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mercoledì 25 marzo 2015

Alessandra Mussolini: una buona parola per tutte.

La Mussolini si fa vendicatrice del tradimento della De Girolamo. Alcune signore del centro destra difendono la reproba ma mal gliene incoglie.

Forse a molti sarà sfuggito il sanguinolento scambio di battute tra le donne del centro destra e in altri tempi nessuno se ne sarebbe curato a parte forse Signorini Alfonso che per queste vicende spesso ci perde la testa. Il fatto nasce (21marzo) durante un convegno di Forza Italia organizzato da Altero Matteoli e Maurizio Gasparri dall’emblematico titolo “Riprendiamoci il futuro”, come se non ne avessero a sufficienza del passato. Comunque sia tra i vari oratori ed oratrici (questo detto in omaggio alla Boldrini che vuole i ruoli e le funzioni al femminile) c’è anche l’Alessandra Mussolini. Il di lei intervento si dipana per gli aerei e sofisticati sentieri della filosofia politica quando le viene incontro, quale visione celeste, l’immagine di Nunzia De Girolamo che da qualche giorno sta impazzano nell’etere televisivo. Detto per inciso la De Girolamo ha abbandonato il partito della Mussolini per aderire a quello del “traditore” Alfano. Quindi per la proprietà  transitiva traditrice anch’essa

Una simile visione nella compita dama Mussolini non poteva evocare che altrettanto compite parole ed eccola quindi esclamare: «Non so come sia potuta diventare deputata. Anzi: lo so ma non lo dico.» Che è giusto sapere ma non dire specialmente quando sono in gioco misteri gloriosi e gaudiosi. D’altra parte così vuole la tradizione e la platea ha educatamente assentito con lievi battiti di mani e fini sorrisi. Come si può facilmente immaginare.

Purtroppo per la Mussolini alcune altre signore hanno avuto pensieri non altrettanto garbati, anzi vi hanno visto qualcosa di stonato. Tra le prime a voler dare solidarietà alla Nunzia è stata l’ex compagna di partito adesso Sorella d’Italia Giorgia Meloni. Lo ha fatto con un tweet: «Chissà perché la Mussolini, quando si tratta delle colleghe donna, diventa sempre squallida. Solidarietà alla vittima di oggi N De Girolamo. A parte il fatto che se sono colleghe sono anche donne il commento nella sua soavità ci sta tutto. E a stretto giro di tweet è arrivata la risposta mussoliniana: «Pure la Meloni parla? E' la prova che ho fatto bene #menefrego»  che ha in sé qualcosa di esoterico a parte il menefrego che fa parte della tradizione di famiglia.

Seconda, ma solo in ordine di tempo, ché qui si va per cronologia twitteriana, interviene Renata Polverini alla quale viene riservato un trattamento da clarissa:« Eccone un'altra: tenetevi Forza Nunzia. Forza Italia va dall'altra parte» La parola “forza” per la Mussolini è irresistibile, la metterebbe ovunque, pure sui bucatini. Poi è la volta della Lorenzin, che viene etichettata con «un altro avvocato delle cause perse.» Che suona stonato essendo la  Lorenzin ministra della Sanità e già definita in sede di convegno «dentice» Boh. Colei che senefrega segue logiche mistiche. E questo stesso sapore ha il tweet riservato alla Carfagna, che già in passato l'aveva definita vajassa. Termine ugonotto per dire di donna pia e votata al sacrificio. Questa volta invece suona così: «Brava Carfagna. Dopo in privato ti dico cosa dice di te!» Che come azzardo sembra nebuloso pur lasciando qualche spazio a una casta interpretazione. Da simil consesso non poteva mancare la Mariastella Gelmini, ha un parere su tutto, lei, essendo stata ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca, oltre che, ovviamente, ferratissima sul neutrino. La Mussolini assume un atteggiamento oltre modo misurato e come badessa che si rivolge alla novizia twitta: «Brava! A quando l’ingresso in Ncd? Soprattutto complimenti per il successo del partito in Lombardia.» Chissà che avrà voluto dire?

In tutto questo ci va di mezzo un twittatore, sardo si immagina, che di nome fa Ampsicora. Ha la sventura di ricordare alla Mussolini quel che lei stessa diceva di Berlusconi e quindi è prontamente cancellato. O meglio la Mussolini si autocensura: il sardo non potyrà leggere i suoi tweet.  Ampsicora si lagna del trattamento cui non è nuovo avendolo già ricevuto, dice, dal Maurizio Gasparri che gli impedisce di leggere i suoi preziosi pensieri. Forse se ne vergogna. Anche questa volta, come altre ma non sempre, ci è andato di mezzo un maschietto. Poveretto.  W le donne.


martedì 19 agosto 2014

L'orsa, l'asino e i citrulli.

