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lunedì 20 gennaio 2025

Giubileo 2025: già il primo santo.

Non s’era ancora aperta la prima Porta Santa che già le anime belle dalla Repubblica si erano lanciate nella beatificazione di un truffatore e a poche settimane dall’inizio del Giubileo anche un supercorrotto sale agli onori degli altari laici. Mancano ancora undici mesi alla fine dell’Anno Santo e la lista degli aspiranti beati è lunga.  



Dopo neanche un mese dall’apertura delle Porte Sante ecco spuntare il primo santo. No, non oltre Tevere dove sono persone serie e prima di mettere uno sugli altari lo rivoltano qualche decina di volte come un calzino. Infatti in quel minuscolo staterello (per dimensioni) a nessuno è passato neppure per l’anticamera del cervello di beatificare, figurarsi santificare, Monsignor Marcinkus. Anzi, di questo faccendiere americano, corrotto e corruttore, c’è da credere si stia cancellando, con i soliti tempi biblici, anche la memoria. Tutt’altro affare al di qua del biondo fiume dove memoria è un concetto evanescente, talvolta effervescente, sicuramente mai conseguente. Le autorità dello Stivale, in verità, sulla questione dell’Anno Santo si sono portate avanti e già nel 2023 hanno iniziato la beatificazione di un condannato per truffa ai danni dello Stato: niente popodimenoché il Berlusconi Silvio. Mica bruscoli. Le condanne avrebbero potute essere molte di più, ma il piazzista (definizione Indro Montanelli) è riuscito a modellarsi leggi su misura, ad allungare processi (altro che toghe rosse), e addirittura (caso Ruby docet) a scavallare il buon senso. Oltre ad essere un piazzista era anche un guitto di second’ordine: memorabile per i suoi cucù e per come di lui ridessero in eurovisione le cancellerie d’Europa, per non dire del baciamano ad un dittatore sanguinario, Gheddafi Mouamar, che lo prendeva allegramente per i fondelli coram populo. Con queste appena accennate benemerenze il soggetto in questione è stato beatificato e santificato già pochi giorni dopo la dipartita e quindi funerali di Stato, francobollo commemorativo e intitolazione di un aeroporto, giusto per citare gli encomi più eclatanti. Presentarsi all’aldilà con queste premesse ha del rischioso. Ora che il Giubileo è al suo primo complimese ecco spuntare un altro bel campione di corruzione: l’incompianto Craxi Bettino. Detto il cinghialone (copyright Vittorio Feltri).  Corruzione in billions, of corse. Anche in questo caso i paroloni si sono sprecati: “personalità rilevante”, “interprete autorevole della nostra politica estera” capace di “spiccata determinazione nelle battaglie politiche” infine, senza pudore, “grande statista”. Evvabbé. Certo nel 1990 il ministro Mattarella Sergio la pensava diversamente, tanto da dimettersi per protesta contro la legge Mammì che consegnava gli spazzi non occupati dalla Rai nelle mani di uno solo; guarda caso il Berlusconi Silvio. Pare per 23 billions ad personam. L’anno in cui si vendono le indulgenze è ancora lungo e quindi non pochi piduisti e delinquenti vari possono tranquillamente aspirare.

Buona settimana e buona fortuna.

lunedì 12 giugno 2023

Silvio Belusconi è morto: nihil nisi bonum o nihil nisi verun dicendum est?

  Dei morti si deve dire bene o la verità? Un mediocre da vivo diventa una eccellenza da morto? Allora nella storia dell'umanità di men che buoni non ce n'è mai stati. Finalmente s'è scoperto perché Macchia Nera e la Banda Bassotti non muoiono mai. Degli antichi romani si prendono le ipocrisie protocattoliche e non il buon senso.

