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venerdì 28 novembre 2014

Chi contro Renzi? Nessuno, uno, centomila.

Le ricerche dicono che l’approccio personalistico venga vissuto come concretezza. Ma lo affermavano prima delle ultime elezioni regionali. Adesso, sembra, che il leader lontano sia più debole del leader vicino. Se Renzi non sembra avere un avversario tra i big nazionali degli altri partiti forse ne può trovare centomila tra quelli locali.

Pirandello senz’altro apprezzerà il titolo. già di suo amava il paradosso e perdonerà pure che sia utilizzato, un po’ stiracchiato, per una questione non così importante e filosofica come la comprensione del proprio essere.  Al dunque questa è la domanda che attanaglia la stragrande maggioranza dei commentatori politici, giornalisti, conduttori di talk show e magari anche qualcuno degli elettori. Che trovarli in questi giorni diventa pure difficile.

Chi contro Renzi? Fino ad oggi la risposta sembra essere:«nessuno» Non viene in mente alcun nome nell’attuale panorama politico che sembri in grado di contrastare l’asfaltatore. Anche i più giovani come Fitto o come Alfano o come Cattaneo, sembrano non vecchi ma addirittura decrepiti: sono lì già da una vita. Da troppo tempo girano nel fantastico mondo della politica. Gli altri fanno parte del paleolitico. E Renzi di tutto questo se ne fa una ragione come peraltro  del dissenso del sindacato e anche della scarsa affluenza alle urne. E probabilmente si è fatto una ragione anche che il suo governo esista e che i sondaggi dicano che se si votasse adesso lui, nonostante il calo di consensi, vincerebbe alla grande. Quindi chi contro? Nessuno.

Però qualcuno episodicamente ci prova a lanciare una candidatura. Magari a titolo personale. E qui entra in ballo l’uno pirandelliano. «Uno» è Salvini e «uno» è Passera. Qualche settimana addietro ha fatto una fugace apparizione come «uno» anche Diego Della Valle. Adesso è in ombra ma magari poi riappare. Cuperlo, Civati e Fassina forse hanno il buon senso di non considerarsi un «uno» che poi a stare a strascico se ne guadagna. Però, però. c'è Salvini, è come Bossi tutta demagogia nazionalpopolare o, lui lo preferirebbe, federalpopolare. E le sue cento felpe sono lì a dimostrarlo. E’ un Bossi in formato giovane, sguaiatello, senza competenze, già bollato in Europa come «assenteista» e definito da Maurizio Ferrara semplicemente  «un attaccamanifesti.» E Ferrara è uno che di patacche se ne intende non foss’altro per quelle che sostiene da trentanni e più. Data dalla sua conversione a Craxi

C’è anche Corrado Passera  che, lo ha dichiarato ufficialmente, si candiderà come aspirante premier per il centrodestra o i moderati o comunque per quelli non di sinistra. Si porta dietro, ahilui, non pochi “peccati mortali”: essere stato ministro del governo Monti e prima ancora amministratore delegato di banche che di loro non hanno un bel posizionamento nell’immaginario collettivo. Ma non solo: ha passeggiato anche con i capitani coraggiosi che hanno affossato Alitalia, facendola pagare ai contribuenti. Precedenti pesanti per presentarsi come il garante del bene comune. Forse se ne possono trovare di meglio. Ma si vedrà.

Le ricerche, però, dicono che nell’attuale contesto l’approccio “personalistico” pare funzionare e che sia anche considerato un elemento di concretezza. Ma le ultime elezioni in Emilia-Romagna suonano diversamente: non si va a votare per il leader regionale, lontano,  ma ci si sposta per quello locale:il sindaco. Lui lo si conosce e si sa cosa può fare e cosa no. Come dire che i centomila del territorio possono sparigliare. Che senz’altro è cosa che piacerebbe a Pirandello. Potrebbero i «centomila», se i singoli territori ne avessero la voglia e magari anche un po’ di capacità, connettersi e fare rete. E allora magari ogni singolo potrebbe mandare a Roma il politico che conosce meglio e di cui si fida. Che poi sarebbe un vincere facile: centomila contro uno solo. Si vince a mani basse. Lo dice anche la pubblicità.
La domanda è: chi si candida a fare da federatore dei centomila?


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giovedì 23 ottobre 2014

Chi contro Renzi?

Il premier vagheggia il partito della nazione che è come mettere in valigia il costume da bagno ed i moon boot. Una ricerca di CE&co indica nel cambiamento la domanda politica che viene dal Paese incrociandola con le categorie di destra e sinistra.  Le variabili critiche per gli aspiranti anti-Renzi: fiducia e simpatia. Al momento come concorrenti si sono palesati Passera e Della Valle. All'orizzonte c'è Di Maio  mentre Barca è scomparso.

La Storia dirà, avendone voglia e in un futuro chissà quanto lontano, se quello che Renzi sta vivendo in questi giorni sia l’apice del suo successo (e potere) o solo una tappa intermedia, e quindi si abbia spazio per un ulteriore allargamento. Certamente coloro che vivono il presente, giorno dopo giorno, apparizione tv dopo apparizione tv, cronoprogramma dopo cronoprogramma e promessa dopo promessa si stanno domandando se ci sia (o ci sarà) qualcuno che possa essere l’antagonista del vivace Presidente del consiglio. E soprattutto antagonista in cosa e in come.

Quel che è certo è che Renzi Matteo si sta espandendo come una macchia d’olio inglobando allo stato attuale, che qualcuno potrebbe pure uscirne per il rotto della cuffia, tutto e tutti. Brunetta Renato propone di dargli la tessera di Forza Italia mentre Gennaro Migliore (ironia dei nomi) lascia Sel per avvicinarsi, lento pede forse per non dare nell’occhio, a quella del Pd  Se si prendono per buoni i sillogismi (o anche il principio dei vasi comunicanti) succede che Brunetta, passando per il centro la tessera di Forza Italia la dà a Migliore. Ex pericoloso sinistro. Altro che dadaismo. 

