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domenica 26 aprile 2015

Vittorio Feltri e i giovani d’oggi.

La verifica delle fonti è una delle prime regole che insegnano alla scuola di giornalismo. Sarebbe ora di finirla con l’astiosa guerra di vecchi arrivati contro giovani che stanno iniziando. Anzianità e gioventù non sono valori. Qualche volta capita di sposare la figlia del capo. Aiuta.

Il 22 aprile, corrente anno, si è sparsa la notizia che molti giovani già assunti da Expo avrebbero rinunciato all’incarico nonostante una ricca paga. Cosa che in tempi di disoccupazione galoppante è quasi peggio che svuotare la cassetta delle elemosine in chiesa. I renitenti al lavoro sarebbero stati nella misura dell’80% e molti, vergogna delle vergogne, avrebbero rinunciato all’ultimo minuto. Piatto ricco per un giornalista fustigatore di costumi (altrui) e grande moralizzatore (conto terzi) nonché salace critico delle abitudini dei giovani. Indovinato: si tratta di Feltri Vittorio.

Infatti il 23 aprile, puntuale come la varicella nei bimbi tra i 5 e i 10 anni, ecco apparire su Il Giornale il giusto editoriale del succitato Feltri Vittorio. Il titolo del pezzo è quasi neutro: «Se i giovani rifiutano il lavoro e poi si lamentano» ma d’altra parte i titoli non li fa lui mentre l’incipit suona già più feltriano: «Voglia di lavorare saltami addosso.» Il prosieguo dello scritto, inutilmente lungo, riprende i soliti temi d’attacco ai giovani d’oggi.  Il tutto può essere riassunto con poche parole, ancorché non citate nell’articolo, ma al nostro piace essere originale, che suonano come bamboccioni, choosy, fanigottoni, espressione lombarda che può fare il paio con quella romana di fancazzisti, e via dicendo.

Ad aver voglia di perdere tempo e a leggere una riga sì e una no, tanto il senso non cambia, non si può non sentire ribollire il sangue nelle vene. Questi giovani moderni sono proprio degli sciagurati. Anzi, ancora di più se solo la decenza non trattenesse dal dare libero sfogo agli impulsi che agitano le tenui viscere. Poi il colpo di fulmine: i dati su cui era fondato l’articolo non sono veritieri.
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Già, nel giro di sole 24 ore è emerso un quadro totalmente nuovo. Innanzi tutto a rinunciare «sono stati il 46% non di tutti i ragazzi ma solo di due specifiche figure»,  mentre l’80% a cui il Feltri Vittorio faceva riferimento «sono le persone che non hanno superato i test o non abbiano potuto andare avanti» Come è stato chiarito l’agenzia di lavoro interinale Manpower.

Certo che per un giornalista famoso e dal sontuoso stipendio non verificare le fonti è un peccatuccio da ridere. Lo facesse un aspirante scribacchino verrebbe cacciato con ignominia facendolo ruzzolare dalle scale. Giusto pour gouter. Quella della verifica delle fonti è una nozione passata tra le prime alla scuola di giornalismo, ma tant’è.

Da sempre per i giovani farsi strada non è  facile, oltre a competenze ed abilità occorre anche un poco di fortuna che se poi, per soprammercato,  il caso ci mette una mano tutto fila più liscio. Magari farsi amare e poi sposare la figlia del capo aiuta ma è un fatto che succede raramente: non sempre infatti i capi hanno figlie e non sempre queste sono libere e non sempre s’incapricciano di un sottoposto. Però capita ed è capitato. Certo c’è anche il caso che uno zio si trovi a dirigere l'azienda o un giornale ma anche questa non è opzione di ordinario corso. Poi c’è la voglia di capire quel che succede intorno e questo è quello che dovrebbe fare un giornalista. Nel senso di un vero giornalista. Di anziani sciabolatori astiosi contro la gioventù ne son pieni i bar di ogni quartiere e di ogni paese. Da sempre. 

