Cerca nel blog

lunedì 6 maggio 2013

Ius soli, ius sanguinis. E se fosse solo ius cum grano salis?

Chissà perché gli stranieri vogliono diventare cittadini italiani. Forse per snobismo? Forse per vantarsi con gli amici di essere connazionali di Gasparri o di D'Alema? Come dovrebbe essere il cittadino italiano ideale? Secondo quale ius si dovrebbe ragionare

Il fatto è stranoto e se ne parla da molto tempo prima che la dottoressa (laurea in medicina con
Mario Balotelli e Cécile Kyenge: due italiani 
specializzazione in oculistica) Cécile Kyenge assumesse la carica di ministra (termine cui siamo meno adusi e quindi suona un po' strano) o ministro dell'Integrazione: chi nasce in Italia è italiano oppure no?
In realtà in prima battuta verrebbe da rispondere: dipende.
Già, dipende, ma da cosa? Anche qui, sempre in prima battuta e assolutamente spontanea, la risposta potrebbe essere del tipo: «Se è persona di buon senso, onesta, tollerante e magari anche affabile: sì. Se invece si tratta di un buzzurro di dura cervice retrogrado e per di pù sgrugno: no. O, per essere diplomatici: sarebbe meglio di no.»
Aspirazione di alto profilo ma purtroppo inapplicabile. E questo per due ordini motivi: il primo è che la cittadinanza si dà alla partenza del viaggio e quando nascono i bimbi, tutti o quasi (perché alcuni sono brutti fin da allora), paion belli e ricchi di speranza e poi non si sa come vanno a finire e alcuni si guastano col crescere. Il secondo é che, comunque, gli altri paesi del globo terracqueo ad avere il monopolio dei cretini non ci stanno. Non solo, ma fanno di tutto per diluire la loro quota di mercato nel settore. Quindi, qualcuno e negli ultimi tempi più di qualcuno, lo lasciano pure all'Italia. Anche perché come sostiene il mai troppo lodato Carlo M. Cipolla nel suo celeberrimo The Basic Laws of Human Stupidity la stupidità è merce sommamente e disgraziatamente democratica. E da tempo immemorabile si distribuisce equamente per sesso, età, razza, nazionalità, condizione sociale, eccetera, eccetera. eccetera. 

Anzi, il Cipolla sostiene che se si riunissero in una stanza una decina di premi nobel anche lì si troverebbe la solita quota parte di cretini..
Pertanto quella suindicata non è una discriminante, ahinoi, per essere italiani. Allora si potrebbe ripiegare su qualcosa di un tantinello più semplice e meno qualitativamente impegnativo del tipo è italiano chi nasce in Italia. Che la giurisprudenza chiama questo fatto ius soli. Soluzione però troppo facile e troppo comoda. Dice qualcuno. Vuoi mai mettere che ci sia chi abbia voglia di avere un figlio italiano solo per poterlo esibire e per snobismo? O per vantarsi con gli amici di avere un figlio che è connazionale di Gasparri o di D'Alema? Che magari dalle sue parti avere un figlio italiano fa pure chic. Vista, soprattutto, la reputazione che gli italici hanno in giro per il mondo. Allora la discriminante diventa quella del sangue o ius sanguinis che tradotto significa che è italiano solo chi nasce da italiani che sono nati da italiani che sono nati da italiani e così via. 

Che poi sarebbe come dire che Napoleone Bonaparte era italiano, invece lui pensava di essere francese, ed ha pure esercitato il mestiere di imperatore. Dei francesi, per l'appunto. E che anche Fiorello La Guardia era italiano anche se è stato sindaco di New York, e lui pensava di essere americano, o per venire a oggi che Elio Di Rupo sia italiano sebbene i belgi lo considerino uno di loro e già che c'erano lo hanno eletto primo ministro. Che poi parlare di sangue italiano con tutte le invasioni subite e i mix che in allegria si sono consumati lungo lo stivale ci vuole una bella fantasia. Visto che ci sono siciliani dai capelli rossi come fossero irlandesi, pugliesi biondi come i burgundi e trentini scuri come dei turchi. E se si introducesse un nuovo tipo di ius quello cum grano salis, ad esempio? Qualcosa del tipo che una ragazzina o un ragazzino che nasce o vive in quel di Brescia, tanto per fare un esempio, e parla il dialetto bresciano e magari pure la lingua nazionale e che per soprammercato va a scuola da quelle parti sia italiano a tutti gli effetti. Anche se non si chiama Mario Balotelli.
Il problema forse sta tutto nel definire la quantità di grano salis da inserire nello ius. E su questo punto non tutti quelli che siedono in parlamento paiono attrezzati.

10 commenti:

  1. Fantastico! Come al solito, d'altronde!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Franco Bertolini6 maggio 2013 17:50

      Mi associo !

      Elimina
  2. Anna Pizzirani6 maggio 2013 15:21

    Ma chi nasce in uno stato fa già parte di quello stato: non è straniero! e le sue tasse valgono come quelle nostre!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Valeria Borgia6 maggio 2013 20:57

      Eh, sì, Anna, mi pare ovvio... è già tanto che vogliono essere italiani, secondo me!

