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mercoledì 13 agosto 2014

Roberto Calderoli se ne andrà. Forse.

Calderoli con l'aiuto de Il fatto quotidiano annuncia che lascerà la politica. Però non si sa quando. Ha scoperto i veri valori della vita. Che non ci vuole un genio. Aprirà un ristorante, dice. Si spera non cucini porcate.

Roberto Calderoli, da diverse legislature inopinato vicepresidente del Senato della Repubblica, ha deciso di comunicare all'orbe terracqueo che smetterà con la politica. Se l'evento si verificherà l'orbeteracqueo tutto gliene sarà grato. Immensamente. Per l'annuncio si è avvalso della collaborazione de Il fatto quotidiano (11 agosto 2014) facendo nuovomante rinverdire la legge del contrappasso. Che l'Alighieri Dante nel vederla usare anche dal Calderoli Roberto, quasi certamente a sua insaputa, senz'altro ne avrà tratto una qualche soddisfazione. 

L'intervista è piagnucolosa quanto basta. D'altra parte il piagnucolare è la malattia senile degli arroganti e nel caso di arroganza ce ne è a sufficienza per almeno tre. Quindi ci sta. In questa il vicepresidente del Senato, in versione barbuta, ha tirato fuori i soliti vieti e triti luoghi comuni che nell'occasione vanno sempre: la vita, troppo breve, spesa ad inseguire le cose che non contano, la non vicinanza alle persone amate il desiderio di riparare eccetra eccetra. Insomma il solito paccotigliame d'occasione. Che è come il blazer: è classico, va su tutto, fa chic e non impegna. Al dunque ha annunciato chiaramente che smetterà con la politica e si ritirerà. Bene, anzi benissimo. Quando? Domanda basilare, si direbbe strategica, per poter trarre il tanto agognato sospiro di sollievo. Risposta: «quando saranno portate a compimento le riforme.» E giusto per non rimanere sul vago e avere un arco temporale ha deciso di chiarire: «in questa legislatura, breve o lunga che sia o nella prossima.» Che tanto valeva dire alle calende greche o per essere intelleggibile anche da un padano classico con corna e spadoni, un più semplice e veritiero “chi-lo-sa”. Dunque il dottor Calderoli, laureato in medicina con il massimo dei voti, si porta avanti. Anzi porta più in là la sua fuoriuscita. Peccato. All'orbe terracqueo si smorza il sorriso. E. la speranza.

Nell'intervista il Calderoli Roberto dice che sparava imbecillità per rimanere sui media. Verrebbe da chiosare che anche quella in corso fa parte della serie. Senza contare che, se proprio-proprio voleva stare sui giornali bastava che dicesse, potendo e magari sforzandosi, cose intelligenti. O magari anche di semplice buon senso. Ma non si può avere tutto. Dice che a Roma, s'intuisce, ci stesse malvolentieri ma non lo afferma chiaramente, cenava con «una pizza e un panino pieno di schifezze». Però l'hanno beccato con una casa fuori mazzo, poi trasformata in ufficio e poi abbandonata. Dice che ha nostalgia dei pratoni e delle ampolle e della genuinità di quelle rozzezze. Ma si dimentica della Banca del Nord che ha fregato non pochi ingenui padani, delle quote latte che son costate e costano multe salate alla Repubblica e dei diamanti e degli investimenti in Tanzania e delle sovvenzioni date alla scuolina della moglie del Bossi e, giusto per rimanere in famiglia, delle ristrutturazioni e dell'elezione del Trota nel consiglio regionale lumbard. Così come non gli sovvengono il falò nel cortile del ministero o l'apertura degli uffici ministeriali in quel di Monza, giusto per dirne altre due. Tutte pataccate che qualche soldarello sono costate ai contribuenti. Anche padani. E che come noto erano solo fumo negli occhi dei boccaloni di padania dotati di corna e spadoni. A sparare bestialità razziste son capaci tutti, anche lui, ma a metterci rimedio ci vuol del bello e del buono. Che riempire zucche vuote non è opera facile. Dice che aprirà un ristorante. Si spera non si ricordi delle leggi porcata che cucinava in Senato. Perché un conto sono le leggi che il cinico italico popolo è abituato a digerire con poco sforzo e un conto sono i casoncelli le foiade o il brasato di asino che se sono porcate danno dissenteria. Il che obbliga a star seduti su un trono e questo poco assomiglia a quello del Senato.

