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giovedì 7 marzo 2013

E adesso Salvatore Settis.

L'indignazione in Italia, unico paese al mondo, ha trovato espressione nelle forme della democrazia. Questa opportunità non va sprecata. I contenuti sono più importanti dei triti balletti sulle alleanze. La Costituzione come perno  fondamentale per  una strategia di medio periodo. Un candidato per il Colle.

Professor Salvatore Settis
Il professor Salvatore Settis non sembra essere un presenzialista della televisione ma quando partecipa a qualche trasmissione si vede. Per dirla alla Freccero è uno che buca lo schermo. Sarà per quel suo viso solcato da rughe che raccontano della durezza della sua Calabria, sarà per il suo modo di dire pacato ma deciso, sarà soprattutto per quello che dice: mai scontato. A tutto questo va ad aggiungersi, cosa di estrema rarità, chiarezza di pensiero e semplicità di esposizione. Non è da tutti. Specialmente da quelli che amano frequentare i talk show dove pare che vadano più per farsi vedere piuttosto che per farsi ascoltare. 
Quasi che siano solo le immagini a trasmettere informazioni al cervello e non piuttosto le parole.
Per il professor Settis non è così: pane al pane e vino al vino. Rarità. Non cerca simpatie, espone le sue opinioni. Doppia rarità. Che sono pure di buon senso. Tripla rarità.
Nei venticinque minuti della puntata di otto e mezzo (06/03/013) con la precisione di chi sa di cosa sta parlando ha scolpito, ché le sue sono state martellate come di scultore avvezzo a sgrezzare il marmo pure se il tono era tranquillo e le parole piane, il contesto e la sostanza della attuale situazione politica e, a mo di aggiunta. ha pure indicato gli strumenti base di cui avvalersi per andare avanti.

L'Italia: «Il nostro è un Paese che spreca le occasioni e non sa sfruttare le potenzialità».Mai come dirlo.
L'indignazione: « Ha preso piede in Italia ed è diventato il cuore della politica. Anche se da noi ha tardato ad esplodere (se ne è parlato solo quando il termine è diventato di moda) ma, unico Paese al mondo fino ad ora, ha trovato espressione nelle forme della democrazia, nelle forme del voto». Alzi la mano il primo che l'ha capito. Dato lo stupore che ha preso molti, per non dire tutti, la sera di lunedì 26 febbraio.
L'antipolitica: «Non bisogna bollare di antipolitica tutto ciò che non si capisce». Chissà a quanti sono fischiate le orecchie mentre il professore esprimeva questo concetto. Semplice a intendersi. Magari anche per derogati ed affini.
Certo non c'è ancora una chiara prospettiva politica per questo movimento che nasce dal basso ma «bisogna lasciar tempo al tempo». Ed è strano che chi di tempo ne ha avuto a ufo e si sia trastullato in fessi giochetti tattici, oggi si faccia prendere da una gran fregola. 

Così come l'incontro tra il Pd e il M5S dovrà avvenire sulla base della Costituzione. Basta leggerla, magari tutta e di seguito e non a spizzichi e bocconi. Peraltro Grillo non pare l'abbia mai messa in discussione (mentre Berlusconi sì). E soprattutto (ri)partire dai contenuti. Che di schieramenti e sciocche alchimie s'è già parlato anche troppo. Compreso nella giornata (06/03/013) della direzione del Pd. Da chi? Ovviamente D'Alema. Che il suo trasporto per i giochi di ruolo e delle alleanze o per gli inciucini ormai è un caso patologico.
E poi che altro professore?
Ragionare sul lavoro e quindi, con grande probabilità prendere «dei provvedimenti urgenti che andranno inevitabilmente a contraddire quanto fatto dal governo Monti che il Pd ha appoggiato».
Perché la sinistra ha senso se fa la sinistra. E magari pure si distingua fortemente dalla destra. Che la parola chiave del ragionamento è “fortemente”. Cosa che a non pochi del Pd deve risuonare come concetto stranamente astruso e pure un tantinello indigesto. Che se no è meglio se cambia di nome e di posizionamento. Altrimenti che passi a chiamarsi Tirabusciò, che in quanto a mosse Ninì ne sapeva una più del diavolo. E poi, soprattutto non sarebbe male se, una buona volta, certa parte di questa sinistra la smettesse di scimmiottare la destra.
Ultimo consiglio del professore ragionare su tre strumenti base per costruire una strategia di almeno medio periodo: onestà, fantasia e, più importante di tutti, lealtà alla Costituzione. Detto questo senza lacrimuccie ipocrite ma con concreto senso operativo.

