Ciò che possiamo licenziare

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domenica 14 febbraio 2016

Quando Francesco non c’è Bagnasco combina guai.

Il cardinale Bagnasco è sempre stato un burlone fin da quando come chierichetto (si dice) metteva l’aceto al posto del vino. Adesso per le unioni civili vuole stabilire come si deve votare nel Senato italiano. Mai che si occupi dello stato di San Marino. Sarà dura per Francesco, che non andrà al Congresso Eucaristico Nazionale,far intendere a questo discolo che si scherza coi santi ma si deve lasciare in pace i fanti.

Vita dura per Papa Francesco. Appena si allontana dal Vaticano quei discolacci dei suoi vescovi e cardinali si mettono subito a fare scherzi. Per dire scherzi ci sarebbe una parola più consona ma meno elegante e quindi, perciò stesso, ce ne si astiene. Questa volta a fare lo spiritoso ci si è messo il cardinal Bagnasco. Non che sia una novità, anzi per lui è quasi una abitudine. Per sparare la sua arguzia ha, ovviamente, aspettato che il suo boss si trovasse ben lontano. Anzi per l’esattezza a qualche migliaia di metri d’altezza e nel bel mezzo dell’oceano Atlantico. Oceano che Francesco sta attraversando per andare ad incontrare nentepopodimenoche Kirill il Patriarca di Mosca. L’incontro ha il nobile scopo di voler riunire due Chiese cristiane divise da uno scisma millenario. E mentre Francesco si adopera per unire il cardinale fa di tutto per dividere e creare zizzania. Parola desueta ma qui appropriata affinché il suddetto cardinale ci rifletta un po’sopra. 
La sparata questa volta riguarda uno stato straniero, guarda caso l’Italia, mai che Bagnasco si impicci dello stato di San Marino. Questa volta la facezia del cardinale riguarda il come debba votare l’italico Senato. Al cardinale piacerebbe che sulla legge delle unioni civili si votasse solo a scrutinio segreto. Come dire che non ci si debba prendere carico delle proprie responsabilità. Ma d’altra parte a Bagnasco, che è un burlone, piacciono senatori del tipo del Giovanardi Carlo o Gasparri Maurizio o anche Gaetano Fermariello. Tre, giusto per dire i primi che salgono alla mente, che nei loro interventi per nonsense e logica dadaista fanno scompisciare dalle risate e che meglio starebbero sotto altri tendoni che non nel parlamento. Comunque, tant’è. 
A Bagnasco gli scherzi sono sempre piaciuti, fin da quando, dicono fonti non confermate e quindi quasi sicuramente  non veritiere, alle elementari si divertiva a mettere spilli e puntine rovesciate sulle sedie dei maestri. Da chierichetto sostituiva il vino con l’aceto e in seminario lanciava nei bui corridoi bucce di banana e rideva come un matto quando i suoi confratelli se ne finivano a gambe all’aria. Ovviamente non poteva essere diversamente essendo stato un caro discepolo del cardinal Siri che in quel di Genova pensava d’esser sempre a carnevale e si atteggiava come fosse in pieno Medioevo. Solo la fortuna ha salvato streghe e gatti neri  dal finire sul rogo. 
Tra le battute più ridanciane del Bagnasco se ne annoverano alcune sulle unioni omosessuali, che ahiloro ci van sempre di mezzo. « Quando il criterio dominante – disse il Bagnasco -  è l'opinione pubblica o le maggioranze vestite di democrazia, che possono diventare antidemocratiche o violente, allora è difficile dire di "no".» Oppure quando, dopo l’approvazione francese del primo articolo sul matrimonio tra omosessuali ha dichiarato: «Siamo vicini al baratro. L’Italia non deve prendere esempio da queste situazioni che hanno esiti estremamente pericolosi.» ma si è superato quando a proposito dei casi di pedofilia che hanno coinvolto (e continuano a coinvolgere) il clero disse che  i vescovi non hanno l'obbligo giuridico di denunciare all'autorità giudiziaria civile casi di pedofilia, ma soltanto «il dovere morale di contribuire al bene comune» in quanto i vescovi non sono «pubblici ufficiali» Neanche Virginia Gabriele dice battute simili. E infatti tutti a scompisciarsi dalla risate. 
Uno dei pochi che non ha apprezzato queste spiritosaggini è stato Francesco. Che forse non s’è divertito neppure all’ultima sul voto segreto. Adesso però per il ridanciano cardinale non c’è troppo da stare allegri. Pare infatti che Francesco, impostata la questione con Kirill, visitato il Messico e sistemate altre questioncelle tornerà a Santa Marta e quasi sicuramente chiamerà a rapporto il burlone e non è da escludere qualche sonoro scapaccione perché scherzare va bene ma esagerare è fastidioso. E su certe questioni il fastidio aumenta con il perseverare dello scherzo. E il primo scapaccione, metaforico ma più duro di uno vero, arriva a stretto giro di posta: Francesco con andrà, per la prima volta da vent'anni a questa parte al Congresso Eucaristico Nazionale. Chissà che questa volta il cardinale Bagnasco non lo capisca che si scherza coi santi ma van lasciati in pace i fanti. Vita dura per Francesco far capire questo al burlone Bagnasco

mercoledì 20 gennaio 2016

L’anno nuovo ha solo venti giorni ed è già vecchio.

