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lunedì 12 giugno 2023

Silvio Belusconi è morto: nihil nisi bonum o nihil nisi verun dicendum est?

  Dei morti si deve dire bene o la verità? Un mediocre da vivo diventa una eccellenza da morto? Allora nella storia dell'umanità di men che buoni non ce n'è mai stati. Finalmente s'è scoperto perché Macchia Nera e la Banda Bassotti non muoiono mai. Degli antichi romani si prendono le ipocrisie protocattoliche e non il buon senso.

Gli antichi romani, dicevano: de mortuis nihil nisi bonum dicendum est. Frase ipocrita il giusto, protocattolica il giusto, bigotta il giusto. La morte spaventa sempre un po’, quindi meglio andarci cauti. E forse per questo Walt Disney non ha mai fatto morire Macchia Nera e la banda Bassotti: gli pareva troppo obbligare Topolino a dire bene di questi. Al massimo quando qualcuno muore si può scrivere che è stato figura controversa. Poi, comunque, ci penserà la storia, o chi vince, a far tornare i conti: difficile trasformare un asino morto in un puroisangue. Silvio Berlusconi di sé amava dire di essere un imprenditore e un leader. L’ossessione con cui lo ripeteva faceva venire il dubbio che dovesse autoconvincersi più che convincere. All’origine della sua ricchezza stanno situazioni opache, di chiaro ci sono solo gli esagerati aiutini ottenuti da diversi governi della prima e seconda repubblica sia per le sue attività immobiliari sia per quelle televisive. Come dire: date quelle condizioni ci sarebbe riuscito chiunque. Di certo c’è che quando è entrato senza aiutini e con molta presunzione, nel settore della distribuzione ha fatto fiasco e che  tra il 1990 e il 1994 è andato ben oltre l’orlo del fallimento e ancora una volta fu salvato, come bene ha ricordato in Parlamento Luciano Violante (28 febbraio 2002) dalla politica. Gli amici il Berlusconi Silvio li ha trovati soprattutto tra i nemici: i terribili comunisti ed ex tali. Mentre gli amici dichiarati erano stuoini. Ci sta. Quanto poi a quel che  dicono le malelingue e qualche intercettazione telefonica, gli amici erano più interessati alla pecunia e lo hanno spremuto  bene bene, ma è un accidente della cronaca. Della condanna a quattro anni per frode fiscale dopo molti altri processi prescritti e delle cene eleganti è inutile dire.  Il suo ingresso in politica è stato una iattura per il Paese: ha elevato la demagogia a sistema, ha dimostrato come si possono impunemente emanare leggi su misura e paracaduti d’ogni tipo, tra gli altri l’indulto del 2006: gli ha fatto scavallare tre anni di carcere. Tutte leggine sempre firmate e sottoscritte dal Presidente della Repubblica di turno. Non ce n’è mai stato uno, dei Presidenti della Repubblica, che abbia fatto ricorso alla Corte Costituzionale per una piccola verifica su quanto stava firmando. È bastato lo facessero dei privati cittadini e s’è scoperto come la legge elettorale che tanto lo avvantaggiava, fosse incostituzionale in molte delle sue parti. Distrazioni. Non ha visto avanzare la crisi del 2008 e anzi l’ha negata citando ristoranti pieni e liste d’attesa per i voli all’estero e in aggiunta ha condotto una politica fiscale suicida.  Ha svilito l’immagine dell’Italia all’estero, i suoi cucù come le sue grida, Mister Obama, I’m mister Berlusconi, hanno fatto il giro del mondo rendendolo  per quel che effettivamente è sempre stato: un ometto ridicolo. D'altra parte non sapeva portare con dignità la propria calvizie e si vergognava della sua altezza a cui dava rimedio con tacchi interni. Penoso.  Di lui e, purtroppo dell’Italia, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno riso in pubblico, erano in eurovisione e chissà quanti altri in privato. Ha sperperato il denaro della res pubblica: con quella sorta di ciucciotto elettorale che è stato (ed è ancora) il ponte sullo stretto, con il G8 della Maddalena, con la ricostruzione de l’Aquila, con grandi opere mai finite o farlocche, con la cessione di Alitalia ai sedicenti capitani coraggiosi, ma totalmente incompetenti e la lista è ben più lunga. Per sua stessa ammissione ha fallito la rivoluzione liberale: l’aveva promessa, ma, molto probabilmente, a parte lo slogan, non ne conosceva né il senso né il perimetro. Salvatore Settis in Italia Spa ha raccontato di come il suo malgoverno si stesse estendendo anche al patrimonio artistico e culturale. D’altra parte è stato un ministro del suo governo a dire che con la cultura non si mangia: idiozia sesquipedale. E anche le sue barzellette erano grevi e di cattivo gusto. Da pataccaro. Indro Montanelli lo definì un piazzista. Quindi vien difficile dirne bene anche da morto. Meglio sarebbe stato per il Paese se fosse rimasto l’oscuro impresariuccio edile degli inizi. E varrebbe la pena ripensare il detto latino e cambiarlo in: De mortuis nihil nisi verum dicendum est. Qualche volta Il Vicario Imperiale ha dovuto occuparsi di lui. L'ha sempre fatto a malincuore.   

Buona Settimana e Buona Fortuna.           

venerdì 26 marzo 2021

Settimana ricca di fatti, misfatti e corbellerie.

 In soli sette giorni s'è visto una Cancelliera chiedere scusa, s'è avuta una soffiata da Bruxelles, s'è acclarato che lombardi e calabresi in quanto a sanità non sono poi diversi,  c'è stata la solita ammüìna ospedaliera del Berlusconi Silvio e via così fino ad arrivare a Boris Johnson che esalta l'avidità. 


