Ciò che possiamo licenziare

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lunedì 29 ottobre 2012

La magistratura rovina l'Italia. Crozza però....

Insomma digiamolo, come direbbe Ignazio Benito Maria La Russa, in modo forte e chiaro Silvio Berlusconi  ha ragione. Manco a dirlo. Ha straragione. Anzi ha ragione da vendere. E se vogliamo pure da comprare. Che non si sa mai. Coi tempi che corrono.




La magistratura, questa magistratura rovina l'Italia.
E' vero. Verissimo.
Ogni volta che il Paese sta per risollevarsi ecco che interviene qualche giudice che con un'alzata d'ingegno distrugge il lavoro pazientemente fatto fino a quel momento. 
In questi mesi la nazione ha cercato con grande sforzo e con grande fatica di  togliersi dai guai nei quali si trovava. E nei quali era stata cacciata a forza da politici quanto meno inadeguati. Per non dire pure un po' fresconi e festaioli. Lazio e non solo, docet.
Pezzo dopo pezzo, come fanno i bimbi quando con diligenza piazzano i loro mattoncini di legno, uno sull'altro, per innalzare le loro piccole casette o carta dopo carta, come fanno i nonni quando con quelle da ramino costruiscono bellissimi e complicatissimi castelli, si stava ricostruendo il Paese. Quand'ecco che t'arriva l'uomo nero. Nero per via della toga s'intende.
Bhè quest'uomo nero vede  bimbini e nonnini tutti intenti nei loro lavorini e che ti fa? Una cosa da nulla. Dà un semplice colpetto allo spigolo del tavolo e la casetta di mattoncini di legno ed il castello di carte cadono, neanche fossero incappati nel tornado Caterina. 
Ma signori giudici vi rendete conto di quello che avete fatto? Aveva deciso di ritirarsi  e voi grazie al vostro colpo d'ingegno lo ributtate tra i piedi del Paese. Ma questa è cattiveria. Cattiveria vera. E c'è anche un po' masochismo.
Avete voluto strappare un padre a cinque figli e un nonno a sei nipoti, che questi sono veramente suoi e non di Mubarak, per ributtarlo addosso a sessanta milioni di italiani, che con lui non hanno nessun grado di parentela, senza considerare gli extracomunitari regolari e clandestini e i turisti. Pensate anche ai turisti.  Forse quegli undici, tra figli e nipoti, se lo volevano tenere ben stretto, vicino vicino, tutto per loro e non intendevano più dividerlo con altri. E quasi tutti gli italiani, che c'è sempre qualche bastinan contrario, glielo avrebbero lasciato pure volentieri.
E invece, arriva il solito giudice e zac, con una sentenza rovina tutto. Eh sì che bastava essere un po' più clementi e Silvio, s'intende Berlusconi, sarebbe quasi scomparso. L'aveva già detto che si sarebbe ritirato. L'aveva detto contro voglia e si capiva, ma oramai l'aveva detto e, come sanno anche i nipoti suoi, glielo insegnano all'asilo, la parola data non si cambia. Quando mai! Alla faccia di Ferrara Giuliano che ha passato notti e notti a scrivergli il discorso della ritirata e di Angelino Alfano che non ne può più di avere uno zio aggiunto. Non gli potevate dare solo tre anni? Così con gli indulti vari finiva quasi con un pareggio. Condannato ma indultato. E tutti si tirava un sospiro di sollievo. Forse.
Adesso invece tutti gli italiani dovranno sorbirsi altri mesi di sproloqui a base di “mi consenta” e “per fortuna che Silvio c'è” e “le serate di Arcore erano di classe”, che con gli ospiti che c'erano non c'è da dubitarne  e “i comunisti mangiano i bambini” che adesso c'è Renzi il primo bambino a mangiare i comunisti e “togliamo questa tagliamo quello” e “abbasso le tasse che non vanno pagate” e “l'IMU … e l'euro”. Insomma le solite robette da dilettanti allo sbaraglio.  Che Merkel e Sarkozy, che erano amici suoi, e il resto dell'Europa già ci hanno (de)riso sopra.  
Si pensava di essere felicemente usciti dalle quattro fasi infantili (mai così appropriate pensando a questi anni) e di essere entrati in quella della maturità. E invece forse no. E' vero che si nasce per soffrire e ai nati di questo periodo gli tocca Silvio Berlusconi.
Ovviamente non tutti soffrono. Qualcuno brinda. Per esempio Alessandro Sallusti e Daniela Santanchè e forse anche Vittorio Feltri e senz'altro la Mussolini e la De Gerolamo e la Brambilla e quella manciata di deputate che si definisce le amazzoni azzurre. Queste sono ferme al tempo di quando giocavano coi puffi. Che se avessero continuato a giocarci e ci giocassero ancora oggi sarebbe pure meglio. Per dire dei suoi amici.
 E senz'altro brinderà anche qualcuno di insospettabile come  Crozza e Vergassola. Giusto per dirne due, che qualcun altro c'è senz'altro. Avranno ancora di che scrivere per far ridere gli abitanti del Bel Paese. Ma per loro è lavoro: sono pagati un tot a risata.