Renzi fa Renzi, i catto-dem fanno i catto-dem, il cardinal Bagnasco fa il cardinal Bagnasco, Grillo fa Grillo. Giachetti e Sala vogliono fare i sindaci, non l’hanno ancora fatto. Checco Zalone sbanca e le analisi socio-demenziali anche. Le parti in commedia sono assegnate e il finale è scontato. A meno che…


Tutti si immaginano che l’anno nuovo sarà spumeggiante, meglio del precedente e che, se non sarà proprio ricco, porterà almeno delle novità. In fondo è detto nuovo proprio in alternativa a quello vecchio. Il 2016, da questo punto di vista e non solo, parte male. Dopo venti giorni di vita non s’è registrata una novità che sia una. Tutta roba vecchia e pure rimasticata. La somiglianza con il 2015 è tragica. All’idea che tocchino altri 346 giorni, che poi ce n’è pure uno in più essendo questo bisestile, come quelli già passati l’anno scorso verrebbe il mal di mare pure a Cristoforo Colombo. 

Matteo Renzi insiste pervicacemente a fare la parte di Matteo Renzi. Ormai avrebbe dovuto venire a noia anche a lui. Sempre gli stessi discorsi sempre la stessa annuncite seguita dalla solita ritrattite. Questa volta ha ritrattato sul reato di clandestinità. Ha ammesso che è un reato fesso, come avevano già detto magistrati e forse di polizia, ma non ha varato il provvedimento perché «gli italiani non avrebbero capito, dato il tasso di insicurezza percepita.» Che se voleva dire che gli italici son fessi poteva essere più spiccio. E poi assomiglia viepiù a Renato Brunetta: se non ha qualcuno con cui litigare si sente poco bene. Probabilmente quando non ha altri con cui litigare lo fa con sé stesso. 
Matteo Salvini, ben calato nella parte dell'oxfordiano parla di «cani e porci» dimostrando straordinaria competenza in materia. A ciascuno il suo e qui di novità neanche l'ombra.
Roberto Giachetti, ex radicale, da un tocco in parlamento con il Pd ha confermato che si presenterà alle primarie per la carica di sindaco. Al momento è l’unico candidato. Alla domanda se si dimetterà da parlamentare ha risposto che lo farà se eletto. Cioè si lancia con il paracadute. Non c’è novità. 

Ogni volta che si parla di diritti omosessuali rispuntano i cattodem. Nel Pd ce n’è una caterva che sono progressiste sì, ma poi neanche tanto. Nessuna novità. Renzi ha lasciato libertà di coscienza alle sue truppe. Questa volta non ha chiesto lealtà. Quando c’è aria grama sull’esito dei voti diventa democratico. Nella compagnia di giro per la famiglia etero non poteva mancare monsignor Bagnasco che non ha perso l’occasione per dire che il Parlamento sciupa il suo tempo a discutere di queste cose quando c’è da risolvere il problema del lavoro. Giusto. Non ha accennato però all’evasione fiscale e alle tasse non pagate da Vaticano spa. Dimenticanza solita. 

Papa Francesco, tra l’abbraccio di un bambino e l’altro, ha fatto una scappata in Sinagoga. Anche lì baci und abbracci. C’è andato con la sua Ford, chissà dove ha parcheggiato. Comunque mai che ebrei e mussulmani entrino in San Pietro che sarebbe carino vederli li dentro. Ma sarebbe una novità. 

Anche Grillo continua a fare Grillo e si va di espulsioni. Prima o poi qualcuna gli spiegherà che selezionare è meglio di espellere. Ma sarà una novità. 

Nel giro delle banche è rispuntato il nome di Flavio Carboni. Lui ha un sacco di amici che lo presentano a tutti, ma nessuno di quelli che ha (o avrebbe) incontrato si ricorda di lui. Come collaterale: tutti a dire che la ministra Maria Elena Boschi ha raccomandato il padre, a nessuno che venga il sospetto che lei sia lì, nel giglio magico, proprio in virtù del padre e del fratello. Che sia la solita storia del dito e della luna? 

Berlusconi, chi era costui?, è ancora in circolo, «per obbligo di servizio» e aggiunge che con lui si raggiunge il 40% . L’ha sempre detto ma non è mai successo. 

È morto David Bowie e tutti sono diventati Bowie. Anche Giuseppe Sala, aspirante sindaco di Milano, che vorrebbe una città alla Bowie. È evidente che non sa quel che dice. Rientra nella norma. Che sia stato di centro destra fino all’altro ieri e ora si professi di sinistra non è una novità: «todo modo para buscar» diceva qualcuno. E la frase non ha bisogno di traduzione. Chissà se tutti si diranno Gasparri quando toccherà a Gasparri. 

Checco Zalone ha sbancato il botteghino e le analisi socio-demenziali si sprecano. Come sempre. Insomma le parti in commedia sono assegnate, gli attori gli stessi e la trama quella di sempre (niente di nuovo sotto il sole) e il finale scontato. A meno che ….

domenica 1 novembre 2015

Il Vaticano e il caso Ignazio Marino

L’Osservatore Romano commenta con sarcasmo i recenti fatti di Roma ma non ha usato la stessa misura per quanto successo Oltretevere durante il Sinodo. Anche in quella settimana non sono mancate le farse. La solita storia dei due pesi e due misure. Ci si mette anche il cardinal Bagnasco.