Settimana ricca mi ci ficco. Non sempre si presentano settimane così ricche di fatti, misfatti e corbellerie varie come questa. A seconda delle opinioni ci si può scompisciare o strapparsi i capelli. Anche se, in almeno un caso non si può che dire: “tanto di cappello”. È il caso accaduto nella algida Germania dove Angela Dorothea Kasner in arte Merkel, nella sua qualità di Cancelliera, ha deciso di ammettere che una sciocchezza è una sciocchezza, anche se a dirla è lei. E lei lo ha fatto di fronte ai 16 primi ministri degli stati che compongono la federazione germanica. Chapeau! Pensare ad un simile evento nell’italico stivale è come immaginare di vedere un asino volare. E per noi sarà speranza vana anche se gli asini non mancano. Anzi, abbondano, dalle nostre parti. Secondo episodio, sempre di livello europeo: la mitica Von der Leyen Ursula ha avvisato l’autoctono camminatore sulle acque che in quel di Anagni, praticamente dietro l’angolo, i simpatici di Astra Zeneca quatti quatti si tenevano nientepopodimenoche quasi trenta milioni di dosi di vaccino, mentre a noi dicevano che non ne avevano. Bel colpo per la Guardia di Finanza e, domandina, i nostri servizi segreti? Bah. Poi, salendo di qualche chilometro, si scopre che in Lombardia il re è nudo. Ovvero la definizione che meglio si attaglia alla sanità lombarda è simile a quella che lo Zangaretti Nicola ha regalato al PD. Ma questo i lombardi lo sapevano da anni: oltre dodici mesi per avere visita dermatologica o un elettrocardiogramma o di qualsiasi altra specialità era la norma passando attraverso il CUP (Centro Unico di Prenotazione) mentre con una semplice telefonata alla struttura convenzionata si riusciva ad ottenere la visita nel giro di qualche settimana. La sanità in Lombardia, personale infermieristico e medico a parte, quindi il sistema fa schifo. Se mal comune fa mezzo gaudio calabresi e siciliani possono consolarsi. Ciò comunque non ha impedito al Berlusconi Silvio di farsi ospedalizzare per tre giorni. Guarda il caso c’era un’udienza sul Ruby Ter. Cose che capitano. Sempre in ambito sanitario: un giudice di Belluno ha sentenziato che è giusto sospendere dal lavoro gli operatori sanitari che rifiutano di vaccinarsi. Il che è puro buon senso: se i sanitari son lì per salvare gli ammalati non è bello che si trasformino in più che potenziali infettatori, come è successo al San Martino di Genova e in qualche RSA della zona. Certo farebbe bello se si usasse la stessa logica e lo stesso metodo anche per i ginecologi obiettori. Per intenderci sono quelli che nella loro disciplina fanno tutto meno che gli aborti, come se un dentista si rifiutasse di estrarre gli incisivi o un meccanico di armeggiare sulla frizione o un muratore di usare la livella. A parte la Val d’Aosta, gli obiettori sono solo il 13,3%, nelle altre regioni si val dal minimo dell’Emilia Romagna con il 51,8%  all’86,1% pugliese. Dati Ministero della Salute 2016. Quindi cinque aani addietro. Ridicolagine italica. Per fortuna c’è una semi buona notizia: i bargiglietti di Letta Enrico hanno fatto capolino. Senza grande sforzo, apparente per  il Del Rio più sofferto per il Marcucci, i due capigruppo hanno fatto un passo indietro però …però delle due donne capogruppo (capegruppo suona male) c’è da fidarsi meno del giusto. Soprattutto per la sostituta di Marcucci. Magari nel mettere mano alle prossime liste il bargiglioso Letta dovrà dimostrarsi un po’ più giacobino invitando tutti i sedicenti ex renziani a ritornare alla casa del padre e lì farsi eleggere. Se ce la faranno. E per finire la glorificazione dell’avidità. Di solito i politici sono i più moralisti dei moralisti e mentono sapendo di mentire, capita raramente di sentire qualcuno dire la verità sapendo di dirla. Ci è riuscito Boris Johnson che in momento di lucidità (raro? Bah) ha esaltato nell’avidità e nel capitalismo i motivi fondamentali della quasi vittoria sul Covid-19.in UK.  Avrebbe potuto aggiungere egoismo e indifferenza, ma sarebbe scaduto nella retorica buonista.

Buona settimana e buona fortuna.

 

giovedì 1 settembre 2016

Quello che ha capito Renzi e quello che non ha capito D’Alema.

Uguali in quasi tutto eccetto che nel rapporto con i libri. Renzi sa come fare scouting, d’altra parte viene dagli scout. Sa dividere il rischio con gli avversari. Il caso Vasco Errani. D’Alema invece vuol fare tutto da solo. La sua sembra una rentrée alla Artemio Altidori.

Massimo D'Alema e Matteo Renzi: padre e figlio
I due non si sono mai amati. Troppo simili per essersi reciprocamente simpatici. Gli uguali si  sa si respingono. Entrambi si credono diretta emanazione del cielo anche se non sono così allocchi da dichiararlo pubblicamente. Arroganti e spocchiosi oltre il giusto, hanno con la base lo stesso rapporto di tranquillo disprezzo: il D’Alema gli parla come se fosse composta da deficienti, diciamo, mentre l’altro la tratta come un sex toy. L’unico atteggiamento che li differenzia è il rapporto con il libri: feticistico per il post comunista da usarsi come fermaporte per il democristiano di nuovo conio. Adesso si scazzottano avendo come ring le feste del l’Unità nel bel mezzo di una situazione politica particolarmente complessa, quando mai è stata semplice?, Il fatto che frau Merkel si sia spostata due volte per venire in terra d’Italia e soprattutto incontrare il Matteo che senz’altro non è in cima alla sua classifica dei simpatici, sta lì a dimostrarlo. Referendum costituzionale, terremoto, pil, ripartenza dell’economia che non c’è, diminuzione dei disoccupati nonché contemporaneo calo degli occupati et similia bagatelle, tutte questioncine che si tengono tra di loro ben strette e sembrano (forse sono) tutt’uno, rappresentano il piatto forte dell’autunno.  Dove uno ha capito molto e l’altro abbastanza poco.