Comunque Renzi che non si fa crescere l’erba sotto i piedi è già più oltre e sta pensando al partito della nazione. Che magari, nelle intenzioni è anche unico e dentro ci sta proprio di tutto come nelle valigie di quelli che per la vacanza non scelgono la destinazione ma l’offerta last minute. E quindi per non sbagliare infilano il costume da bagno dentro i moon boot . La logica è che, se tutti stanno ben appiattiti dentro, trovare l’alternativa al leader diventa difficile. E questo, sapendolo con certezza ma non avendone le prove, è di certo il retro pensiero del fiorentin fonasco. Quindi chi può insidiarlo ed essergli antagonista?

Una intrigante ricerca sviluppata in tre spet temporali, l’ultimo dei quali nel giugno 2014, su tre campioni indipendenti ciascuno di 800 casi, condotta da CE&Co, l’istituto di ricerca diretto da Carlo Erminero, indica come la domanda politica sia ragionevolmente univoca e saldamente ancorata al concetto di cambiamento. E che questa si polarizzi tra chi ritiene che il sistema possa essere riformato e chi per opposto che debba essere abbattuto. Con la variabile destra-sinistra, diversamente declinata a fare da spartiacque. Laddove per destra si intende che il cambiamento debba avvenire senza la costrizione di «alcuna regola avendo come unico riferimento il “merito”» mentre per sinistra si intende il riconoscimento di una «sostanziale uguaglianza: nessuno deve vincere troppo».

Gli intervistati, on line su un panel web proprietario, si sono spinti fino a definire il posizionamento di un ben nutrito numero di personaggi politici.  Quasi inutile dire che l’area mediana  tra destra e sinistra, con prevalenza centrosinistra, è la più affollata e che la differenza tra i vari nomi indicati si misura sulla propensione al cambiamento attribuita a ciascuno. Due le criticità che possono (potrebbero) spostare i posizionamenti: la fiducia (credibilità) e la simpatia. Due attributi che, come dice la parola stessa, sono “dati” più che “posseduti”. Cioè è il contesto che li esalta o li deprime.

È appurato dalla logica, ancor prima che dai numeri, che quelli che si son baloccati con la politica negli ultimi venti anni sono tagliati fuori: la loro incapacità ha generato il modello Renzi. Il quale si sta impegnando a contraddire il mito di Crono: è il figlio che mangia il genitore.  Chi è causa del suo mal pianga sé stesso. In ogni caso non potranno essere dei credibili antagonisti di Renzi con qualche possibilità di vittoria gli ultrasessantenni Bersani e D’Alema, e avranno vita grama nel breve-medio anche quelli alla Fassino e Chiamparino, che pure avevano intuito il pericolo o eran corsi in soccorso del vincitore. Non potranno farcela neanche il cinquantatreenne Gianni Cuperlo e il quarantatreenne Angelino Alfano. Per dire degli “amici”. Sono vecchi dentro e capaci di evocare un sogno tanto quanto un tappo di sughero che galleggi in una pozza d’acqua piovana. Sulla stessa barca dei perdenti trova spazio, anche se con motivazioni diverse Silvio Berlusconi. Certamente è (stato) un gran venditore di sogni ma si trova spiazzato da due fatti: Renzi promette (meglio) le stesse cose (o quasi)  che lui in vent’anni non è stato capace di realizzare e in più, patto del Nazareno, gli conviene star tranquillo per non correre altri inutili rischi. A destra non c’è nient’altro avendo il domiciliato di Arcore dato credito solo a portatori di voti dalla mediocre levatura politica.

Chi resta allora sulla piazza? Posizionato all’esatto opposto di Renzi è Grillo con una parte, forse consistente ma senz’altro non con la totalità, del M5S. Grillo però (in coppia con Casaleggio deve avere un diabolico pensiero) sta dilapidando giorno dopo giorno il tesoretto di consensi acquisito con un comportamento ondivago e dai tratti decisamente bizzarri.  E comunque come hanno insegnato tutte le rivoluzioni, da quella francese in avanti, la quantità di sangue che la gente (il popolo) è disposta a sopportare ha un limite fisiologico.  Nella stessa area e in parte con gli stessi problemi si trova anche Salvini. Il bagno di folla di Milano non sposta granché.  Con l’aggravante di una minor simpatia e maggior rozzezza.

Di nuovo o simil tale al momento ci sono solo due potenziali concorrenti che si stanno spendendo molto: Corrado Passera e Diego Della Valle. Il primo sta cercando di costruire un partito dal nome improbabile (Italia Unica) e si porta dietro il grave peccato di essere stato ministro del governo Monti. Ha alle spalle una carriera importante ma forse non è sufficiente per generare fiducia e sul versante simpatia è buio pesto. Diego Della Valle si presenta come uomo normale, di recente e planetario successo. Vanta inoltre la conoscenza, da outsider e contestatore, del grande capitale. Ma non ha alcuna struttura a sostegno e queste non si costruiscono dal nulla.

Ci sarebbe un terzo, nel lontano orizzonte: Luigi Di Maio. Lui una struttura ce l’avrebbe e potrebbe caricarla anche di altri plus: anche lui appartiene alla categoria dei normali, è equilibrato, dialettico al punto giusto (Renzi lo patisce) ha dieci anni meno del Presidente del Consiglio e si è tagliato lo stipendio. Ma prima di misurarsi con Renzi dovrebbe sistemare i conti con Grillo. Non è facile ma il tempo forse lavora per lui. Una volta c’era anche Fabrizio Barca ma di lui si son perse le tracce: se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare.

martedì 11 febbraio 2014

Lo scoop di Alan Friedman: poco meno di una bufala.

Più che uno scoop il libro di Friedman racconta quello che già tutti sanno, magari senza averne le prove. Pierpaolo Pasolini docet. Ciò di cui si parla poco è il piano di Corrado Passera. Per quel che se ne è letto fino ad ora sembra più serio di quel che poi mise in pratica Mario Monti. Ma di questo si dice poco che sarebbe stato il vero scoop.





Che al Belpaese piaccia divertirsi si sa fin da sempre. Ne racconta anche Goethe nel suo Viaggio in Italia e in un modo o nell’altro l’hanno detto, scritto e fatto, tutti gli stranieri più o meno grandi che sono passati lungo lo stivale. Il fatto che a divertire gli italici ci si metta anche un americano di nome Alan Friedman oltre che non stupire dovrebbe lasciare indifferenti. E invece c’è chi abbocca. I giornalisti, per esempio, e quattro scartellati che per campare fanno i politici che con voce simil stentorea, dato che  nessuno ce l’ha per davvero, protestano o attaccano. Ovviamente tutti o quasi si mettono a discutere di quel che di peso ne ha pochissimo e lasciano perdere, come ti sbagli, quanto sarebbe interessante indagare. Ma questa è l’Italia.

