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venerdì 2 novembre 2012

Evviva, abbiamo i marxisti ratzingeriani. Ci mancavano.




Se Charles Darwin avesse potuto leggere l'Avvenire (quotidiano dei vescovi italiani) del 31 ottobre corrente anno ne sarebbe stato contento. La sua teoria della evoluzione della specie si sarebbe arricchita di una nuova tipologia di filosofi: i marxisti retzingeriani. Oggettivamente ci mancavano nuovi marziani del pensiero.

 Ma la natura sa mettere pezze alle sue mancanze. E voilà, eccoli.
Questa corrente ultima nata è composta da pensatori raffinati, di spessore e di grande cultura che  surclassano per storia, conoscenza e sapere i più rudi atei devoti.  Da una parte Mario Tronti e Giuseppe Vacca e dall'altra Giuliano Ferrara. La differenza di peso e di finezza è evidente.
Certo che la capacità di sviluppare nuove scuole e, di conseguenza, coniare definizioni si sta muovendo in un crescendo rossiniano. Piccola pecca, ma con qualche sforzo rimediabile, è che questi nuovi filoni di pensiero siano, come dire, a senso unico. Sono sempre gli atei che diventano devoti o i marxisti che diventano ratzingeriani. Insomma la solita storia della caduta da cavallo con  trauma cranico e  conseguente conversione. Che da Saulo in avanti ce ne sono state anche troppe.
Adesso si attende fiduciosi che si sviluppi anche una corrente di pensiero se non proprio contraria almeno parallela. Che pure converga, parallelamente.
Il Bel Paese  negli ultimi tempi ha perso un po' d'allenamento ma è stato abituato per molti anni  alle elaborate convergenze parallele di morotea memoria (1) che averne una anche più moderna certo non spaventa. E non spiacerebbe di vedere materializzarsi al contrario la corrente dei credenti razionalisti o dei cattolici evoluzionisti  o addirittura dei vaticani gramsciani. Visto che già Marx e Ratzinger sono stati occupati dagli altri. Ma non si può mai dire. Magari i cardinali Camillo Ruini o Angelo Scola già ci stanno pensando e radunano frotte di ciellini evoluti e seminaristi rivoluzionari. Quelli del tipo che vogliono veder chiaro nei conti dello IOR e che pure pensano che devono farsi carico dell'IMU anche quelle simpatiche congreghe che gestiscono alberghi, pensioni e ristoranti. A Roma, tra i tanti, ce n'è uno assai interessante, francese ed esclusivissimo. L'Eau vive, che senz'altro è in regola, ça va sans dire.
Mario Tronti filosofo
neo marxista-ratzingeriao
Il primo a prender la parola tra i marxisti ratzingeriani è Mario Tronti che imputa “alle forme più spinte di secolarizzazione, che hanno abbandonato l’uomo a se stesso e prodotto il deterioramento delle relazioni personali.” Che come frase suona bene e che non stupisce possa piacere ai ratzingeriani che vedono sempre in qualcosa d'altro, in genere poco tangibile e attendibile, il povero diavolo ad esempio, il responsabile dei guai quotidiani del mondo. E lui che non c'entra per nulla è dannato a vita. Che non è bello.  Dunque, come se ne esce?
Ma nel modo più semplice: “Tornando a intrecciare culture e sensibilità diverse, e più che altro spostando l’attenzione su questi temi dall’ambito cattolico, dove hanno da tempo una centralità riconosciuta, a quello della sinistra, che invece li ha troppo a lungo trascurati.” Perbacco, come non pensarci? .  Che per essere un esercizio di ariafrittismo non è proprio male non foss'altro per questo suo viaggiare tra le nuvole della metafisica e non sui piedi della storia.
Ché  della storia piace avere un senso diverso ovvero vedere i cambiamenti altalenanti della coscienza collettiva e saper capire quando si è in senso evolutivo e quando in quello involutivo.
L'umanità si gestisce in conto proprio, non demandando e non delegando, se non per finta. Poiché alla fine, come ben dimostrato, sa sempre uscirne al meglio scaricando l'asserito manipolatore e simil dicendo.
Che magari questi neoratzingeriani  e i loro repentini cambiamenti siano tali solo per timore della profezia Maya? Bhè tranquilli devoti ratzingeriani, Marx non ci avrebbe creduto. E neanche Gramsci. Loro non erano superstiziosi.



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(1) morotea sta per corrente di Aldo Moro, per i più giovani.
(2) Mario Tronti, filosofo,e teorico dell'operaismo. Fu fondatore delle riviste Quaderni Rossi e Classe Operaia.

