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domenica 29 maggio 2016

Si riparla del ponte sullo stretto: elezioni vicine?.

Di questo ponte ne parla  Plinio il Vecchio fin dal 251.a.c. In oltre duemila anni di progetti ne sono stati fatti a bizzeffe, ma sempre senza costrutto. Denis Verdini una volta era contro, però in politica tutto è mutevole. Il ponte sullo stretto è la cartina di tornasole della vicinanza delle elezioni.

Dice un proverbio di recente conio che chi non è capace di montare una tenda canadese, otto o dieci pioli e tre stecche, di solito si mette a progettare cattedrali. E allora dai con il rilancio del ponte sullo stretto. Tanto progettare il grande è mediaticamente più impattante e magniloquente che far le piccole cose che aiutano gli abitanti del Belpaese a vivere un po’ meglio e magari con dignità. Ne sanno qualcosa gli abitanti di Messina che periodicamente devono tirar fuori da cantine e solai le taniche di plastica per fare il pieno d’acqua dalle autobotti neanche fossero nomadi nel deserto.  Quindi in una città che manca d’acqua  che dispone di una rete idrica da terzo o fors’anche quarto mondo la prima cosa che viene in mente di fare è per l’appunto il ponte sullo stretto. Evviva.

L’idea del ponte è vecchia anzi vecchissima, ne parlarono già i romani nel 251 a.c. e sembra anche che qualcosa fecero, racconta Plinio il Vecchio. E all’epoca a governare c’era gente seria che quando decideva, decideva sul serio, e non blaterava su «è finito il tempo di…» E, in effetti, piacerebbe a tutti che finisse il tempo delle patacche. Ma, verosimilmente, se ne dovranno sentire e veder smerciare ancora un bel po’. Sic transeat gloria mundi per rimanere in tema con i romani antichi.

Ne hanno parlato a fine marzo Alfano e Lupi, che per autorevolezza e puntualità non sono secondi ad alcuno, e adesso ne riparla nientepopodimenoche lo stesso Presidente del Consiglio Renzi Matteo. Per intenderci quello che i cmpagni di scuola chiamavano “il bomba”. L’idea quindi è di far risorgere dalle ceneri la società Stretto di Messina S.p.A, già posta in liquidazione il 15 aprile 2013.  Società che grazie alle ponzate, nell’ordine, di Berlusconi-Prodi-Berlusconi-Monti è costata, tra annessi e connessi (più connessi che annessi) agli italiani la bazzecola di un miliardo e quattrocentocinauqnta milioni di euro. Al coro degli entusiasti si è aggiunto con fervore anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti  Graziano del Rio che vagheggia già di una tratta ferroviaria diretta da Torino a Palermo. Lo stesso pathos il ministro non lo dimostra per le piccole tratte che milioni di pendolari usano tutti i giorni. Questi non fanno notizia. Lì magari sono ancora in servizio le vecchie e sante littorine della buon’anima. Si fa per dire.

Certo che sollevare una questione del genere parrebbe proprio bizzarro se non pungesse vaghezza che in questo momento stanno per tenersi le elezioni amministrative in 1.363 comuni,  e poi in ottobre il referendum costituzionale e chissà se a stretto giro non ci saranno pure le elezioni politiche.  Queste ultime di solito marciano di pari passo con promesse iperboliche che vanno dall’abolizione delle tasse, all’incremento dei posti di lavoro fino ai più enormi investimenti del bigoncio, quando mancano i denari per le scuole e le infrastrutture minime. In aggiunta nello stesso tempo si stanno cementando, altro che ponti, alleanze quanto meno bizzarre tra il Pd e il gruppo di Ala. E qui va ricordato che il comandante in capo di Ala, senatore Denis Verdini, il 27 ottobre del 2011 votò per  la soppressione dei finanziamenti allo stretto. Momento di inaudita saggezza. Quindi un problema nel problema. Però tutto è mutevole: Renzi voleva fare il rottamatore e si trova a riciclare ferri vecchi, dalemiani-prodiani-veltroniani-bersaniani di provatissima fede sono diventati in un batter d’occhi renziani di ferro (sempre che Renzi resti), Debora Serracchiani che minacciava di uscire se fosse entrato Verdini adesso ci convive allegramente e  fa finta di niente. Allora perché stupirsi se domani Denis Verdini decidesse di resuscitare il costoso cadavere? In ogni caso, allegri i cuori, si faranno le elezioni, vicine, medie e lontane, irrilevanti, e pioveranno sul capo le solite banali promesse catartiche, anch’esse irrilevanti, ma la vita di tutti con gioie e dolori andrà avanti comunque.  E si butteranno altri denari, come sempre. Nulla di nuovo sotto il sole.

2 commenti:

  1. Paolo Sax Sassetti29 maggio 2016 15:55

    Questo riferimento a Plinio mi era sconosciuto ...

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