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sabato 19 settembre 2020

Cottarelli, per …

 Stanco di fare il predicatore ha l’ ambizione di voler entrare in politica. Pensa a un partito tutto suo, chissà con che fondi. Dimentica le esperienze di Monti e Passera. Il referendum taglia parlamentari  non gli piace, lui voleva tagliare il Senato tutto intero.


Googolando qua e là può capitare di imbattersi in una notizia del tutto irrilevante, ma d’altra parte non si può sempre parlare di cose serie. Quindi può capitare il caso che si legga di un evento accaduto in quel di Vescovato, Vescuaàt in dialetto vescovatino, ridente paesino di quasi quattromila anime in provincia di Cremona dove viene data la cittadinanza onoraria nientepopodimenoche a Cottarelli Carlo. Urca! Cottarelli Carlo appartiene alla casta degli economisti, cioè a dire quelli che ti diranno domani, con grandi dettagli e dotta scienza perché quello che avevano previsto ieri oggi non si è verificato. In virtù della sua permanenza  al Fondo Monetario Internazionale il Cottarelli Carlo fu chiamato nel 2013 da tale Letta Enrico, quando ancora non sapeva di dover star sereno, a rivedere l’italica spesa pubblica e lui ci si è messo di buzzo buono ipotizzando tagli a non finire. Dove la calcolatrice ha prevalso sul buon senso. Per esempio, tanto per citarne alcuni tra i più lungimiranti: tagli alle sedi decentrate dello Stato, ai vigili del fuoco, alle capitanerie di porto,  all’illuminazione pubblica fino ad arrivare alla sanità pubblica. Sai che bello se quel piano fosse stato messo in pratica. Fu in quel periodo che, negli ambienti che contano, fu soprannominato Carlo Mani di Forbici. Però questo è il passato. Il presente racconta di massiccio prezzemolismo sui media e ad ogni manifestazione possibile fino ad arrivare a quella di Vescovato dove il Cottarelli Carlo ha raccontato delle sua ambizione-aspirazione-desiderio: entrare in politica «mi piacerebbe – ha detto - perché uno a fare sempre il predicatore si stufa». Che come motivazione è senza dubbio pregnante, non c’è che dire: sapesse come si stufa un operaio a far sempre il solito lavoro con l’aggravante di un basso salario. Naturalmente l’ingresso in politica richiede una presa di posizione sui fatti immediati: il referendum, tanto per dire. E qui il Cottarelli Carlo è deciso sul votare “no”. E anche qui le motivazioni sono indubbiamente forti: innanzi tutto è un taglio lineare, e questo, parole sue «è stupido». Mica come la cancellazione del Senato, che lui aveva proposto. Quello non era lineare era verticale. Bah! In più, seconda motivazione cottarelliana, questa riduzione dei parlamentari non porta grandi risparmi: secondo i suoi calcoli, diamoli per buoni, solo solo 57 milioni all’anno pari allo 0,007 della spesa pubblica italica. Giusto un caffè per italiano come enfatizza Pierferdinando Casini in uno spot televisivo. In sostanza 57 milioni sono bruscolini. Nessuno che abbia fatto notare a questo novello aspirante Pericle che tutte le democrazie occidentali si sono dotate di due Camere secondo la logica dei pesi e contrappesi. E questo per evitare che una sola Camera non abbia controllo e possa sparare idiozie a raglio. Quindi abolirne una questo sì è stupido. Così come nessuno gli ha fatto notare che con 57 milioni di euro all’anno si possono costruire tanto per dire 15 scuole, magari piccole in zone disagiate o 5 ospedali, magari piccoli in zone disagiate. Quindi prima di far andare le calcolatrici meglio mettere in moto il cervello. Tutto ciò posto viene la domanda delle cento pistole: con chi si può candidare il Cottarelli Carlo? In questo ha le idee molto molto chiare: «Uno potrebbe anche farsi il suo partito. – Ha detto - Ma non so se sono capace di essere un bravo politico». Ecco bravo, rifletta sulla sua seconda frase: non sa se ne è capace.  Bene, rifletta e si ricordi del partito di Mario Monti che nacque come Scelta Civica e morì come Sciolta Civica e della ridicola esperienza di Italia Unica fondata da Corrado Passera. Di un altro simile esperimento non se ne ha bisogno. Continui a pontificare nelle televisioni: il danno è minimo.