5 commenti:

  1. Paolo Penacchio1 novembre 2012 00:24

    E' proprio vero che a sinistra non curano più le relazioni umane come un tempo: Mario-Whithe, Turati-Kulischiof, Togliatti-Jotti, Magris-Rossanda; nelle sacrestie invece le cose continuano come un tempo.

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  2. Massimo Canella1 novembre 2012 11:09

    Be' non è mica solo una questione di fede e di obbedienza (escluse entrambe): c'è un poderoso apparato culturale mondiale cattolico, supportato da un poderoso radicamento sociale, che qualcosa malgrado le premesse irrazionalistiche produce, e non essendo sempre in sintonia con la vulgata capitalistica merita di essere considerato. Per esecrarlo quando occorre, ma non sempre. Il realismo è laico

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  3. Sito Novefebbraio1 novembre 2012 21:19

    Con l'aiuto dell' UAAR ho provato a dare un'interpretazione meno filosofica e più politica alla vicenda http://www.novefebbraio.it/dibattiti/la-carte-di-intenti-del-centro-sinistra#comment-787

    LA CARTE DI INTENTI DEL CENTRO SINISTRA | novefebbraio.it
    www.novefebbraio.it
    Nella carta di intenti che PD, SeL e PSI hanno proposto per le primarie del centro sinistra compare la parola laicità (ci sembra senza l' usuale presa di idstanza con il non meglio identificato , ma sempre contrapposto laicismo) e vi sono importanti affermazioni su coppie omosessuali , aborto e fecond...

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  4. Massimo Canella1 novembre 2012 21:20

    Be' c'è una radice politica molto profonda, che sta nel Quaderni del Carcere di Gramsci, nelle parti che a suo tempo gli Editori Riuniti pubblicavano sotto il titolo La Questione Vaticana: il nuovo Principe non avrebbe potuto governare l'Italia senza un accordo stabile con l'altro potere da essa non estirpabile... Poi comunque il problema della ricerca della verità, tutt'altra cosa rispetto a quelli della politica, c'è, e sotto questo profilo mi pare che questo manifesto sia dignitoso e si possa cercare di capirlo per controbattere...

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  5. Paolo Penacchio2 novembre 2012 00:23

    E' da un bel po' di tempo che da parte cattolica si sta cercando di trasformare il significato che solitamente nelle discussioni politiche ha il termine laico o laicità, e si sta cercando di affibbiare a quelli che solitamente vengono chiamati laici l'attributo di laicisti. E stiamo attenti che le parole contano parecchio, se passasse nel linguaggio comune tale espressione per indicare gli attuali laici, significherebbe che è passata anche l'idea che quanto richiesto dai "laicisti" è lontano dal sentire comune e che sono i" laici "( quelli che sarebbero i nuovi laici con benedizione apostolica) a rappresentare il giusto mezzo. Quanto alla necessità o meno di accordo fra nuovi principi e posizioni vaticane ; credo che occorra precisare che un conto è quello che un partito politico, anche laico, può arrivare a fare nella ricerca di un compromesso con altre forze politiche per arrivare alla formazione di una legge dello stato ( ma fare un compromesso con altri non significa partire già con un compromesso con sè stessi e non preoccuparsi di nemmeno pubblicizzare quelle che sarebbero comunque le scelte che si riterrebbero auspicabili in caso di non necessità di un compromesso) , altra cosa è l'accettare l'idea che i cittadini della repubblica possano essere surrogati , nelle discussioni con un partito laico , dalle gerarchie ecclesiastiche. Liberi i cittadini italiani di andar chiedere consigli al confessore od al parroco su come votare e, se parlamentari, su quali leggi fare o non fare; ma saranno i cittadini ed i politici in quanto tali , sia pure cattolici e se pure appena usciti dalla sacrestia, a trattare in questi loro ruoli ,Mi sembra invece che vi sia nell'aria un desiderio di discorsi a tavola , pronti a trasformarsi in trattative politiche, tra esponenti politici e gerarchie ecclesiastiche di vario livello. Non credo sia accettabile, anche perché, alla fine , potrebbe, come già accaduto, verificarsi che gli italiani in carne ed ossa, quando vanno votare alle politiche od a dei referendum, votino in maniera ben diversa da come immaginano e desiderano quanti pensano di rappresentarli. In altri termini, la chiesa cattolica rappresenti pur se stessa come istituzione , sia pure con tutte le possibili confusioni fra chiesa e stato vaticano, i politici cattolici esprimano liberamente le loro opinioni e le difendano anche con forza se credono; ma i cittadini della repubblica non siano considerati come un insieme di greggi ognuno dei quali con il suo rappresentante politico e religioso presso gli altri capi branco.

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