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mercoledì 21 dicembre 2022

Più Italia in Europa

In Europa l’Italia si fa notare per via del Panzeri Pier Antonio e i suoi amici. Se la ride la Commissione europea per le misure, bocciate, sul Pos e i contanti. L’avvocato di Silvia Panzeri vuol sapere se nelle carceri belghe si osservino i principi dei diritti dell’uomo.


«Più Italia in Europa!» ha detto la Meloni Giorgia, Presidente del Consiglio, con intenzione di scuotere l’Italia e magari anche un po’ terrorizzare l’’Europa. In verità questo grido di dolore è arrivato fuori tempo massimo: in Europa e in Italia. In verità di Italia in Europa ce n’è un bel po’, anzi, anche troppa. Sono stati esportati alcuni manufatti made in Italy di tutto rispetto: il buon umore e un pizzico di cialtroneria. Ora negli ultimi tempi in cialtroneria si è andati un po’ oltre, ma comunque ci sta. Un ex parlamentare europeo, tre legislature, prima si è fatto corrompere e poi ha indossato i panni del corruttore. Così dicono gli inquirenti del Belgio. Alti pianti e indignazione e arrabbiatura sesquipedale si sono levati dalla base di sinistra colpita nell’onore, mentre il vertice s’è dichiarato, con tutta la capacità burocratica di cui è capace; parte lesa. La base s’è messa a recriminare sui bei tempi, quando la moralità era (quasi) di moda, dimenticando un fatto: il Panzeri Pier Antonio è nato nel 1955 è diventato segretario della Camera del Lavoro Metropolitana quando aveva quarant’anni, anno di grazia 2005, quindi ha fatto tutta la gavetta nel vecchio PCI, Enrico Berlinguer è morto nel 1984, ma non deve aver imparato granché e se ha imparato qualcosa l’ha dimenticato presto e tutto. Così va il mondo. Se questa vicenda fa lacrimare, la base, altro fa  invece ridere, e nella Commissione Europea lo stanno ancora facendo. Dopo le sparate sull’andare in Europa a testa alta e con la schiena dritta e a sistemare le cose la Commissione ha bocciato tutte le misure identitarie prese dal governo di destra a partire dal Pos e dall’innalzamento ai contanti. Per dirne due. E ci vorrà poco quando saranno bocciate anche le risibili misure strombazzate sulle giustizia dal neo ministro Nordio Carlo. In attesa di questo nuovo show ecco pronto a coprire l’intervallo l’avvocato delle signore Maria Dolores Colleoni e Silvia Panzeri, rispettivamente moglie e figlia di quel Panzeri Pier Antonio collezionista di bancanote. L’avvocato De Riso (si legge De-Riso e non Deriso come potrebbero ironizzare alcuni maligni) s’è opposto alla richiesta di estradizione della signora Silvia Panzeri in Belgio dichiarandosi, tg3 della Lombardia del 20 gennaio, in attesa acciocché:«il Ministero (della Giustizia italiano) possa accertare se nelle carceri belghe vengano osservati i principi generali della convenzione europea dei diritti dell’uomo e cioè un trattamento equo». Lo scompiscio è d’obbligo. Come del resto la ricerca del senso del ridicolo. Forse è meglio l’augurio affinché in Europa ci sia sempre meno Italia, con buona pace della Meloni Giorgia, Presidente del Consiglio. E ancora non s’è parlato esplicitamente di pizza e mandolino, ma è nelle cose.

Buona settimana e Buona fortuna

venerdì 30 maggio 2014

Tutti per Renzi. Renzi per tutti.

Da Fassino a Chiamparino passando per La Torre. E poi Moretti, Speranza e financo Stumpo, Zoggia e D’Attorre. Tutti renziani. Poi a rivendicare paternità ci si mettono anche Letta Enrico e Monti Mario. Ultimo arriva anche Fassina Stefano. Renzi si può guardare dai nemici ma dagli amici chi lo guarda?

