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mercoledì 7 ottobre 2015

Rondolino spiega il “tradimento” di Verdini.

In un articolo su l’Unità Rondolino svela l’arcano: perché Verdini è passato da Berlusconi a Renzi. Nella foga dello scrivere gli sfugge una mezza verità, ma rimedia cacciando la bufala della settimana. Senza Verdini Forza Italia è spacciata? Rondolino dice di sì anche se i sondaggi lo smentiscono.


C’è a chi piacciono i traditori e a chi no. C’è chi pensa che chi tradisce una volta tradisce sempre (antica massima popolare) e chi invece no.  C’è chi è convinto che la gestione della politica abbia pur sempre delle regole in qualche modo etiche e morali e chi no. C’è chi se non è d’accordo se ne va e chi invece cambia semplicemente di casacca e indossa, guarda il caso, quella del vincitore. Magari essendo già stato in precedenza con altri due vincitori, oggi fortunatamente bolliti. 

La quistione, direbbe Gramsci, sta tutta qui.  Per Rondolino Fabrizio che ha ripreso a scrivere sull’Unità la scelta di Verdini va capita e difesa. In fondo, dice il Brondolino, con il tradimento, pardon con l’abbandono di  Verdini s’è dato  il colpo di grazia a Forza Italia. E di questo, magari, si dovrebbe essere contenti. In verità se questo colpo di grazia ci sia stato ancora non si sa: con Verdini nella pancia Forza Italia veleggiava intorno ad un mal contato 13/15%  delle intenzioni di voto senza di lui la percentuale, largo circa, è rimasta la stessa. S’è solo portato via un tot di senatori di cui non si conosce l’esatto peso elettorale che se lo si valuta a scurrilità e volgarità dev’essere senz’altro ingente. Ma non è detto che questo sia il metro. E per certo questa non si chiama politica. Che poi, dice il Rondolino il Pd di quei voti neanche ha bisogno essendo il partito «che ha più parlamentari di tutti gli altri messi assieme,» Fatto senz’altro è vero, ma un conto è avere tanti senatori e altro è farli votare insieme. Magari ci vuole una proposta politica chiara-pulita-onesta e non una di quelle che non si può rifiutare. È tutto un altro film. 

Comunque tornando al punto: perché il Verdini ha voluto imitare Scilipoti e Razzi e altri tre di cui le cronache faticano a ricordare i nomi? «In cambio della fine, si riporta la frase testuale, della guerra civile fredda che ha segnato il ventennio berlusconiano.» Capperi. E magari si può legittimamente aggiungere anche un urca.  A simile afflato di romantico e metafisico idealismo (magari anche disinteressato) non si arriva neppure sommando il samaritano, la Maddalena, il ladrone pentito sulla croce e per soprammercato ci si mette pure il Cireneo.  

Il senatore che ha convinto, difficile immaginare con che argomentazioni, i cinque responsabili di antica memoria, a proseguire la guerra civile fredda  oggi folgorato come neanche Saulo sulla via di Damasco ha deciso di fare il percorso opposto. In realtà a questa bubbola che neppure i grulli più grulli possono mandar giù è stata smentita solo qualche riga prima: « (Vedini) ha capito per tempo che il declino del berlusconismo è inesorabile, e che l’unico modo per restare politicamente in gioco è partecipare al processo.» Ecco, così va meglio. Ma queste parole devono essere dal sen fuggite. Visto che sono state smentite dalla bufala successiva. Più sopra riportata. 

Forse la prosaica risposta esatta al perché di questo changer-la-femme è stato è la stessa che a suo tempo convinse Razzi, Scilipoti e gli altri. In fondo a stare in Senato si faran le ore piccole, si mangerà disordinatamente, si incontrano personaggi di dubbio gusto e talvolta di dubbia reputazione, il rischio dell’ulcera è dietro l’angolo, ma in fondo è sempre meglio che lavorare. E questo probabilmente basta e avanza.  Certo si fosse in Senato, nel gruppo di Verdini, l’articolo del Rondolino Fabrizio sarebbe stato commentato con più appropriate e argomentate parole ma non si è in Senato e neppure nel gruppo di Verdini. Qualche volta la fortuna arriva inaspettata.

domenica 26 luglio 2015

No intercettazioni, no Crozza.