Tutto ciò e molto altro il professore ha scritto nel suo ultimo saggio dal titolo “azione popolare – cittadini per il bene comune”. Per alcuni anche una sfogliatina potrebbe essere salutare.
Pare che fra qualche mese si liberi un posto nei piani alti della Repubblica. Magari anziché un aparatiniko bolso e stanco e pure un po' trombone un professore,vero, che ha insegnato nelle università di mezzo mondo potrebbe far comodo. Detto con un giro di parole per non dar corpo al proverbio che chi entra in conclave papa ne esca cardinale.
Ultima nota, pare che il professor Salvatore Settis in Italia abbia ricevuto una sola onorificenza, il 20 febbraio 2009: la cittadinanza onoraria della città di Palmi. 

martedì 5 marzo 2013

Rivalutare Sposetti. Ugo Sposetti

Chi l'avrebbe mai detto leggere sul Vicario Imperiale un pezzo in favore di Ugo Sposetti. Il più dalemiano dei dalemiani, il più vetero comunista del Pd. Quello che ha difeso oltre ogni ragionevole dubbio – e ragionevolezza – il finanziamento ai partiti e i costi della politica. Eppure oggi Ugo Sposetti piace.

Oramai nulla è più come prima. Il mondo sta decisamente andando alla rovescia. O comunque sta girovagando come uno che abbia bevuto un paio di Negroni di troppo. E chissà mai se ci sarà modo di rimetterlo sui piedi e farlo procedere come una volta . Tocca pure rivalutare Ugo Sposetti. In tutto questo bailamme. E farlo anche con piacere e con godimento. Quasi massimo. Il godimento.
Lunedì sera (04/03/013) durante la trasmissione Piazza Pulita, sul finale, è stata mandata in onda un'intervista con Ugo Sposetti. Fin qui nulla di speciale. Anche la scelta della location è stata di tutta tranquillità: una tradizionalissima piazzetta romana, di quelle piccole piccole che mettono gioia solo a guardarle, con un baretto e i tavoli in strada. Sposetti è impeccabile nel suo loden blu. Taglio di capelli comme il faut. Baffi,ormai canuti e ben curati, modello Stalin, come si usava nel '68. E come a lui piacciono tanto. Tutto normale.

Lo choc arriva fin da subito: un colpo diretto al fegato, si direbbe se si trattasse un incontro di pugilato.
Infatti l'intervista non inizia con la classica domanda ma con Sposetti che sembra parlare a sé stesso, quasi fosse sopra pensiero e il suo dire comincia con una mitragliata di domande decisamente non convenzionale e tanto meno ortodosse: « Io mi sono posto oramai da un anno e mezzo la domanda alla quale però non sono riuscito a rispondere. Ma se io oggi avessi vent'anni mi iscriverei al Pci e alla Cgil? Farei la scelta di lasciare il lavoro in ferrovia e di andare a svolgere il lavoro di funzionario di partito? Farei tutto quello che il Pci mi ha chiesto di fare e che ho fatto? E mi ha dato grandi soddisfazioni».

Sono domande da far tremare le vene nei polsi. Specialmente se a farsele è un signore, pardon compagno, come Ugo Sposetti che deve aver preso la prima tessera del partito direttamente (e idealmente) dalle mani di Иосиф Виссарионович Сталин. E' cirillico e sta per Iosif Vissarionovič Stalin. 
C'è un momento, brevissimo di pausa, poi Sposetti prosegue nel suo ragionamento e si dà anche una non-risposta. Che per uno come lui è molto più di una risposta:« Questo non lo so. La risposta non me la so dare». Un uppercut al mento. Ma non è ancora un ko.
Breve riflessione, sempre a voce alta, dell'ex tesoriere dei Ds: «Mentre noi avevamo una speranza e il Pci ci dava una speranza oggi vedo che questi coetanei quelli che hanno venti, ventidue o diciotto anni hanno trovato la speranza, almeno una parte di loro, nel Movimento 5 Stelle e io li rispetto» . Questo è un colpo al plesso solare. Ed è sentito. Le ginocchia si piegano.