sabato 16 giugno 2012

Siamo un Paese per orfani


La storia del nostro Paese è quasi tutta all'insegna della orfanilità. Da sempre.
All'inizio furono Romolo e Remo che si avvalsero dei servigi di una lupa per supplire alla  infausta situazione e i risultati di tanto nutrimento si son visti nei secoli a venire. Poi, sempre in epoca romana, si trovarono in simile ambascia  i due Gracchi, Tiberio e Gaio, di cui la madre Cornelia disse  «haec ornamenta mea» (1), mentre di tutt'altro tenore furono le parole usate da Agrippina nei confronti del figlio Nerone, anche lui orfano. E pure le epoche successive non hanno proprio scherzato. Furono orfani Dante, Caravaggio, Alfieri e Giovanni Pascoli che con la poesia della cavallina storna ha incattivito e sfranto intere generazioni di liceali.  In epoca  unitaria, poi il libro Cuore  ha celebrato l'apoteosi del piccolo eroe orfano: la piccola vedetta lombarda, il tamburino sardo, il piccolo Marco che va dagli appennini alle ande, tutti orfani. Un vero disastro. Ai giorni nostri, che per fortuna il fenomeno si è ridotto drasticamente, pare sia subentrato un certo qual piacere nel dichiararsi “orfani”, virtuali.
E così Mario occhi di ghiaccio Monti (che quasi quasi neanche Paul Newman) si è dichiarato orfano dei poteri forti (che subito si sono affrettati a smentire sia la forza che la genitorialità), mentre già da tempo l'intera nazione si sentiva orfana di tutti quei geniali cervelli che son fuggiti per andare a cercar fortuna altrove. E' tornato il mito deamicissiano di viaggiare senza genitori al seguito.  Questa condizione di “senza famiglia” è ovvio che ci pesi e che ci renda anche un pochino tristi. Soprattutto se pensiamo alle altre nazioni, giusto per dire la Germania , il Regno Unito e anche la Francia, che sembrano invece famigliole così unite allegre sorridenti e felici. E sopratutto con tutti i loro gradi di parentela, genitori inclusi, al loro santo posto. E lo scoramento della nazione senz'altro è aumentato quando ci si è messo di mezzo anche Flavio Briatore. Sì, l'ha detto e l'ha confermato: lui ci renderà orfani del Billionaire e di sé stesso. Dramma.
Flavio Briatore cervello in fuga
Ha deciso infatti, così di punto in bianco di chiudere il suo locale (ammesso che non sia una sparata per attirare clienti in periodo di magra) che non investirà più in Italia ma solo all'estero. Questo nostro Paese non gli piace più. Il triste evento, si domandano in pochi, avrà come effetto collaterale che l'italico popolo dovra fare a meno anche di Elisabetta Gregoraci e dell'innocente Nathan Falco? Se sì, sarà un duro colpo. Doppio.
Il Paese tutto vacillerà, piegherà le ginocchia, sarà sul punto di cadere ma l'afflato per la crescita e per la ripresa probabilmente l'aiuterà a sopravvivere.
Anzi. sopravviverà:“più felice e più gioioso che pria. Bravo. Grazie”. Come ghignava Petrolini.
E se, si fa tanto per dire, l'esempio di Flavio da Cuneo (dove Totò fece per tre anni il militare) fosse seguito anche da altri? E se altri cervelli del suo stesso calibro decidessero di abbandonare il paese?
Ve l'immaginate un'Italia resa orfana (sempre metaforicamente parlando, s'intende), di Daniela Guarnero, in arte Santanchè, di Ignazio digiamolo La Russa magari anche, di Maurizio Gasparri (finalmente un dibattito televisivo senza interruzioni e con ragionamenti filati e chiari?), e anche di Massimo D'Alema, (così si potrebbe sbagliare in santa pace senza sentirsi dire ogni tre per due che “sarebbe un grave errore...”),  e senza Giovanna Melandri, che un pensierino ce l'aveva pure fatto ma poi è rimasta (2) e senza Vittorio Feltri e Belpietro e l'intera tribù dei Bossi, da Umberto al più giovane Eridanio-Sirio?  E orfana anche di  Borghezio che potrebbe andare ad arringare i Lapponi che sono gentili e fingono di ascoltare tutti, e senza Castelli e Maroni e senza cerchio magico e senza Belsito e senza Alfano e magari anche senza la Binetti e il suo (dicono) cilicio e senza Renato Brunetta (che potrebbe  trasferirsi tra i Semang della Malesia) e senza  Rutelli che gli soffiano i milioni di sotto il naso e non se ne accorge e senza Giulio Tremonti (insegnante di tappologia applicata in Jacuzia) magari anche senza la Fornero che a quanto dice Bonanni non sa far di conto e ha anche un rapporto un tantinello controverso con la verità
Daniela Guarnero Santanchè 
Bhè, certo sarebbe un Paese forse-forse-forse un po', ma solo un po', meno effervescente perché tanto alcuni ci resterebbero che mica possiamo rimane senza del tutto. E quindi in attesa del successivo abbandono ci dovremo tenere Beppe Grillo e Matteo Renzi e anche Gianluigi Bersani e, con grande felicità, Crozza e con un pochino di meno Casini e Fini e suo cognato e anche Giorgio Clelio Straquadanio e Marco Pannella. Sarebbe bellissimo. E si potrebbe dire (per finta) di quanto ci mancherebbero i dipartiti e poi tutti a cantare in coro che questo è un Paese per orfani. Felici.

