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lunedì 21 aprile 2025

È morto Papa Francesco.

 

Retorica e magniloquenza vanno a nozze. Tutti a scrivere necrologi super ultra commoventi. L’ultimo regalo di Bergoglio: farci ridere di gusto.


Come accade ogni volta che muore un grande, o preteso tale, della terra per pochi giorni, più forte nelle prime ore poi lentamente a scalare, retorica e magniloquenza si scatenano. Invadono televisioni, radio, quotidiani e quasi ogni spazio del web. Interviste, dibattiti, confronti, ricordi, aneddoti, tutto fa brodo per   avere pochi istanti di visibilità e vantare uno speciale rapporto con il defunto, tanto questo non è certo lì a smentire e quindi piangere come coccodrilli. Soprattutto quelli il cui pensiero e azione erano e sono più lontani dal sentire del nobile defunto. Ovviamente la morte di Papa Francesco non poteva sfuggire alla regola. Ecco allora populisti, sovranisti, razzisti, fascisti (ex, post, attuali), nazzisti, antisemiti, bombaroli, assassini, genocidi, mandanti e organizzatori di campi di concentramento, evasori ed elusori fiscali, schiavisti, sfruttatori di lavoratori, millantatori, fomentatori di guerre,corruttori e corrotti distruttori delle ricchezze pubbliche e tutti gli altri farabutti di ogni risma e specie scrivere commoventi necrologi inneggianti alla pace, mentre ci si lavora fomentando guerre senza speranza. A leggerli ci si può solo scompisciare dalle risate. Eppure si fa menzione agli ultimi mentre si programmano spese miliardarie in armamenti a scapito di ospedali, scuole, abitazioni degne di questo nome e manutenzione dell’ambiente. Falsi e false come Giuda. Tutti e tutte a parlare della mancanza di un punto di riferimento, cui mai ci si sono appoggiati e appoggiate, del grande vuoto, ma quando Papa Francesco era in vita i suoi suggerimenti cadevano, quelli sì, nel vuoto. Ha saputo parlare al cuore di tutti, baggianata sesquipedale: per contrappasso sta a testimoniare del fallimento dell’azione pastorale dati i comportamenti dei toccati nel cuore, rimasto duro come sasso. Papa Francesco ha letteralmente spedito il cardinal Zuppi a fare il giro delle sette chiese (laiche) a mendicare pace (non solo in Europa, ma anche nei rimanenti sessantanove conflitti sparsi per il mondo), uguaglianza, solidarietà e ha ottenuto il nulla. Tutti e tutte senza vergogna. Se gli autori e le autrici di quei meravigliosi necrologi, grondanti compassione, avessero condiviso un millesimo del pensiero di Francesco il mondo sarebbe ribaltato, ma così non è. C’è stato anche chi si è messo a giocare con la cabala ricordando Pio X e Pio XI sono morti a ridosso delle due guerre mondiali, agosto 1914 e febbraio 1939. Per fortuna Bergoglio non ha scelto il nome di Pio che evidentemente porta sfortuna. Questo è stato l’ultimo regalo fattoci da Papa Bergoglio farci ridere di gusto accostando testi e autori e autrici. E anche di rabbia. Comunque, dice l’adagio, morto un papa se ne fa un altro e anche per il conclave,le grandi manovre sono iniziate da tempo. Ci sarà da ridere.

Buona settimana e Buona fortuna.

martedì 1 ottobre 2024

Questa volta Francesco ha esagerato

Dal “chi sono io per giudicare”, si passa alla “frociaggine” e si arriva a calpestare lo strazio delle donne che abortiscono e si definiscono i medici sicari. Ma poi: son tutte buone le mamme del mondo?

Dal “chi sono io per giudicare”, si passa alla “frociaggine” e si arriva a calpestare lo strazio delle donne che abortiscono e si definiscono i medici sicari. Ma poi: son tutte buone le mamme del mondo?

Una delle storielle che circola in Vaticano recita così: “Tre sono i misteri gloriosi della Chiesa: quanti sono gli ordini francescani,  quanti soldi hanno i salesiani, e cosa pensano veramente i gesuiti”. Nel giorno della sua elezione Papa Francesco, gesuita, sembrava voler polverizzare quest’ultimo mistero e denunciarne la fallacia. Quel suo “buona sera” la diceva lunga, apparentemente, sulla trasparenza del suo pensiero. E sulla sua volontà di trasgressione. Poi il fatto che volesse saldare di tasca propria il conto di Santa Marta e il prendere i pasti con gli altri prelati e il non voler insediarsi negli appartamenti papali erano altrettante tracce del suo limpido, e in qualche modo incantato, modo di pensare e di essere. L’apoteosi si ebbe quando in aereo, a meno di un passo dal cielo vero, pronunciò la frase ritenuta topica per il suo pontificato: “Chi sono io per giudicare un gay?”. Ecco, appunto, chi sono io, che sei tu, chi siete voi, chi siamo noi tutti per giudicare? Tal quale va a parafrasare: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Era il 29 luglio 2013, dieci anni fa, o poco più. Dipoi la frase è stata reiterata anche il 6 aprile del 2019. Pure a un incallito laico cinico dadaista questi passaggi hanno fatto considerare con una certa simpatia il Papa gaucho, venuto dall’altra parte del mondo laddove è nata la teologia della liberazione, e senz’altro hanno contribuito a iniziare la demolizione del mito della doppiezza dei gesuiti. Errore. In un gesuita, come diceva la mia nonna Elisa, la doppiezza è innata anzi è connaturata. Impossibile da estirpare e soprattutto impossibile capire cosa pensi veramente un gesuita. “Quello è un gesuita” diceva nonna Elisa intendendo un uomo, sineddoche, ipocrita, dal doppio pensiero. Infatti il 27 maggio del 2024, l’altro ieri, si sente Francesco, il Papa, uscirsene con: “C’è aria di troppa frociaggine” riferito al fatto che le porte del seminario debbano essere chiuse agli aspiranti seminaristi gay. Era un contesto in qualche modo privato, ma si sa: le frasi dette in privato rispecchiano meglio di quelle dette in pubblico il vero sentire.  Epperò a stretto giro sono arrivate le scuse: “Non volevo offendere nessuno o esprimere sentimenti omofobi”. Sarà. Ma intanto lo sgretolamento della doppiezza è in rallentamento. Poi si arriva a ieri: “L’aborto è un omicidio e i medici che si prestano a questo sono, permettetemi la parola, sicari”. Ma come? Chi sei tu, Papa, per giudicare? Che ne sai tu, Papa, dello strazio provato da una donna nel momento della decisione di abortire? Che ne sai tu, Papa, delle condizioni e del contesto in cui una così terribile scelta viene compiuta. Che ne sai tu, Papa, delle motivazioni del medico? Che ne sai tu, Papa. La maternità ha da essere libera e consapevole: non tutte le mamme del mondo sono buone. Non sono poche le mamme che abortiscono i figli, sineddoche, tutti i giorni, dopo averli fatti nascere. Francesco, Papa, questa volta hai proprio esagerato, e hai deluso chi stava cambiando idea sui gesuiti. Perché non basta fondare un’organizzazione dal titolo Dicastero per lo sviluppo umano integrale, se non c’è il cuore per capire il dramma della vita. Quel che pensano veramente i gesuiti continuerà a rimanere un mistero. Neanche tanto bello.

