Ciò che possiamo licenziare

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mercoledì 25 marzo 2015

Alessandra Mussolini: una buona parola per tutte.

La Mussolini si fa vendicatrice del tradimento della De Girolamo. Alcune signore del centro destra difendono la reproba ma mal gliene incoglie.

Forse a molti sarà sfuggito il sanguinolento scambio di battute tra le donne del centro destra e in altri tempi nessuno se ne sarebbe curato a parte forse Signorini Alfonso che per queste vicende spesso ci perde la testa. Il fatto nasce (21marzo) durante un convegno di Forza Italia organizzato da Altero Matteoli e Maurizio Gasparri dall’emblematico titolo “Riprendiamoci il futuro”, come se non ne avessero a sufficienza del passato. Comunque sia tra i vari oratori ed oratrici (questo detto in omaggio alla Boldrini che vuole i ruoli e le funzioni al femminile) c’è anche l’Alessandra Mussolini. Il di lei intervento si dipana per gli aerei e sofisticati sentieri della filosofia politica quando le viene incontro, quale visione celeste, l’immagine di Nunzia De Girolamo che da qualche giorno sta impazzano nell’etere televisivo. Detto per inciso la De Girolamo ha abbandonato il partito della Mussolini per aderire a quello del “traditore” Alfano. Quindi per la proprietà  transitiva traditrice anch’essa

Una simile visione nella compita dama Mussolini non poteva evocare che altrettanto compite parole ed eccola quindi esclamare: «Non so come sia potuta diventare deputata. Anzi: lo so ma non lo dico.» Che è giusto sapere ma non dire specialmente quando sono in gioco misteri gloriosi e gaudiosi. D’altra parte così vuole la tradizione e la platea ha educatamente assentito con lievi battiti di mani e fini sorrisi. Come si può facilmente immaginare.

Purtroppo per la Mussolini alcune altre signore hanno avuto pensieri non altrettanto garbati, anzi vi hanno visto qualcosa di stonato. Tra le prime a voler dare solidarietà alla Nunzia è stata l’ex compagna di partito adesso Sorella d’Italia Giorgia Meloni. Lo ha fatto con un tweet: «Chissà perché la Mussolini, quando si tratta delle colleghe donna, diventa sempre squallida. Solidarietà alla vittima di oggi N De Girolamo. A parte il fatto che se sono colleghe sono anche donne il commento nella sua soavità ci sta tutto. E a stretto giro di tweet è arrivata la risposta mussoliniana: «Pure la Meloni parla? E' la prova che ho fatto bene #menefrego»  che ha in sé qualcosa di esoterico a parte il menefrego che fa parte della tradizione di famiglia.

Seconda, ma solo in ordine di tempo, ché qui si va per cronologia twitteriana, interviene Renata Polverini alla quale viene riservato un trattamento da clarissa:« Eccone un'altra: tenetevi Forza Nunzia. Forza Italia va dall'altra parte» La parola “forza” per la Mussolini è irresistibile, la metterebbe ovunque, pure sui bucatini. Poi è la volta della Lorenzin, che viene etichettata con «un altro avvocato delle cause perse.» Che suona stonato essendo la  Lorenzin ministra della Sanità e già definita in sede di convegno «dentice» Boh. Colei che senefrega segue logiche mistiche. E questo stesso sapore ha il tweet riservato alla Carfagna, che già in passato l'aveva definita vajassa. Termine ugonotto per dire di donna pia e votata al sacrificio. Questa volta invece suona così: «Brava Carfagna. Dopo in privato ti dico cosa dice di te!» Che come azzardo sembra nebuloso pur lasciando qualche spazio a una casta interpretazione. Da simil consesso non poteva mancare la Mariastella Gelmini, ha un parere su tutto, lei, essendo stata ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca, oltre che, ovviamente, ferratissima sul neutrino. La Mussolini assume un atteggiamento oltre modo misurato e come badessa che si rivolge alla novizia twitta: «Brava! A quando l’ingresso in Ncd? Soprattutto complimenti per il successo del partito in Lombardia.» Chissà che avrà voluto dire?