Scrive l’evangelista Matteo (guarda il caso nel gioco dei nomi) a 7, 3-5 che venne raccontata una parabola su una pagliuzza e una trave. Sono passati un paio di migliaia d’anni da che la parabola fu riportata e quindi ci sta che qualcuno se ne sia dimenticato. Ci sta un po’ meno che non se la rammentino quelli che si dicono assidui lettori, nonché esegeti, del libro su cui questa è riportata. Ma, al solito, né la sincerità, vedi parabola, ne lo spezzo del ridicolo la fanno da monopolisti in questo mondo.Ne hanno data ampia prova sia l’Osservatore Romano, che avrà poi da osservare di così originale fuori dai confini dello Stato vaticano che già non sia accaduto al suo interno, sia il cardinal Bagnasco. Ma come s’è detto lo spezzo del ridicolo non la fa da monopolista in questo mondo e segnatamente nella povera Italia. Vaticano incluso.

L’Osservatore Romano ha scrittoSta assumendo i contorni di una farsa la vicenda legata alle dimissioni del sindaco di Roma, Ignazio Marino. Al di là di ogni altra valutazione resta il danno, anche di immagine, arrecato a una città abituata nella sua storia a vederne di tutti i colori, ma raramente esposta a simili vicende.» Gli ha fatto eco, come sbagliarsi, il capo della CEI, cardinal Bagnasco che spera «in una soluzione adeguata perché il Giubileo è alle porte.»

Certo analoghe parole e toni avrebbero potuto essere usati anche per commentare i fatti della settimana del Sinodo. Per esempio quando s’è sparsa la voce delle lettera firmata dai 13 cardinali o l’outing tutto mediatico del teologo ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede,. Che assomigliava più allo spot per il lancio di un nuovo libro che ad una cosa seria. Per non dire di quella simpatica chicca sul preteso tumore di Papa Francesco. Tutti sketch scritti e messi  in scena nella Città del Vaticano. L’ultimo poi è stato particolarmente esilarante: scomodare un tumore benigno, chissà perché poi benigno?, al cervello per dire che il vescovo di Roma sta andando fuori di cotenna. Queste son farse queste da fare inviadia a Groucho Marx. Che poi tutto il pacchetto possa essere di buon viatico per il Giubileo alle porte è tutto da vedere. E magari non tutti i giaculanti fedeli hanno apprezzato i lavori del parlamentino ecclesiastico che alla fine ha visto la mozione vincente prevalere per un solo voto.  Il che fa ben intendere come correnti, sottocorrenti e camarille vivano alla grande all’ombra del cupolone e quanto a mollarsi sganassoni i cardinali non siano secondi a nessuno. Con buona pace dello spirito santo che di solito si dice aleggi su quelle berrette porporate.  Altro che le minuzie che succedono nel Parlamento nazionale.


Ovviamente nulla in contrario a che la stampa estera giudichi le vicende italiche ma se lo facesse con un certo gusto la cosa non guasterebbe, Ciò che invece stupisce, ma poi neanche tanto, è che la stampa nostrana non abbia rilevato la palese scortesia e non se ne sia adombrata come qualche volta, rara, ha fatto con giornali tedeschi e inglesi. Non sarà mica il timore di perdere indulgenze a bloccare le sapide penne italiche?

venerdì 13 marzo 2015

Boschi, Bersani, Berlusconi, Bagnasco, Battisti: settimana cruciale

Settimana ricca di eventi quella appena trascorsa che, se non ci fosse Enrico Mentana che lo ripete ad ogni inizio di telegiornale,  la si potrebbe definire addirittura cruciale. I cinque big  hanno il cognome che inizia con la "b".

I protagonisti sono (quasi) sempre i soliti e proprio non si capisce come non gli venga a noia ripetere in continuo la stessa parte in commedia. Si fosse a Broadway  la cosa potrebbe anche andare ma non si può contrabbandare il “teatrino della politica italiana” con il Fantasma dell’Opera, troppo il dislivello emotivo per non dire di quello culturale.  

Boschi: la principessa della settimana.
Senz’altro il titolo Maria Elena Boschi se lo merita ché, se non fosse per l’età e per lo status di single, potrebbe ambire a quello di regina. Ma ha tempo e, in fondo è da solo poco più di un anno che sta replicando il suo personaggio di adolescente (adesso arrivano fino ai 36 anni) impegnata a governare.  La sua riforma costituzionale è passata alla Camera con un voto maramaldo: hanno votato a favore coloro che l’avversano e contro chi l’ha scritta. In entrambi i casi si è trattato, hanno sottolineato ghignando i renziami, di gente che tiene famiglia e in taluni casi anche un mutuo sul groppone. In teoria la riforma dovrebbe semplificare, verbo caro nientepopodimenoche al Calderoli, ma se il paradigma è l’articolo 70  che da una riga passa a una sbrodolata legulea c’è poco da stare allegri. Comunque ha tenuto testa al giornalista Damilano almeno nella forma se non nella sostanza dato che certe affermazioni possono essere difese solo reiterandole piuttosto che spiegandole.  Laddove l’ottusità fa premio sulla ragione.

Bersani: l’uomo del penultimatum.
All’inizio la battaglia sulla costituzione doveva essere quella risolutiva ma poi l’ex segretario Bersani ha deciso che per il bene della “ditta” avrebbe votato a favore pur non condividendo. E ha spostato l’ultimatum, sempre che sia l’ultimo e non il penultimo o addirittura il terzultimo, alla legge elettorale. Da ciò si capisce che bene l’on. Bersani non ha mai lavorato e tanto meno vissuto all’interno di una vera ditta. Comunque sia si sta facendo sfogliare come una cipolla, strato dopo strato perdendo terreno. Forse ha in mente la storia degli Orazi e dei Curiazi ma deve averla digerita male. L’Orazio scappava davanti ai tre Curiazi per dividerli e quando si fermava ne faceva secco uno. Qui invece solo di fuga si tratta. Twitta uno di quelli a lui più vicini, il senatore Gotor Miguel, che la partita è lunga, il che può anche essere ma dimentica quel che diceva Boskov:«la partita finisce quando l’arbitro fischia.» E nel caso specifico il fischietto l’hanno in bocca gli altri.