Gli antichi romani, dicevano: de mortuis nihil nisi bonum dicendum est. Frase ipocrita il giusto, protocattolica il giusto, bigotta il giusto. La morte spaventa sempre un po’, quindi meglio andarci cauti. E forse per questo Walt Disney non ha mai fatto morire Macchia Nera e la banda Bassotti: gli pareva troppo obbligare Topolino a dire bene di questi. Al massimo quando qualcuno muore si può scrivere che è stato figura controversa. Poi, comunque, ci penserà la storia, o chi vince, a far tornare i conti: difficile trasformare un asino morto in un puroisangue. Silvio Berlusconi di sé amava dire di essere un imprenditore e un leader. L’ossessione con cui lo ripeteva faceva venire il dubbio che dovesse autoconvincersi più che convincere. All’origine della sua ricchezza stanno situazioni opache, di chiaro ci sono solo gli esagerati aiutini ottenuti da diversi governi della prima e seconda repubblica sia per le sue attività immobiliari sia per quelle televisive. Come dire: date quelle condizioni ci sarebbe riuscito chiunque. Di certo c’è che quando è entrato senza aiutini e con molta presunzione, nel settore della distribuzione ha fatto fiasco e che  tra il 1990 e il 1994 è andato ben oltre l’orlo del fallimento e ancora una volta fu salvato, come bene ha ricordato in Parlamento Luciano Violante (28 febbraio 2002) dalla politica. Gli amici il Berlusconi Silvio li ha trovati soprattutto tra i nemici: i terribili comunisti ed ex tali. Mentre gli amici dichiarati erano stuoini. Ci sta. Quanto poi a quel che  dicono le malelingue e qualche intercettazione telefonica, gli amici erano più interessati alla pecunia e lo hanno spremuto  bene bene, ma è un accidente della cronaca. Della condanna a quattro anni per frode fiscale dopo molti altri processi prescritti e delle cene eleganti è inutile dire.  Il suo ingresso in politica è stato una iattura per il Paese: ha elevato la demagogia a sistema, ha dimostrato come si possono impunemente emanare leggi su misura e paracaduti d’ogni tipo, tra gli altri l’indulto del 2006: gli ha fatto scavallare tre anni di carcere. Tutte leggine sempre firmate e sottoscritte dal Presidente della Repubblica di turno. Non ce n’è mai stato uno, dei Presidenti della Repubblica, che abbia fatto ricorso alla Corte Costituzionale per una piccola verifica su quanto stava firmando. È bastato lo facessero dei privati cittadini e s’è scoperto come la legge elettorale che tanto lo avvantaggiava, fosse incostituzionale in molte delle sue parti. Distrazioni. Non ha visto avanzare la crisi del 2008 e anzi l’ha negata citando ristoranti pieni e liste d’attesa per i voli all’estero e in aggiunta ha condotto una politica fiscale suicida.  Ha svilito l’immagine dell’Italia all’estero, i suoi cucù come le sue grida, Mister Obama, I’m mister Berlusconi, hanno fatto il giro del mondo rendendolo  per quel che effettivamente è sempre stato: un ometto ridicolo. D'altra parte non sapeva portare con dignità la propria calvizie e si vergognava della sua altezza a cui dava rimedio con tacchi interni. Penoso.  Di lui e, purtroppo dell’Italia, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno riso in pubblico, erano in eurovisione e chissà quanti altri in privato. Ha sperperato il denaro della res pubblica: con quella sorta di ciucciotto elettorale che è stato (ed è ancora) il ponte sullo stretto, con il G8 della Maddalena, con la ricostruzione de l’Aquila, con grandi opere mai finite o farlocche, con la cessione di Alitalia ai sedicenti capitani coraggiosi, ma totalmente incompetenti e la lista è ben più lunga. Per sua stessa ammissione ha fallito la rivoluzione liberale: l’aveva promessa, ma, molto probabilmente, a parte lo slogan, non ne conosceva né il senso né il perimetro. Salvatore Settis in Italia Spa ha raccontato di come il suo malgoverno si stesse estendendo anche al patrimonio artistico e culturale. D’altra parte è stato un ministro del suo governo a dire che con la cultura non si mangia: idiozia sesquipedale. E anche le sue barzellette erano grevi e di cattivo gusto. Da pataccaro. Indro Montanelli lo definì un piazzista. Quindi vien difficile dirne bene anche da morto. Meglio sarebbe stato per il Paese se fosse rimasto l’oscuro impresariuccio edile degli inizi. E varrebbe la pena ripensare il detto latino e cambiarlo in: De mortuis nihil nisi verum dicendum est. Qualche volta Il Vicario Imperiale ha dovuto occuparsi di lui. L'ha sempre fatto a malincuore.   

