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venerdì 3 dicembre 2021

IMU: l’ennesima buffonata.

Il governo dei migliori ancora una volta arriva secondo. La certezza del diritto una bella favola. Il MEF conta come il due di picche. È un modo come un altro per dare denari ai comuni: lo si faccia, ma con dignità e senza menare per il naso il contribuente.


La storia dell’IMU è una barzelletta lunga dieci anni dove lo Stato in tutte le sue declinazioni istituzionali (governo, ministero, fisco, magistratura) si diverte a prendere per il naso il contribuente con la nobile scusa di fornire denaro agli enti locali. L’obiettivo di per sé ci starebbe anche, se il processo avvenisse alla luce del sole e con la chiarezza dovuta ai (poveri) contribuenti. Tutto nasce nel 2006 quando il Berlusconi Silvio, durante la campagna elettorale, faccia a faccia con il Prodi Romano, promise l’abolizione dell’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) una tassa non particolarmente gravosa. Il Berlusconi perse le elezioni. Il Prodi di cui sopra dimostrò di non aver colto la lezione e nel 2007 mise mano, demagogicamente, all’ICI. Mal gliene incolse: il suo governo di lì a poco cadde e il Berlusconi vinse le elezioni successive del 2008 e abolì l’ICI sulla prima abitazione e per contrappeso inventò l’IMU. Già perché, come sanno anche le massaie, non c’è economista che le valga, se si taglia un reddito da una parte bisogna recuperarlo da un’altra.  Comunque la famosa IMU avrebbe dovuto scattare nel 2014.  Ma nel 2011 il governo cadde e fu sostituito dal Monti Mario che ne anticipò l’entrata in vigore al 2012.  Idiozie, ma comunque chiare. Il MEF con circolare del 18 maggio 2012 stabili che l’esenzione IMU toccava alla prima casa aggiungendo però che se due coniugi avevano residenza anagrafica e dimora abituale in due comuni diversi entrambi avevano diritto all’esenzione trattandosi di due prime case. È il caso di una coppia bresciana: lui vive sul lago di mentre lei vive in città. Entrambi possono dimostrare di avere residenza anagrafica e dimora abituale nei reciproci comuni e lo certificano due stati di famiglia ben distinti, con bollette di luce, gas, acqua, telefono e immondizia. In altre parole si tratta di due realtà familiari, il Codice Civile, guarda caso, prevede la famiglia monocomponente. Com’è o come non è lui si trova in tribunale e in primo grado vince. La sentenza fa riferimento, udite udite, proprio alla circolare del Ministero. Il ricorso in appello è di prammatica e qui il verdetto viene ribaltato. Ma come? Il MEF, Ministero Economia e Finanze, che è il principale beneficiario dell’obolo, dice che non gli spetta, che non lo vuole e la magistratura più ministeriale del ministero stabilisce che invece lo deve avere. Misteri della povera Italia. Comunque il signore che vive sul lago decide di andare in Cassazione, meglio non l’avesse fatto: perde di nuovo. A questo punto si dirà sarà ammessa la buona fede del contribuente, ma neanche per sogno. Neppure per un istante i magistrati della Cassazione hanno pensato che sette o otto anni prima il contribuente potesse avere avuto qualche labile idea che la circolare del MEF valesse come la carta per incartarci il pesce e dunque oltre all’imposta al malcapitato viene imposto il pagamento di more ed interessi. Così va nel Belpaese. È di ieri che il governo dei migliori ha deciso una stretta sull’IMU, ma quale stretta? Arrivano questi migliori belli secondi a sancire il già sancito. Così come stabilito dalla Cassazione l’esenzione va concessa ad una sola abitazione: al diavolo la circolare del MEF, al diavolo la buona fede del contribuente, al diavolo la certezza del diritto, al diavolo la chiarezza e la trasparenza. Al diavolo tutto.

Buona settimana e buona fortuna

sabato 20 giugno 2020

Investimenti, Cassazione & IMU

Si parla spesso della farraginosità del sistema legislativo-giudiziario-fiscale del Belpaese e si portano ad esempio casi eclatanti, che si sgonfiano nel giro di breve. Quasi mai si racconta di quelle piccole, semplici, banali falle che rovinano la vita a milioni di italici.

 

