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martedì 5 luglio 2022

Gli algerini sono uomini d’affari.

Il gas algerino ci costa più di quello russo, ma meno della quotazione di Amsterdam. L’ad di Sonatrach ha annunciato un tour per ridiscutere i prezzi con i clienti. L’Italia non rientra nelle tappe, con noi la politica del carciofo. 


Tutti ricorderanno con orgoglio e commozione la data dell’11 aprile corrente anno, quando l’apotropaico camminatore sulle acque fece un salto in Algeria. Era accompagnato dal fido neo-Lancillotto, il cavaliere senza paura, ma con qualche macchia visto come tradiva il suo re amoreggiando con la di lui moglie, al secolo Luigi Di Maio. In quella data memorabile furono firmati accordi memorabili e ancor più memorabili allocuzioni e tweet ebbero l’onore di essere scanditi. Nell’ordine si disse, con belle parole ovviamente, che: 1) si dava una risposta significativa alla dipendenza dal gas dell’orrendo russo, 2) l’accordo andava a tutelare le famiglie e le imprese italiche, 3) in breve avremmo avuto 9 miliardi di metri cubi di gas, 4) il Mediterraneo sarebbe diventato l’hub dell’energia. La prosaica traduzione: l’Italia avrà un bel po’ di gas a prezzi più convenienti: nel senso che quello algerino costerà più di quello russo, ma meno del prezzo di mercato scandito ad Amsterdam e per sopramercato il caro, vecchio mare nostrum diventerà una sorta di supermercato dell’energia a cui attingeremo a piene mani e, incredibile dictu, ci guadagneremo tutti, a partire dalla Tunisia che riceve royalty per far passare i gasdotti sul suo territorio. D’altra parte se i soldi ci sono perché non distribuirli. Bello, bellissimo anzi fantastico. Quindi gioia gaudioque. Forse, la prudenza non è mai troppa. Comunque, presi dall’entusiasmo s’è deciso anche un vertice intergovernativo  per il 18 e 19 prossimi venturi. Una dragata unica. In data odierna , tuttavia e ben prima della data del vertice, l’ad di Sonatrach, per intenderci l’Eni algerina, ha comunicato che sta avviando un tour con i vari clienti, per rivedere i prezzi del suo gas e, in qualche modo, allinearli a quelli del mercato. Se qualcuno pensava che gli algerini non conoscessero le regole del mercato capitalistico s’è sbagliato. Loro, gli algerini, il mercato lo chiamano suq e conoscono da millenni come funziona la fondamentale regola della domanda e dell’offerta. Sono gli europei che, quando vanno nel suq, credono di combinare affari favolosi spendendo la metà della metà della metà della richiesta iniziale. Tutti i popoli del nord Africa oltre alla regola di cui sopra conoscono anche quella della negoziazione. Folclore recitato a uso e consumo dei clienti europei. Quindi gli algerini, molto amici della Russia mai dimenticarlo, si stanno comportando da veri uomini d’affari dando risposta alla sempiterna domanda del business: where is the beef? L’Italia al momento non è coinvolta nel tour dei clienti da visitare, con noi useranno la politica del carciofo: una foglia alla volta. Si sono già pappati una bella fetta delle acque internazionali ai confini della Sardegna, non della Corsica, dal cui sottosuolo estrarranno il gas che ci venderanno e per il momento, per il momento, può bastare.  

Buona settimana e buona fortuna.

Fonti: ANSA 04 luglio 2022- 08.54 L'Unione Sarda del 9,10,12 maggio 2022


mercoledì 18 maggio 2022

La guerra non solo è bella, in Sardegna fa anche ridere.

Tra i giochi sulla spiaggia con i fortini di sabbia e le esercitazioni militari le differenze sono minime: soldatini di gomma versus  militari in carne e ossa. Nella guerra vera c’è l’imponderabile. Gli Hare Krishna di Cagliari sbaragliano il battaglione San Marco e costringono alla fuga l’omonimo incrociatore.


