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mercoledì 26 marzo 2014

Toti: in Forza Italia né falchi né colombe solo piccioni.

La specie piccione appartiene alla famiglia dei columbidi: è ampiamente diffusa e poco amata in tutto il mondo. A Milano piccione sta per tarlucco. Per molti sono i troll dei pennuti. Se Giovanni Toti è contento di far parte della categoria ce ne si farà una ragione.


E bravo Giovanni Toti: è riuscito con poche precise parole a definire Forza Italia. Si vede che è un giornalista e pure preparato. Come sempre accade in queste occasioni per meglio far capire quello che si ha in testa  si ricorre a metafore. Le migliori per lui sono quelle del mondo animale, detto senza perfidia che quella, inconsciamente o forse no, ce l’ha messa da solo. Si racconta in un suo ritratto agiografico, uscito su Libero (1,) che «si incanti davanti ai documentari sugli animali». Dunque, non ci si poteva aspettare altro. Tra tutte le specie Toti ha scelto quella degli uccelli, che un suo perché deve avercelo di sicuro. La definizione suona dunque così:« Falchi? Colombe? In Forza Italia solo piccioni»

A onor del vero, sulla strada degli uccelli ce l’hanno portato un po' i cronisti che gli stavano addosso durante la sua visita pastorale al Consiglio regionale della Lombardia. Il riferimento era alle tensioni che agitano il partito e che al solito vede contrapposti i duri e puri a quelli che sono più accomodanti. I primi, detti anche falchi, di norma sono estremisti e più realisti del re che nel caso significa essere più berlusconiani di Berlusconi. Compito non proprio facile disponendo questi di un ego che, detto per difetto, ha dimensioni planetarie. Per i moderati, le colombe, il fatto è assai più semplice si tratta sempre di salvare la le penne, cioè la pelle: fare un passo qualche volta in avanti e qualche altra indietro.

Comunque vien difficile pensare che la definizione data dal gioviale, così vien descritto, Giovanni Toti da Massa Carrara, sia piaciuta a quelli del partito (e forse qualche fastidio deve averlo dato pure a Berlusconi) per le implicazioni che l’immagine del piccione ha nel vissuto popolare. Immagine emblematica dai connotati decisi e non propriamente positivi. C’è chi li definisce i troll dei pennuti. In particolar modo a Milano. La specie piccione, della famiglia dei columbidi, pur essendo ampiamente diffusa non rientra certamente tra quelle più amate e i motivi sono tanti. I piccioni hanno abitudini pessime: sono invadenti, lasciano segni evidenti del loro passaggio e l’intorno a dove abitano è ben marcato. Poi, il che è gravissimo, detestano la cultura,e in particolare i monumenti e le facciate delle chiese con particolare predilezione per quelle più antiche nelle quali spesso si installano abusivamente. Tanto che Pasolini ebbe a dire «I monumenti  non dovrebbero aver paura dei piccioni, sono i piccioni che dovrebbero aver paura dei monumenti» Inoltre questi pennuti cittadini hanno in grande antipatia le auto appena lavate e lucidate, sono sempre affamati e si beccano in continuazione. 

Se le caratteristiche e abitudini dei piccini le si riporta a Forza Italia c’è poco da stare allegri. Soprattutto se se ne intravvedono dei tratti somiglianti.  Quindi si capisce che qualcuno se ne sia pure adombrato.  Mentre per altri sia stata solo una conferma.
Senza contare che in quel di Milano dare del piccione a qualcuno significa classificarlo come non particolarmente brillante anzi decisamente un po’ tarlucco. E alla Santanché questo proprio non deve essere piaciuto e forse neanche alla Gelmini, che pure quella parte la fece quando se ne uscì con la galleria del neutrino. In ogni caso se a Toti piace il raffronto Forza Italia-piccioni non si può che prenderne atto. E magari farsene pura una ragione.


