Ciò che possiamo licenziare

Visualizzazione post con etichetta NATO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta NATO. Mostra tutti i post

lunedì 10 marzo 2025

Fuori gli USA dalla Nato e anche l’Italia.

 Dopo settant’anni finalmente l’Italia sarà fuori dalla Nato. Si dovrà ancora una volta dire grazie agli americani: dopo il piano Marhsall sono stati prodighi di doni e quindi non gli può negare nulla. Ai politici italici piace fare da sgabello agli stranieri.

I più attempati tra i lettori del Vicario Imperiale ricorderanno come i giovani degli anni ’50, ’60 e oltre abbiano manifestato, anche sotto la pioggia e nelle splendide giornate di primavera,,sgolandosi  con slogan e motti talvolta irridenti altre strappacuore per chiedere l’uscita dello Stivale dalla Nato. Si era partiti “da meno armi e più pane” e via via si era saliti nelle richieste. Naturalmente gli yankee e i loro maggiordomi locali (così erano garbatamente definiti quelli del pentapartito con l’aggiunta del Msi) resistevano senza troppa fatica e così, lemme lemme, le basi Usa sono cresciute di numero, magari con testate nucleari. L’Urss (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) appoggiava, almeno formalmente, le manifestazioni, pagavano gli striscioni e le bandiere, o poco di più. Alcune teste sono state rotte dai manganelli della polizia, ma quel democratico sangue poco copiosamente versato non ha ottenuto alcun risultato. L’Italia tuttora fa parte della Nato e non pochi di quei diversamente giovani pensando ai bei tempi passati si commuovono tuttora. Ma adesso il mondo si sta capovolgendo e tutto sta per cambiare. Oggi è il presidente degli Stati Uniti a far suo il grido di quei tempi, cambiando il soggetto: «Fuori gli Usa dalla Nato». Cose da non credere. Questa scelta sarà senza dubbio prodromica di ben altri risultati. Innanzi tutto un punto è da sottolineare: l’attuale POTUS non è né un sincero democratico e neppure di sinistra, ma un duro e puro destro, pure un po’ bullo, di quelli che non dicono ma ordinano, pensano solo al business, hanno in antipatia i poveri, gli immigrati e i servizi sociali di tutti i tipi, senza contare un certo fastidio verso il mondo LGBTQ+. Ah, finalmente la destra mostra qualche suo lato positivo, dimostrando di non essere composta solo da evanescenti, prudenti e gelatinosi Tajani. Un po’ di estremismo fa bene alla salute. Il bello di questa nuova situazione sta nell’immaginarsi il futuro e come gli alleati (cor)risponderanno a questa rivoluzione copernicana. Viene facile immaginarsi la MAGA Meloni Giorgia seguire pedissequamente il suo guru e bracciarsi e urlare invece dello stantio fun-zio-ne-ranno il più moderno fuori-l’Italia-dalla-Nato. Eh sì, perché quando fai lo sgabello una volta lo fai per sempre e la storia del mascellone con il baffetto è lì a dimostrarlo. Certo il fucilatore Almirante Giorgio si rivolterà nella tomba, ma si consolerà pensando ai palestinesi: i sub umani di oggi, così bollati dai sub umani di ieri. Tutto torna. A questo punto gaudeamus igitur l’Italia sarà finalmente fuori dalla Nato e avremo pane pace e lavoro. Così si diceva una volta. Certo brucerà un po’ dover dare il merito andrà dato a post fascisti, di fuori, ma pur sempre fascisti dentro. Tuttavia non si può avere tutto o come dicono a Roma nun stà a guardà er capello..

Buona settimana e buona fortuna.

mercoledì 18 maggio 2022

La guerra non solo è bella, in Sardegna fa anche ridere.

Tra i giochi sulla spiaggia con i fortini di sabbia e le esercitazioni militari le differenze sono minime: soldatini di gomma versus  militari in carne e ossa. Nella guerra vera c’è l’imponderabile. Gli Hare Krishna di Cagliari sbaragliano il battaglione San Marco e costringono alla fuga l’omonimo incrociatore.


