Lettera aperta a Papa Francesco: aveva guadagnato punti
simpatia con le telefonate, le ammissioni di colpa, l’affermazione di non poter
giudicare gli omosessuali e la guida della sua macchinetta. Ne ha persi alcuni
non mostrando come parcheggia, moltissimi non ricevendo il Dalai Lama e tutti
quelli restati con la frase sulla famiglia voluta da Dio.
Caro Papa
Francesco,
eh così proprio non va. In questi anni ha avuto molti alti e qualche basso, pure
importante, ma ora si sta un po’ disunendo, come quei ciclisti che dopo una
lunga fuga cominciano a pedalare disordinatamente. L’ultima sua frase sulle unioni
civili proprio non ci sta: «Non può esserci
confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo d’unione.»
Era partito bene con quel “buona sera” il
giorno della Sua elezione e senz’altro s’era attirato simpatia da parte di
tantissimi: credenti e non credenti. Le prime telefonate avevano fatto colpo,
anche se, essendo fatti privati, nella riservatezza avrebbero dovuto rimanere.
Quando poi hanno cominciato ad essere ripetitive, oltre che sempre più
sbandierate, sono arrivate a noia e hanno cominciato a sollevare qualche dubbio
stimolando magari anche un po’ di
scetticismo. E non a caso il suo ufficio stampa le ha tolte dal palinsesto
delle informazioni. Però quasi tutto, ma non tutto lo scetticismo, è stato
spazzato via quando se ne è uscito con il fatto che le tasse vanno pagate da
tutti, anche dalle imprese della Chiesa e che i preti pedofili vanno puniti e
allontanati. Qualche dubbietto è risorto quando non ha voluto incontrare il
Dalai Lama. È stato un po’ come dire che un conto è parlare ed un altro è razzolare:
e nella sua istituzione parlar bene e razzolare male non è stato ne è così
infrequente. Anzi. Comunque, caro Papa
Francesco Lei aveva maturato un bel credito.
Non male l’idea
di farsi vedere in giro con la sua vetturetta e per qualcuno è stato un
bell’esempio se non proprio di democrazia almeno di una qualche vicinanza con uno
dei piccoli problemi della gente. Però nessuno l’ha mai visto parcheggiare che
se l’avesse fatto, specialmente dalle parti della Sinagoga di Roma, avrebbe
guadagnato indubbiamente qualche altro punto. Però il massimo
dell’apprezzamento, almeno per una buona parte, forse maggioritaria del mondo
occidentale, è stato quando lo scorso maggio ha detto:«Chi sono io per
giudicare.» Già, non è facile giudicare specialmente quando si parla degli
uomini. Quella volta la sua frase era rivolta agli omosessuali e compiutamente
diceva: «Se una persona è gay e cerca il Signore
e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?» Già, chi può giudicare su
questa “materia”.?
Però
venerdì scorso ha azzerato tutto il suo credito quando se ne è uscito con:«Non
può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo
d’unione.» Frase infelice per tanti motivi. Innanzitutto perché non ha
riscontro in natura. Anzi. Non solo gli uomini hanno gusti diversi in fatto di
sesso ma anche molte specie di animali, c’è chi ne ha contate 1500. Quindi come
dire che la pretesa regola da Lei annunciata valga solo per una delle specie
vivente sul globo, il che francamente è ridicolo. Anche considerando che le
altre specie vivono di istinto e non di libero arbitrio. E poi non tiene conto
della realtà ovvero di quello che succede quotidianamente. La famiglia di cui lei
parla non sempre è un bell’esempio da vedere per la carica di violenza e di
squallore che mette in campo. Anche la questione dell’adozione dovrebbe
essere guardata con misericordia. Non è questo l’anno della misericordia? Non
dimenticando mai quello che con linguaggio burocratico viene definito «l’interesse
del minore» che dovrebbe essere sempre in cima ad ogni pensiero e superare
anche il sovrastrutturale concetto di legalità. Se la legge crea un innocente infelice
meglio farne a meno.
A
questo proposito varrebbe la pena che riprendesse in mano un vecchissimo libro
edito nel 1884 che lei senz’altro conosce, dal titolo “l’origine della
famiglia, della proprietà privata e dello stato” di Federico Engels. E se ne ha
voglia anche uno fresco di stampa scritto da Remo Bodei dal titolo “Il limite”.
Quest’ultimo, in particolare, segna un punto fondamentale: rendere indifferenti
le differenze. Magari ci riuscisse anche la Sua istituzione millenaria che di
vergognosi attacchi alle differenze da
farsi perdonare ne ha parecchie.
Se
poi, come scrive Massimo Franco sul Corriere della Sera, Lei è stato trascinato a quella Sua affermazione dalla piazza perde ancora altri punti: la capacità di
discernimento va oltre la piazza. Una cosa buona non lo diventa di meno solo
perché in tanti (o anche tantissimi) non la capiscono o la avversano. Così come una cosa
cattiva non diventa buona solo perché foss’anche la maggioranza la vuole. E le
storie dei gatti neri, delle streghe e di Galileo Galilei insegnano. Non si
faccia riportare al concilio di Trento, resti coi piedi e la testa ben piantati
nel nostro tempo. Altrimenti
saremmo alle solite, con la Chiesa come supermercato delle idee e delle
opinioni: una per ogni tipo di target.
Castruccio
Castracani. Ghibellino senza alcuna fede
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