A Berlusconi (non più cavaliere per la sofferenza di Giuliano l’apostata Ferrara di non poterlo più nomare cav.) i delfini sono sempre piaciuti alti o lunghi poiché i pesci si misurano in lunghezza, e  Giovanni Toti lo è. Evidentemente dev’essere un inconscio desiderio di compensazione: aggiungere una trentina di centimetri ai propri, anche se diventare alti per procura non è come esserlo per davvero. Magari ci sta sotto anche il perfido piacere di comandare quelli che sono più altri e più grossi. Pare che nella storia simili esempi non siano pochi.  Comunque varrebbe la pena che Berlusconi i suoi numeri due li scegliesse non solo per la stazza. C’è un detto che suona: grande , grosso e …piccione.

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(1)   http://www.liberoquotidiano.it/blog/1383848/Moglie--giornaliste--Fb-.html

3 commenti:

  1. Paolo Penacchio26 marzo 2014 17:05

    sempre difficile determinare le capacità di un manager pubblico; a volte gli utili immediati possono essere fatti a discapito delle politiche di lungo termine e viceversa, così come non è possibile sottrarre il giudizio sull'operato di un dirigente pubblico dalle economie e diseconomie esterne che la sua azione ha finito col provocare ( anche se in teoria dovrebbe essere il potere politico a stabilire quanto le economie ed economie esterne vanno valutate al fine della determinazione della efficienza di una azienda pubblica) . Se, ad esempio. un manager di una ferrovia privata può essere apprezzato dagli azionisti per gli utili che riesce comunque a realizzare anche a dispetto di disagi che può creare a certe categorie di utenti e che possono trasformarsi in costi di altra natura per il sistema paese ( un motivo semmai per dubitare della scelta di affidare servizi pubblici ad aziende private), questo non può certamente avvenire per il manager di una azienda pubblica che se non tenesse conto di tali economie e diseconomie esterne, perderebbe parte della sua ragione di essere pubblica. Un buon manager di azienda pubblica è quello che a parità di servizi all'utente, ed a parità di stato della tecnica e delle l altre condizioni d'insieme, , riesce ad operare a costi inferiori di quanto non avvenisse in precedenza , è questo forse il caso di Moretti? E, comunque, che senso del servizio pubblico e quale attenzione alle esigenze di sistema può avere una persona che ritiene interscambiabile un ruolo pubblico di grande rilievo ed il mettersi sul mercato del lavoro privato ( sempre, naturalmente , ammesso che potesse trovare una collocazione adeguata alle sue pretese, cosa di cui credo sia più che lecito dubitare) ? Per la verità anche Ugo La Malfa ebbe modo di dire che le dimissioni non si minacciano , ma si danno; solo che lui ebbe anche modo di darle per davvero.

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  2. Sito Novefebbraio26 marzo 2014 17:58

    domandiamo cosa che ne pensa Guccini A san sté a la Fiera di S. Làsaro, oilì, oilà,
    'a san sté a la Fiera di S. Làsaro, oilì, oilà,
    a' i' ò cumpré du' béi pisòn, com' eren béii, com' eren bòn,
    a' i' ò cumpré du' béi pisòn, com' eren béii, com' eren bòn

    [parlato]
    Molto facile: dice "Sono stato alla fiera di San Lazzaro oilì, oilà, ho comperato due bei piccioni, com' erano belli, com' erano buoni!"

    Altri testi su: http://www.angolotesti.it/.../testo_canzone_la_fiera_di...
    Tutto su Francesco Guccini: http://www.musictory.it/musica/Francesco+Guccini

    Francesco Guccini - La Fiera Di San Lazzaro Testo Canzone
    www.angolotesti.it
    Leggi il testo di La Fiera Di San Lazzaro cantato da Francesco Guccini
    8 min · Non mi piace più · 1

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  3. Gabriella Giulia Ugolini26 marzo 2014 18:18

    bene... facciamo il tiro al piccione

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