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mercoledì 16 luglio 2014

I magistrati non sono più comunisti.

I magistrati non sono più comunisti. Cade uno dei pilastri sui quali si è fondata la seconda repubblica. Da domani nulla sarà più lo stesso a dimostrazione che il cartesiano "dubito ergo sum" è sempre più di attualità. Del patto del Nazzareno nulla si sa e forse è meglio così.

Nel mondo, ma in particolare in Italia, nulla è veramente scolpito nella pietra. A seconda delle latitudini e delle longitudini, senza dimenticare gli emisferi non ci sono certezze che possano reggere al rotolare del tempo. Non le certezze della fisica, non le certezza della medicina, non la certezza del diritto (ma questo è un altro discorso) e, a ben vedere, neanche le certezze delle due tavole divenute famose per l'ancheggiare con cui sono discese dal monte Sinai. Insomma nulla è dato una volta per tutte. Ne sanno qualcosa i ragazzi nati all'intono della seconda metà degli anni novanta.

Questa generazione, cresciuta a base di latte e fra' Antonino da Scasazza di Quelli della notte , svezzata ad hamburger e patatine nonché dopata con il Grande fratello, aveva una solidissima certezza: i giudici sono comunisti. E qualcuno anche invidioso. E qualcuno anche poco etero. Tutti scaricavano il loro odio (e le loro frustrazioni) su un metro-e-cinquantotto di uomo.

Da ieri però tutto questo non è più. Anche il metro-e-cinquantotto di uomo se ne è accorto. Sì certo l'hanno condannato per evasione fiscale, e l'hanno mandato ai servizi sociali, sì certo l'hanno inquisito per corruzione semplice finanziamento illecito ai partiti, falso in bilancio e appropriazione indebita, rivelazione di segreto d'ufficio però son tutti reati prescritti. Poi quei birichini dei giudici (comunisti) si sono dati da fare con altre bagatelle tipo: prostituzione minorile e concussione aggravata, e nuovamente corruzione, tutti procedimenti in corso. Ma si sa i giudici sono dei ragazzi e con qualcosa devono pur giocare.

Tutto questo naturalmente non impedisce al metro-e-cinquantotto di lavorare e continuare (ahinoi) a impegnarsi per il bene della Patria e del Paese. E allora lui si prodiga in tutti i modi per la riforma delle istituzioni: il nuovo Senato, la nuova legge elettorale e quella, - molto importante - della giustizia. Quindi con il nemico di sempre stringe un patto di cui nulla si sa, forse meglio così, che ha un nome pericoloso: Nazzareno. Che il Nazzareno, quello vero , non ha fatto una bella fine e anche i suoi primi amici se la sono passata maluccio mentre gli epigoni, da un migliaio d'anni in qua, stanno proprio bene, come ti sbagli, tra corruzioni, prostituzioni, omicidi (ci sono state epoche in cui non andavano tanto per il sottile) e pedofilia. A dimostrazione che l'uomo non è di legno. E forse questi ultimi sono il modello di riferimento del patto. Chissà.

Comunque sia tutti i perigli che quegli scavezzacollo dei giudici stavano prospettando al metro-e-cinquantotto ora vanno evaporando. La sentenza sulla questione della prostituzione minorile non sarà depositata prima di settembre 2014 e quella eventuale della Cassazione non si avrà prima della primavera 2015. Quindi fino ad allora sciambola. Non è un lungo periodo ma ogni lunga marcia inizia con un primo corto passo.
Se poi il metro-e-cinquantotto fosse ritenuto colpevole scavallerà senz'altro il carcere avendo superato gli 80 anni e gli toccheranno gli arresti domiciliari. Magari lunghi. Ma casa sua ha un giardino grande e molte stanze. Sempre che nel frattempo la prossima riforma della giustizia non riservi interessanti soluzioni a misura dell'uomo. Non sarebbe la prima volta. E quindi non sarebbe da stupirsi.