Quindi forse (e forse è la parola chiave) se ne andrà dal Parlamento. Se non ci fosse mai entrato non se ne sarebbe accorto nessuno. Perchè le fortune maggiori sono quelle che non si conoscono come racconta Nassim Taleb in “Giocati dal caso”. Così come nessuno, a parte Anna Finocchiaro sua grande ammiratrice e supporter nonché correlatrice nella presentazione della riforma per il Senato, ne rimpiangerà l'uscita. Di un Calderoli Roberto in Senato se ne poteva anche fare a meno; il peggio s'era già visto.

martedì 29 aprile 2014

Quattro simpatiche ragazze. Storie di vita vera.

A Roma ci sono due nuovi santi ma il mondo va avanti lo stesso. Quattro ragazze, che sono il doppio di due si danno da fare ciascuna per la sua parte. C’è chi si ribella agli orrori della vita, chi cerca di aiutare la famiglia, chi denuncia il razzismo e le ipocrisie che gli girano attorno e chi inventa nuove eliche.

Charlotte Bell e Michelle Obama
Mentre Roma si preparava a celebrare e celebrava l’ascesa agli altari di due nuovi santi, che già ce ne sono pochi , il mondo ha continuato la sua quotidiana rotazione su sé stesso e contemporaneamente intorno al sole. Per fortuna. E quattro (che è il doppio di due) simpatiche ragazze con le loro azioni sono riuscite a farlo un po’ più bello e, nonostante tutto, ad ottenere un po’ di spazio sui media. Non certo proporzionato al loro merito ma d’altra parte non sono sostenute da potenti uffici stampa. Ma quel poco che è arrivato fa ben sperare per il futuro.

La prima a cui si vuol rendere merito è una ragazzina, giusto per essere chiari una minorenne, a malapena arriva ai sedici anni, che ha sulle spalle esperienze così vergognose e turpi che forse ci vogliono dieci vite malavitose per riuscire ad eguagliarle. Si tratta di una delle due piccole dei Parioli che ha trovato il coraggio nell’ambito del processo (rito abbreviato con conseguente sconto di pena che pure questa si spera giustamente massima) di costituirsi parte civile   sia nei confronti degli sfruttatori e dei vergognosi clienti che senz’altro tenteranno d’infangarla, sia contro la madre. Sempre che si possa definire madre la donna che l’ha partorita. S’immagina il lacerante dolore di una simile scelta che tuttavia doveva essere fatta sia per sé stessa sia per senso ed impegno civile. Fra breve tempo, auspicabilmente, la cronaca si dimenticherà di lei e della sua compagna di sventura. Si spera che entrambe possano cancellare il più possibile e magari anche in tempi non lunghi  la loro tragica storia.

Dall’altra parte del mondo Charlotte Bell, appena dieci anni, ha cercato di dare una mano alla famiglia. L’ha fatto durante la festa organizzata per i figli dei dipendenti della Casa Bianca consegnando il curriculum vitae del suo papà, disoccupato da tre anni, a Michelle Obama. L’ha fatto di fronte a tutti gli altri bambini, con semplicità. Forse Charlotte non otterrà niente, sembra che da quelle parti le lettere di raccomandazione non funzionino tanto, ma ha avuto il coraggio di manifestare alla Fist Lady una situazione di forte disagio, e di rendergliela tangibile e concreta. Sono problemi che chi sta al centro del potere conosce ma forse, perché non li vive sulla sua pelle, non capisce compiutamente.  Non deve essere stato facile. Un gesto innocente e magari un po’ goffo può smuovere più di tanti discorsi.