Buona Settimana e Buona Fortuna.           

mercoledì 15 gennaio 2020

Craxi: santo subito


Preparata da anni è in atto la beatificazione del cinghialone Bettino Craxi. Da Martelli passando per Berlusconi fino ad arrivare a Renzi. Dibattiti, reportage e anche film. Coas di meglio.



E dai e dai e dai alla fine ci si sta riuscendo: il processo per la beatificazione di Craxi è partito alla grande: reportage, articoli, iniziative varie. Presto l’avremo sugli altari laici della toponomastica. Quindi aspettatevi piazza Craxi . Viale Craxi e magari, in un impeto di modestia anche qualche vicolo Craxi. Così va il mondo.

Condannato per finanziamento illecito e corruzione ha tentato di difendersi con la puerile giustificazione del “così fan tutti”. Come dire: reato comune mezzo gaudio o mezza assoluzione. Non sempre i proverbi l’azzeccano.

Adesso tutti a dire che grande politico sia stato e tra gli agiografi  nientepopodimeno che un maĵtre a penser del livello di Silvio Berlusconi che il cinghialone, come lo definì il Feltri Vittorio, lo ha     ben beneficiato con tre decreti legge sulle televisioni ricevendone in cambio, si dice, si mormora, si bisbiglia, ma la calunnia si sa è un venticello, ci sia stata una bella tangente miliardari. Così come fu, dicono sempre le malelingue, anche per il mega affare edilizio di Milano2 e seguenti. PierPaolo Pasolini direbbe “io so ma non ho le prove”. Ma Pasolini non c’è più. E poi ovviamente il Martelli Claudio, come ti sbagli, delfino o trota ante litteram. E giù giù fino all’ultimo acquisto in questo campo: il Renzi Matteo che per arrivare fin lì è partito dalla Margherita e transitato per la segreteria del Pd   Adesso tutti a dire che grande statista fosse il Craxi Benedetto in arte Bettino. Quello che  tagliò di tre punti la scala mobile guarda caso proprio nella notte di San Valentino, una piccola strage contro le buste paga dei lavoratori. Ma tant’è. Ci vollero poi quattro anni per recuperare quel taglio. Del cinghialone, così lo appellava il Feltri Vittorio  si ricorda con soddisfazione il nuovo Concordato in cui il Vaticano rinunciava a che quella cattolica continuasse ad essere religione di Stato in cambio dell’8 per mille sulle dichiarazioni IRPEF. L’8 per mille, si sa, val bene una rinuncia. Ovviamente. By the way alla Chiesa Cattolica vanno non solo gli importi liberamente assegnati dargli, ma anche quelli che non vengono conferiti ad alcuno;  questi anziché essere un risparmio per lo Stato diventano un ulteriore costo. Sic transeat glori a mundi. 

E si ricorda anche la buona situazione economica, che peraltro era favorevole a livello internazionale, ma si tende a raccontare, sottovoce, che in quegli anni decollò anche la spesa pubblica. I guai di oggi partirono anche da lì.  E ci fu la Milano che era da bere ovvero corruzione a go-go e il mariuolo Mario Chiesa non era solo anzi. Poco si parla del conto protezione che, si dice, per la gran parte serviva a mantenere l’apparato del partito anche se qualcosa, e si trattava di miliardi di lire, rimaneva attaccato a qualche mano e di solito quelle del padrone ne afferra la più parte. Craxi ammise il finanziamento illecito, ma non la corruzione: che è come dire che i finanziatori illeciti altri non erano che buoni samaritani che elargivano in cambio di nulla. Una bella favola, ma che agli smaliziati vien difficile credere. Peraltro l’associazione partito socialista uguale ladri era di sentire comune. Riempì il partito di nani e ballerine e le scenografie dei suoi congressi erano sempre più megalomaniche. 