Buona settimana e buona fortuna.

P.S. Segnalo, tra i tanti, due libri sul tema essere o non essere madri:  Interruzioni di Camilla Ghedini e Mia madre mi ha abortita quando avevo 56 anni, di Giorgio Mameli, entrambi per i tipi di GiraldiEditore  


lunedì 4 aprile 2022

Papa Francesco: un diversamente putiniano.

Papa Francesco: pazzi quelli che vogliono spendere il 2% del Pil in armamenti (occidente). La guerra è stata a lungo preparata (Russia). Alcuni giornalisti, inviati di guerra, non sono contenti della narrazione mainstream. Il sindaco di Kiev vuole il Papa in città. La Chiesa non si fa strumentalizzare di solito succede il contrario.


Parafrasando quel che diceva Winston Churchill: gli italiani partecipano alle guerre degli altri come fossero le partite dei mondiali a cui non partecipano. E quindi tifoserie a cui non si appartiene, ma alle quali si aderisce con entusiasmo ancora maggiore. Tanto che ci frega se si perde, mica sono i nostri. Ovviamente la guerra Ucraina Russia, dove la Russia è l’aggressore e l’Ucraina l’aggredito, bisogna ripeterlo altrimenti c’è sempre qualche cretino, si può dire cretino?, che ti accusa di essere fascista. Il tutto almeno da 37 giorni a questa parte, il prima ovviamente non conta e neanche si considera. Ora tra i putiniani, almeno per qualche ora e detto a mezza bocca, c’è finito anche Papa Francesco. E questo nel momento in cui ha detto che bisogna essere pazzi per ipotizzare di spendere il 2% del Pil in armamenti. Ha detto proprio pazzi, ma forse intendeva dire qualcosa di più ficcante e preciso. Tuttavia anche ai Papi non sempre è concesso di dire chiaro chiaro quello che pensano. Siccome Francesco di lavoro fa il Papa nessuno ha osato dargli del putiniano fascista. Qualcuno ha azzardato «il Papa fa il Papa» con in sottoimpressione:  ha detto la sua e adesso ci lasci lavorare. Come direbbe Carlo Maria Cipolla: ogni categoria ha il suo stupido. E magari qualcuno di più. Dopo di che in quel di Malta, sempre Francesco, ha detto: « questa guerra (come tutte del resto ndr), era preparata da tempo». Non ha specificato da chi e i sinceri democratici locali hanno subito capito che il complemento d’agente era/è Vladimir Putin. A nessuno è passato neanche nell’anticamera del cervello, ad avercelo, che il soggetto potesse essere anche e sottolineo anche, l’occidente. L’occidente buono che ha scatenato guerre come piovesse e fabbricato prove false come neanche la Stasi. Questo detto senza partigianeria, la Stasi non mi è mai piaciuta, ma solo per mettere qualche sassolino anche sull’altro piatto della bilancia. Poi accade che alcuni giornalisti, tutti inviati di guerra, nell’ordine Massimo Alberizzi, Remigio Benni, Toni Capuozzo, Renzo Cianfanelli, Cristiano Laruffa, Alberto Negri, Giovanni Porzio, Amedeo Ricucci, Claudia Svampa, Vanna Vannuccini e Angela Virdò, tutti putiniani fascisti?, scrivono per Corriere, Rai, Ansa, Tg5, Repubblica, Panorama, Sole 24 Ore, lancino un appello che inizia così: “Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male”. E aggiungono: “Non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell’era web avanzata. Siamo inondati di notizie, ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi”. Un piccolo campanello per chi vorrà ascoltarlo. Ma forse Papa Francesco è d’accordo. Oggi tutti siamo pieni d’orrore per i fatti di Bucha. Chi il colpevole? Per gli Ucraini i Russi i quali sostengono di essersene andati dal villaggio tre giorni fa e quindi per loro è viceversa. E dunque? Per i manichei che stanno dalla parte dei buonissimi non ci sono dubbi. A nessuno però è venuto in mente di chiedere di visionare i messaggi e le immagini dei satelliti spia, quelli che riescono a leggere addirittura le targhe delle auto, per cercare di capire/vedere cosa è effettivamente successo. Come finale: Vitalij Klyčko, sindaco di Kiev, ha invitato il Papa a fare un salto in città con l’evidente intento di strumentalizzarlo. Occorre ricordare a Vitalij che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana ha alle spalle duemila e briscola anni di storia e nessuno è mai riuscito ad infinocchiarla. Caso mai può succedere il contrario. E neanche questa ipotesi mi lascia tranquillo. Sono un ghibellino.

Buona settimana e buona fortuna.

giovedì 25 novembre 2021

21, 24, 25 novembre: boh!

Tre date per la solita orgia di retorica. Provate a mettere in pratica i suggerimenti di Papa Francesco ai giovani e vi troverete licenziati. Draghi: il contrasto alla violenza sulle donne è una priorità assoluta, banalità assoluta da Chance il Giardiniere. Poca visibilità per il 24 novembre.            