Adesso dopo questi assist, come li definisce la grande stampa, vien difficile penare che i giudici siano ancora comunisti.

venerdì 14 marzo 2014

Difendere la Mussolini?

La senatrice è attaccata da tutti come se fosse lei la colpevole. Non è colpevole ma neppure vittima poiché le responsabilità non sempre sono palesi ed evidenti. Le vittime di tutta la vicenda sono cinque . Le due baby escort e i tre figli della coppia Floriani-Mussolini. Nessuno di questi ha colpa per i genitori che si ritrovano.




Tempi duri questi per la senatrice Alessandra Mussolini. La stanno attaccando tutti da che è trapelata la notizia che il marito, Mauro Floriani, già capitano della guardia di finanza ed ora capo di Ferrovie dello Stato Logistica Spa, ha frequentato le baby escort dei Parioli. E sono attacchi  forti portati con impegno determinato e forse degno di miglior causa. Oddio non è che per attaccare, politicamente s’intende, la nipote di Benito Mussolini (il nonno) e di Sofia Loren (la zia) ci fosse bisogno di questo disgraziato fatto. Di motivi ce n’erano già d’avanzo anche prima. 

Di posizioni politicamente surreali la attuale senatrice Alessandra Mussolini, ma con già alle spalle ben cinque legislature passate alla Camera dei deputati, ne ha prese più d’una per cui non c’era e non c’è che l’imbarazzo della scelta. Giusto per stare dalla parte delle comiche basterebbe andare a rileggere quello che nel corso degli anni ha detto di Berlusconi. Prima esaltato, poi schifato e poi di nuovo esaltato. E dato che è tipico dei pentiti essere più pentiti che pria la senatrice è andata addirittura oltre dicendo:«Io amo Berlusconi» De gustibus verrebbe da dire in prima battuta. E questo sarebbe tutto se la cosa non avesse riguardato anche quegli svariati milioni di italiani che non l’hanno mai votato. Detto per inciso questi ultimi sono la maggioranza ancorché frammentata ed imbelle, Berlusconi ha ottenuto consensi solo per il 30% quindi un 70% non l'ha mai votato. Ma tant’è, e comunque il punto non è questo.

Quindi difendere la Mussolini? Lei sa difendersi da sé anche se magari non sempre con la lucidità necessaria. Comunque, per chi da sempre è stato dalla parte dei perdenti e di quelli che le bastonate le hanno prese spesso in conto proprio e un po' anche per procura verrebbe quasi da dire di sì. In fondo lei, la Mussolini che c’entra? Mica era lei che andava a visitare “bakecaincontri” e neanche era lei a clickare sugli annunci e soprattutto non era lei che fissava gli appuntamenti e andava a far visita alle baby prostitute. Anzi, fosse stato per lei i pedofili andavano, andrebbero e forse, andranno chimicamente castrati. Sempre ammesso che ora non ci siano dei cambiamenti di sentire e di linea politica. Quindi più chiara di così. E poi sentire una donna dirsi distrutta per le malefatte del marito un certo moto di comprensione, se non proprio di simpatia, che trovare simpatica la Mussolini ce ne vuole, può pure scappare. Però a ben guardare la vicenda, tutta la vicenda, questa come qualsiasi altra di simil modello, si scopre che qualcuno in effetti da difendere c’è. E nel caso specifico questi sono cinque.

Sono le due bambine, anche se hanno 15 anni al di là delle apparenze, delle esperienze e delle pose e i tre figli della coppia Floriani-Mussolini. Questi cinque sono le vere vittime e gli unici da difendere con le unghie e coi denti perché possano uscire al più presto da questa melma e, auspicabilmente, con il meno danno possibile. Visto che di colpe non ne hanno proprio: due per essere state strumentalizzate, irretite e obnubilate da un mondo fatto d’aria e che alla prova pratica si sgonfia come un soufflé mal riuscito. E per gli altri tre vale le regola  che non è colpa loro del padre che si sono trovati ad avere.