Nelle intercettazioni nascoste talvolta non c’è il penalmente perseguibile ma spesso il moralmente esecrabile. Appello all’on. Donatella Ferranti, due legislature, magistrato in aspettativa, perché lasci perdere. Senza registrazioni nascoste non si saprebbe come si fa la “crana”. Gli americani hanno diritto alla felicità agli italiani basta quello al buonumore.

Come al solito dopo un paio di intercettazioni rese pubbliche scatta la voglia di proteggere la privacy e di mantenere la segretezza dei vip
Di solito il beau geste lo faceva Berlusconi o qualcuno dei suoi mal accompagnati  ma questa volta, stante l’irrilevanza politica dell’arcorese, il testimone sul tema è passato a sinistra. Le intercettazioni che hanno scatenato il bailamme sono due, una vera quella tra il Renzi Matteo e il generale Adinolfi e l’altra un po’ fantasma, non si è ancora capito se c’è o non c’è, tra Rosario Crocetta e Matteo Tutino. In entrambi i casi di penalmente rilevante non c’è nulla mentre molto c’è di moralmente disdicevole. Se questo è il top magari se ne può fare anche a meno. Ma tant’é.

Quindi, come da ventennale canovaccio, siamo alla solita commedia dell’arte, sono scattate proposte di legge draconiane. Quasi sicuramente, ma non si sa mai, finiranno in nulla anche se elaborate da un ex magistrata che da due legislature siede sui banchi del parlamento in quota Pd, magari messa in lista dall’ex segretario Bersani. Subito sono arrivate le proposte salva questo e salva quello. Van salvate le trasmissioni come Le Iene e Report, altrimenti che sugo avrebbero i programmi? Van salvati i giornalisti, il caso Sallusti è quasi ancora fresco, ma soprattutto va salvato il buonumore degli italiani. Oddio contrariamente a quanto accade negli USA il diritto alla felicità non è scolpito nell’italica costituzione ma nel Belpaese una certa voglia di allegria è saldamente radicata. Lo si sa da sempre e ne scrissero anche Stendhal e Goethe, qui citati solo per dare un tocco di raffinatezza al pezzo.

Se non si potrà più intercettare nascostamente come si potrà, oltre che indignarsi che non è poi gran cosa, ridere a crepapelle, che fa bene alla salute? Se non ci fosse stato Franco Barbato da Camposano (guarda come il caso gioca coi nomi) con la sua telecamerina nascosta mai si sarebbe saputo di Antonio Razzi. E mai il Crozza Maurizio ne avrebbe fatta l’imitazione, anche se a onor del vero il reale è più comico della copia. Mai avremmo saputo che il salto della quaglia effettuato dall’ex Idv aveva come unico scopo quello di salvaguardare il vitalizio, oltre che di incassare un bel malloppetto, e mai avremmo saputo come si fa la “crana”. E in più che l’ex immigrato in Svizzera si riteneva assolto ab origine perché lì, nel Parlamento, ognuno «si fa i ..azzi sui» e comunque considerava i suoi colleghi, al meglio, dei malfattori. Magari qualcuno sì, ma si spera non tutti.

Se le intercettazioni nascoste verranno sanzionate con quattro anni di galera, che non sconta neppure chi becca tangenti, come si farà a mantenere la letizia? Mancherebbero i siparietti a di Martedì, mancherebbe un pezzo rilevante a il Paese delle Meraviglie la televisione sarebbe più triste, calerebbe l’audience l’editore Cairo licenzierebbe comici e tecnici ed autori, ci sarebbe un aumento della disoccupazione, che quella che c’è basta e avanza. No, meglio di no.

E poi detta chiara chiara nessuno intercetterà mai segretamente Stracazzetti Alfredo o Papagnozzi Guglielmo, non ci sarebbe gusto la loro privacy è mortalmente noiosa. Altro è godere sadicamente delle sbertucciate aella sedicente élite che masochisticamente (per non dire stupidamente e anche un po’ beceramente) l'italico popolo ha piazzato su quegli scranni.

