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mercoledì 6 agosto 2025

Vittoria! Dazi al 15%.

 È stata dura, ma alla fine ce la si è fatta: l’UE, Italia inclusa, ha ottenuto i dazi al 15% per esportare negli USA. Si è avuto lo sconto.

                                                             


Un antico adagio racconta come la vittoria abbia cento padri mentre la sconfitta sia orfana. Il governo della Meloni Giorgia, mai si esime dall’essere creativo, si vedano le dichiarazioni del ministro Lollobrigida Francesco, ne ha ideata una terza: la sconfitta, pure umiliante, si può spacciare per vittoria. E così dopo aver spesso detto quanto sia dannosa ogni qualsivoglia guerra commerciale e nell’italico specifico aver fatto dichiarare da Confindustria e Coldiretti come i dazi (aggiuntivi?, boh) avrebbero penalizzato le nostre esportazioni e, dopo aver reso incandescenti le calcolatrici per giungere a conclusioni catastrofiche come pezzi di punti di PIL bruciati e robusti licenziamenti dietro l’angolo (cosa sempre piaciuta ai padroni) ecco l’incredibile scoperta: anche con quel 15%, tutto sommato, ci si può star dentro e anzi, magari, quasi quasi, è pure un’opportunità. In fondo cosa volete che sia portare il costo di una bottiglia di vino da 50 a 60 dollari: il danaroso yankee neanche ci farà caso e lo stesso sarà per una spruzzata di parmigiano sugli spaghetti o per una fetta di prosciutto. L’importatore scaricherà sul distributore che scaricherà sul grossista che scaricherà sul punto vendita o sul ristoratore che scaricheranno sul consumatore. Insomma tutto normale. L’economia funziona così.   Evvabbé, si dirà, sono i soliti vaneggiamenti della politica. Ma se neppure su un tema come questo si riesce ad avere le idee chiare su cosa si potrà far conto? Innanzi tutto i bonzi della politica, con il solito codazzo di economisti, non hanno ancora saputo dire se il famoso 15% si somma al dazio già praticato o se lo sostituisce. In un caso si passerebbe dal 3/4/5% (tanto per dire) al 18/19/20% nel secondo, per esempio sulle automobili, questa sparata trumpiana sarebbe addirittura vantaggiosa per i brand UE e per gli USA sarebbe come martellarsi sulle ginocchia poiché il dazio passerebbe dall’attuale 27 al 15%. Quindi, forse forse, si dovrà parlare di sommatoria del futuro all’esistente. Ma questo non viene detto a chiare lettere alla ggggente che soprattutto d’estate si beve le peggio cose. La strategia di Trump Donald J. noi italici l’abbiamo già vista messa in pratica: un prezzo di listino alto o altissimo a cui corrisponde uno sconto scontissimo. C’era uno, poi condannato per frode, il quale era solito presentare la sua mercanzia a 100, ma poi dire al compratore.” Poiché sei tu, te la vendo a 10”. All’italico la politica dello sconto piace tantissimo, lo fa sentire furbo e l’idea dell’affare lo sconfinfera. Il Trump Donald J. ha molto studiato ed imparato dell’italico truffatore così come l’imbianchino nazista ha imparato dal trombone fascista. Poi gli studenti hanno superato i maestri. Ora dunque sappiamo di aver concluso un ottimo affare anziché un dazio al 100% o magari di più l’abbiamo contenuto al solo 15%. Dei geni. E allora tutti insieme potremo intonare un famoso canto goliardico, suona così: Fiam felici siam contenti, le ch…e ed il c.l porgiam riverenti, al nostro gentile e amato sovrano sia dono gradito il b..o dell’a.o. Il Trump Donal J. ne sarà entusiasta e lo sarà anche chi nell’ombra e senza mai apparire ha così tenacemente difeso patriotticamente l’interesse nazionale.

Buona settimana e buona fortuna.

lunedì 10 marzo 2025

Fuori gli USA dalla Nato e anche l’Italia.

 Dopo settant’anni finalmente l’Italia sarà fuori dalla Nato. Si dovrà ancora una volta dire grazie agli americani: dopo il piano Marhsall sono stati prodighi di doni e quindi non gli può negare nulla. Ai politici italici piace fare da sgabello agli stranieri.

I più attempati tra i lettori del Vicario Imperiale ricorderanno come i giovani degli anni ’50, ’60 e oltre abbiano manifestato, anche sotto la pioggia e nelle splendide giornate di primavera,,sgolandosi  con slogan e motti talvolta irridenti altre strappacuore per chiedere l’uscita dello Stivale dalla Nato. Si era partiti “da meno armi e più pane” e via via si era saliti nelle richieste. Naturalmente gli yankee e i loro maggiordomi locali (così erano garbatamente definiti quelli del pentapartito con l’aggiunta del Msi) resistevano senza troppa fatica e così, lemme lemme, le basi Usa sono cresciute di numero, magari con testate nucleari. L’Urss (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) appoggiava, almeno formalmente, le manifestazioni, pagavano gli striscioni e le bandiere, o poco di più. Alcune teste sono state rotte dai manganelli della polizia, ma quel democratico sangue poco copiosamente versato non ha ottenuto alcun risultato. L’Italia tuttora fa parte della Nato e non pochi di quei diversamente giovani pensando ai bei tempi passati si commuovono tuttora. Ma adesso il mondo si sta capovolgendo e tutto sta per cambiare. Oggi è il presidente degli Stati Uniti a far suo il grido di quei tempi, cambiando il soggetto: «Fuori gli Usa dalla Nato». Cose da non credere. Questa scelta sarà senza dubbio prodromica di ben altri risultati. Innanzi tutto un punto è da sottolineare: l’attuale POTUS non è né un sincero democratico e neppure di sinistra, ma un duro e puro destro, pure un po’ bullo, di quelli che non dicono ma ordinano, pensano solo al business, hanno in antipatia i poveri, gli immigrati e i servizi sociali di tutti i tipi, senza contare un certo fastidio verso il mondo LGBTQ+. Ah, finalmente la destra mostra qualche suo lato positivo, dimostrando di non essere composta solo da evanescenti, prudenti e gelatinosi Tajani. Un po’ di estremismo fa bene alla salute. Il bello di questa nuova situazione sta nell’immaginarsi il futuro e come gli alleati (cor)risponderanno a questa rivoluzione copernicana. Viene facile immaginarsi la MAGA Meloni Giorgia seguire pedissequamente il suo guru e bracciarsi e urlare invece dello stantio fun-zio-ne-ranno il più moderno fuori-l’Italia-dalla-Nato. Eh sì, perché quando fai lo sgabello una volta lo fai per sempre e la storia del mascellone con il baffetto è lì a dimostrarlo. Certo il fucilatore Almirante Giorgio si rivolterà nella tomba, ma si consolerà pensando ai palestinesi: i sub umani di oggi, così bollati dai sub umani di ieri. Tutto torna. A questo punto gaudeamus igitur l’Italia sarà finalmente fuori dalla Nato e avremo pane pace e lavoro. Così si diceva una volta. Certo brucerà un po’ dover dare il merito andrà dato a post fascisti, di fuori, ma pur sempre fascisti dentro. Tuttavia non si può avere tutto o come dicono a Roma nun stà a guardà er capello..

Buona settimana e buona fortuna.