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venerdì 26 dicembre 2014

Suor Cristina sbanca in Germania. Si torni sotto lo stato Vaticano.

Laici e laicisti si mettano il cuore in pace: quelli di oltre Tevere sono più bravi. Berlusconi, Monti, Letta (Richetto) e poi Renzi hanno bucato le tournée in Germania mentre per suor Cristina standing ovation alla prima.

Laici, laiscisti, repubblicani, mangiapreti, atei, agnostici, miscredenti in genere e sbattezzati dello Uaar devono farsene una ragione: meglio tornare sotto lo stato del Vaticano. Loro, i preti, saranno anche indigesti, magari un po’ untuosi, magari pure un bel po’ saccentelli e comunque sempre con una verità, la loro, in tasca, però, obbiettivamente sono più bravi. Il caso di suor Cristina è solo l’ultima prova provata della superiorità della Chiesa verso l’italico stato. Proprio non c’è storia. La suora canterina ha sbancato anche in Germania. I rigidi e freddi teutoni sono andati in visibilio per la suora che calza scarpe da ginnastica, rigorosamente nere e senza stringe. Anche queste hanno avuto il privilegio di un bel primo piano. Le scarpe di Renzi non hanno mai goduto di un simile omaggio. Il fatto è accaduto durante Die Hellene Fischer Show.. Dicono i bene informati una delle trasmissioni più seguite della popolarissima rete Zdf. Applausi a scena aperta e poi standing ovation. Con la televisione ci aveva provato anche Berlusconi con Telefünf . Fu un fisco. Evidentemente il Berlusconi va (andava) bene solo per gli italici. Evvabbene.

Infatti il suddetto piaceva così tanto agli italici che se lo sono tenuto come presidente del consiglio per ben tre governi e con l’ultimo lo hanno anche mandato in tournée in Germania. Fiasco completo sia di pubblico sia di critica. Il massimo che ha saputo rimediare è stato un risolino. Era di scherno. E se ne è accorto mezzo mondo. Non fu una bella figura. Allora convinti che il Berlusconi non fosse il più adatto, in senso darwiniano, cj si è riprovato con altri tre. La tournée in Deutchland è d’obbligo. Prima è stato mandato il sussiegoso Mario Monti. Uno in grado di reggere una conversazione in inglese. Conservatore quel che basta, vaghe supposizioni di affiliazione alla massoneria che ha cercato di fugare frequentando ostentatamente le messe domenicali e tutte le altre comandate. Buco nell’acqua: i tedeschi si sono dimostrati più freddi di lui. Allora è stata la volta di Richetto Letta. Come il precedente sa stare a tavola compitamente ed è pure più curiale ma come al precedente e ad altri manca il quid. I tedeschi non hanno neanche fatto in tempo a conoscerlo che il twitter “Enricostaisereno” l’ha letteralmente asfaltato. Adesso è la volta di Renzi Matteo. Ruspante, ma non rozzo come il primo, cattolico ma non curiale e gatta morta come gli altri due. Il mix è cambiato, ma non il risultato. Buca con acqua.

Con sister Cristina invece la situazione è completamente ribaltata lei sul gradino più alto a cantare True colors di Cindy Lauper e i germanici in piedi a spellarsi le mani. Se chiedesse di sforare il tetto del tre per cento le direbbero di sì. Così, sulla parola. D’altra parte ha cantato anche con Patti Smith e di fronte a papa Francesco. Mica bruscoli.  E lui, papa Francesco, con due lettere e tre telefonate ha sistemato la questione Usa-Cuba. Non ci riuscivano da più di sessant’anni. Chapeau.

Allora che aspettare: si chieda subito di tornare immediatamente sotto le insegne vaticane. Toccherà qualche barbosa messa cantata e magari qualche processione e poi il rosario nel mese mariano, ma si vuol mettere con il rispetto internazionale? Forse fra le pochissime controindicazioni c’è che il cardinal Bagnasco sia ancora in giro. Parlando dei due marò ha detto: «È un fatto che non comprendo.» Oggettivamente non è il solo fatto che non ha colto e comunque non è l’unico a non averlo capito. Chiedere alla Farnesina ed al Ministero degli Esteri. Lì è buio pesto. Comunque, Bagnasco et Bertone et similia a parte, vale la pena farci un pensierino. Suor Cristina e le sue scatenate consorelle sono la soluzione  giusta. Successo assicurato. Provare per credere.

mercoledì 10 luglio 2013

Standard&Poor's manda l'Italia in serie B e il parlamento chiude.