Chi ha capito molto, strano a dirsi è il Renzi, ragazzo che vien dalla campagna toscana avendo senz’altro stretta parentela con Bertoldo. Lui ha ben chiaro che una sconfitta anche in uno solo dei fronti sarebbe per lui pericolosissima e allora che fa? cerca alleanze anzi obbliga all’alleanza quelli che proprio amici suoi non sono. Lo fa con la Merkel, di cui s’è detto, e anche con i suoi avversari interni. Come dire: ripartisce il rischio sugli altri facendo scouting. Alla nascita del suo governo ha distribuito poltrone anche e forse soprattutto alla minoranza e così bersaniani, lettiani, prodiani, daleminani, civattiani nonché giovani turchi si sono trovati ministri, sottosegretari, presidenti di commissioni e responsabili di settori di partito o speaker ufficiosi . Uno anche presidente. E sono proprio gli ex a essere le vere teste d’ariete del governo Renzi che poi è come dire del renzismo. Che fare scouting per il Renzi è un attimo: viene dagli scout dove gli hanno insegnato che quando la partita è complessa la si scompone in tante piccole partitelle semplici. Facendo giocare gli altri. Soprattutto. Il caso di Vasco Errani è solo l’ultimo ed emblematico della fila: chiama un emiliano, ad oggi ancora bersaniano e non si sa per quanto, a parlare di territorio nel Lazio e nelle Marche. E già ottiene un risultato: Bersani, Seranza e Cuperlo  sono freddini con il comitato dalemiano del NO. La logica di Renzi è semplice, come spesso avviene per le soluzioni intelligenti (o furbe): dovesse andar male qualcosa nella ricostruzione chi mai lo potrà incolpare? Non certo gli altri del governo: hanno tutti votato Errani. Non certo la minorazna del Pd: Errani è dei loro. Non certo l’Europa: la Merkel, anche se cautamente un po’ si è esposta. Non certo i rabdomanti di scandali: c’è Cantone. Tombola. Comunque andrà Renzi avrà più di una pezza d’appoggio dalla sua.

E D’Alema? @MassimoLeaderPd nella sua spasmodica lotta contro il suo figliolo naturale sta puntando sul NO al referendum, tentando di diventarne il portabandiera. Solo e unico. Dopo aver vestito i panni della zia zitella e petulante che in modo civettuolo, così scrivevano i suoi adoranti intervistatori, dichiarava di occuparsi solo di grandi temi internazionali adesso s’è reso conto che è meglio essere il primo a Tusculo che il secondo a Roma. E allora dai convegni nei quattro angoli del mondo (che contano come l’acqua al Oktoberfest) è rientrato velocemente e spasmodicamente nella tanto negletta italietta. Solo che il D’Alema Massimo non ha colto un paio di questioni. La prima: se nelle urne prevarrà il NO (auspicabile) non sarà una vittoria che potrà intestarsi. In questo caso più che mai i padri saranno molti, moltissimi: dall’avvocato Besostri e i suoi colleghi che hanno presentato esposti di non costituzionalità in quasi tutte le procure della Repubblica, ai costituzionalisti che per primi bollarono la riforma come sbagliata,  all’Anpi, che sta litigando con i renziani, fino ai partiti di opposizione. Al massimo, il D’Alema, sarà un primus inter pares. Diciamo. Seconda questione: la sconfitta di Renzi (che s’è già cautelato mantenendo le date stabilite per il congresso di partito ed elezioni) al referendum non significherà, soprattutto all’interno del Pd, la rinascita e lo sdoganamento delle vecchie cariatidi come D’Alema, appunto, o Bersani e neanche dei giovani vecchi alla Speranza o Cuperlo. Questi non solo sono la causa del renzismo, ma soprattutto, non hanno una straccio di vera proposta politica da presentare al partito e al Paese se non voler rioccupare i posti da cui sono stati scalzati. Diciamo. Un po’ pochino per aspirare ad alcunché. Insomma una rentrée alla Artemio Altidori.

Artemio Altidori? Il pugile dell’episodio dedicato alla nobile arte da Dino Risi nel film i Mostri: non aveva capito che il suo tempo era passato anche se ricordava che «i cazzotti fanno male» È che il D’Alema fino ad ora ne ha presi pochi. Di cazzotti politici.

lunedì 6 luglio 2015

Referendum Grecia: non vince Tsipras perde l’Europa ottusa.

L’ostinazione europea a voler cavar sangue dalle rape ha aiutato  quelli di oxi. Una massaia avrebbe proposto un bel piano di rientro basato sugli utili di turismo ed esportazioni. A uccidere il debitore ci si rimette. Anche Renzi tra quelli che hanno sbagliato pronostico e che Padoan cerchi di metterci una pezza è solo ridicolo.

