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lunedì 26 novembre 2012

Che belle le primarie. Sono tutti felici. Eccetto la Rosy e altri quattro gatti.


Giorno di festa il 25 novembre e non solo perché era domenica. Si sono svolte le primarie del centrosinistra e tutto è andato bene. Il politicamente corretto ha sbancato. Qualche scontento.


Grande successo di critica e di pubblico per le primarie del centrosinistra. E le buone maniere a fare da padrone. 
I cinque candidati, neanche fossero anglosassoni, si sono complimentati tra loro e hanno ringraziato gli organizzatori e le migliaia di ragazzi che hanno fatto parte dei rispettivi comitati elettorali, e poi anche quelli degli altri e quelli che si sono prestati ai gazebo ed alle sezioni e quelli che hanno fatto gli scrutatori, gli elettricisti, i cameramen e quelli che hanno portato i panini e le bibite e quelli che hanno sparecchiaato e ripulito dopo. Insomma un grazie a tutti i generosi che hanno lavorato come dannati per rendere possibile questo ennesimo miracolo italiano.
Mancavano solo i ringraziamenti alla sesta flotta americana del Pacifico, che per l'appunto sta nel Pacifico, ai marines ed ai paracadutisti della RAF. Che bello che felicità.

Bersani ha chiamato Renzi “Matteo”, Renzi ha chiamato Bersani “Pier Luigi”. Si sono abbracciati e baciati. A distanza e metaforicamente ma alla prima occasione lo faranno per davvero. Come Bresniev con Honecker. Mancava che dicessero che al ballottaggio avrebbero votato l'uno per l'altro e tutto sarebbe stato perfetto. Che neanche alle trasmissioni dedicate ai cuori infranti si può trovare di meglio.
Anche i tre rimasti fuori dal ballottaggio si sono detti contenti e soddisfatti. A uno zic dalla felicità vera. 
Ma non sempre si può avere tutto.
Vendola era felice perché in solo quattro settimane ha racimolato una bella percentuale, rimane market leader in Puglia e in parte del sud. Adesso può fare, spera, l'ago della bilancia. Come farà ad andare d'accordo con Bersani, che ama tanto Casini e un poco anche Monti e ha appoggiato il primo Marchionne, non si sa. Come farà a non andare d'accordo con Renzi invece lo si sa benissimo.
Bruno Tabacci, aplomb simil british, mostrava soddisfazione incontenibile: ha inarcato un sopracciglio. Lui, coubertiniano doc, ha detto che l'importante era partecipare e così è stato. Ha partecipato e ha portato le percentuali a favore dell'Api da prefisso telefonico a uno stratosferico 1,1 per cento. Vetta inarrivabile. Era felice anche Laura Puppato «perché questo è un inizio e poi si vedrà». Dove conti di indirizzare i suoi voti nel secondo turno ancora non è dato sapere. Ma questo non lo sanno (per finta) neanche gli altri.
Laura, come pure gli altri, vuole parlarne, separatamente e per davvero, con i due di cui sopra. Prima di domenica 3 dicembre. Scambio di vedute franco e leale, come si diceva una volta, cui sono sottintesi dei “do” degli “ut” e dei “des”. 
Roba nota.

A questo proposito i tre non avevano ancora sentito Bersani dire che «non aprirò né tavoli né tavolini con alcuno». Ma probabilmente neanche questo gli avrebbe rovinato la serata. In futuro forse. Se i tavolini resteranno effettivamente chiusi.
Non inquadrato, è stato molto contento anche Antonio Misiani, tesoriere del pd, che ha in tasca otto milioni in più. E per contiguità di ruolo sarà stato contento, sotto i baffi da Stalin, anche Ugo Sposetti che ha sempre l'aria di essere imbufalito con il mondo e con chi gli tocca D'Alema ma, otto milioni sono otto milioni. Che tra averli e non averli è meglio averli. Anche se c'è Renzi.
Epperò c'è stato anche qualche scontento. In testa a tutti Maria Rosaria Bindi. A lei, la passionaria della Dc e poi della Margherita e adesso del Pd, la Renzi in gonnella degli anni ottanta, i risultati non le sono proprio andati a genio. Ha in uggia Renzi, che peraltro contraccambia, perché questo non le vuole dare la deroga, a lei come a molti altri per esempio a quel giovanotto di Franco Marini e a quelli che han già circumnavigato la boa delle legislature e degli anni da passare in parlamento. Entrambi hanno dichiarato la loro insoddisfazione in modo così chiaro che non sembrano neppure ex democristiani. Per una volta li si è capiti. Alla fine anche loro dimostrano di avere un sistema nervoso. Specie quando gli si tocca la poltrona. E allora la Rosy minaccia, neanche tanto larvatamente, ipotesi di scissione e se ne esce con un «i candidati li sceglierà il partito non certo Matteo Renzi» doppiata da un «le liste le faremo noi non lasceremo mica mettere bocca a un ragazzetto» fuoriuscito dalle labbra con con pipa, che forse era meglio mordere, di Franco Marini. Il tutto sostenuto da un D'Alema gelatinoso che dice «nella definizione delle liste il segretario deve metter becco.» Cosa vuol dire la classe.

Tra i pochi scontenti anche il 97% dei parlamentari e il 98% dei funzionari del Pd. Le percentuali paiono alte ma in termini assoluti si sta parlando di numerelli da nulla. Trilussa docet. Forse neanche un paio di migliaia tra apparatiniki e scaldascranni che nulla hanno concluso in oltre vent'anni di servizio e al raffronto dei quattro milioni di votanti non son nulla.
Adesso non resta che aspettare domenica 2 dicembre. 
Goog luck good night. 

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