La Mussolini ha detto che il suo matrimonio è finito. Vero. Ma il suo matrimonio è finito non adesso che la magagna è saltata fuori, verrebbe da dirle, ma nel momento il cui Mauro Floriani ha cominciato a navigare nella rete alla ricerca di siti come “bakekaincontri” ammesso e sia concesso il beneficio del dubbio, che quella sia stata la prima volta che cercava compagnia fuori dalla famiglia. Magari, da ora in avanti, Alessandra Mussolini avrà da riconsiderare non poche cose  della sua vita. E non solo quella politica. Comunque, auguri.




giovedì 14 marzo 2013

E adesso Papa Francesco. Il nuovo papa.

E' un gesuita ed ha scelto il nome di Francesco. I francescani, nella storia, con i gesuiti se la sono vista brutta più di una volta. La prima cosa che ha chiesto è stata la recita di un Pater-Ave-Gloria: piccola penitenza per piccoli peccati. Senz'altro conosce i Fioretti di san Francesco. Ma la “Mondizia” da portare oltre Tevere è tanta.

Francesco I 
E così la tradizione che recita “chi entra papa in conclave ne esce cardinale” è stata rispettata anche questa volta. E' diventato papa Jorge Mario Bergoglio. Un outsider che i bookmaker davano 41 a 1. Ma questi si sa, sono anglicani e vanno per le spicce. Per loro il mondo dei papisti è un mezzo mistero. Quando non lo è per intero. E' dai tempi di Enrico VIII che ce ne capiscono un acca. E la cosa nei secoli è solo peggiorata.
Sta di fatto che questa volta i principi della Chiesa (altrimenti detti cardinali) se la sono cavata in un fiat. Dieci riunioni per le primarie e un conclave con sole tre votazioni. Va bene essere in tempo di crisi e che le trasferte devono essere brevi ma ci si aspettava qualcosa di un po' più istituzionale e strutturato. Questo più che un conclave è parsa un'intramuscolare. Pic, e: già fatto. Si spera anche sia stata indolore.

Magari il prossimo lo faranno via internet e quelle che oggi sono le congregazioni diventeranno le le paparie.
Pare però che in tutto questo l'influenza dello spirito santo sia stata assai modesta se non addirittura marginale. Sembra infatti che molto di più abbiano potuto le suore di santa Marta. E soprattutto la loro cucina.Segno che le donne stanno allargando la loro influenza nella Chiesa. 
Qualche cardinale aveva fatto addirittura arrivare alcune lagnanze ai media già durante le primarie. A riprova che le cose fondamentali della vita non possono essere tenute segrete troppo a lungo. Anche l'accommodation sembra non fosse granché. Spartaneggiante. Non è più di moda. Per cui se due più due fa quattro il mini conclave è stato dovuto alla carbonara fredda, all'abbacchio sbruciacchiato, a vini scadenti e alla stanza poco confortevole. A tutto questo s'aggiunga che i cellulari erano schermati, non avevano collegamento wi-fi che vuol dire niente tablet, niente mail, niente facebook e niente twitter. Da impazzire. Come si può resistere così? Meglio sbrigare la faccenda in velocità. E non è da escludere qualcuno abbia pure scommesso sull'outsider. Infondo 41 a 1 è una bella tentazione. Adamo s'è lasciato andare per molto meno. E soprattutto negli altri stati l'8 per mille se lo sognano.

E così ecco Jorge Mario Bergoglio che nella lotta tra italiani e stranieri è un buon compromesso: è argentino ma di origine italiana. Cosa vuol dire avere alle spalle duemila anni di storia. E che storia.
Si dice ami il tango - con chi lo ballerà in Vaticano?- e il calcio: si spera non riporti in Italia Maradona. Che di gente che fa comparsate in tv ce n'è a sufficienza.
Vaga somiglianza con Woody Allen e' di discendenza piemontese - che per la vulgata significa “falso e cortese” - e anche gesuita. I due termini, nella sostanza, non sono poi così distanti se si esclude la questione della cortesia. Ché i gesuiti nella loro storia hanno saputo essere anche un po' rudi quando con la controriforma si sono occupati dell'inquisizione. A questo proposito ne sanno ben qualcosa i francescani e gli indios del sud America e gli ebrei e gli eretici, tra cui Giordano Bruno.. Tanto per dirne di alcuni.

