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venerdì 1 aprile 2016

Cardinal Bertone e Federica Guidi alla ribalta. È il 1° di aprile

A guardarla da lontano sembra un bel pesce d’aprile invece è tutto vero. Il cardinale Bertone tira in ballo altri 30 colleghi con case più belle. La Guidi viene elogiata per le dimissioni fulminee. A nessuno nel Pd viene in mente che il merito sta nel non doversi dimettere. Sullo sfondo Maria Elena Boschi. Il 1° aprile è ancora lungo

Per il 1° aprile gli italiani avrebbero preferito il classico pesce e invece no. Anche questa volta è stata la solita allegra palettata di organico. Per l'occasione, come da titolo sono stati coinvolti un cardinale e una ministra. L’abbinata potrebbe essere rubricata sotto la voce eccezionalità. Il cardinale di cognome fa Bertone, ex segretario CEI e comunque non nuovo alle cronache, mentre la ministra è Federica Guidi di cui invece in questi due anni di governo si è sentito parlare poco. Preferiva l’understatement. Se il suo viaggio in Egitto con una sessantina di imprenditori italici non fosse caduto in concomitanza con l’affare Regeni probabilmente sarebbe passato sotto silenzio. E invece per entrambi, in questo 1° aprile, si sono aperti i riflettori della cronaca. Cronaca brutta.


Del cardinale e del suo mega appartamento con ultra ristrutturazione s’è già scritto, sul fatto dei costi, belli altini, a orecchio quasi una mezzomilionata, invece pure. Così come s’è scritto che il cardinale colto da improvviso raptus di prodigalità, del tutto fuori dagli schemi per il ruolo, aveva poi deciso di regalere (i maligni dicono restituire) centocinquantamila eurini all’ospedale Bambin Gesù, di Roma. Però questa generosità si è manifestata a rate. Cosa che non è di tutti i giorni e, in ogni caso, al momento non è dato sapere a quale rata si sia arrivati. Comunque per adesso il cardinale non risulta essere indagato come invece lo sono due ex manager dell’ospedale. Peculato, appropriazione e uso illecito di denaro i reati contestati. Però non è detto. La giornata del 1° aprile è ancora lunga e soprattutto dovrebbe ricordare il cardinale che «Dio non paga il sabato.» Nel senso comune sta a significare che la punizione di Dio anche se tarda a giungere è immancabile e inevitabile. Primi passaggi del catechismo che don Tarcisio dovrebbe ben conoscere.  Nel frattempo, giusto per mettere un po’ di miele sulla torta, Emiliano Fittipaldi ha scovato un paio di lettere dalle quali si evincerebbe che il don ben sapeva che i denari necessari e sufficienti alla ristrutturazione sarebbero usciti da altre tasche, da terzi si dice, e transitati in qualche modo per i fondi dell’ospedale. Che poi non è chiaro perché un terzo debba versare denaro all’ospedale con l’intenzione di contribuire alla ristrutturazione dell’appartamento di un cardinale. Misteri della fede. Meno misteriosa sembra invece la dichiarazione di don Tarcisio quando afferma che:«Non me ne vado. Trenta cardinali hanno case più belle» Che sarebbe come dire, nell’ordine, che il vezzo è ben distribuito, che mal comune è mezzo gaudio, tradotto se son tutti colpevoli non c’è alcun colpevole e che, infine, ci sono altri trenta su cui indagare. Che trenta siano i cardinali come i denari di Giuda è solo un caso. A questo punto l’autorità papalina dovrebbe procedere con un interrogatorio del cardinale, persona informata dei fatti, e predisporsi a compilare una nuova lista. Tempi duri per i magistrati di ogni Paese.