Anno 2021, autunno, fine novembre, spiccano tre date: 21 Giornata Mondiale della Gioventù, ma anche delle vittime della strada, della festa nazionale dell’albero e, incredibile dictu, della televisione, manca solo lo scoubidou per fare scala reale. Comunque, andando avanti ci si imbatte nel 24 novembre truce ricorrenza del giuramento di fedeltà chiesto dal regime fascista ai docenti universitari e si arriva al 25: Giornata contro la Violenza sulle Donne. Se Z è stata l’orgia del potere questa fine novembre è l’orgia della retorica che più sgangherata non si può. Sgombriamo subito il campo dal 24 novembre che ha avuto poca o nulla risonanza sui media nazionali, data semi negletta dato che epigoni di quella storia bordeggiano intorno al governo e vuoi mai mettere che i migliori vogliano esporsi con qualche presa di posizione precisa e magari controcorrente. Giusto per essere giusti l’ANPI provinciale di Milano ha ottenuto di poter apporre, alla Università Statale, una targa dedicata al filosofo Pietro Martinetti, uno di quella sporca dozzina di docenti che si rifiutò di giurare. Ambito locale dunque, retorica, ammesso e nn concesso ci sia stata, di basso profilo. Evviva. Evviva. Le altre due date invece la retorica se la sono goduta alla grande. Ha principiato Papa Francesco con il discorso dedicato ai giovani nel quale, stancamente, ha ripreso concetti già declamati da altri: abbiate sogni, inseguite i vostri sogni. Lo disse già Steve Jobs, che a dirlo non costa nulla. È andato più indietro nella storia, il ghostwriter di Papa Francesco, aggiungendo: fate chiasso. Lo scrisse già il 5 agosto del 1966 Mao Tze Dong: sparate sul quartier generale. Quindi in entrambi i casi roba stantia e di nessun gusto palatale. D’altra parte provate a inseguire i vostri sogni o a fare chiasso, con la carica eversiva che i due messaggi comportano, in Apple, ma anche nella Chiesa e in una qualsiasi altra azienda multi o anche semplicemente nazionale e scoprirete in quattro e quattr’otto come si finisce isolati o addirittura licenziati. Perché la cooptazione vale più del merito, ma questo nessuno lo dice: troppo scomodo. E poi si arriva al 25 novembre  Giornata contro la Violenza sulle Donne. Il presidente Draghi a questo proposito ha detto che «si tratta di una priorità assoluta per il governo che intende l’odioso problema in tutti i suoi aspetti, dalla prevenzione al sostegno delle vittime.» Lo dicono tutti, da sempre, e avrebbe potuto dirlo anche Chance il Giardiniere specializzato in frasi del tipo «dopo l’inverno arriva la primavera» e sul resto taceva, quasi come Draghi. In ogni caso dopo la suddetta petizione di principio che magari anche i fascisti di Forza Nuova e Casa Pound potrebbero sottoscrivere, a proposito non sono ancora stati sciolti, ci sono i non fatti. I non fatti sono quelli illustrati, neanche denunciati, che alla lunga denunciare stanca, dalle attiviste della Casa delle Donne, Lucha y Siesta. Simona Merata, Chiara Franceschini, Amy Battistoni, Milena Fanizza hanno tranquillamente elencato che: il piano triennale sul ruolo dell’educazione è manchevole, non c’è un piano strutturale che vada a prevenire il fenomeno nelle scuole e nei luoghi di formazione, anche presso le istituzioni relative ai tribunali e le forze dell’ordine. E che i soldi: dipende dove li spendi e come li spendi ché stanziare milioni e distribuirne solo 2% dice solo di neghittosità e ignavia. Se poi i denari destinati alla lotta contro la violenza sulle donne finiscono alla nazionale cantanti si è all’apoteosi. Lucha&Siesta per il prossimo anno promette una giornata di silenzio. Si eviterà la retorica di ministri e ministre che anno dopo anno ripetono a pappagallo lo stesso sciocco discorso. E sarà un silenzio, se effettivamente lo faranno, diverso. Diverso da quello di Draghi e di  Chance il Giardiniere.

Buona settimana e buona fortuna.


mercoledì 12 febbraio 2020

Ecclesia politica


La noiosità della politica italiana obbliga a guardare all’estero. Lo Stato della Città del Vaticano è quello che ci assomiglia di più. Papa Francesco pomps out Georg Gäenswein e il cardinale Parolin dice e si contraddice che con il nome che porta le parole dovrebbe saperle dominare.

Papa Francesco con padre Georg Gaenswein
 Dopo il Papeete, la simil beatificazione di Craxi e le ultime elezioni regionali la noiosità della politica italiana sta raggiungendo vette inimmaginabili. I tentativi di ravvivarla da parte di quella sorta di Jack Russell che fu il rottamatore, fino ad ora ha rottamato solo sé stesso, se agli inizi parevano divertenti a lungo andare, sono diventati viepiù prevedibili e infantilmente barbosi. Per inciso e a beneficio dei non cinofili Jack Russell è una razza di cani di piccola taglia, iperattivi, quasi sempre, ma non sempre, assai simpatici molti, dei quali hanno la tendenza a credersi dei Rottweiler. E questo è il caso del rottamatore.
Tutto ciò posto, per svagarsi e trovare qualcosa di divertente non  resta che gettare uno sguardo all’estero e magari trovare uno Stato che in qualche modo ci assomigli: abbia le nostre virtù (poche) e i nostri difetti (molti) e che anzi, volendo vedere, ce li abbia ben trasmessi. Quindi lo Stato della Città del Vaticano è perfetto.
L’occasione ghiotta la fornisce lo stesso Papa Francesco che, a seguito della divertente diatriba su preti sposati-sì, preti sposati-no,  ha deciso hic et nunc di rinunciare al pregevole contributo di padre Georg.Gäenswein Per intenderci si tratta del segretario di Ratzinger. I britannici direbbero che padre Georg è stato pomp out, in Vaticano, con minor fantasia, ma più perfidia dicono che “è stato congedato”, come succede ai camerieri, poi a mezza voce aggiungono “ a tempo indeterminato”. In altre parole: sparato fuori. E fin qui c’è poca ciccia per la satira, ma ecco correre in aiuto a questa il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin che non è nuovo a simili auxilia externa. Questa volta mette in campo il suo spirito paradossale e definisce interpretazione maligna che “la Chiesa sia un luogo dove si scontrano le fazioni più diverse, dove ci sono (ahi-ahi qui manca il congiuntivo) gruppi di pressione, gruppi di potere e cordate”.  Spesso in modo più spiccio e chiaro l’oltretevere viene definito un nido di serpenti, Ma tant’è. Dopo di che, senza tanti giri il cardinale afferma che, parole sue: “nella chiesa c’è di tutto anche il peccato e da questo dobbiamo convertirci tutti i giorni”.Tradotto è vera l’affermazione precedente e poi, giusto per non farsi mancare nulla chiosa che non bisogna: “caratterizzare la Chiesa stessa in termini puramente umani e sociologici definendola secondo orientamenti, partiti, tendenze”. In altri termini il solito fate quel che dico e non fate quel che faccio. Che non è proprio una bella spiegazione. Millenaria storia che va avanti senza soluzione di continuità, come Dante e Boccaccio e millanta storici hanno dimostrato. La domanda è perché non facciano fare dei corsi di comunicazione anche al cardinale che si chiama, ironia della sorte, Parolin e con le parole e il loro senso qualche dimestichezza dovrebbe averla.  Negare l’evidenza o il sentire comune, lo insegnano alle prime lezioni, è il peggio che si possa fare. Alternativamente conviene tacere.
Buona settimana e buona fortuna.

mercoledì 30 marzo 2016

Pedofilia a Roma: Claudio Nucci, colpevole? I ragazzini, vittime? Le famiglie, innocenti?

I ruoli in tragedia sono definiti e ben chiari, ma nella realtà i confini sono labili. Non c’è lupo mannaro senza vittima disponibile. Ci può essere vittima senza connivenza della famiglia? Se papa Francesco facesse una riflessione seria sulla famiglia uscendo dagli schemi della pubblicità.

Solito scandalo in quel di Roma, ci mancava. La capitale della cristianità pare si sia messa di buzzo buono per vincere le olimpiadi del lurido-sessule. Tralasciando, ovviamente, gli scandali di natura, per così dire politico-sociale, come mafia capitale et similia. In un lasso di tempo tutto sommato breve sono arrivati alla prima pagina i casi delle baby prostitute, quello di Luca Varani, Manuel Foffo e Marc Prato e ora quello di Claudio Nucci, 56 anni, pr, animatore di feste e serate.

