Ciò che possiamo licenziare

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venerdì 29 aprile 2022

Che noia la guerra in TV

 A forza di malamente parlarne un fatto tragico sta diventando noioso. Quando si cerca di portare la questione su un piano storico, Luciano Canfora, c’è subito un altro, Sinibaldi Marino, che la butta in caciara. Avere incapaci ai vertici dell’Europa per gli europei è una iattura, per gli americani una manna.


A mo’ di premessa, prima che qualche idiota si scateni in accuse di putinismo, ribadisco quanto già detto e scritto in diverse occasioni: la Russia è l’aggressore e considero l’invasione della Ucraina un atto quanto mai spregevole. E questo è un fatto. Un altro fatto è dato dalle migliaia di morti civili. Un altro fatto ancora è che questa guerra, poiché  di guerra si tratta, può avere dei risvolti devastanti se non si trova in tempi rapidi una soluzione. E fin qui  siamo nel semplice buon senso. Dopo di che ci sono tutti i talk show, ce n’è praticamente uno al giorno, anzi uno a tutte le ore e qui iniziano i problemi. A forza di malamente parlarne da oltre sessanta giorni un fatto gravissimo sta diventando noioso. Noioso e banale. Si pensi alla maratona del Mentana Enrico con il Fabbri Dario a far da spalla: tutti i giorni, da due mesi a questa parte deve occupare ben tre ore di palinsesto o alla Gruber Lilli, anche lei a gestire il salottiero salotto di otto e mezzo dove ogni sera deve invitare ospiti diversi per sentirsi dire sempre le solite cose, dove al buon senso di Lucio Caracciolo (guerra per procura) fan da contraltare le tifoserie alla Severgnini Beppe o consimili (viva la Nato a prescindere). Quando poi qualche storico, Luciano Canfora, tenta di portare la conversazione su un piano storico inserendo la questione degli antefatti che, come insegnano Ernest Bloch e Fernand Braudel, spiegano la vicenda politica del momento ecco sgusciar fuori un Sinibaldi Marino che, come uno della curva, la butta in caciara dicendo: «Gli antefatti sono talmente tanti che ci paralizzano, non si può invocare la complessità per evitare di vedere la realtà. Io guarderei quello che sta accadendo». Come guardare le ultime due inquadrature di un film e dire di avere capito tutto. Una idiozia col botto. A volerci girare attorno. Chi assiste a una lite ha due possibilità: dividere i contendenti, bloccando a entrambi le mani, o incitarli e godersi lo spettacolo. La seconda situazione è quella a cui stiamo assistendo. Le continue minacce alla Russia non aiutano e pensare che tutto dipenda da una sola persona è una semplice ipocrita stupidità. L’uomo solo al comando non esiste e non è storicamente mai esistito, Alessandro Barbero docet. Intorno al cosiddetto leader c’è sempre un ricco corollario a suo  supporto, finché lo supportano. Anche Cesare aveva bisogno del supporto dei comandanti delle legioni come Napoleone dei generali e degli altri del suo governo, ad esempio Taillerand. Quindi dare la colpa a uno solo è stupido. Ovviamente. Mai qualcuno nel dotto cenacolo dell’Europa ha pensato ad una soluzione avente per lo meno la possibilità di fermare la mattanza. La minaccia di cercare fonti alternative al gas russo e di non volerlo più comprare, sbandierata ai quattro venti, è stata un’ottima idea, passata al Putin Vladimir. E quando il Putin Vladimir ha comunicato di volerla mettere in pratica chiudendo il rubinetto a Polonia e Bulgaria alti lai si sono innalzati al cielo.  E adesso si vedrà. Certo che avere una banda di incapaci e incompetenti al vertice dell’Europa per gli europei é imbarazzante, per gli americani una manna.

Buona settimana e buona fortuna.  


lunedì 4 aprile 2022

Papa Francesco: un diversamente putiniano.

Papa Francesco: pazzi quelli che vogliono spendere il 2% del Pil in armamenti (occidente). La guerra è stata a lungo preparata (Russia). Alcuni giornalisti, inviati di guerra, non sono contenti della narrazione mainstream. Il sindaco di Kiev vuole il Papa in città. La Chiesa non si fa strumentalizzare di solito succede il contrario.