In tutto questo ci va di mezzo un twittatore, sardo si immagina, che di nome fa Ampsicora. Ha la sventura di ricordare alla Mussolini quel che lei stessa diceva di Berlusconi e quindi è prontamente cancellato. O meglio la Mussolini si autocensura: il sardo non potyrà leggere i suoi tweet.  Ampsicora si lagna del trattamento cui non è nuovo avendolo già ricevuto, dice, dal Maurizio Gasparri che gli impedisce di leggere i suoi preziosi pensieri. Forse se ne vergogna. Anche questa volta, come altre ma non sempre, ci è andato di mezzo un maschietto. Poveretto.  W le donne.


venerdì 28 marzo 2014

Pillole (circoncise) della quarta settimana di marzo 2014

Barack Obama ringrazia l’Italia menntre Putin potrebbe invaderla. Solidarietà all'on, Tripiede. Renzi copia Mussolini. Fabrizio Corona:«Il carcere mi ha salvato» Tre motivi per licenziare Mauro Moretti. Dolce&Gabbana assolti da Santamaria. Le ultime del cardinal Bagnasco. Forza Italia è una piccionaia.

Barack Obama ringrazia l’Italia
Obama ha ringraziato l’Italia per l’ospitalità che viene data ai 30.000 militari americani. Grazie Obama per aver ringraziato l’Italia. Ma se se ne andassero non dispiacerebbe. Visto che soldi non ne portano, consumano tutto dentro le basi e quando fanno casini non  riusciamo a punirli perché vengono subito rispediti a casa. Allora per fargli capire che è ora che se ne vadano la ministra Mogherini non deve dirgli «the guest is like a fish after three days smell bad»  perché non lo capirebbe ma usare la frase idiomatica che suona così:«Mr. President Obama your guys  have worn out their welcome.» Se poi volesse aggiungere il più semplice «Yankee go home» la cosa sarebbe  ancora più chiara.  
Putin potrebbe invadere l’Italia
Putin invade la Crimea, Obama e l’Europa protestano, magari con moderazione. Però in Italia si alza la voce di un dissidente. Almeno uno sta con Putin in modo chiaro e palese: Silvio Berlusconi. Uno che non abbandona gli amici nel momento del bisogno. Fra qualche settimana l’amico Silvio sarà ai servizi sociali o in carcere Si spera che Putin non decida di invadere l’Italia per liberare il suo amico Silvio. Piuttosto glielo si manda. Anche gratis. Non serve che poi venga reso.

Solidarietà all’on. Davide Tripiede
L’on. Davide Tripiede del M5S ha goduto, suo malgrado, di sessanta secondi di notorietà per essere incorso, causa l’emozione, in un banale scivolone. Ha iniziato in suo primo intervento alla camera dicendo: «Sarò breve e circonciso» Per cui anche queste pillole, per solidarietà, saranno brevi e circoncise. Il suo non è stato e non sarà il solo caso. Ci fu chi chiese: «Buttami giù un testicolo.» Intendendo con questo un testo breve. E anche chi rifiutò un caffè macchiato perché per lui il latte era«fetale». Voleva dire letale.

Renzi copia le idee di Mussolini
Si racconta che Mussolini Benito il nonno di Mussolini Alessandra avesse dato ordine di lasciare la luce del suo studio sempre accesa così che la gente che passava da piazza Venezia di sera e di notte vedesse quanto lavorava. Renzi ha copiato l’idea solo l’ha resa 2.0 e quindi manda twitter alle 6 del mattino per far sapere a mezzo mondo che è già all’opera.  Bravo. C’è chi ha tanto lavoro e chi non ce l’ha per niente.

Fabrizio Corona: il carcere mi ha salvato.
Come forse qualcuno ricorda Fabrizio Corona il fotografo dei vips (la esse finale è messa a irrisione) è in carcere.  È stato processato e condannato: in teoria dovrebbe farsi 14 anni ma per bizzarre alchimie pare che fra 6 sarà fuori. Contabilità astrusa. Comunque anche dal carcere rilascia interviste e non è il solo: Adriano Sofri aveva una rubrica fissa, su Il Foglio. I detenuti hanno diritto a una telefonata alla settimana (utenza fissa e solo di parente)  e  sei colloqui al mese. Sempre con un familiare. E’ possibile effettuare colloqui con persone diverse dai familiari soltanto quando sussistano “ragionevoli motivi”. Evidentemente per Fabrizio Corona esistevano “ragionevoli motivi”. Comunque durante l’intervista ha detto: «il carcere mi ha salvato la vita». Bene, che ci rimanga allora. Uscire per lui potrebbe essere pericoloso.