Berlusconi: la madre di tutte le assoluzioni
La Cassazione ha confermato la correttezza formale della sentenza della Corte d’appello di Milano: Berlusconi è innocente sia per la concussione sia per la prostituzione minorile. Ai colpevolisti rimangono i dubbi mentre gli innocentisti si rafforzano nella loro precedente idea. La logica purtroppo, o per fortuna, non è univoca e quindi ci stanno tutte e due. Quel che è oramai acclarato è che Berlusconi sia un bugiardo e questo per ammissione del suo avvocato difensore professor Franco Coppi che ha detto: «difficile dimostrare che (a quelle cene) si parlasse di Dante o Benedetto Croce.» Lo si sapeva, ma questa è autorevole conferma. Comunque i processi berlusconiani sono ancora una lista lunga, per fortuna del professor Coppi che avrà altre possibilità di esibirsi in Cassazione, e di emettere fatture, e per sfortuna degli italici che magari meriterrebero un cicinin di meglio.

Bagnasco: il naso della Chiesa
A quanto pare la Chiesa cambia il titolare della ditta (per dirla alla Bersani) ma non il vizietto di cacciare il naso nelle questioni italiche. Lo facesse con uguale regolarità e impegno in Francia o in Spagna o in Austria se ne vedrebbero delle belle. Comunque personalmente la cosa non mi da fastidio, è come andare al circo: più  gente entra più bestie si vedono. Così dopo L’Avvenire e il monsignor Galantino segretario generale della Cei ha detto la sua anche il cardinal Bagnasco che della Cei è presidente, invitando Berlusconi  a valutare il contesto prima di tornare in politica. Come se mai ne fosse uscito. Laddove è chiaro l’invito a starsene a casa. Certo un bel giro di valzer da quando monsignor Fisichella gli dava la comunione. Giusto per dire quella più famosa che altri fiancheggiamenti se ne trovano nelle annate dei giornali.

Battisti: non si riesce a riprenderselo
Non c’è verso, ogni volta che l’Italia perde uno dei suoi figli non riesce a farselo ridare da chi lo ha trovato o rubato. Non ci si riesce da tre anni con i due marò o da una settimana con il comandante dell’Idra Q e da molti più anni con Cesare Battisti. I primi tre sono persone normali che hanno avuto incidenti sul lavoro l’altro invece è un delinquente comune passato negli anni di piombo alla lotta armata ed ha ucciso nel rapinare. Comunque neanche lui si riesce a farselo restituire e dire che era in Francia, a portata di mano. Adesso è in Brasile ma pare che la cosa non faccia differenza. All’Italia vengon bene solo le restituzioni che sono a pagamento ma quelle son atti da ladroni.

È probabile che la settimana prossima sia uguale a questa ma l’ottimismo della volontà lascia qualche speranza.

venerdì 26 dicembre 2014

Suor Cristina sbanca in Germania. Si torni sotto lo stato Vaticano.

Laici e laicisti si mettano il cuore in pace: quelli di oltre Tevere sono più bravi. Berlusconi, Monti, Letta (Richetto) e poi Renzi hanno bucato le tournée in Germania mentre per suor Cristina standing ovation alla prima.

Laici, laiscisti, repubblicani, mangiapreti, atei, agnostici, miscredenti in genere e sbattezzati dello Uaar devono farsene una ragione: meglio tornare sotto lo stato del Vaticano. Loro, i preti, saranno anche indigesti, magari un po’ untuosi, magari pure un bel po’ saccentelli e comunque sempre con una verità, la loro, in tasca, però, obbiettivamente sono più bravi. Il caso di suor Cristina è solo l’ultima prova provata della superiorità della Chiesa verso l’italico stato. Proprio non c’è storia. La suora canterina ha sbancato anche in Germania. I rigidi e freddi teutoni sono andati in visibilio per la suora che calza scarpe da ginnastica, rigorosamente nere e senza stringe. Anche queste hanno avuto il privilegio di un bel primo piano. Le scarpe di Renzi non hanno mai goduto di un simile omaggio. Il fatto è accaduto durante Die Hellene Fischer Show.. Dicono i bene informati una delle trasmissioni più seguite della popolarissima rete Zdf. Applausi a scena aperta e poi standing ovation. Con la televisione ci aveva provato anche Berlusconi con Telefünf . Fu un fisco. Evidentemente il Berlusconi va (andava) bene solo per gli italici. Evvabbene.

Infatti il suddetto piaceva così tanto agli italici che se lo sono tenuto come presidente del consiglio per ben tre governi e con l’ultimo lo hanno anche mandato in tournée in Germania. Fiasco completo sia di pubblico sia di critica. Il massimo che ha saputo rimediare è stato un risolino. Era di scherno. E se ne è accorto mezzo mondo. Non fu una bella figura. Allora convinti che il Berlusconi non fosse il più adatto, in senso darwiniano, cj si è riprovato con altri tre. La tournée in Deutchland è d’obbligo. Prima è stato mandato il sussiegoso Mario Monti. Uno in grado di reggere una conversazione in inglese. Conservatore quel che basta, vaghe supposizioni di affiliazione alla massoneria che ha cercato di fugare frequentando ostentatamente le messe domenicali e tutte le altre comandate. Buco nell’acqua: i tedeschi si sono dimostrati più freddi di lui. Allora è stata la volta di Richetto Letta. Come il precedente sa stare a tavola compitamente ed è pure più curiale ma come al precedente e ad altri manca il quid. I tedeschi non hanno neanche fatto in tempo a conoscerlo che il twitter “Enricostaisereno” l’ha letteralmente asfaltato. Adesso è la volta di Renzi Matteo. Ruspante, ma non rozzo come il primo, cattolico ma non curiale e gatta morta come gli altri due. Il mix è cambiato, ma non il risultato. Buca con acqua.