L'agenzia di rating ci punisce ma i francesi vengono a fare shopping d'aziende in Italia. I giornali, perennemente in perdita sono considerati opzioni strategiche da chi da scarpe e automobili. I parlamentari vogliono chiudere il parlamento. L'Italia sesta prova ontologica dell'esistenza di Dio

Standard&Poor's, ha appioppato all'Italia il rating BBB portandola così al penultimo gradino della scala che questi signori americani hanno ideato. Dopo BBB c'è solo BBB- che è come dire per una squadra di calcio finire tra i semiprofessionisti della serie D. 
Dopo di questo gradino ci sono solo i campionati amatoriali o le partitelle scapoli contro ammogliati di vecchia memoria o per aggiornare il concetto al linguaggio di adesso precari contro partite Iva. Ché quelli che hanno un posto fisso col cavolo che corrono il rischio di rompersi una gamba su un campetto strapelato.
Sul merito e sul metodo che hanno portato gli analisti di S&P a questa decisione c'è molto da discutere e da dire, e il ministro Saccomanni sta facendo la sua parte per salvaguardare gli interessi della ditta, come direbbe Bersani.

Quel che lascia un po' basiti, ma poi non più di tanto, e gli stranieri ce ne capiscono praticamente un'acca, è invece il contesto in cui cade la notizia che da taluni viene definita con l'aggettivo ferale. Il contesto sembra da commedia degli equivoci, Ci fosse ancora Georges Feydeau ci andrebbe a nozze.
Infatti mentre il Belpaese viene retrocesso ai margini del campionato, va ricordato che c'è stato un tempo in cui l'Italia è stata la settima potenza economica del mondo, un paio di aziende italiane cult, una nel mondo della moda (Loro Piana) e l'altra in quello della pasticceria (Cova), vendono l'80% delle loro quote a gruppi stranieri, mentre un'altra famosa, in tutto il mondo per i suoi prodotti calzaturieri (Tod's) e non solo, è in competizione con una che produce automobili (Fiat) per l'acquisto di un giornale (Corriere della Sera) e infine un gruppo parlamentare (Pdl) vuole chiudere il parlamento. Con alcuni corollari e successive domande, ovviamente retoriche, che anziché chiarire confondono ancora di più.

Corollario 1 (brevissimo): le aziende italiane valgono e per questo i gruppi stranieri le comprano. Domanda: perché il Belpaese sta andando a ramengo se le sue aziende valgono?
Corollario 2 (breve): la Fiat un giornale ce l'ha già e si chiama La Stampa, e di suo perde già un bel po' di soldi . Domanda: perché è opzione strategica l'acquisizione del Corriere della Sera che di soldi ne perde più de La Stampa?
Corollario 3 (mediamente breve): Tod's è un grande gruppo a livello internazionale della moda e del lusso e ha raggiunto questi risultati senza possedere neanche il giornaletto del paese. Domanda: che se ne fa di un giornale, oltre tutto solo nazionale, quando nel Paese il numero di lettori di quotidiani è rimasto lo stesso di oltre cinquanta anni fa?
Corollario 4 (lunghetto): Il Pdl pur perdendo clamorosamente le elezioni, non è stato rivotato da sei milioni di elettori, ha chiesto ed ottenuto un governo detto delle larghe intese. In verità le intese con gli altri partiti con cui divide il governo (Pd e Lista civica) sono praticamente inesistenti. Nel governo ha posizioni di rilievo. Ad ogni momento sostiene che, per responsabilità, parola che non sempre Maurizio Gasparri riesce a pronunciare bene e Daniela Santanché deve sillabare per non confondersi, tiene separate le grane giudiziarie del fondatore dalle questioni di governo. In passato il Pdl ha lottato per avere prima il processo lungo e poi quello breve. Domanda (anch'essa lunghetta): perché adesso che la Cassazione procede celermente (per obbligo peraltro e ha anche già individuato una scappatoia per dare maggior tempo alla difesa) vuol chiudere il parlamento per tre giorni e poi si accontenta di uno ben sapendo che il precedente storico fu un disastro? E dire che l'Aventino del 1924 poteva contare su personaggi politici di ben altro spessore che con Cicchitto e Capezzone neanche è partita.

Ad ogni domanda la risposta di buon senso è un fantastico: boh!
In questa situazione il povero ministro Saccomanni avrà i suoi grattacapi per spiegare agli analisti di S&P che qualche errore di valutazione l'hanno commesso. E anche Enrico Letta avrà il suo bel da fare, ma la responsabilità è in parte anche sua visto il suo continuo traccheggiare, nell'andare a spiegare la situazione agli amici dell'Europa.
Quindi situazione è disperata a meno che non si ricorra alla fede, in questo caso la prima enciclica di Francesco, Lumen fidei, cade a proposito e anche a sant'Anselmo d' Aosta.
Sì, perché l'Italia rappresenta, unica nazione al mondo, la sesta prova ontologica dell'esistenza di Dio:«Solo l'esistenza di un Dio buono può consentire a questa nazione di sopravvivere e cavarsela sempre.»

Purtroppo però, e ciò vale solo sul versante della fede, perché il diavolo fa le pentole ma non i coperchi c'è un corollario. E questo recita, a beneficio di UAAR: «l'Italia è la prova provata della non esistenza di Dio. Se esistesse un Dio giusto un paese come questo l'avrebbe già fatto sprofondare.»

A scelta.