta bene.

Al dunque dopo un po’ di palleggi, va-non-va-va-no-non-va-si-va, finalmente la Meloni Giorgia ha avuto il placet del suo mentore ammerigano e in conclusione luce verde. Veramente una sfortuna andare nella tana del grizzly bear  giusto a due giorni dal via libera ai dazi  europei contro gli Usa. E non solo, dopo la chiara dichiarazione del Trump Donald J. sul cosa si aspetta dai suoi alleati: quelli in fila per entrare alla Casa Bianca. E barcamenati oggi e barcamenati domani alla fine non si sa più dove si è: La Giorgia sta andando a Washington, ma cosa va a fare non sa, vola molto in alto, non vede niente, non si vede un accidente da lì. Lucio Dalla docet. Certo ci vorrebbe un pensiero strategico in testa, ma se alle spalle l’imperativo categorico è solo vincere! si va poco lontano. E la nemesi storica è lì a raccontarcelo. L’idea di partecipare, solo per sedersi al tavolo dei vincitori e senza pensiero strategico, era stata stentoreamente declamata ottantacinque anni fa  e si sa come è andata a finire. Ma c’è anche un altro episodio che la Meloni Giorgia dovrebbe aver ben presente e se non lo ricorda dovrebbe ben studiarselo: quando l’italico duce incontrò il teutonico führer per chiedergli il permesso di sganciarsi, ma non ebbe il coraggio di presentare la richiesta perché il tedesco, ancor prima di qualsiasi parola dell’alleato, cominciò a sbraitare e parlò ininterrottamente per ore. Al piccolo italiano rimasto in silenzio rimase solo dichiararsi d’accordo. Senza sapere sul cosa. A Washington potrebbe accadere lo stesso. Allo yankee non manca la fantasia e il carattere. Un piccolo suggerimento: Ogni piccolo movimento, spara. Prima che l'altro faccia lo stesso con te Ogni piccolo movimento, spara. A questo punto cosa si potrà dire al ritorno della Meloni Giorgia? Forse come disse Cicerone: "Scimus quod ille tibi dedit, et quod tu illi dedisti" .

Buona settimana e buona fortuna.


sabato 1 marzo 2025

Fontana, Vaturi, Zelensky, Trump, Vance, Kissinger, Meloni.

 Gli uomini e le donne di potere spesso dimostrano di aver poca contezza di quel che gli succede intorno, così come di essere assolutamente ignoranti in storia. Qualche ripasso farebbe loro bene.


Il Fontana Attilio, si imbufalisce perché la Lombardia raggiunge solo il settimo posto tra le regioni nella classifica stilata dal Ministero della Salute. Per essere chiaro definisce la questione con un iconico termine istituzionale: «Puttanate», aggiungendo che quanto si fa a Roma non lo riguarda affatto. Forse pensa alla secessione. Tale appassionata e viscerale difesa della sanità lombarda fa intendere come il presidente della regione, camici a parte, conosca poco o nulla delle questioni del comparto. Se solo provasse, scavallando le agevolazioni derivategli dal suo status, a prenotare una visita scoprirebbe che per una cataratta, in quel di Bergamo, la lista d’attesa è di un anno come del resto, in quel di Milano, per una visita neurologica al Besta, mentre per la stessa visita in una struttura meno blasonata i mesi d’attesa sono solo sette, facendo il paio con l’attesa di cinque mesi per averne una reumatologica. Magari vivere il territorio anziché darsi da fare per ripristinare i vitalizi aiuterebbe a non dire puttanate.

Chi sia Vaturi Nissim fuori da Israele lo sanno in pochi o forse addirittura nessuno. Costui, giusto per completezza d’informazione, è il vicepresidente della Knesset, il parlamento israeliano, ed è anche membro del partito del Likud. Per farsi conoscere dal mondo intero ha deciso di fare un discorso spericolato durante il quale ha detto:«(I palestinesi di Gaza) sono feccia, subumani, nessuno al mondo li vuole. I bambini e le donne vanno separati e gli uomino eliminati». Pensava probabilmente di essere originale senza aver contezza come simili teorie siano vecchie come il mondo. C’è sempre da qualche parte un popolo definito feccia da sterminare. L’hanno fatto i portoghesi in Brasile, gli spagnoli in tutto il Sudamerica, gli yankee  con i nativi nordamericani, e poi i turchi con gli armeni e guarda caso i nazisti proprio con gli ebrei. Chissà perché i fanatici di destra sono sempre così ignoranti da non conoscere la storia. O forse il Vaturi Nissim si ispira proprio ai quei suoi ideologici fratelli di Germania. Senz’altro la senatrice Segre Liliana, il Mieli Paolo, il Lerner Gad con tutti gli ebrei di ogni nazione, saranno impalliditi nel leggere simili orrende bestialità e avranno gridato vibranti proteste. Forse.

