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mercoledì 21 febbraio 2018

Fette di salame sugli occhi

Questa campagna elettorale dalla trista figura dimostra come i  pretesi grandi comunicatori, Berlusconi e Renzi, siano nella realtà dilettanti allo sbaraglio. Incapaci di convincere. Li salva la cronica decisione degli italici di mantenere fette di salame sugli occhi.

Berlusconi Silvio e Renzi Matteo: pretesi grandi comunicatori
Rivelare ad un popolo che si crede furbo che furbo non è e che anzi deambula con fette di salame sugli occhi, è come dire ad un bambino che Babbo Natale non esiste. E come il bambino tenderà a non credere. A togliere quelle fette di salame dagli occhi degli italiani ci hanno provato in tanti ma con scarso successo. Ci si è messo anche Indro Montanelli, che di diplomazia se ne intendeva, con tre vivide metafore. La prima: «Siamo il Paese nel quale il maggior quotidiano nazionale si chiama Corriere della Sera ed esce al mattino.» La seconda «Da noi i treni lenti si chiamano accelerati.» Per finire con:«Solo in Italia poteva succedere che il fondatore di un partito non fosse in grado di pronunciarne correttamente il nome che gli aveva dato.» Il riferimento era a Mussolini che pronunciava fasismo. Ce n’era a sufficienza per aprire gli occhi anche di un cieco, ma non quelli degli italici che sono ben foderati di salame. E qui un paio di esempi. I primi.
In questi giorni non si fa che parlare, anche da parte degli avversari, di Berlusconi Silvio non come del grande frodatore dello Stato, ma come del grande comunicatore capace di ribaltare ogni campagna elettorale. La prima affermazione è vera, ma non la vede nessuno, anzi il Presidente della Repubblica lo riceve al Quirinale, mentre la seconda è una colossale bufala che solo chi ha fette di salame sugli occhi non vede. Grande comunicatore è chi riesce a convincere e a far cambiare idea a chi la pensa diversamente e questo il Berlusconi Silvio non l’ha mai saputo fare. Si è sempre accodato ai desideri della italica pancia e i numeri lo dimostrano. Alle elezioni del 2008 il partito berlusconiano che allora si chiamava Polo delle libertà. Pdl, ottenne il 38% dei voti, cinque anni dopo, 2013, il grande comunicatore perde, mal contati, sette milioni di voti e finisce a quota 21%. Diciassette punti percentuali in meno. Adesso i sondaggi danno Forza Italia, si tornati al vecchio nome, è al 16%. Altri cinque punti percentuali in meno. Senza contare che tutte queste percentuali si riferiscono solo ai votanti e non al numero complessivo degli elettori che se si facesse la proporzione con questi si scoprirebbe che oggi il grande comunicatore è seguito all’incirca da un modesto e mal contato, dieci per cento. Ben poca cosa. Se questi sono i risultati di un grande comunicatore cosa si dovrebbe dire di Salvini Matteo che è diventato segretario della Lega quando questa valeva, elettoralmente, all’incirca il 4% ed ora veleggia verso il 14%? Definirlo il Buonarroti  della comunicazione?
Anche il Renzi Matteo passa per essere un grande comunicatore anche se fino ad ora tutte le prove elettorali, ad eccezione di quella delle europee, vinte inaspettatamente sulle ali di una illusione, peraltro di breve durata, lo hanno visto soccombere. Dalle elezioni locali al referendum . Adesso è scatenato sugli scontrini dei pentastellati. Commentando: «Se non sanno gestire gli scontrini come possono gestire  conti dello Stato?» Bella domanda. Poi il fiorentino se ne va in tv e sbandierando gli estratti di due conti correnti (solo due?) e dichiara che con la politica lui, negli ultimi tre anni, ci ha rimesso. Il saldo dei due conti fa: meno cinquemila euro. Già, dimentica però di dire che lo stipendio, ancorchè lordo, del presidente del consiglio è di 114.796€. Il che significa che il netto si aggira intorno ai 72.000€ netti che moltiplicato per i tre anni di presidenza fa, più o meno 216.000€. Questo bel malloppetto è stato completamente speso. Con in più i cinquemila euro di differenza mostrati con i due conti correnti. In altre parole uno con le mani bucate. Se non ci si può fidare di quelli che non sanno gestire gli scontrini, come ci si può fidare di uno che si fucila oltre duecentomila euro, e non riesce a risparmiare neanche un centesino? E anche lui passa per uno che sa comunicare. E fare autogol.
Entrambi promettono l’impossibile, l’ottuagenario piazzista, come lo chiamava Montanelli, un po’ di più, ma in fondo sono dettagli. L’ideale sarebbe che gli italici smettessero di fare i furbi (finti) e si togliessero le fette di salame dagli occhi. Forse non è difficile. Forse.