Le parti in tragedia son sempre quelle: il lupo mannaro, che spesso sono tanti, le vittime, in genere minori e infine gli afflitti, le famiglie. E poiché sulle prime pagine dei giornali, così come per il salotto di Bruno Vespa, c’è spazio per un solo mostro alla volta si va giù d’accetta, si semplifica e velocemente si passa oltre. Ma non è questo il modo se ci si vuol tirar fuori. E soprattutto se si vuol dare prospettiva ad una possibile-auspicabile, anche se lontana e faticosa soluzione. Che il lupo mannaro faccia il lupo mannaro ci sta. Ovvio che ricatti, ovvio che intimorisca, ovvio che vessi. Altrimenti che lupo mannaro sarebbe? Attenzione con questo dicendo non si vuole assolvere nessuno dei miserabili che quella parte hanno giocato, sia per un verso che per l’altro.. Questo ha da essere ben chiaro. Quel che invece gira male nelle ricostruzioni delle tragedie sono gli altri due ruoli: le vittime e gli afflitti.

Le vittime innanzi tutto. Che siano vittime è fuor di dubbio, ma vittime di chi? Questo è il vero punto. Come nasce e cosa spinge la vittima al suo ruolo? Almeno la prima volta, dato che dalla seconda in avanti il processo è sufficientemente chiaro.. Che se la prima volta ci si vende (e si sa bene quel che si intende) per una ricarica o una felpa o il biglietto di un concerto di chi la colpa? Del lupo mannaro (le sue responsabilità sono palesi dal di poi in avanti che sul prima qualche dubbio ci può stare) o di un contesto che consente alla vittima di superare o, peggio ancora, di  non avere legge morale? Va domandato, almeno per pura accademia, perché questa manchi o sia così facilmente superabile. Da dove sono arrivati e come si sono nutriti gli anticorpi della legge morale? Comodo generalizzare, ma tutto il contesto vien ben filtrato da una sola entità: la famiglia. O almeno così dovrebbe essere salvo il fatto che questa non sia connivente, cioè condivida i principi, con il contesto. 

E dunque gli afflitti: la famiglia. Afflitti perché le vittime sono dei loro, afflitti perché i lupi mannari sono dei loro. In tutti i casi nulla colsero, nulla videro e, ovviamente, nulla capirono. E, non capendo, domandarono. Ma erano attenti, ieri, gli afflitti di oggi? Non videro borsette e felpe griffate, non colsero comportamenti anomali non  ebbero neppure per un momento sentore del disagio di chi imboccata una strada ne vede, finalmente l’orrore? No certo, se una sudicia storia va avanti da oltre un anno. E allora, domanda di riserva: dov’è la legge morale degli afflitti? Chi si occupa di quella? Se l’amico di Nucci ride al telefono con lui è un amico o un complice? Così come dove inizia la colpa del padre di famiglia che frequenta le squillo minorenni: nell’essersi recato all’appuntamento o nell’aver cercato sulla bacheca di internet? E questi che legge morale potrà trasferire a figlio e figlia? E come potrà la moglie non essersi accorta di nulla? Tutti ciechi, tutti muti. Anche quelli che organizzano l’esibizione del mostro in tv o che ne scrivono sui giornali dato che si fermano un attimo prima di scoprire che gli afflitti sono anche lupi mannari (conniventi) e  anche vittime (ricattabili).
Sarebbe utile, ancor prima che bello ed edificante, che anche papa Francesco spendesse una qualche parola di serietà e di rigore sulla famiglia e non favoleggiasse su quell’entità metafisica che si vede nel presepio e nelle pubblicità di merendine, automobili ed affini.


domenica 24 gennaio 2016

Caro Papa Francesco, questa volta non ci siamo proprio

Lettera aperta a Papa Francesco: aveva guadagnato punti simpatia con le telefonate, le ammissioni di colpa, l’affermazione di non poter giudicare gli omosessuali e la guida della sua macchinetta. Ne ha persi alcuni non mostrando come parcheggia, moltissimi non ricevendo il Dalai Lama e tutti quelli restati con la frase sulla famiglia voluta da Dio.

Caro Papa Francesco, 
eh così proprio non va. In questi anni ha avuto molti alti e qualche basso, pure importante, ma ora si sta un po’ disunendo, come quei ciclisti che dopo una lunga fuga cominciano a pedalare disordinatamente. L’ultima sua frase sulle unioni civili proprio non ci sta: «Non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo d’unione.»  

Era partito bene con quel “buona sera” il giorno della Sua elezione e senz’altro s’era attirato simpatia da parte di tantissimi: credenti e non credenti. Le prime telefonate avevano fatto colpo, anche se, essendo fatti privati, nella riservatezza avrebbero dovuto rimanere. Quando poi hanno cominciato ad essere ripetitive, oltre che sempre più sbandierate, sono arrivate a noia e hanno cominciato a sollevare qualche dubbio stimolando magari  anche un po’ di scetticismo. E non a caso il suo ufficio stampa le ha tolte dal palinsesto delle informazioni. Però quasi tutto, ma non tutto lo scetticismo, è stato spazzato via quando se ne è uscito con il fatto che le tasse vanno pagate da tutti, anche dalle imprese della Chiesa e che i preti pedofili vanno puniti e allontanati. Qualche dubbietto è risorto quando non ha voluto incontrare il Dalai Lama. È stato un po’ come dire che un conto è parlare ed un altro è razzolare: e nella sua istituzione parlar bene e razzolare male non è stato ne è così infrequente. Anzi.  Comunque, caro Papa Francesco Lei aveva maturato un bel credito.

Non male l’idea di farsi vedere in giro con la sua vetturetta e per qualcuno è stato un bell’esempio se non proprio di democrazia almeno di una qualche vicinanza con uno dei piccoli problemi della gente. Però nessuno l’ha mai visto parcheggiare che se l’avesse fatto, specialmente dalle parti della Sinagoga di Roma, avrebbe guadagnato indubbiamente qualche altro punto. Però il massimo dell’apprezzamento, almeno per una buona parte, forse maggioritaria del mondo occidentale, è stato quando lo scorso maggio ha detto:«Chi sono io per giudicare.» Già, non è facile giudicare specialmente quando si parla degli uomini. Quella volta la sua frase era rivolta agli omosessuali e compiutamente diceva: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?» Già, chi può giudicare su questa “materia”.?

Però venerdì scorso ha azzerato tutto il suo credito quando se ne è uscito con:«Non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo d’unione.» Frase infelice per tanti motivi. Innanzitutto perché non ha riscontro in natura. Anzi. Non solo gli uomini hanno gusti diversi in fatto di sesso ma anche molte specie di animali, c’è chi ne ha contate 1500. Quindi come dire che la pretesa regola da Lei annunciata valga solo per una delle specie vivente sul globo, il che francamente è ridicolo. Anche considerando che le altre specie vivono di istinto e non di libero arbitrio. E poi non tiene conto della realtà ovvero di quello che succede quotidianamente. La famiglia di cui lei parla non sempre è un bell’esempio da vedere per la carica di violenza e di squallore che mette in campo. Anche la questione dell’adozione dovrebbe essere guardata con misericordia. Non è questo l’anno della misericordia? Non dimenticando mai quello che con linguaggio burocratico viene definito «l’interesse del minore» che dovrebbe essere sempre in cima ad ogni pensiero e superare anche il sovrastrutturale concetto di legalità. Se la legge crea un innocente infelice meglio farne a meno.