Parafrasando quel che diceva Winston Churchill: gli italiani partecipano alle guerre degli altri come fossero le partite dei mondiali a cui non partecipano. E quindi tifoserie a cui non si appartiene, ma alle quali si aderisce con entusiasmo ancora maggiore. Tanto che ci frega se si perde, mica sono i nostri. Ovviamente la guerra Ucraina Russia, dove la Russia è l’aggressore e l’Ucraina l’aggredito, bisogna ripeterlo altrimenti c’è sempre qualche cretino, si può dire cretino?, che ti accusa di essere fascista. Il tutto almeno da 37 giorni a questa parte, il prima ovviamente non conta e neanche si considera. Ora tra i putiniani, almeno per qualche ora e detto a mezza bocca, c’è finito anche Papa Francesco. E questo nel momento in cui ha detto che bisogna essere pazzi per ipotizzare di spendere il 2% del Pil in armamenti. Ha detto proprio pazzi, ma forse intendeva dire qualcosa di più ficcante e preciso. Tuttavia anche ai Papi non sempre è concesso di dire chiaro chiaro quello che pensano. Siccome Francesco di lavoro fa il Papa nessuno ha osato dargli del putiniano fascista. Qualcuno ha azzardato «il Papa fa il Papa» con in sottoimpressione:  ha detto la sua e adesso ci lasci lavorare. Come direbbe Carlo Maria Cipolla: ogni categoria ha il suo stupido. E magari qualcuno di più. Dopo di che in quel di Malta, sempre Francesco, ha detto: « questa guerra (come tutte del resto ndr), era preparata da tempo». Non ha specificato da chi e i sinceri democratici locali hanno subito capito che il complemento d’agente era/è Vladimir Putin. A nessuno è passato neanche nell’anticamera del cervello, ad avercelo, che il soggetto potesse essere anche e sottolineo anche, l’occidente. L’occidente buono che ha scatenato guerre come piovesse e fabbricato prove false come neanche la Stasi. Questo detto senza partigianeria, la Stasi non mi è mai piaciuta, ma solo per mettere qualche sassolino anche sull’altro piatto della bilancia. Poi accade che alcuni giornalisti, tutti inviati di guerra, nell’ordine Massimo Alberizzi, Remigio Benni, Toni Capuozzo, Renzo Cianfanelli, Cristiano Laruffa, Alberto Negri, Giovanni Porzio, Amedeo Ricucci, Claudia Svampa, Vanna Vannuccini e Angela Virdò, tutti putiniani fascisti?, scrivono per Corriere, Rai, Ansa, Tg5, Repubblica, Panorama, Sole 24 Ore, lancino un appello che inizia così: “Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male”. E aggiungono: “Non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell’era web avanzata. Siamo inondati di notizie, ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi”. Un piccolo campanello per chi vorrà ascoltarlo. Ma forse Papa Francesco è d’accordo. Oggi tutti siamo pieni d’orrore per i fatti di Bucha. Chi il colpevole? Per gli Ucraini i Russi i quali sostengono di essersene andati dal villaggio tre giorni fa e quindi per loro è viceversa. E dunque? Per i manichei che stanno dalla parte dei buonissimi non ci sono dubbi. A nessuno però è venuto in mente di chiedere di visionare i messaggi e le immagini dei satelliti spia, quelli che riescono a leggere addirittura le targhe delle auto, per cercare di capire/vedere cosa è effettivamente successo. Come finale: Vitalij Klyčko, sindaco di Kiev, ha invitato il Papa a fare un salto in città con l’evidente intento di strumentalizzarlo. Occorre ricordare a Vitalij che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana ha alle spalle duemila e briscola anni di storia e nessuno è mai riuscito ad infinocchiarla. Caso mai può succedere il contrario. E neanche questa ipotesi mi lascia tranquillo. Sono un ghibellino.

Buona settimana e buona fortuna.

venerdì 4 marzo 2022

Attacco Russia alla Ucraina: 10 effetti collaterali.

Dalle televisioni sono spariti i virologi. Non si parla più di Covid anche se i morti sono 200 al giorno. Draghi s’è scoperto un animo guerriero e via dicendo. La retorica gira alla grande. 