Con circa il 93% delle sezioni scrutinate sembra che oxi (no) difficilmente andrà sotto il 60% di consensi risultando quindi l’opzione maggioritaria. Al dunque la gran parte dei blablaisti sono a dire che ha vinto Tsipras. Anche se Vittorio Zucconi e altri in Germania, ha twittato che si tratta di una vittoria di Pirro. Se si può dire senza che risulti un reato di lesa maestà forse converrebbe puntualizzare che ha perso la parte ottusa dell’Europa.  Quella che, direbbero Bertoldo e Bertoldino e Cacasenno, si era pervicacemente ostinata a tirar sangue dalle rape. Quelli che per cinque anni hanno messo in pratica una ricetta che è risultata disastrosa. Mentre quella nuova proposta darebbe i suoi frutti all’incirca nel 2030 che è una data non proprio dietro l’angolo. Quelli che pensano che a uccidere chi deve dei soldi ci sia un qualche guadagno. Senza contare che magari il debitore non è d’accordo. Se al posto della Lagarde ci fosse una massaia, magari meno ossigenata e meno disposta a “fai di me quello che vuoi”, avrebbe subito proposto un bel piano di rientro basato sullo sviluppo delle risorse greche che poi sono il turismo lo yogurt e l’olio. Per ottenere quello che gli economisti chiamano avanzo primario. Certo correggendo anche qualche stortura del sistema che, guarda caso, beneficia chi i soldi già ce li ha.E magari anche da molto tempo.

Adesso tutti, ma proprio tutti, diranno che era prevedibile e, tutto sommato inevitabile. Come gli economisti che in genere non ne azzeccano una in via previsionale ma sono bravissimi a spiegare quello che è successo ex post. Elisabetta II ha chiesto qualche tempo in modo diretto e preciso, come fanno i britannici, perché npon hanno saputo prevedere la crisi ma loro,non hanno saputo rispondere. Il che è quasi ovvio. Almeno così la pensa Nassim Taleb che non è felicissimo di far parte della categoria.

Fabrizio Rondolino, sempre via twitter ha scritto che da ora non si daranno più soldi ai cialtroni gettando nel panico intere schiere di parlamentari, politici, pennivendoli e faccendieri vari. E magari anche qualche voltagabbana. Il vicecancelliere Gabriel (Spd)  ha scritto che così i Greci hanno distrutto l’ultimo ponte. Come tedesco in fatto di ponti fatti saltare ha una bella esperienza storica. Peccato che i suoi si trovassero sempre dalla parte sbagliata del fiume. Poi c’è un po’ di ciarpame di destra e un po’ di Lega che inneggia alla vittoria dimostrando nel caso ce ne fosse bisogno di aver capito poco o punto della situazione. Ma non è la prima volta e senz’altro non sarà l’ultima. Spiegargli che gli oxi non vogliono meno Europa ma più Europa giusta sarebbe fatica sprecata. Infine qualche vecchio emarginato di centrosinistra, ne approfitta per mettere la testa fuori dal bozzolo. Peccato che quando è stato il suo turno non abbia combinato granché. Ma così va il mondo. Ci sono infine anche i giovani virgulti della sinistra pronti a gettare cuore e coratelle oltre l’ostacolo ma al di là di questo sedicente nobile gesto di idee in proprio ne hanno pochine e decisamente confuse. Senza voler dire di certi trascorsi governativi.

Infine ci sono i cambiatori di verso che sono stati così veloci a cambiar di verso che si son ritrovati a fare quel che faceva Richetto Letta: gli ossequienti. A ben ragionare questa è la terza scoppola che il Renzi prende nel giro di poche settimane. Prima le regionali, poi le comunali, e adesso pure la politica europea. Dal fatidico 41% ad oggi è stata una corsa in discesa. Che poi Padoan si metta a dire che questo governo è sempre stato per un’Europa più equa dopo che il Renzi aveva sostenuto che lui il referendum non l’avrebbe mai fatto e che comunque ci sono cose più importanti da discutere della Grecia suona come un tentativo di saltare almeno sullo strapuntino del vincitore. Insomma non fa che confermare la non buona fama di cui si gode. E Frau Angela Merkel si confermerà nella inaffidabilità italica.
Adesso altri con più buon senso e schiena dritta, come gli spagnoli di Podemos tanto per dire,  trarranno utili insegnamenti dalla lezione. Per l’Italia non c’è che da sperare che qualcuno abbia tempo e voglia dar ripetizioni.

lunedì 5 maggio 2014

Genny ’a carogna: facciamolo ministro dell’interno. Anzi no, Primo ministro

Genny ’a carogna, che per i non partenopei sta per Gennaro la carogna, decide se si gioca oppure no. Non si tratta che dell’ultimo episodio (maleodorante) dell’italico mal vivere. Il giornalista Cerasa si domanda (come provocazione lui dice) «cosa non è andato bene?»  Forse più di un politico ha (segretamente) invidiato il potere di Genny ’a carogna.

E così ancora una volta s’è dato spettacolo e messo in mostra un  altro dei pezzi pregiati (maleodoranti tutti) che l’Italia, unica o quasi al mondo può esibire: come lo Stato cede davanti a Genny ’a carogna. 
C’era da aspettarselo, d’altra parte come recita l’adagio: non c’è due senza tre e il quattro vien da sé. Assieme a tutti gli altri numeri che il genere italico può inventare. Quando fotografarono la P38 su un piatto di spaghetti ci furono alti lai, s’era offeso l’orgoglio nazionale. Poi, saltando qualche decina d’anni ed episodi vari, la copertina di un settimanale inglese riportò l’effige dell’allora capo dell’esecutivo, in seguito sarebbe diventato un pregiudicato, con il commento che era inadatto a governare. Si sapeva ma anche allora ci furono altri alti lai. Lo stesso accadde quando Angela Merkel e Sarkò si misero a sorridere (avrebbero voluto sghignazzare ma in eurovisione non si può fare) dello stesso personaggio noto all’estero più per i suoi cucù che per iniziative politiche di un qualche senso.   