A questo proposito varrebbe la pena che riprendesse in mano un vecchissimo libro edito nel 1884 che lei senz’altro conosce, dal titolo “l’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato” di Federico Engels. E se ne ha voglia anche uno fresco di stampa scritto da Remo Bodei dal titolo “Il limite”. Quest’ultimo, in particolare, segna un punto fondamentale: rendere indifferenti le differenze. Magari ci riuscisse anche la Sua istituzione millenaria che di vergognosi attacchi alle differenze  da farsi perdonare ne ha parecchie.

Se poi, come scrive Massimo Franco sul Corriere della Sera, Lei è stato trascinato a quella Sua affermazione dalla piazza perde ancora altri punti: la capacità di discernimento va oltre la piazza. Una cosa buona non lo diventa di meno solo perché in tanti (o anche tantissimi) non la capiscono o la avversano. Così come una cosa cattiva non diventa buona solo perché foss’anche la maggioranza la vuole. E le storie dei gatti neri, delle streghe e di Galileo Galilei insegnano. Non si faccia riportare al concilio di Trento, resti coi piedi e la testa ben piantati nel nostro tempo. Altrimenti saremmo alle solite, con la Chiesa come supermercato delle idee e delle opinioni: una per ogni tipo di target.

Castruccio Castracani. Ghibellino senza alcuna fede
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http://ilvicarioimperiale.blogspot.it/2013/09/per-francesco-solo-cose-grandissime-o.html




mercoledì 20 gennaio 2016

L’anno nuovo ha solo venti giorni ed è già vecchio.

Renzi fa Renzi, i catto-dem fanno i catto-dem, il cardinal Bagnasco fa il cardinal Bagnasco, Grillo fa Grillo. Giachetti e Sala vogliono fare i sindaci, non l’hanno ancora fatto. Checco Zalone sbanca e le analisi socio-demenziali anche. Le parti in commedia sono assegnate e il finale è scontato. A meno che…


Tutti si immaginano che l’anno nuovo sarà spumeggiante, meglio del precedente e che, se non sarà proprio ricco, porterà almeno delle novità. In fondo è detto nuovo proprio in alternativa a quello vecchio. Il 2016, da questo punto di vista e non solo, parte male. Dopo venti giorni di vita non s’è registrata una novità che sia una. Tutta roba vecchia e pure rimasticata. La somiglianza con il 2015 è tragica. All’idea che tocchino altri 346 giorni, che poi ce n’è pure uno in più essendo questo bisestile, come quelli già passati l’anno scorso verrebbe il mal di mare pure a Cristoforo Colombo. 

Matteo Renzi insiste pervicacemente a fare la parte di Matteo Renzi. Ormai avrebbe dovuto venire a noia anche a lui. Sempre gli stessi discorsi sempre la stessa annuncite seguita dalla solita ritrattite. Questa volta ha ritrattato sul reato di clandestinità. Ha ammesso che è un reato fesso, come avevano già detto magistrati e forse di polizia, ma non ha varato il provvedimento perché «gli italiani non avrebbero capito, dato il tasso di insicurezza percepita.» Che se voleva dire che gli italici son fessi poteva essere più spiccio. E poi assomiglia viepiù a Renato Brunetta: se non ha qualcuno con cui litigare si sente poco bene. Probabilmente quando non ha altri con cui litigare lo fa con sé stesso. 
Matteo Salvini, ben calato nella parte dell'oxfordiano parla di «cani e porci» dimostrando straordinaria competenza in materia. A ciascuno il suo e qui di novità neanche l'ombra.
Roberto Giachetti, ex radicale, da un tocco in parlamento con il Pd ha confermato che si presenterà alle primarie per la carica di sindaco. Al momento è l’unico candidato. Alla domanda se si dimetterà da parlamentare ha risposto che lo farà se eletto. Cioè si lancia con il paracadute. Non c’è novità. 

Ogni volta che si parla di diritti omosessuali rispuntano i cattodem. Nel Pd ce n’è una caterva che sono progressiste sì, ma poi neanche tanto. Nessuna novità. Renzi ha lasciato libertà di coscienza alle sue truppe. Questa volta non ha chiesto lealtà. Quando c’è aria grama sull’esito dei voti diventa democratico. Nella compagnia di giro per la famiglia etero non poteva mancare monsignor Bagnasco che non ha perso l’occasione per dire che il Parlamento sciupa il suo tempo a discutere di queste cose quando c’è da risolvere il problema del lavoro. Giusto. Non ha accennato però all’evasione fiscale e alle tasse non pagate da Vaticano spa. Dimenticanza solita. 

Papa Francesco, tra l’abbraccio di un bambino e l’altro, ha fatto una scappata in Sinagoga. Anche lì baci und abbracci. C’è andato con la sua Ford, chissà dove ha parcheggiato. Comunque mai che ebrei e mussulmani entrino in San Pietro che sarebbe carino vederli li dentro. Ma sarebbe una novità. 

Anche Grillo continua a fare Grillo e si va di espulsioni. Prima o poi qualcuna gli spiegherà che selezionare è meglio di espellere. Ma sarà una novità. 

Nel giro delle banche è rispuntato il nome di Flavio Carboni. Lui ha un sacco di amici che lo presentano a tutti, ma nessuno di quelli che ha (o avrebbe) incontrato si ricorda di lui. Come collaterale: tutti a dire che la ministra Maria Elena Boschi ha raccomandato il padre, a nessuno che venga il sospetto che lei sia lì, nel giglio magico, proprio in virtù del padre e del fratello. Che sia la solita storia del dito e della luna? 

Berlusconi, chi era costui?, è ancora in circolo, «per obbligo di servizio» e aggiunge che con lui si raggiunge il 40% . L’ha sempre detto ma non è mai successo. 

È morto David Bowie e tutti sono diventati Bowie. Anche Giuseppe Sala, aspirante sindaco di Milano, che vorrebbe una città alla Bowie. È evidente che non sa quel che dice. Rientra nella norma. Che sia stato di centro destra fino all’altro ieri e ora si professi di sinistra non è una novità: «todo modo para buscar» diceva qualcuno. E la frase non ha bisogno di traduzione. Chissà se tutti si diranno Gasparri quando toccherà a Gasparri. 

Checco Zalone ha sbancato il botteghino e le analisi socio-demenziali si sprecano. Come sempre. Insomma le parti in commedia sono assegnate, gli attori gli stessi e la trama quella di sempre (niente di nuovo sotto il sole) e il finale scontato. A meno che ….

domenica 1 novembre 2015

Il Vaticano e il caso Ignazio Marino

L’Osservatore Romano commenta con sarcasmo i recenti fatti di Roma ma non ha usato la stessa misura per quanto successo Oltretevere durante il Sinodo. Anche in quella settimana non sono mancate le farse. La solita storia dei due pesi e due misure. Ci si mette anche il cardinal Bagnasco.