A premessa dichiaro e dico che: nonostante io sia Castruccio Castracani che di guerre ne ha fatte a iosa confesso che la guerra, oggi come oggi, proprio non mi piace. Sarà che il nemico neanche si vede, sarà che non ci sono i cavalli, sarà che ai tempi miei la guerra si faceva prevalentemente col caldo, d’estate, sarà per chissà che. Comunque la guerra non mi piace più. E non mi piacciono le aggressioni. Meglio una bella discussione. Certo è che questa tra Russia e Ucraina sta provocando una sacco di effetti collaterali che vado a enumerare. Primo effetto: da tutte le televisioni sono spariti virologi e scienziati che ci hanno raccontato di tutto e di più, spesso battibeccando e contraddicendosi tra loro, quando avrebbero potuto cavarsela dicendo:«ci capiamo poco, ma ci stiamo lavorando.» Effetto due: al Covid, adesso, si dedicano pochi secondi giusto per dire che il livello di positività è all’8% e che i morti viaggino intorno ai 200 al giorno. Per inciso in dieci giorni, con la media del pollo, siamo a 2000, più di quanti ne abbia mietuti la guerra in corso. Però fanno meno effetto.  Terzo collaterale: il camminatore sulle acque, Draghi Mario, idolatrato come grande mediatore capace di mettere d’accordo diavolo ed acqua santa, si è scoperto un animo guerriero: sarà che in Europa è stato surclassato da Macron Emanuel, da Scholz Olaf e financo dal Johnson Bosis. Adesso s’è munito di metaforico usbergo e s’è lanciato nell’agone eurasiatico. Per dimostrare l’indole guerriera ha deciso di mandare mitragliatrici, giubbetti antiproiettili (proteggono poco più di una canottiera) e chissà che altro ai combattenti ucraini. Effetto quattro: queste armi non andranno, pare, all’esercito ucraino, ma a contractor, cioè a dire a mercenari. Questi si sa con chi cominciano le guerre, ma si scopre a cose fatte con chi le finiscono. Effetto cinque; le armi che il governo sta mandando, ha detto Lucio Caracciolo a otto-e-mezzo sono «vecchie di oltre cinquant’anni fa», la solita botta di creatività italica per svuotare i magazzini. Effetto sei: anche le pulci hanno la tosse. Il sindaco Sala Beppe ha intimato l’abiura, perché russo e amico di Putin, al Maestro Valerii Gergiev il quale non gli ha neanche risposto, semplicemente ha girato sui tacchi e se ne è andato e lo stesso ha fatto la soprano Anna Netrebko. I peracottari hanno detto «è malata» e lei ha risposto «No, sto benissimo, ma per voi non canto.» Effetto sette: l’aria di Milano fa male alla cultura. L’Università Bicocca prima ha cancellato il corso del Professor Paolo Nori su Dostoevskij poi appurata la fesseria gli hanno chiesto di inserire autori ucraini. Così facendo hanno raddoppiato la fesseria. Effetto otto: Marc Innaro corrispondente RAI da Mosca è stato silenziato e escluso dallo schermo per aver detto: « basta guardare la cartina geografica per capire che negli ultimo 30 anni, chi si è allargato non è stata la Russia, ma la Nato.» Il Pd ha chiesto, putinianamente, di epurarlo. Con altre parole aveva espresso lo stesso concetto il generale, in pensione, Fabio Mini. Effetto nove la Polonia ha scoperto di avere un grande cuore. In men che non si dica ha aperto le frontiere a centinaia di migliaia di profughi ucraini mentre in contemporanea sta costruendo un muro lungo 186 kilometri, costo 340 milioni di euro per tener fuori settemila (ma adesso saranno meno considerando quelli uccisi dal freddo, dalle malattie e dalla fame) migranti provenienti da Siria, Iraq, Yemen e Afghanistan. Effetto collaterale numero dieci, ultimo, per il momento, si sono inaugurate, in tv e radio, trasmissioni che hanno come sottotitolo in trasparenza tutta la guerra minuto per minuto. Con il solito strascico di retorica.  Churchill Winston diceva che gli italiani perdono le partite di calcio come fossero guerre e le guerre come fossero partite di calcio. Appunto.

Buona settimana e buona fortuna

 

venerdì 28 marzo 2014

Pillole (circoncise) della quarta settimana di marzo 2014

Barack Obama ringrazia l’Italia menntre Putin potrebbe invaderla. Solidarietà all'on, Tripiede. Renzi copia Mussolini. Fabrizio Corona:«Il carcere mi ha salvato» Tre motivi per licenziare Mauro Moretti. Dolce&Gabbana assolti da Santamaria. Le ultime del cardinal Bagnasco. Forza Italia è una piccionaia.