Il vignettista Forattini lo disegnava con la camicia nera e gli stivaloni di Mussolini cui talvolta negli atteggiamenti assomigliava. Per il Craxi Bettino si inventò i termine decisionismo, che nello scontro con gli americani funzionò almeno nella base di Sigonella. In seguito verrà il celodurismo di Bossi. Anche lui condannato per truffa ai danni dello Stato e, guarda il caso, parte di quei denari sono finiti per spese personali della famiglia del senatore.  Se non è zuppa è pan bagnato. Adesso non resta che attendere l’uscita del film Hammamet e le prossime puntate del processo di beatificazione per cui buona settimana e buona fortuna.

venerdì 26 dicembre 2014

Suor Cristina sbanca in Germania. Si torni sotto lo stato Vaticano.

Laici e laicisti si mettano il cuore in pace: quelli di oltre Tevere sono più bravi. Berlusconi, Monti, Letta (Richetto) e poi Renzi hanno bucato le tournée in Germania mentre per suor Cristina standing ovation alla prima.

Laici, laiscisti, repubblicani, mangiapreti, atei, agnostici, miscredenti in genere e sbattezzati dello Uaar devono farsene una ragione: meglio tornare sotto lo stato del Vaticano. Loro, i preti, saranno anche indigesti, magari un po’ untuosi, magari pure un bel po’ saccentelli e comunque sempre con una verità, la loro, in tasca, però, obbiettivamente sono più bravi. Il caso di suor Cristina è solo l’ultima prova provata della superiorità della Chiesa verso l’italico stato. Proprio non c’è storia. La suora canterina ha sbancato anche in Germania. I rigidi e freddi teutoni sono andati in visibilio per la suora che calza scarpe da ginnastica, rigorosamente nere e senza stringe. Anche queste hanno avuto il privilegio di un bel primo piano. Le scarpe di Renzi non hanno mai goduto di un simile omaggio. Il fatto è accaduto durante Die Hellene Fischer Show.. Dicono i bene informati una delle trasmissioni più seguite della popolarissima rete Zdf. Applausi a scena aperta e poi standing ovation. Con la televisione ci aveva provato anche Berlusconi con Telefünf . Fu un fisco. Evidentemente il Berlusconi va (andava) bene solo per gli italici. Evvabbene.

Infatti il suddetto piaceva così tanto agli italici che se lo sono tenuto come presidente del consiglio per ben tre governi e con l’ultimo lo hanno anche mandato in tournée in Germania. Fiasco completo sia di pubblico sia di critica. Il massimo che ha saputo rimediare è stato un risolino. Era di scherno. E se ne è accorto mezzo mondo. Non fu una bella figura. Allora convinti che il Berlusconi non fosse il più adatto, in senso darwiniano, cj si è riprovato con altri tre. La tournée in Deutchland è d’obbligo. Prima è stato mandato il sussiegoso Mario Monti. Uno in grado di reggere una conversazione in inglese. Conservatore quel che basta, vaghe supposizioni di affiliazione alla massoneria che ha cercato di fugare frequentando ostentatamente le messe domenicali e tutte le altre comandate. Buco nell’acqua: i tedeschi si sono dimostrati più freddi di lui. Allora è stata la volta di Richetto Letta. Come il precedente sa stare a tavola compitamente ed è pure più curiale ma come al precedente e ad altri manca il quid. I tedeschi non hanno neanche fatto in tempo a conoscerlo che il twitter “Enricostaisereno” l’ha letteralmente asfaltato. Adesso è la volta di Renzi Matteo. Ruspante, ma non rozzo come il primo, cattolico ma non curiale e gatta morta come gli altri due. Il mix è cambiato, ma non il risultato. Buca con acqua.