Scrive l’evangelista Matteo (guarda il caso nel gioco dei nomi) a 7, 3-5 che venne raccontata una parabola su una pagliuzza e una trave. Sono passati un paio di migliaia d’anni da che la parabola fu riportata e quindi ci sta che qualcuno se ne sia dimenticato. Ci sta un po’ meno che non se la rammentino quelli che si dicono assidui lettori, nonché esegeti, del libro su cui questa è riportata. Ma, al solito, né la sincerità, vedi parabola, ne lo spezzo del ridicolo la fanno da monopolisti in questo mondo.Ne hanno data ampia prova sia l’Osservatore Romano, che avrà poi da osservare di così originale fuori dai confini dello Stato vaticano che già non sia accaduto al suo interno, sia il cardinal Bagnasco. Ma come s’è detto lo spezzo del ridicolo non la fa da monopolista in questo mondo e segnatamente nella povera Italia. Vaticano incluso.

L’Osservatore Romano ha scrittoSta assumendo i contorni di una farsa la vicenda legata alle dimissioni del sindaco di Roma, Ignazio Marino. Al di là di ogni altra valutazione resta il danno, anche di immagine, arrecato a una città abituata nella sua storia a vederne di tutti i colori, ma raramente esposta a simili vicende.» Gli ha fatto eco, come sbagliarsi, il capo della CEI, cardinal Bagnasco che spera «in una soluzione adeguata perché il Giubileo è alle porte.»

Certo analoghe parole e toni avrebbero potuto essere usati anche per commentare i fatti della settimana del Sinodo. Per esempio quando s’è sparsa la voce delle lettera firmata dai 13 cardinali o l’outing tutto mediatico del teologo ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede,. Che assomigliava più allo spot per il lancio di un nuovo libro che ad una cosa seria. Per non dire di quella simpatica chicca sul preteso tumore di Papa Francesco. Tutti sketch scritti e messi  in scena nella Città del Vaticano. L’ultimo poi è stato particolarmente esilarante: scomodare un tumore benigno, chissà perché poi benigno?, al cervello per dire che il vescovo di Roma sta andando fuori di cotenna. Queste son farse queste da fare inviadia a Groucho Marx. Che poi tutto il pacchetto possa essere di buon viatico per il Giubileo alle porte è tutto da vedere. E magari non tutti i giaculanti fedeli hanno apprezzato i lavori del parlamentino ecclesiastico che alla fine ha visto la mozione vincente prevalere per un solo voto.  Il che fa ben intendere come correnti, sottocorrenti e camarille vivano alla grande all’ombra del cupolone e quanto a mollarsi sganassoni i cardinali non siano secondi a nessuno. Con buona pace dello spirito santo che di solito si dice aleggi su quelle berrette porporate.  Altro che le minuzie che succedono nel Parlamento nazionale.


Ovviamente nulla in contrario a che la stampa estera giudichi le vicende italiche ma se lo facesse con un certo gusto la cosa non guasterebbe, Ciò che invece stupisce, ma poi neanche tanto, è che la stampa nostrana non abbia rilevato la palese scortesia e non se ne sia adombrata come qualche volta, rara, ha fatto con giornali tedeschi e inglesi. Non sarà mica il timore di perdere indulgenze a bloccare le sapide penne italiche?

sabato 27 settembre 2014

I vescovi in Italia giocano a tutto campo.

Bergoglio fa arrestare il cardinale Wesolowski. Pare abbia oltre centomila files di filmini e foto pedopornografiche. Galantino spiega a Renzi quel che deve fare. Che non è na novità, lo stanno facendo tutti. Poi è arrivato il cardinale australiano Pell che ha tracciato un ardito parallelo tra i preti pedofili e i camionisti. Forse Bergoglio legge Tex.

Per fortuna ci sono i vescovi. Senza di loro, le loro azioni, i loro interventi e le loro dichiarazioni, le pagine dei giornali di questi giorni sarebbero state semi vuote e anche un po' più banalotte.
La prima news ha riguardato l'arresto di un vescovo polacco che di nome fa Wesolowski. L'accusa è di pedofilia. Il Papa lo ha rimosso dall'incarico che esercitava in Santo Domingo, l'ha fatto rientrare in Vaticano e poi l'ha fatto arrestare. Pare che il cardinale polacco non possa reggere la prigione e quindi prima del processo è stato posto agli arresti domiciliari. Chissà dove finirà se lo condanneranno. E questa posssibilità è assai concreta. Primo perché pare che la svolta impressa da papa Francesco sulla questione riservatezza, che in altri ambienti si chiama omertà, sia ragionevolmente decisa e poi, dato non trascurabile, le prove sembrano schiaccianti. Possedere oltre centomila files di foto e filmini deve avere il suo peso. Adesso la cosa da scoprire è se il monsignore agiva da solo o se facesse parte di un network. Ipotesi magari probabile. Si tratterà di aspettare: non solo per scoprire quanti amici abbia nel mondo il cardinale ma soprattutto per verificare se la politica di Francesco stia avanzando per davvero.

Poi è stata la volta di Nunzio Galatino, segretaio generale della Cei, che ha redarguito Renzi. Sta diventando un'abitudine. Anche monsignor Galantino ha rilevato che gli slogan qualche volta sono carini ma quando sono troppi stroppiano. E aggiungere “parola di lupetto” non aiuta a trasformarli in fatti e comunque non bastano certo per governare un Paese. Bella scoperta. Come un buon padre Galatino ha consigliato il che fare: cambiare agenda. Che è come dirlo. Poi, come di consueto, dopo la botte è stato colpito anche il cerchio ed ha ammonito i sindacati. Anche per loro non è la prima volta. Anzi anche per loro, sta diventando un'abitudine. Così Renzi e i sindacati potranno dire d'aver qualcosa in comune. Poi per chiudere in bellezza Galatino ha dichiarato che i vescovi non sono interessati a Renzi e non vogliono fare il terzo con il Corriere della Sera e Marchionne. Almeno in modo evidente. La questione come si sa è grave ma drammaticamente non è seria. D'altra parte non si dice fare scherzi da prete?