«Puoi dormire con i negri, puoi fare quello che vuoi con loro, l’unica cosa che ti chiedo è di non portarli alle mie partite. In Israele vengono trattati peggio dei cani» Autore del virgolettato è Donald Sterling un arzillo ottantunenne, ovviamente miliardario, e già che c’è anche proprietario di una squadra di pallacanestro, i Clippers, che gioca nel campionato Nba e che ha diversi giocatori neri.  Destinataria del delicato messaggio è stata Vanessa Stiviano, che spesso accompagna mister Sterling alle partite del suo team. Lei di anni ne ha solo 38 e si definisce messicana ed afroamericana. La risposta che Vanessa ha girato a mister Sterling è stata breve ma precisa:«Io sono nera e la cosa non ti dispiace quando mi stendo accanto a te.»  Il razzismo riesce sempre a ramazzare degli idioti e forse dovrebbe stupire che a farne parte questa volta sia uno che appartiene al popolo che nello scorso secolo a questa aberrazione ha pagato il tributo più alto. Vanessa forse non ha tutti i numeri per essere una santa ma senz’altro non è una ipocrita. E questo, visti i tempi, aiuta.

Katia Bertoli ha 36 anni, viene da Trento,da quattro anni insegna ingegneria meccanica applicata ad Harvard. Una bazzecola. Con il gruppo di ricercatori che dirige ha creato una figura geometrica totalmente nuova che non esiste in natura. È stata battezzata «emi-elica». In verità stavano lavorando ad un altro progetto ma come spesso capita quando si fa ricerca si è aperta una variante che ha portato a questa nuova elica.  «Ora– dice Katia con modestia - si tratta di capire in quali proprietà si traduce.» Grazie alla «emi-elica» ha ottenuto un finanziamento di 400mila dollari che impiegherà per assumere 2 ricercatori per 5 anni. Sembra di stare in Italia dove Katia Bertoli tornerà giusto per le vacanze. Forse.

P.S. Certo l’evento Vaticano ha lasciato vari segni: alcuni, ma poi neanche tanti, sui media del mondo e altri più cospicui sotto i ponti del Tevere Ma di questi ultimi, per pudore, è meglio non parlare anche per il costo che il Comune di Roma dovrà sostenere per il loro ritorno alla decenza. Che non sarà l’unico costo dovendo sommarsi a questo anche lo smaltimento di quattro milioni di bottigliette d’acqua, il pagamento di straordinari a operatori ecologici, autisti Atac nonché servizi di sicurezza che fa un bel gruzzoletto di euro.  Gli organizzatori della festa se la son cavata con un semplice ringraziamento che le italiche autorità hanno molto apprezzato. Ci mancherebbe. E la storia è finita lì. D’altra parte duemila anni di storia e di retorica hanno ben lasciato una qualche traccia 

domenica 21 luglio 2013

Consigliere SEL insulta leghista Valandro

Quando stupidità e razzismo si coniugano. Immediata l'espulsione da Sel e parole di condanna da Nichi Vendola e Laura Boldrini. Mentre Mario Borghezio, Roberto Calderoli, Erminio Boso e Matteo Salvini, tutti autori di performance volgari e razziste rimangono ben ancorati dentro la Lega Nord. 


Angelo Garbin, consigliere comunalea Cavarzene
E così sul versante “stupidità” si è esercitato anche un consigliere comunale di Sel che se ne è uscito con la seguente frase:«Mollatela con venti negri» riferendosi con questo alla ex leghista Valandro Dolores.
 Che già nel nome, ahi lei, porta il segno di un destino avverso che la posiziona un filino più in là della felicità. Ma tant'è.
Ora, ad essere sinceri, non è che fosse necessario l'intervento di un consigliere comunale di Sel per avere conferma pratica di un postulato ben descritto dal professor Carlo Maria Cipolla (1): l'imbecillità non può essere patrimonio esclusivo di alcuno. Nonostante gli sforzi che taluni fanno per affermarne il monopolio. Questa è merce purtroppo sommamente democratica. Ahi noi. 