Nulla di quanto ha scritto Friedman era ignoto. Tutti o la maggior parte lo sospettavano o in qualche modo lo sapevano ma non ne avevano le prove. E poiché Pierpaolo Pasolini  non c’è più nessuno ha potuto scrivere un pezzo dal titolo « lo so ma non ne ho le prove.» Gran bel articolo quello di Pasolini attaccato  a posteriori da Pierluigi Battista, giornalista di cui fra trent’anni nessuno si ricorderà più, che le prove le vuole lì, belle e calde sul tavolo, neanche fossero una lattina d’olio.  In verità qualche giornale più informato o più ammanicato aveva ricevuto una velina o forse più (nel senso di sottile foglio di carta trasparente) e ne aveva accennato annegando la notizia tra varie pizzellacchere. Ma neanche questo ha da stupire questo è il Paese di azzeccagarbugli.  

Che Monti e Napolitano si conoscessero era normale e noto: uno era stato parlamentare europeo, pure pizzicato da un giornalista tedesco per aver volato con una compagnia low cost ed aver richiesto il rimborso come da compagnia di linea, che, detto in confidenza, non è bello. Mentre l’altro ha passato a Bruxelles due mandati da commissario europeo: una volta sul conto di Berlusconi e la seconda su quello di D’Alema. Dire poi che la vita è dura è solo un eufemismo. Quindi nulla di strano anche tenendo conto che nel periodo incriminato, il Mario Monti ricopriva solo la carica di rettore di una università e forse si annoiava mentre Napolitano aveva belle gatte da pelare con il governo.  Certo era un governo imbarazzante che si reggeva sul tetragono pacchetto di mischia formato da Scilipoti-Razzi-Calearo-Cesario, con la credibilità internazionale di un Brighella e i conti allegramente vacillanti. Ma questi lo sono sempre stati. E in più c’erano due aggravanti: lo spettro della Grecia e Tremonti come ministro economico. Con elementi collaterali come il declassamento di Standard & Poor’s, la lettera della Banca Centrale e poi anche lo spread. Che doveva fare quel pover’uomo di Napolitano?

Certo avrebbe potuto, constatata la situazione mandare il Paese alle urne, ma forse conoscendo il gruppo dirigente del Pd di allora ha avuto qualche brivido lungo la schiena. E chi non l’avrebbe avuto. L’idea di nominare Monti Mario senatore a vita è stato vissuto come una sorta di pedaggio che se invece fu un regalo non richiesto non depone a favore di chi è prodigo con i denari altrui. I milanesi millantano di avere il cuore in mano ma il signor rettore è nato a Varese e per quanto lombardo deve avere avuto ingombranti infiltrazioni elvetiche che a sinistra oltre che il cuore ci tengono il portafoglio e le mani se le mantengono libere. Ma comunque, pensando il Presidente di fare da suggeritore occulto, la scelta in qualche modo ci stava, si poteva far di meglio e scegliere uno che non desse la colpa dei propri errori ad un cane, ma è andata così. E tutti lo sapevano pur non avendone le prove. Che poi della cosa oltre che nei bar e dai barbieri si chiacchierasse anche in qualche salotto preteso buono sta ancor prima che nello scandalo nella consuetudine al consociativismo. Mala pianta dura a morire, forse endemica del Belpaese.

Ciò di cui si parla poco è del corposissimo, centonovantasei pagine, documento stilato da Corrado Passera. In quello si ipotizzava di risistemare i conti e altro lì attorno passando da chi i denari ce li ha per davvero. Ma l’abitudine a guardare il dito invece che la luna non è di oggi. Perché sarebbe interessante capire come mai quel piano che qualcuno deve aver evidentemente richiesto non sia stato reso pubblico e perché le misure successive come di consueto andarono, come il famoso cetriolo, a conficcarsi nel cuore dei soliti che il sangue continuano a darlo nonostante l’abbiano già versato più di una volta. Ecco questo sarebbe stato lo scoop e non rifriggere notizie risapute nell’olio di sempre.

By the way Napolitano nella sua lettera al Corriere della Sera è ritornato sul quanto affermato dalla Cassazione in merito alle sue dichiarazioni e così salva dal racconto di eventuali sue barzellette,  poi ha scavallato, come tutti già sapevano da un pezzo pur non avendone le prove, la questione della messa in stato d’accusa e adesso deve decidere se proteggere ancora il nipote adottivo Enrico Letta, che nonostante l’età non è così brillante come vuol vendersi, o passare a Matteo Renzi corda e sapone lasciandolo libero di cercarsi l’albero adatto. Per costruirsi un’altalena o a cui appendersi. A scelta.



lunedì 4 marzo 2013

Governo Tecnico: da Mario Monti a Corrado Passera e i cocci sono nostri.

E adesso a chi tocca? Grillo dice che Pd e Pdl zitti zitti quatti quatti si stanno accordando per un altro tecnico. Potrebbe essere Corrado Passera che non stava nella pelle già qualche mese fa. Attenzione però qualcosina dovrà essere fatta per cambiare la situazione. O agli italici alla fine rimarranno solo i cocci.

Grillo riuscirà a "spaventare" Pd e Pdl?
E così sembra che toccherà a Corrado Passera. Almeno questo è quello che sostiene Beppe Grillo. Che qualche cosa, di tanto in tanto, ci azzecca. Sarà anche un comico ma a un altro comico, italiano peraltro, è stato assegnato il Nobel, inoltre da quando ha deciso di accettare la sfida che il supponente Piero Fassino gli lanciò tra i piedi di strada ne ha fatta parecchia. 
E adesso, giusto pour goûter, lui che è cicciottello di costituzione si trova a capo di un movimento che risulta anch'esso un filino sovrappeso. Rispetto alle aspettative.
Il fatto che questo comico si trovi a battagliare con politici scafati e piazzisti di lungo corso e la spunti portando avanti questioni che adesso sono diventate un bene comune, neanche fosse l'acqua, qualcosa dovrebbe far pensare Così come dovrebbe dare spunti di meditazione il fatto che gli schizzinosi che prima neanche se lo filavano, tra gli altri D'Alema e i vecchi tromboni del Pd nonché gli ex socialisti (ma questi sono un caso disperato) ed ex democristiani del Pdl, che anzi lo bollavano come antipolitica, adesso lo rincorrano neanche fosse la lepre di cui parlava Bersani. E talvolta addirittura mendichino. Ma questo è un altro discorso.