Barack Obama ringrazia l’Italia
Obama ha ringraziato l’Italia per l’ospitalità che viene data ai 30.000 militari americani. Grazie Obama per aver ringraziato l’Italia. Ma se se ne andassero non dispiacerebbe. Visto che soldi non ne portano, consumano tutto dentro le basi e quando fanno casini non  riusciamo a punirli perché vengono subito rispediti a casa. Allora per fargli capire che è ora che se ne vadano la ministra Mogherini non deve dirgli «the guest is like a fish after three days smell bad»  perché non lo capirebbe ma usare la frase idiomatica che suona così:«Mr. President Obama your guys  have worn out their welcome.» Se poi volesse aggiungere il più semplice «Yankee go home» la cosa sarebbe  ancora più chiara.  
Putin potrebbe invadere l’Italia
Putin invade la Crimea, Obama e l’Europa protestano, magari con moderazione. Però in Italia si alza la voce di un dissidente. Almeno uno sta con Putin in modo chiaro e palese: Silvio Berlusconi. Uno che non abbandona gli amici nel momento del bisogno. Fra qualche settimana l’amico Silvio sarà ai servizi sociali o in carcere Si spera che Putin non decida di invadere l’Italia per liberare il suo amico Silvio. Piuttosto glielo si manda. Anche gratis. Non serve che poi venga reso.

Solidarietà all’on. Davide Tripiede
L’on. Davide Tripiede del M5S ha goduto, suo malgrado, di sessanta secondi di notorietà per essere incorso, causa l’emozione, in un banale scivolone. Ha iniziato in suo primo intervento alla camera dicendo: «Sarò breve e circonciso» Per cui anche queste pillole, per solidarietà, saranno brevi e circoncise. Il suo non è stato e non sarà il solo caso. Ci fu chi chiese: «Buttami giù un testicolo.» Intendendo con questo un testo breve. E anche chi rifiutò un caffè macchiato perché per lui il latte era«fetale». Voleva dire letale.

Renzi copia le idee di Mussolini
Si racconta che Mussolini Benito il nonno di Mussolini Alessandra avesse dato ordine di lasciare la luce del suo studio sempre accesa così che la gente che passava da piazza Venezia di sera e di notte vedesse quanto lavorava. Renzi ha copiato l’idea solo l’ha resa 2.0 e quindi manda twitter alle 6 del mattino per far sapere a mezzo mondo che è già all’opera.  Bravo. C’è chi ha tanto lavoro e chi non ce l’ha per niente.

Fabrizio Corona: il carcere mi ha salvato.
Come forse qualcuno ricorda Fabrizio Corona il fotografo dei vips (la esse finale è messa a irrisione) è in carcere.  È stato processato e condannato: in teoria dovrebbe farsi 14 anni ma per bizzarre alchimie pare che fra 6 sarà fuori. Contabilità astrusa. Comunque anche dal carcere rilascia interviste e non è il solo: Adriano Sofri aveva una rubrica fissa, su Il Foglio. I detenuti hanno diritto a una telefonata alla settimana (utenza fissa e solo di parente)  e  sei colloqui al mese. Sempre con un familiare. E’ possibile effettuare colloqui con persone diverse dai familiari soltanto quando sussistano “ragionevoli motivi”. Evidentemente per Fabrizio Corona esistevano “ragionevoli motivi”. Comunque durante l’intervista ha detto: «il carcere mi ha salvato la vita». Bene, che ci rimanga allora. Uscire per lui potrebbe essere pericoloso.

Perché licenziare Mauro Moretti- 1
Matteo Renzi la questione della riduzione degli stipendi dei manager pubblici l’ha buttata lì per vedere l’effetto che fa e si deve essere detto:«Chissà se c’è un pollo che abbocca.» L’ha trovato subito il pollo che ha abboccato in Mauro Moetti, ex sindacalista Cgil (lì qualcosa avrebbe dovuto imparare, una volta facevano dei corsi) e attuale amministratore delegato delle Ferrovie. Su 500 e passa manager che attendono il rinnovo della carica lui è stato l’unico che ha parlato e ha protestato. Bisognerebbe licenziarlo solo per questo: manifesta pollitudine.

