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lunedì 4 maggio 2015

I black bloc, Milano, Giuliano Ferrara e gli altri

Dopo lo scassamento del 1 maggio Milano si rimette in ordine. Ferrarailgrasso non apprezza. Luca Sofri fa lo spiritoso, Rondolino diventa di regime e Scalfarotto si scopre poeta. Questi i veri danni dei casseur.


Giuliano Ferrara, che su twitter si firma ferrarailgrasso con il classico disegno dell’elefante colorato di rosso, ha commentato quanto successo a Milano dopo i fatti del 1 maggio. Come noto la città ha deciso di ripulire immediatamente i segni della devastante azione dei black bloc. Molti volontari già il 2 maggio erano nelle strade armati di pennelli per cancellare dai muri le stupide scritte mentre altri armati di scope, ramazze e palette si davano da fare per raccogliere le macerie.  Poi per essere certa che il messaggio fosse ben chiaro una cospicua parte della cittadinanza, si parla di circa ventimila persone, ha deciso di scendere in strada. La manifestazione oltre che di massa è stata civile, anzi civilissima e silenziosa. L’esatto opposto di quella di due giorni prima. Il che era ovvio.

Il commento di ferrarailgrasso alla manifestazione e al lavoro dei volontari ha suonato così: «Ultima trovata sinistra milanese. Prima allevano i maiali. Poi puliscono il truogolo delle loro deiezioni #buffonateipocrite» Il commento è decisamente ferrariano, chi potrebbe dubitarne e lo si evince dalla classe e dalla indubbia profondità del pensiero. D’altra parte da chi ha organizzato una manifestazione a base di mutande dal sottile titolo «in mutande ma vivi» (nel 2011) e poi un’altra dal velato, ma sincero e forse anche un tantinello autobiografico slogan «siamo tutti puttane» (2013) difficilmente ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. Se avesse taciuto sarebbe stato un atto sommamente trasgressivo quasi come aspettarsi che un esibizionista tenga chiuso l’impermeabile. E per ferrarailgrasso ballare sulle punte della finezza è la sua seconda natura. Nessuno riesce a trattenerlo. Neanche il ricordo di essere stato un figlio di papà del comunismo italiano. Almeno un po’ di riconoscenza verso la sinistra ci starebbe. Ma questa non è moneta corrente, almeno da quelle parti.

A commento del tweet di ferrarailgrasso appare dopo neanche un minuto (puntuale verrebbe da dire) la chiosa di Luca Sofri che con il probabile intento di essere spiritoso scrive:«@ferrarailgrasso beh, anche a vederla così, non vedo contraddizioni. È quello che si fa di norma.» Immediatamente ritwittato dal maestro. Che ad essere sinceri vien da collocare la frasetta più nell’ambito del non sense che in quello dello humor. Salvo il fatto che non intendesse avallare il teorema ferrariano. E senz’altro non tenendo conto che i succitati maiali non hanno certo favorito, politicamente parlando, gli organizzatori della manifestazione. Come d’altra parte insegna la storia. Ma, anche qui, i figli di papà non sono necessariamente tenuti a conoscere la storia.

Poi c’è stato chi ha apprezzato la reazione della città. Tra questi gli abituali strumentalizzatori.  Tra gli altri c’è Fabrizio Rondolino, neorenziano sdraiato sulla linea: «Ma che bella questa cosa di Milano, commovente, bellissima. A me sembra l'atto di nascita dell'Italia che sceglie Renzi #NessunoTocchiMilano» Come se un milanese civile debba a forza essere renziano e viceversa. Che renziani doc con qualche magagna se ne trovano in lizza per le regionali e nei ministeri. Poi c’è lo Scalfarotto Ivan che si scopre animo poetico e twitta:« Mi piacciono i tuoi quadri grigi /Le luci gialle i tuoi cortei/Milano sono contento che ci sei.» Chissà se Milano può dire altrettanto dell’Ivan. Poi a stretto giro aggiunge: «Milano, sono contento che ci sei: L'articolo Milano, sono contento che ci sei sembra essere il primo su Ivan S...http://bit.ly/1zpvmos » Non sappia la mano destra cosa fa la sinistra.