In politica poi questa verità viene appurata tutti i giorni e qualche volta anche più volte durante la stessa giornata, un'occhiata alle prime pagine dei giornali ne è trista conferma. con l'aggravante che talvolta l'esercizio dell'imbecillità si coniuga con il razzismo (in questo caso anche di genere) che già di suo include il concetto precedente. Perché dire che un razzista sia anche un imbecille più che un apprezzamento di merito è una tautologia. Anche se non sempre, per fortuna, è vero il contrario: non tutti gli imbecilli sono anche razzisti. Che forse la prima classificazione già li soddisfa ad abundantiam.

Questa volta a dare manifesta dimostrazione del postulato di cui sopra ci ha pensato tal Angelo Garbin da Cavarzene, consigliere dell'omonimo comune con l'aggravante di essere un tesserato di Sel. Perché avere  un sessista razzista in Sel suona quanto meno anomalo visto che  i principi della formazione di Nichi Vendola vanno esattamente nella direzione opposta. E infatti questo discendente dai nobili primati è stato immediatamente espulso dal partito e censurato da Vendola da Laura Boldrini e da molti altri dirigenti e militanti. Ed anche da Cécile Kyenge alla quale la stessa Valandro aveva augurato analogo trattamento. By the way la Dolores è stata condannata a tredici mesi di reclusione, un'ammenda di tredicimila euro e l'interdizione per tre anni dai pubblici uffici. Pena tutto sommato lieve per la gravità morale del fatto. Che qualcosina di più ci poteva pure stare oltre, ovviamente, all'esecrazione civica

Il luogo della brillante esibizione del Garbin, come per la Valandro è stato, quasi per ovvietà di questi tempi, facebook che, con tutta evidenza a non pochi utenti fa lo stesso effetto della dolce Euchessina. Probabilmente Mark Zuckerberger diventerebbe ancora più ricco se riuscisse ad inventare un softuerino con annesso algoritmo tridimensionale in grado di verificare, anche con lievissimo anticipo, che il cervello sia collegato prima di poter accedere alla pagina e mettersi a scrivere. Così ci si risparmierebbero non pochi dispiaceri e si avrebbe, almeno, l'impressione di vivere in un mondo migliore. Purtroppo così non è. Ahi noi.

Poiché l'indignazione non ha confini (e molto spesso è pure gratis) va presa debita nota anche di quella, di taluni esponenti della Lega Nord, che poi sono i compagni di partito di tal Mario Borghezio , anche lui discendente dai nobili primati i quali però, dopo talune sue performance, hanno discusso su come disconoscerne l'ascendenza. In questo, peraltro, stimolati anche dall'espulsione dello stesso Borghezio decisa dall' Edf, il gruppo parlamentare europeo che raggruppa gli euroscettici (2) Espulso dal gruppo europeo ma non dalla Lega Nord che in Italia se lo tiene ben stretto insieme a Calderoli Roberto (3), le cui epsressioni sulla ministra Kyenge dimostrano quanto poco cervello e lingua possano essere collegati, ad aver cervello naturalmente, e a tal Erminio Boso che gioisce quando i barconi dei migranti affondano inmare  o tal Matteo Salvini che, non si sa quanto sobrio, cantava (4): «scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani.»

Ovvio che nessuno di questi esempi,come pure quello della consigliera circoscrizionale del Pd di Prato, per quanto vergognosi, vanno a giustificazione di Garbin Angelo per il quale ci si aspetta un pronto intervento della magistratura e magari una pena maggiorata rispetto alla Valandro. Non foss'altro per non avere appreso la lezione. Non sarebbe male inoltre se, a corollario della pena, come probabilmente accadrebbe nel Regno Unito, ci fossepure  l'obbligo per questi razzisti d'accatto di mandare a memoria il monologo che l'ebreo Shylock recita ne Il mercante di Venezia che inizia cosìMa un ebreo (ma a scelta vale qualsiasi colore di pelle Ndr) non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi,affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni …»
E per quelli di più dura cervice che da quelle parti paiono abbondare, visti i discorsi che si sentono, magari varrebbe pure la pena che il monologo lo scrivessero, a mano, cento volte in bella grafia. Come si conviene agli amici di Lucignolo.