venerdì 19 aprile 2013

Che ha fatto di male la sinistra?

La notte cade su di noi/la pioggia cade su di noi/la gente non sorride più/vediamo un mondo vecchio che/ci sta crollando addosso ormai.../ma che colpa abbiamo noi? (The Rokes 1966)

Già ma che ha fatto di male la sinistra?
Nell'incontro con i cerberi del M5S ha bevuto di tutto
Forse mai situazione è stata più kafkiana di quella che la sinistra sta vivendo in questo momento. A raccontarla ad un marziano questi strabuzzerebbe gli occhi e per riprendersi dallo shock manderebbe giù un paio di pillole di naftalina accompagnate da un ricco cocktail di miscela al 5% varechina con ghiaccio e scorzetta di limone.
Solo un inguaribile masochista avrebbe potuto perdere le elezioni pur partendo con un vantaggio stratosferico, mai visto prima, e vederlo poi scemare giorno dopo giorno fino quasi a sparire mentre l'avversario di sempre perde sei milioni di voti e un outsider diventa il secondo partito del Paese. E così tra una metafora e l'altra si scopre che si può arrivare primi senza vincere che questa deve essere stata l'idea che sta alla base della gag dei fratelli de Rege che cominciava, per l'appunto, con un bel:«Vieni avanti cretino.» Che come ha insegnato Carlo Maria Cipolla i cretini si trovano sparsi e ben radicati in tutti i contesti sociali. Ma tant'è.

E dire che Mauro Bersani, durante la trasmissione un giorno da pecora, si augurava che il fratello Pierluigi si mettesse a fare la riserva in terza fila. Che sarebbe pure una bella soluzione. Per il suo sistema nervoso e anche per la sinistra tutta. Invece il segretario del Pd insiste e sta tangibilmente dimostrando i principi  della teoria sulla schizofrenia. Dopo essere stato dalemiano ha pensato bene, con un guizzo di buon senso, uno dei suoi rari, di affrancarsi da quella noiosa contiguità che, per un emiliano frequentare il D'Alema dev'essere come per un playboy fare un happy hour in compagnia di un monaco trappista. Poi ha lanciato la sfida al giaguaro e lì si è fatto prendere la mano da quattro scardellati che su un terrazzo romano ripetevano a mo' di mantra un ridicolo «lo smacchiam...lo smacchiam». 
Bersani con il giaguarino
Come se la politica la si potesse fare con dei video clip anziché con le idee che vengono dalla gente. 
Anche i canzonettari meno attrezzati sanno che se manca il prodotto la comunicazione non può far nulla. Deinde, come se tutto questo non bastasse con il cappello in mano s'è messo a mendicare e a farsi mollare sonori ceffoni da due che sanno di politica quanto Feltri di bon ton. E comunque dichiara ad ogni talk show, che ormai conosce quelle poltrone più e meglio delle dure sedie delle sezioni del suo partito, che non si vede andare a braccetto con Brunetta e neppure con Gasparri. Stare alla larga dai nipotini dei dispensatori di olio di ricino che erano tanto narcisi da volere che le loro vittime li riconoscessero anche nel fondo dei pitali è «puro buon senso» come direbbe Tex Willer a Kit Carson, Quindi con una piroetta, che i trapezisti del circo Togni neanche se la sognano, il segretario del Pd se ne va a resuscitare uno che, abbandonato da quasi metà del suo elettorato, si trova mogio mogio messo in un angolo. E gli fa pure scegliere il candidato alla presidenza della repubblica che poi, guarda il caso, ti salta fuori il nome del solito ex democristiano che non è stato capace di essere eletto nemmeno nella sua regione. E che alla domanda sul perché si ripresentasse alle elezioni rispose:« Perché non ho niente da fare.» Che vien voglia di suggerire a figli e nipoti di iscriverlo ad una bocciofila, regalargli un paio di puzzle e magari pure l'ultima edizione di Risiko. Così tiene la testa occupata e pensa ad altro.
Il Ministro Annamaria Cancellieri