Bizzarro che abbia scelto il nome di Francesco con chiaro riferimento, o almeno così è parso ai più, al poverello di Assisi. Magari si tratta di vaticana metacomunicazione nel segno del contrappasso: mano di ferro in guanto di velluto. 
 Se la scelta del nome sarà conseguente se ne vedranno delle belle, Da convertire ci sono lupi (Fioretti cap. XXI) e ladroni (idem XXVI) che da quelle parti delle due categorie ne girano parecchi pure se i primi non vengono da Gubbio né i secondi sono di Monte Casale. 
Così come se decidesse di “liberare preti che sono in peccato col demonio” (idem XXIII) o se “si mettesse in amore di santa povertà” (idem cap.XIII) o a voler far star “quete le rondini” (idem XVI) avrebbe solo l'imbarazzo della scelta, in primis e poi il suo bel da fare.
Per ora è partito con un bel Pater-Ave-Gloria che questo terzetto di preghiere e in questa sequenza sono di solito la piccola penitenza per i peccatelli veniali. Se si pensa alla gente che era in piazza con naso all'in su forse ci stava pure ma se si sposta la visuale a quelli che formano il team che gli sta attorno, allora la cosa è meno di un blacebo. Salvo che non sia un segnale. Mah.
Si tratterà di aspettare e vedere. Le menti dei papisti, come dicono gli anglicani, sono sempre imperscrutabili.
Certo volesse invitare “madonna Mondizia” in quel Tevere ce ne sarebbe di guadagno per tutti. Anche per i laici. “Mondizia” nel lessico del 1200 significa "purezza". Per chi ha voglia di capire.

lunedì 25 febbraio 2013

La pedofilia non è un'arma impropria


Massimo Franco scrive un sinuoso pezzo sul Conclave che si presta a diverse letture. Sgradevole il pensare che denunciare la pedofilia apra al rischio di una involontaria deriva omofobica. Questo sarà un conclave da resa dei conti.Come forse non se ne vedevamo da secoli.



Cappella Sistina, sede del Conclave
Sabato 23 febbraio Massimo Franco ha firmato per il Corriere della Sera il pezzo che ha come titolo “Pedofilia arma (impropria) anti-papabili” e come sommario “Così i sospetti e il giustizialismo ecclesiastico mirano ad azzoppare i candidati”.
Pezzo interessante, come al solito, che si dipana per tre quarti lasciando qua e là trappole e trabocchetti d'interpretazione per poi disvelare nell'ultimo quarto, un po' controvoglia, che si tratta di mera lotta di potere. As usual.
Lotta che in Vaticano già da lunga pezza è in atto, che da quelle parti sanno anche essere spicci e non aspettano certo che la chiave giri nella toppa della Cappella Sistina per iniziare la battaglia. Purtuttavia il pezzo apre a interpretazioni ambigue e svianti. Soprattutto per quel termine “impropria”, riferito ad arma e collegato a pedofilia, che scritto tra parentesi ne vede enfatizzato, in qualche modo, il senso.

Il tutto parte, apparentemente, dal caso del cardinale americano Roger Mahony, pesantemente attaccato da un gruppo di cattolici americani, “Catholics United” che chiede la sua esclusione dal Conclave. La motivazione sta, di base, nella sua difesa ad oltranza del “diritto a non rilasciare tutte le informazioni riservate”. In altre parole viene accusato di aver, in qualche modo, coperto i preti della sua diocesi colpevoli di pedofilia. E quindi va da sé che i cattolici americani preferirebbero non essere rappresentati da lui e tanto meno che Mahony fosse tra coloro che sceglieranno il futuro Papa. Visto che i “Catholics United” alla figura del Papa, loro, paiono tenerci molto.