Come l'arbitro che divide i due boxeur interviene la giornalista e chiede: «Se avesse 20 anni chi voterebbe Ugo Sposetti?».
Sposetti e il suo altro da sé sono vicinissimi la testa di uno è appoggiata sulla spalla dell'altro. I colpi nella corta distanza solo apparentemente sembrano più leggeri ma possono essere micidiali. Soprattutto se si indovina il giusto gancio.
La risposta di Sposetti arriva planando con la delicatezza di una farfalla che si posi su un fiore. Ma come si sa lo sbatter d'ali d'una farfalla in Australia può scatenare un tornado nel Nebraska.
Roma non è il Nebraska ma il tornado  , metaforicamente parlando,è il tornando. E il gancio che tira Sposetti è più di un tornado.
Ecco la risposta: «Questa è una domanda alla quale io ….perché sarei costretto a dire voterei Pd però so che potrebbe non essere così».
Il gancio è caricato. Il gancio è partito. È un colpo da knockdown. Da rimanere stesi.
Autentcio dire di Ugo Sposetti. Poche e sentite oltre che imbarazzate parole, dette da un signore, ops, compagno, che pare sia sempre stato ricco di certezze e con pochi dubbi sul dove abbia abitato e ora stia la vera verità politica. Un detto sintetico che forse vale e comunica più di un ricco trattato di sociologia. E magari anche di un talk show.
Ugo Sposetti sembra aver capito la situazione del paese. Sembra aver capito il perché del voto. Sembra aver capito cosa manca e soprattutto cosa bisogna dare. E fare. 
Ora se l'ha capito e l'ha accettato Ugo Sposetti che accettare questa verità è quasi più importante che capirla, come fanno gli altri, e i nomi sono i soliti, che già questa butta male, come fanno a non capirlo?

lunedì 4 marzo 2013

Governo Tecnico: da Mario Monti a Corrado Passera e i cocci sono nostri.

E adesso a chi tocca? Grillo dice che Pd e Pdl zitti zitti quatti quatti si stanno accordando per un altro tecnico. Potrebbe essere Corrado Passera che non stava nella pelle già qualche mese fa. Attenzione però qualcosina dovrà essere fatta per cambiare la situazione. O agli italici alla fine rimarranno solo i cocci.

Grillo riuscirà a "spaventare" Pd e Pdl?
E così sembra che toccherà a Corrado Passera. Almeno questo è quello che sostiene Beppe Grillo. Che qualche cosa, di tanto in tanto, ci azzecca. Sarà anche un comico ma a un altro comico, italiano peraltro, è stato assegnato il Nobel, inoltre da quando ha deciso di accettare la sfida che il supponente Piero Fassino gli lanciò tra i piedi di strada ne ha fatta parecchia. 
E adesso, giusto pour goûter, lui che è cicciottello di costituzione si trova a capo di un movimento che risulta anch'esso un filino sovrappeso. Rispetto alle aspettative.
Il fatto che questo comico si trovi a battagliare con politici scafati e piazzisti di lungo corso e la spunti portando avanti questioni che adesso sono diventate un bene comune, neanche fosse l'acqua, qualcosa dovrebbe far pensare Così come dovrebbe dare spunti di meditazione il fatto che gli schizzinosi che prima neanche se lo filavano, tra gli altri D'Alema e i vecchi tromboni del Pd nonché gli ex socialisti (ma questi sono un caso disperato) ed ex democristiani del Pdl, che anzi lo bollavano come antipolitica, adesso lo rincorrano neanche fosse la lepre di cui parlava Bersani. E talvolta addirittura mendichino. Ma questo è un altro discorso.

Rimanendo sul punto, Passera for president, si può senz'altro affermare che nel bel Paese c'è spazio per tutto e anche per tutti. Che qui l'America l'han trovata in tanti e qui hanno realizzato per l'appunto il sogno “ammmerigano”. Comunque, quello che frega gli italiani è la loro smaccata passione per il melodramma e per l'umorismo. E poi, soprattutto, la generosità: un posto da primo ministro, nel bel Paese, non lo si nega a nessuno.
Gianni Brera lo soprannominerebbe l'abatino?
E Corrado Passera è qualcuno fin da quando era piccolo. Quindi, figurarsi adesso.
Il nostro giovane ex ministro dell'Industria era già in pista di decollo quando, nelle vesti di Alice (per intenderci quella con gli occhioni grandi e blu del paese delle meraviglie) chiedeva ai petrolieri, quelli noti nella business community per essere agnellini facili da tosare, di rinunciare al 4% del loro fatturato. Euro più euro meno.
Lo chiese con passione e questa è la parte melodrammatica e soprattutto sembrava credere di aver ottenuto il risultato e questa è la parte umoristica. Perfetto: pronto, a tutti gli effetti, per diventare anche lui primo ministro. E inoltre è anche indagato per reati fiscali, guarda il caso. Ma anche questo è normale: un primo ministro con bagatelle penali non sarebbe la prima volta. Anche se il precedente sarà difficile eguagliare. Immaginarsi superare.
Finalmente si avrà un primo ministro con gli occhioni: grandemente grandi, innocentemente innocenti e ingenuamente ingenui e comunque sempre pronti ad essere sgranati dalla sorpresa.