Con sister Cristina invece la situazione è completamente ribaltata lei sul gradino più alto a cantare True colors di Cindy Lauper e i germanici in piedi a spellarsi le mani. Se chiedesse di sforare il tetto del tre per cento le direbbero di sì. Così, sulla parola. D’altra parte ha cantato anche con Patti Smith e di fronte a papa Francesco. Mica bruscoli.  E lui, papa Francesco, con due lettere e tre telefonate ha sistemato la questione Usa-Cuba. Non ci riuscivano da più di sessant’anni. Chapeau.

Allora che aspettare: si chieda subito di tornare immediatamente sotto le insegne vaticane. Toccherà qualche barbosa messa cantata e magari qualche processione e poi il rosario nel mese mariano, ma si vuol mettere con il rispetto internazionale? Forse fra le pochissime controindicazioni c’è che il cardinal Bagnasco sia ancora in giro. Parlando dei due marò ha detto: «È un fatto che non comprendo.» Oggettivamente non è il solo fatto che non ha colto e comunque non è l’unico a non averlo capito. Chiedere alla Farnesina ed al Ministero degli Esteri. Lì è buio pesto. Comunque, Bagnasco et Bertone et similia a parte, vale la pena farci un pensierino. Suor Cristina e le sue scatenate consorelle sono la soluzione  giusta. Successo assicurato. Provare per credere.

venerdì 20 giugno 2014

La settimana del bon ton

Ecco i veri maître a penser della finezza: Maurizio Gasparri,  Silvio Berlusconi,  Vittorio Feltri e l’imperdibile Antonio Razzi. Bonjour finesse.

Nel  Paese più dadaista che c’è questa è stata la settimana del buon gusto. O se si vuole essere raffinati del bon ton. E quindi ecco i veri maître a penser della finezza. Tra questi come non trovare (rullo di tamuri) Maurizio Gasparri,  (rirullo di tamburi)  Silvio Berlusconi,  (trirullo di tamburi) Vittorio Feltri e l’imperdibile (quadri rullo di tamburi )Antonio Razzi. Così non ci si fa mancare nulla. In realtà ci sarebbero altri scalda scranni del parlamento e pure altri giornalisti. Ma questi  quattro sono più che sufficienti.  Altrimenti si fa indigestione. Bonjour finesse.

Magliette e cene eleganti
Si parte dall’abruzzese più irriso dagli italiani: Antonio Razzi.  Ha fatto stampare, a spese sue si spera, delle chiccose magliette (confezionate, forse, nella Corea del Nord)  con il suo marchio di fabbrica, fine ed elegante.: “te lo dico da amico, fatti li …zzi tua.” Che magari se li facesse per davvero i …zzi sua l’Antonio, ma lontano dal parlamento, sarebbe un bene per tutti meno che per uno: Maurizio Crozza. Naturalmente Razzi ha pensato bene di omaggiare tutti i suoi amici con tanto fine cadeau. E tra gli amici, non poteva mancare l’amico più amico, quello al quale il Razzi Antonio sarebbe anche disposto a regalare un rene, dato che questi gli ha regalato un posto al senato. Con vitalizio annesso.  L’amico in questione è noto per la sua abilità ad organizzare cene eleganti ed in queste la razziana maglietta non sfigurerebbe affatto. Anzi sarebbe  il giusto tocco di classe, la ciliegina sdulla torta. L’amico in questione è il Berlusconi Silvio che ha commentato il dono dicendo: “te lo dico da amico …..” …Fine, vero? Che classe. Quando si dice che gli uguali si cercano e pure si trovano. Ahinoi.