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domenica 14 luglio 2013

La nostra vocazione a finire nei pasticci.

Se anche un conservatore come Sergio Romano giudica «non professionale» il comportamento della classe dirigente vuol proprio dire essere agli sgoccioli. Caso Kazako e Calderoli sono solo due esempi. Non sarebbe la prima volta che un onesto conservatore si schiera dalla parte del rinnovamento e del cambiamento. Ogni rivoluzione ha avuto il suo Lafayette.

Sergio Romano
Il titolo va detto subito, a scanso di equivoci, è copiato. Volutamente, coscientemente e 'a propria saputa' copiato dal Corriere della sera (14 luglio 2013). L'articolo da cui si è preso in prestito il titolo porta la firma dell'opinionista e storico Sergio Romano che, probabilmente come tutti, può essere ampiamente criticato su ogni sua affermazione ma senz'altro su un punto è inattaccabile: non è un antipolitico. 
E neppure un rivoluzionario. E neppure un disfattista o un nichilista. E neppure uno che le spara grosse. 
 Anzi ,fin dal 1954 quando entrò alla Farnesina, è stato allenato a ben utilizzare le parole, a pesarle e a soppesarle così come si conviene ad un diplomatico. 
Come soprammercato e perché tutti abbiano ben chiaro di come la pensa ha scritto un libro dal titolo emblematico: Memorie di un conservatore (Longanesi 2002).

Bene, questo compassato signore in sei smilze colonnine e più o meno cinquemila battute ha demolito la classe dirigente del Belpaese. Ha definito il comportamento tenuto delle autorità (forze di polizia, ministeri e governo) nella vicenda relativa all'espulsione della famiglia dell'oppositore kazako come «non professionale.» Che di peggio non poteva trovare poiché, nella sua concezione delle relazioni e del linguaggio, questa affermazione va ben al di là delle più popolarmente colorite espressioni di Beppe Grillo.

Inoltre l'ex ambasciatore mostra di trovare semplicemente imbarazzanti le giustificazioni del governo ed auspica che da adesso in poi sulla vicenda: «non si limiti a dirci come nelle scorse ore che non era informato e che l'operazione 'presenta elementi e caratteri non ordinari'.» Che, a dirla tutta, di non ordinario nel Belpaese c'è praticamente tutto. Comunque, per essere ben certo che nessuno fraintenda il senso di «non professionale» Sergio Romano porta alcuni altri esempi come la gestione della vicenda dei marò (che al momento hanno abbandonato le prime pagine dei giornali pur essendo ancora in India in attesa di processo ma forse se ne riparlerà in agosto quando si sarà a corto di argomenti Ndr), il caso del capitano della Costa Concordia, le dimissioni del ministro Terzi in diretta tv (senza averle prima concordate con il capo del governo Ndr), e il simil spogliarello dei senatori del M5S. Dove peraltro il senatore Crimi ha avuto qualche difficoltà con la cravatta.

Agli esempi dell'ex diplomatico, sempre restando nell'ambito della «non professionalità» si possono aggiungere le battute omofobiche di impettite sottosegretarie, il consueto ricorso a saggi e controsaggi che poi a loro volta si dividono tra i saggi che si dimettono e saggi che restano immarcescibili al loro posto pur nella convinzione di essere pagati per svolgere un lavoro inutile. E poi c'è chi cerca di influenzare le decisioni della magistratura con ridicoli ricorsi alla pratica dell'Aventino, questa volta a ore neanche si trattasse di un albergo, o forse sì, mentre il segretario del Pd dichiara, negli stessi momenti, che se l'imputato Berlusconi venisse condannato sarebbe a rischio il governo. Come se un imputato non fosse semplicemente un imputato, a prescindere, poiché la legge, come direbbe un onesto conservatore, è uguale per tutti. E non è che, Totò docet, per qualcuno debba essere più uguale. E poi ci sono le mille ammuine sulle province, sul numero dei parlamentari, sul finanziamento della politica, sulla spesa pubblica, sulle tasse, sul conflitto di interessi , sulla candidabilità e sulla non eleggibilità. E poi c'è il professore che prima diventa senatore a vita, chissà per che meriti, e poi presidente del consiglio e mentre è in carica ripete alla nausea che non vede l'ora di andarsene e di abbandonare il mondo della politica che proprio non gli piace. Salvo poi, non tenendo conto dei vecchi consigli della mamma, fondare un partito e brigare per diventare presidente del Senato. 