Volare per oltre dieci ore per essere preso a pesci in faccia non è da tutti eppure lo Zelensky Volodymyr l’ha fatto. Il suo incontro con il Trump Donald e il Vance J.D. non poteva andare diversamente. Lucio Caracciolo l’ha definito: «Un suicidio assistito». Lo sceriffo Trump e il suo vice Vance si sono comportati come fossero in un saloon e non nello studio ovale della Casa Bianca e si sono sballotato il povero ucraino come in un film western. E quindi giù sganassoni verbali, non sono passati alle vie di fatto solo per l’anzianità del Trump Donal e la pancenta del Vance J.D.

Diceva il Kissinger Henry: «Essere nemico degli usa può essere pericoloso esserne amici è fatale». L’aforisma dovrebbe ben stamparsi nelle menti di tutti i governanti facenti parte della Ue e in particolare della Meloni Giorgia. Al momento desaparecida dal Parlamento. Essere lo sgabello di un alleato enormemente più grosso, iracondo e violento quando si arrivain fondo porta a dire:«Ci hanno sempre trattato come servi e alla fine ci hanno anche tradito». Non è una novità, a sfogliare i libri di storia.

Buona settimana e buona fortuna.

mercoledì 22 gennaio 2025

Il bacio della pantofola.

 La cerimonia per l’insediamento di Trump è stata lunga come la fame e noiosa quanto una messa cantata ortodossa. Gli smericani non lo sanno, ma questo rito risale agli assiri babilonesi.



In poco più di quindici giorni seconda trasvolata oceanica della Meloni Giorgia. Italo Balbo, giusto per rimanere nella stessa tradizione, lo fece una sola volta, in compenso gli americani gli dedicarono una giornata , il 15 luglio, l’Italo Balbo’ day, una avenue, la settima e i Sioux lo proclamarono Capo Aquila Volante ( in seguito i Navajo per non essere da meno nominarono Tex Willer Acquila della Notte , ma questa è u’altra storia). Italo Balbo attraversò Chicago e New York su auto scoperta mentre dagli uffici gli gettarono milioni di coriandoli e cenò con il Presidente Roosevelt. Insomma, i grandi d’America facevano a gara per farsi fotografare con lui.E questa non è una storia che vada riscritta.  Il primo viaggio meloniano nella politica del Nuovo Mondo è stato a sorpresa, di poche ore: si era scapicollata a Mar-a-lago (il resort del tycoon) per chiedere al futuro Presidente Trump il beneplacito per scambiare uno scienziato iraniano, forse terrorista, con la giornalista Cecilia Sala. Trump è un umorale, ha apprezzato il gesto e in quattro e quattro otto ha acconsentito. Forse non sapeva neanche di cosa si stesse parlando. Comunque ha trovato il tempo di dire della Meloni «Ha preso d’assalto l’Europa», è una bella frase qualsiasi cosa vaglia dire. E  poi tutti a vedere un documentario. In aggiunta il Donald ha pensato bene di invitarla a partecipare alla  sua nomina ufficiale a quarantasettesimo Presidente USA. Un rito lungo come la fame, al confronto le messe cantate della Chiesa ortodossa russa  sono una passeggiata, noiosissimo e si rifà, ma questo gli americani non lo sanno, all’antico rito assiro babilonese del bacio della pantofola. In altre parole sotto le mentite spoglie di una festa si consuma l’atto di fedeltà dei vassalli, valvassori  e valvassini. A ciascuno la scelta del dove posizionarsi. Al tempo degli assiri la pantofola era baciata per davvero, ma oggi questioni igieniche sconsigliano l’atto e al dunque basta la presenza. Questo secondo viaggio la Meloni Giorgia se lo sarebbe pure risparmiato, ma per tema di essere scavalcata dal Salvini Matteo s’è sacrificata. Chissà che si aspettava la Meloni Giorgia, magari di essere accolta dal Donald o quanto meno dall’Elon, invece no, troppo impegnati con i pezzi grossi: i commessi l’hanno pilotata all’ultima fila assieme al Milei e le hanno messo davanti dei marcantoni che al confronto quello vero sembra un nanerottolo. Neanche una miserrima fotografia col pollice alzato. Adesso  tornata mestamente in Italia avrà da meditare: non sull’attacco all’Europa o sul ponte tra UE e USA, ma su quei fotogrammi che la riprendono tristemente schiacciata contro il muro. Chissà che vorranno dire…