      Elimina
  3. E adesso come la mettiamo? A Beppe Grillo, questa storia della cittadinanza ai figli degli immigrati, nati in Italia, non piace…eh…eh quando si dice il destino cinico e baro. Allora, utenti, di questo blog, dove si parla di tutti e di più, ma non di certe magagne ‘grillomani’. Nessun problema, sono qui, per ‘compensare’. Andiamo al fatto…che peraltro è stato pubblicato dal Fatto Quotidiano, cito, non a caso, un giornale simpatizzante del nostro ‘demiurgo’. Vediamo, dunque, cosa dice il Fatto: “ E’ una prooposta senza senso – scrive sul suo blog il demiurgo scelto da un terzo – sottolineo un terzo – degli italiani. Serve solo per trasformare gli italiani in ‘tifosi’. Da una parte i ‘buonisti ‘ della sinistra senza se e senza ma ma che lasciano agli italiani l’onere dei loro deliri…dall’altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura delle liberalizzazioni delle nascite”. Ovviamente, sulla Rete, è scoppiato un putiferio…uno tra i più spiritosi ha scritto: “ Ma perché non cambiate nome: Lega a Cinque Stelle… Comunque, cari utenti, di questo blog…allo stato attuale i grillomani sono impegnati a discutere di soldi…danè…e si pare che sulla diaria non vogliono mollare…

    RispondiElimina
  4. ANCORA INFORMAZIONI SUI GRILLOMANI
    I parlamentari a 5 stelle dicono no a Beppe Grillo, vogliono tutta la diaria. Questa volta hanno detto no, disobbedendo alle disposizioni arrivate dall'alto. Loro sulla diaria, tutto ciò che riguarda ad esempio i rimborsi dei viaggi e del telefono, vogliono poter decidere liberamente. Protagonisti i parlamentari a 5 stelle che, come spiega Annalisa Cuzzocrea su Repubblica oggi, hanno bocciato le disposizioni di Grillo e Casaleggio. Lo hanno fatto attraverso un referendum in rete (a cui hanno partecipato 132 parlamentari su 163), nel quale - spiega Repubblica - la maggioranza chiede che le diarie vengano mantenute completamente, con l'obbligo di rendicontare tutto quel che si spende, ma senza dover restituire di più.Nel weekend hanno partecipato a un sondaggio per capire come comportarsi con le parti accessorie dello stipendio. L'indennità di mandato (era scritto nel regolamento firmato dai futuri parlamentari) sarà dimezzata da 10mila a 5mila euro lordi. Ma cosa fare di tutto il resto? Diaria spese per collaborazione e attività politica, rimborsi per taxi e telefono. La maggioranza dice: tenerselo, rendicontare, l'eccedente solo su base volontaria. Nonostante le disposizioni di Grillo e Casaleggio siano ben diverse, come spiega Annalisa CuzzocreaNelle loro email, il capo politico e il cofondatore del Movimento suggerivano di scegliere delle onlus cui devolvere l'eccedenza e chiarivano: "I parlamentari devono percepire solo 5.000 euro lordi di indennità e ogni altri rimborso relativo a spese effettivamente sostenute rendicontate periodicamente, la differenza dovrà essere destinata al fondo di solidarietà

    RispondiElimina
  5. Sito Novefebbraio6 maggio 2013 22:59

    Grande e sottile , Castruccio , allora alla citazione di Cipolla sulla stupidità, fammi aggiungere una , nota ma spero sempre piacevole da ricordare di De Gaulle, che una volta passaggiava con Andrè Marloux quando incontrarono un esagitato che urlò "morte agli idioti". E il Generale con aria pensosa rispose "vasto programma"

    RispondiElimina
  6. Paolo Penacchio6 maggio 2013 23:02

    Garibaldi , che i grano salis ce l'aveva, diceva che chi sottostà alla legge deve farla; che sarebbe come dire che la cittadinanza, ed il relativo diritto di voto, non sono cose che si acquistano in via dinastica come un titolo nobiliare qualsiasi; ma che in una repubblica degna di questo nome si è cittadini in quanto si accettano le leggi di un determinato stato e di svolge la propria vita rispettando le stesse. Il che è come dire che ha più diritto di chiamarsi italiano chi vive da anni in Italia ed identifica il proprio futuro con quello del paese dove intende continuar a vivere, che non chi , pur figlio di italiani, esercita il diritto di voto come italiano all'estero anche se l'ultima cosa che si sogna è quella di dover tornare in Italia e rispettarne le leggi; e che si può permettere di votare tranquillamente per Gasparri o per chiunque altro che tanto non sarà lui a pagare le conseguenze di quel voto.

    RispondiElimina
  7. Carlo Petrini7 maggio 2013 17:56

    Il problema è che il “grano salis", ovvero il buon senso, non si eredita né dalla terra né dal sangue, e ragionare costa fatica!

    RispondiElimina
  8. Notizia recentissima...i grillomani hanno scelto il loro Inno dopo lo sbarco a Roma, nella scatoletta di tonno...che non intende farsi aprire. Ovviamente, in omaggio a Roma, il motivo portante è quello di Roma non fa la stupida stasera...
    " Roma nun fa la stupida stasera...dacce na diaria pe campà, dacce pure un paio de poltrone ne commissioni e non stateci a criticà...
    L'aria di Roma,er ponentino, comincia a fare effetti...
    Ma, scusate, ma qui dei 'grillomani' nun se parla mai e come mai...?
    Come dice un grande, anzi un grandissimo, a pensa' male se fa peccato, ma nun se sbaja mai..."

    RispondiElimina