Altra storia, anche se poi al fondo sempre di soldi si tratta, la questione della ministra Guidi che si è dimessa a causa di una intercettazione telefonica dalla quale si evincerebbe il suo interessamento per un emendamento prima bocciato e poi approvato che avrebbe favorito il suo fidanzato, Gianluca Gemelli, indagato per traffico d’influenze, ed il suo cliente Total. Sul fatto che le dimissioni fossero opportune non ha eccepito neppure Andrea Romano, il che è tutto dire. Come tutti i neofiti anche lui è più realista del re. Le dimissioni sono state fulminee ed hanno fatto la gioia di Fabrizio Rondolino che con un tweeter ha commentato «Brava Guidi e Bravo Renzi»  L’incenso a Renzi viene di default, in ogni pezzo, neanche fosse una clausola del contratto. Quel «Brava Guidi» invece è un po’ ambiguo: brava per essere riuscita a recuperare l’emendamento o brava per le dimissioni? Perché dimettersi in quella situazione più che un merito le dimissioni sono l’atto, al minimo, dovuto per un precedente demerito. E che demerito. Il merito non sta nel dimettersi velocemente ma nel non doversi dimettere per nulla di politicamente sgradevole se non addirittura di illecito. Ma forse il ragionamento  è troppo complesso e il fatto che ci si debba confrontare con la complessità non fa parte del contratto. Nel paciugo è in qualche modo coinvolta anche Maria Elena Boschi che, dalle telefonate, risulta aver detto sì al ripescaggio dell’emendamento: dopo banca Etruria la questione del petrolio. Non male. Anche per lei 1° aprile è ancora lungo.

sabato 19 dicembre 2015

Il cardinal Bertone Tarcisio donerà 150.000 euro. A rate.

In linea con «quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe» il cardinal Bertone ha concesso alla presidente dell’Ospedale Bambin Gesù di comunicare che donerà 150.000€. Ma lo farà a rate. Dona 150.000 avendone incassato, a sua insaputa, 200.000. A occhio e croce ci vorranno sette anni e mezzo per terminare la donazione. A Bertone gli auguri di lunga vita da parte di tutti gli atei, anticlericali e mangiapreti d’Italia.


Il cardisal Bertone Tarcisio, donerà all’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma il fantastico importo di 150.000€. E poiché nell’era della comunicazione più sfrenata non è più di moda il motto  «non sappia la tua destra quello che fa la tua sinistra» (Matteo 6, 1-4) la notizia è stata propalata con suono di grancassa e trombe dalla presidente dell’Ospedale, Mariella Enoc. Il perché di tanta generosità l’ha raccontato vatileaks: per la ristrutturazione dell’appartamento del cardinal Bertone è stata spesa una montagna di soldi. Per essere meno generici e più puntuali si citano notizie di stampa: 300 mila euro avrebbe speso il cardinale di tasca sua (1), sudati risparmi, e di 200 mila sarebbe stato l’obolo, chissà quanto consenziente e cosciente, versato dall’Ospedale pediatrico Bambin Gesù (2). Ovviamente, come nella migliore tradizione quest’ultimo importo sarebbe stato erogato a completa insaputa del beneficiario. Il mondo non è affatto strano come pensano taluni illusi  proprio perché si ripete continuamente. La storia del «a mia insaputa» ricorre nella cronologia delle disgrazie del Belpaese e degli Stati in esso geograficamente inglobati. 

Comunque, com’è come non è, il cardinale pur non ammettendo alcun dolo e meno che mai colpa, s’è reso conto che tutta questa vicenda ha danneggiato l’immagine dell’Ospedale pediatrico e quindi ha deciso di porvi un qualche rimedio. Questo è quanto Bertone fa dire alla Enoc. Che poi il rimedio arrivi con qualche anno di ritardo è solo responsabilità dell’essere il cardinal Bertone un teologo e come tale abituato a spezzare il capello almeno «settanta volte sette.» Ma alla fine ce l’ha fatta. L’elargizione non avverrà hic et nunc ma a rate. Essere stato arcivescovo di Genova ha lasciato qualche traccia. Però a riguardare le cifre in ballo: l’arcivescovo ha ricevuto (sempre a sua insaputa) 200mila euro e ne dona, a distanza di anni, 150mila fa venire il dubbio che qualcosa non quadri. Mancano all’appello 50.000 euro, che coi tempi che corrono non son proprio bruscoli. Così come quel «a rate» fa tenerezza poiché va ad equiparare il cardinale emerito ad una coppia di sposini che pagano a rate il divano o il lampadario. Solo a un cardinale può venire in mente di donare a rate. Il più è crederci. Infatti ad una persona normale può solo capitare di decidere di donare piccole somme ma tutte intere e subito. E poi, di solito, le rate stanno a significare il ripianamento di un debito. Altro il buon senso non suggerisce. 