Infine c'è stato il cardinale Pell. Pare che papa Francesco l'abbia soprannominato «il ranger». Così magari si scopre che Bergoglio legge Tex Willer. Però gli piace, Pell, tanto da averlo inserito nel C9, il gruppo di coordinamento che lavora a supporto di papa Francesco. In altre parole il cerchio magico bergogliano. Pell pare che abbia la fissazione di difendere al di là di ogni ragionevolezza la Chiesa. In Australia aveva escogitato la “Melbourne Reponse” la pratica dei risarcimenti per le questioni pedopornografiche dei suoi preti. Con il suo metodo cercava di controllare le vittime per far uscire alla meno peggio l'istituzione ecclesiastica. Nell'ultimo suo intervento ha tracciato un parallelo tra cardinali pedofili e camionisti stupratori. L'idea è che se un camionista stupra una autostoppista la responsabilità non è del management della compagnia per cui lavora il camionista. Ragionamento ardito che vuol essere un modo elegante per dire che non sta in piedi. Comunque da un ranger forse non ci si può aspettare nulla di meglio. Anche se Tex Willer fa ragionamenti più fini.

giovedì 12 giugno 2014

Pillole dadaiste della settimana

Pillole dadaiste come se piovesse nel Belpaese che è il Paese più dadaista del mondo, Se Tristan Tzara anziché fermarsi a Lugano avesse fatto ancora qualche chilometro si sarebbe trovato nel bengodi del dadaismo: l’Italia. L’unico Paese al mondo dove per essere trasgressivi bisogna usare il buon senso.

Elezioni
Filippo Nogarin neo sindaco di Livorno
Queste sono state le elezioni (locali) in cui hanno vinto tutti i partiti (nazionali).  Ha vinto il Pd che è passato da 10 a 15 capoluoghi di provincia, conquistando niente popodimenoche: Bergamo e per soprammercato anche Pavia il cui ex sindaco era stato scelto con un casting. Però può cantar vittoria anche il M5S che con Filippo Nogarin ha  conquistato Livorno, dove nel 1921 fu fondato il Pci e Civitavecchia dove non è stato fondato niente ma ha un bel porto. Ha vinto anche Forza Italia con un altro sindaco belloccio prendendosi Perugia. Il neosindaco è già stato convocato ad Arcore. Forse Berlusconi vuol dare consigli sul make-up. E anche l’ingrassato Salvini Matteo può vantarsi di aver vinto. Ha perso il Piemonte che è una regione, per via della storia delle mutande verdi, ma ha conquistato Padova che è una città di 200mila abitanti che di Zanonato e dei suoi deve proprio aver avuto le tasche piene. Quindi tutti tutti felici e contenti. Meno gli elettori dato che un po’ più di uno su due è stato a casa. Qualcosa vorrà dire.

Nel Pd i trombati tromboni si rifanno vivi
I bolsi del Pd (vecchi e i giovani) hanno rialzato la testa: una vergogna perdere Livorno ha tuonato Letta Enrico, che pare sia stato tirato in ballo sul Mose per finanziamento illecito, neanche a dirlo. Sentire un giovane vecchio democristiano recriminare sulla perdita della comunistissima Livorno ancor prima che penoso fa ridere. Tra l’altro Ruggeri, l’aspirante sindaco Pd è un dalemiano, vil razza dannata. Come lo sconfitto di Perugia è un cuperliano, altra vil razza dannata di derivazione dalemiana. Era Cuperlo a scrivere i discorsi di D’Alema. S’è rifatto vivo anche quello che arriva prima ma non vince: Bersani. Insomma la solita zuppa di scalda scranni a tradimento che giocano a dadi con la pelle degli italiani. Le comari di Goldoni erano più divertenti.

Padoan: per i risultati bisogna aspettare
Il ministro Padoan dice che ce la si farà ad uscire dalla crisi e che Renzi vincerà la sua scommessa. Se lo augurano tutti, anche quelli che non l’hanno votato. Però per non essere smentito subito il ministro ha aggiunto che bisogna aspettare ancora 6 mesi che sembra la scadenza della garanzia di un frigorifero.  Poi racconta la sua ricetta: crescita e rassicurare gli investitori esteri. Bello ma la novità dov’è?

Il bicchiere mezzo vuoto
In attesa che il paese si riprenda i vertici delle banche sono indagate dalla procura di Trani per concorso in usura. E per non farci mancare nulla il decollato (nel senso di senza collo) governatore della Lombardia, Maroni Roberto, dice che i lavori dell’Expo devono andare avanti a prescindere (dalle inchieste) altrimenti non ce la si farà. Bel modo di rassicurare gli investitori esteri.

Italiani all’estero
Berlusconi Silvio, unico italiano, è stato citato nel libro di Hillary Clinton, al solito ci fa una figuraccia. Che se gli italiani non fan ridere non li cita nessuno. Pare che ossessionasse la povera Hillary continuando a chiederle:«perché negli Usa parlano male di me?» Lei spende qualche pagina per spiegarlo in modo diplomatico e politico. In altre parole tra le righe. Sarebbe stato meglio se avesse risposto con chiarezza dicendo: «non te lo spiego perché tanto non lo capiresti.»

Papa Francesco e gli anatemi
Woityla passerà alla storia come il papa viaggiatore, Ratzinger come il secondo gran rifiuto e papa Francesco come lo scagliatore di anatemi. L’altro giorno se l’è presa con i trafficanti di armi, i corrotti, gli schiavisti e gli orgogliosi. Come dargli torto. Poi ha detto che quando si muore i soldi restano di qua, agli eredi. Lo sapevamo già. Quindi ha chiesto retoricamente alla piazza se i cattivi stessero il mezzo a loro. La piazza a risposto di no e lui era contento. Domanda inutile.  Forse avrebbe dovuto chiederlo a quelli che gli stavano accanto e dietro. Senza dubbio nessuno gli avrebbe dato torto, sarebbe stata una domanda utile, di cui più o meno non conosciamo la risposta.

Una buona notizia
Nel paese dei dadaisti pazzi la vera trasgressione sono le buone notizie: nel carcere di Opera si tengono corsi di alta cucina per i detenuti. Così quando usciranno potranno aprire un ristorante o per quelli più modesti una pizzeria. Bene. Benissimo. I detenuti fanno carte false pur di lavorare e anche studiare che a stare stesi in una branda tutto il giorno ci si annoia. Allora la domanda è perché non vengono impiegati nella ristrutturazione delle carceri disastrate. Magari loro che sono i fruitori della struttura potrebbero dare dei suggerimenti di buon senso.

O tutto questo è troppo dadaista?

martedì 20 maggio 2014

Veronica Lario e le compagne dei preti: diritti delle donne e un (bel) po’ di ipocrisia.

Il gossipparo Chi pubblica alcune foto di Veronica Lario e, a sua insaputa, solleva un grosso tema: come invecchiare. Ben 26 donne scrivo a papa Francesco rivendicando il diritto all’amore. Che per Francesco va bene basta che il bene concupito non sia un prete.

Qualcuno ha voluto vedere un nesso tra la dura (e anche un bel po’ sgangherata) lotta politica del momento e un paio di notiziole che sotto la sottile patina del gossip celano questioni vere che hanno a che fare con il senso della vita. 

Una tratta del modo di invecchiare e l’altra del diritto all’amore. Temi intorno ai quali la filosofia teoretica occidentale ma anche quella orientale che è assai più vasta della prima ha consumato e sta consumando i migliori cervelli. Soltanto con l’enunciazione ce n’è a sufficienza per dar modo a Emanuele Severino di scrivere un nuovo libro e tenere dottissimi seminari a cui invitare belle teste pensanti oltre che qualche liftata giornalista (pretesa intellettuale) e Roberto D’Agostino che liftato non è e, per parità, neppure intellettuale. 
Ma d’altra parte anche il più serio dei seminari può permettersi un pizzico di dadaismo. Purché non sporchi troppo.