Il fatto certo è che i black bloc sono una iattura infinita,politicamente e non. Non solo perché ben addestrati, quasi una milizia, e ben equipaggiati, figli di papà. Veri nuovi vandali che dove passano rompono, incendiano, devastano e poi oltre ai cocci si lasciano dietro una scia di retorica che alla fine è il danno peggiore che a ramazzare quella non ci si riesce mai.


domenica 1 marzo 2015

Twitter e la politica

I social network fanno audience i politici ci si infilano. Il punto non è che stiano lì quanto il come ci stanno. Quattro modi d’esserci: dai comunicatori ai cazzeggiatori. I compulsivi come Brunetta e Salvini. I censori come Gasparri, Giuliano Ferrara e ovviamente Brunetta.

I politici che frequentano twitter si possono dividere, ovviamente con la tara delle schematizzazioni, in quattro categorie: a) i comunicatori b) i ritwittatori, c) i segnalatori e d) i cazzeggiatori, che talvolta sono anche cazzari, Naturalmente non si tratta di categorie rigide, può capitare, e capita spesso, che la stessa persona sia presente in due o più cluster. L’uomo non è di legno.

Principe della prima categoria è  Renzi Matteo. Forse è stato il primo a capire le potenzialità del mezzo e soprattutto ad utilizzarlo con precisione. La sua iscrizione risale al gennaio 2009 ed il suo primo  tweet di cui si abbia traccia è del 18/4/13, era ancora sindaco, e racconta: «In Piazza Dalmazia ad inaugurare un nuovo fontanello: beneficio per l’ambiente, un risparmio per le famiglie #coseconcrete m#firenze» Poi  sono venuti tutti gli altri che ad oggi assommano a 4.267, neanche poi tanti quanto sembrano, ma il paradigma è rimasto immutato: Matteo Renzi (sindaco o premier) lavora per il bene della collettività ed è impegnato in cose concrete e il domani sarà radioso. Pochi i tweet fuori schema, il più famoso «#Enricostaisereno» (17/01/14) e il più recente «Evitato il cucchiaio di legno. Strepitosi gli azzurri del rugby #seimnazioni» (28/02/14) Mediamente ritwitta quasi nulla. 

In questa categoria si iscrive anche Brunetta Renato, (febbraio 2009), twittarore comulsivo (19.400 tweet) e può arrivare anche a 18/20 tweet giornalieri (28/02/14) pure se molti sono ritwit. In genere i suoi messaggi fanno riferimento ai fatti del giorno, sono polemici e qualche volta, come ti sbagli, anche astiosi. Il suo primo riferimento è il Mattinale, il suo notiziario che esce di pomeriggio. Se poi qualcuno gli fa notare che per l’orario d’uscita il gazzettino dovrebbe chiamarsi Pomeridiale o risponde con uguale polemica ai suoi pensierini si adombra ed impedisce al reprobo di seguirlo oltre e per colmo della beffa si autocensura. Come dire: la storia del marito che si evira per far dispetto alla moglie gli si attaglia.  Quindi il Brunetta sta in tre categorie: i seri (nel metordo), i ritwittatori e i cazzeggiatori, sottocategoria cazzari. 

Pure Matteo Salvini, usa il mezzo con puntualità ed intelligenza di metodo, nel giudizio i contenuti non sono ovviamente compresi. Si è iscritto tardi (marzo 2011) ma ha recuperato il terreno perduto (9374 tweet). Compulsivo anche lui: un centinaio di tweet nella sola giornata del raduno romano e comunque almeno una decina la sua media giornaliera.  Polemico verso tutti accetta le polemiche che lo toccano, anche se non risponde e tutto sommato ritwitta poco.

Nella categoria dei ritwittatori (talvolta anche frenetici) stanno in genere figure di seconda schiera che, in genere, hanno poco da dire e si contentano di rilanciare messaggi altrui perché a loro favorevoli. Categoria affollata c’è solo l’imbarazzo della scelta: Ravetto, Misiani, Gelmini, Speranza Gasparri, Moretti, Adinolfi, Scalfarotto …

I segnalatori sono quelli che hanno preso twitter per la loro agenda personale e quindi segnalano con puntualità a quale trasmissione radio o tv o convegno o seminario o conferenza o sagra del formaggio parteciperanno. C’è addirittura chi squaderna la sua fatica giornaliera. Che è come dire«guardate quanto sto lavorando.» Che ci mancherebbe altro.  Il messaggio tipo: «tra poco (ore18,30) all’italian book shop di Londra a parlare di informazione costituzionale con amici e compagni del pd Londra» (Scalfarotto) oppure :«In viaggio per Bologna per Stati Genere le #donne ER e questo pomeriggio ad Ancona per inaugurare Casa Demetra» (Fedeli) O anche «giovedì 19 #opensenato, h 8,30 commissione, h9,30/15 #votofiducia #decretoIlva, h16 aula interrogazioni #Stefy2015» (Pezzopane) E anche «Cari amici, Tra poco sarò in diretta su RTB- Retetelebrescia #sempresulterritorio» (Lara Comi)   Che in verità è quello che ci si aspetta da un deputato o da un senatore: che lavori. Come se Cipputi twittasse: «h7,15 timbro cartellino, h7,30 inizio turno, h7,31 primo bullone avvitato, h 9,30 pausa bagno ……» ma Cipputi non può twittare.