Perché licenziare Mauro Moretti- 1
Matteo Renzi la questione della riduzione degli stipendi dei manager pubblici l’ha buttata lì per vedere l’effetto che fa e si deve essere detto:«Chissà se c’è un pollo che abbocca.» L’ha trovato subito il pollo che ha abboccato in Mauro Moetti, ex sindacalista Cgil (lì qualcosa avrebbe dovuto imparare, una volta facevano dei corsi) e attuale amministratore delegato delle Ferrovie. Su 500 e passa manager che attendono il rinnovo della carica lui è stato l’unico che ha parlato e ha protestato. Bisognerebbe licenziarlo solo per questo: manifesta pollitudine.

Perché licenziare Mauro Moretti - 2
Mauro Moretti del grande manager ha solo lo stipendio: 850.000 all’anno che al mese fa 65.000€. La qualcosa significa che ogni mese il Moretti incassa più o meno l’equivalente di due anni dello stipendio medio di un ferroviere. In compenso le ferrovie hanno ricavi per 8,2 miliardi e debiti per 9. Se le ferrovie fossero una famiglia questa sarebbe sul lastrico: dormirebbe sotto i ponti, magari delle ferrovie e mangerebbe pane e cipolla. Questo è un secondo altro buon motivo per licenziare Moretti.

Perché licenziare Mauro Moretti – 3
Per rimanere sulle prime pagine dei giornali Mauro Moretti le pensa tutte. L’ultima sua proposta è di fare entrare le Fs nel Tpl (trasporto pubblico locale). Nel Tpl ci sono le metropolitane,i tram, gli autobus e i filobus. In sostanza tutti i mezzi di trasporto pubblici cittadini. Per essere uno che non riesce a far funzionare i treni pendolari che vanno da Saronno a Milano ci vuole un bel fegato a fare una simile proposta. Comunque gli ha risposto il prof. Marco Ponti docente di Economia dei trasposrti al politecnico di Milano. Le sue parole:«Sarebbe un quadro terrificante.» Questo è un terzo buon motivo per licenziare Moretti.

Dolce&Gabbana assolti da Santamaria
Dolce, Gabbana e Santamaria. l’Italia è il paese dei miracoli. Per Santamaria si intende il Sostituto procuratore generale di Milano che guarda il caso si chiama come il commissario di La donna della domenica di Fruttero e Lucentini. Comunque, c’è stata la prima seduta del processo d’appello contro Dolce&Gabbana paccusati di evasione fiscale per aver costituito, come ha fatto la Fiat, una società all’estero, in Lussemburgo, verso la quale hanno dirottato i profitti. Quando ha preso la parola il dr Santamaria che rappresentava l’accusa, tutti si aspettavano un duro attacco agli stilisti e invece no. Il dr. Santamaria li ha difesi “a spada tratta” scrive la Stampa definendo la loro un’azienda moderma che ha fatto quello che fan tutti. Bene. Benissimo. E ha chiesto l’assoluzione. Così nel tribunale di Milano c’è stato un miracolo oh santa-maria per avere  una sentenza  dolce, che ha gabbato l’ agenzia delle entrate. Alleluja brava gente.

L’ultima del cardinal Bagnasco - 1
Il Cardinal Bagnasco presidente in uscita della CEI, sembra che non stia simpatico a papa Francesco,  ha deciso di impicciarsi della questione italiana e quindi in un fiat (che non è la fabbrica di automobili americana ma espressione latina che significa “sia”, nel senso di verbo) ha deciso di benedire il governo Renzi che come boy scout ed ex democristiano ha senz’altro apprezzato. Dopo di che ha detto che bisogna tagliare sprechi e burocrazia che infatti in Vaticano è tutto velocissimo e sprechi non ce ne sono. Per questo si dice che papa Francesco stia facendo pulizia.

L’ultima del cardinal Bagnasco - 2
Per non farsi mancare nulla, anche se sarà l’ultima volta, il cardinal Bagnasco ha voluto intervenire sul bullismo omofobo nelle scuole. L’ha fatto spalleggiato dal direttore di l’Avvenire, che è un suo dipendente: L’Avvenire è di proprietà della Cei. Si verifica curiosamente la stessa situazione che c’è tra il Giornale e la famiglia Berlusconi. Comunque il cardinale ed il suo fido scudiero si sono scatenati contro l’educazione alla diversità nelle scuole. Ovvero spiegare ai bambini che i gay e le lesbiche e magari pure i transgender sono persone come tutti. Magari al cardinale converrebbe ricordare cosa disse a tal proposito  papa Francesco «chi sono io per giudicare » Già chi sono il cardinal Bagnasco e il fido direttore dell’Avvenire per giudicare?