Con sister Cristina invece la situazione è completamente ribaltata lei sul gradino più alto a cantare True colors di Cindy Lauper e i germanici in piedi a spellarsi le mani. Se chiedesse di sforare il tetto del tre per cento le direbbero di sì. Così, sulla parola. D’altra parte ha cantato anche con Patti Smith e di fronte a papa Francesco. Mica bruscoli.  E lui, papa Francesco, con due lettere e tre telefonate ha sistemato la questione Usa-Cuba. Non ci riuscivano da più di sessant’anni. Chapeau.

Allora che aspettare: si chieda subito di tornare immediatamente sotto le insegne vaticane. Toccherà qualche barbosa messa cantata e magari qualche processione e poi il rosario nel mese mariano, ma si vuol mettere con il rispetto internazionale? Forse fra le pochissime controindicazioni c’è che il cardinal Bagnasco sia ancora in giro. Parlando dei due marò ha detto: «È un fatto che non comprendo.» Oggettivamente non è il solo fatto che non ha colto e comunque non è l’unico a non averlo capito. Chiedere alla Farnesina ed al Ministero degli Esteri. Lì è buio pesto. Comunque, Bagnasco et Bertone et similia a parte, vale la pena farci un pensierino. Suor Cristina e le sue scatenate consorelle sono la soluzione  giusta. Successo assicurato. Provare per credere.

martedì 14 ottobre 2014

E loro dov’erano?

Dal 1945 ad oggi 10 alluvioni, senza contare le esondazioni. Chiacchiere se ne sono sempre fatte e progetti pure. Rimasti progetti. Politici nelle strade infangate non se ne sono visti. Solo il cardinal Bagnasco girava tra pale e fango e concionava neanche fosse “frate mitra”.Tutti a prendersela con loro. Ma loro chi?

Dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi le alluvioni che hanno devastato Genova sono state 10. Magari il numero può sembrare piccolino ma se rapportato al fatto ed ai morti che ne sono seguiti diventa enorme. La prima alluvione è avvenuta proprio nel 1945 poi sono seguite altre: quelle del 1951 (due volte nello stesso anno), 1953, 1970 (44 morti), 1977, 1992, 1993, 2010 (a ponente), 2011 (5 morti) e poi, fortunatamente con un solo morto,  quella di questi giorni. Come dire che acqua ne è corsa sotto i ponti. E sciaguratamente tanta.

Ovviamente la retorica ha girato a mille, come sempre in queste occasioni. Questa volta ci si è messo anche il cardinal Bagnasco che ha concionato contro tutto e contro tutti, mancava poco che incitasse alla rivolta. Novello frate mitra. In primis s’è lanciato contro la burocrazia e poi lo scandalo dei soldi non spesi e per finire, manco a dirlo, ha bollato i vecchi modi di fare. Comunque, da vero professionista, della politica e della comunicazione, si è portato appresso le telecamere di parecchie televisioni. Che come metodo non è proprio nuovissimo. D’alta parte mica si diventa cardinali così, per caso. Forse con tutta questa visibilità il cardinale genovese spera di risalire qualche gradino nell’opinione di papa Francesco. Ma la strada è in salita e magari anche bagnata.

Naturalmente gli spalatori, soprannominati con scarsa fantasia gli angeli del fango, sono stati intervistati a raffica. In verità bastava fermarsi al primo che tanto tutti hanno ripetuto, con parole diverse, lo stesso concetto: «Dov’erano i politici? Perché i politici non hanno fatto nulla? Dove sono finiti i soldi?» Eccetra, eccetra. Naturalmente gli stessi discorsi sono stati fatti anche dai comuni cittadini e dai negozianti, che hanno presentato la variante: «Questa è la seconda volta.» Doppiata da «Come posso pagare le tasse?»  

Già dov’erano i politici? In verità sono sempre stati ai loro posti. Dove sono stati messi. In comune, in provincia, in regione e in Parlamento. E anche i preti sono sempre stati ai loro posti: in parrocchia, in arcivescovado e qualcuno anche a Roma. E tutti lo sapevano. Ma forse questa non è la vera domanda che i genovesi (e magari anche gli altri italiani) dovrebbero rivolgere e rivolgersi.
Gli esperti dicono che la pioggia ha una qualche responsabilità ma a ben vedere neanche la più importante. «La pioggia che è caduta a Genova è caduta anche nelle vicinanze e non è successo nulla» ha detto il capitano Paolo Sottocorona, meteorologo. Che tradotto significa: non ci sarebbe stato problema se il contesto fosse stato pulito. Cosa che non è. Il problema vero è dato dalla cementificazione.