Infine i cazzeggiatori (qualche volta cazzari) sono quelli che scrivono tutto  quello che gli gira per la testa. Ci sono quelli che, con il giusto grado di demagogia, vogliono dimostrare di essere come tutti i mortali quindi inneggiano alla squadra del cuore: «Due giorni a #RomaJuve Riviviamo la storia della sfida in meno di un minuto» (Boccia) O quelli che cercano un lavoro alla Rai: «@storace giornalista professionista da tempo quasi quasi faccio domanda pure io…» la firma è di Gasparri. Più comico di così. Ancora: «Ieri al lavoro fino a notte inoltrata alla Camera. Si ricomincia stamani con un unico obiettivo: cambiare l'Italia #lavoltabuona» ( Maria Elena Boschi) Nella sub categoria dei cazzari ci sono quelli che non vogliono essere letti: uno è Brunetta e s’è già detto poi ci sono Gasparri, non poteva mancare, e Giuliano Ferrara che si firma @ferrarailgrasso. Degli insultatori non si dice. Non vale la pena.

sabato 30 agosto 2014

Una bimba, due mamme (lesbo) e un tribunale: la forma e la sostanza.

Un conto è la sostanza, la vita di tutti i giorni e altro la forma che passa attraverso le leggi e conseguenti disposizioni. La solita italica muina. Parafrasando Franco Antonicelli:« Le leggi le mette in movimento solo l’esercizio che ne fa il popolo.»

Questa volta trattandosi del tema dell’adozione da parte di coppie omosessuali non si prenderanno in considerazione né le opinioni di Maurizio Sacconi e tanto meno quelle di Carlo Giovanardi.  E neppure le si ridicolizzeranno. Sparare, metaforicamente parlando, sulla Croce Rossa oltre che non essere bello alla lunga non è neanche tanto divertente, quindi i fatti. 

Raccontano le cronache, assolutamente private e malgrado loro diventate pubbliche,  di due donne, di una sentenza emessa dal tribunale di Roma e soprattutto di una bambina. Le due donne sono lesbiche (sono fatti loro) e dopo quattro anni di convivenza sei anni fa decidono di sposarsi, per questo vanno in Spagna, e come accade a molte coppie desiderano anche di avere un figlio. Già che ci sono lo fanno in Spagna. Con fecondazione eterologa. Invece di un figlio è arrivata una figlia. Per le due donne non è stato un problema, forse entrambe speravano che fosse femmina. Così adesso in famiglia sono tre.

Ora una delle due donne, quella che è la madre biologica sul versante burocratico,con la figlia non ha problemi: può andare a prenderla all’asilo, parlare con le insegnanti eventualmente, ma si spera di no, farle visita in ospedale. E via dicendo. Per l’altra invece nulla di tutto questo. Anzi, legalmente parlando lei è un’estranea: non può iscrivere la piccola nella sua mutua professionale, per dirne una e, per dirne un’altra, mai le maestre dell’asilo le affiderebbero la bimba per riportarla a casa. Per ovviare a questa e ad altri magari più importanti impedimenti la seconda donna chiede di poter adottare la bimba. E quindi, come prassi, si rivolge al tribunale. Questo fa tutte le sue verifiche e scopre che la bimba è normalmente equilibrata e perfettamente a suo agio con quelle due mamme. Quindi nel supremo interesse della minore l’adozione viene concessa.

A questo punto si scatena la bagarre e oltre ai due campioni di buon senso di cui prima ne  intervengono anche altri: da Giorgia Meloni a Francesco D’Agostino ad alcuni di secondo piano che sperano con una qualche sparata di ricavarne un po’ di visibilità. Calderoli docet.  L’argomentazione è sempre la stessa: manca la figura paterna e la famiglia deve essere eterosessuale. Amen. Magari papa Francesco direbbe:«Chi sono io per giudicare.»

