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domenica 31 maggio 2015

Matrimonio gay: mons. Parolin fa la faccia cattiva della Chiesa. È gioco vecchio.

Per essere cattolici, cioè universali, bisogna saper coprire tutti gli spazi. La Chiesa di Roma in questo è maestra ha cominciato a farlo da subito: con i quattro evangelisti. E poi con Pietro e Paolo e con Francesco e Ignazio. Oggi ci sono la giustizia di padre Dolan e la sconfitta per l’umanità del cardinal Parolin.

Con la vittoria in Irlanda dei sì al matrimonio gay rispuntano nella Chiesa le doppie o triple o fors’anche le quadruple posizioni.  Da una parte don Martin Dolan e dall’altra il cardinal Parolin, Il buono e il cattivo. Il progressista e il conservatore Il primo a dire che si sia sanata «una situazione di grave ingiustizia» mentre il secondo in modo apocalittico parla di una «sconfitta dell’umanità» Come se la burocrazia degli uomini fosse di interesse per il cielo. Ma con la Chiesa questo e ben altro ancora, ci sta. Né potrebbe essere diversamente.

Il parroco, Martin Dolan, che finalmente, dopo lungo travaglio, si dichiara omosessuale e sono fatti suoi su come si relazioni con il voto di castità e il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, che si presume sia etero e anche lui si gestirà a modo suo il suo voto, viaggiamo sotto le stese bandiere e nella stessa istituzione. E non è una contraddizione. Per lo meno in Vaticano.

Cosi come si conviene ad ogni azienda (mica solo il Pd è una ditta) per stare nel mercato con successo è necessario avere tanti prodotti quanti sono i target di consumatori che si vogliono raggiungere. La Chiesa cattolica (καθολικός significa universale) si è posta come obbiettivo primigenio di attirare a sé tutti gli uomini e le donne di qualsiasi classe e censo sociale e di ogni parte del mondo. Obbiettivo ambizioso, ma date le ascendenze vantate ci può pure stare.

Ora il punto è che gli abitanti dell’universo mondo non sono tutti uguali. Non solo per usi, costumi, eventualmente latitudine e longitudine, ma anche per senso del buon senso. Il colore della pelle qui non si cita solo perché farlo è solo stupido. Anzi le maggiori differenze si trovano proprio tra quelli che più stanno vicini e condividono praticamente tutto. Si prenda ad esempio il gruppo dei giornalisti italici, dentro c’è di tutto. Dal sulfureo Travaglio al cerchiobottista Battista, al ruvido Feltri, al fazioso Belpietro, all’ecumenico Cazzullo, al disincantato Mieli. Va da sé che per tutti questi una sola idea di Chiesa non può andare: bisogna segmentare target e offerta di prodotto. Non che per la Chiesa questa sia una novità: lo fa da sempre. All’incirca da duemila anni e spiccioli.

Ha cominciato addirittura con i quattro che hanno scritto i vangeli, segmentandoli per target: da quello esoterico di Giovanni a quello aneddotico di Marco, a quello sociale di Luca, a quello continuista, con il senso biblico,, di Matteo. E poi avanti con Pietro e Paolo: uno a far la parte del buonista mentre l’altro quella del tecnocrate. Poi a salire nel tempo ci ha riprovato con Francesco e Ignazio di Loyola fino ad arrivare ai giorni correnti con il cardinal Romero e  il cardinal Bertone. Belle differenze.

Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, sì come si conviene ha tirato dalla papalina, con poca originalità, la posizione mediana: «non arroccarsi ma neppure accettazione acritica» che ricopia il né aderire né sabotare di socialista memoria. Di tutt’altra fatta la posizione riportata dal Corsera  di padre Brian O’Fearraigh: «Il referendum è una questione civile non religiosa e lo Stato ha il dovere di avere cura dei cittadini a prescindere dai loro orientamenti sessuali.» E che ci vuole a buttare sul tavolo un po’ di buon senso?

Senza contare che si parte sempre da quel «chi sono io per giudicare» pronunciato da papa Francesco mentre era in volo a qualche migliaio di piedi dalla terra e perciò fisicamente oltre che idealmente più vicino al suo sentimento.Insomma come dal giorno alla notte. Che se visto in sequenza alla fine non fa contraddizione. Ed è  soddisfatta l’esigenza di ogni segmento di mercato basta non guardare la cosa unitariamente ma solo a spicchi. E su questo la Chiesa ci gioca. Che lo sanno anche al di là del Tevere che la vita è un gioco.

4 commenti:

  1. Massimo Canella31 maggio 2015 00:18

    vero ma è anche vero quel che ricorda Andrea Sarubbi: Parolin riafferma l'oggettività del peccato, Bergoglio l'ingiudicabilità del peccatore che comunque in ogni caso ha grandi attenuanti e gli Irlandesi la necessità di trovare forme di presenza pastorale adeguate alle nuive situazioni. Di qui l'importanza per loro di dibattiti che a noi non sembrano importanti, p. es. sulla comunione ai divorziati (no ma), sul battesimo ai figli adottati da coppie gay (sì ma come) eccetera

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  2. Massimiliano Maini31 maggio 2015 14:12

    Comunque dobbiamo ringraziare Berlusconi,per una volta.Ha fatto pubblicità al Pri! :-)

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  3. vorrei ricordare che : l'edera è un sempre verde non un sempre rosso !:)

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  4. Colombera Dario1 giugno 2015 13:22

    L'etica della CC è sempre la stessa. Dò rifugio agli ebrei durante la persecuzione nazista e ne salvo l'8xmille. Aiuto i criminali nazisti a rifugiarsi in sud america e ne salvo l'80%.

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