E poi, andando a caso, random dicono gli inglesi (così Severgnini sarà contento), poiché a seguire la serie storica c’è solo da far di danno al fegato, ci sarebbe da dire di Pompei e de L’Aquila e delle stragi impunite e dei segreti di stato e di anarchici che volano dalla finestra e dell'autostrada infinita e della terra dei fuochi, che il poliziotto autore dell'inchiesta ci muore di cancro, di giornalisti che minacciano la presidente degli industriali di scatenare segugi e di governi che piazzano alla presidenza di enti le sorelle di condannati per tangenti. E poi quella strana storia di accordi e accordicchi con la mafia. Storia mai chiarita ma che si porta dietro, questa sì bella evidente, una larga e scura striscia di sangue. O per andare a minuzie come quelle che accadono negli stadi dove si blocca chi ha in tasca una bottiglietta d’acqua minerale e non si pescano quelli che si portano fumogeni e petardi e razzi e spranghe o che, nonostante i tornelli, sono capaci far arrivare sugli spalti motorini da far capitombolare di sotto. 

E che dire di chi, come Daniele De Santis in arte Gastone, che blocca partite o decide di farle riprendere a piacimento. E poi c’è Genny ’a carogna, che già il nome è tutto un programma, che chiede di liberare uno che è stato condannato per aver ucciso un commissario di polizia e che decide, anche lui come Gastone, se un evento può o no svolgersi con serenità ed arrivare alla fine.  E poi a corredo e supporto di tutto questo c’è anche un giornalista che, in una trasmissione della RAI (Prima Pagina del 5 maggio) se ne esce dicendo: «lancio una provocazione ma che cosa è che  non è andato bene l’altra sera nella partita Fiorentina e Napoli? Adesso bisogna anche essere obiettivi il problema era probabilmente che c’era una persona che aveva dei precedenti come è stato segnalato sui giornali, Genny la carogna, che ha discusso con il capo delle altre tifoserie e con il capitano del Napoli sul cosa fare: sull’andare avanti oppure no. Bisognerebbe evitare che esista il capo di una tifoseria che abbia potere di vita e di morte sulle questioni legate all’ordinaria amministrazione, alla sicurezza di uno stadio. Però possiamo anche dire che se fosse stata presa un’altra decisione e fosse stata interrotta la partita e fossero state trasmesse informazioni sbagliate e anche non precise ai tifosi e fossero stati mandati via i tifosi dallo stadio forse sarebbe successo qualche cosa di molto molto più grave rispetto a quello già grave che abbiamo visto durante la partita.»  (la consecutio temporum è tutta del giornalista Cerasa) Eh già. 

Secondo Claudio Cerasa, caporedattore del Foglio, «che cosa è che non è andato bene»? Ancora una volta  si fa confusione e magari cattiva informazione. Il punto non è e non era, se far continuare o meno la partita (valutazione di ordine pubblico e anche un po’ di buon senso) ma stabilire chi è autorizzato a prendere questa decisione.  In mondovisione s’è visto che la decisione ultima spetta a Genny ’a carogna.  Lo stesso Genny ’a carogna che viene omaggiato di un’intervista dal il Mattino di Napoli.  Evviva. Evviva. Certo che al ministro Alfano un po’ questa cosa dovrebbe bruciare. Genny ’a carogna alza un dito e uno stadio intero a ubbidire. Alfano minaccia leggi draconiane  che al confronto le grida spagnole raccontate nei Promessi Sposi son cose da educanda e tutti, Genny ’a carogna per primo, a impipparsene.


Magari anche Renzi Matteo, dopo aver detto che uno come Genny ’a carogna, dovrebbe starsene in galera, sotto sotto deve aver pensato che gli piacerebbe avere lui quel potere per riformare la Pubblica Amministrazione e cancellare i pensionati d’oro, e impedire i doppi e tripli incarichi, e ridurre i costi della politica e magari anche fare pagare le tasse a chi le evade insomma fare la rivoluzione che lui dice di sognare. Poi però ci sono  le nomine delle aziende pubbliche che fanno un po’ ridere, e poi ci sono i tagli fatti a metà e i soldi dati alla fascia più numerosa di quelli che han bisogno (in fondo anche i voti contano) e i costi che sono intaliabili e via raccontando. Insomma tutti quei casi in cui lì la parte di Genny ’a carogna, nel senso di chi detiene il potere vere, la fanno altri.  

venerdì 21 marzo 2014

Pillole sulla terza settimana di marzo 2014

Anche questa settimana il Belpaese non si è fatto mancare nulla. Azioni a tutto tondo, in Italia e all’estero: Crimea 1 e 2, Agnese va a Parigi, don Mazzi contro i giudici, il ritorno di Fini, le comiche di gianni&pinotti, figli e lolite e i digiunatori a singhiozzo

Baci und abbracci
Crimea 1: come dire
Sulla questione Crimea Renzi ha detto di essere sdraiato sulla linea della Merkel: sanzioni dure e pure ma… c’è sempre un ma. Lui è favorevole anche al dialogo diplomatico. Che poi è come dire che si condanna la Russia, ma solo un po’. O più prosaicamente come dicevano i nostri nonni tenere il piede in due scarpe. Naturalmente tutti condannano la Russia, ammesso che abbia torto, ma facciamolo calma. Soprattutto se si è imprenditori e in Russia si esporta. Che è come dire: che siamo veramente molto dispiaciuti ma in realtà non ce ne frega niente. Pur di vendere. In fondo tutti tengono famiglia.

Crimea 2: tre appuntamenti con la storia
Gli italiani con la Crimea hanno un legame storico-sentimentale che dura da secoli. Tre sono state le occasioni topiche. La  prima volta, metà del ‘700, fu la czarina Caterina a chiamare centinaia di artigiani per abbellire chiese e palazzi. La seconda volta fu nella metà dell’800, ci andarono i bersaglieri di Lamarmora. Si erano autoinvitati alla guerra contro la Russia. Il primo esempio di imbucati alla guerra. Quella volta si vinse, si era in compagnia di Francia, Inghilterra e impero Ottomanno: quattro contro uno. Bella forza. Quel furbone di Cavour aveva delle idee tutte sue su come farsi degli amici. E poi la terza volta domenica scorsa con Riccardo Fogli chiamato a cantare la vittoria del movimento secessionista filorusso. Forse non tutti ricordano Riccardo Fogli: è stato il cantante e bassista dei Pooh. Sapete chi sono i Pooh vero? L’unico gruppo in grado di cantare le sue canzoni postume.