Dice la vulgata che molte imprese straniere non sono disposte ad investire nell’italico stivale perché temono i biblici tempi della nostrana giustizia, la non certezza delle leggi e un fisco esoso e talvolta iniquo. L’IMU, la tassa simil-patrimoniale sulla casa che quest’anno frutterà all’erario, spannometricamente calcolati 25 miliardi, nel suo piccolo, rappresenta il paradigma del malessere dell’apparto legislativo-giudiziario-fiscale del Belpaese. Ne sono testimoni i tanti contenziosi che stanno scandendo  la vita di questa tassa. Ci si domanderà perché si parli proprio di IMU quando ben altre e ancor più macroscopiche sono le deficienze del sistema e la risposta è semplice: perché il diavolo si annida nei dettagli e poi che questi sono tempi di IMU. Molto di quello che riguarda questa tassa è un bel papocchio. Una volta c’era l’ICI, semplice e chiara tassa comunale sugli immobili che, con demagogico gesto fu abolita di punto in bianco per far vincere le elezione alla  prima versione del populismo nostrano.  Il popolo nella sua versione bue, per un piatto di lenticchie si predispose ad una ben più onerosa tassazione. Ma tant’è: gli italici non brillano per lungimiranza politica, sempre disposti come sono a seguire il pifferaio magico di turno. Infatti, a breve giro, per colmare il buco del mancato introito dell’ICI arrivò l’IMU, assai più onerosa. L’IMU non si applica sulla abitazione principale o prima casa, sempre che non sia di lusso o un castello, ma solo sulla seconda e altre possedute e qui un minimo di logica ci sta. Sulla definizione di abitazione principale e suoi corollari inizia la confusione: cos’è abitazione principale? Logica, sempre lei, vorrebbe che si intendesse l’unica dove il proprietario dimora e abitualmente vive. Ma così non è: come per incanto appare il sociologico concetto di nucleo familiare.  E qui il gatto si morde la coda: poiché il nucleo familiare è dato dai componenti che vivono sotto lo stesso tetto, ma quel tetto è principale solo se il nucleo familiare ci vive. Comma 22. Si dirà; c’è l’anagrafe che può dirimere il busillis. Già, ma il fatto è che, DPR 30 maggio 1989, una famiglia anagrafica può essere composta da una sola persona. E qui si aprono i contenziosi: due coniugi ciascuno proprietario di un immobile, che per motivi loro, hanno deciso di vivere abitualmente in due dimore diverse, in comuni e provincie o regioni diverse come si devono comportare? Il MEF, Ministero dell’Economia e delle Finanze, aveva stranamente previsto questa possibilità e quindi aveva stabilito con lungimiranza, circolare 3/DF maggio 2012, che nel caso in questione: due coniugi, due proprietari al 100%, due abitazioni, due comuni, se verificata l’abitualità della dimora, dimostrata dai consumi di acqua, elettricità, telefono, ognuna avesse diritto ad essere considerata abitazione principale. Sembra logico: due nuclei familiari uguale due abitazioni principali. Ma i Comuni hanno necessità di rimpinguare le loro casse e allora come non dare un aiutino, magari dalla magistratura. E infatti, a questo punto (febbraio 2020) interviene la Cassazione che, ex abrupto, con due ordinanze, che si svolgono in camera di consiglio dunque senza possibilità di contraddittorio tra le parti, stabilisce come sostanzialmente non validi sia il DPR del 1989 sia la circolare del Ministero del 2012, a cui molti contribuenti si sono attenuti negli anni. Questo detto a proposito della certezza del diritto. Ma la questione non finisce qui. Poiché ci vogliono in media,millecentodieci giorni, tradotto tre anni e briscola, perché un  procedimento si chiuda in Cassazione, cui vanno sommati i tempi di primo grado ed appello che cubano mediamente ad altri tre anni e briscola; totale sei anni e briscola, fonte Ministero della Giustizia, ci si può ben immaginare il danno a strascico che si viene a creare nei confronti di chi fino a quel momento ha seguito le indicazioni del Ministero. Come aggiunta: l’ordinanza in questione ha effetto retroattivo. E non, come sarebbe ovvio, dal momento di emissione della ordinanza stessa in avanti. Questa è la diversità tra legalità e giustizia. Infine il soccombente si troverà a dover saldare oltre all’imposta che legittimamente riteneva non dovuta anche more, interessi e sanzioni.
Dice la vulgata che molte imprese straniere non sono disposte ad investire nell’italico stivale perché temono i biblici tempi della nostrana giustizia, la non certezza delle leggi e un fisco esoso e talvolta iniquo. Chi l’avrebbe mai detto.
Buona settimana e buona fortuna.

venerdì 4 luglio 2014

Vecchie storie di sempre: il Vaticano, le tasse, la Germania e il resto.

Mentre papa Francesco monita contro i ricchi i cardinali maneggioni gli fan scavallare le tasse, in Italia. La Germania fa quel che ha sempre voluto fare: comandare, soprattutto sull’Italia che gli piace tanto. Gli F35 stanno a terra. Giovanni Floris ha bisogno di stimoli nuovi: si chiamano soldi.

Si dice che «il lupo perda il pelo ma nn il vizio» e si dice anche che «non c‘è nulla di nuovo sotto il sole» e che  «l’unica notizia degna di essere pubblicata è che un uomo ha morso un cane.» Quindi tutto già visto tutto già letto. Perché stupirsi?

Il Vaticano ringrazia.
Per l’ennesi volta e non sarà certamente l’ultima lo stato della Città del Vaticano ringrazia lo stato italiano perché non gli fa pagare le tasse.  Si sperava che dovendo raschiare il fondo del barile questa volta toccasse un po’ anche alla Chiesa, lasciando in pace i poveri cristi che le tasse le pagano da sempre, ma così non è. La notizia al solito esce di mercoledì o giovedì o al massimo di venerdì. Pubblicarla di domenica sarebbe di cattivo gusto rovinerebbe la festa del Papa: nello stesso giorno in cui gli fanno lo sconto non potrebbe esaltare la povertà e monitare (far di monito) contro la mafia, il vile denaro, la corruzione e gli intrallazzi. Che se non ci fossero cardinali intrallazzatori forse le tasse le dovrebbe proprio pagare. Che papa Francesco se ne faccia una ragione: i cardinali intrallazzatori servono. Sic transeat gloria mundi (per lui che sa il latino il senso della frase è chiaro).