Un’orsa fa l’orsa un asino fa l’asino e i citrulli al solito fanno i citrulli. Orsa e asino sono facilmente identificabili i citrulli sono una massa in continuo movimento ed evoluzione. La citrullaggine non è cosa solo italiana, di citrulli ce ne sono anche all’estero.

Le cronache degli ultimi due giorni sono state centrate su due simpatici animali un’orsa e un asino e una categoria che non è in via d’estinzione. Anzi.: i citrulli.
Andando con ordine il primo posto per serietà e rispetto delle leggi di natura spetta all'orsa. Si chiama Daniza  ed è una dei 100 esemplari che staziona in Italia.  Daniza è assurta agli onori della cronaca perché ha fatto l'orsa, cioè si è comportata come un orsa. Avendo recentemente partorito due begli orsetti e sentendoli aggrediti da un bipede cercatore di funghi li ha difesi. Attaccando l’estraneo. È normale. In situazioni del genere l'orsa sa fare solo l'orsa. Perché stupirsi? Soprattutto se si cercano funghi e si incappa in due orsacchiotti e li si vede a trenta metri di distanza il buon senso dei non citrulli dice di allontanarsi velocemente e non di nascondersi dietro un albero. E poiché l'orsa si è comportata da orsa sarebbe da citrulli abbatterla cioè sparargli che vuol dire ucciderla. Tutto il mondo, specialmente quello anglosassone animalista da sempre, ne ha già parlato il Guardian, definirebbe il fatto come un atto di pura barbarie e l'immagine del Paese e quindi anche il turismo ne soffrirebbe.  Lega nord e Forza Italia chiedono invece il blocco del programma che ha riportato gli orsi nei boschi italiani, sostenendo che questo «danneggia il turismo.» Quindi chi sono i citrulli?

Pimpon è il nome di un asinello di circa 19 anni costretto dal suo padrone, un francese, a portarsi in groppa oltre 100 chili di materiale vario con l’obiettivo di arrivare a Roma essendo partito Santiago di Compostela. Giustamente il povero animale viene sequestrato dalla pubblica autorità per motivi di evidente umanità, verrebbe da dire animalità, essendo piagato e male in arnese. Ma la legge dei citrulli è sempre all’erta e quindi per ritardi burocratici e di non trasmissione degli atti l’asinello finisce il periodo di sequestro e torna nelle mani dell’aguzzino. Sembra di assistere nuovamente al bellissimo film, anche lui francese, intitolato Au hasard Balthazar la storia di ingiustizie e nequizie è la stessa. Comunque per farla breve la cronaca racconta di due sequestri, una ricca offerta in denaro, rifiutata, di una telefonata del console francese, della dichiarazione della Direzione generale del ministero della Salute in difesa del quadrupede, di un tentativo di rapimento dello stesso da parte dell’orrido proprietario, di un inseguimento del rapitore da parte della polizia e alla fine di un ulteriore sequestro dell’asinello da parte dell’autorità italica. Il fatto inizia il 16 di giugno e finisce, si spera, il 13 di agosto. Quasi due mesi. Chi sono i citrulli?

Citrullaggine internazionale.  A Tel Aviv si celebra un matrimonio. Fatto di per sé poco rilevante se non per gli sposi. Errore. Lui è arabo e lei è ebrea, da due giorni convertita all’Islam. Vien da dire «saranno fatti loro.» Di nuovo errore. Un partito della destra ebraica insorge. Il tribunale di Tel Aviv permette ai dimostranti di esprimere la propria contrarietà al fatto: quando la citrullaggine prende le vesti della giustizia. Però c’è un però: i dimostranti possono manifestare ma solo a duecento metri di distanza e rinchiusi in appositi recinti sorvegliati dalla polizia a cavallo. Quando la citrullaggine ancorché legalmente vestita dimostra di non saper scegliere.

Citrullaggine nazionale. Viene intervistato dal Corriere della Sera il ministro del Lavoro Giuliano Poletti da Imola. Per chi non lo sapesse Imola era definita «la città dei matti» perché di manicomi dall’inizi dell’800 ne aveva ben due: il Manicomio centrale e il manicomio dell’Osservanza, vere città nella città. Sarà un caso. Poletti ha parlato di pensioni, di contributi di solidarietà da prelevare da quelle più alte e per definire queste ha sibillinamente aggiunto «dipende da dove si mette l’asticella.» neanche si trattasse degli europei di atletica. A stretto giro gli hanno risposto Mariastella Gelmini, quella della galleria del neutrino, e Gasparri quello che firma leggi che non ha scritto e nemmeno letto. E poi sono intervenuti anche Edoardo Patriarca deputato pd ignoto ai più e l’ex lega ambiente, ex socialista, ex forzista, ex ministro ed attuale, chissà per quanto, Ncd Maurizio Sacconi. Chi sono i citrulli? Nessuno si azzardi a rispondere: gli italiani.