Quindi le stucchevoli, ancor prima che fuori dalla storia e semplicemente sciocche dichiarazioni a sfondo razziale di molti deputati ed esponenti leghisti poiché quella di Calderoli nei confronti della ministra Cécile Kyenge è solo l'ultima di una lunga serie. Che poi queste siano sempre giustificate a posteriori come «batture» o «frasi dette durante un comizio»  stanno a dimostrare oltre che la «non professionalità» l'insita vigliaccheria dei protagonisti  e sono anche un insulto all'intelligenza degli italiani. Come se il contesto del comizio consentisse la licenza alla cialtroneria. Peraltro essendo il Calderoli padre della legge definita da lui stesso «una porcata.» verrebbe facile costruire qualche ameno gioco di parole. Ma non sarebbe professionale e per questo, qui, non vien fatto.

L'articolo di Sergio Romano termina con l'amara constatazione che questa classe dirigente pare voglia «convincere il mondo che l'Italia è sempre e soprattutto 'commedia dell'arte'. Usciremo da questa crisi, prima o dopo. - conclude - Ma combattere contro questi connazionali è una fatica di Sisifo.»
Pare proprio di essere alla viglia di grandi cambiamenti se anche un conservatore come Sergio Romano giudica l'attuale situazione in modo così chiaro e duro e la classe dirigente così palesemente inadeguata e ancor peggio, poco professionale. Peraltro qui ormai la distinzione non passa più né per lo schieramento, né per l'età, né per anzianità di servizio: la non professionalità dilaga e questa deve essere la linea di confine per chi occupa posizioni di rappresentatività popolare. Che forse questi erano gli stessi argomenti per i quali il marchese di Lafayette decise di stare dalla parte dei sanculotti e diventare comandante della Guardia Nazionale.
La storia ha insegnato che i cambiamenti epocali non si fanno a tavolino e che in ognuno di questi c'è sempre un Lafayette. Sergio Romano pare avviato su questa strada.


giovedì 2 maggio 2013

Ecco il Primo Maggio: su coraggio - 2*

Berlusconi vuol far massaggi. Alleanza e ricatti. Gasparri bacia mani. La canzonetta di Silvio spopola anche tra i politologi. Ci son poltrone da spartire. Mario Monti va in trattoria. D'Alema ha già dato. Complimenti a Mussolini. Flatulenze padane. La vigiglia del primo maggio in nove quadri.