Agnese
Agnese: bellissimo nome. Così si chiamava la mamma di Lucia nei Promessi sposi  e così si chiama la moglie di Matteo Renzi. Aveva detto la signora Agnese Landini in Renzi che non avrebbe fatto la first lady. La sua vita sarebbe corsa normale: niente auto blu, niente Roma, niente turismo politico, nessuna esposizione, nessuna passerella. Niente di niente.  Nessuno glielo aveva chiesto ma lei ha voluto dirlo lo stesso. Bene . Poi appena il marito è diventato primo ministro, lei che era precaria in una scuola di Fiorenze, ha chiesto l’aspettativa. Per occuparsi dei figli ha detto. E infatti alla prima uscita internazionale di Matteo eccola lì. A Parigi. Forse non c’era mai stata.

Parigi val bene uno strappo
Prima uscita internazionale di Agnese Landini in Renzi: a Parigi. Ma poiché monsieur Hollande, nonostante il tourbillon di donne che lo circonda, al momento sembra sprovvisto di una premiére  dame ecco che per la signora Agnese Landini in Renzi non era il caso di farsi vedere ufficialmente e allora? E allora il Musée d’Orsay, c’è una mostra di Van Gogh, con la moglie dell’ambasciatore italiano. E i tre figli? A casa.  Ovvio. Con la nonna. Ovvio.

Figli e lolite
I figli sono piezz’e core ma danno sempre preoccupazione come il figlio di un deputato del centrodestra che sarebbe nell’elenco dei vip che frequentavano le baby squillo dei Parioli. Per il momento non si sa chi sia ma quasi sicuramente sarà figlio di qualche ipermoralista. Uno di quelli che crede nella famiglia e di solito a l’idea di famiglia piace così tanto che preferiscono averne due o tre. Naturalmente tradizionali. E naturalmente  no al divorzio (degli altri) e si oppongono alle coppie di fatto, alle unioni gay, all’aborto e a chissà cos’altro. Mai che si chiedano perché nonostante tutti i loro principi poi abbiano dei figli zozzoni.

Ritorna Fini
No, non il pastificio Fini che ritorna in tv ma Gianfranco Fini l’ex segretario del Msi, poi ex presidente di Alleanza Nazionale e poi ex semidelfino di Berlusconi fino alla sua cacciata da Forza Italia. È stato anche presidente della Camera e la cosa gli dà ancora qualche privilegio. Ora anziché godersi la pensione vuol continuare a far politica, a lavorare dice lui. Ha fondato quindi Libera Destra. Vuole una destra repubblicana,(come quella di Salò), che si contraddistingua per legalità e responsabilità. Esempi a cui riferirsi pochini e sempre di antica memoria. Comunque complimenti. Ma il problema sono i soldi e aderire a Libera Destra costa: 10€ per i sostenitori non iscritti, 100€ per gli iscritti ordinari e 500€ per quelli special.

Don Mazzi: è arrabbiato coi giudici
Un altro che non vuole andare in pensione nonostante la veneranda età e il tanto lavoro fatto è don Mazzi. Il fondatore di Exodus onluss benemerita che ha fondato cooperative sociali, centri giovani, comunità per il recupero di tossico dipendenti e molto altro. è arrabbiatissimo con i giudici. Quelli troppo severi con i suoi giovani un po’ fuori di testa? No, ce l’ha  con quelli che hanno condannato Berlusconi. Ha detto: «perdonerei degli assassini ma non i giudici che hanno condannato Berlusconi.» Come dice il proverbio? Chi sta con i fuori di testa va fuori di testa. Appunto.

La Cassazione conferma
Nonostante don Mazzi la Cassazione ha confermato i due anni di interdizione a Silvio Berlusconi che, bontà sua, si è autosospeso dal titolo di Cavaliere del lavoro. Onorificenza assegnata a imprenditori di successo e di specchiata moralità. Appunto. Da adesso in avanti l’ex cavaliere non solo non potrà presentarsi alle elezioni europee ma non potrà neppure votare.  Berlusconi Silvio se ne dovrà fare una ragione. E anche don Mazzi. Io per me me la sono già fatta. Una ragione.

Impulso all’export
Matteo Renzi ha incontrato frau Angela Merkel. Si conoscevano già e si sono trovati ancora più simpatici della volta precedente. Meno male. I giornali italiani hanno speso titoli mirabolanti, positivi a sinistra e negativi a destra. In Germania non se n’è accorto nessuno. I quotidiani tedeschi hanno messo la notizia nelle pagine interne, la Frankfurter Allgeneine  Zeitung a pagina 4, altri a pagina 7 o 11. Meglio così. Qualche volta vale la pena  non farsi notare troppo.  Comunque Renzi ha portato alla cancelliera la maglietta di Mario Gómez, attaccante della Fiorentina e della nazionale detesca. Bene. questo è un primo grande impulso all’export dato dal nuovo governo italiano.

