Un
conto è la sostanza, la vita di tutti i giorni e altro la forma che passa
attraverso le leggi e conseguenti disposizioni. La solita italica muina. Parafrasando
Franco Antonicelli:« Le leggi le mette in movimento solo l’esercizio che ne fa
il popolo.»
Questa volta trattandosi
del tema dell’adozione da parte di coppie omosessuali non si prenderanno in considerazione
né le opinioni di Maurizio Sacconi e tanto meno quelle di Carlo Giovanardi. E
neppure le si ridicolizzeranno. Sparare, metaforicamente parlando, sulla Croce
Rossa oltre che non essere bello alla lunga non è neanche tanto divertente, quindi i
fatti.
Raccontano le cronache, assolutamente private e malgrado loro diventate
pubbliche, di due donne, di una sentenza
emessa dal tribunale di Roma e soprattutto di una bambina. Le due donne sono
lesbiche (sono fatti loro) e dopo quattro anni di convivenza sei anni fa decidono di sposarsi,
per questo vanno in Spagna, e come accade a molte coppie desiderano anche di avere un
figlio. Già che ci sono lo fanno in Spagna. Con fecondazione eterologa.
Invece di un figlio è arrivata una figlia. Per le due donne non è stato un
problema, forse entrambe speravano che fosse femmina. Così adesso in famiglia sono
tre.
Ora una delle due
donne, quella che è la madre biologica sul versante
burocratico,con la figlia non ha problemi: può andare a prenderla all’asilo, parlare con le
insegnanti eventualmente, ma si spera di no, farle visita in ospedale. E via
dicendo. Per l’altra invece nulla di tutto questo. Anzi, legalmente parlando
lei è un’estranea: non può iscrivere la piccola nella sua mutua professionale,
per dirne una e, per dirne un’altra, mai le maestre dell’asilo le affiderebbero
la bimba per riportarla a casa. Per ovviare a questa e ad altri magari più
importanti impedimenti la seconda donna chiede di poter adottare la bimba. E
quindi, come prassi, si rivolge al tribunale. Questo fa tutte le sue verifiche
e scopre che la bimba è normalmente equilibrata e perfettamente a suo agio con
quelle due mamme. Quindi nel supremo interesse della minore l’adozione viene
concessa.
A questo punto si
scatena la bagarre e oltre ai due
campioni di buon senso di cui prima ne intervengono anche altri: da Giorgia Meloni a
Francesco D’Agostino ad alcuni di secondo piano che sperano con una qualche
sparata di ricavarne un po’ di visibilità. Calderoli docet. L’argomentazione è
sempre la stessa: manca la figura paterna e la famiglia deve essere
eterosessuale. Amen. Magari papa Francesco direbbe:«Chi sono io per giudicare.»
Ma rimanendo sul punto
vien da dire che la figura maschile manca anche a chi è orfana/o di padre o figlia/o
di ragazza madre. Però in questi casi nessuno trova alcunché da eccepire.
Dissonanza cognitiva. Evidente.
Tornando al fatto: nessuno
ma proprio nessuno tra gli oppositori ha pensato che la bimba vive senza padre
e con due mamme da quando è nata e cioè da cinque anni e quindi nella sostanza,
che è quella che conta, la cosa non la disturba affatto. Anzi, la sua vita
(emotiva ed affettiva oltre che materiale) è felice e si trova in una posizione
invidiabile rispetto a quella di figli che hanno padri (ma anche madri) bene
assenti e lontani. E per questo nonostante le loro famiglie siano “normali”
tanto equilibrati e felici non sono. In fondo se non ci fosse stata la volontà
della “seconda madre” di maggiormente tutelarla nessuno si sarebbe mai occupato
di questa bimba e della sua famiglia e tutte e tre avrebbero continuato a
vivere la quotidiana tranquilla normalità.
Allora: un conto è la
sostanza, la vita di tutti i giorni e altro la forma che passa attraverso le
leggi e conseguenti disposizioni. Ancora una volta si assistere alla solita italica muina: tanto rumore per nulla.
Parafrasando una frase sulla democrazia di Franco Antonicelli si può dire che «Le
leggi non calano dall’alto. Non le fanno i politici e non bastano a crearle
neppure savi legislatori. Le leggi possono rimanere inerti le mette in
movimento solo l’esercizio che ne fa il popolo.»
Sulla questione
interviene anche Ivan Scalfarotto che dice:«La magistratura ha aperto la strada, ora
bisogna che a questi casi pensi la legge.» Dimostrando così d’aver capito poco,
praticamente quasi nulla, e soprattutto di arrivare buon ultimo. È stato veloce
solo nel sistemare la posizione sanitaria del suo compagno. Poi ha promesso di
lavorare affinché quel tipo di trattamento non fosse solo appannaggio di
deputati e giornalisti ma diritto di tutti sia homo che etero, ma non è
successo nulla. Come non si ha notizia di sue iniziative concrete per il mondo
lgbt. Se ne sta comodo nel suo cantuccio da sottosegretario alle riforme. C.v.d.