La classe non è acqua
La classe non è acqua e questo si sa ma a maggior ragione lo dimostra  Maurizio Gasparri. Lui che ha un incarico di notevole prestigio istituzionale, è uno dei vice presidenti del senato un altro è Roberto Calderoli, giusto per fare il paio, dopo Italia Inghilterra  in un twitter  ha definito gli inglesi come boriosi e coglioni. Il twitter gli deve essere scappato mentre si guardava allo specchio. Ovviamente.

Il commento di Vittorio Feltri ha commentato un tuo post?
Feltri, come si sa, ha scritto un editoriale dal titolo «schifezze d’uomini», dedicato a Carlo Lisi, l’uomo che a Motta Visconti ha ucciso la moglie e due figli. L’ho criticato sostenendo che tra le schifezze d’uomini che circolano per il paese Lisi non si trova certo tra le prime posizioni. Il giornalista più educato d’Italia ha risposto con un twitter che recita: «le schifezze ci sono dappertutto anche tra i giornalisti ma anche fra chi li critica con veemenza eccessiva.» Da che pulpito. Goodmorning Babilonia.

L’albero del cocomero ha nominato il dadaista della settimana
Tutti i giovedì alle ore 19,00 Ryar web radio (www.ryar.net) manda in streaming la trasmissione  l’Albero del Cocomero al cui interno c’è la rubrica Costume Dadaista  che elegge il dadaista della settimana. La scorsa settimana si è aggiudicata la nomination e la vittoria  Claudio Cottarelli, commissario alla spending review, per la sua brillante idea di risparmiare tagliando la luce nelle città mentre in quella in corso il titolo di dadaista della settimana è toccato a Maurizio Gasparri. Non c’è stata storia, ha sbaragliato tutti gli altri concorrenti, e c’erano nomi di calibro, vincendo a mani basse. Ha vinto la competizione non solo per aver definito gli inglesi in quel modo ma, soprattutto per come ha reagito alle critiche ed in particolare a quella di Wired. Ha insultato tutti a raffica e a Wired ha riservato questo commento:  «wired non so chi sia, per viltà come tanti si cela dietro l’anonimato, serve nome e cognome per indicare a nettezza urbana».
Gasparri, Wired è una rivista internazionale distribuita in quasi tutto il mondo che si occupa di cultura, politica, scienza e, non ultimo tecnologia!!

Per questa volta a Vittorio Feltri è andata male, è stato battuto, da è un vero fuori  fuoriclasse,  ma si rifarà presto. Quasi certamente.

lunedì 29 ottobre 2012

La magistratura rovina l'Italia. Crozza però....

Insomma digiamolo, come direbbe Ignazio Benito Maria La Russa, in modo forte e chiaro Silvio Berlusconi  ha ragione. Manco a dirlo. Ha straragione. Anzi ha ragione da vendere. E se vogliamo pure da comprare. Che non si sa mai. Coi tempi che corrono.