Le comiche di gianni&pinotti
Sono tornati alla ribalta gli F35, quei begli aeroplanini che pare siano tarocchi e non funzionino affatto. Non li vogliono neanche gli americani. Comunque per dirla tutta costano un patrimonio o per dirla come va detta: costano un botto. L’Italia ne sta comprando 90 per un importo ancora indefinito che gira tra i 14 e i 17miliardi. La ministra della difesa Roberta Pinotti prima ha detto:«E’ lecito immaginare una riduzione o una razionalizzazione.» Poi ha precisato che il suo era un ragionamento teorico e che fino al 2015 non prenderà nessuna decisione. Le manca un Gianni a farle da spalla per ricreare la coppia gianni&pinotti

Digiunatori a singhiozzo
Chissà che fine hanno fatto i digiunatori di papa Francesco. Qualcuno ricorderà che un bel po’ di deputati hanno digiunato contro sugli armamenti. Digiunò anche il cattolicissimo, di Comunione e Liberazione, ministro della difesa Mario Mauro (ex Forza Italia della prima ora, ex Pdl, ex Scelta civica e attuale presidente di Popolari per l’Italia). Che un ministro digiuni contro il suo ministero non era mai successo. Ma tant’è. L’aveva chiesto papa Franceco e subito gli stuoini si sono prostrati. Ora la giornata del digiuno è passata e si possono comprare altre nuove armi e bombardieri e chissà che altro.

Sic transeat gloria mundi

martedì 4 marzo 2014

Berlusconi Silvio non può andare all’estero. La magistratura ci vuole male.


Il congresso del Ppe dovrà fare a meno di Silvio Berlusconi, tutta colpa della magistratura. Angela Merkel, Joseph Daul e tutti gli altri saranno tristi e soffriranno in silenzio. Sarà un congresso senza scherzi e obbligatoriamente serio. Però si potrebbe fare un po’ per uno: per vent’anni l'ha tenuto l’Italia per i prossimi venti lo può tenere il mondo. Magari versando un argent de poche, per il disturbo.

Non solo l'Italia suda freddo
E così il dottor Silvio Berlusconi (dottore in quanto laureato e in giurisprudenza e non in medicina anche se con una certa passionaccia per il “gioco del dottore”) non potrà andare a Dublino. 
Non che ci voglia andare per minime e anche un tantinello fiscali intenzioni come hanno fatto Sergio Marchionne e il giovane John Elkan, per intenderci quello che sa prendere al volo le occasioni che un’eredità è ben difficile da evitare specialmente se il nonno ha già organizzato tutto.
Comunque non è per bassi interessi economici che il Berlusconi Silvio vuole andare a Dublino. Anzi.

 La sua è una delle più nobili intenzioni: fare politica. La politica ha una forza attrattiva inimmaginabile su di lui. C’è chi addirittura su questa sua passione ci ha costruito un proverbio: «per Berlusconi tira più un filo (giusto un pelo) di politica che cento paia di buoi.» La politica è una malattia, benefica s’intende, soprattutto per chi non la fa per difendere interessi personali o di bottega ma si sacrifica per «il paese che ama». E infatti spesso l’hanno intrasentito mormorare la famosa cantilena che recitavano le vergini la prima notte di matrimonio «non lo fo per piacer mio ma per ……»

Accade quindi che il Ppe (Partito popolare europeo), che poi sarebbe il megapartitone dei democristiani e dei conservatori dell’Europa tutta, si incontri in quel di Dublino nei giorni del 6 e 7 marzo per il loro congresso. E lui, il Silvio Berlusconi, in quel consesso si è spesso esibito in profonde ed interessanti performance, ma questa volta mancherà. In compenso ci saranno i suoi amici di una vita, tutti personaggi di spicco. Ci sarà la sua amica Angela Merkel che ogni volta che lo sente nominare ricorda lo scherzo del cu-cù e subito le viene il buon umore e sorride, Ci sarà il francese Joseph Daul che è un po’ meno amico, anzi un pochino antipatizzante, tanto che ebbe a dire: «il Ppe è unito contro ogni forma di populismo e contro gli approcci anti-europeisti». Ma non si riferiva, con tutta evidenza,  a Berlusconi Silvio. Magari ad un altro Berlusconi Silvio. Senz’altro un omonimo. Ci sarà anche Wielfried Martens che ancora pensa con divertimento e nostalgia alla barzelletta sul kapò e poi anche  Herman Van Rompuy un altro che lo ricorda con simpatia. A tutti questi mancherà quel mattacchione del Silvio.  E tutto questo per colpa dei giudici.

Eh già, questi giudici, con la loro mania di voler applicare la legge. Peraltro è un modo di fare che pare sia comune in Europa: le leggi vanno rispettate. Già perché, ed è sentire comune, dal Manzanarre al Reno (e anche un po’ più in là) e dall’Alpi alle piramidi (pure un po’ più a nord e un po’ più a sud) chi truffa lo Stato viene condannato e a chi è condannato viene ritirato il passaporto. È solo per questa semplice bagatella che il nostro dottor Silvio Berlusconi (quello con la mania del gioco del dottore) e non il suo omonimo non potrà andare a Dublino. E non solo lì. In nessun altro Paese. E l’Italia se lo deve tenere. Però….

Eh però, i giudici dovrebbero pensare anche all’interesse nazionale. Cioè, come dire, va bene salvaguardare l’Europa ma l’Italia … che minc…a centra l’Italia. In fondo si potrebbe fare un po’ per uno per vent’anni se l’è tenuto l’Italia e per i prossimi venti se lo tengano gli altri che sono pure tanti e se lo possono scambiare. Come succedeva con le figurine dei calciatori. Magari si può dare una piccola sovvenzione, un sorta di argent de poche,  per il disturbo. I giudici dovrebbero pensare in modo creativo chessò  decidere di farlo uscire dal Paese e poi applicare la legge che «chi va via perde il posto all’osteria» sarebbe un modo nuovo, carino e divertente, per  disincentivare gli atti malavitosi. 

E poi, diciamolo chiaramente, non si può impedire ad un povero pensionato di godersi la casa al mare. Quella comprata con i risparmi di una vita. E lui una casa al mare ce l’ha: ad Antiqua. Bel posto: sole, mare, tranquillità, isolato con poche distrazioni magari gli viene voglia di studiare per davvero medicina e si metterà a fare il gioco dell’avvocato. Perché anche un’articolo del codice penale può tirare più di cento paia di buoi. anche se è meno divertente.



sabato 29 settembre 2012

E se invece ci prendessimo William Jefferson Blythe III?