I romani sul Bisagno avevano costruito un ponte con 13 campate adesso se ne vedono solo tre e le altre dieci? Scomparse. Ovvero inglobate, per non dire inghiottite, dalla speculazione e da una politica urbanistica scellerata. E qui il capitolo abusivismo  neanche lo si apre. La voglia di mangiare terra è stata insaziabile e non si sbaglia molto a dire che quella fame ha coinvolto tutti e ha soddisfatto, in tempi e modi diversi, tutti. Chiamarsi fuori diventa difficile.

Quindi la domanda che i genovesi dovrebbero urlare è: «dove erano i genovesi?» Già dov’erano i genovesi mentre Genova veniva cementificata? Dov’erano i genovesi quando si costruivano quartieri abbarbicati sulle pendici delle colline. Dov’erano i genovesi quando si terrazzava in modo indiscriminato? Dov’erano i genovesi quando si erodevano gli argini e magari si costruiva sui greti? Dov’erano i genovesi allora? E dov’erano quando si è trattato di votare i politici che li stanno, si fa per dire, governando? Già, dov’erano? Erano lì.
Che poi per dirla tutta prima di cambiare i politici bisogna che i cittadini elettori decidano di cambiare, cambiarsi, la testa. Non facile ma auspicabile.

Auguri ai genovesi. E magari anche a tutti gli altri italiani per il loro prossimo futuro cambiamento. Se ci sarà. 

venerdì 28 marzo 2014

Pillole (circoncise) della quarta settimana di marzo 2014

Barack Obama ringrazia l’Italia menntre Putin potrebbe invaderla. Solidarietà all'on, Tripiede. Renzi copia Mussolini. Fabrizio Corona:«Il carcere mi ha salvato» Tre motivi per licenziare Mauro Moretti. Dolce&Gabbana assolti da Santamaria. Le ultime del cardinal Bagnasco. Forza Italia è una piccionaia.

Barack Obama ringrazia l’Italia
Obama ha ringraziato l’Italia per l’ospitalità che viene data ai 30.000 militari americani. Grazie Obama per aver ringraziato l’Italia. Ma se se ne andassero non dispiacerebbe. Visto che soldi non ne portano, consumano tutto dentro le basi e quando fanno casini non  riusciamo a punirli perché vengono subito rispediti a casa. Allora per fargli capire che è ora che se ne vadano la ministra Mogherini non deve dirgli «the guest is like a fish after three days smell bad»  perché non lo capirebbe ma usare la frase idiomatica che suona così:«Mr. President Obama your guys  have worn out their welcome.» Se poi volesse aggiungere il più semplice «Yankee go home» la cosa sarebbe  ancora più chiara.  
Putin potrebbe invadere l’Italia
Putin invade la Crimea, Obama e l’Europa protestano, magari con moderazione. Però in Italia si alza la voce di un dissidente. Almeno uno sta con Putin in modo chiaro e palese: Silvio Berlusconi. Uno che non abbandona gli amici nel momento del bisogno. Fra qualche settimana l’amico Silvio sarà ai servizi sociali o in carcere Si spera che Putin non decida di invadere l’Italia per liberare il suo amico Silvio. Piuttosto glielo si manda. Anche gratis. Non serve che poi venga reso.

Solidarietà all’on. Davide Tripiede
L’on. Davide Tripiede del M5S ha goduto, suo malgrado, di sessanta secondi di notorietà per essere incorso, causa l’emozione, in un banale scivolone. Ha iniziato in suo primo intervento alla camera dicendo: «Sarò breve e circonciso» Per cui anche queste pillole, per solidarietà, saranno brevi e circoncise. Il suo non è stato e non sarà il solo caso. Ci fu chi chiese: «Buttami giù un testicolo.» Intendendo con questo un testo breve. E anche chi rifiutò un caffè macchiato perché per lui il latte era«fetale». Voleva dire letale.

Renzi copia le idee di Mussolini
Si racconta che Mussolini Benito il nonno di Mussolini Alessandra avesse dato ordine di lasciare la luce del suo studio sempre accesa così che la gente che passava da piazza Venezia di sera e di notte vedesse quanto lavorava. Renzi ha copiato l’idea solo l’ha resa 2.0 e quindi manda twitter alle 6 del mattino per far sapere a mezzo mondo che è già all’opera.  Bravo. C’è chi ha tanto lavoro e chi non ce l’ha per niente.

Fabrizio Corona: il carcere mi ha salvato.
Come forse qualcuno ricorda Fabrizio Corona il fotografo dei vips (la esse finale è messa a irrisione) è in carcere.  È stato processato e condannato: in teoria dovrebbe farsi 14 anni ma per bizzarre alchimie pare che fra 6 sarà fuori. Contabilità astrusa. Comunque anche dal carcere rilascia interviste e non è il solo: Adriano Sofri aveva una rubrica fissa, su Il Foglio. I detenuti hanno diritto a una telefonata alla settimana (utenza fissa e solo di parente)  e  sei colloqui al mese. Sempre con un familiare. E’ possibile effettuare colloqui con persone diverse dai familiari soltanto quando sussistano “ragionevoli motivi”. Evidentemente per Fabrizio Corona esistevano “ragionevoli motivi”. Comunque durante l’intervista ha detto: «il carcere mi ha salvato la vita». Bene, che ci rimanga allora. Uscire per lui potrebbe essere pericoloso.

Perché licenziare Mauro Moretti- 1
Matteo Renzi la questione della riduzione degli stipendi dei manager pubblici l’ha buttata lì per vedere l’effetto che fa e si deve essere detto:«Chissà se c’è un pollo che abbocca.» L’ha trovato subito il pollo che ha abboccato in Mauro Moetti, ex sindacalista Cgil (lì qualcosa avrebbe dovuto imparare, una volta facevano dei corsi) e attuale amministratore delegato delle Ferrovie. Su 500 e passa manager che attendono il rinnovo della carica lui è stato l’unico che ha parlato e ha protestato. Bisognerebbe licenziarlo solo per questo: manifesta pollitudine.