San Pietro
In realtà Mahony non è l'unico cardinale con qualche ombra. L'elenco, al momento, ne comprende qualcheduno di più: Timothy Dolan, anche lui americano e poi l'irlandese Sean Brady, il belga Godfried Danneels e infine il canadese Marc Quellet. Anche se quest'ultimo pare sia colpito da fuoco amico o di rimbalzo a causa di una storiaccia di molestie che in verità non riguarda né lui né il clero, almeno per questa volta, ma suo fratello. Statisticamente quindi, escludendo il canadese, si tratta di quattro cardinali su 117 non è un gran numero in assoluto e anche statisticamente non rappresenta una gran percentuale ma un pochino dà da pensare. Anche considerando il fatto che quello del sesso è solo uno dei possibili peccati in cui si può incorrere che poi c'è anche la svariata gamma di quelli che hanno a che fare col prosaico denaro.
E in ogni caso a far indignare sulla questione degli abusi sui minori basterebbe pure uno zero virgola. Soprattutto considerando l'ipotesi, tutt'altro che remota, dice Franco, a che il numero degli iscritti a tale lista sia destinato ad aumentare. E questo è già di suo un po' più inquietante.

Ciò che tuttavia stupisce maggiormente nel pezzo di Franco è il fatto che l'autore tenda a rimarcare, in almeno un paio di passaggi, che si tratti di “accuse vecchie” e alcune, come quelle relative a Sean Brady, si riferiscano a “vicende di oltre trent'anni fa”. Come se il tempo possa essere un lenitivo per storie tanto dolorese e tanto vergognose. Così come si ventila il timore che tanto parlare di pedofilia porti al “rischio di una involontaria deriva omofobica”. Si ha come la sensazione che si voglia lasciare sinuosamente intendere che combattere la pedofilia possa essere di danno alla difesa dei diritti civili degli omosessuali e della omosessualità in senso lato. Quasi che si tratti di merce di scambio. Sensazioni sgradevoli. Come quando succede di masticare sabbia
Così com'è sgradevole il parallelo tra il caso di “mani pulite” e le vicende di pedofilia all'interno della Chiesa. E quell'inquietante accenno allo spuntare di “una sorta di giustizialismo ecclesiastico”.
Alla fine quel che se ne ricava è come un morbido invito a laisser tomber le scomode “incompatibilità morali”, che in fondo un buon Papa può aver (avuto) anche qualche debolezza e aver conosciuto le esperienze della vita.Peraltro la sublime arte dell'ignorare e del non vedere o della doppia verità non è estranea alla tradizione della istituzione.

La finestra dello studio del Papa
In ogni caso sarà un Conclave duro. E con ogni probabilità si farà un gran fascio tra sesso, soldi, potere e chissà cos'altro. «Mai come in questi giorni capiamo l'importanza che il Conclave sia a porte chiuse e organizzato in modo da evitare qualunque contatto e condizionamento esterno» scrive Franco riportando la voce di qualche autorevole personaggio d'oltre Tevere.
Anche se le porte chiuse non serviranno, come sempre, per impedire l'entrata di condizionamenti, ché i capi corrente son già tutti dentro, quanto per non far trapelare all'esterno i termini degli accordi. Ché difficilmente si diventa Papa senza negoziazione.
Dopo duemila anni lo s'è capito anche stando fuori.



venerdì 19 ottobre 2012

Formigoni è in ambasce. Forse Benny ha avuto altro da fare e non ha pregato per lui.