PS. Non si è detto di Silvio Berlusconi e di Mariano Apicella. Loro si danno per già andati.

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(1) "Questi sono i miei gioielli" disse Cornelia mostrando i propri figli ad una matrona che frequentava il Billionaire dell'epoca.
(2) http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2012/02/ecco-giovanna-melandri-il-ritorno.html

domenica 13 novembre 2011

Sabato 12 novembre il giorno più concentrato

Il 12 novembre 2011 passerà alle cronache del bel paese come il giorno  “ più concentrato”.
Giuliano apostata Ferrara
 in performance
Tutto quello che si paventava sarebbe durato mesi (forse anni) è successo sì ma in poche ore e tutto quello che non è stato fatto per mesi (forse anni) si è materializzato, anche questo, in poche ore.
Andiamo con ordine.
Il duo Nosferatu Sallusti e Daniela
"plastica" Santanchè
Ci si aspettava che i pavoliniani di Berlusconi si ritirassero nel loro “ridotto in Valtellina” per inscenare le Termopili del berlusconismo. Contrariamente a Pavolini loro, tanto per dire Giuliano apostata Ferrara, Vittorio gentilezza Feltri, Alessandro Nosferatu Sallusti e naturalmente Daniela plastica Santanchè a cui si è aggiunto inopinatamente il democristiano avellinese Gianfranco Rotondi, ci sono riusciti.
L'hanno fatto.
Il “ridottto” è stato identificato in un teatro del centro di Milano, fucili pistole e cannoni sono stati sostituiti da roboanti, talvolta bolsi, interventi gonfi di retorica che hanno avuto come unici scopi quello di far sudare Ferrara, che buttare un po' d'acqua gli fa bene alla salute, dimostrare a tutti che Feltri ha la stessa carica vitale di un sacchetto della spesa e che Sallusti è meglio che non parli, che se poi neanche scrivesse sarebbe perfetto.
Il falco-ridente Gianfranco Rotondi
Chi ha stupito è stato il, fra brevissimo. ex ministro (peraltro senza portafoglio) Rotondi. Lui sempre così compassato e con l'aria del gaudente battutista campano con tanto di evve moscia proprio lì non ce lo si aspettava. Eppure che grinta.
Fosse stato nel '45 con Pavolini e gli altri di Salò non si sa proprio come sarebbe finita. Per sfortuna loro e nostra è nato nel 1960 e quel che è peggio è che ha voluto occuparsi di politica. Comunque nel giro di poche ore i quasi mille del “ridotto” berlusconiano hanno consumato il rito e se ne sono tornati a casa per pranzo. Stanchi ma felici.
Contemporaneamente a Roma Scilipoti rivendicava per sé il ruolo di Leonida, che se lo sapessero gli spartani sarebbero mazzate. E che mazzate.
Poi finalmente dopo qualche altra battuta nell'aula del Parlamento, neanche fosse il palcoscenico di Zelig, si vota e passa la legge distabilità. Prima cosa sensata della giornata.
A seguire e con la rapidità che Batman e il figlio della Moratti si sognano: dimissioni-consultazioni-incarico. Berlusconi non è più primo ministro. Zac.
Praticamente una intra-muscolo.
Certo Napolitano non ha usato un ago pic-indolor ma diciassette anni di comparsate da Vespa un qualche pegno doveva essere pagato.
La gente in piazza balla ride e si diverte. Una festa. Scene tratte da antico diario. Succede sempre così quando cascano i populisti. Non c'è da meravigliarsi. Sic transeat gloria mundi. 
Domenica 13 novembre si formerà un nuovo governo. Per giunta autorevole. Anche in Europa.
Da lunedì 14 sarà ancora dura ma almeno Monti e suoi non si accompagnano con Apicella.
Tra i preoccupati Crozza: teme di essere licenziato da la7. Far satira non sarà più così facile.