Ma rimanendo sul punto vien da dire che la figura maschile manca anche a chi è orfana/o di padre o figlia/o di ragazza madre. Però in questi casi nessuno trova alcunché da eccepire. Dissonanza cognitiva. Evidente.
Tornando al fatto: nessuno ma proprio nessuno tra gli oppositori ha pensato che la bimba vive senza padre e con due mamme da quando è nata e cioè da cinque anni e quindi nella sostanza, che è quella che conta, la cosa non la disturba affatto. Anzi, la sua vita (emotiva ed affettiva oltre che materiale) è felice e si trova in una posizione invidiabile rispetto a quella di figli che hanno padri (ma anche madri) bene assenti e lontani. E per questo nonostante le loro famiglie siano “normali” tanto equilibrati e felici non sono. In fondo se non ci fosse stata la volontà della “seconda madre” di maggiormente tutelarla nessuno si sarebbe mai occupato di questa bimba e della sua famiglia e tutte e tre avrebbero continuato a vivere la quotidiana tranquilla normalità.

Allora: un conto è la sostanza, la vita di tutti i giorni e altro la forma che passa attraverso le leggi e conseguenti disposizioni. Ancora una volta si assistere alla solita italica muina: tanto rumore per nulla. Parafrasando una frase sulla democrazia di Franco Antonicelli si può dire che «Le leggi non calano dall’alto. Non le fanno i politici e non bastano a crearle neppure savi legislatori. Le leggi possono rimanere inerti le mette in movimento solo l’esercizio che ne fa il popolo.»


Sulla questione interviene anche Ivan Scalfarotto che dice:«La magistratura ha aperto la strada, ora bisogna che a questi casi pensi la legge.» Dimostrando così d’aver capito poco, praticamente quasi nulla, e soprattutto di arrivare buon ultimo. È stato veloce solo nel sistemare la posizione sanitaria del suo compagno. Poi ha promesso di lavorare affinché quel tipo di trattamento non fosse solo appannaggio di deputati e giornalisti ma diritto di tutti sia homo che etero, ma non è successo nulla. Come non si ha notizia di sue iniziative concrete per il mondo lgbt. Se ne sta comodo nel suo cantuccio da sottosegretario alle riforme. C.v.d.

lunedì 21 luglio 2014

Diritti gay: la Pascale più veloce di Scalfarotto.

La compagna dell'ex machista Berlusconi si da un gran daffare per i diritti Lgbt. Adesso dichiara che presto verrà presentata una legge. L'aveva promesso anche Scalfarotto ma poi s'è perso chissà dove.


A quanto pare Francesca Pacale ha proprio deciso di essere in prima linea nella difesa dei diritti civili ed in particolare del popolo Lgbt e si sta muovendo con grande decisione.
Se poi alle parole seguiranno i fatti lo si vedrà solo dando tempo al tempo. Da quando la giovane compagna di Berlusconi ha deciso di lanciarsi in questa battaglia civile non si è fatta crescere l'erba sotto i piedi. Anzi sta bruciando le tappe. Il 28 di giugno ha annunciato che si sarebbe iscritta all' Arcigay e il 7 di luglio l'ha fatto per davvero nella sede di Napoli dell'associazione. E poi per dimostrare che questa non è una tematica di parte si iscrive, come naturale, a GayLib che è l'associazione gay che ha come riferimento politico il centro destra.

L'iscrizione è avvenuta con il placet dell'ex machista Berlusconi Silvio sempre ammesso che in famiglia, ancorché di fatto, abbia ancora voce in capitolo. Il che non è dato per scontato. Comunque Francesca Pascale così si è espressa al momento dell'iscrizione: «Lo faccio come donna e compagna di Silvio Berlusconi convinti come siamo, io e il presidente di Forza Italia, che solo se si schiera il centrodestra questo grande traguardo riformista potrà essere finalmente e rapidamente raggiunto.» Con ciò sostenendo che senza Forza Italia non si va da nessuna parte sia che si tratti di riforme istituzionali sia dei diritti civili. E questo un po' preoccupa. Ovviamente una simile forza della natura non poteva fermarsi alle dichiarazioni e presto fatto Pascale Francesca ha costituito un dipartimento in Forza Italia dedicato alla questione gay. Il nome del dipartimento per esteso è: «dipartimento Libertà civili e diritti umani.» E per non farsi mancare nulla giusto due giorni fa ha partecipato alla manifestazione GayPride di Reggio Calabria, che senz'altro non sarà l'unica che la vedrà in pista.