Tasi, Tarsi, IMU e compagnia.
Pare che finalmente (per i malati di masochismo) stiano arrivando le famose aliquote sugli immobili, hanno nomi impronunciabili dai misteriosi significati minacciosi. Il più evocativo si scrive Tasi e si intende taci (in veneto). Giusto per mettere il contribuente a suo agio. E così tutti taceranno meno quelli che potranno ridere a crepapelle. Sono i soliti: le scuole private e le cliniche di proprietà di enti religiosi e i conventi trasformati in alberghi e bed&breakfast eccetra eccetra. Per le chiese neanche se ne parla come se la luce dei lampioni che illumina le strade che portano al tempio o la pulizia delle stesse fossero servizi forniti direttamente dal cielo e pagati con tre pater-ave-gloria. Che credere nei miracoli può anche andar bene ma non bisogna esagerare. Soprattutto si monita bene mentre gli amici vicini razzolano male.

La Germania vuole comandare
Neanche questa è una grande novità lo vogliono fare da sempre. Vero è che all’inizio fu Giulio Cesare ad andare a sfrucugliarli a casa loro ma poi questi si sono vendicati con gli interessi. Si dice che gli italici non amino i germanici ma li rispettino mentre i germanici amino gli italici ma non li rispettino. Storia vecchia che si ripete. Non solo i teutoni chiedono ai governanti del Belpaese di fare i compiti a casa ma poi li vogliono vedere e con la matita rossa e blu li correggono. Per cambiar di passo ci vuol più che un buon oratore, anche se giovane, ci vogliono idee chiare e fatti concreti. Che a stender proclami son buoni quasi tutti Nella politica fra Stati fidarsi dei rapporti personali, «non temo i cani da guardia, conta il rapporto con la Merkel»,  non ha mai portato bene. Se ne è accorto anche se un po’ tardi pure Mussolini. Loro, i tedeschi, (come tutti i veri governanti) pensano all’interesse del loro Paese (giusto o sbagliato che sia) e del resto se ne impippano. E poi la politica delle pacche sulle spalle è roba da piazzisti e non ha mai pagato. Come ha spiegato Putin a Berlusconi. L’unico che disse qualcosa di spiazzante sulla Germania fu Giulio Andreotti: «La Germania mi piace così tanto che preferisco averne due.» Non gli dettero retta. Non era politicamente corretto.

Gli americani preferiscono che gli F35 stiano a terra.
La storia di questi disgraziati aeroplani sembra proprio essere infinita. Adesso si incendiano pure e al momento nessuno ne capisce il motivo. Per precauzione gli americani che sono dei pragmatici li tengono a terra. Almeno lì fanno la loro bella figura. Gli unici che insistono a volerli comprare sono i ministri della difesa italiani, a prescindere dal partito di appartenenza e anche il presidente del Consiglio e pare pure quello della Repubblica, neanche fosse scritto nella Costituzione che l’Italia è una nazione guerrafondaia. Magari si potrebbe prendere esempio dalla Costa Rica che sessant’anni fa vendette il suo armamento militare (altro che privatizzazioni) e sciolse l’esercito. Da loro l’indice di alfabetizzazione è del 96% hanno un bel sistema sanitario nazionale, viaggiano al top dell’index sulla qualità della vita  e sono ancora in Brasile a giocarsi i mondiali.

Gli stimoli di Giovanni Floris
E così anche Floris lascia la Rai. È l’ultimo di una lunga serie di pulcini che la nave scuola RAI ha allevato e che poi, con la maggiore età ed imparato quel che c’era da imparare, ha deciso di andarsene. Come tutti i predecessori nell’atto dell’abbandono ha parlato del bisogno di stimoli nuovi. Tutti strizzano l’occhio e fanno finta di crederci. In realtà gli ex pulcini hanno capito che la vita (soprattutto professionale) non è eterna e quindi meglio monetizzare prima della fine. Almeno lo dicessero chiaro e tendo:«me ne vado perché di là mi pagano di più.» Se sono arrivati a dirlo i calciatori possono riuscirci anche i giornalisti. Forse.

Alleluja.

venerdì 29 novembre 2013

I governi passano e i peracottari restano.

Nulla di nuovo sotto il sole del Belpaese. Se prima a ricattare il governo era uno solo adesso sono in sette. Le tasse cambiano di nome ma sono sempre loro. Chi ha tanti debiti con fisco viene esentato dal pagare le multe mentre chi è alla canna del gas viene perseguitato. E poi c'è Roberto Cota ha il dono dell'ubiquità. Che non riesce neanche a papa Francesco.


Chissà perché ridono.