Onorevole Donatella Ferranti, ormai la sua parte di moralizzatrice l’ha fatta, adesso lasci perdere, non insista. Si tengano le intercettazioni nascoste così come sono per il buonumore del Paese, in fondo hanno uno scopo catartico e fanno apparire anche la situazione più grave sempre un po’ meno seria. E così tutti ridono e si assolvono.

giovedì 12 febbraio 2015

Paolo Naccarato: non come Razzi e Scilipoti ma come Razzi e Scilipoti.

Paolo Naccarato di Gal, per salvare il governo Renzi si inventa stabilizzatore che è come fecero Razzi e Scilipoti  da responsabili per Berlusconi. Ma Naccarato dice di non essere come Scilipoti.

Una delle meglio riuscite gag di Antonio Di Pietro recita così: «mia moglie, non è mia moglie» 
Che oggettivamente è da fuoriclasse e se Groucho Marx  volesse buttare un occhio agli sgarrupati politici italiani ne avrebbe da imparare. E si è certi che lo farebbe con tutto il cuore. Le battute quando son belle non fanno in tempo ad invecchiare che subito trovano ammaliati propalatori. Tra quelli dell’ultima leva si trova anche, non essendo il solo, il senatore Paolo Naccarato delle cui gesta si ricordano solo gli aficionados delle cose del palazzo.
Detto senatore fa attualmente (avverbio con cui si intende  un lasso di tempo dai confini labilissimi) parte del gruppo definito Gal, acronimo che sta per Grandi autonomie e libertà. Non che sia politicamente nato in questo dadaista gruppo, lui viene da lontano. Originariamente democristiano, con specifiche ascendenze cossighiane,  nel 1998 diede vita a Udr insieme a Mastella, Buttiglione e vari altri. Quindi per due anni, 2006/2008, ha fatto parte del secondo governo Prodi. Nel 2012 aderisce a Italia Futura e nel 2013 si presenta con la Lega Nord, di qui transita in Ncd per poi approdare in Gal. Praticamente un viaggiatore continuo che al confronto i bistrattati Razzi e Scilipoti di salti della quaglia ne hanno fatto solo uno: dall’Idv, e Di Pietro torna in ballo, al gruppo dei sedicenti responsabili che poi voleva dire Pdl. E infatti ora seggono in senato nelle file di Forza Italia. Le motivazioni ufficiali di quel passaggio furono il bene del Paese la necessità di garantire continuità al governo che tornare alle urne sarebbe stata una iattura. Ce la fecero. Le motivazioni cosiddette ufficiose facevano parte di altra categoria: la necessità, disse il Razzi, di garantirsi nel presente la continuità dell’indennità parlamentare e nel futuro il vitalizio. Intenzioni queste sdegnosamente rigettate dal Naccarato.
Innanzitutto il Naccarato, e gli altri che stanno con lui, hanno deciso con un colpo di creatività di darsi come qualifica quella di «stabilizzatore» Che se essere responsabili comporta delle responsabilità lo stabilizzare la situazione suona quasi come atto neutro. Che poi mettersi a garantire lo status quo degli avversari suona bizzarro ma tutto può essere fatto nel supremo interesse del Paese. Anche perché se si andasse ad elezioni anticipate è da vedersi se tutti gli stabilizzatori, che ovviamente sono tenuti da una famiglia, potrebbero trovare un posto in lista e soprattutto essere eletti. Quanto poi al sospetto di voler mantenere nel presente scranno e relativa indennità neanche a parlarne. E comunque dopo la confessione, a sua insaputa, di Razzi vien difficile pensare che qualcun altro ci caschi un’altra volta anche perché il Razzi aveva bollato i suoi colleghi come malfattori ognuno dei quali intento a curare i casi suoi piuttosto che quelli della nazione. E i malfattori in genere sono astuti e colgono al volo le situazioni.
Se una volta ci si poteva immolare al grido di «Dio lo vuole» ora, nell’epoca del laicismo imperante viene meglio farlo perché il «Paese lo vuole». E di fronte al bene supremo come non sacrificarsi? E così si ripercorre lo stesso sentiero del duo, che poi erano di più, Razzi-Scilipoti. Ma poiché non fa fine ecco cadere il distinguo: «io responsabile (come Scilipoti) ma non come Scilipoti» Che ad essere nei panni di quest’ultimo forse varrebbe la pena di valutare se non ci siamo gli estremi per una quereluccia per diffamazione. Anche se poi si finirebbe davanti alla Giunta per le autorizzazioni e lì, il caso Calderoli-Kyenge docet, il diritto presenta letture difformi oltre che metodi bizzarri