Ricordo quando da bambino costruivo sulla spiaggia dei fortini di sabbia impastata con l’acqua del mare. Dividevo i soldatini in due gruppi: i buoni, di solito pochi, e i cattivi, di solito molti. Qualche volta i buoni stavano all’interno del fortino e qualche altra volta stavano all’esterno e dovevano espugnarlo. La scenografia mi dava spunti per inventare storie fantasiose e giocare con passione. Quasi sempre vincevano i buoni, anche se in inferiorità numerica e qualche volta, per sbaglio, i cattivi, così va il mondo. Quando mi sono trovato a svolgere il servizio militare ho scoperto quanto uomini attempati, con baffi, divise super medagliste e portamenti marziali si dilettassero con lo stesso gioco. La differenza stava in alcuni insignificante dettagli: non usavano soldatini di gomma, ma militari in carne e ossa, le armi erano vere e le bombe sganciate producevano enormi crateri. In più ogni esercitazione costava tanti milioni, un grande consumo di materiali, inquinamento e sfiancava gli uomini: tornavano in camerata sporchi di polvere e fango, demoralizzati, poiché nulla avevano capito del fatto accaduto e si sentivano burattini i cui fili stavano in mani lontane e mai viste. Anche in queste esercitazioni i buoni, di colore azzurro, vincevano sempre, anche se in inferiorità numerica e i cattivi, di simbolico colore rosso, di conseguenza, perdevano sempre. Conoscere in anticipo le mosse dell’avversario dà un bel vantaggio. Nelle battaglie vere il film è assai diverso: le mosse degli avversari non si conosco e l’imponderabile è sempre in agguato: Napoleone perse un impero per il ritardo di un generale. Pensavo, ingenuamente, a come il nuovo millennio avrebbe portato minor voglia di giocare con le armi e magari applicasse la saggia norma recitante: «forbici, coltelli e temperini vanno tenuti lontani dalle mani dei bambini». La guerra è faccenda troppo seria per lasciarla in mano ai militari, diceva Georges Clemanceau. In altre parole meglio lasciare gestire la questione a politici veri, non certo alle mezze calzette a stento capaci di distinguere la bocca dal mento. L’illusione si è frantumata contro la realtà: le mezze calzette al potere cincischiano e ai generali continua a piacere giocare ai soldatini. E quando la guerra è distante perché non fingere sia a portata di mano? È successo anche nei giorni scorsi quando le teste d’uovo della Nato hanno deciso di cingere d’assedio la Sardegna e dunque la spiaggia del Poetto e altre zone da sempre dedicate alla balneazione, al relax e al turismo. Scelta geniale, ça va sans dire. Poiché la realtà è spietata ecco la beffa: l’esercitazione ricalca, come ben racconta Mauro Pili su L’Unione Sarda, lo sbarco in Normandia: fanti di marina lanciati sulle spiagge come le  briciole ai piccioni. Roba vecchia di oltre settanta anni che neanche un Eisenhower redivivo si sognerebbe di riproporre. Altro che star wars, siamo ancora alla cara vecchia carne da macello. E poi la ciliegina sulla torta: un drappello di Hare Krisna costringe alla ritirata i fanti di marina del San Marco. Accade infatti che un gruppetto di fedeli di Krishna decida di manifestare il suo dissenso alla guerra, nulla di strano.  Come la notizia arriva all’alto comando Nato subito scatta il panico: vengono fatti risalire sull’incrociatore tutti i materiali già sbarcati, richiamati i fanti in libera uscita e infine quelli operativi, in assetto di guerra, proteggono il rientro dei colleghi in borghese ritirandosi a scaglioni, così come si vede nei telefilm. Quando tutti sono imbarcati la nave, racconta Mauro Pili, a luci spente esce dal porto di Cagliari trascinata dai rimorchiatori che illuminano la rada a giorno. La luna piena, smagliante nel suo splendore vede, tutto annota e se la ride alla grande.  

Buona settimana e buona fortuna.