E così Silvio Berlusconi ha lasciato, insalutato ospite dopo vent'anni, il Parlamento della Repubblica e se ne è tornato ad Arcore. Non potrà più fregiarsi del titolo di senatore e neanche di quello di onorevole pure se qualcuno sostiene che una volta ottenuto lo si mantiene per sempre. A vita. Neanche fosse un marchio indelebile come quello che i cowboy stampavano sulle cosce dei vitelli. Ma questo sarà solo il primo dei titoli che perderà infatti a ruota non potrà più dirsi neanche cavaliere, lo era del lavoro. Questo titolo Berlusconi Silvio, l'aveva acquisito col “sudore della sua fronte”, come dice Daniela Santanchè. Cosa vuol dire l'umorismo. Da oggi Berlusconi Silvio è solo presidente: del A.C. Milan e di Forza Italia che poi è come dire la stessa cosa. Lui è il padrone di entrambi. Sic transeat gloria mundi.
A seguito di questo fatto, che non avrebbe potuto che accadere in Italia (altrove i politici per molto meno si sono dimessi), il partito di Forza Italia ha lasciato la maggioranza ed è passato all'opposizione. Ovviamente chiedono l'apertura della crisi di governo.
Per Enrico Letta non è un problema. Anzi aver perso una maggioranza quasi bulgara a favore di una risicata che al senato si regge su soli sette voti fa il suo governo più forte. Lui dice. Se prima era ricattato da uno solo con tanto di nome e cognome, Silvio Berluconi ora invece lo è da sette picchi qualsiasi che potranno giocare col governo ai quattro cantoni. In ogni caso perché il messaggio sia chiaro il Vicepresidente del Consiglio, Angelino Alfano, il segretario «a cui manca il quid », la definizione è di Berlusconi, ha ricordato che «Abbiamo parlamentari sufficienti per tenere in vita il governo, ma anche per farlo cadere.» Neanche a dirlo. Nel frattempo Napolitano che è stato la levatrice di questa bella idea delle larghe intese ha ricevuto i falchi di Forza Italia e pare abbia convenuto che una qualche discontinuità c'è stata e che questa deve essere ratificata dal parlamento. E tutto questo dopo soli sette mesi. Il prossimo lunedì Enrico Letta salirà al Quirinale per fare due chiacchere con Napolitano. Conditeor deo onnipotenti
By the way i sottosegretari di Forza Italia, Micciché a parte dato che lui prende ordini solo da Dell'Utri, per ora stanno ancora ai loro posti di governo poi si vedrà. Magari anche loro passano al Nuovo centrodestra o si fingono tecnici. Kirieleisson
Per rendere la storia più appetitosa ci sono i fatti che riguardano il Paese. Tanto per cominciare l'Imu che non si chiama più Imu ma Iuc, sembra il nome di un chewingum, nel 2014 si pagherà anche sulla prima casa. Anzi la pagheranno anche i più poveracci che fino ad ora non l'avevano mai pagata. Quindi le due rate di Imu non pagate nel 2013 saranno in parte saldate surrettiziamente sotto mentite spoglie e in parte palesemente. Habemus papa.
Ma poiché lo sceriffo di Nottingham ha fatto storia ecco che il governo, che è sempre a caccia di denari che i monaci cercanti al confronto sembrano degli scialacquatori, decide di rottamare i ruoli di Equitalia che tradotto in soldoni significa che chi ha grandi debiti con lo Stato non pagherà gli interessi. E c'è da scommettere che non pagherà neppure i debiti. Pare si tratti di poche persone e di poche aziende ma non si dice quante e neppure quanto debbano nel complesso. Maradona, nel senso di Diego Armando è tra questi deve una bazzecola: 40 milioni di cui all'incirca 34 milioni di interesse. Naturalmente la soluzione del contenzioso con i gestori del gioco d'azzardo è di là da venire. Deo gratias.
Poi per fortuna c'è il Pd. Sia Renzi che Cuperlo hanno deciso di incalzare il governo:«deve fare di più.» lo dicono come se loro passassero di Lì per caso e non fossero parte in causa. Complimenti. A Renzi che chiede una maggiore aderenza dell'esecutivo all'agenda del Pd risponde Fassina Stefano, ex dalemiano e poi ex bersaniano e poi giovane turco fino ad essere cuperliano, dicendo che non si può perché questo è un governo di coalizione. E quindi per logica conseguenza si adotta l'agenda degli altri. Gloria in excelsisi deo.
Se Roma sta male non è che le periferie godano, Nel consiglio di comunale di Roma si menano e lo stesso accade in quello della regione Piemonte dove si scopre che il digrignante Roberto Cota ha una passionaccia per il Bar Francia, capita che ci vada anche tre volte al giorno. E una volta ha pure offerto il caffè alla scorta spendendo 5€ e qualche centesimi. Crepi l'avarizia. Altre volte prendeva il caffè lì e poii subito dopo di corsa a Bruxelles. Insomma, sostiene la Guardia di Finanza, pare che abbia anche il dono dell'ubiquità. Cosa questa che non riesce neanche a papa Francesco. Forse Roberto Cota è Nembo Kid travestito.
In compenso saltano i risarcimenti per la strage di Bologna e il processo per i fatti di Viareggio dopo quattro anni è finalmente approdato alla seconda udienza. Velocità supersonica. Naturalmente Enrico Letta sparge solidarietà a piene mani, tanto non costa ed è vicino alle vittime di quella insensata strage, ovviamente stando ben lontano. Per soprammercato il governo non si costituisce come parte civile. Che volere di più dalla vita. Ite missa est