Adesso comunque si tratterà di capire l’entità della rata. Se la pensione di un sì tanto porporato si aggira, come pare, intorno ai 5.000€ netti al mese e si ipotizza che per le piccole spese tra cui il mantenimento di tre suore (che ci fanno tre suore a casa sua?) ed una segretaria (una casa questa non ce l’ha?)  che stazionano in quelle stanze h24, più la luce, il gas ed il telefono, e magari Tasi e Tari se ne vadano 3.000 euro al mese ne restano solo 2.000 a disposizione della donazione. Il che tradotto nella crudezza dell’aritmetica risulta che la donazione vedrà la sua fine solo fra settantacinque mesi ovvero fra sei anni e mezzo. E in questo lasso di tempo senz’altro la mano destra saprà quello che sta facendo la sinistra. Allora non c’è che da confidare sullo stato di salute, che ci si augura forte e vigorosa, del Bertone Tarcisio che lo scorso 2 dicembre ha girato la boa degli 81 anni. E dunque nell’interesse dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù si immagina che tutti, compresi atei, mangiapreti e anticlericali incalliti, vorranno augurare al cardinale Bertone di spegnere ancora un bel po’ di candeline. Almeno sette. 
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(     2) http://www.ilpost.it/2015/11/05/si-parla-ancora-della-casa-di-bertone/

venerdì 26 dicembre 2014

Suor Cristina sbanca in Germania. Si torni sotto lo stato Vaticano.

Laici e laicisti si mettano il cuore in pace: quelli di oltre Tevere sono più bravi. Berlusconi, Monti, Letta (Richetto) e poi Renzi hanno bucato le tournée in Germania mentre per suor Cristina standing ovation alla prima.

Laici, laiscisti, repubblicani, mangiapreti, atei, agnostici, miscredenti in genere e sbattezzati dello Uaar devono farsene una ragione: meglio tornare sotto lo stato del Vaticano. Loro, i preti, saranno anche indigesti, magari un po’ untuosi, magari pure un bel po’ saccentelli e comunque sempre con una verità, la loro, in tasca, però, obbiettivamente sono più bravi. Il caso di suor Cristina è solo l’ultima prova provata della superiorità della Chiesa verso l’italico stato. Proprio non c’è storia. La suora canterina ha sbancato anche in Germania. I rigidi e freddi teutoni sono andati in visibilio per la suora che calza scarpe da ginnastica, rigorosamente nere e senza stringe. Anche queste hanno avuto il privilegio di un bel primo piano. Le scarpe di Renzi non hanno mai goduto di un simile omaggio. Il fatto è accaduto durante Die Hellene Fischer Show.. Dicono i bene informati una delle trasmissioni più seguite della popolarissima rete Zdf. Applausi a scena aperta e poi standing ovation. Con la televisione ci aveva provato anche Berlusconi con Telefünf . Fu un fisco. Evidentemente il Berlusconi va (andava) bene solo per gli italici. Evvabbene.

Infatti il suddetto piaceva così tanto agli italici che se lo sono tenuto come presidente del consiglio per ben tre governi e con l’ultimo lo hanno anche mandato in tournée in Germania. Fiasco completo sia di pubblico sia di critica. Il massimo che ha saputo rimediare è stato un risolino. Era di scherno. E se ne è accorto mezzo mondo. Non fu una bella figura. Allora convinti che il Berlusconi non fosse il più adatto, in senso darwiniano, cj si è riprovato con altri tre. La tournée in Deutchland è d’obbligo. Prima è stato mandato il sussiegoso Mario Monti. Uno in grado di reggere una conversazione in inglese. Conservatore quel che basta, vaghe supposizioni di affiliazione alla massoneria che ha cercato di fugare frequentando ostentatamente le messe domenicali e tutte le altre comandate. Buco nell’acqua: i tedeschi si sono dimostrati più freddi di lui. Allora è stata la volta di Richetto Letta. Come il precedente sa stare a tavola compitamente ed è pure più curiale ma come al precedente e ad altri manca il quid. I tedeschi non hanno neanche fatto in tempo a conoscerlo che il twitter “Enricostaisereno” l’ha letteralmente asfaltato. Adesso è la volta di Renzi Matteo. Ruspante, ma non rozzo come il primo, cattolico ma non curiale e gatta morta come gli altri due. Il mix è cambiato, ma non il risultato. Buca con acqua.