Forza Italia è una piccionaia
Il nuovo consigliere politico di Berlusconi si chiama Giovanni Toti e prima era il direttore di due tg di Mediaset: studio aperto e rete4. Berlusconi l’ha chiamato a sé e lui si è precipitato. Giovanni Toti ha capito subito e con chiarezza chi c’è in Forza Italia ed ha dichiarato:«In Forza Italia  non ci sono né falchi né colombe caso mai solo piccioni.» A Milano per dire che uno è tarlucco dicono «sei proprio un piccione» E se i piccioni si offendono?

venerdì 14 marzo 2014

Difendere la Mussolini?

La senatrice è attaccata da tutti come se fosse lei la colpevole. Non è colpevole ma neppure vittima poiché le responsabilità non sempre sono palesi ed evidenti. Le vittime di tutta la vicenda sono cinque . Le due baby escort e i tre figli della coppia Floriani-Mussolini. Nessuno di questi ha colpa per i genitori che si ritrovano.




Tempi duri questi per la senatrice Alessandra Mussolini. La stanno attaccando tutti da che è trapelata la notizia che il marito, Mauro Floriani, già capitano della guardia di finanza ed ora capo di Ferrovie dello Stato Logistica Spa, ha frequentato le baby escort dei Parioli. E sono attacchi  forti portati con impegno determinato e forse degno di miglior causa. Oddio non è che per attaccare, politicamente s’intende, la nipote di Benito Mussolini (il nonno) e di Sofia Loren (la zia) ci fosse bisogno di questo disgraziato fatto. Di motivi ce n’erano già d’avanzo anche prima. 

Di posizioni politicamente surreali la attuale senatrice Alessandra Mussolini, ma con già alle spalle ben cinque legislature passate alla Camera dei deputati, ne ha prese più d’una per cui non c’era e non c’è che l’imbarazzo della scelta. Giusto per stare dalla parte delle comiche basterebbe andare a rileggere quello che nel corso degli anni ha detto di Berlusconi. Prima esaltato, poi schifato e poi di nuovo esaltato. E dato che è tipico dei pentiti essere più pentiti che pria la senatrice è andata addirittura oltre dicendo:«Io amo Berlusconi» De gustibus verrebbe da dire in prima battuta. E questo sarebbe tutto se la cosa non avesse riguardato anche quegli svariati milioni di italiani che non l’hanno mai votato. Detto per inciso questi ultimi sono la maggioranza ancorché frammentata ed imbelle, Berlusconi ha ottenuto consensi solo per il 30% quindi un 70% non l'ha mai votato. Ma tant’è, e comunque il punto non è questo.

Quindi difendere la Mussolini? Lei sa difendersi da sé anche se magari non sempre con la lucidità necessaria. Comunque, per chi da sempre è stato dalla parte dei perdenti e di quelli che le bastonate le hanno prese spesso in conto proprio e un po' anche per procura verrebbe quasi da dire di sì. In fondo lei, la Mussolini che c’entra? Mica era lei che andava a visitare “bakecaincontri” e neanche era lei a clickare sugli annunci e soprattutto non era lei che fissava gli appuntamenti e andava a far visita alle baby prostitute. Anzi, fosse stato per lei i pedofili andavano, andrebbero e forse, andranno chimicamente castrati. Sempre ammesso che ora non ci siano dei cambiamenti di sentire e di linea politica. Quindi più chiara di così. E poi sentire una donna dirsi distrutta per le malefatte del marito un certo moto di comprensione, se non proprio di simpatia, che trovare simpatica la Mussolini ce ne vuole, può pure scappare. Però a ben guardare la vicenda, tutta la vicenda, questa come qualsiasi altra di simil modello, si scopre che qualcuno in effetti da difendere c’è. E nel caso specifico questi sono cinque.