mercoledì 28 agosto 2013

Oggi si parla solo di IMU. Meno male

Grande fortuna per l'italico popolo nonché per i giornalisti e tutti i commentatori politici: oggi tiene banco solo l'IMU. Falchi, colombe, pitonesse e amazzoni posso riposare. Chissà perché Renato Brunetta non vuole l'IMU? Sarà forse per la sua passionaccia per il mattone? Scavallare l'IMU per un immobile che ha una rendita catastale di oltre 2.300 è un bel risparmio.

Brunetta Renato mentre sogna di scavallare l'IMU
Per un giorno intero o quasi si potrà dare tregua al più processato politico d'Italia. E per un giorno non si sentiranno i pianti e gli strepiti dell'innocente per eccellenza. 
E neppure si sentirà la solita tiritera di quello che aspetta, neanche fosse Godot, un cenno dal Quirinale. Come se il Quirinale si potesse mettere a fare ammiccamenti e moine o equivoci e compromettenti cenni al primo che passa per la strada che se così fosse si correrebbe il rischio di incorrere nel reato di adescamento, Vecchio reato caro a quelle che una volte si chiamavano, con tocco di sofisticata filosofia aristotelica, le peripatetiche.
Che bisogna proprio essere armate di tanta filosofia per andare su e giù per li viali a soddisfare meschine e vergognose voglie di chi se le può togliere solo a pagamento perché di loro, mezzi uomini come sono, senza il potere dei soldi gli resterebberosolo gli occhi e le mani. Gli occhi per piangere e le mani per i minuti piaceri. Latrin lover da sbarco.

Oggi, poiché si parlerà solo di IMU tutti si riposeranno.
Le colombe del Pdl se ne staranno tranquille in piccionaia a tubare tra di loro e a calcolare i rischi di essere ancora in lista nel caso di possibili elezioni se il governo dovesse cadere. Inoltre, almeno per un giorno, non correranno il rischio di essere aggredite da pitonesse e altri serpenti vari che da quelle parti la cova è breve e le uova si dischiudono in un baleno. Le amazzoni potranno dedicarsi a rigovernare, metaforicamente parlando che se lo facessero per davvero sarebbe una bella conquista per l'umanità, i box dei loro destrieri e magari dessero pure una bella spazzolatina agli zoccoli dei suddetti con annessa spalmata di grasso.
Per i falchi si suggerisce di utilizzare la giornata facendo una gita fuori porta: al Gran Paradiso. Pare che lì alloggino ben ventisette coppie di aquile. Magari vedere come funziona la vita di chi quel nome lo porta con onore e senza usurpazione potrebbe indurli a riflettere. Riserva di fosforo permettendo.

Di IMU pare ne possa parlare con cognizione di causa solo Brunetta Renato, capogruppo Pdl ed economista di vaglia, che però sulla questione ha qualche interesse privato. O, per come lo si chiama da qualche decennio, conflitto d'interesse. Ha raccontato (1) il Brunetta Renato che per pagare l'IMU dell'anno passato ha dovuto chiedere un prestito alla sua banca. Dicono i bene informati (2) che il suddetto abbia una vera passionaccia per il mattone. Infatti dispone «di una casa con terreno a Ravello (Salerno), una a Monte Castello di Vibio (Perugia), una a Roma e un’altra a Venezia. Viaggia, a scelta, su una Fiat 500 del ’68, su una Lada Niva o una Jeep Wrangler. Nel 2009, mentre era ministro della Funzione pubblica, ha acquistato per 40mila euro una casa di 40 metri quadri, con giardino di 400 (da ristrutturare), a Riomaggiore, alle Cinque Terre (La Spezia). Nel marzo 2011 ha venduto con una operazione di permuta l’appartamento di Roma (rendita catastale 919,29 euro) e ha acquistato, con una permuta parziale, una porzione immobiliare sempre nella capitale, in località Capizzucchi-Divino Amore. L’immobile è composto da un fabbricato su due livelli (rendita catastale 2.370 euro) e comprende anche il 50 per cento di una striscia di terreno»
Nel 2009 dichiarava un imponibile di 310 mila€ sceso nel 2010 a 279 mila€ e nel 2011 273 mila.€ Chissà se  le indennità da parlamentare in questi importi sono comprese o se vanno considerate come in più.

Beh, comunque un fatto è certo: con queste proprietà e questi redditi anche la massaia di Voghera o il pastore lucano capiscono che il professor Brunetta Renato proprio fa fatica a 'starci dentro' e per questo si batte per non pagare l'IMU. Anche lui. 
Sia la massaia di Voghera sia il pastore lucano sarebbero ben lieti di poter dare una mano al povero ministro ma temono sia suscettibile e la possa prendere male. Non è noto per aver un buon carattere.
Comunque, per almeno un giorno, si parlerà d'altro che non siano le disgrazie giudiziarie che come noto mettono tristezza. E già questo è fonte di gioia.

