Ciò che possiamo licenziare

mercoledì 12 febbraio 2020

Ecclesia politica


La noiosità della politica italiana obbliga a guardare all’estero. Lo Stato della Città del Vaticano è quello che ci assomiglia di più. Papa Francesco pomps out Georg Gäenswein e il cardinale Parolin dice e si contraddice che con il nome che porta le parole dovrebbe saperle dominare.

Papa Francesco con padre Georg Gaenswein
 Dopo il Papeete, la simil beatificazione di Craxi e le ultime elezioni regionali la noiosità della politica italiana sta raggiungendo vette inimmaginabili. I tentativi di ravvivarla da parte di quella sorta di Jack Russell che fu il rottamatore, fino ad ora ha rottamato solo sé stesso, se agli inizi parevano divertenti a lungo andare, sono diventati viepiù prevedibili e infantilmente barbosi. Per inciso e a beneficio dei non cinofili Jack Russell è una razza di cani di piccola taglia, iperattivi, quasi sempre, ma non sempre, assai simpatici molti, dei quali hanno la tendenza a credersi dei Rottweiler. E questo è il caso del rottamatore.
Tutto ciò posto, per svagarsi e trovare qualcosa di divertente non  resta che gettare uno sguardo all’estero e magari trovare uno Stato che in qualche modo ci assomigli: abbia le nostre virtù (poche) e i nostri difetti (molti) e che anzi, volendo vedere, ce li abbia ben trasmessi. Quindi lo Stato della Città del Vaticano è perfetto.
L’occasione ghiotta la fornisce lo stesso Papa Francesco che, a seguito della divertente diatriba su preti sposati-sì, preti sposati-no,  ha deciso hic et nunc di rinunciare al pregevole contributo di padre Georg.Gäenswein Per intenderci si tratta del segretario di Ratzinger. I britannici direbbero che padre Georg è stato pomp out, in Vaticano, con minor fantasia, ma più perfidia dicono che “è stato congedato”, come succede ai camerieri, poi a mezza voce aggiungono “ a tempo indeterminato”. In altre parole: sparato fuori. E fin qui c’è poca ciccia per la satira, ma ecco correre in aiuto a questa il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin che non è nuovo a simili auxilia externa. Questa volta mette in campo il suo spirito paradossale e definisce interpretazione maligna che “la Chiesa sia un luogo dove si scontrano le fazioni più diverse, dove ci sono (ahi-ahi qui manca il congiuntivo) gruppi di pressione, gruppi di potere e cordate”.  Spesso in modo più spiccio e chiaro l’oltretevere viene definito un nido di serpenti, Ma tant’è. Dopo di che, senza tanti giri il cardinale afferma che, parole sue: “nella chiesa c’è di tutto anche il peccato e da questo dobbiamo convertirci tutti i giorni”.Tradotto è vera l’affermazione precedente e poi, giusto per non farsi mancare nulla chiosa che non bisogna: “caratterizzare la Chiesa stessa in termini puramente umani e sociologici definendola secondo orientamenti, partiti, tendenze”. In altri termini il solito fate quel che dico e non fate quel che faccio. Che non è proprio una bella spiegazione. Millenaria storia che va avanti senza soluzione di continuità, come Dante e Boccaccio e millanta storici hanno dimostrato. La domanda è perché non facciano fare dei corsi di comunicazione anche al cardinale che si chiama, ironia della sorte, Parolin e con le parole e il loro senso qualche dimestichezza dovrebbe averla.  Negare l’evidenza o il sentire comune, lo insegnano alle prime lezioni, è il peggio che si possa fare. Alternativamente conviene tacere.
Buona settimana e buona fortuna.

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