Poiché di non sole manifestazioni vive il politico sia uomo sia donna: ecco l'annuncio di un prossimo disegno di legge. Lei che non è neanche in parlamento, ma questo ovviamente non vuol dire. Sarà proprio il dipartimento a stendere la legge sulle unioni civili e poi si troverà qualche parlamentare come primo firmatario. Magari la Pascale sta pensando a Gasparri o alla Santanché. Tuttavia papabili potrebbe essere anche la Gelmini o la Biancofiore o la Prestigiacomo. Che se fosse sarebbe un bellissimo colpo di teatro. E se non ci ha pensato questo è un suggerimento.

E Scalfarotto Ivan? Senz'altro in tema di diritti civili s'è precipitato a sistemare in primis la posizione sanitaria-assicurativa del suo compagno convivente. (1) Quando l'operazione che odorava un bel po' di casta è diventata di dominio pubblico lo Scalfarotto si è subito affrettato a dichiarare che si sarebbe impegnato per presentare una proposta di legge a tutela di tutti i conviventi, etero e omo, anche al di fuori del parlamento. Si era a maggio del 2013. Di detta promessa si sono perse le tracce. Come dire: passata la festa gabbato lu santo. Ha presentato, in verità, come primo firmatario, insieme a mezzo parlamento la legge contro l'omofobia. Ma qui si è all'abc del vivere civile. Dopo di che il nulla.

È da dire che nel frattempo Scalfarotto Ivan è stato nominato Sottosegretario di Stato al Ministero delle Riforme e, come scrive sul suo sito, ha passato gli ultimi giorni nell'aula di Palazzo Madama ad ascoltare gli interventi (oltre 130) relativi alla riforma del Senato. E questo ci sta è suo compito. Dove abbia passato i giorni e le settimane e i mesi precedenti non è dato sapere. Ma nell'epoca della produttività e della auspicabile crescita far solo una cosa alla volta non depone bene. E questo un ex direttore del personale dovrebbe saperlo bene. Ma forse la produttività di un parlamentare gira su piste diverse.


E così la Pascale in mancanza di alternative si troverà ad essere l'unica a muoversi con vivacità su questo terreno estremamente qualificante per il grado di civiltà di un Paese e mentre fa autocritica su comportamenti e dichiarazioni del passato, su tutte aver paragonato la Santanché a Crudelia de Mon dichiara:«è una battaglia di buon senso.» Com'è vero. Sempre che non si tratti dell'ennesima strumentalizzazione. Che non sarebbe bello.

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(1) http://ilvicarioimperiale.blogspot.it/2013/05/quanto-e-bravo-ivan-scalfarotto.html

giovedì 16 maggio 2013

Quanto è bravo Ivan Scalfarotto: sì ai diritti dei gay. Ma solo se sono della casta

Il Belpaese è bello proprio perché è vario e ci si può trovare di tutto ed anche il suo contrario. Perché la differenza tra atteggiamenti e comportamenti è abissale. Perché la distanza tra politica e società si allarga ogni giorno di più. Perché si è tutti d'accordo nel dire che non è vero che i politici sono tutti uguali ma poi trovar le differenze è lavoro da rabdomanti.


Ivan Scalfarotto è gay e questo è un fatto suo. Ivan Scalfarotto convive con Federico e anche questo è un fatto suo.
Purtroppo in Italia non c'è una legge che regolarizzi le convivenze tra gay e questo è un fatto di tutti. Peraltro nel Belpaese non c'è neppure una legge che regoli le convivenze, anche quelle tra eterosessuali e qnche questo è un fatto di tutti.
Ivan Scalfarotto dopo un passato da bancario, si è occupato anche dell'ufficio del personale, è approdato alla politica e anche questo è un fatto suo. Ivan Scalfarotto è vicepresidente del Pd ed è stato eletto deputato, metodo porcellum, e questo è un fatto che riguarda gli elettori di sinistra. E un pochino anche tutti gli altri visto che tocca a lui e a quelli parlamentari come lui di fare le leggi. Ivan Scalfarotto appoggia il governo Letta e questo è un fatto che riguarda tutti. Bene.
Ivan Scalfarotto alla sua prima esperienza in parlamento ha scoperto, ma lo si sa da tempo, che tutto quanto non è consentito ai conviventi che bazzicano la gente comune è consentito hai conviventi dei parlamentari. E per sovrammercato anche a quelli dei giornalisti.
E quindi qual è la prima cosa che fa Ivan Scalfarotto? Far sì che anche il suo convivente abbia gli stessi benefici di tutti gli altri conviventi dei politici. Della casta direbbero Stella e Rizzo. Eh sì, definiscesi casta un gruppo sociale chiuso. Che magari gode di particolare privilegi. Buffo è pensare che casta ha la stessa radice di casto cioè puro. E la purezza della italiana casta per eccellenza è tutta da ridere.