Le giornate che precedono il Primo maggio di solito sono ricche di eventi e di dichiarazioni, il più delle volte ridicole e risibili. Tentano magari inconsciamente di togliere visibilità e importanza alla festa del lavoro e dei lavoratori. Il fatto che spesso ci riescano è uno dei drammi di questa epoca disperata. Perciò, infatti, da anni, si canta «Primo Maggio, su coraggio». Che ce ne vuole parecchio, di coraggio, per andare avanti. E' accaduto lo scorso anno quando Brunetta, La Russa, Lupi e Tremonti (chissà che fine ha fatto il megasuperministro che tutto già sapeva e già prevedeva) attaccarono il premier Mario Monti (1), che allora vestiva i panni del salvatore-della-patria. Poi, come si sa, le mode passano. E' accaduto ai tempi di Scajola, chi si ricorda più di lui? che non voleva essere considerato uno preso con «il sorcio in bocca» (2). Quest'anno si è andati addirittura meglio. Sale la quantità e anche la qualità degli eventi. Gulp!
1. Berlusconi e i massaggi. Tranquilli nulla a che vedere con olgettine et simila. I massaggi questa volta Berlusconi li vuole praticare al Pd, neo alleato di governo. L'antefatto (3) : il cavaliere dalla bocca larga durante una trasmissione televisiva si autocandida alla presidenza della non ancora istitutita Convenzione per le riforme costituzionali. Ambisce a diventare un padre costituente. Che dire? Naturalmente la cosa non è piaciuta ad alcuni del Pd e il capo del Pdl lo sa e allora per rimediare alla intempestiva dichiarazione dice:« Adesso sarà necessario un adeguato massaggio a qualcuno di loro». Che è un bel dire politico. Chissà chi saranno i massaggiatori . Auguri, detto senza malizia, ai massaggiati.
2. Alleanze e ricatti. Il giovane governo del giovane Letta Enrico, ha fatto appena in tempo ad ottenere la fiducia del Senato che già è stata presentata dal Pdl per dirla da in positivo, la prima cambiale. O il primo ricatto. Letta dice «L' Imu di giugno è sospesa» e subito Berlusconi ribatte «Via l'imposta o noi non ci stiamo». Gli fanno eco Brunetta, che chiede anche il rimborso dell'anno precedente e dichiara di avere una golden share sull'esecutivo. Chissà se Napolitano se ne è accorto. Poi hanno parlato, digrignando i denti, i soliti altri da Gasparri a salire. Cosa vuol dire fare alleanze tra pari. (4)
 
3. Gasparri il galante. Forse per rimediare al primo strattone dato al Pd Maurizio Gasparri ha voluto fare il di più e quindi si è esibito, in piena aula del Sanato, in un galante baciamano (5). La fortunata è stata Anna Finocchiaro. Ognuno ha i baciamanisti che si merita. Che, senza voler fare raffronti che sono più che blasfemi, viene difficile immaginarsi Nilde Jotti accettare un simile gesto da parte di Giorgio Alminrante. Forse che questi sono i massaggi cui faceva riferimento Berlusconi? Buon divertimento.