Buona settimana e buona fortuna

domenica 27 marzo 2022

Joe il guerriero. Volodymyr il realista. Alessandro il cancellato.

Joe Biden da slipper a warrior. Volodymyr Zelenskji sta cominciando a capire il vero ruolo dell’Ucraina. Alessandro Orsini è stato cancellato da Wikipedia.Ma Forza Nuova ha la sua paginetta.


L’idea che Donald Trump riuscisse in politica  ad azzeccarne una non ci ha mai sfiorato e la storia ci sta purtroppo dando ragione. Il capelluto Trump per tutta la passata campagna elettorale ha bollato il competitor Biden come: Joe the slipper, Joe l’addormentato. Mai errore fu più clamoroso. Non solo Joe Biden non è un addormentato, è addirittura un feroce guerriero: Joe the warrior  Negli ultimi giorni si è calato nella tenzone Ucraina Russia con il cipiglio di un vero Attila. Ha definito Vladimir Putin come tiranno, macellaio, assassino, criminale di guerra. In buona sostanza gliene ha dette di tutti i colori. Quanto a dargliene questa è tutta un’altra storia. Ricordate l’adagio: quanto me ne ha date, sì, ma quante gliene ho dette. Quel che è certo è un fatto minimale: tutte queste esternazioni portano il tavolo delle trattative un poco più in là e con lui si allontanano ipotesi di pace. Probabilmente Joe Buden si è fatto influenzare dal Draghi Mario il quale, mentre il giovane Macron parla di trattativa, si sbraccia lanciando grida bellicose del tipo: «più armi all’Ucraina, l’Ucraina nella UE e il 2% del Pil in armamenti». Un genio del tempismo. Ma un camminatore sulle acque a queste bazzecole neanche ci fa caso. Ai due guerrafondai del “armiamoci e partite” ha risposto il Zelenskji Volodymyr, lui di bombardamenti se ne intende, dicendo: «Dateci l’1% dei vostri carri armati e dei vostri aerei» poi ha aggiunto «Mancate di coraggio». Forse sta cominciando a capire che all’Occidente dell’Ucraina in quanto Ucraina non gliene può fregar di meno, ma in quanto pedina di un bel gioco beh, allora ha un certo interesse. Infine due righe sull’Adriano. Per intenderci quell’Orsini Adriano direttore e fondatore dell'Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della LUISS, è stato cancellato da Wikipedia. Non che sia un gran danno, ma è un sintomo fastidioso e ancor di più pericoloso. Se si comincia a cancellare chi la pensa diversamente la strada è in discesa e  ben cosparsa d’olio. Soprattutto tenendo conto che Roberto Fiore, leader di Forza Nuova e di altra simil paccottiglia, un posto in Wikipedia ce l’ha. Così come tutti gli scannatori del terzo reich e fascisti vari. Già è stata una porcheria quella fatta dalla RAI e dal suo amministratore delegato Carlo Fuentes, guarda caso nominato dal Draghi combattente che tanto disquisisce sul valore dei contratti, al dunque non era necessario doppiarla con un’altra, per di più miseranda.  

Buona settimana e buona fortuna.

P.S. Joe the slipper alias the warrior ha detto che toglierà l’Europa dal ricatto del gas russo. Lo fornirà lui. Costerà un tantino di più, ma per la libertà si paga questo e altro.