No, non si tratta di un nuovo giocatore del campionato NBA e neppure del migliore e più giovane pilone della Nuova Zelanda ma di uno dei più popolari ed abili politici apparsi sul proscenio mondiale negli ultimi trent'anni.

In verità William Jefferson Blythe III è meglio conosciuto dal mondo intero come Clinton.
Bill Clinton. Grande presidente.
Il cognome Clinton lo prese, intorno ai sedici anni, dal padrigno e secondo marito della madre, rimasta vedova appena sposata .
Bene, qualche giorno fa Bill Clinton ha manifestato la sua voglia di Europa ed essendo uno dal grande fiuto qualche riflessione dovremmo farcela pure noi.
Naturalmente Bill Clinton si è espresso con il pragmatismo e la semplicità (apparente) che sono tipiche degli americani. Così ci ha fatto dunque sapere che ha le carte in regola per concorrere alle elezioni presidenziali sia dell'Irlanda sia della Francia. E in modo del tutto legale e soprattutto senza scomodare né il settimo cavalleggeri né i marines e neppure la sesta flotta della marina americana, che di solito sta nel Pacifico.
Gli danno questo diritto da un lato le origini irlandesi, riscontrabili anche somaticamente, cui dovrebbe aggiungere solo un piccolo investimento per l'acquisto di una casa. Mentre può correre per la presidenza  francese in virtù dell'essere nato in Arkansas, parte del Louisiana Purchase  (territorio acquistato dalla Francia nel 1803). In questo secondo caso non c'è neppure  il problema dell'acquisto della casa basta che dimostri di essere residente in territorio francese da sei mesi e che, questo è il problema dice Bill, conosca la lingua. Il suo francese  n'est pas parfait.
Ora considerando che in Irlanda piove sempre e c'è tanta umidità e che i francesi sono schizzinosi e,  a parte Woody Allen, per gli americani non è che ci vadano pazzi, perché non lo prendiamo noi?
In tema di oriundi il Bel Paese ha una lunga tradizione.
Abbiamo fatto diventare italiani calciatori, tennisti, rugbisti e saltatori provenienti da tutto il mondo andando a cercare e scovando, ascendenze da brivido.  Qualche volta è bastato che la famiglia d'origine avesse in casa una cuoca o un giardiniere dalle incerte radici italiane che paft: passaporto e maglia della nazionale garantiti.
Se si guarda bene nella genealogia di Bill senz'altro , a prova di scommessa, si scopre che un qualche ex garibaldino trasferitosi in Louisiana abbia conosciuto, e non solo formalmente, un'antenata di William Jefferson. Per questo  Bill è così caldo, simpatico, friendly e alla mano. E poi a noi che parli bene l'italiano poco ci importa abbiamo già Di Pietro, Scilipoti e Razzi e i congiuntivi mancati di D'Alema e Cicchitto, di peggio non può fare.  Anzi Bill ci darebbe con naturalezza un italiano dall'accento esotico e, in più, quel tocco di internazionalità che Marietto Monti cerca di farci avere. Ma lui viene da Varese e un po' di provincialismo se lo porta attaccato. Non è colpa sua.
Con Bill si risolverebbero un sacco di problemi: nessuno potrebbe attaccarlo, da sinistra  come da destra.
Non D'Alema che già l'ha osannato, non Bersani che se lo dice D'Alema lui è d'accordo, non Veltroni che gli basta l'accento americano, non Fioroni-Bindi-Gentiloni visto che ha studiato in scuole cattoliche, non la Camusso e Landini per i programmi di welfare già messi in atto negli USA e neppure Renzi, poiché non si possono rottamare i monumenti. Specie se viventi.
E anche da destra nessun problema: non da La Russa che potrebbe ricevere in regalo la divisa originale di Rip Master, il tenente della serie Rin.Tin-Tin, non dalla Gelmini che si impratichirebbe su come si organizza una riforma scolastica efficacie e seria, non da Formigoni che senz'altro ammirerebbe l'eccellenza del Family Medical Leave Act, non da Gasparri-Cicchitto-Stracquadanio che non capirebbero ma tanto non capiscono neanche quando si parla in italiano, non da Alfano che,  come noto, non conta.  A B. non gli si direbbe niente per evitare che faccia gaffes, che tanto occupato com'è col logo del nuovo partito non lo si può distrarre. E quindi...
Napolitano avrebbe finalmente un interlocutore con cui parlare inglese così sarà contento, lui ci tiene, Mario Monti finalmente troverebbe qualcuno che la crescita l'ha fatta concretamente e non solo dichiarata, per la Merkel sarebbe un'ulteriore prova della maturità italica, Hollande tirerebbe un sospiro di sollievo e ci sarà grato a vita e gli altri dell'Europa ci invidierebbero. E non solo per il sole e le spiagge. In più, fatto da non trascurare, Sergio Marchionne troverebbe  pane per i suoi denti. E le tasse sarebbero pagate.
Il trio Feltri-Belpietro-Sechi non saprebbe cosa scrivere, ma non se ne sentirebbe la mancanza e avrebbero un po' di riposo. Senz'altro gli farebbe bene. Sallusti potrebbe dedicarsi con calma alla stesura delle sue memorie dal titolo “In prigione con Betulla”. E magari poi ci potrebbero pure fare un film. Dell'orrore.
E dunque che s'aspetta: così Mario Monti smetterà di giocare un giorno a Celestino V e l'altro a Giulio II.
Che poi Bill magari viene con Hillary e così avremmo anche forte ministro degli esteri.
Eh chiamiamolo dunque Bill, il suo cartellino costa pure poco. Meno di qualsiasi governatore di regione.