Che se poi si scavallerà l'IMU che pare costi mediamente (e le medie non sono mai veritiere quando si entra nel personale ma bisogna conviverci) ad ogni famiglia proprietaria di prima casa circa 200€ qualcuno, magari tra quelli che la media la superano di molte volte, sarà contento,
Il fatto poi che si vada incontro a tasse indirette, per importi complessivi per famiglia di gran lunga superiore pare che non interessi alcuno. Anche perché le tasse indirette si sentono (dalla terza settimana del mese) ma non si vedono. E poiché nel Belpaese è di grande successo l'adagio che recita «occhio non vede cuore non duole» si vedrà tutti un po' meno tasse e si spera ci si debba dolere poco.
Anche se un po' senz'altro sì.
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(1) Corriere del veneto 11 dicembre 2012

venerdì 16 novembre 2012

Moriranno democristiani

Scontri a Roma, lungotevere
Mercoledì 14 novembre passerà alla storia come la giornata dedicata alla pace dei sensi. Nella Sala della Regina di Montecitorio si riuniscono Gianfranco Fini, come presidente della Camera, Renato Schifani, come presidente del Senato, Pierferdinando Casini come ex presidente della Camera e, inopinatamente, il cardinal Angelo Bagnasco. Riunione di peso, si direbbe. La seconda e la terza carica dell'italico Stato con il presidente dei vescovi italiani. Deve trattarsi di qualcosa di fondamentale se così rilevanti personalità si riuniscono nelle ovattate stanze.
Contemporaneamente fuori, nelle principali città italiane e in alcune europee si sta scatenando l'inferno. Banalmente lo sciopero europeo.
Evidentemente i quattro, che poi non sono solo loro ma pare che gli intervenuti siano anche qualcuno di più, intendono affrontare temi di estrema rilevanza e gravità: la crisi, il default,lo spread la disoccupazione, la mancanza di denaro? Già forse Bagnasco è lì per quello. Pare che gli abbiano soffiato da sotto il naso il tesoro dei salesiani. Proprio a lui. Storia strana questa, come tutte quelle che vedono coinvolte la Chiesa con mammona. Ed è anche storia antica che gira oltre Tevere da un paio di millenni. Ma non sono lì per quello.
No, non devono affrontare nessun problema. Si sono trovati per vedere un filmetto, lunghetto e anche un po' noioso. Le riprese, in cinemascope, di quando, dieci anni addietro, Woityla fece visita al Parlamento che lo accolse a camere congiunte. Come le mani durante la preghiera.
E mentre nella Sala della Regina, tra sorrisini sussiegosi e sbadigli trattenuti a stento, scorrono le immagini dell'evento con ampi passi del discorso che il papa pronunciò, fuori si scontrano polizia e manifestanti e le cariche si susseguono.
La Sala della Regina a Montecitorio, Sobria e modesta
Dentro: parte la tiritera dei discorsi ufficiali Fini racconta che fu giornata storica, Schifani, profondamente emozionato come può esserlo solo il presidente del Senato parla di spinta alla razionalizzazione morale della politica. By the way si tratta dell stesso Schifani che vuol fare una legge elettorale truffaldina per impedire la vittoria di Grillo.
Fuori intanto: si urla, si impreca e si maledice.
Dentro: il cardinal Bagnasco dice che la politica deve essere forma alta di carità. Virtù teologale, che anima e caratterizza l'agire morale del cristiano. E senz'altro dev'essere che si ispira a questa mentre tresca per non pagare l'IMU.
Fuori intanto: volano bombe carta, si spacca qualche testa, un po' di sangue annaffia i marciapiedi e i cristalli delle vetrine vengono sparsi qua e là come coriandoli.
Dentro: Fini consegna la prima copia - ma quante ne hanno fatte? - della medaglia (s'immagina d'oro) a ricordo dell'evento di dieci anni fa, incastonata in una targa dedicata a Benedetto XVI. Che non è venuto. 
Ma ha mandato un messaggio. Noblesse oblige.
Fuori intanto: si buttano i caschi rotti, i poliziotti contusi vanno al pronto soccorso i manifestanti ammaccati si fanno curare dagli amici.
A sera Fini, Schifani, Casini e Bagnansco e tutti gli altri tornano, accompagnati dalle auto blu, nelle loro case stanchi ma contenti per aver dato il loro personale contributo al Paese.
A sera poliziotti e manifestanti ritornano a casa, in tram, a piedi, in bicicletta o in motorino. Stessi quartieri, stessi condomini, stessa ansia per il mutuo, stessi problemi per il fine mese, di figli da mandare a scuola, di futuro che, come noto, non è più come quello di una volta.
Anche loro sono stanchi e per nulla felici.
Ma qui nessuno pare saperlo. 



venerdì 19 ottobre 2012

Formigoni è in ambasce. Forse Benny ha avuto altro da fare e non ha pregato per lui.