Rimanendo sul punto, Passera for president, si può senz'altro affermare che nel bel Paese c'è spazio per tutto e anche per tutti. Che qui l'America l'han trovata in tanti e qui hanno realizzato per l'appunto il sogno “ammmerigano”. Comunque, quello che frega gli italiani è la loro smaccata passione per il melodramma e per l'umorismo. E poi, soprattutto, la generosità: un posto da primo ministro, nel bel Paese, non lo si nega a nessuno.
Gianni Brera lo soprannominerebbe l'abatino?
E Corrado Passera è qualcuno fin da quando era piccolo. Quindi, figurarsi adesso.
Il nostro giovane ex ministro dell'Industria era già in pista di decollo quando, nelle vesti di Alice (per intenderci quella con gli occhioni grandi e blu del paese delle meraviglie) chiedeva ai petrolieri, quelli noti nella business community per essere agnellini facili da tosare, di rinunciare al 4% del loro fatturato. Euro più euro meno.
Lo chiese con passione e questa è la parte melodrammatica e soprattutto sembrava credere di aver ottenuto il risultato e questa è la parte umoristica. Perfetto: pronto, a tutti gli effetti, per diventare anche lui primo ministro. E inoltre è anche indagato per reati fiscali, guarda il caso. Ma anche questo è normale: un primo ministro con bagatelle penali non sarebbe la prima volta. Anche se il precedente sarà difficile eguagliare. Immaginarsi superare.
Finalmente si avrà un primo ministro con gli occhioni: grandemente grandi, innocentemente innocenti e ingenuamente ingenui e comunque sempre pronti ad essere sgranati dalla sorpresa.

Corrado Passera peraltro ha molte altre carte nella sua manica.
E' partito come tecnocrate (e questo senz'altro piace ai mercati) poi è sembrato vicino ai cattolici di comunione&liberazione, deinde si è spostato un pochino per essere nei pressi di quelli del forum di Todi, anche se i cattolici in politica (in particolare quelli amici di Dismas il ladrone buono del Golgota) di tanto in tanto dimostrano di avere un cuore, quindi qualche vicinanza con la Cei (il Vaticano apprezza sempre questi movimenti perché di solito sono forieri di quattrini) e infine, penultima tappa, è stato sostenitore dell'operazione Monti dalla quale si è dissociato senza tante spiegazioni.
Passera e Monti: soluzioni o cocci?
Si dice che volesse una lista unica con Casini e Fini, anziché le tre che si sono presentate, che se l'avesse spuntata lui avremmo ancora il secondo in parlamento e il primo a fare il galletto. Mentre invece adesso, uno non c'è più e l'altro è un po' malconcio.
Gli ultimi due mesi Corrado Passera li ha passati sottotraccia, apparentemente, in riposo. Anche se il telefono cellulare e internet riescono a far sentire vicini anche quelli più lontani.
Comunque adesso pare essere in pole position per una nuova avventura tecnica. E questa volta in proprio, di facciata, e conto terzi, di sostanza. Che nel bel Paese se ogni fesseria non viene replicata almeno un paio di volte non si è contenti.
E nei due blocchi, ché quello di Monti conta come il due di coppe quando la briscola è bastoni, hanno bisogno di tempo per capire il che fare, rimescolare le carte e provare a logorare, secondo vecchi schemi, o cercare di comprare, secondo pratiche più recenti ma da sempre ben note, alcuni del Movimento 5 Stelle.
Questa volta però sarà un po' più difficile. Non perché quelli del M5S siano tutti dei Saint-Just, che magari qualche amico della palude lo si troverà anche lì ma semplicemente perché qualcosa si dovrà pur cedere e qualche riformuccia sarà da fare poiché il solo spauracchio delle questioni euroeconomiche con il loro strascico di tasse e tagli non saranno sufficienti a tenere tranquilli gli italici. Che hanno paura, dopo tanti sacrifici di doversi tenere pure i cocci lasciati di una classe politica disastrata. Che neanche pagherà il danno.
Che Corrado Passera pensi bene alle sue ambizioni anche perché un nuovo seggio da senatore a vita questa volta proprio non c'è.

mercoledì 24 ottobre 2012

To be choosy or to be undemanding? That is the question. (Essere schizzinosi o essere di bocca buona? Questo è il problema.)