Corrado Passera peraltro ha molte altre carte nella sua manica.
E' partito come tecnocrate (e questo senz'altro piace ai mercati) poi è sembrato vicino ai cattolici di comunione&liberazione, deinde si è spostato un pochino per essere nei pressi di quelli del forum di Todi, anche se i cattolici in politica (in particolare quelli amici di Dismas il ladrone buono del Golgota) di tanto in tanto dimostrano di avere un cuore, quindi qualche vicinanza con la Cei (il Vaticano apprezza sempre questi movimenti perché di solito sono forieri di quattrini) e infine, penultima tappa, è stato sostenitore dell'operazione Monti dalla quale si è dissociato senza tante spiegazioni.
Passera e Monti: soluzioni o cocci?
Si dice che volesse una lista unica con Casini e Fini, anziché le tre che si sono presentate, che se l'avesse spuntata lui avremmo ancora il secondo in parlamento e il primo a fare il galletto. Mentre invece adesso, uno non c'è più e l'altro è un po' malconcio.
Gli ultimi due mesi Corrado Passera li ha passati sottotraccia, apparentemente, in riposo. Anche se il telefono cellulare e internet riescono a far sentire vicini anche quelli più lontani.
Comunque adesso pare essere in pole position per una nuova avventura tecnica. E questa volta in proprio, di facciata, e conto terzi, di sostanza. Che nel bel Paese se ogni fesseria non viene replicata almeno un paio di volte non si è contenti.
E nei due blocchi, ché quello di Monti conta come il due di coppe quando la briscola è bastoni, hanno bisogno di tempo per capire il che fare, rimescolare le carte e provare a logorare, secondo vecchi schemi, o cercare di comprare, secondo pratiche più recenti ma da sempre ben note, alcuni del Movimento 5 Stelle.
Questa volta però sarà un po' più difficile. Non perché quelli del M5S siano tutti dei Saint-Just, che magari qualche amico della palude lo si troverà anche lì ma semplicemente perché qualcosa si dovrà pur cedere e qualche riformuccia sarà da fare poiché il solo spauracchio delle questioni euroeconomiche con il loro strascico di tasse e tagli non saranno sufficienti a tenere tranquilli gli italici. Che hanno paura, dopo tanti sacrifici di doversi tenere pure i cocci lasciati di una classe politica disastrata. Che neanche pagherà il danno.
Che Corrado Passera pensi bene alle sue ambizioni anche perché un nuovo seggio da senatore a vita questa volta proprio non c'è.

venerdì 1 marzo 2013

Risultati elezioni: D'Alema, l'antipolitica e il Movimento 5 Stelle

Ennesima intervista di Massimo D'Alema al Corriere della Sera. Ripresenta come sue le linee guida  del Movimento 5 Stelle. S'è dimenticato cos'è l'antipolitica. Ora ne sembra, nei fatti, un estimatore. E poi frasi fatte e banalità a gogò. Che se avesse fatto la scissione starebbe ai giardinetti con Fini e Marini.

A urne chiuse e a risultati oramai conclamati non poteva mancare l'opinione di Massimo D'Alema.
D'Alema sbuffa. Sapesse gli italiani
Ovviamente è arrivata, puntuale ma indesiderata ospite, neanche fosse l'esattore delle tasse, la solita intervista al Corriere della Sera (28/02/013). Quando tocca, tocca.
Se non ci fosse stata quasi nessuno l'avrebbe notato ma tant'è. Ormai è una ricorrenza quasi istituzionale a cui non ci si può sottrarre, come la festa del papà o quella dei nonni.
In fondo in Italia un caffè e una intervista non si nega a nessuno. Figurarsi a uno che su tutto ha un'opinione. Di solito sbagliata. Più spesso irrilevante. O nella migliore delle ipotesi contraddittoria con quanto affermato in precedenza.
Questa volta, a proposito del risultato elettorale ha raccontato all'ottima Maria Teresa Meli, che «Non posso dire di essere tra quelli che sono stati presi di sorpresa». Complimenti. Allora, perché, già che lo sapeva, non ha informato anche quelli del Pd?
E sulla performance grillina: «Ha colpito fortemente noi più per angoscia sociale nel mezzogiorno e per protesta contro la politica tradizionale nel resto del Paese». Lui, il D'Alema, non rientra nella politica tradizionale del Paese. È ovvio. Probabilmente è uno di quelli che sta oltre. Che se oltre ci andasse per davvero sarebbe un sollievo. E quindi?