Si dice che in una piramide dell’antico Egitto sia stato trovato un antichissimo papiro, quasi di tremila anni fa, su cui è scritto: «i giovani d’oggi non sono più come quelli di una volta.» Quindi a ripeterlo oggi non c’è neppure il pregio della originalità. Magari ricordare che né l’anzianità né la gioventù sono dei valori ma semplicemente tappe della vita sarebbe più trasgressivo. Si sa di vecchi stolti e di giovani allocchi. In entrambi i casi non si tratta di novità.
 Per finire: comodo parlare di disoccupazione quando si sta con i piedi al caldo, la pipa in bocca e il grappino accanto.

venerdì 13 settembre 2013

Giuliano Amato è tornato. La Corte costituzionale ringrazia

Amato non è un bamboccione e neppure uno sfigato e tanto meno un choosy. Anzi schizzinoso non lo è per niente. Qualsiasi cosa purché sia un posto. Dallo Psiup a sottosegretario di Craxi e poi Presidente del consiglio in proprio prima di tornare a fare il ministro con D'Alema. Avrebbe voluto farlo anche con Monti e Letta junior ma gli è andata male.

Anche questa volta Giuliano Amato c’è l’ha fatta. Certo. E d’altra parte non poteva essere diversamente perché Giuliano Amato, da Torino e giovanissimo trasferito in Toscana, classe 1938, non è un bamboccione e neppure uno sfigato e tanto meno un choosy. Anzi schizzinoso non lo è mai stato, al contrario si è sempre fatto andar bene tutto. Giuliano Amato è uno che non può stare con le mani in mano e quando è disoccupato soffre.  Soffre terribilmente. Occupare il tempo scrivendo poesie e favole per i nipotini è una cosa bellissima che fa tanto ‘nonno affettuoso’ ma non può durare a lungo. No, non può durare a lungo soprattutto perché raccontare favole ai nipotini non dà la stessa soddisfazione che raccontarle agli italiani. Con gli italiani le favole riescono meglio, questi sì che sono di bocca buona e bevono praticamente di tutto: dalla democrazia cristiana a Berlusconi passando per D’Alema e poi i due Letta. Altro che bruscoli.

Per lui l’importante è esserci magari anche in un posto da precario. Precario come può essere precario un ministro, lo è stato per cinque volte, precario come lo può essere un sottosegretario, magari alla presidenza del consiglio, lo è stato per quattro anni alle dipendenze di Craxi in due governi, precario come lo può essere un presidente del consiglio, anche in questo caso lo è stato per due volte. E ci vuole proprio un coraggio da leoni per affrontare con simile ardore la vita e tutte le sue precarie incertezze, soprattutto quando si può contare solo sullo stipendio da professore universitario e poi sulle miserrime indennità da parlamentare guadagnate col sudore della fronte per ben cinque legislature. E dire che il prof. Giuliano Amato è sempre stato un fervente rivoluzionario pronto a buttare cuore e coratelle oltre l’ostacolo per nulla interessato alle mondane cose della vita. Inizia la sua carriera politica addirittura nello Psiup (Partito di Unità Proletaria) che si collocava a sinistra del Pci essendone per altro un satellite ben protetto. Poi nel momento della disfatta di questo gruppo con sommo sprezzo del pericolo non sceglie il grande accogliente e sicuro partito comunista ma si accontenta di uno di molto più piccolo e modesto, sempre in preda a scossoni e sconquassi, quello socialista. La sua scelta è senz’altro controcorrente e dettata dalla voglia di portare la rivoluzione anche in quel partito che pure da molti decenni condivide le stanze del potere con la democrazia cristiana. Non a caso i suoi primi amici socialisti sono ex comunisti come Antonio Giolitti  che all’interno del Psi rappresenta una delle correnti di sinistra. Si mette indi poscia in lotta con Craxi e lo affronterà così duramente da divenirne consigliere e quindi sottosegretario. E poi quando la prima repubblica affonda grazie al suo spirito ribelle lui riesce a galleggiare lo stesso muovendosi di presidenza in presidenza, da quella dell’Antitrust a quella della Convenzione Europea (vicepresidente) e poi a quella sui Balcani. Naturalmente sempre da professore. E poi nel 2008 abbandona (lui dice) la politica. E qui qualcuno, ingenuo, si è rammaricato per la perdita: Amato pensionato. Sì ma un pensionato, oltre 30.000€ mese  che si dedica alla Treccani ed alle consulenze per Deutsche bank e poi alla presidenza della Scuola di Sant’Anna di Pisa e a quella degli ex allievi della stessa e via dicendo. Un uomo con l’argento vivo addosso altro che fragilità fisica come diceva Scalfari. E naturalmente non può mancare un suo interessamento al Monte dei Paschi di Siena, banchetta di cui nessuno si occupa, mentre lui magnanimo un occhio ce lo butta.
Nel 2011 tenta di entrare nel governo Monti, tra tanti tecnici un politico-tecnico o tecnico-politico come lui potrebbe fare la sua bella figura ma non ce lo vogliono, spera allora nel governo Letta potrebbe ricoprire il ruolo della chioccia di quei ragazzini scapestrati ma ancora non lo vogliono. Sembra la fine ma gli amici si scoprono nel momento del bisogno e così il presidente Napolitano, caro vecchio amico di tempi antichi gli viene in soccorso e a settantacinque anni eccolo rimpiazzare un vecchietto di settantasei anni e incominciare con l’energia di un ragazzino l’ennesima avventura: la Corte costituzionale. Sì proprio quella Corte che forse dovrà discutere della legge Severino. Che sia stato messo in quel consesso proprio per questo? Chi può dirlo. Comunque percepirà anche in questo caso uno stipendio come giusto che sia per chi lavora: pare che sia di 30.000€, recentemente ritoccato verso l'alto, naturalmente al mese. A quanto pare 30.000 è un numero ricorrette per Giuliano Amato.In ogni caso auguri. Anche a tutti gli italiani.  