Come alcuni ricorderanno, lo scorso agosto al meeting di Rimini il Celeste Formigoni, che già cominciava ad avvitarsi come uno Stukas durante la battaglia d'Inghilterra, ebbe a dichiarare che era tranquillo anche perché “il Papa prega per me tutti i giorni”. (1)
Probabilmente un po' faceva, come dicono in quel della Romagna, lo sborone, un po', forse,  sperava che data la situazione la mediazione del capo della chiesa presso il cielo potesse avere migliore  udienza delle sue preghiere.
Qualcuno chiosò che se il Benedetto XVI pregava per Formigoni voleva dire che aveva ben poco da fare. Era ironia dadaista ancor prima che laica e ghibellina.
Comunque il fatto è che il Celeste Formiga con le sue giacche dai colori improbabili dovrà presto sgombrare dalle alte stanze della presidenza della regione Lombardia. Che dopo vent'anni refoli d'aria fresca e facce nuove non dovrebbero far male. Ovviamente incrociando le dita visto che il pd lombardo sta facendo di tutto per complicarsi la vita. Ma questo è un difetto endemico. D'altra parte pensare di candidare qualcuno che ha il nome di un personaggio dei fumetti e nonostante la giovane età ha già cambiato di casacca non lascia ben sperare. Anche se i sondaggi dicono che dopo i guasti fatti dall'attuale maggioranza si potrebbe vincere anche candidando il gatto di casa,
Ora, tornando sul punto, la questione diventa come si mettono in relazione le preghiere (supposte) di Benedetto XVI con l'attuale situazione del Celeste?
Laicamente possiamo ipotizzare alcune risposte:
a) Benedetto XVI ha avuto altro da fare. E quindi non ha perso tempo con la pratica Formigoni. Oggettivamente piccola cosa rispetto ai guai che il pastore tedesco si trova dinnanzi nella gestione del suo composito gregge. Che in effetti tra IOR, pedofilia del personale di front line, IMU da non pagare, questione dei matrimoni gay e processo al corvo avrà avuto giornate assai piene visto che comunque si è permesso anche qualche trasferta e in più, da buon teutonico, non ha mancato nell'ordinaria amministrazione di udienze, benedizioni ed affini;
b) in effetti le preghiere ci sono state ma non hanno trovato udienza. Evidentemente il caso  è considerato disperato anche nei piani alti e quindi non c'è barba di santo che lo possa risolvere. Meglio lasciarlo al suo destino. E poi le raccomandazioni non sono mai una bella cosa;
c) era tutta una balla, in realtà mai c'è stato impegno da parte di Benny di pregare e per giunta tutti i giorni.. L'invenzione di un megalomane.
Risposte tutte ragionevoli ma forse parziali.
Probabilmente tutte e tre sono parte della più complessa giusta risposta . Oggettivamente quella del Formigoni Roberto da Lecco  deve essere apparsa anche a Benny XVI come una questione con due facce. Da un lato una bagatella regionale che per uno lui che ha visone cosmogonica non vale la pena d'impegnarsi e dall'altra una causa disperata. Quindi il combinato disposto di bagatella più causa disperata ha consigliato uno sganciamento soft: mica ci si può giocare la reputazione con il cielo per uno che fa ridicoli tuffi da uno yacht,  che sembra vada in vacanza a scrocco, indossi orride camice pratorello.e in più abbia la memoria corta. E poi la richiesta di un impegno giornaliero è proprio da megalomani.
Oltre tutto adesso il Formiga ha cambiato tattica: dall'ingenuo che non s'è reso conto (“ho chiesto a Zampetti di giurare sul suo onore di essere pulito”. Che poi se uno è sporco l'onore neanche ce l'ha e quindi può giurare su con tranquillità. ) al duro che si mette di traverso e stando in Lombardia vuol mettere in crisi le giunte di Piemonte e Veneto. Meglio stare alla larga dalle teste matte.
Anzi conviene pregare per non incontrarle mai. Che probabilmente è quello che Benny sta facendo. Questa volta sì, tutti i giorni. E con impegno.
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(1) meeting CL agosto 2012
(2) http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2012/08/formigoni-il-papa-prega-per-me-risposta.html

lunedì 11 giugno 2012

La vita del governo Monti è tutta un film:da Rin Tin Tin alle Due orfanelle.

