Cerca nel blog

martedì 5 maggio 2015

Italicum: promessa mantenuta? No.

Tutti a twittare di promessa mantenuta. Anche la Boschi. Renzi un po’ lo dice ma poi aggiunge «senza inciuci» Però a leggere s’intravvede un poco di porcellum e una bella tagliola per chi non sarà fedele.

«Promessa mantenuta» è stata la frase topica che ha contraddistinto tutti o quasi i twitter che le peones ed i peones del pensiero unico renziano si sono precipitati a scrivere con la tradizionale diligenza sui tablet di cui graziosamente la Camera dei Deputati li dota. 

A scorrere quei centoquaranta caratteri viene tenerezza tanto sono diligentemente compitati. Alcuni sono addirittura delle fotocopie, come fossero ispirati, per merito e metodo, dalle antiche prassi del minculpop. Evidentemente  nel passare il testo da twittare i ghostwriter  della presidenza del consiglio si sono dimenticati di aggiungere: «scrivetelo con parole vostre.»  che in molti casi dev’essere proprio stata una fatica da Sisifo e per la tema di sbagliare meglio copiare di sana pianta.

Lo ha fatto, ça va sans dire, anche Maria Elena Boschi, infagottata in quello che più che un vestito sembrava la tenda del salotto della nonna, in quel di otto e mezzo il 4 maggio,  avendo come sparring partner Massimo Franco oltre all’ovvia Lilli Gruber. Naturalmente lei, la prima della classe con l’aria di quella diligente che ripete la lezione mandata a memoria anche se non completamente digerita è stata tetragona: le frasi tutte uguali e il tono monocorde.

In verità la promessa di Renzi sul tema era di buttare alle ortiche la «porcata» di Calderoli e ridare finalmente agli elettori la possibilità di eleggere i loro rappresentanti fuori dalla triste logica dei nominati in modo da avere un Parlamento nel pieno delle sue prerogative. E probabilmente quelli che si sono recati a votarlo alle primarie avevano in mente (anche) quella promessa. Ma alla fine i fatti sono andati diversamente. A leggere quel che recita l’Italicum: bell’impasto (inciucio forse) tra porcellum, mattarellum, semipresidenzialismo strisciante, un po’ di proporzionale,un po’ di maggioritario e, tanto per dire, anche uno schizzo di ketchup che ci sta sempre bene.
In Parlamento dunque siederanno ancora dei nominati. Forse sarà perché anche Renzi pensa che la storiella del «non chiedo fedeltà ma lealtà» non possa durare a lungo e che magari qualcuno, prima o poi, gli faccia notare come i due termini siano sostanzialmente sovrapponibili se posti in quel modo. Che poi sarebbe la versione 2.0 del centralismo democratico che tanto andava in voga nel Pci. E allora meglio avere peones, maschi e femmine in quasi egual misura, consci del loro essere peones. Che poi se questa logica gira su tutti i partiti meglio ancora: mettersi d’accordo diventa pure più facile. E poiché la realtà supera assai spesso la fantasia ecco anche il ricchissimo premio di maggioranza a chi vincerà il ballottaggio. In nome della governabilità come se si potesse governare coi numeri piuttosto che con le idee. Evvabbè.

Che ci siano dubbi sulla costituzionalità della norma lo giura più d’uno e anche di chiara fama. Forse anche il Presidente Mattarella dovrebbe trovarvi qualche argomento di riflessione visto che era tra quelli che bruciarono il Porcellum. Però il mondo gira e non si sa mai cosa ci sia dietro l’angolo.

Se «Promessa mantenuta» è la frase d’ordinanza delle e dei peones Renzi per sé se ne è ritagliata una tutta sua «senza alcun inciucio.» Frase pericolosa, meglio lasciarla maneggiare da chi se ne intende. Un po’ come forbici, i coltelli e temperini che van tenuti lontano dalle mani dei bambini.  E Renzi di inciuci qualche cosina ne sa, dicono i maligni che aggiungono ne abbia messi in pratica già un bel po’. Come quelli per le nomine negli enti, quelli con qualche vecchio arnese del partito, prima decisamente contro poi sdraiato sulla linea, per garantirsi la maggioranza, poi anche con l’assegnazione dei ministeri, dove degli improbabili stanno provando l’ebrezza dell’auto blu, fino agli abbrasson nous con i sanpaoli, folgorati sulla via della bouvette, di Scelta Civica, di Sel e dei M5S. Insomma meglio sarebbe tacere sulle promesse, anche se a molti conviene credere a quella fola non foss’altro che per il piacere di riportare il trolley a Roma.

1 commento:

  1. Leggendo di italicum e porcellum mi è venuta in mente una domanda. Cosa può capire uno che non vive quotidianamente l'avvicente saga politica italiana? Sicuramente che quei nomi non suggeriscono nulla di buono. Ma poi? Tutto appare come una bega da mercato che però riesce a rovinare un paese con tutti uoi abitanti.

    RispondiElimina