Con sister Cristina invece la situazione è completamente ribaltata lei sul gradino più alto a cantare True colors di Cindy Lauper e i germanici in piedi a spellarsi le mani. Se chiedesse di sforare il tetto del tre per cento le direbbero di sì. Così, sulla parola. D’altra parte ha cantato anche con Patti Smith e di fronte a papa Francesco. Mica bruscoli.  E lui, papa Francesco, con due lettere e tre telefonate ha sistemato la questione Usa-Cuba. Non ci riuscivano da più di sessant’anni. Chapeau.

Allora che aspettare: si chieda subito di tornare immediatamente sotto le insegne vaticane. Toccherà qualche barbosa messa cantata e magari qualche processione e poi il rosario nel mese mariano, ma si vuol mettere con il rispetto internazionale? Forse fra le pochissime controindicazioni c’è che il cardinal Bagnasco sia ancora in giro. Parlando dei due marò ha detto: «È un fatto che non comprendo.» Oggettivamente non è il solo fatto che non ha colto e comunque non è l’unico a non averlo capito. Chiedere alla Farnesina ed al Ministero degli Esteri. Lì è buio pesto. Comunque, Bagnasco et Bertone et similia a parte, vale la pena farci un pensierino. Suor Cristina e le sue scatenate consorelle sono la soluzione  giusta. Successo assicurato. Provare per credere.

giovedì 24 aprile 2014

Aprile in Vaticano: un libro, due papi diventano santi e due cardinali inaugurano casa. Tanto c’è chi paga

Il 24 uscita del libro di Bergoglio, il 27 due papi assurgono agli altari. In più si ha notizia di cardinali che inaugurano spaziosi appartamenti che per spazzarli e spolverarli per intero ci vuole un’impresa di pulizie. Le chiacchiere stanno a mille e i fatti, come sempre, stanno a zero.

La fine di questo aprile in Vaticano si nostra ricca di avvenimenti non s’è fatto in tempo a festeggiar la pasqua che già vengon avanti altri epocali eventi. 
Il 24 del mese esce il primo libro di di Jorge Mario Bergoglio, che per professione porta anche il nome di Francesco. Che un papa, soprattutto se di origine gesuita, scriva molto ci sta. E a quanto pare Francesco non vuol essere da meno. Questo probabilmente è solo l’inizio poiché seguiranno lettere, che da quelle parti si chiamano epistole, e discorsi, che poi soprannominano qualche volta omelie e talaltra prediche, e  quindi anche encicliche e nei momenti di stanca o di poco tempo si fa la raccolta dei discorsi e delle prediche e si lancia un libro. Che è anche un bel business perché  verrà venduto alle parrocchie e da queste ai fedeli nonché alle biblioteche di tutto lo stivale. L’editore è Rizzoli Libri  che notoriamente non è un’opera pia ed anzi con autori di gran fama , come il papa per l’appunto, risistema qualche parte del bilancio. Non male.

Questo di Bergoglio per l’appunto è una raccolta di cose già dette, pure se in qualche parte un po’ rimaneggiate, anche perché in questo primo periodo di pontificato Francesco s’è dato un gran daffare a lanciare proclami e soprattutto a far telefonate. Che la bolletta vaticana è andata alle stelle. In ogni caso di tempo per scritti nuovi ed originali ce ne è stato pochino. Comunque sia come sia il titolo del libro non è male anzi ha un che di quasi rivoluzionario che richiama alla mente il grande timoniere Mao Tze Tung, e infatti recita: “La verità è un incontro. Omelie da santa Marta.” Mao diceva che la verità è rivoluzionaria ma tra incontro e rivoluzione lo spazio è breve. Tra le anticipazioni che sono state mandate ai giormali dall’efficiente ufficio stampa vaticano si legge che il pontefice esorta al coraggio (e dagli con la rivoluzione) e scrive: «abbiate il coraggio di chiedere.» E in effetti a chiedere un lavoro, e una pensione dignitosa e magari anche una casa ce ne  vuole del coraggio. Per chi ce l’ha ancora, il coraggio. E non se l’è venduto per arrivare a fine mese.