mercoledì 24 ottobre 2012

To be choosy or to be undemanding? That is the question. (Essere schizzinosi o essere di bocca buona? Questo è il problema.)




Il titolo è in inglese solo per essere certi che la professoressa Elsa Fornero lo possa leggere e capire.
Il sottotitolo, tra parentesi, è in italiano perché anche tutti gli altri lo possano leggere e capire.
Eh sì perché questo è il vero e unico big problem (grande problema) che si trova di fronte questo nostro bel (e disgraziato) Paese.   Che poi è come chiedere se gli italiani vogliano essere degli idealisti con la pancia vuota o dei pragmatici magari un po' rude (è inglese e si pronuncia 'ru:d' e sta per 'maleducato' come la Fornero Elsa sa benissimo) con ricco conto in banca.
Problema annoso intorno al quale i discendenti di Enea stanno arzigogolando da molte decine d'anni, macché, da molte centinaia d'anni, macché, da sempre: da che esistono gli italiani. Quindi da prima che Beppe Severgnini li inventasse. E non è servita neanche la “discesa in campo” di Silvio Berlusconi per fare chiarezza  sulla questione.
Ci è voluta la ministra Elsa Fornero. Cosa vuol dire importare una ragioniera dal canavese al momento giusto.
Durante l'ultima, ad oggi che si scrive perché  già domani potrebbe essere la penultina, delle sue ormai innumerevoli comparsate a convegni, tavole rotonde, dibattiti, assemblee (pare che voglia andare anche ad un corteo della cgil che manifesterà contro il governo) la prof Fornero, con l'amabilità che la contraddistingue, ha buttato là senza parere la parola magica: choosy. 
Ecco, al risuonare di choosy tutti hanno finalmente capito. Qualcuno ha cercato di fare il furbo equivocando ma subito gli è stato spiegato. Ed ha capito.
Il punto non è tra chi ha il problema del fine settimana e chi quello del fine mese. O tra chi il lavoro ce l'ha e chi no. O tra chi ottiene il mutuo e chi no. O tra chi …. e chi no.  Nooo. Il punto è tra chi è schizzinoso (choosy) e chi è di bocca buona (undemanding).
Ad esempio prendete un call-center e contate quanti laureati ci son dentro. Tutta gente schizzinosa. che magari con una laurea in ingegneria o medicina anziché fare il medico o l'ingegnere se ne sta lì  ben acquattata. Perché? Perché sono schizzinosi.  Vuoi mettere passare tutto il giorno in un cantiere al freddo oppure a curare malati, o stare in sala operatoria, con tutto quel sangue poi...
La cosa difficile è essere di bocca buona. 
Michel Martone si annoia
 a Montecitorio 
Provate voi a essere Michel Martone. Lui,  figlio di Antonio avvocato generale in Cassazione ed ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati,che  si laurea in giurisprudenza e poi fa il dottorato di ricerca e poi ricercatore di ruolo poi il professore associato e poi, a 29 anni, il professore ordinario.  Insomma questo è uno di bocca buona. Un undemanding che probabilmente si annoiava pure a fare sempre lo stesso lavoro. Ed è per questo che ha accettato di fare il vice-ministro. Della Fornero naturalmente. E probabilmente era lui che la Fornero aveva in mente come modello quando diceva che non bisogna essere choosy. E infatti Michel Martone ha acchiappato il primo lavoro che gli è capitato sotto mano, insegnare all'università e poi, da lì si è guardato intorno. E' così che si fa.. By the way Michel vinse un concorso a seguito del ritiro di altri sei candidati, cinque dei quali avevano già vinto un concorso in altre sedi.