Perché licenziare Mauro Moretti - 2
Mauro Moretti del grande manager ha solo lo stipendio: 850.000 all’anno che al mese fa 65.000€. La qualcosa significa che ogni mese il Moretti incassa più o meno l’equivalente di due anni dello stipendio medio di un ferroviere. In compenso le ferrovie hanno ricavi per 8,2 miliardi e debiti per 9. Se le ferrovie fossero una famiglia questa sarebbe sul lastrico: dormirebbe sotto i ponti, magari delle ferrovie e mangerebbe pane e cipolla. Questo è un secondo altro buon motivo per licenziare Moretti.

Perché licenziare Mauro Moretti – 3
Per rimanere sulle prime pagine dei giornali Mauro Moretti le pensa tutte. L’ultima sua proposta è di fare entrare le Fs nel Tpl (trasporto pubblico locale). Nel Tpl ci sono le metropolitane,i tram, gli autobus e i filobus. In sostanza tutti i mezzi di trasporto pubblici cittadini. Per essere uno che non riesce a far funzionare i treni pendolari che vanno da Saronno a Milano ci vuole un bel fegato a fare una simile proposta. Comunque gli ha risposto il prof. Marco Ponti docente di Economia dei trasposrti al politecnico di Milano. Le sue parole:«Sarebbe un quadro terrificante.» Questo è un terzo buon motivo per licenziare Moretti.

Dolce&Gabbana assolti da Santamaria
Dolce, Gabbana e Santamaria. l’Italia è il paese dei miracoli. Per Santamaria si intende il Sostituto procuratore generale di Milano che guarda il caso si chiama come il commissario di La donna della domenica di Fruttero e Lucentini. Comunque, c’è stata la prima seduta del processo d’appello contro Dolce&Gabbana paccusati di evasione fiscale per aver costituito, come ha fatto la Fiat, una società all’estero, in Lussemburgo, verso la quale hanno dirottato i profitti. Quando ha preso la parola il dr Santamaria che rappresentava l’accusa, tutti si aspettavano un duro attacco agli stilisti e invece no. Il dr. Santamaria li ha difesi “a spada tratta” scrive la Stampa definendo la loro un’azienda moderma che ha fatto quello che fan tutti. Bene. Benissimo. E ha chiesto l’assoluzione. Così nel tribunale di Milano c’è stato un miracolo oh santa-maria per avere  una sentenza  dolce, che ha gabbato l’ agenzia delle entrate. Alleluja brava gente.

L’ultima del cardinal Bagnasco - 1
Il Cardinal Bagnasco presidente in uscita della CEI, sembra che non stia simpatico a papa Francesco,  ha deciso di impicciarsi della questione italiana e quindi in un fiat (che non è la fabbrica di automobili americana ma espressione latina che significa “sia”, nel senso di verbo) ha deciso di benedire il governo Renzi che come boy scout ed ex democristiano ha senz’altro apprezzato. Dopo di che ha detto che bisogna tagliare sprechi e burocrazia che infatti in Vaticano è tutto velocissimo e sprechi non ce ne sono. Per questo si dice che papa Francesco stia facendo pulizia.

L’ultima del cardinal Bagnasco - 2
Per non farsi mancare nulla, anche se sarà l’ultima volta, il cardinal Bagnasco ha voluto intervenire sul bullismo omofobo nelle scuole. L’ha fatto spalleggiato dal direttore di l’Avvenire, che è un suo dipendente: L’Avvenire è di proprietà della Cei. Si verifica curiosamente la stessa situazione che c’è tra il Giornale e la famiglia Berlusconi. Comunque il cardinale ed il suo fido scudiero si sono scatenati contro l’educazione alla diversità nelle scuole. Ovvero spiegare ai bambini che i gay e le lesbiche e magari pure i transgender sono persone come tutti. Magari al cardinale converrebbe ricordare cosa disse a tal proposito  papa Francesco «chi sono io per giudicare » Già chi sono il cardinal Bagnasco e il fido direttore dell’Avvenire per giudicare?