Ricordo quando da bambino costruivo sulla spiaggia dei fortini di sabbia impastata con l’acqua del mare. Dividevo i soldatini in due gruppi: i buoni, di solito pochi, e i cattivi, di solito molti. Qualche volta i buoni stavano all’interno del fortino e qualche altra volta stavano all’esterno e dovevano espugnarlo. La scenografia mi dava spunti per inventare storie fantasiose e giocare con passione. Quasi sempre vincevano i buoni, anche se in inferiorità numerica e qualche volta, per sbaglio, i cattivi, così va il mondo. Quando mi sono trovato a svolgere il servizio militare ho scoperto quanto uomini attempati, con baffi, divise super medagliste e portamenti marziali si dilettassero con lo stesso gioco. La differenza stava in alcuni insignificante dettagli: non usavano soldatini di gomma, ma militari in carne e ossa, le armi erano vere e le bombe sganciate producevano enormi crateri. In più ogni esercitazione costava tanti milioni, un grande consumo di materiali, inquinamento e sfiancava gli uomini: tornavano in camerata sporchi di polvere e fango, demoralizzati, poiché nulla avevano capito del fatto accaduto e si sentivano burattini i cui fili stavano in mani lontane e mai viste. Anche in queste esercitazioni i buoni, di colore azzurro, vincevano sempre, anche se in inferiorità numerica e i cattivi, di simbolico colore rosso, di conseguenza, perdevano sempre. Conoscere in anticipo le mosse dell’avversario dà un bel vantaggio. Nelle battaglie vere il film è assai diverso: le mosse degli avversari non si conosco e l’imponderabile è sempre in agguato: Napoleone perse un impero per il ritardo di un generale. Pensavo, ingenuamente, a come il nuovo millennio avrebbe portato minor voglia di giocare con le armi e magari applicasse la saggia norma recitante: «forbici, coltelli e temperini vanno tenuti lontani dalle mani dei bambini». La guerra è faccenda troppo seria per lasciarla in mano ai militari, diceva Georges Clemanceau. In altre parole meglio lasciare gestire la questione a politici veri, non certo alle mezze calzette a stento capaci di distinguere la bocca dal mento. L’illusione si è frantumata contro la realtà: le mezze calzette al potere cincischiano e ai generali continua a piacere giocare ai soldatini. E quando la guerra è distante perché non fingere sia a portata di mano? È successo anche nei giorni scorsi quando le teste d’uovo della Nato hanno deciso di cingere d’assedio la Sardegna e dunque la spiaggia del Poetto e altre zone da sempre dedicate alla balneazione, al relax e al turismo. Scelta geniale, ça va sans dire. Poiché la realtà è spietata ecco la beffa: l’esercitazione ricalca, come ben racconta Mauro Pili su L’Unione Sarda, lo sbarco in Normandia: fanti di marina lanciati sulle spiagge come le  briciole ai piccioni. Roba vecchia di oltre settanta anni che neanche un Eisenhower redivivo si sognerebbe di riproporre. Altro che star wars, siamo ancora alla cara vecchia carne da macello. E poi la ciliegina sulla torta: un drappello di Hare Krisna costringe alla ritirata i fanti di marina del San Marco. Accade infatti che un gruppetto di fedeli di Krishna decida di manifestare il suo dissenso alla guerra, nulla di strano.  Come la notizia arriva all’alto comando Nato subito scatta il panico: vengono fatti risalire sull’incrociatore tutti i materiali già sbarcati, richiamati i fanti in libera uscita e infine quelli operativi, in assetto di guerra, proteggono il rientro dei colleghi in borghese ritirandosi a scaglioni, così come si vede nei telefilm. Quando tutti sono imbarcati la nave, racconta Mauro Pili, a luci spente esce dal porto di Cagliari trascinata dai rimorchiatori che illuminano la rada a giorno. La luna piena, smagliante nel suo splendore vede, tutto annota e se la ride alla grande.  

Buona settimana e buona fortuna.