Diceva Benjamin Franklin che stupidità è fare sempre la stessa azione, esattamente nello stesso modo, sperando che il risultato cambi. O che ne cambi la definizione. Comunque alla fine ognuno si inganna come crede. 

martedì 5 agosto 2014

L'imm(p)unità val bene l'indennità.

I senatori attuali hanno avuto il sussulto di dignità chiesto da Casini Pierferdinando ed hanno barattato l'imm(p)unità con l'indennità. Tanto nel prossimo Senato loro non ci saranno. La Cattaneo dice che è umiliante «non lavorare troppo senza alcuna retribuzione.» De gustibus.


E così il governo di Renzi Matteo ha portato a casa, come si usa dire con orrido neologismo plebeo quanto basta, un altro pezzo della riforma del Senato.  Un Senato di nominati, tutta gente di peso da Scilipoti a Gasparri a Razzi, giusto per citarne solo tre che la lista sarebbe fin troppo lunga, ha deciso che i prossimi suoi membri godranno del privilegio di non poter essere intercettati o inquisiti o arrestati dai magistrati. Questo per equità con i colleghi del Camera che di questo privilegio godono e taluni pure ne approfittano. In verità se si voleva essere equi si sarebbe potuto adire ad un altro passaggio, questo sì salutato con grida di giubilo da parte dell'italico, rassegnato, popolo: togliere la vetusta guarentigia anche ai signori deputati. E allora sì che ci sarebbe da ridere e magari la giustizia correrebbe più spedita. Ma così girano le cose, oltre che le scatole,  dello stimato stivale.

Tra quelli che si sono spesi con più foga nel dibattito non si può non menzionare un politico di extralungo corso come Pierferdinando Casini che con fare accorato ha chiesto ai suoi colleghi senatori «un sussulto di dignità.» per abolire l'imm(p)unità, penseranno i più. Sbagliato. È tutto il contrario. Il bel Casini, come lo definiva Francesco Cossiga qui sui due piedi nominato dadaista ad honorem con decreto postumo, ha esortato i suoi colleghi a non piegarsi alla demagogia. Con la faccia serena e la voce rotta dall'emozione, che di solito mostrano gli uomini scevri da ogni malizia, il Pierferdinando ha declamato: «L'immunità non è un privilegio della casta, è una garanzia.» Fatto di per sé già noto. Infatti si sa che l'imm(p)unità parlamentare è stata spesso garanzia per i malfattori e i grassatori che si son trovati a porre le poco nobili terga sugli scranni parlamentari. Poi, non contento il Pierferdinando ha aggiunto: « Io sono una persona per bene e così tanti in parlamento ....» Ha detto «tanti» che dir tutti deve essere sembrato esagerato anche a lui. Infatti, ed è questo che il Pierferdinando non vuol capire: l'abolizione di quello che molti politici degli ultimi trenta anni hanno fatto diventare un retrivo privilegio non riguarda lui e neanche i tanti come lui ma gli altri. Quegli altri che per bene non sono. Ma che pure lì stanno. E anche qui farne l'elenco sarebbe fatica troppo lunga.