La magistratura, questa magistratura rovina l'Italia.
E' vero. Verissimo.
Ogni volta che il Paese sta per risollevarsi ecco che interviene qualche giudice che con un'alzata d'ingegno distrugge il lavoro pazientemente fatto fino a quel momento. 
In questi mesi la nazione ha cercato con grande sforzo e con grande fatica di  togliersi dai guai nei quali si trovava. E nei quali era stata cacciata a forza da politici quanto meno inadeguati. Per non dire pure un po' fresconi e festaioli. Lazio e non solo, docet.
Pezzo dopo pezzo, come fanno i bimbi quando con diligenza piazzano i loro mattoncini di legno, uno sull'altro, per innalzare le loro piccole casette o carta dopo carta, come fanno i nonni quando con quelle da ramino costruiscono bellissimi e complicatissimi castelli, si stava ricostruendo il Paese. Quand'ecco che t'arriva l'uomo nero. Nero per via della toga s'intende.
Bhè quest'uomo nero vede  bimbini e nonnini tutti intenti nei loro lavorini e che ti fa? Una cosa da nulla. Dà un semplice colpetto allo spigolo del tavolo e la casetta di mattoncini di legno ed il castello di carte cadono, neanche fossero incappati nel tornado Caterina. 
Ma signori giudici vi rendete conto di quello che avete fatto? Aveva deciso di ritirarsi  e voi grazie al vostro colpo d'ingegno lo ributtate tra i piedi del Paese. Ma questa è cattiveria. Cattiveria vera. E c'è anche un po' masochismo.
Avete voluto strappare un padre a cinque figli e un nonno a sei nipoti, che questi sono veramente suoi e non di Mubarak, per ributtarlo addosso a sessanta milioni di italiani, che con lui non hanno nessun grado di parentela, senza considerare gli extracomunitari regolari e clandestini e i turisti. Pensate anche ai turisti.  Forse quegli undici, tra figli e nipoti, se lo volevano tenere ben stretto, vicino vicino, tutto per loro e non intendevano più dividerlo con altri. E quasi tutti gli italiani, che c'è sempre qualche bastinan contrario, glielo avrebbero lasciato pure volentieri.
E invece, arriva il solito giudice e zac, con una sentenza rovina tutto. Eh sì che bastava essere un po' più clementi e Silvio, s'intende Berlusconi, sarebbe quasi scomparso. L'aveva già detto che si sarebbe ritirato. L'aveva detto contro voglia e si capiva, ma oramai l'aveva detto e, come sanno anche i nipoti suoi, glielo insegnano all'asilo, la parola data non si cambia. Quando mai! Alla faccia di Ferrara Giuliano che ha passato notti e notti a scrivergli il discorso della ritirata e di Angelino Alfano che non ne può più di avere uno zio aggiunto. Non gli potevate dare solo tre anni? Così con gli indulti vari finiva quasi con un pareggio. Condannato ma indultato. E tutti si tirava un sospiro di sollievo. Forse.
Adesso invece tutti gli italiani dovranno sorbirsi altri mesi di sproloqui a base di “mi consenta” e “per fortuna che Silvio c'è” e “le serate di Arcore erano di classe”, che con gli ospiti che c'erano non c'è da dubitarne  e “i comunisti mangiano i bambini” che adesso c'è Renzi il primo bambino a mangiare i comunisti e “togliamo questa tagliamo quello” e “abbasso le tasse che non vanno pagate” e “l'IMU … e l'euro”. Insomma le solite robette da dilettanti allo sbaraglio.  Che Merkel e Sarkozy, che erano amici suoi, e il resto dell'Europa già ci hanno (de)riso sopra.  
Si pensava di essere felicemente usciti dalle quattro fasi infantili (mai così appropriate pensando a questi anni) e di essere entrati in quella della maturità. E invece forse no. E' vero che si nasce per soffrire e ai nati di questo periodo gli tocca Silvio Berlusconi.
Ovviamente non tutti soffrono. Qualcuno brinda. Per esempio Alessandro Sallusti e Daniela Santanchè e forse anche Vittorio Feltri e senz'altro la Mussolini e la De Gerolamo e la Brambilla e quella manciata di deputate che si definisce le amazzoni azzurre. Queste sono ferme al tempo di quando giocavano coi puffi. Che se avessero continuato a giocarci e ci giocassero ancora oggi sarebbe pure meglio. Per dire dei suoi amici.
 E senz'altro brinderà anche qualcuno di insospettabile come  Crozza e Vergassola. Giusto per dirne due, che qualcun altro c'è senz'altro. Avranno ancora di che scrivere per far ridere gli abitanti del Bel Paese. Ma per loro è lavoro: sono pagati un tot a risata.



mercoledì 10 ottobre 2012

Massimo D'Alema quasi come Silvio Berlusconi. Quasi.