Chi invece è riuscito a mettere insieme il coraggio per chiedere pare sia stato il Cardinal Bertone. Ha fatto fatica, poveretto, questo lo si immagina tra croci d’oro e bei gemelli per le camicie su misura e le berette di fine seta, ma alla fine ce l’ha fatta,: ha chiesto un appartamentino da 700 metri quadri ed è stato esaudito. Anche il cardinal Sodano ha raccolto tutte le sue forze ed è riuscito a mettere insieme 400 metri quadri. Ha ragione papa Francesco, bisogna avere il coraggio (o la faccia tosta) di chiedere. Questi due hanno avuto e il coraggio e la faccia tosta, hanno chiesto ed hanno ottenuto. Chissà se c’è qualcuno che avrà il coraggio di chiedere che questi due siano se non proprio buttati fuori almeno spinti un po’ di lato perché non siano di danno alla Chiesa e magari anche al buon gusto per non dire al buon senso. E magari che questo qualcuno sia pure esaudito.

Domenica 27 aprile verranno canonizzati due nuovi santi: san Giovanni XXIII e san Giovanni  Paolo II. Il primo ci ha messo decenni per arrivare sugli altari e ancora adesso tra i porporati c’è qualcuno che storce il naso, mentre per il secondo è stata questione di pochi anni, che nei tempi della Chiesa sono minuti se non addirittura secondi. Ma G.P. secondo s’intendeva un po’ più di marketing e poi in qualche modo fa da bilanciere con quell’altro. Quindi tutto in regola , che non si scontenta nessuno. Comunque sarà una gran festa a Roma. Dalle valli bergamasche e dalla Polonia caleranno nella città eterna milioni di turisti che sommati a  quelli che già si trovano lì faranno un bel numero. È un fatto della Chiesa ma la Città del Vaticano sta nel bel mezzo di Roma e il Comune dovrà in ogni caso, e pure obtorto collo, partecipare all’organizzazione. 

Già si stanno predisponendo maxi schermi per quelli che non potranno arrivare in piazza san Pietro, neanche si trattasse dei mondiali di calcio. E poi per garantire almeno un poco il traffico dei torpedoni e mobiliterà la polizia locale, che poi sono i pizzardoni, e si aumenteranno le corse dell’Atac. Che già di suo quest’ultimo fatto ha del miracoloso e quindi è prevista la distribuzione di generi di conforto:acqua, cappellini per il sole ombrelli per la pioggia e ambulanze. Ovviamente i chiamati in servizio dovranno esser pagati, capita ai lavoratori, e poiché son fuori orario questi saranno straordinari.   Pare che il tutto costerà qualche milionata.
La stima, ad andar cauti pare si aggiri sui 7 e briscola milioni. Le spese saranno a totale carico del Comune di Roma ce come si sa è già indebitato fino al collo e per dirla chiara nun cià manco gli occhi pe’ piagne. Il Vaticano spenderà zero. Come ti sbagli!

Forse qualcuno dovrebbe trovare il coraggio, come si ritorna sempre al punto, di telefonare al papa e, se trova la linea libera e lui risponde, rivolgergli questa piccola preghiera:  

«A Francé, santità, ce semo armati de coraggio coraggio                                    
e per questo stamo qui a chiederte st’omaggio.                                           
Méttete una mano sur core l’artra in ta saccoccia                                                                              
e tira quarche sòrdo per ripagà la generosità de Roma capoccia.                              
Santità, a Francé, a fa’ discorsi e tirar fori paroloni                                          
alla fine chi più chi meno son tutti bboni                                                              
che ne diresti de cambià sta storia                                                                                                        e caccia' a gente che c'ha tutta stà bboria»

Che il tutto,  poi volendo, può essere tradotto anche in spagnolo.