Che poi i nuovi senatori vengano scelti tra i consiglieri regionali che sono la categoria politica che più spesso, per qualità e quantità, è stata pescata con le mani nella marmellata non ha dato alcun pensiero al bravo Pierferdinando. E si afferma questo senza alcun desiderio di fomentar casini.
In cambio di questa allegra guarentigia qualcosa doveva essere pure lasciata nel piatto e s'è deciso che quelli che siederanno nel nuovo Senato non avranno indennità. Bene. Anche perché uno stipendio o indennità i consiglieri regionali già ce l'hanno e neanche troppo modesta, pure se qualcuno ha sentito la necessità di mettere in nota spese mutande e champagne. Peraltro i consiglieri regionali godono anche del privilegio di riprendersi i denari versati come contributi, fatto negato ai comuni mortali, che se fosse loro possibile, alla gestione separata dell'Inps resterebbero solo gli occhi pr piangere. E forse neanche quelli.

Gli unici che però ci rimetteranno in questo nuovo Senato sono i recenti senatori a vita che oltre a perdere i denari e per alcuni di loro non sarà certo un problema, saranno senatori a tempo determinato: non più di sette anni e per una volta sola. E meno male dato che, Renzo Piano a parte, di Eugenio Montale e di Rita levi Montalcini in giro non se ne vedono tanti. E il commento della Cattaneo Elena ne è testimonianza: «Chiedere a colleghi italiani che partecipano a disegnare l'eccellenza nel mondo di sedere qui per non lavorare troppo e per non essere retribuiti è umiliante.» Dove l'umiliazione sta nel mettere insieme il non lavorare troppo con la non retribuzione. Che se invece il non lavorare troppo si coniugasse con un ricco stipendio tutto sarebbe a posto. De gustibus.


Comunque evviva, il nuovo Senato di nominati dai partiti e dalle loro correnti ha fatto un altro passo in avanti e i senatori pensano di andare in vacanza con un giorno d'anticipo, magari già giovedì 7 agosto. Si vedrà poi se ci sarà un referendum confermativo per il nuovo Senato. Se così fosse si potrà aprire l'hastag #Renzistaisereno. Porta bene a chi lo scrive, ma non tanto al nominato. Come Renzi Matteo sa bene.

venerdì 20 giugno 2014

La settimana del bon ton

Ecco i veri maître a penser della finezza: Maurizio Gasparri,  Silvio Berlusconi,  Vittorio Feltri e l’imperdibile Antonio Razzi. Bonjour finesse.

Nel  Paese più dadaista che c’è questa è stata la settimana del buon gusto. O se si vuole essere raffinati del bon tonE quindi ecco i veri maître a penser della finezza. Tra questi come non trovare (rullo di tamuri) Maurizio Gasparri,  (rirullo di tamburi)  Silvio Berlusconi,  (trirullo di tamburi) Vittorio Feltri e l’imperdibile (quadri rullo di tamburi )Antonio Razzi. Così non ci si fa mancare nulla. In realtà ci sarebbero altri scalda scranni del parlamento e pure altri giornalisti. Ma questi  quattro sono più che sufficienti.  Altrimenti si fa indigestione. Bonjour finesse.

Magliette e cene eleganti
Si parte dall’abruzzese più irriso dagli italiani: Antonio Razzi.  Ha fatto stampare, a spese sue si spera, delle chiccose magliette (confezionate, forse, nella Corea del Nord)  con il suo marchio di fabbrica, fine ed elegante.: “te lo dico da amico, fatti li …zzi tua.” Che magari se li facesse per davvero i …zzi sua l’Antonio, ma lontano dal parlamento, sarebbe un bene per tutti meno che per uno: Maurizio Crozza. Naturalmente Razzi ha pensato bene di omaggiare tutti i suoi amici con tanto fine cadeau. E tra gli amici, non poteva mancare l’amico più amico, quello al quale il Razzi Antonio sarebbe anche disposto a regalare un rene, dato che questi gli ha regalato un posto al senato. Con vitalizio annesso.  L’amico in questione è noto per la sua abilità ad organizzare cene eleganti ed in queste la razziana maglietta non sfigurerebbe affatto. Anzi sarebbe  il giusto tocco di classe, la ciliegina sdulla torta. L’amico in questione è il Berlusconi Silvio che ha commentato il dono dicendo: “te lo dico da amico …..” …Fine, vero? Che classe. Quando si dice che gli uguali si cercano e pure si trovano. Ahinoi.