Zoggia e D'Attorre: due new entry tra i renziani
Non c’è come vincere per scoprire di essere molto popolari e soprattutto di avere degli insospettati estimatori. E di averne anche in quantità industriale. Amici, poi? Come se piovesse. Anzi quelli che fino a ieri erano più nemici che non si può si stanno scoprendo oggi, a vittoria raggiunta, tra i più amici.  Che poi amici è parola riduttiva sono amicissimi. E da quando? Praticamente da sempre. Anzi a ben pensarci addirittura da prima che il bravissimo Matteo partecipasse alla Ruota della Fortuna. Eh sì, perché gli amici veri quelli dei quali ti puoi fidare ad occhi chiusi, come disse Cleopatra accarezzando l’aspide, sono lungimiranti e possono dimostrare con chiarissima evidenza di quanto vedessero lontano. Sensazione irripetibile per i più, ma non per Renzi. 

Già dopo il trionfetto delle primarie, Matteo aveva scoperto che vecchi elefanti del Pd gli si erano accodati. Roba da non credersi. Prima l’avevano tacciato di tutto e adesso lì a scodinzolare. Prendi uno come Fassino e capisci come gira il mondo. Uomo dall’occhio lungo il longilineo Piero che in tempi per nulla sospetti aveva detto: «la politica del tutti a casa non serve, è un atteggiamento populista e una manifestazione di rabbia.» E si stava riferendo non al canuto Grillo Beppe ma al giovane rampante Renzi Matteo. E da abile stratega qual è lo faceva solo per nascondere le sue vere intenzioni. E con lui anche Latorre, ex fedelissimo dalemiano doc, Chiamparino e poi Veltroni e compagnia cantante e suonante. Alcuni dell’ormai sparuto gruppo di minoranza, all’interno del Pd speravano in un tonfetto (piccolo tonfo) alle europee ma ahiloro non c’è stato. Così dopo l’eclatante vittoria anche D’Attorre e Zoggia sono diventati neorenziani che a dire della Moretti (ex portavoce di Bersani) e di Speranza (ex bersaniano ma tuttora capogruppo alla Camera) si cade nel banale. Loro avevano già annusato l’aria. 

La sera dei risultati elettorali si è visto in bilico anche il prode Stumpo (che più bersaniano non si poteva). D’Alema, che è sempre stato per la doppia linea, se ne sta schiscio (espressione dialettale per dire tranquillo ma rende più efficacemente il concetto) perché spera in una nomina alla Commissione Europea. Posto peraltro ambito anche da Letta Enrico che qualche settimana addietro ha timidamente rivendicato che alcune impostazioni dell’attuale governo altro non sono che il proseguimento del suo lavoro. Più sfacciato il loden che cammina in arte Monti Mario, anche perché garantito da un posto da senatore a vita.  Il Monti, che non dichiarava da lunga pezza, né d’altra parte se ne è sentita la mancanza,  finalmente ha fatto conoscere il suo pensiero, debole, e senza arrossire ha dichiarato:«Matteo Renzi sta riaffermando la linea politica del mio governo.»  e poiché le bischerate sono come le ciliege e viaggiano in coppia ha aggiunto: «Non è di sinistra né di destra.» Perché se è vero che un tombino è un tombino il dove lo si mette e a vantaggio di chi fa la differenza e questa si chiama politica. Che è fatta da una destra e da una sinistra. Ma spiegarlo a lui è tempo sprecato.

Le sorprese migliori sono quelle (teoricamente) inaspettate è a questo ha posto rimedio Fassina Sterfano dichiarando:«Su Matteo ho sbagliato è l’uomo giusto al posto giusto.» e poi ha aggiunto: «Non salgo sul carro del vincitore e non voglio poltrone.» Excusation non petita accusatio manifesta, i romani in materia la sapevano lunga.

Unico a difendere la posizione di un tempo è rimasto Bersani Pierluigi che durante una di quelle pippose trasmissioni del mattino s’è posto retoricamente l’amletica domanda: «Cosa sarebbe Renzi senza il Pd?» Dimostrando una volta di non aver capito una cippa. Espressione dialettale (questa è la seconda nel pezzo) che tradotta in inglese suona: «you can’t teach an old dog new tricks». Così la capisce anche Severgnini. Perché la domanda vera è: cosa sarebbe oggi il Pd senza Renzi?
A Renzi un solo suggerimento, ripassi il vecchio adagio: dagli amici (soprattutto quelli nuovi) mi guardi iddio che dai nemici mi guardo io. A capirlo, aiuta.