Sono le due bambine, anche se hanno 15 anni al di là delle apparenze, delle esperienze e delle pose e i tre figli della coppia Floriani-Mussolini. Questi cinque sono le vere vittime e gli unici da difendere con le unghie e coi denti perché possano uscire al più presto da questa melma e, auspicabilmente, con il meno danno possibile. Visto che di colpe non ne hanno proprio: due per essere state strumentalizzate, irretite e obnubilate da un mondo fatto d’aria e che alla prova pratica si sgonfia come un soufflé mal riuscito. E per gli altri tre vale le regola  che non è colpa loro del padre che si sono trovati ad avere.

La Mussolini ha detto che il suo matrimonio è finito. Vero. Ma il suo matrimonio è finito non adesso che la magagna è saltata fuori, verrebbe da dirle, ma nel momento il cui Mauro Floriani ha cominciato a navigare nella rete alla ricerca di siti come “bakekaincontri” ammesso e sia concesso il beneficio del dubbio, che quella sia stata la prima volta che cercava compagnia fuori dalla famiglia. Magari, da ora in avanti, Alessandra Mussolini avrà da riconsiderare non poche cose  della sua vita. E non solo quella politica. Comunque, auguri.




giovedì 2 maggio 2013

Ecco il Primo Maggio: su coraggio - 2*

Berlusconi vuol far massaggi. Alleanza e ricatti. Gasparri bacia mani. La canzonetta di Silvio spopola anche tra i politologi. Ci son poltrone da spartire. Mario Monti va in trattoria. D'Alema ha già dato. Complimenti a Mussolini. Flatulenze padane. La vigiglia del primo maggio in nove quadri.

Le giornate che precedono il Primo maggio di solito sono ricche di eventi e di dichiarazioni, il più delle volte ridicole e risibili. Tentano magari inconsciamente di togliere visibilità e importanza alla festa del lavoro e dei lavoratori. Il fatto che spesso ci riescano è uno dei drammi di questa epoca disperata. Perciò, infatti, da anni, si canta «Primo Maggio, su coraggio». Che ce ne vuole parecchio, di coraggio, per andare avanti. E' accaduto lo scorso anno quando Brunetta, La Russa, Lupi e Tremonti (chissà che fine ha fatto il megasuperministro che tutto già sapeva e già prevedeva) attaccarono il premier Mario Monti (1), che allora vestiva i panni del salvatore-della-patria. Poi, come si sa, le mode passano. E' accaduto ai tempi di Scajola, chi si ricorda più di lui? che non voleva essere considerato uno preso con «il sorcio in bocca» (2). Quest'anno si è andati addirittura meglio. Sale la quantità e anche la qualità degli eventi. Gulp!
1. Berlusconi e i massaggi. Tranquilli nulla a che vedere con olgettine et simila. I massaggi questa volta Berlusconi li vuole praticare al Pd, neo alleato di governo. L'antefatto (3) : il cavaliere dalla bocca larga durante una trasmissione televisiva si autocandida alla presidenza della non ancora istitutita Convenzione per le riforme costituzionali. Ambisce a diventare un padre costituente. Che dire? Naturalmente la cosa non è piaciuta ad alcuni del Pd e il capo del Pdl lo sa e allora per rimediare alla intempestiva dichiarazione dice:« Adesso sarà necessario un adeguato massaggio a qualcuno di loro». Che è un bel dire politico. Chissà chi saranno i massaggiatori . Auguri, detto senza malizia, ai massaggiati.
2. Alleanze e ricatti. Il giovane governo del giovane Letta Enrico, ha fatto appena in tempo ad ottenere la fiducia del Senato che già è stata presentata dal Pdl per dirla da in positivo, la prima cambiale. O il primo ricatto. Letta dice «L' Imu di giugno è sospesa» e subito Berlusconi ribatte «Via l'imposta o noi non ci stiamo». Gli fanno eco Brunetta, che chiede anche il rimborso dell'anno precedente e dichiara di avere una golden share sull'esecutivo. Chissà se Napolitano se ne è accorto. Poi hanno parlato, digrignando i denti, i soliti altri da Gasparri a salire. Cosa vuol dire fare alleanze tra pari. (4)
 
3. Gasparri il galante. Forse per rimediare al primo strattone dato al Pd Maurizio Gasparri ha voluto fare il di più e quindi si è esibito, in piena aula del Sanato, in un galante baciamano (5). La fortunata è stata Anna Finocchiaro. Ognuno ha i baciamanisti che si merita. Che, senza voler fare raffronti che sono più che blasfemi, viene difficile immaginarsi Nilde Jotti accettare un simile gesto da parte di Giorgio Alminrante. Forse che questi sono i massaggi cui faceva riferimento Berlusconi? Buon divertimento.