Il titolo è in inglese solo per essere certi che la professoressa Elsa Fornero lo possa leggere e capire.
Il sottotitolo, tra parentesi, è in italiano perché anche tutti gli altri lo possano leggere e capire.
Eh sì perché questo è il vero e unico big problem (grande problema) che si trova di fronte questo nostro bel (e disgraziato) Paese.   Che poi è come chiedere se gli italiani vogliano essere degli idealisti con la pancia vuota o dei pragmatici magari un po' rude (è inglese e si pronuncia 'ru:d' e sta per 'maleducato' come la Fornero Elsa sa benissimo) con ricco conto in banca.
Problema annoso intorno al quale i discendenti di Enea stanno arzigogolando da molte decine d'anni, macché, da molte centinaia d'anni, macché, da sempre: da che esistono gli italiani. Quindi da prima che Beppe Severgnini li inventasse. E non è servita neanche la “discesa in campo” di Silvio Berlusconi per fare chiarezza  sulla questione.
Ci è voluta la ministra Elsa Fornero. Cosa vuol dire importare una ragioniera dal canavese al momento giusto.
Durante l'ultima, ad oggi che si scrive perché  già domani potrebbe essere la penultina, delle sue ormai innumerevoli comparsate a convegni, tavole rotonde, dibattiti, assemblee (pare che voglia andare anche ad un corteo della cgil che manifesterà contro il governo) la prof Fornero, con l'amabilità che la contraddistingue, ha buttato là senza parere la parola magica: choosy. 
Ecco, al risuonare di choosy tutti hanno finalmente capito. Qualcuno ha cercato di fare il furbo equivocando ma subito gli è stato spiegato. Ed ha capito.
Il punto non è tra chi ha il problema del fine settimana e chi quello del fine mese. O tra chi il lavoro ce l'ha e chi no. O tra chi ottiene il mutuo e chi no. O tra chi …. e chi no.  Nooo. Il punto è tra chi è schizzinoso (choosy) e chi è di bocca buona (undemanding).
Ad esempio prendete un call-center e contate quanti laureati ci son dentro. Tutta gente schizzinosa. che magari con una laurea in ingegneria o medicina anziché fare il medico o l'ingegnere se ne sta lì  ben acquattata. Perché? Perché sono schizzinosi.  Vuoi mettere passare tutto il giorno in un cantiere al freddo oppure a curare malati, o stare in sala operatoria, con tutto quel sangue poi...
La cosa difficile è essere di bocca buona. 
Michel Martone si annoia
 a Montecitorio 
Provate voi a essere Michel Martone. Lui,  figlio di Antonio avvocato generale in Cassazione ed ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati,che  si laurea in giurisprudenza e poi fa il dottorato di ricerca e poi ricercatore di ruolo poi il professore associato e poi, a 29 anni, il professore ordinario.  Insomma questo è uno di bocca buona. Un undemanding che probabilmente si annoiava pure a fare sempre lo stesso lavoro. Ed è per questo che ha accettato di fare il vice-ministro. Della Fornero naturalmente. E probabilmente era lui che la Fornero aveva in mente come modello quando diceva che non bisogna essere choosy. E infatti Michel Martone ha acchiappato il primo lavoro che gli è capitato sotto mano, insegnare all'università e poi, da lì si è guardato intorno. E' così che si fa.. By the way Michel vinse un concorso a seguito del ritiro di altri sei candidati, cinque dei quali avevano già vinto un concorso in altre sedi.
Al giorno d'oggi bisogna essere pragmatici, easy, undemanding mica choosy. Dice la Fornero.
Prendete Mario Monti. Vi sembra schizzinoso lui nella scelta di ministri o vice-ministri? Assolutamente no. Lui ha imbarcato nel governo Carlo Melanconico come sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all'editoria. Poi Melanconico ha avuto dei problemi con le vacanze, qualcuno gli saldava i conti, a sua insaputa (1).
E quindi c'è stato il caso di Andrea Zoppini (2), sottosegretario alla giustizia, che si è dimesso perché raggiunto da una informazione di garanzia per frode fiscale. Una bazzecola. Che se uno fosse stato choosy due così magari non li avrebbe messi nel governo. Ma perché assomigliare ai bizzarri choosy dei call-center o a quegli altri choosy che fanno i camerieri o a quei choosy che un lavoro non lo trovano proprio?
E poi di casi di undemanding (sempre in inglese così i prof capiscono meglio) nel governo ce n'è un tot: quello di  Patroni-Griffi che acquista un appartamento di 109 mq vista Colosseo (che dev'essere una perversione da politici o i grandi tecnici quella di avere casa vicino al Colosseo) e lo paga  poco più di un paio di box (3) o, sempre lui, con una lunga carriera da doppio stipendiato. O il caso del sottosegretario Renato Cecchi (4)  rinviato a giudizio dalla Corte dei Conti per un danno erariale. Per non dire del ministro Lorenzo Ornaghi che scatena un putiferio nominando la Melandri presidente del Maxxi senza sentire il parere del primo ministro (5).  O del ministro Passera indagato per reati fiscali (6). 
Non è Mario Monti un bellissimo esempio di undemanding (bocca buona)? 
Che non vuol dire essere di bocca sana. Pay attention.
Che bisogna proprio essere undemanding al massimo per tenersi la Fornero nel governo visto che ogni giorno apre una polemica con qualcuno e ogni volta che parla crea un caso. Alcune sue perle: dalla 'paccata di milardi per gli esodati' agli 'studenti italiani che non conoscono i rudimenti della matematica' ai 'licenziamenti che migliorano la pubblica amministrazione' al 'non si può dare lo stipendio minimo agli italiani che passerebbero il tempo a mangiare spaghetti', eccetera eccetera., Fino all'ultimo choosy .
Un suggerimento Signor Primo Ministro Mario Monti mediti un pochino sul primo corollario della prima legge di the Basic Laws of Human Stupidity di Carlo Maria Cipolla. E' stato scritto in inglese e solo dopo tradotto in italiano. Probabilmente Carlo Maria Cipolla guardava lontano.
Il corollario recita: “persone che uno ha giudicato in passato razionali ed intelligenti si rivelano poi all'improvviso inequivocabilmente e irrimediabilmente stupide.”
Forse è un invito ad essere un po' choosy nella scelta dei collaboratori. E lo sia. 
Choosy è bello.




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(1) Corriere.it del 12/01/2012
(2) repubblica.it 15/05/2012
(3) il giornale 11/01/2012 Anna Maria Greco
(4) espresso.repubblica.it 09/08/2012
(5) huffingtonpost 23 ottobre 2012
(6) lastampa.it 30/06/2012

lunedì 11 giugno 2012

La vita del governo Monti è tutta un film:da Rin Tin Tin alle Due orfanelle.

