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Professor Salvatore Settis |
Il professor Salvatore
Settis non sembra essere un presenzialista della televisione ma
quando partecipa a qualche trasmissione si vede. Per dirla alla
Freccero è uno che buca lo schermo. Sarà per quel suo viso solcato
da rughe che raccontano della durezza della sua Calabria, sarà per
il suo modo di dire pacato ma deciso, sarà soprattutto per quello
che dice: mai scontato. A tutto questo va ad aggiungersi, cosa di
estrema rarità, chiarezza di pensiero e semplicità di esposizione.
Non è da tutti. Specialmente da quelli che amano frequentare i talk
show dove pare che vadano più per farsi vedere piuttosto che per
farsi ascoltare.
Quasi che siano solo le immagini a trasmettere
informazioni al cervello e non piuttosto le parole.
Per il professor Settis
non è così: pane al pane e vino al vino. Rarità. Non cerca
simpatie, espone le sue opinioni. Doppia rarità. Che sono pure di
buon senso. Tripla rarità.
Nei venticinque minuti
della puntata di otto e mezzo (06/03/013)
con la precisione di chi sa di
cosa sta parlando ha scolpito, ché le sue sono state martellate come
di scultore avvezzo a sgrezzare il marmo pure se il tono era
tranquillo e le parole piane, il contesto e la sostanza della attuale
situazione politica e, a mo di aggiunta. ha pure indicato gli
strumenti base di cui avvalersi per andare avanti.
L'Italia:
«Il
nostro è un Paese che spreca le occasioni e non sa sfruttare le
potenzialità».Mai
come dirlo.
L'indignazione: «
Ha preso piede in Italia ed è diventato il cuore della politica.
Anche se da noi ha tardato ad esplodere (se ne è parlato solo quando
il termine è diventato di moda) ma, unico Paese al mondo fino ad
ora, ha trovato espressione nelle forme della democrazia, nelle forme
del voto». Alzi la mano il primo che l'ha capito. Dato lo stupore
che ha preso molti, per non dire tutti, la sera di lunedì 26
febbraio.
L'antipolitica:
«Non
bisogna bollare di antipolitica tutto ciò che non si capisce».
Chissà a quanti sono fischiate le orecchie mentre il professore
esprimeva questo concetto. Semplice a intendersi. Magari anche per
derogati ed affini.
Certo
non c'è ancora una chiara prospettiva politica per questo movimento
che nasce dal basso ma «bisogna lasciar tempo al tempo». Ed è
strano che chi di tempo ne ha avuto a ufo e si sia trastullato in
fessi giochetti tattici, oggi si faccia prendere da una gran
fregola.
Così come l'incontro tra il Pd e il M5S dovrà avvenire
sulla base della Costituzione. Basta leggerla, magari tutta e di
seguito e non a spizzichi e bocconi. Peraltro Grillo non pare l'abbia
mai messa in discussione (mentre Berlusconi sì). E soprattutto
(ri)partire dai contenuti. Che di schieramenti e sciocche alchimie
s'è già parlato anche troppo. Compreso nella giornata (06/03/013) della
direzione del Pd. Da chi? Ovviamente D'Alema. Che
il suo trasporto per i giochi di ruolo e delle alleanze o per gli
inciucini ormai è un caso patologico.
E
poi che altro professore?
Ragionare
sul lavoro e quindi, con grande probabilità prendere «dei
provvedimenti urgenti che andranno inevitabilmente a contraddire
quanto fatto dal governo Monti che il Pd ha appoggiato».
Perché
la sinistra ha senso se fa la sinistra. E magari pure si distingua
fortemente dalla destra. Che la parola chiave del ragionamento è
“fortemente”. Cosa che a non pochi del Pd deve risuonare come
concetto stranamente astruso e pure un tantinello indigesto. Che se
no è meglio se cambia di nome e di posizionamento. Altrimenti che passi
a chiamarsi Tirabusciò, che in quanto a mosse Ninì ne sapeva una
più del diavolo. E poi, soprattutto non sarebbe male se, una buona
volta, certa parte di questa sinistra la smettesse di scimmiottare
la destra.
Ultimo
consiglio del professore ragionare su tre strumenti base per
costruire una strategia di almeno medio periodo: onestà, fantasia e,
più importante di tutti, lealtà alla Costituzione. Detto questo
senza lacrimuccie ipocrite ma con concreto senso operativo.
Tutto
ciò e molto altro il professore ha scritto nel suo ultimo saggio dal
titolo “azione popolare – cittadini per il bene comune”. Per
alcuni anche una sfogliatina potrebbe essere salutare.
Pare
che fra qualche mese si liberi un posto nei piani alti della Repubblica. Magari anziché un aparatiniko bolso e stanco e pure un po' trombone
un professore,vero, che ha insegnato nelle università di mezzo mondo
potrebbe far comodo. Detto con un giro di parole per non dar corpo al
proverbio che chi entra in conclave papa ne esca cardinale.
Ultima
nota, pare che il professor Salvatore Settis in Italia abbia
ricevuto una sola onorificenza, il 20 febbraio 2009: la cittadinanza
onoraria della città di Palmi.