4. La canzonetta di Silvio. Il motivetto “meno male che Silvio c'è” sta spopolando anche fuori dal Pdl, Adesso lo fischietta pure Giovanni Sartori. Chi l'avrebbe mai detto. Nell'ultimo editoriale ha scritto: «Meno male che Napolitano c'è. Meno male che ci sono due Letta, tutti e due bravi (uno a destra e uno a sinistra).» Dimentica il politologo Sartori che quello di destra è stato lo spin doctor di quel tal Berlusconi Silvio i cui governi si sono distinti per aver approvato leggi ad personam, fatto compravendita di parlamentari e condotto il Paese sull'orlo del baratro. Giusto per non voler cercare il pelo nell'uovo. E quell'altro di sinistra non è mai stato. Semmai di centro. Poi, per chiudere in bellezza il suo pezzo, si è dedicato a Gaetano Quagliariello neoministro delle Riforme costituzionali. Lo ha definito «La persona giusta al posto giusto.» Anche qui la memoria fa cilecca. Magari se Sartori andasse a rileggere quanto ha scritto in precedenza ne trarrebbe di vantaggio.
5. L'amor di patria e le poltrone. Ora che con grande celerità è stato regalato a Enrico Letta quel che fu negato a Pier Luigi Bersani, cominciano le trattative sui posti. È già. Un conto son gli ideali anime 'e core e un conto la pagnotta per cui caccia aperta a 68 poltrone più due. Di queste 40 sono destinate ai sotto segretari e 28 ai presidenti di commissione. Due sono quelle seminascoste una fa riferimento a Informazione e sicurezza, gli 007 per intenderci, e l'altra è quella di capo gabinetto del ministero dell'Economia. Se si volesse veramente il bene del Paese ci vorrebbe gente nuova. Competente e magari pure di prima nomina. Ma forse «più dell'amor potrà il digiuno.»
6. Supermario Monti. Ora ex. L'algido ex salvatore-della-patria è stato allegramente scaricato da tutti quelli che lo hanno esageratamente osannato in precedenza.
Pare che la sera in cui ha dovuto mollare il posto da premier che, a suo dire, mai gli è piaciuto, sia andato in trattoria con la signora Elsa e lì sia stato avvicinato da un ragazzino di undici anni che, e qui il condizionale è di rigore viste le frequentazione di supermario con le agenzie di pr, gli avrebbe chiesto: «Ma lei è triste a non avere più un lavoro?» (6) Al che il sobrio per antonomasia ha risposto: «È un po' come quando finisci la scuola, ti dispiace ma finalmente fai anche un po' di vacanza. » In realtà il bocconiano ha dimenticato di dire che sì ha perso il lavoro, come tanti, ma non lo stipendio. Come forse solo lui. Lui infatti si è premunito di un seggio da senatore a vita. Che in un solo mese rende uno stipendio pari a quanto il brigadiere dei carabinieri Giangrande guadagnava in dieci. Straordinari inclusi. Complimenti a Gian Mario Stella per essere stato così tempestivamente vicino al tavolino dell'ex presidente del consiglio da poter cogliere la scenetta da libro Cuore. Ci mancava.
7. D'Alema ha già dato. Nonostante il 30 aprile non fosse giornata di festa D'Alema Massimo ha ammolazzato l'ennesima intervista (7). Naturalmente a tutto campo. Certo che avere un'opinione su tutto richiede un bello sforzo. C'è chi può e lui può. Tra le tante colpisce una risposta. Alla domanda: «Lei parla di legge elettorale perché dovrebbe far parte della convenzione...» la replica è sibilante: «Non intendo far parte di alcuna convenzione, io ho già dato...» Anche qui una vaga nota di smemoratezza. Forse intendeva dire ho già avuto. O forse preso. Ché, per dire delle più note, dalle sette legislature italiane, più quelle al parlamento europeo, più la presidenza della Bicamerale, più due presidenze del Consiglio, più il ministero degli Esteri, più la recente presidenza del Copasir quando ancora allo stipendio da parlamentare si sommavano le indennità per le altre cariche in qualche modo qualcosa deve pur aver ricevuto. Perché adesso non si quieta e cerca di prendersi quella laurea che mancò in gioventù? Oppure continui a portare a spasso il suo bel cane. Ma forse anche quello si rifiuta.



8. Complimenti a Mussolini. Il livello è così basso che tocca dare enfasi ad un atto che in posti normali passerebbe come normale. E nessuno se ne accorgerebbe. Nel Belpaese invece si guadagna una bella e grande foto sui giornali.: la senatrice Alessandra Mussolini, in piedi, saluta la neoministra dell'Integrazione Cécile Kyenge, seduta (8). Che questa è solo semplice buona educazione. La si insegna ai bimbi. Molti la perdono da adulti.
9. Flatulenze padane. Della neoministra dell'integrazione hanno parlato anche Borghezio, Salvini e Zaia. Bel trust di cervelli.


Il Primo Maggio è la festa dei lavoratori non delle corbellerie. Magari ricordarselo.

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* analogo titolo fu usato il 1 maggio 2010. Allora i protagonisti furono Scajola (di cui adesso pochi si ricordano) e altri tre: Bersani, Berlusconi D'Alema che, ancora per il momento, calcano il palcoscenico della politica italiana. Si spera che per tutti e tre siano, politicamente parlando, le ultime battute. http://www.ilvicarioimperiale.blogspot.it/2010/05/scaloja-bersani-berlusconi-dalema-1.html

(1) il giornale 30 aprile 2012; Corriere della Sera 30 aprile
(2) Corriere della sera 1 maggio 2010
(3) Corriere della sera, 30 aprile 2013, pag. 12, Francesco Verderami, Bersani apre al semipresidenzialismo.
(4-5-6-7-8) Corriere della sera, 1 maggio 2013,