“La vita è tutta un film” diceva un vecchio saggio di cui, per scalogna nera, si è perso il nome. Che se lo si ritrovasse bisognerebbe erigergli un monumento.
Questa frase epocale è diventata per Marione nostro, al secolo Mario Monti bocconiano nonché commissario europeo nonché senatore a vita nonché primo ministro, molto più che un semplice aforisma: un vero e proprio programma di vita.
Si tralasci tutto quello che ha combinato fino al novembre 2011, che anche in quel periodo episodi da cinema ce ne sono a iosa, e ci si concentri solo su questi ultimi 8 mesi. Mica possiamo ripercorrere tutta la storia del cinema in poche righe.
Purtuttavia qualche esempio può essere riportato perché lui, Marione, e il suo governo hanno rieditato pezzi importanti della storia del cinema internazionale. E la sua poliedricità d'interpretazione gli consente di coprire tutti i ruoli.
Il suo inizio è stato eroico: eccolo uscire da Fort Apache, nell'attillata divisa del tenente Rip Masters con al fianco il fedelissimo sergente O'Hara, interpretato da Elsa Fornero,mentre Corrado Passera fa il piccolo caporale Rusty. e lanciarsi alla carica, sciabola sguainata. Poi rieccolo alla testa della pattuglia del 7° cavalleggeri mentre segue Rin Tin Tin che gli fa da guida e gli mostra la strada; la tromba suona la carica e lui si rilancia, sciabola risguainata a salvare la povera carovana Italia accerchiata dai cattivi indiani che la vogliono distruggere. Ed è stato solo l'esordio.
Quindi ha vestito i panni di Mosè, I dieci comandamenti, che disceso dal Sinai mostra le rigorose ed eque tavole della legge al popolo che condurrà per quarant'anni nel deserto. Speriamo che il nostro passaggio sia un cicinin più breve. Che se Cecil DeMille l'avesse incontrato prima avrebbe scritturato lui e non Charlton Heston che come fisico niente da dire ma quanto ad espressività, calore umano e capacità di coinvolgere le masse era proprio un disastro. Mica come Marione nostro, che levati.
E che dire quando si è parlato di esodati e di IMU. Lui e il suo team hanno messo in scena la più riuscita riedizione, in quanto a nonsense, dei Soliti ignoti, Con l'immancabile Fornero nella parte di Capannelle, il ministro Passera questa volta nei panni di Tiberio (Marcello Mastroianni) che bada al pupo mentre la moglie è in galera, Pietro Giarda che riprende il personaggio che fu di Tiberio Murgia (Ferribotte) e lui Marione nostro che interpreta il ruolo del pugile balbuziente in disarmo, Peppe (Vittorio Gasman).
E nello scontro con tassisti, farmacisti, notai, avvocati e corporazioni varie, non avete colto nei suoi occhi di ghiaccio il pathos che Henry Fonda avrebbe voluto mostrare nel duello finale di C'era una volta il west contro Charles Bronson o di L'ultima notte a Warlock contro Anthony Queen. Bhè il duello con le categorie lui, Mario Monti,l'ha perso che mica si può vincere sempre. E poi si tratta solo di cinema. La vita è tutto un film.
Data l'ampiezza della sua capacità interpretativa, che neanche Laurence Olivier ci si avvicina, non si è precluso alcun ruolo. Eccolo dunque nella interpretazione de Le due orfanelle. Quale mai delle tante attrici che hanno affrontato questo ruolo avrebbe potuto recitare con più passione e senso di disperazione le sue battute in video conferenza all'assemblea dell'ACRI?
Non vi siete sentiti struggere il cuore mentre, come la piccola Luisa ,dichiarava che lui e il suo governo: “ha sicuramente perso in questi ultimi tempi l’appoggio, che gli osservatori attribuivano, dei poteri forti. Non incontriamo infatti favori, in questo momento, di un grande quotidiano che e’ espressione autorevole di poteri forti, e presso Confindustria”.(1) 
Disperata scena melò che neppure un maestro come David Griffith avrebbe potuto rendere meglio.
E poiché la storia del cinema è fatta di film seri di cui si fa la parodia ecco cosa ha risposto un'aspirante attore alle prime armi, tale Ferruccio de Bortoli: “L'ultima amara realtà è che non vi sono vere élite o egemonie di qualità, ma solo una congerie disordinata e caotica di ingessature corporative, una miriade di casellanti muniti di veto. Chi teme i poteri forti può stare tranquillo. Chi ha a cuore il futuro del Paese, la formazione di una classe dirigente di qualità, le riforme e il ritorno alla crescita, ha molto di che preoccuparsi”. (3)
Chissà cosa ci riserverà per il futuro Marione nostro.
Una cosa però è da dire: il set su cui Marione gira i suoi film costa un occhio della testa e pare, pare, che quanto a incassi si vada maluccio.
Spiacerebbe che la sua ultima interpretazione fosse il remake di Au hasard Barlthasar (4) e che per vederlo si dovesse cercare nei cinema d'assai dove, spesso,gli addendi sono: grande critica, poco pubblico e ancor meno soldi.

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    (1) Agi 07/06/012 dichiarazione di Mario Monti al congresso di ACRI (Associazione Casse Risparmio)
    (2) Sul drammone le “Due Orfanelle” (1874) di Cormon e D'Ennery, furono girati moltissimi film, almeno una dozzina, dal primo, girato negli USA del 1921, ancora in epoca del muto, con la regia di David W. Griffith, alla versione italica di Giacomo Gentilomo del 1954.La storia è nota:due orfanelle arrivano a Parigi durante i giorni della rivoluzione francese e passano attraverso una serie di disavventure lacrimose tra gente di malaffare e rapaci megere.
    (3) I leggendari poteri forti – Ferruccio de Bortoli - Corsera 10/06/012
    (4) Au hasard Balthasar, Vita, patimenti e morte dell'asino Balthazar, vittima della malvagità umana nella campagna francese, in parallelo con l'esistenza, altrettanto infelice, di Maria, sua prima padroncina. Regia Robert Bresson, con Anne Wiazemsky






giovedì 31 maggio 2012

Alice abita ancora qui. Tra noi. Incredibile.

Ellen Burstyn protagonista di Alice non abita più qui
Chi, dei membri del governo, potrebbe interpretare il ruolo di Alice nel paese delle meraviglie? Prima datevi la risposta e poi leggete il pezzullo.
Se avrete indovinato complimentatevi con voi stessi. Potreste far parte del governo. Non questo. Uno sveglio.


