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venerdì 29 maggio 2015

Il partito repubblicano è ritornato di moda.

Il Partito repubblicano sembra in grande spolvero. È evocato al di qua e al là delle Alpi. Ma sempre da quelli sbagliati. Che ne è dei repubblicani superstiti?

A dir la verità più che ritornati di moda i repubblicani di moda lo stanno diventando adesso. Dato che hanno sempre avuto una certa debolezza ad essere minoranza della minoranza. Il fatto che adesso siano richiamati è come dire che quando di un concetto si è perso il senso finalmente tutti lo possono indossare. Magari un domani ritorneranno di moda anche i democristi e i comunisti. Bisogna solo attendere che quelli originali siano, per numero, ridotti al lumicino o spariti del tutto. L’importante nell’azione di repechage  è che siano pochi o nulli quelli che vedendo i nuovi possano dire alzando il ditino: «quelli veri, gli originali, non erano propriamente così» oppure «il senso di quel che dicevano era diverso ancorché le parole uguali.»

Questo è il tempo della riscoperta dei repubblicani. Poveri repubblicani, mala tempora currunt. È di questi giorni che  Berlusconi Silvio ha deciso di rifondare per l’ennesima volta il suo partitello personale. Eccolo  quindi dopo Forza Italia, il Polo del Buon Governo, la Casa delle Liberta, il Partito delle Libertà e un penultimo abortito Forza Silvio, tirare fuori dalle pieghe del lifting un improbabile Partito Repubblicano. Ovviamente fatto, come si conviene ad ogni apprendista stregone, senza nulla conoscere dell’originale. Perché se solo il Berlusconi avesse incontrato in vita sua un repubblicano autentico e non le sue minime controfigure starebbe ben alla larga da un simile concetto e dall’idea di appellare con tale patronimico la sua nuova creatura.

Chi se lo immaginerebbe l’arcorese in politica (spirituale) conversazione con Mazzini, Cattaneo, Pisacane e Aurelio Saffi? Rivoluzionari veri a tal punto decisi a mettere in gioco la pelle e qualche volta pure lasciarcela. Mica tribuni da predellino. Gente di studi profondi e spessi che per primi diedero il via alle cooperative e alle società di mutuo soccorso.  Mica bulimici venditori di patacche. Gente che a essere in minoranza se non proprio il gusto ci aveva la dignità dello starci. Altra stoffa detto con rispetto, per la stoffa.

Così come d’altro taglio erano i repubblicani del secondo dopoguerra che non si spaventarono di essere superminoranza (elezioni del 1953) e di stare fuori dal potere così come furono elementi propulsori per l’ingresso dei socialisti nel governo del Paese e quindi per la nascita della prima versione del centrosinistra. Francamente vien difficile immaginare Bruno Visentini o Ugo La Malfa a consigli dei ministri incentrati sull’andamento del campionato di calcio. Per le cene poi neanche a parlarne. Saper stare a tavola era il primo insegnamento. Sarà a vedere se gli italiani avranno la voglia e lo stomaco di bersi anche questa.

Comunque nel villaggio globale anche le mode sono globali e travalicano i confini. Pure in quel di Francia è il momento dei Républicain. E anche in Francia sono evocati da quello sbagliato: Nicolas Sarkozy. Anche per lui la compagnia con Émile Combes o Édoard Dalidier o Mendès-France dev’essere un po’ indigesta. e insieme vien difficile vederli. Ma d’altra parte non basta un nome nobile per dare prestigio ad un vecchio arnese. Sarà a vedere se anche i francesi se la berranno.


L’unico rammarico è che del partito repubblicano, al di qua e al di là delle Alpi, si interessino tutti meno che i repubblicani. I superstiti. Quelli veri.

2 commenti:

  1. Sul Partito Repubblicano ha già scritto tutto quanto c'era da scrivere ... Giuseppe Mazzini - Giuseppe Mazzini poneva alla base del Repubblicanesimo "La Fratellanza Mazziniana" ... era la Pietra "cardinale" del tutto.
    Il Berluska ... e i tanti berluskini che vorrebbero spiegarci cosa sia il Repubblicanesimo ... operano solo per soddisfare i propri istinti di anarchico (ed interessato) individualismo ...
    Al pari del Berluska sono privi di quell'umiltà che li dovrebbe far stare "Uniti" ... per far crescere e diffondere una "coscenza Res-Publicana" nel Paese ...

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  2. Michele Citarella3 giugno 2015 13:57

    I Partiti Italiani hanno vita breve, giunti al capolinea, la gente in generale non fa più politica, e mentre dilaga la confusione sta per giungere l’onda del rinnovamento e chi non la cavalca ne verrà travolto. Oggi si guarda agli uomini e alle donne ai loro contenuti e dei fatti. Fatti concreti stavolta che devono coincidere all’ applicazione della Costituzione, il Popolo va educato e informato per riprendersi la dignità e la certezza di arrivare alla fine del Mese. Nessun partito e quello del riciclato Berlusconi hanno ricette salvavita è tutta una intera illusione.

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