Al giorno d'oggi bisogna essere pragmatici, easy, undemanding mica choosy. Dice la Fornero.
Prendete Mario Monti. Vi sembra schizzinoso lui nella scelta di ministri o vice-ministri? Assolutamente no. Lui ha imbarcato nel governo Carlo Melanconico come sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all'editoria. Poi Melanconico ha avuto dei problemi con le vacanze, qualcuno gli saldava i conti, a sua insaputa (1).
E quindi c'è stato il caso di Andrea Zoppini (2), sottosegretario alla giustizia, che si è dimesso perché raggiunto da una informazione di garanzia per frode fiscale. Una bazzecola. Che se uno fosse stato choosy due così magari non li avrebbe messi nel governo. Ma perché assomigliare ai bizzarri choosy dei call-center o a quegli altri choosy che fanno i camerieri o a quei choosy che un lavoro non lo trovano proprio?
E poi di casi di undemanding (sempre in inglese così i prof capiscono meglio) nel governo ce n'è un tot: quello di  Patroni-Griffi che acquista un appartamento di 109 mq vista Colosseo (che dev'essere una perversione da politici o i grandi tecnici quella di avere casa vicino al Colosseo) e lo paga  poco più di un paio di box (3) o, sempre lui, con una lunga carriera da doppio stipendiato. O il caso del sottosegretario Renato Cecchi (4)  rinviato a giudizio dalla Corte dei Conti per un danno erariale. Per non dire del ministro Lorenzo Ornaghi che scatena un putiferio nominando la Melandri presidente del Maxxi senza sentire il parere del primo ministro (5).  O del ministro Passera indagato per reati fiscali (6)
Non è Mario Monti un bellissimo esempio di undemanding (bocca buona)? 
Che non vuol dire essere di bocca sana. Pay attention.
Che bisogna proprio essere undemanding al massimo per tenersi la Fornero nel governo visto che ogni giorno apre una polemica con qualcuno e ogni volta che parla crea un caso. Alcune sue perle: dalla 'paccata di milardi per gli esodati' agli 'studenti italiani che non conoscono i rudimenti della matematica' ai 'licenziamenti che migliorano la pubblica amministrazione' al 'non si può dare lo stipendio minimo agli italiani che passerebbero il tempo a mangiare spaghetti', eccetera eccetera., Fino all'ultimo choosy .
Un suggerimento Signor Primo Ministro Mario Monti mediti un pochino sul primo corollario della prima legge di the Basic Laws of Human Stupidity di Carlo Maria Cipolla. E' stato scritto in inglese e solo dopo tradotto in italiano. Probabilmente Carlo Maria Cipolla guardava lontano.
Il corollario recita: “persone che uno ha giudicato in passato razionali ed intelligenti si rivelano poi all'improvviso inequivocabilmente e irrimediabilmente stupide.”
Forse è un invito ad essere un po' choosy nella scelta dei collaboratori. E lo sia. 
Choosy è bello.




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(1) Corriere.it del 12/01/2012
(2) repubblica.it 15/05/2012
(3) il giornale 11/01/2012 Anna Maria Greco
(4) espresso.repubblica.it 09/08/2012
(5) huffingtonpost 23 ottobre 2012
(6) lastampa.it 30/06/2012