Perché licenziare Mauro Moretti - 2
Mauro Moretti del grande manager ha solo lo stipendio: 850.000 all’anno che al mese fa 65.000€. La qualcosa significa che ogni mese il Moretti incassa più o meno l’equivalente di due anni dello stipendio medio di un ferroviere. In compenso le ferrovie hanno ricavi per 8,2 miliardi e debiti per 9. Se le ferrovie fossero una famiglia questa sarebbe sul lastrico: dormirebbe sotto i ponti, magari delle ferrovie e mangerebbe pane e cipolla. Questo è un secondo altro buon motivo per licenziare Moretti.

Perché licenziare Mauro Moretti – 3
Per rimanere sulle prime pagine dei giornali Mauro Moretti le pensa tutte. L’ultima sua proposta è di fare entrare le Fs nel Tpl (trasporto pubblico locale). Nel Tpl ci sono le metropolitane,i tram, gli autobus e i filobus. In sostanza tutti i mezzi di trasporto pubblici cittadini. Per essere uno che non riesce a far funzionare i treni pendolari che vanno da Saronno a Milano ci vuole un bel fegato a fare una simile proposta. Comunque gli ha risposto il prof. Marco Ponti docente di Economia dei trasposrti al politecnico di Milano. Le sue parole:«Sarebbe un quadro terrificante.» Questo è un terzo buon motivo per licenziare Moretti.

Dolce&Gabbana assolti da Santamaria
Dolce, Gabbana e Santamaria. l’Italia è il paese dei miracoli. Per Santamaria si intende il Sostituto procuratore generale di Milano che guarda il caso si chiama come il commissario di La donna della domenica di Fruttero e Lucentini. Comunque, c’è stata la prima seduta del processo d’appello contro Dolce&Gabbana paccusati di evasione fiscale per aver costituito, come ha fatto la Fiat, una società all’estero, in Lussemburgo, verso la quale hanno dirottato i profitti. Quando ha preso la parola il dr Santamaria che rappresentava l’accusa, tutti si aspettavano un duro attacco agli stilisti e invece no. Il dr. Santamaria li ha difesi “a spada tratta” scrive la Stampa definendo la loro un’azienda moderma che ha fatto quello che fan tutti. Bene. Benissimo. E ha chiesto l’assoluzione. Così nel tribunale di Milano c’è stato un miracolo oh santa-maria per avere  una sentenza  dolce, che ha gabbato l’ agenzia delle entrate. Alleluja brava gente.

L’ultima del cardinal Bagnasco - 1
Il Cardinal Bagnasco presidente in uscita della CEI, sembra che non stia simpatico a papa Francesco,  ha deciso di impicciarsi della questione italiana e quindi in un fiat (che non è la fabbrica di automobili americana ma espressione latina che significa “sia”, nel senso di verbo) ha deciso di benedire il governo Renzi che come boy scout ed ex democristiano ha senz’altro apprezzato. Dopo di che ha detto che bisogna tagliare sprechi e burocrazia che infatti in Vaticano è tutto velocissimo e sprechi non ce ne sono. Per questo si dice che papa Francesco stia facendo pulizia.

L’ultima del cardinal Bagnasco - 2
Per non farsi mancare nulla, anche se sarà l’ultima volta, il cardinal Bagnasco ha voluto intervenire sul bullismo omofobo nelle scuole. L’ha fatto spalleggiato dal direttore di l’Avvenire, che è un suo dipendente: L’Avvenire è di proprietà della Cei. Si verifica curiosamente la stessa situazione che c’è tra il Giornale e la famiglia Berlusconi. Comunque il cardinale ed il suo fido scudiero si sono scatenati contro l’educazione alla diversità nelle scuole. Ovvero spiegare ai bambini che i gay e le lesbiche e magari pure i transgender sono persone come tutti. Magari al cardinale converrebbe ricordare cosa disse a tal proposito  papa Francesco «chi sono io per giudicare » Già chi sono il cardinal Bagnasco e il fido direttore dell’Avvenire per giudicare?

Forza Italia è una piccionaia
Il nuovo consigliere politico di Berlusconi si chiama Giovanni Toti e prima era il direttore di due tg di Mediaset: studio aperto e rete4. Berlusconi l’ha chiamato a sé e lui si è precipitato. Giovanni Toti ha capito subito e con chiarezza chi c’è in Forza Italia ed ha dichiarato:«In Forza Italia  non ci sono né falchi né colombe caso mai solo piccioni.» A Milano per dire che uno è tarlucco dicono «sei proprio un piccione» E se i piccioni si offendono?

sabato 26 gennaio 2013

Cattolici in lista, determinati a incidere.