4. La canzonetta di Silvio. Il motivetto “meno male che Silvio c'è” sta spopolando anche fuori dal Pdl, Adesso lo fischietta pure Giovanni Sartori. Chi l'avrebbe mai detto. Nell'ultimo editoriale ha scritto: «Meno male che Napolitano c'è. Meno male che ci sono due Letta, tutti e due bravi (uno a destra e uno a sinistra).» Dimentica il politologo Sartori che quello di destra è stato lo spin doctor di quel tal Berlusconi Silvio i cui governi si sono distinti per aver approvato leggi ad personam, fatto compravendita di parlamentari e condotto il Paese sull'orlo del baratro. Giusto per non voler cercare il pelo nell'uovo. E quell'altro di sinistra non è mai stato. Semmai di centro. Poi, per chiudere in bellezza il suo pezzo, si è dedicato a Gaetano Quagliariello neoministro delle Riforme costituzionali. Lo ha definito «La persona giusta al posto giusto.» Anche qui la memoria fa cilecca. Magari se Sartori andasse a rileggere quanto ha scritto in precedenza ne trarrebbe di vantaggio.
5. L'amor di patria e le poltrone. Ora che con grande celerità è stato regalato a Enrico Letta quel che fu negato a Pier Luigi Bersani, cominciano le trattative sui posti. È già. Un conto son gli ideali anime 'e core e un conto la pagnotta per cui caccia aperta a 68 poltrone più due. Di queste 40 sono destinate ai sotto segretari e 28 ai presidenti di commissione. Due sono quelle seminascoste una fa riferimento a Informazione e sicurezza, gli 007 per intenderci, e l'altra è quella di capo gabinetto del ministero dell'Economia. Se si volesse veramente il bene del Paese ci vorrebbe gente nuova. Competente e magari pure di prima nomina. Ma forse «più dell'amor potrà il digiuno.»
6. Supermario Monti. Ora ex. L'algido ex salvatore-della-patria è stato allegramente scaricato da tutti quelli che lo hanno esageratamente osannato in precedenza.
Pare che la sera in cui ha dovuto mollare il posto da premier che, a suo dire, mai gli è piaciuto, sia andato in trattoria con la signora Elsa e lì sia stato avvicinato da un ragazzino di undici anni che, e qui il condizionale è di rigore viste le frequentazione di supermario con le agenzie di pr, gli avrebbe chiesto: «Ma lei è triste a non avere più un lavoro?» (6) Al che il sobrio per antonomasia ha risposto: «È un po' come quando finisci la scuola, ti dispiace ma finalmente fai anche un po' di vacanza. » In realtà il bocconiano ha dimenticato di dire che sì ha perso il lavoro, come tanti, ma non lo stipendio. Come forse solo lui. Lui infatti si è premunito di un seggio da senatore a vita. Che in un solo mese rende uno stipendio pari a quanto il brigadiere dei carabinieri Giangrande guadagnava in dieci. Straordinari inclusi. Complimenti a Gian Mario Stella per essere stato così tempestivamente vicino al tavolino dell'ex presidente del consiglio da poter cogliere la scenetta da libro Cuore. Ci mancava.
7. D'Alema ha già dato. Nonostante il 30 aprile non fosse giornata di festa D'Alema Massimo ha ammolazzato l'ennesima intervista (7). Naturalmente a tutto campo. Certo che avere un'opinione su tutto richiede un bello sforzo. C'è chi può e lui può. Tra le tante colpisce una risposta. Alla domanda: «Lei parla di legge elettorale perché dovrebbe far parte della convenzione...» la replica è sibilante: «Non intendo far parte di alcuna convenzione, io ho già dato...» Anche qui una vaga nota di smemoratezza. Forse intendeva dire ho già avuto. O forse preso. Ché, per dire delle più note, dalle sette legislature italiane, più quelle al parlamento europeo, più la presidenza della Bicamerale, più due presidenze del Consiglio, più il ministero degli Esteri, più la recente presidenza del Copasir quando ancora allo stipendio da parlamentare si sommavano le indennità per le altre cariche in qualche modo qualcosa deve pur aver ricevuto. Perché adesso non si quieta e cerca di prendersi quella laurea che mancò in gioventù? Oppure continui a portare a spasso il suo bel cane. Ma forse anche quello si rifiuta.