La classe non è acqua
La classe non è acqua e questo si sa ma a maggior ragione lo dimostra  Maurizio Gasparri. Lui che ha un incarico di notevole prestigio istituzionale, è uno dei vice presidenti del senato un altro è Roberto Calderoli, giusto per fare il paio, dopo Italia Inghilterra  in un twitter  ha definito gli inglesi come boriosi e coglioni. Il twitter gli deve essere scappato mentre si guardava allo specchio. Ovviamente.

Il commento di Vittorio Feltri ha commentato un tuo post?
Feltri, come si sa, ha scritto un editoriale dal titolo «schifezze d’uomini», dedicato a Carlo Lisi, l’uomo che a Motta Visconti ha ucciso la moglie e due figli. L’ho criticato sostenendo che tra le schifezze d’uomini che circolano per il paese Lisi non si trova certo tra le prime posizioni. Il giornalista più educato d’Italia ha risposto con un twitter che recita: «le schifezze ci sono dappertutto anche tra i giornalisti ma anche fra chi li critica con veemenza eccessiva.» Da che pulpito. Goodmorning Babilonia.

L’albero del cocomero ha nominato il dadaista della settimana
Tutti i giovedì alle ore 19,00 Ryar web radio (www.ryar.net) manda in streaming la trasmissione  l’Albero del Cocomero al cui interno c’è la rubrica Costume Dadaista  che elegge il dadaista della settimana. La scorsa settimana si è aggiudicata la nomination e la vittoria  Claudio Cottarelli, commissario alla spending review, per la sua brillante idea di risparmiare tagliando la luce nelle città mentre in quella in corso il titolo di dadaista della settimana è toccato a Maurizio Gasparri. Non c’è stata storia, ha sbaragliato tutti gli altri concorrenti, e c’erano nomi di calibro, vincendo a mani basse. Ha vinto la competizione non solo per aver definito gli inglesi in quel modo ma, soprattutto per come ha reagito alle critiche ed in particolare a quella di Wired. Ha insultato tutti a raffica e a Wired ha riservato questo commento:  «wired non so chi sia, per viltà come tanti si cela dietro l’anonimato, serve nome e cognome per indicare a nettezza urbana».
Gasparri, Wired è una rivista internazionale distribuita in quasi tutto il mondo che si occupa di cultura, politica, scienza e, non ultimo tecnologia!!

Per questa volta a Vittorio Feltri è andata male, è stato battuto, da è un vero fuori  fuoriclasse,  ma si rifarà presto. Quasi certamente.

martedì 1 aprile 2014

Primo aprile: “i pesci” si sprecano.

Il primo giorno d’aprile è sempre ricco di scherzi. Qualche volta surreali ma talvolta anche tragicamente veri. Quest’anno ci sono messi d’impegno in molti. L’ex ministra Fornero, Antonio Razzi, il caso delle baby squillo dei Parioli, i segretari generali della Cgil di Lazio e Lombardia e l’immancabile Berlusconi.

Quando sia nata l’usanza di fare scherzi il primo di aprile nessuno lo sa con precisione, in compenso ha preso piede in tutto il mondo o quasi. Ovviamente gli italiani non possono fare eccezione, quando mai, e i politici in particolare. Per cui sui giornali si può leggere un’ampia rassegna di “pesci” che, a seconda dei punti di vista, sono andati a buon fine.

Antonio Razzi, incredibile dictu, ha presentato una proposta di legge. Per l’esattezza questa porta il numero 1370 e si intitola «disciplina dell’esercizio professionale della prostituzione.» In verità si occupa anche di traffico. Propone infatti che questa, la prostituzione non possa più essere esercitata per strada per evitare, soprattutto ai minori, di assistere a scene disdicevoli ma anche per permettere un miglior scorrimento della viabilità. Chi eserciterà la professione avrà la qualifica di Operatore Assistenza Sessuale (OAS) e trimestralmente dovrà sottoporsi a controlli sanitari. In più è fatto obbligo di utilizzare il condom per « per qualsiasi tipo di prestazione».  E si introduce (è proprio il caso di dirlo) il reato di «danneggiamento di profilattico» Se questo accade «durante una prestazione deve essere denunciato da parte dell'OAS alle autorità sanitarie competenti, entro il primo giorno feriale successivo all'evento, con indicazione delle generalità del cliente.»È ammessa la pubblicità su riviste e quotidiani ma non rivolta ai minori. Anche radio e tv sono mezzi accettati ma solo nelle fasce orarie notturne. I manifesti stradali sono vietati. Pesce d’aprile?. No, vero!