Forza Italia è una piccionaia
Il nuovo consigliere politico di Berlusconi si chiama Giovanni Toti e prima era il direttore di due tg di Mediaset: studio aperto e rete4. Berlusconi l’ha chiamato a sé e lui si è precipitato. Giovanni Toti ha capito subito e con chiarezza chi c’è in Forza Italia ed ha dichiarato:«In Forza Italia  non ci sono né falchi né colombe caso mai solo piccioni.» A Milano per dire che uno è tarlucco dicono «sei proprio un piccione» E se i piccioni si offendono?

venerdì 7 marzo 2014

Che allegria gli ultimi 10 giorni. Ma si replicherà

Ci sono delle settimane ricche come non mai: è il caso di quella passata. Dove i fatti importanti non sono solo quelli che accadono ma anche quelli che non si danno la pena di succedere. È il caso del “monitoratore” nazionale che ha da dir su tutto meno che su quello che conta: gli inquisiti al governo, ad esempio. Poi ci anche i fatti internazionali che fan parere le cose di casa delle bagattelle da pediluvio. Che magari sarebbe pure il caso. Tutti in compagnia con Putin, Renzi, Civati, Barracciu, Ferrara, D’Alema e Fioroni. Che allegria.

Guai grossi in Ucraina
I russi quando decidono che per loro sei un fratello non ti mollano più. 
Loro hanno una vera passione per gli stati fratelli. Ce l’ebbero questa passione con l’Ungheria e poi con la Cecoslovacchia e anche con l’Afganistan. E per dimostrarla questa passione gli danno tutto: la solidarietà (ma quella concreta, mico come da noi), il cuore (vero e pulsante), magari anche soldi e poi li fanno giocare con i soldatini e i carrarmatini. Che poi questi ultimi li forniscono a dimensione reale e con tanto di proiettili,. Veri.  E Putin, ex agente Kgb, si diverte come un pazzo a giocare con i paesi fratelli. Diceva una nonna che i parenti sono come le scarpe più sono stretti e più ti fanno male. E i Paesi fratelli della Russia lo san bene.

Monitorare stanca
Il Presidente Napolitano che passa la vita a monitare, cioè a lanciare moniti e a controllare che tutto vada bene e a prendere a ceffoni i deputati che l’avevano appena eletto, s’è distratto un momento e tra i sotto segretari gli hanno infilato un calabrese, Gentile (che è il nome e non un aggettivo) che fa uscire i giornali e a suo piacimento, amico di Alfano e quattro indagati del Pd. Una sciocchezza. Poi la ministra Boschi ha detto che non chiederà loro di dimettersi perché il governo è garantista. Beato lui. E così a sciocchezza s’è sommata sciocchezza. Però il Presidente Napolitano sulla vicenda non ha detto neanche un et. Evidentemente monitorare stanca. E lui ha già monitorato abbastanza. Alleluja.  

Quanti begli inquisiti
Tra i quattro che sono inquisiti la meglio è Francesca Barracciu. Lei è indagata per certe spesucce fatte quando era in Regione Sardegna. Il suo partito, proprio il Pd, ha pensato che non fosse adatta come candidata alla presidenza della regione Sardegna: troppo inquisita, Metti mai che si trovasse a vincere, sarebbe stata dura spiegarlo al mondo. E se avesse perso tutti a dire che:«per forza, se mettono un’inquisita in lista!» Ma poiché non tutte le ciambelle escono col buco ecco che quella che non era adatta per la Regione sia ottima per fare la sottosegretaria nel governo nazionale ai beni culturali e al turismo. Boh! Ma è questione di poco e si dimetterà anche lei come gli altri. Almeno si spera. Certo che a far l’elenco dei sottosegretari devono aver chiamato il cappellaio matto e Renzi stava lì come Alice, con gli occhioni sgranati.

Pippo Civati: un po’ sì e un po’ no
Tra le chicche divertenti c’è ovviamente Pippo Civati. D’altra parte da uno che si fa chiamare come l’amico stralunato e anche un po’ sfigato di Topolino non ci si può aspettare nulla di meglio che non sia il non-sense. Prima ha detto che questo governo non gli piace poi ha convocato i suoi amici a Bologna quindi ha affermato che vuole restare nel Pd. Alla fine a votato la fiducia. Come volevasi dimostrare. Al confronto il cappellaio matto, quello che sceglie i sottosegretari, era uno dalla logica stringente.