8. Complimenti a Mussolini. Il livello è così basso che tocca dare enfasi ad un atto che in posti normali passerebbe come normale. E nessuno se ne accorgerebbe. Nel Belpaese invece si guadagna una bella e grande foto sui giornali.: la senatrice Alessandra Mussolini, in piedi, saluta la neoministra dell'Integrazione Cécile Kyenge, seduta (8). Che questa è solo semplice buona educazione. La si insegna ai bimbi. Molti la perdono da adulti.
9. Flatulenze padane. Della neoministra dell'integrazione hanno parlato anche Borghezio, Salvini e Zaia. Bel trust di cervelli.


Il Primo Maggio è la festa dei lavoratori non delle corbellerie. Magari ricordarselo.

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* analogo titolo fu usato il 1 maggio 2010. Allora i protagonisti furono Scajola (di cui adesso pochi si ricordano) e altri tre: Bersani, Berlusconi D'Alema che, ancora per il momento, calcano il palcoscenico della politica italiana. Si spera che per tutti e tre siano, politicamente parlando, le ultime battute. http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2010/05/scaloja-bersani-berlusconi-dalema-1.html

(1) il giornale 30 aprile 2012; Corriere della Sera 30 aprile
(2) Corriere della sera 1 maggio 2010
(3) Corriere della sera, 30 aprile 2013, pag. 12, Francesco Verderami, Bersani apre al semipresidenzialismo.
(4-5-6-7-8) Corriere della sera, 1 maggio 2013,

martedì 23 aprile 2013

L'inciucio: cos'è, come, quando e chi lo fa.

Nuove parole affollano la lingua italiana: da vaiassa a inciucio. Inciucio è, al momento, quella più gettonata. Inciucio è l'atto e inciucista è chi lo compie. Parola onomatopeica che richiama il ciuccio dei bimbi ma dice anche di vergognose pratiche. Nel 2002 in parlamento il manifesto dell'inciucismo.


Quella italiana è, senz'altro, una delle lingue più generose, accoglienti e creative.
D'Alema usò per primo il termine inciucio, 1995
Generosa perché quasi ogni parola gode di almeno tre sinonimi (sedia, seggiola, sedile, seggio, posto) e accogliente perché ha la capacità di assorbire con estrema facilità parole estere sia nella loro forma originale (zapping) sia nella loro declinazione italica (download diventa daunlodare cioè scaricare da internet). Creativa perché sa stare al passo coi tempi e con le situazioni più vivaci e immediatamente, conia vocaboli nuovi come svalvolare per dire di uno che è fuori di testa, o divorziandi per chi lo ambisce e ancora non lo è o pensionandi per chi magari già dovrebbe, ma ancora non c'è riuscito ed è pure a rischio di raggiungerla mai, la pensione.  
Ovviamente tra le nuove parole non possono mancare quelle che derivano dal gergo della politica che quindi si qualificano come di destra o di sinistra. Ahinoi.  

