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lunedì 12 novembre 2012

Illecite visioni a Milano.

Il titolo della rassegna è criptico: illecite visioni ma, il sottotitolo è esplicativo: rassegna di teatro omosessuale. Evviva.
particolare della Locandina
A Milano, al teatro Filodrammatici: quattro giorni dal 9 al 12 novembre per quattro pièce.
La locandina recita “prima edizione di illecite//visioni, unico festival milanese di teatro dedicato interamente a tematiche lgbt”
Certo non è la prima volta che si fa teatro omosessuale," la calunnia", quarta rappresentazione, è un dramma di Lillian Hellman scritto negli anni trenta, e Milano non è la prima città italiana nella quale si tenga una rassegna dedicata al teatro omosex a Roma si è arrivati alla diciannovesima edizione di Garofano Verde.
Ciò che è importante è dato da una serie di coincidenze: emblematico che la rassegna sia del teatro Filodrammatici che ha iniziato la sua storia con l'ingresso di Napoleone in città, quindi teatro di libertà quasi per definizione, poi per il fatto che in tempi di tagli lineari il Comune di Milano abbia sentito la necessità e trovato i fondi, per sostenere l'iniziativa in questo coadiuvato dalla fondazione Cariplo, terzo fatto che la regione Lombardia, ancora formigoniana (che forse Formigoni non ne sapeva nulla data la sua parossistica attenzione alla sanità), abbia dato il patrocinio e infine che partner tecnici siano aziende note che hanno voluto collegare il loro logo a quello della manifestazione. Bene. Molto bene.
Grazie al teatro, come sempre, si fa un ulteriore passo in avanti. Di civiltà.
Adesso quello che manca è che scompaia il sottotitolo: teatro omosessuale.
Perché fino a che vive la specificazione c'è segmentazione. E segmentazione è parente stretta di separazione e poi di segregazione. E questo non è bello. Per niente.
Filippo Luna in Le mille bolle blu
Già perché le quattro pièce sono quattro storie d'amore, drammatiche come spesso capita  lo siano le storie d'amore. E nulla di più. E di illecito da vedere non c'è gran che. 
L'eccezionalità dei quattro fatti sta tutta ed unicamente nell'intensità e nella profondità del sentimento. Per dire del tema e nelle capacità degli interpreti per dire della forma. Un eccezionale Filippo Luna ha interpretato il monologo“le mille bolle blu”. Per dirne uno per tutti.
E lì ci si dovrebbe fermare.
Sarebbe come se il premio UBU portasse in sottotitolo “dedicato al teatro eterosessuale.” Il sottotitolo non c'è perché il problema non si pone. Semplicemente.
Ma i tempi, forse, non sono ancora maturi. E allora avanti con la seconda edizione delle Illecite//Visioni rassegna di teatro omosessuale.
Magari per l'occasione della seconda edizione si potrebbero riservare posti d'onore per Giovanardi Carlo, Binetti Paola, padre Lombardi Federico ed affini. Chissà che non capiscano cos'è l'amore.

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