Come alcuni ricorderanno, lo scorso agosto al meeting di Rimini il Celeste Formigoni, che già cominciava ad avvitarsi come uno Stukas durante la battaglia d'Inghilterra, ebbe a dichiarare che era tranquillo anche perché “il Papa prega per me tutti i giorni”. (1)
Probabilmente un po' faceva, come dicono in quel della Romagna, lo sborone, un po', forse,  sperava che data la situazione la mediazione del capo della chiesa presso il cielo potesse avere migliore  udienza delle sue preghiere.
Qualcuno chiosò che se il Benedetto XVI pregava per Formigoni voleva dire che aveva ben poco da fare. Era ironia dadaista ancor prima che laica e ghibellina.
Comunque il fatto è che il Celeste Formiga con le sue giacche dai colori improbabili dovrà presto sgombrare dalle alte stanze della presidenza della regione Lombardia. Che dopo vent'anni refoli d'aria fresca e facce nuove non dovrebbero far male. Ovviamente incrociando le dita visto che il pd lombardo sta facendo di tutto per complicarsi la vita. Ma questo è un difetto endemico. D'altra parte pensare di candidare qualcuno che ha il nome di un personaggio dei fumetti e nonostante la giovane età ha già cambiato di casacca non lascia ben sperare. Anche se i sondaggi dicono che dopo i guasti fatti dall'attuale maggioranza si potrebbe vincere anche candidando il gatto di casa,
Ora, tornando sul punto, la questione diventa come si mettono in relazione le preghiere (supposte) di Benedetto XVI con l'attuale situazione del Celeste?
Laicamente possiamo ipotizzare alcune risposte:
a) Benedetto XVI ha avuto altro da fare. E quindi non ha perso tempo con la pratica Formigoni. Oggettivamente piccola cosa rispetto ai guai che il pastore tedesco si trova dinnanzi nella gestione del suo composito gregge. Che in effetti tra IOR, pedofilia del personale di front line, IMU da non pagare, questione dei matrimoni gay e processo al corvo avrà avuto giornate assai piene visto che comunque si è permesso anche qualche trasferta e in più, da buon teutonico, non ha mancato nell'ordinaria amministrazione di udienze, benedizioni ed affini;
b) in effetti le preghiere ci sono state ma non hanno trovato udienza. Evidentemente il caso  è considerato disperato anche nei piani alti e quindi non c'è barba di santo che lo possa risolvere. Meglio lasciarlo al suo destino. E poi le raccomandazioni non sono mai una bella cosa;
c) era tutta una balla, in realtà mai c'è stato impegno da parte di Benny di pregare e per giunta tutti i giorni.. L'invenzione di un megalomane.
Risposte tutte ragionevoli ma forse parziali.
Probabilmente tutte e tre sono parte della più complessa giusta risposta . Oggettivamente quella del Formigoni Roberto da Lecco  deve essere apparsa anche a Benny XVI come una questione con due facce. Da un lato una bagatella regionale che per uno lui che ha visone cosmogonica non vale la pena d'impegnarsi e dall'altra una causa disperata. Quindi il combinato disposto di bagatella più causa disperata ha consigliato uno sganciamento soft: mica ci si può giocare la reputazione con il cielo per uno che fa ridicoli tuffi da uno yacht,  che sembra vada in vacanza a scrocco, indossi orride camice pratorello.e in più abbia la memoria corta. E poi la richiesta di un impegno giornaliero è proprio da megalomani.
Oltre tutto adesso il Formiga ha cambiato tattica: dall'ingenuo che non s'è reso conto (“ho chiesto a Zampetti di giurare sul suo onore di essere pulito”. Che poi se uno è sporco l'onore neanche ce l'ha e quindi può giurare su con tranquillità. ) al duro che si mette di traverso e stando in Lombardia vuol mettere in crisi le giunte di Piemonte e Veneto. Meglio stare alla larga dalle teste matte.
Anzi conviene pregare per non incontrarle mai. Che probabilmente è quello che Benny sta facendo. Questa volta sì, tutti i giorni. E con impegno.
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(1) meeting CL agosto 2012
(2) http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2012/08/formigoni-il-papa-prega-per-me-risposta.html