Elsa Fornero, la ministra che si dichiarò «non ferratissima» per il ruolo, ha inviato una autoassolutoria lettera a La Stampa.  Tutte le colpe-imperfezioni-errori della legge che porta il suo nome sono state causate dal poco tempo, dalla fretta, dalle informazioni non pervenute. Che ci fosse pressapochismo neanche a parlarne. Ovvio.  Comunque il punto clou della lettera consiste nella rivendicare «che non c’è alcuna vergogna nella riforma del 2011, bensì severità accompagnata da un forte riequilibrio a favore dei giovani nei rapporti tra le generazioni.» Ognuno si fa del male con i mezzi e la fantasia che ha a disposizione. E lei, la Fornero, l'ha fatto con un tempismo che lascia esterrefatti. Infatti i dati Istat di oggi, 1 aprile, dicono che la disoccupazione giovanile è al 42,3% e in aumento del 3,6% su base annua. Pesce d’aprile? No, vero!

Drammatica l’evoluzione della vicenda delle baby squillo dei Parioli. Molti dei gentiluomini che hanno frequentate Aurora e Azzurra se la caveranno a buon mercato. Anzi alcuni l’hanno già fatto: con il patteggiamento. Bella invenzione questa che tuttavia qualche volta lascia l’amaro in bocca. Pare che i gentiluomini di cui sopra possano scegliere tra tre alternative: cinque messi e dieci giorni di galera, alternativamente 40.000€ di pena pecuniaria oppure la libertà controllata. Il terzo caso prevede il ritiro di patente, passaporto, il divieto di allontanarsi dal comune di residenza e l’obbligo di firma. Probabilmente tutti sceglieranno la busta “b”. Con il pagamento di 40mila€ si eviteranno spiegazioni a mogli, fidanzate, compagne e magari anche ai figli. Alla fine come al solito saranno le vittime a rimetterci. Pesce d’Aprile? No, vero!

Pubblicità compartiva in casa Cgil. I segretari regionali della Cgil di Lazio e Lombardia comprano un a pagina sull’unità per attaccare Maurizio Landini della Fiom. Lo accusano di essere poco democratico, In particolare gli imputano una eccessiva presenza su giornali e televisioni. E per non farsi mancare nulla aggiungono l’accusa di «personalizzazione e scimmiottamento dei politici». Accuse vecchie nei modi e nei contenuti che ricordano la baffone Stalin e la rivoluzione culturale cinese di Mao. Poi per non farsi mancare nulla aggiungono, con scarsa originalità, il rimbrotto di eccessiva «timidezza nell’attaccare il governo.» Mica come loro. La pubblicità comparativa non serve per dire che si è meglio del concorrente ma solo che lui è peggio. Bel colpo compagni. Il tutto a pagamento: su l’Unità.  Pesce d’aprile? No, vero!

Naturalmente non poteva mancare Berlusconi Silvio, ex cavaliere del lavoro. Lui il pesce d’aprile l’ha anticipato. È uno che arriva sempre prima, come piace a Giuliano l’apostata Ferrara. Quindi con due giorni d’anticipo ha lanciato le nuove parole d’ordine della nuova, si fa per dire Forza Italia. Da adesso sarà il partito dei cani e dei gatti: falchi, colombe e piccioni non gli piacciono più. Che dire di essere come cani e gatti non è proprio un’incitazione alla pace ed alla serenità. Ma tant’è. Con cani e gatti il buon Silvio spera di vincere le elezioni europee e di recuperare almeno 10milioni di voti. Tanti paiono essere i possessori di cani e gatti. Per questo ha ordinato ad ogni militante dei circoli a lui intitolati di adottare un cane. Non gli dovrebbe essere difficile. Pesce d’aprile? No, vero!