Quindi dopo queste mirabili scoperte che fa Ivan Scalfarotto? Indovinare quale delle tre alternative Ivan Scalfarotto ha scelto:
a) presenta proposta di legge per abolire il privilegio
b) presenta proposta di legge perché la normativa sia estesa a tutti i cittadini italiani. Non importa di che orientamento sessuale.
c) chiede che il suo compagno abbia lo stesso trattamento dei conviventi etero dei deputati. E si ferma lì.

Pochi ci crederanno, avendolo sentito parlare in tv e intervenire nella direzione del Pd: ha scelto la terza.
Bizzarro vero? Si è comportato come qualsiasi altro. Magari di destra. Ha sistemato le cose sue. E nel modo più semplice, da burocrate: ha fatto domanda. Così come in banca si fa domanda per avere un estratto conto o il libretto degli assegni o magari un mutuo, che però di questi tempi viene concesso a pochissimi, magari solo a quelli della casta politica come le cronache hanno riportato.. E a tassi agevolati. E dopo la domanda il versamento di una piccola quota, che Ivan Scalfarotto ha immediatamente versato.. Tutto a posto e, direbbe uno che la sa lunga, niente in ordine.

Eh già, perché mentre Ivan Scalfarotto sistema la questione del suo convivente centinaia di migliaia di conviventi deboli, che sono per la gran parte donne non hanno nessun paracadute se si ammalano o si infortunano o gli succede qualsiasi altra cosa o se il loro compagno muore. Non hanno diritto alla assistenza sanitaria, a stare vicino al compagno malato, alla reversibilità della pensione o, giusto come ulteriore esempio, alla legittima in caso di eredità e a nessun altro diritto concesso alle mogli. Beate.

Tra le tante di discriminazione ne sa qualcosa la signora Adele Parrillo che ha convissuto per sei anni con Stefano Bolla, uno dei morti di Nassiria. Ha in ballo un paio di cause presso la Corte europea di Strasburgo contro lo Stato Italiano, perché nulla le è mai stato riconosciuto. Neppure la invitano alle retoriche celebrazioni. Bazzecole diranno i parlamentari. Loro sì, che se ne intendono.

Eh già, perché altro fatto bizzarro la questione del convivente di Scalfarotto è stata messa ai voti in Parlamento. Hanno votato a favore il Pd e il Pdl e Sel, cattolici sparsi nei vari schieramenti inclusi. 
Nessuno né la Bindi né Fioroni, né i movimentisti della vita e della morale bacchettona sembra che abbiano avuto da ridire. E non certo perché, come i maliziosi potrebbero pensare si è trattato di uno di loro. Uno della casta. Unico voto contrario quella della Lega, ma questi sono refrattari al buon senso.
Certo viene difficile pensare che ci siano delle differenze e non siano tutti uguali una volta arrivati a sedersi sui quegli scanni. Che essere dei rabdomanti per trovarle, le differenze, certo non è bello.

O forse sì le differenze stanno negli atteggiamenti ma quel che conta sono i comportamenti. E dire che solo il giorno prima quel Rodomonte di Renato Brunetta aveva urlato all'indirizzo della presidente della Camera Laura Boldrini: «Io chiedo a lei Presidente Boldrini ha due pesi e due misure nella solidarietà? Ha due pesi e due misure? Questo non è consentito a nessuno»?
Parole che in linea di principio ed estrapolate dal digrignante contesto brunettiano, che lì erano strumentali, comodamente stanno anche nella bibbia e nei vangeli. Tanto per dire.
Già non è consentito a nessuno avere due pesi e due misure vero onorevole Ivan Scalfarotto?
By the way questa sua personalissima vittoria onorevole Scalfarotto quanto costerà al Pd in termini di credibilità, immagine e voti. Vera delusione. 
Che forse per essere differente ci vuole effettivamente altra stoffa. E anche questo è un fatto che riguarda tutti.