 Presidentata griderebbe Giulia Sofia, l'amica di Crozza: «Che al centrodestra e al M5S vadano le presidenze delle due assemblee parlamentari». Come poi se l'accettazione dei due del gentile cadeau gli ponesse degli obblighi effettivi. Che anche ammesso e non concesso e poi? 
Non è che il novello agricoltore, possiede una tenuta in Umbria, pensa che così gli venga spianata la via per il Quirinale? Che pare quella di Presidente della repubblica sia la sua ultima ambizione. Anche perché è uno dei pochi posti dove non abbia ancora fatto danno. Grazia che si spera venga confermata alla povera Italia che di guai ne ha abbastanza.
Già ma alla fine, che fin qui siamo arrivati a mezza intervista e ancora non è stato detto granché, c'è qualche proposta? Ma certamente. Per bacco baccone, come direbbe il professor Occultis, l'amico di Blek Macigno,

Meglio delle mani non sarebbe meglio mordersi la lingua
I passaggi fondamentali sono: «Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità senza ammucchiate e senza pasticci», evvabbè. Immediatamente doppiato da un «Il sistema politico-democratico è chiamato ad una prova cruciale: (e qui l'italiano lascia a desiderare, ma pazienza ndr) se è in grado o meno di fare le riforme che tante volte ha annunciato e che sin qui non è stato capace di fare». Bello. Bellissimo. Domanda dov'è stato negli ultimi vent'anni Massimo D'Alema, due volte presidente del consiglio, nonché ministro, nonché presidente del partito nonché lider massimo? Risposta: a pesca di tonni. Giusto, no?

E allora? Domanda la Meli, che probabilmente s'è resa conto che sta a perder tempo.
 D'Alema sostiene i temi dell'antipolitica.
Adesso. Chissà che ne pensa Grillo.
Risposta, epocale: «Dobbiamo dimezzare il numero dei parlamentari, ridurre quello degli eletti (quali eletti: i parlamentari? ndr), riformare radicalmente la struttura amministrativa del Paese, mettere mano ai costi della politica,combattere la corruzione, varare una seria legge (perché di solito le leggi non devono essere serie? ndr) sul conflitto d'interessi. Poi io sono anche dell'opinione che occorra una nuova legge elettorale». 
E un bel viva la mamma, no? Che poi questo è il programma del Movimento 5 Stelle. Con un piccolo dettaglio: Grillo era legittimato a gridarlo nelle piazze perché lui stava fuori dal palazzo e quando lo faceva veniva bollato come antipolitica. Non va dimenticato che D'Alema solo l'11 febbraio a Catanzaro sosteneva: «L'antipolitica, anche quando si manifesta a sinistra, ha un segno che è sempre profondamente di destra».
Tutto qui? Ovviamente no.
L'ex deputato aggiunge: «Bisogna aggredire il tema del debito (guarda caso quello che chiede l'Europa e dice la Merkel, ndr), facendo un'operazione sul patrimonio pubblico: valorizzazioni e dismissioni intelligenti (certo quelle cretine non funzionano per definizione ndr) quindi non quelle industriali.. E poi ciò che è fondamentale è imprimere una una svolta nel senso della crescita, del lavoro e della giustizia sociale» . Questo sì che ci mancava. Dettaglio: il D'Alema non dice come si imprime questa svolta. Ché siamo certi lo sappia ma non lo vuol dire perché è timido e non vuol fare la parte del primo della classe.Così l'intervista a parte un paio di altre frattaglie sui tecnocrati di Bruxelles finisce qui. Carta e fotocomposizione sprecati.


By tha way: il D'Alema intervistato, giusto per dare qualche coordinata, è lo stesso che pochi giorni addietro gongolando dei sondaggi, disse «Il mondo si tinge di rosso», giusto per tranquillizzare i moderati. È lo stesso che a suo tempo sostenne: «Sarebbe un grave errore non dialogare con Fini» e infatti FLI, da quel momento, si è squagliata giorno dopo giorno fino a raggiungere percentuali da prefisso telefonico.
È ancora lo stesso che da presidente del Copasir a proposito di Renzi e ne uscì con un minaccioso «Si farà male». E poi ritrattò, che questi vezzi berlusconiani li ha appresi in un fiat. E poi aggiunse, visto che le bischerate viaggiano almeno in coppia, quando non sono in comitiva, che in caso di vittoria alle primarie del giovane fiorentino sarebbe stato pronto ad una scissione. Che magari l'avesse fatta quella benedetta scissione. 
Oggi se ne starebbe ai giardinetti con Gianfranco Fini e Franco Marini a dar da mangiare ai piccioni. Ma i miracoli capitano solo nei film di Zavattini e di Frank Capra. Pazienza.