I cattolici in politica stanno in ogni schieramento come il sale nel mare. L'importante è ricompattarsi nel momento del bisogno a difesa dei principi fondamentali della Chiesa. Una sorta di Internazionale Vaticana in Parlamento,

Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. E di duri nell'episcopato italiano ce n'è più d'uno, per non dire parecchi. Forse quasi tutti, ma non tutti. Che magari qualche colomba, inopinatamente sfuggita alla selezione naturale, si trova pure lì.
Ai duri piace che fin da subito le regole siano chiare, addirittura manichee e non ci sia possibilità di fraintendimenti.
Nel giro di pochi giorni, dal 22 al 24 di gennaio, si sono schierati tre pezzi da novanta: Bagnasco, Bertone e Avvenire che sono intervenuti sulla questione delle elezioni. Il senso del messaggio è stato chiaro e incardinato su due punti focali: “cattolici andate a votare” ed “eletti cattolici siate uniti nel difendete principi della Chiesa”. (1) A prescindere dagli schieramenti. Che poi quello che dà la cifra della richiesta del coinvolgimento sta tutto in quel “a prescindere”.
Perché è un po' come dire: “andate pure a giocate nella squadra che volete ma quando il commissario tecnico chiamerà per le partite importanti si giocherà tutti con la stessa maglia”.

Il ruolo dell'allenatore, come sempre, lo ricopre Avvenire che nell'articolo «cattolici in lista, determinati a incidere»  (2), spiega con chiarezza lo schema di gioco per i futuri eletti. Sembra quasi di vedere Josè Mourinho alla lavagna.
Schema 1: attenzione al “rischio del fiore all'occhiello”. Che poi sta a significare: “se vi scostate dalle indicazioni d'oltre Tevere allora vi state facendo strumentalizzare”. E questo non piace all'episcopato. A corollario si può aggiungere che la metacomunicazione, apparentemente innocente nel tono è assai dura nella sostanza: “non potete pensare in indipendenza. O seguite il dettato vaticano o si intende che deboli come siete vi stanno strumentalizzando”. Che non è proprio un bel dire e neanche un bel apprezzamento
Schema numero 2: «Impegno plurale agenda comune. I cattolici devono essere capaci di vivere la tornata elettorale come comunità che discute in pubblico delle priorità del Paese offrendo le proprie proposte». Ovvero al momento opportuno si dismette la casacca del partito e si indossa quella bianca e gialla della nazionale vaticana. Per il ruolo di regista sembra sia stato scelto il non chierico Gennaro Iorio, sociologo di riferimento dei focolarini. Che a definirlo laico gli si può far torno e magari se ne adombrerebbe.
Schema 3: lo spogliatoio. Naturalmente per tenerlo unito occorrono forti parole d'ordine e quindi cosa c'è di meglio che far cadere con nonchalance qualche briciola di sospetto sui compagni del partito in cui si è eletti? E così Avvenire butta lì una innocente frasetta che suona così: «In lista per Monti, accanto a presenze di chiara impostazione laica - laicista in taluni casi - una pattuglia di cattolici interessanti». Che artatamente sottintende: «Ascoltate: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Perciò siate prudenti come serpenti e semplici come colombe». (Matteo 24, 15-25) Che poi da allora è quello che gli riesce meglio. Essere prudenti come serpenti e semplici come colombe. E non solo. E quindi alla bisogna ancora di più essere uniti tra tutti al di là delle ridicole divisioni di partito.

Ovviamente le raccomandazioni non sono rivolte solo ai giocatori ma anche al vasto pubblico degli elettori su cui fa leva Bagnasco dicendo con tutta l'innocenza di cui è capace che: «La Chiesa non si schiera, il suo schieramento è quello dei principi fondamentali perché i temi etici sono alla base di tutti gli altri problemi». (3) Che sull'etica di certi comportamenti c'è tanto da discutere. Ma transeat.
Sembra si risentire quei don Camillo che negli anni della guerra fredda rivendicavano la loro distanza dalla politica invitando i fedeli a votare per quei partiti che fossero democratici e anche cristiani. Insomma, democristiani.
Nulla di nuovo sotto il sole, dunque.

Qualcuno probabilmente sapendo dell'articolo di Avvenire e delle dichiarazioni dei due cardinali si indignerà, si scandalizzerà e griderà alla subdola ingerenza della Chiesa nelle cose italiane. Chi lo farà sbaglierà.
Non è la Chiesa che è ingerente. L'episcopato fa il suo mestiere. Nulla di più nulla di meno.
La questione è che tutti i partiti, poiché i cattolici impegnati in politica sono sparsi negli schieramenti come il sale nel mare, pensando di essere furbi li candidano a prescindere (eccolo che torna ancora una volta) e, in verità, sono loro, i partiti, che si fanno strumentalizzare. Tristezza.

Divertente, oltre che emblematico, il caso di Augusta Sorriso e di Teresa Restifa. Entrambe fanno parete di Mcl (movimento cristiano lavoratori) la prima si candida con la lista Monti nel nord America e la seconda con Berlusconi in Australia. Delle due l'una o non centrano nulla l'una con l'altra in Mcl o stanno semplicemente facendo dell'entrismo. E la seconda detta è quella giusta.
D'altra parte è sempre stata caratteristica del cattolicesimo - che non a caso deriva dal greco καθολικός e significa "generale" o "universale" – quella di sapere occupare ogni spazio e anche i più piccoli interstizi in tutti i livelli sociali.
Grande capacità di marketing: il giusto prodotto per ogni segmento di mercato.

Così si ha più possibilità di controllo politico e, dividendo il rischio come ben insegnano in Bocconi, si hanno meno possibilità di fallire e si controlla meglio il mercato.
Ecco perché la vecchia balena bianca non tornerà più. Ahinoi.

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(1) La Repubblica, 25 gennaio 2013, I vescovi: non disertate il voto
(2) Avvenire, 23 gennaio 2013, Cattolici in lista determinati a incidere, Angelo Picariello
(3) ASCA 24 gennaio 2013, La Chiesa non si schiera ma ricorda valori e priorità