Ancora su Pippo Civati.
Sempre lo stesso di prima: quello che si chiama come l’amico sfigato di Topolino. Se l’è presa con Renzi perché senza interpellarlo ha nominato Maria Carmela Lanzetta ministra agli affari regionali. Pippo voleva essere informato prima. Neanche fosse il padrone di quelli della sua corrente. In realtà avrebbe dovuto arrabbiarsi con la Lanzetta che zitta zitta si è presa il ministero. Che poi se la Carmela voleva rimanere civattiana, che gusto, poteva dire anche di no come ha fatto Fabrizio Barca. Che se deve fa pe campà.

Giuliano l'apostata Ferrara è innamorato, sempre  pazzo
“Per adesso sono l'uomo più felice del mondo. In attesa di Marina è arrivato il figlioccio – ha scritto Goiulianop l’apostata Ferrara sul suo giornaletto che ha vendite da bollettino parrocchiale - e ci vorrà uno sforzo notevole per indurlo a istronzirsi e appiattirsi sull'ideologia di Asor Rosa, Vendola o Scalfari". Certo lui ne sa qualcosa. Infatti lui, Giuliano ‘l’apostata’ Ferrara ha instronzirsi sull’ideologia di Berlusconi ci ha messo pochissimo. Uno zik. Poi per essere certo di mantenere il suo posizionamento s’è messo a cantare sull’aria del «siam tre piccoli porcellin» l’elogio a Renzi. Chissà se dietro c’è qualche messaggio. Forse magari anche sì. E per esser certo che tutti capissero bene il suo stato s’è fatto un cappello con la prima pagina de l’Osservatore Romano e se l’è piazzato sul capoccione.  Ah, professor Basaglia ch’hai fatto!

D’Alema e l’Ulivo
D’Alema ha ricevuto il giornalista Alan Friedman nella sua tenuta in Umbria. Gli ha fatto vedere le colline con i vigneti di uva bianca e poi quelli con l’uva rossa. Poi l’ha portato davanti ad un ulivo e, da signore qual è, ha detto al giornalista ed a tutti gli italiani che quell’ulivo (che non è pugliese) costa 1500€. Come un mese di salario di un operaio specializzato, magari metalmeccanico. Non contento gli ha pure presentato una affettatrice «è degli anni trenta,tutta restaurata e funzionante» ha detto, neanche l’avesse reatsurata lui. Poi si è definito un lavoratore della terra chissà se anche della mazza. Che detto da uno che non ha mai lavorato in vita sua è un bel dire. Chissà come saranno contenti i metalmeccanici che vedono chiudersi le fabbriche di essere rappresentati da questo lavoratore della terra. E, magari fosse, pure della mazza.,

Sturm und drang

Dopo l’adesione del Pd al Pse Fioroni ha detto non vuole morire socialdemocratico D’Alema che già ha comprato l’uliva da 1500€ ha detto che terrà un seminario  a fioroni per spiegargli che i socialdemocratici hanno gli stessi valori dei popolari. Renzi ha detto che comprerà pop corn per assistere allo spettacolo. D’Alema s’è irritato è ha detto che Renzi e sovrappeso. Certo che prendere un paio d’etti per vedere D’Alema sproloquiare non ne vale proprio la pena. Poi D’Alema è meglio che stia calmino altrimenti Renzi non gli dà la candidatura per le europee.

martedì 4 febbraio 2014

Alle Olimpiadi di Sochi anche lo slalomista Richetto Letta il furbetto.

Enrico Letta sarà a Sochi con la schiena dritta per sbattere in faccia a Putin, che già trema come una foglia,  tutto il suo sdegno e la vergogna che si deve provare dinnanzi a leggi omofobe. Lo farà di persona mica come tutti quegli altri leader vigliacchi che se ne staranno a casa loro. 