E quindi passare da potenziali smacchiatori, che ormai le tintorie sono tornate in mano ai cinesi come una volta, a sostenitore delle grandi intese sembrerebbe un altro bel salto carpiato con avvitamento a a destra e invece è solo una superrcazzola.
Sempre con avvitamento a destra.
Così adesso prendono in mano la questione quelli che non solo non hanno vinto le elezioni ma sono pure arrivati terzi e quarti. E sentirsi impartire la lezione e il candidato alla presidenza da Scelta Civica e dal Pdl ,che propongono come presidente della repubblica un ex prefetto che ha avuto parole d'apprezzamento per i condannati della Diaz, ce ne vuole . Alla fine il metodo è il solito: quello dei vecchi democristiani che riescono sempre a galleggiare.
Ma cosa ha fatto di male la sinistra per meritarsi tutto questo?

lunedì 4 marzo 2013

Governo Tecnico: da Mario Monti a Corrado Passera e i cocci sono nostri.

E adesso a chi tocca? Grillo dice che Pd e Pdl zitti zitti quatti quatti si stanno accordando per un altro tecnico. Potrebbe essere Corrado Passera che non stava nella pelle già qualche mese fa. Attenzione però qualcosina dovrà essere fatta per cambiare la situazione. O agli italici alla fine rimarranno solo i cocci.

Grillo riuscirà a "spaventare" Pd e Pdl?
E così sembra che toccherà a Corrado Passera. Almeno questo è quello che sostiene Beppe Grillo. Che qualche cosa, di tanto in tanto, ci azzecca. Sarà anche un comico ma a un altro comico, italiano peraltro, è stato assegnato il Nobel, inoltre da quando ha deciso di accettare la sfida che il supponente Piero Fassino gli lanciò tra i piedi di strada ne ha fatta parecchia. 
E adesso, giusto pour goûter, lui che è cicciottello di costituzione si trova a capo di un movimento che risulta anch'esso un filino sovrappeso. Rispetto alle aspettative.
Il fatto che questo comico si trovi a battagliare con politici scafati e piazzisti di lungo corso e la spunti portando avanti questioni che adesso sono diventate un bene comune, neanche fosse l'acqua, qualcosa dovrebbe far pensare Così come dovrebbe dare spunti di meditazione il fatto che gli schizzinosi che prima neanche se lo filavano, tra gli altri D'Alema e i vecchi tromboni del Pd nonché gli ex socialisti (ma questi sono un caso disperato) ed ex democristiani del Pdl, che anzi lo bollavano come antipolitica, adesso lo rincorrano neanche fosse la lepre di cui parlava Bersani. E talvolta addirittura mendichino. Ma questo è un altro discorso.