Non fatevi trarre in inganno dal titolo, il riferimento non è al film che Martin Scorsese girò nel 1975 e che valse alla protagonista, Ellen Burstyn l'oscar come miglior attrice.
No. Il riferimento è all'altra Alice, quella di wonderland, che ha deciso di allietarci questi tristi giorni di crisi reincarnandosi. E poiché il reverendo Charles Lutwidge Dodgson, ben più noto con lo pseudonimo di Lewis Carroll, era un tipo spiritoso si è reso necessario trovare il giusto phisic-du-role perchè la potenza di Alice potesse esplodere.
E allora cosa c'è di meglio di un bel (si fa per dire) ministro del governo Monti.
Dopo aver scartato la Fornero, algida  (per finta) e sopratutto troppo acida (per davvero),si è passati a Terzi di Sant'Agata, troppo compassato, ad Antonio Catricalà, nome non adatto, s'era  fatto un pensierino anche su Dino Piero Giarda.
Il ministro Giarda in effetti come reincarnazione di Alice ci sta, ha molte caratteristiche che lo rendono compatibile e credibile per questo ruolo. Perfetto. Quasi perfetto. 
Insomma così perfetto che è venuto il timore di essere subito sgamati. Quindi si è cambiata idea.
Ci voleva qualcuno di insospettabile, qualcuno duro, qualcuno capace di grande freddezza, qualcuno in grado di ragionare più con i numeri che con la testa (del cuore non se ne parla proprio) ma con quel certo “non-so-che” che lo fa capace di stupire e di stupirsi. Qualcuno con due occhioni da Alice. 
Qualcuno in grado di dire cose terribili con il tono di voce leggero col quale si ordina, distrattamente, un aperitivo. Uno di quelli che quando parla ti rimane il sospetto di essere d'accordo con lui anche se non sai su che cosa sei d'accordo. Perché lui è uno di quelli  che “non si capisce mai cosa dice.” Però lo dice sempre molto bene. Oh come lo dice bene.  
Occhioni di Passera
Ci vorrebbe quindi un vecchio demone-cristiano. O magari un nuovo democristiano E quindi la scelta è stata sostanzialmente obbligata. Come non pensare a Corrado Passera. Una vita passata tra i numeri,sempre seduto dall'altra parte della scrivania, quella per intenderci dei signori che comandano, ma sempre con l'aria ammiccante di dire “tanto io sto con voi, che non contate nulla.”.E magari qualcuno ci casca.
L'ultima trovata di Corrado-Alice-Passera, che vive allegramente nel mondo di wonderland quando non frequenta comunione&;fatturazione,  è stata di chiedere ai petrolieri di farsi carico dell'ultima nata tra le accise: due centesimi per il terremoto dell'Emilia. Il che equivale a chiedere ai petrolieri, che notoriamente hanno un barile al posto del cuore, di rinunciare, un per l'altro, al 4% del loro fatturato (1) per singolo litro. Che sarebbe come se avessero chiesto a Landru (2), noto al popolino come Barbablu, di rinunciare alla vedovanza facile per impegnarsi in un matrimonio a vita. 
Questa volta i petrolieri, di solito così veloci ad applicare, in tempo reale, qualsiasi aumento di prezzo e così lenti e lumacosi nel trattarne le riduzioni, sembrano ammaliati dai grandi occhioni di Corrado-Alice-Passera da dirsi disponibili a questa innovativa e rivoluzionaria operazione: i petrolieri pagano le tasse al posto dei comuni mortali. Chissà che direbbero i loro babbi, per intenderci quelli dello scandalo dei petroli (3). 
A proposito come è andata a finire quella storia?
Il più ammaliato di tutti è stato Pasquale De Vita presidente dell'Unione petrolifera che si  è immediatamente impegnato  “per la «sensibilizzazione» dei grandi marchi. Che di sicuro vorranno rispondere positivamente.” (4)
Come cambia il mondo quando si mette di mezzo Alice e il suo candore ora reincarnato in Corrado-Alice-Passera.
E' bastato un leggero battito di ciglia di Corrado-Alice-Passera che subito quegli uomini duri, rotti alle più feroci trattative con emiri, sceicchi e generali di tutto il mondo si sono trasformati . Da lupi in agnelli. E Corrado-Alice-Passera ci crede. Anzi orgogliosamente ha ripetuta la favola anche alle radio e alle televisioni. E magari se la ripete compiaciuto quando si rade davanti allo specchio. E pensa di essere stato pure furbo. Si fa tanto per dire (ridere).
Oddio l'ammaliato De Vita ha anche subito aggiunto, ma sottovoce, che “sarà difficile controllare il vero risultato, visto che il mercato finale dei carburanti è ormai libero quanto frastagliato, inestricabile non nei prezzi ufficialmente "consigliati" ma nei liberi ritocchi che possono disporre e praticare i singoli gestori.” Ancora l'operazione non è partita che già si è trovato il possibile colpevole per l'insuccesso annunciato.
Quando si dice l'esperienza. 
Già, forse però bisognerebbe svegliare Corrado-Alice-Passera e ricordargli che i lupi perdono il pelo ma non il vizio. Che sarebbe troppo bello se lui e i petrolieri. come quell'altra Alice, non abitassero più qui.

ps.Oggi 1 giugno. I petrolieri hanno già fatto sapere che tengono famiglie numerose, hanno da pagare il mutuo della prima casa e sono in arretrato con le bollette della luce e del gas pertanto declinano l'invito a farsi partecipi. E poi " tasse" è una parola strana. Di difficile comprensione e pronuncia. Anzi hanno dichiarato che, a ben pensarci, gradirebbe un aiutino da parte del governo.
Queste si che sono belle favole. 

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(1) 28,9% circa è l'incidenza per litro di benzina composto da greggio, raffinazione, trasporto e margine.
(2) Henri Désiré Landru o Barbablù (Parigi, 12 aprile 1869 – Versailles, 25 febbraio 1922) è stato un criminale e assassino seriale francese. Di solito se la faceva con signore un po' agé che prima depredava e poi carinamente uccideva.
(3) Lo scandalo dei petroli scoppiò nell'inverno 1973-1974. nonostante tutto non se ne cavò un ragno dal buco. Come al solito. Per approfondire: “Petrolio e politica” di Mario Almerighi, Editori Riuniti 2006
(4) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-31/passera-margini-compensare-accisa-063735.shtml?uuid=AbTvb3kF ; 

mercoledì 28 dicembre 2011

Si stanno peracottarizzando?