Eh sì, perché talvolta i maestri sono irraggiungibili. E i discepoli non ce la fanno.
Massimo D'Alema nella sua sfrenata corsa all'inseguimento del maestro Silvio Berlusconi è sempre un passo indietro. La sua è una vera ossessione ma non riuscirà mai ad essere come il modello.
Silvio per lui è inarrivabile.
Berlusconi è già riuscito a dire: “si, mi ricandido come premier – no, non mi ricandido come premier - sì mi ricandido ma come semplice parlamentare - no non mi ricandido neanche come parlamentare” mentre il sè-dicente lider maximo del pd, quello che Francesco Cossiga, ghignando, definiva “il più intelligente di tutti” e poi righignava è riuscito a balbettare e solo oggi: “volevo lasciare ma ho deciso di restare”. Ma perché?
Ci ripensi onorevole D'Alema, pensi a noi, non ci faccia ancora del male. Per oltre vent'anni abbiamo avuto lei e Berlusconi: un'accoppiata che solo un popolo come il nostro poteva digerire. Magari con un po' di bicarbonato. Non a caso uno dei pochi prodotti in crescita di market share.
In fondo 23 anni di parlamento sono tanti. Lei ha già maturato la pensione, e magari gliela danno pure subito mica come quelli che hanno lavorato che la devono aspettare ancora a lungo e poi ha diritto anche a quella di giornalista e forse anche a quella di marittimo honoris causa e forse-forse è in attesa di maturare anche quella di coltivatore diretto. E come sovramercato può far conto sui diritti dei suoi libri. Ne vende di libri, vero?
E diciamola tutta di cose da fare ne ha: si occupi della sua fondazione, della sua nuova tenuta  agricola, della vendita di Ikarus (che nome più sfigato per una barca non si poteva trovare), lustri le onorificenze da mezzo conte che il Vaticano le ha elargito e magari, se proprio-proprio, si dedichi alle sue memorie. Non c'è molto da ricordare anche se lei il nulla lo sa descrivere benissimo e con ampia dovizia di particolari. Un vero maestro in questo.
Dicono che si voglia ricandidare a causa di Matteo Renzi. Di solito ci si candida per e non contro.Questo dovrebbe capirlo anche lei.  Comunque lasci perdere, in fondo il giovane sindaco di Firenze sta facendo quello che a lei sarebbe piaciuto fare ma non glie è venuto. Come al solito.
Finalmente avremo quelli di destra che votano per un partito del centro sinistra.
Non è quello che voleva fare anche lei? E poi  nella polemica politica, quella seria, non ci si attacca al jet privato e alle Mercedes, che altrimenti a qualcuno potrebbe tornare in mente dell'incarico avuto dalla sua signora per censire il patrimonio del partito. Sono argomenti di basso profilo. Da bar dello sport. Più da Vittorio Feltri che da politico scafato. Anche se nel suo caso più che scafato si tratta di politico naufragato. E a noi, comuni mortali, naufragare in questo mare non ci è affatto dolce.
“Poi deciderà il partito” lei dice. Ma quale partito, quello delle cariatidi che sono come lei a scaldare scranni da anni e anni. O quello che magari voterà per Renzi? O quello che forse seguirà Bersani nel liberarsi degli elefanti?
E' meglio ritirarsi in buon ordine prima di essere scaricato.
Lei ha ancora molto da imparare da Silvietto. E la prova è nei giornali: sulle mosse di Berlusconi, vado-non vado, si spendono paginate intere mentre lei si deve accontentare di striminzite intervistine. Irrilevanti.
A proposito delle sue memorie: eviti bilanci e partite dare e avere. Gli toccherebbe ricordare di tutte le volte che non l'ha azzeccata, giusto per citare le ultime: con Vendola, due volte, con Pisapia, con Zedda, con de Magistris, con Doria, o quando disse della carica rivoluzionaria di Fini. Senza parlare dei suoi governi e della bicamerale.
Si rilassi onorevole D'Alema. Venda la tenuta agricola, tenga la barca e si faccia un bel giro intorno al mondo. Magari anche lungo. Così lungo che quando tornerà saremo pure contenti di rivederla. Forse.

PS. non sono sicuro che Matteo Renzi mi piaccia ma vorrei avere motivazioni politiche per contrastarlo.