Come casus belli  sono emerse alcune fotografie di Miriam Raffaella Bartolini, in arte Veronica Lario, e una lettera inviata a papa Francesco da un gruppetto di donne. Le fotografie ritraggono la signora Bartolini in tenuta da cavallerizza e sono, come si sul dire, “rubate”. Che mai termine ebbe uso più proprio. Comunque la signora è in un maneggio, allo stato nature, cioè senza trucco e senza inganno e con le sue forme ben evidenti. Il che è logico: i cavalli non amano belletti e profumi e, in anticipo sugli uomini hanno suggerito l’uso di pantaloni aderenti anche per le signore. Ma, forse, Signorini Alfonso, direttore di Chi, su un cavallo non è mai salito anche se, magari di qualche maneggio ha pratica. In ogni caso il punto era di mostrare (forse per sbertucciarla e magari con alle spalle un ignoto mandante) una signora di quasi sessanta anni con qualche ruga in viso, un giro vita che richiede proprio un giro per misurarlo tutto e un lato b in abbondanza su quello di Pippa Middleton.. E fin qui non c’è nulla di veramente interessante salvo che per circa trecentomila e briscola, tra maschi e femmine italiani, che settimanalmente versano un obolo a Mondadori per cacciare il naso nei fatti altrui. Contenti loro di vivere la vita per procura.

La cosa degna di nota è invece la risposta che Miriam Bartolini, aiutata dall’amica Latella, ha dato passando per il Messaggero, quotidiano romano: ognuno invecchia come crede e come vuole. E talvolta come può. Che a dire che la vecchiaia non sia una malattia (come peraltro la gioventù) ma solo uno stadio della vita si è tanto veritieri da risultar banali. C’è chi convive con rughe ben in vista e chi con riporti di pelle dietro le orecchie. A ciascuno il suo. Ci sono le super liftatc (anche maschi) e quelle che a farsi liposuzzurre o tagliuzzare non ci stanno. E fanno bene. Perché un conto è invecchiare con la propria faccia e un conto è assomigliare alle altre che han subito lo stesso trattamento e poi tutte insieme, taglio dopo taglio, prendere sempre più le fattezze di Joker, il cattivo  interpretato da Jack Nicholson in Batman. Che vederlo al cinema diverte trovarselo in ascensore, magari travestito da donna, spaventa. Quindi questione di libertà e anche, almeno un po’, di buon gusto e soprattutto di lungimiranza. Le rifatte si riconoscono ad occhio nudo e più che sollevare ammirazione, che gli piacerebbe, s’avviliscono nel ridicolo: stessi occhi da cinesi, stessi labbroni formato canotto che tirano all’insù  e stessi pomelli a palla da biliardo. Insomma stesso Joker.

C’è però da dire che a confrontare le foto d’antan di Miriam Bartolini e quelle attuali  par di cogliere che un qualche interventino, magari di anni non recenti, pur c’è stato. E sarebbe carino se oltre alla petizione di principio ci fosse pure un pizzico di palese rincrescimento. Il che aiuterebbe a meglio contestualizzare il fatto e a far capire che l’essere farlocco e senza sostanza non solo si vede ma neppure aiuta. Che rinsavire dichiarandolo, come direbbe Antonio Razzi, è bello.

Di altra fatta la storia della lettera delle ventisei amanti-fidanzate-compagne di altrettanti preti che rivendicano il diritto all’amore. Anche qui essere contro viene difficile. Ma c’è in questa storia un non so che di bruciato e olfattivamente sgradevole. Il contesto suona strano e sembra studiato apposta per essere giocato di sponda: una sorta di birillo tirato tra i piedi di Francesco. Magari per distrarlo da altro.  Innanzi tutto il fatto che la lettera sia diventata di dominio pubblico. Va bene che i servizi di sicurezza del Vaticano fanno più acqua di uno scolapasta ma adesso si esagera, tanto da far apparire Paolo Gabriele (il cameriere traditore di Ratzinger) una specie di sfinge omertosa.. Il fatto che non riescano a mantenere, non si dice segreta, ma almeno riservata una lettera inviata al Papa fa pensar male. La qual cosa, come noto, non aiuta per il paradiso ma dà una mano a far si che, in terra ,ci si pigli. 

Poi c’è  il fatto che le 26 signore in questione siano sparse su tutto il territorio nazionale e addirittura all’estero. Chissà la fatica a raccogliere le firme. E poi chissà come si sono incontrate dato che una pagina su facebook ancora non ce l’hanno. E forse ci vuole fantasia, ma magari anche no, ad immaginare che fossero al seguito dei loro amati convocati per gli annuali esercizi spirituali in qualche sperduto monastero.  Così mentre i maschietti discutevano sull’amor divino nelle cappelle loro, le signore, come le mamme del doposcuola, magari al bar della parrocchia, trattavano lo stesso ma in chiave profana. Tesi ardita ma le vie della provvidenza, si sa, sono infinite. E neanche sempre molto chiare. 

Anche il numero delle firmatarie fa pensare: o troppo esiguo, solo 26 o troppo alto.. Visto che c’è chi conta in più di mille l’anno i preti che se ne vanno e senz’altro quello dell’amore è la causa principale. Oppure come dice l’Annuarium Statisticun Ecclesiae quelli che hanno abbandonato in Italia sono stati 31, dato però però che risale al 1998 che con i numeri a volte la Chiesa ci va stretta.  E lenta.  E comunque qualche già sposato nella Chiesa cattolica già c’è sono i cosiddetti anglicani-cattolici e i preti della Chiesa d’oriente. L’ipocrisia sta nel dire che si accettano solo quelli che (convertiti) erano già sposati. Come se la legge possa essere plasmata sui singoli casi. 

Per chi vorrebbe il matrimonio il motivo è chiaro. Per chi invece no si arzigogola sul vago. La differenza sta tutta tra scelta teologica, principio di derivazione divina, e scelta culturale che un po’, forse ha a che fare col trascendente ma anche molto con il concreto pragmatismo e lo stare nella società.  
Il pensiero di Francesco al riguardo è molto chiaro (al di là di ogni condivisione) e recita così: se sei diventato padre devi stare con tuo figlio e quindi lascia l'abito talare. Se non sei padre ma solo innamorato devi scegliere: o la donna o la Chiesa. Le due cose insieme, no. Che a parlar d’amore son tutti buoni quanto poi a metterlo in pratica il numero si assottiglia. Comunque bene che si sia formata la prima cellula dell’internazionale delle concubine del cler: ha un che di catarchico. Anche se non sarà una fidanzata-moglie-compagna a cambiare lo spirito della Chiesa. A proposito la politica con queste due notizie non c’entra nulla.