Mario Monti e Signora
Quando lo scorso 12 novembre poer nano Berlusconi ha rassegnato le dimissioni mi sono sentito sollevato. Certo non ho ballato e brindato come hanno fatto i romani, loro, si sa, hanno sulle spalle duemila anni di cinismo e sanno cogliere le situazioni al volo, ma ero contento. Molto contento.Ho pensato che finalmente la coscienza collettiva dell'italico popolo si fosse data una scrollatina e avesse, con calma, deciso di intraprendere un nuovo ciclo.
Quando poi è stato ufficialmente confermato che il Primo Ministro sarebbe stato il professor Mario Monti mi sono sentito anche un pò rassicurato. Ho pensato che la grande borghesia (ragiono ancora in termini di classe) visto che le altre classi non erano (sono) ancora pronte, dopo tanto patire avesse finalmente deciso di intervenire e di liberci/si di quella piccola borghesia stracciona e peracottara che per vent'anni aveva occupato importanti scranni. In modo indecente.
Finalmente un po' di decoro. Ho sperato.
I segnali parevano buoni, magari un tantinello demagogici come quello di farci sapere che il prof. Monti ha rinunciato agli emolumenti di Primo Ministro e di Ministro dell'Economia, tanto incassa quello di senatore a vita, o che ha visitato una mostra con la Signora pagando regolare biglietto d'ingresso. Me l'immagino proprio il prof che armeggia con il borsellino sotto lo sguardo severo della cassiera che gli chiede un euro per non privarsi degli spiccioli e dargli un resto “tondo”. Capita anche a noi. Quasi sempre.
Adelfio Elio Cardinale
E quelli della scorta? Ha pagato Monti per loro o ognuno ha dovuto pagarsi il suo biglietto o sono stati lasciati al guardaroba con cappotti e borsette? Berlusconi poer nano erano solito portarli in gelateria o a bighellonare per il centro. Meno colto.
Strada facendo però mi sto un po' ricredendo.
Ho creduto alle parole sulla trasparenza che ministri e sottosegretari dovevano renderci ma ad oggi sul sito del governo (1) di curricula ce ne sono pochi. Sergio Rizzo (2), che li ha contati, dice che sono14 su 47 membri del governo ma nessuno, forse per pudicizia, riporta alcuna dichiarazione dei redditi. 
Come il capo prof. aveva promesso.
Tra l'altro brillano per assenza proprio il cv e il 730 del prof. Mario Monti. Sbadato.
Partiamo proprio maluccio prof. si merita un 19 scarso che senz'altro non fa buona impressione al primo esame e neppure buona media per i futuri.
Divertente il caso del Ministero della Salute: manca il cv del Ministro Renato Balduzzi mentre si può leggere quello del sottosegretario Adelfio Elio Cardinale. Complimenti sottogretario.
Ovviamente di Passera, quello che tuona contro le frequenza televisive regalate, neanche un rigo. Corrado dev'essere modesto e quindi nulla sul suo cursus honorum e tanto meno sui 3.811.000,00€ che pare siano stati i suoi ultimi ricavi. Come farà a vivere nei prossimi mesi? E silenzio anche sul fondo gestito con madre e fratello. In compenso parla molto di altro e fa parlare di sé come futuro leader di chissà quale schieramento.
Farmacisti all'opera
Poi c'è stato il piano Salva Italia, tagli sulle pensioni, allungamento del periodo lavorativo e niente patrimoniale sui redditi maggiori. In compenso il Governo ha ricevuto sberle sonanti da farmacisti e taxisti. Che proprio fa ridere. Saranno questi i poteri forti?
Tanti ceffoni dagli stessi li aveva già presi Bersani e tutto sommato ci potevano anche stare visto il referente ma vedere il prof. ripercorrere le stesse strade un po' ci ha fatto male.
Il piano, a volere dirla tutta, è un po' sempliciotto, non da università e forse neanche da ragioneria o da istituto tecnico. Tanto che Raffaele Bonanni se ne è uscito col dire che quel piano lo avrebbe potuto fare anche suo zio. Va da sè che il Bonanni deve fare riferimento, tra i tanti, allo zio farlocco. Quello di cui, anche se simpatico, non deve avere una grande opinione. Dev'essere, comunque, questione di famiglia visto il contratto che il Raffaele ha firmato con Marchionne.
Elsa Fornero
Anche su Elsa Fornero (né cv né 730) c'è un po' da dire, non tanto sulle lacrime, la tensione si sa tira brutti scherzi, quanto sul suo scaricare i giornalisti che, al solito non capiscono. Possibile abbiano tutti avuto delle allucinazioni uditive quando lei parlava dell'articolo 18?
La questione che riguarda il prof Francesco Profumo, laurea in ingegneria e vaga rassomiglianza con il caratterista inglese Leonard Rossiter che in Berry Lyndon (3) interpreta Johm Quinn l'ufficiale buono solo per le parate che ciufola a Berry la prima fidanzata, ha un problemino di doppio incarico, come del resto altri 3.300 statali (4). Quindi in buona e numerosa compagnia. Pare che, sebbene ministro, non voglia mollare la presidenza del CNR , forse ha paura che il governo non duri e non vuol finire disoccupato o precario. Che magari per lui sarebbe un'esperienza nuova. Si para dietro al fatto che si è autosospeso ed è in attesa di avere un parere dall'antitrust: come se Torquemada avesse chiesto a Innocenzo VIII se gli era lecito sovraintendere ai 22 tribunali dell'inquisizione. Ovviamente il prof. Profumo non sembra considerare nè che il CNR dipende dal suo ministero e quindi sarebbe il controllore di sè stesso e neppure che, se per un caso del destino il governo durasse fino al 2013, la prestigiosa istituzione rimarrebbe senza presidente per oltre un anno. Forse un meccanico, meno titolato ma più pratico, capirebbe.
Andrea Riccardi
In fine c'è il caso delle baruffa tra Andrea Riccardi, Ministro della cooperazione e dell'integrazione, con Giuliomaria Terzi di Sant'Agata, Ministro agli esteri, su chi dei due deve avere la titolarità dei fondi della cooperazione. Al solito chercher l'argent. E il potere che ne deriva. Tristezze da Sant'Egidio a Sant'Agata e ritorno.
La cosa è stata risolta con una mediazione: “un po' e un pò”. Roma da dorotei alla Mariano Rumor.
Quindi la domanda: si stanno peracottarizzando o, sotto mentite spoglie, lo erano già e si tratta solo di un lento disvelamento?

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(1) www.governo.it
(2) Trasparenza, curricula e doppi incarichi il governo inizi a dare il buon esempio – Sergio Rizzo – Corsera 27 dicembre 2011
(3) Le memorie di Berry Lyndon di William Makepeace Thackeray, tradotto in film da Stanley Kubrick nel 1975. 
(4) Statali la truffa dei due lavori – Fiorenza Sarzanini – Corsera 27 dicembre 2011