La verifica delle fonti è una delle prime regole che
insegnano alla scuola di giornalismo. Sarebbe ora di finirla con l’astiosa guerra
di vecchi arrivati contro giovani che stanno iniziando. Anzianità e gioventù
non sono valori. Qualche volta capita di sposare la figlia del capo. Aiuta.
Il 22 aprile,
corrente anno, si è sparsa la notizia che molti giovani già assunti da Expo
avrebbero rinunciato all’incarico nonostante una ricca paga. Cosa che in tempi di
disoccupazione galoppante è quasi peggio che svuotare la cassetta delle
elemosine in chiesa. I renitenti al lavoro sarebbero stati nella misura dell’80%
e molti, vergogna delle vergogne, avrebbero rinunciato all’ultimo minuto.
Piatto ricco per un giornalista fustigatore di costumi (altrui) e grande moralizzatore
(conto terzi) nonché salace critico delle abitudini dei giovani. Indovinato: si
tratta di Feltri Vittorio.
Infatti il 23
aprile, puntuale come la varicella nei bimbi tra i 5 e i 10 anni, ecco apparire
su Il Giornale il giusto editoriale
del succitato Feltri Vittorio. Il titolo del pezzo è quasi neutro: «Se i
giovani rifiutano il lavoro e poi si lamentano» ma d’altra parte i titoli non
li fa lui mentre l’incipit suona già più
feltriano: «Voglia di lavorare saltami addosso.» Il prosieguo dello scritto,
inutilmente lungo, riprende i soliti temi d’attacco ai giovani d’oggi. Il tutto può essere riassunto con poche
parole, ancorché non citate nell’articolo, ma al nostro piace essere originale,
che suonano come bamboccioni, choosy,
fanigottoni, espressione lombarda che può fare il paio con quella romana di
fancazzisti, e via dicendo.
Ad aver voglia
di perdere tempo e a leggere una riga sì e una no, tanto il senso non cambia,
non si può non sentire ribollire il sangue nelle vene. Questi giovani moderni
sono proprio degli sciagurati. Anzi, ancora di più se solo la decenza non
trattenesse dal dare libero sfogo agli impulsi che agitano le tenui viscere.
Poi il colpo di fulmine: i dati su cui era fondato l’articolo non sono
veritieri.
.
Già, nel giro di
sole 24 ore è emerso un quadro totalmente nuovo. Innanzi tutto a rinunciare «sono
stati il 46% non di tutti i ragazzi ma solo di due specifiche figure», mentre l’80% a cui il Feltri Vittorio faceva
riferimento «sono le persone che non hanno superato i test o non abbiano potuto
andare avanti» Come è stato chiarito l’agenzia di lavoro interinale Manpower.
Certo che per un
giornalista famoso e dal sontuoso stipendio non verificare le fonti è un
peccatuccio da ridere. Lo facesse un aspirante scribacchino verrebbe cacciato
con ignominia facendolo ruzzolare dalle scale. Giusto pour gouter. Quella della verifica delle fonti è una nozione
passata tra le prime alla scuola di giornalismo, ma tant’è.
Da sempre per i
giovani farsi strada non è facile, oltre a competenze ed
abilità occorre anche un poco di fortuna che se poi, per soprammercato, il caso ci mette una mano tutto fila più
liscio. Magari farsi amare e poi sposare la figlia del capo aiuta ma è un fatto
che succede raramente: non sempre infatti i capi hanno figlie e non sempre
queste sono libere e non sempre s’incapricciano di un sottoposto. Però capita
ed è capitato. Certo c’è anche il caso che uno zio si trovi a dirigere l'azienda o un giornale
ma anche questa non è opzione di ordinario corso. Poi c’è la voglia di capire quel
che succede intorno e questo è quello che dovrebbe fare un giornalista. Nel
senso di un vero giornalista. Di anziani sciabolatori astiosi contro la gioventù
ne son pieni i bar di ogni quartiere e di ogni paese. Da sempre.
Si dice che in
una piramide dell’antico Egitto sia stato trovato un antichissimo papiro, quasi
di tremila anni fa, su cui è scritto: «i giovani d’oggi non sono più come
quelli di una volta.» Quindi a ripeterlo oggi non c’è neppure il pregio della
originalità. Magari ricordare che né l’anzianità né la gioventù sono dei valori
ma semplicemente tappe della vita sarebbe più trasgressivo. Si sa di vecchi
stolti e di giovani allocchi. In entrambi i casi non si tratta di novità.
Per finire: comodo parlare di disoccupazione quando
si sta con i piedi al caldo, la pipa in bocca e il grappino accanto.