“La vita è tutta un film” diceva un vecchio saggio di cui, per scalogna nera, si è perso il nome. Che se lo si ritrovasse bisognerebbe erigergli un monumento.
Questa frase epocale è diventata per Marione nostro, al secolo Mario Monti bocconiano nonché commissario europeo nonché senatore a vita nonché primo ministro, molto più che un semplice aforisma: un vero e proprio programma di vita.
Si tralasci tutto quello che ha combinato fino al novembre 2011, che anche in quel periodo episodi da cinema ce ne sono a iosa, e ci si concentri solo su questi ultimi 8 mesi. Mica possiamo ripercorrere tutta la storia del cinema in poche righe.
Purtuttavia qualche esempio può essere riportato perché lui, Marione, e il suo governo hanno rieditato pezzi importanti della storia del cinema internazionale. E la sua poliedricità d'interpretazione gli consente di coprire tutti i ruoli.
Il suo inizio è stato eroico: eccolo uscire da Fort Apache, nell'attillata divisa del tenente Rip Masters con al fianco il fedelissimo sergente O'Hara, interpretato da Elsa Fornero,mentre Corrado Passera fa il piccolo caporale Rusty. e lanciarsi alla carica, sciabola sguainata. Poi rieccolo alla testa della pattuglia del 7° cavalleggeri mentre segue Rin Tin Tin che gli fa da guida e gli mostra la strada; la tromba suona la carica e lui si rilancia, sciabola risguainata a salvare la povera carovana Italia accerchiata dai cattivi indiani che la vogliono distruggere. Ed è stato solo l'esordio.
Quindi ha vestito i panni di Mosè, I dieci comandamenti, che disceso dal Sinai mostra le rigorose ed eque tavole della legge al popolo che condurrà per quarant'anni nel deserto. Speriamo che il nostro passaggio sia un cicinin più breve. Che se Cecil DeMille l'avesse incontrato prima avrebbe scritturato lui e non Charlton Heston che come fisico niente da dire ma quanto ad espressività, calore umano e capacità di coinvolgere le masse era proprio un disastro. Mica come Marione nostro, che levati.
E che dire quando si è parlato di esodati e di IMU. Lui e il suo team hanno messo in scena la più riuscita riedizione, in quanto a nonsense, dei Soliti ignoti, Con l'immancabile Fornero nella parte di Capannelle, il ministro Passera questa volta nei panni di Tiberio (Marcello Mastroianni) che bada al pupo mentre la moglie è in galera, Pietro Giarda che riprende il personaggio che fu di Tiberio Murgia (Ferribotte) e lui Marione nostro che interpreta il ruolo del pugile balbuziente in disarmo, Peppe (Vittorio Gasman).
E nello scontro con tassisti, farmacisti, notai, avvocati e corporazioni varie, non avete colto nei suoi occhi di ghiaccio il pathos che Henry Fonda avrebbe voluto mostrare nel duello finale di C'era una volta il west contro Charles Bronson o di L'ultima notte a Warlock contro Anthony Queen. Bhè il duello con le categorie lui, Mario Monti,l'ha perso che mica si può vincere sempre. E poi si tratta solo di cinema. La vita è tutto un film.
Data l'ampiezza della sua capacità interpretativa, che neanche Laurence Olivier ci si avvicina, non si è precluso alcun ruolo. Eccolo dunque nella interpretazione de Le due orfanelle. Quale mai delle tante attrici che hanno affrontato questo ruolo avrebbe potuto recitare con più passione e senso di disperazione le sue battute in video conferenza all'assemblea dell'ACRI?
Non vi siete sentiti struggere il cuore mentre, come la piccola Luisa ,dichiarava che lui e il suo governo: “ha sicuramente perso in questi ultimi tempi l’appoggio, che gli osservatori attribuivano, dei poteri forti. Non incontriamo infatti favori, in questo momento, di un grande quotidiano che e’ espressione autorevole di poteri forti, e presso Confindustria”.(1) 
Disperata scena melò che neppure un maestro come David Griffith avrebbe potuto rendere meglio.
E poiché la storia del cinema è fatta di film seri di cui si fa la parodia ecco cosa ha risposto un'aspirante attore alle prime armi, tale Ferruccio de Bortoli: “L'ultima amara realtà è che non vi sono vere élite o egemonie di qualità, ma solo una congerie disordinata e caotica di ingessature corporative, una miriade di casellanti muniti di veto. Chi teme i poteri forti può stare tranquillo. Chi ha a cuore il futuro del Paese, la formazione di una classe dirigente di qualità, le riforme e il ritorno alla crescita, ha molto di che preoccuparsi”. (3)
Chissà cosa ci riserverà per il futuro Marione nostro.
Una cosa però è da dire: il set su cui Marione gira i suoi film costa un occhio della testa e pare, pare, che quanto a incassi si vada maluccio.
Spiacerebbe che la sua ultima interpretazione fosse il remake di Au hasard Barlthasar (4) e che per vederlo si dovesse cercare nei cinema d'assai dove, spesso,gli addendi sono: grande critica, poco pubblico e ancor meno soldi.

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    (1) Agi 07/06/012 dichiarazione di Mario Monti al congresso di ACRI (Associazione Casse Risparmio)
    (2) Sul drammone le “Due Orfanelle” (1874) di Cormon e D'Ennery, furono girati moltissimi film, almeno una dozzina, dal primo, girato negli USA del 1921, ancora in epoca del muto, con la regia di David W. Griffith, alla versione italica di Giacomo Gentilomo del 1954.La storia è nota:due orfanelle arrivano a Parigi durante i giorni della rivoluzione francese e passano attraverso una serie di disavventure lacrimose tra gente di malaffare e rapaci megere.
    (3) I leggendari poteri forti – Ferruccio de Bortoli - Corsera 10/06/012
    (4) Au hasard Balthasar, Vita, patimenti e morte dell'asino Balthazar, vittima della malvagità umana nella campagna francese, in parallelo con l'esistenza, altrettanto infelice, di Maria, sua prima padroncina. Regia Robert Bresson, con Anne Wiazemsky