Chissà perché gli
stranieri vogliono diventare cittadini italiani. Forse per snobismo?
Forse per vantarsi con gli amici di essere connazionali di Gasparri o
di D'Alema? Come dovrebbe essere il cittadino italiano ideale? Secondo quale ius si dovrebbe ragionare
Il fatto è stranoto e se
ne parla da molto tempo prima che la dottoressa (laurea in medicina
con
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| Mario Balotelli e Cécile Kyenge: due italiani |
In realtà in prima
battuta verrebbe da rispondere: dipende.
Già, dipende, ma da cosa?
Anche qui, sempre in prima battuta e assolutamente spontanea, la
risposta potrebbe essere del tipo: «Se
è persona di buon senso, onesta, tollerante e magari anche affabile:
sì. Se invece si tratta di un buzzurro di dura cervice retrogrado e
per di pù sgrugno: no. O, per essere diplomatici: sarebbe meglio di
no.»
Aspirazione
di alto profilo ma purtroppo inapplicabile. E questo per due ordini
motivi: il primo è che la cittadinanza si dà alla partenza del
viaggio e quando nascono i bimbi, tutti o quasi (perché alcuni sono
brutti fin da allora), paion belli e ricchi di speranza e poi non si
sa come vanno a finire e alcuni si guastano col crescere. Il secondo
é che, comunque, gli altri paesi del globo terracqueo ad avere il
monopolio dei cretini non ci stanno. Non solo, ma fanno di tutto per
diluire la loro quota di mercato nel settore. Quindi, qualcuno e
negli ultimi tempi più di qualcuno, lo lasciano pure all'Italia.
Anche perché come sostiene il mai troppo lodato Carlo M. Cipolla nel
suo celeberrimo The
Basic Laws of Human Stupidity la
stupidità è merce sommamente e disgraziatamente democratica. E da
tempo immemorabile si distribuisce equamente per sesso, età, razza,
nazionalità, condizione sociale, eccetera, eccetera. eccetera.
Anzi, il Cipolla sostiene che se si riunissero in una stanza una decina di premi nobel anche lì si troverebbe la solita quota parte di cretini..
Anzi, il Cipolla sostiene che se si riunissero in una stanza una decina di premi nobel anche lì si troverebbe la solita quota parte di cretini..
Pertanto
quella suindicata non è una discriminante, ahinoi, per essere
italiani. Allora si potrebbe ripiegare su qualcosa di un tantinello
più semplice e meno qualitativamente impegnativo del tipo è
italiano chi nasce in Italia. Che la giurisprudenza chiama questo
fatto ius soli.
Soluzione però troppo facile e troppo comoda. Dice qualcuno. Vuoi
mai mettere che ci sia chi abbia voglia di avere un figlio italiano
solo per poterlo esibire e per snobismo? O per vantarsi con gli amici
di avere un figlio che è connazionale di Gasparri o di D'Alema? Che
magari dalle sue parti avere un figlio italiano fa pure chic. Vista, soprattutto, la reputazione che gli italici hanno in giro per il mondo. Allora la
discriminante diventa quella del sangue o ius
sanguinis che
tradotto significa che è italiano solo chi nasce da italiani che
sono nati da italiani che sono nati da italiani e così via.
Che poi sarebbe come dire che Napoleone Bonaparte era italiano, invece lui pensava di essere francese, ed ha pure esercitato il mestiere di imperatore. Dei francesi, per l'appunto. E che anche Fiorello La Guardia era italiano anche se è stato sindaco di New York, e lui pensava di essere americano, o per venire a oggi che Elio Di Rupo sia italiano sebbene i belgi lo considerino uno di loro e già che c'erano lo hanno eletto primo ministro. Che poi parlare di sangue italiano con tutte le invasioni subite e i mix che in allegria si sono consumati lungo lo stivale ci vuole una bella fantasia. Visto che ci sono siciliani dai capelli rossi come fossero irlandesi, pugliesi biondi come i burgundi e trentini scuri come dei turchi. E se si introducesse un nuovo tipo di ius quello cum grano salis, ad esempio? Qualcosa del tipo che una ragazzina o un ragazzino che nasce o vive in quel di Brescia, tanto per fare un esempio, e parla il dialetto bresciano e magari pure la lingua nazionale e che per soprammercato va a scuola da quelle parti sia italiano a tutti gli effetti. Anche se non si chiama Mario Balotelli.
Che poi sarebbe come dire che Napoleone Bonaparte era italiano, invece lui pensava di essere francese, ed ha pure esercitato il mestiere di imperatore. Dei francesi, per l'appunto. E che anche Fiorello La Guardia era italiano anche se è stato sindaco di New York, e lui pensava di essere americano, o per venire a oggi che Elio Di Rupo sia italiano sebbene i belgi lo considerino uno di loro e già che c'erano lo hanno eletto primo ministro. Che poi parlare di sangue italiano con tutte le invasioni subite e i mix che in allegria si sono consumati lungo lo stivale ci vuole una bella fantasia. Visto che ci sono siciliani dai capelli rossi come fossero irlandesi, pugliesi biondi come i burgundi e trentini scuri come dei turchi. E se si introducesse un nuovo tipo di ius quello cum grano salis, ad esempio? Qualcosa del tipo che una ragazzina o un ragazzino che nasce o vive in quel di Brescia, tanto per fare un esempio, e parla il dialetto bresciano e magari pure la lingua nazionale e che per soprammercato va a scuola da quelle parti sia italiano a tutti gli effetti. Anche se non si chiama Mario Balotelli.
Il
problema forse sta tutto nel definire la quantità di grano
salis
da inserire nello ius.
E
su questo punto non tutti quelli che siedono in parlamento paiono attrezzati.
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