La nuova edizione del dizionario Zingarelli, annata 2013, non poteva pertanto mancare dal riportarne le novità e quindi ecco emergere, da destra, vaiassa leggiadra ed esplicativa espressione con cui l'on. Mara Garfagna ha gratificato la collega di schieramento Alessandra Mussolini, noblesse oblige. Mentre da sinistra spunta inciucio parola che, di solito, giornalisti linguacciuti riferiscono a quanto pensa o sta per fare D'Alema Massimo, anche se non più parlamentare. Di tanto in tanto un colpo di fortuna. Pare che lui, sempre a quanto dicono i maligni giornalisti, sia un grande estimatore dell'atto medesimo. Inciucio, come anche vaiassa del resto, attinge e rafforza il suo significato anche dal suono stesso del vocabolo. Vaiassa, sarà per la reirerata emissione della vocale “a” e per l'immediato raddoppio della “s” ha un che di sguaiato e di volgarmente plebeo. Che forse questa era l'intenzione. Forse.
E' in atto un nuovo inciucio?
Inciucio, per parte sua, ha un suono grasso, untuoso e trasmette una sensazione di lubrica indecenza. Sprigiona oralità. Sarà perché nel pronunciarlo la vocale che la fa da padrona è la “u” che costringe le labbra a protendersi in avanti e a stare in quella vergognosa postura (a mo' di sedere di gallina si potrebbe dire) per tanto tempo, fino alla emissione di tutto il fiato. Modo scurrile e anche un po' osceno. E questo senso di volgarità coglie anche chi non ha mai incontrato il vocabolo e lo sente per la prima volta. E così è, infatti.
Semanticamente pare che la parola inciucio affondi le sue radici nel dialetto napoletano e faccia  specificatamente riferimento a ciu-ciu il chiacchierare a bassa voce di due persone che, solo per eccesso di malignità, si dicono spettegolanti su cose vergognose. Il suono richiama in qualche modo anche il ciuccio, quel simpatico attrezzo di sostanziosa gomma che le mamme piazzano in bocca ai bimbi durante il periodo della dentizione e soprattutto quando li vogliono far star tranquilli. Oggetto ludico-ricreativo con funzione calmante, di mediazione
Fare un inciucio richiama dunque al raggiungimento di un compromesso che l'onomatopea fa di natura sconveniente e vergognosa. Qualcosa di cui è bene non dire a voce alta e di cui non è bello raccontare in giro i dettagli. Qualcosa che avviene di nascosto anche se tutti ne sospettano o addirittura conoscono forma e sostanza ma che corre sottotraccia, che non si vede. Ché non si deve vedere alla luce del sole. Sostanzialmente si fa ma non si dice.
In politica l'inciucio viene praticato quando non si ha visione, strategia, posizionamento preciso, forza propositiva e capacità di sorta. È la trascrizione in chiave moderna, dato che nulla si crea e nulla si distrugge, del vecchio adagio contadino che “una mano lava l'altra” . Comportamento che nei mercati i peggio sensali mettevano in pratica laddove ognuna delle due parti aveva magagne da nascondere e da farsi perdonare. Che questo in politica è invece imperdonabile. Poiché i contadini giocano del loro mentre le poste che piazzano i politici appartengono ai loro elettori. Che poi son quelli che, di solito, ci rimettono. Ma vabbé. Manifesto iconico dell'inciucio è stato il discorso che Luciano Violante, allora presidente dei deputati Democratici di sinistra- Ulivo, tenne alla Camera il 28 febbraio 2002 (1)

A otto anni di distanza svelò l'inciucio del 1994. Anche se allora venne a galla quello che fu dato ma non quello (magari il quanto, detto senza malizia) che si ricevette in cambio.
Chi pratica l'inciucio vien definito inciucista. L'inciucista è un animaletto antropologicamente particolare, diverso, molto diverso, da tutti gli altri che girano per i corridoi del palazzo. L'inciucista di solito sta con la testa piegata da una parte, quasi mai a sinistra. Parla facendo lunghe pause. Mediamente è ripetitivo: dice e ridice gli stessi concetti ma con parole sempre diverse, usa noiosi intercalari. Mentre il suo dire fluisce dalle labbra denso e grasso come il muco dal naso dei bambini il display che ha ben disposto sulla fronte recita”guarda come te erudisco er pupo.” È pacato, in apparenza, si definisce realista, e spesso lo è addirittura più del re, è costantemente alla ricerca del consenso universale. Quelli che sono da lui più lontani lo attraggono con la stessa forza con cui l'aspirapolvere risucchia i pezzetti di carta, vincere a maggioranza lo considera un peccato quasi mortale. Adora le alchimie, anche le più bizzarre e le tattiche più spericolate e imbarazzanti. Si pavoneggia. Il sogno della sua vita è fatto di alleanze, intese, convergenze e mediazioni, sguazza nell'ecumenismo più trito e per raggiungerlo non esita a sacrificare tutto: gli interessi della sua parte quasi sempre, mai comunque i suoi personali.
Come liberarsi dell'inciucista e dell'inciucio? Facendo pulizia, magari. Ma non è facile, pure se è da dire che di solito l'inciucista fa tutto da solo, le diaboliche alchimie che costruisce gli si avviluppano addosso e lo soffocano. E poi l'inciucista è ammalato, ovviamente, di oralità e l'oralità frenata,senza controllo, produce sfracelli. Fa ingoiare il ciuccio.


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