Rimanendo sul punto, Passera for president, si può senz'altro affermare che nel bel Paese c'è spazio per tutto e anche per tutti. Che qui l'America l'han trovata in tanti e qui hanno realizzato per l'appunto il sogno “ammmerigano”. Comunque, quello che frega gli italiani è la loro smaccata passione per il melodramma e per l'umorismo. E poi, soprattutto, la generosità: un posto da primo ministro, nel bel Paese, non lo si nega a nessuno.
Gianni Brera lo soprannominerebbe l'abatino?
E Corrado Passera è qualcuno fin da quando era piccolo. Quindi, figurarsi adesso.
Il nostro giovane ex ministro dell'Industria era già in pista di decollo quando, nelle vesti di Alice (per intenderci quella con gli occhioni grandi e blu del paese delle meraviglie) chiedeva ai petrolieri, quelli noti nella business community per essere agnellini facili da tosare, di rinunciare al 4% del loro fatturato. Euro più euro meno.
Lo chiese con passione e questa è la parte melodrammatica e soprattutto sembrava credere di aver ottenuto il risultato e questa è la parte umoristica. Perfetto: pronto, a tutti gli effetti, per diventare anche lui primo ministro. E inoltre è anche indagato per reati fiscali, guarda il caso. Ma anche questo è normale: un primo ministro con bagatelle penali non sarebbe la prima volta. Anche se il precedente sarà difficile eguagliare. Immaginarsi superare.
Finalmente si avrà un primo ministro con gli occhioni: grandemente grandi, innocentemente innocenti e ingenuamente ingenui e comunque sempre pronti ad essere sgranati dalla sorpresa.

Corrado Passera peraltro ha molte altre carte nella sua manica.
E' partito come tecnocrate (e questo senz'altro piace ai mercati) poi è sembrato vicino ai cattolici di comunione&liberazione, deinde si è spostato un pochino per essere nei pressi di quelli del forum di Todi, anche se i cattolici in politica (in particolare quelli amici di Dismas il ladrone buono del Golgota) di tanto in tanto dimostrano di avere un cuore, quindi qualche vicinanza con la Cei (il Vaticano apprezza sempre questi movimenti perché di solito sono forieri di quattrini) e infine, penultima tappa, è stato sostenitore dell'operazione Monti dalla quale si è dissociato senza tante spiegazioni.
Passera e Monti: soluzioni o cocci?
Si dice che volesse una lista unica con Casini e Fini, anziché le tre che si sono presentate, che se l'avesse spuntata lui avremmo ancora il secondo in parlamento e il primo a fare il galletto. Mentre invece adesso, uno non c'è più e l'altro è un po' malconcio.
Gli ultimi due mesi Corrado Passera li ha passati sottotraccia, apparentemente, in riposo. Anche se il telefono cellulare e internet riescono a far sentire vicini anche quelli più lontani.
Comunque adesso pare essere in pole position per una nuova avventura tecnica. E questa volta in proprio, di facciata, e conto terzi, di sostanza. Che nel bel Paese se ogni fesseria non viene replicata almeno un paio di volte non si è contenti.
E nei due blocchi, ché quello di Monti conta come il due di coppe quando la briscola è bastoni, hanno bisogno di tempo per capire il che fare, rimescolare le carte e provare a logorare, secondo vecchi schemi, o cercare di comprare, secondo pratiche più recenti ma da sempre ben note, alcuni del Movimento 5 Stelle.
Questa volta però sarà un po' più difficile. Non perché quelli del M5S siano tutti dei Saint-Just, che magari qualche amico della palude lo si troverà anche lì ma semplicemente perché qualcosa si dovrà pur cedere e qualche riformuccia sarà da fare poiché il solo spauracchio delle questioni euroeconomiche con il loro strascico di tasse e tagli non saranno sufficienti a tenere tranquilli gli italici. Che hanno paura, dopo tanti sacrifici di doversi tenere pure i cocci lasciati di una classe politica disastrata. Che neanche pagherà il danno.
Che Corrado Passera pensi bene alle sue ambizioni anche perché un nuovo seggio da senatore a vita questa volta proprio non c'è.