E così Richetto Letta andrà alle Olimpiadi. Tutti i leader dei grandi Paesi occidentali non ci saranno. 
La grinta di Letta, la paura di Putin
A Sochi non si vedrà frau Merkel, né monsieur Hollande (si deve destreggiare tra molti fatti sia pubblici sia privati) e neppure presenzieranno mr. Obama e mr. Cameron.  Questione di principio. A  nessuno di loro va giù l’omofobia e meno che mai che questa venga sancita per legge. Tutti hanno ben in mente cosa significhi mettere per iscritto e poi pensare di far rispettare regole che discriminano le persone su fatti come colore della pelle, religione, sesso e magari pure sessualità. Questione di principio, ovvio, ma anche di stile, di classe e di buon gusto.  Ed è certo che a tutti spiacerà non essere presenti alla cerimonia d’apertura non foss’altro che per il fatto di passare qualche paio d’ore lontani dalle beghe quotidiane. O essere sportivi dentro come succede ai britannici. O magari gustarsi in anticipo il piacere di qualche medaglia come verosimilmente succederà ai tedeschi e agli americani.  Richetto invece ci sarà. Magari stretto in quel suo ridicolo cappottino e battendo i piedi a terra per tenersi caldo. La vita è dura per tutti.

Richetto Letta sarà a Sochi ad esibirsi in quello che sa fare meglio: lo slalomista. Un po’ di qua e un po’ di là. Naturalmente con la chiarezza cristallina di cui è capace ha già risposto a tutti coloro che lo criticano. E si è nascosto, as usual, dietro le grosse spalle di Giorgio Napolitano e di altri simpatici campioni come il presidente del Coni e il ministro dello sport, quel Del Rio che passa per essere il mentore di Matteo Renzi. È una bella compagnia, anche istituzionale, non c’è che dire.

Comunque, per non smentire l’antico animo democristo che se ne sta  bello comodo sotto le sue vesti di democratico moderno, Richetto Letta ha già  rilasciato la sua dichiarazione. L’ha fatto con il solito assertivo sussiego dicendo che: «A Sochi ribadirò la contrarietà dell'Italia a qualunque norma o iniziativa odiscriminatoria nei confronti dei gay, nello sport così come fuori dallo sport,» E tutti sono certi che lo farà con l’abituale fermezza e la dura determinazione e tutto il suo impegno personale e la sua decisa passione politica. Non potrà usare  l’aggettivo vibrante perché quello è un copyright di Napolitano e  lui non vuole essere sculacciato dal suo zio adottivo. Quando Putin ha saputo della dichiarazione di Letta ha avuto un tremito per tutto il corpo e ha esclamato: «Летта чи? (Letta chi?)»  Dopo aver telefonato al suo amico Berlusconi per avere informazioni  Wladimir ha capito con chi avrà a che fare, ha sbadigliato e ordinato una tazza di tè.

Richetto sarà a Sochi con la schiena dritta per sbattere in faccia a Putin, che adesso sa chi è Letta già trema come una foglia,  tutto il suo sdegno e la vergogna che si deve provare dinnanzi a una vergogna come la discriminazione gay. Lo farà di persona, mica come quei vigliacchi che se ne staranno a casa.  E dopo aver manifestato con la durezza che lo contraddistingue il suo disgusto per il russo  retrogrado avanzerà la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024. E già bisogna essere pratici «È un dovere essere a Sochi. – ha dichiarato ieri - Bisogna esserci per cominciare a far marciare questa candidatura.» 

By the way Richetto ha rilasciato queste belle dichiarazioni che fanno onore all’Italia proprio mentre sta girando il Qatar e gli Emirati Arabi dove è andato per dire  quanto il paese sia serio, onesto, rigoroso, probo e trasparente.  E che i signori sceicchi possono investire con tranquillità il loro denaro nel Belpaese dove non si fanno scherzi di bassa lega e neppure doppi giochi. Nel Belpaese i principi sono sacri e nessuno si sognerebbe mai di tradire la parola data per un volgare interesse di bottega.

L’immaginario collettivo è popolato da icone che molto difficilmente possono essere scalzate o neppure scalfite dai comportamenti reali. Ecco che pensando ai tedeschi viene naturale immaginarseli con l’elmo prussiano in testa, per intendersi quello col chiodo, se invece la mente corre oltre la Manica vien difficile non immaginarsi un compito signore con in mano un bicchiere di birra o gin o scotch o brandy, insomma qualcosa di alcoolico.  Se poi si va dall’altra parte dell’Atlantico ecco saltar fuori dalle onde un ragazzone con cinquantaquattro denti che sprizza vitamine da tutti i pori e mastica chewingum. Gli altri nel mondo pensando agli italiani s’immaginano pizza e mandolino. La parola peracottari non gli viene in mente. Solo perché nelle loro lingue non c’è.