Buona settimana e Buona fortuna

giovedì 7 novembre 2013

Btp Italia, trecentomila formichine hanno comprato.

C’è chi dice che i denari finiti in Btp Italia siano tolti ai consumi e alla crescita. In realtà sono denari investiti nella sopravvivenza del Paese. La crescita passa prima di tutto dalla riduzione degli sprechi. Come ad esempio i 27.000€ spesi in hardware per ogni deputato.  



Un cronista de La7 ha chiamato “formichine” i titolari delle trecentomila sottoscrizioni che lo scorso martedì 5 novembre hanno acquistato l’emissione Btp Italia, scadenza 2017 per un totale di oltre 22 miliardi. Per l’esattezza 22,271 miliardi tondi tondi. In altre parole trecentomila italiani hanno deciso di scommettere sul Paese Italia e hanno deciso di acquistarne il debito. Il debito del proprio Paese. Un po’ come hanno fatto e fanno i giapponesi che sono proprietari di quasi il 100% del loro debito pubblico.  

Quando l’operazione la fanno i giapponesi chapeau. I commenti più che positivi sono entusiastici perché i figli del sol levante dimostrano attaccamento al loro Stato, fiducia in sé stessi e, forse soprattutto, sono disposti a sacrificarsi pur di non essere ricattati. Cosa quest’ultima che invece potrebbe accadere agli Usa che invece hanno quasi il 50% del loro debito statale nelle mani degli cinesi che, con la signorilità che li contraddistingue, di tanto in tanto glielo fanno ricordare. E in quei momenti gli americani inghiottono rospi perché un conto è spiare le telefonate del signor Zhuge Shang magari mentre parla con la sua fidanzata della elezione del nuovo sindaco di New York e altro è sapere che lo stesso signore può decidere di chiedere in rimborso del debito. Magari hic et nunc. Che forse è per questo che gli americani spiano i cinesi.  Però nel mondo globalizzato si fa finta di niente. In fondo è tutto un gioco.

Invece nel tono della voce del commentatore de La7 prima e di Enrico Mentana poi c’era un che di sgradevole sia mentre si pronunciava la parola formichine sia quando si commentava che quei oltre ventidue miliardi sono tolti dalla circolazione per quattro anni e non aiuteranno la crescita. E neppure saranno investiti in attività produttive. Che certo è vero che tutti quei miliardi non aiuteranno la crescita e che sono tolti ai consumi ma è altrettanto vero che faranno qualcosa di ugualmente importante: impediranno al Belpaese se non di fallire senz’altro di stare peggio di quanto già non stia ora. Quei denari probabilmente serviranno per pagare stipendi e magari pure saldare almeno una parte di quei creditori dello Stato (regioni, province e comuni) che da parecchi mesi, per non dire anni, stanno aspettando di veder retribuito il lavoro già fatto. E quindi sono soldi che andranno, almeno in parte, con un giro lungo e tortuoso nelle tasche di chi deve arrivare alla fine del mese. Solo in una parte però.

Per un’altra quota serviranno, purtroppo, a coprire una certa dose di scialacquo di spesa pubblica. Che mettersi qui a far la conta di quali e quanti siano i rivoli improduttivi e non meritevoli di denaro all’interno della cosa pubblica sarebbe lungo oltre che ripetitivo. Soprattutto in questi giorni dopo che il professor Roberto Perotti (1) ha raccontato al globo terracqueo che la Camera dei deputati non solo non ha risparmiato tretatre milioni (pari al 3%), spese del 2013 rapportate al 2012, ma ne ha sborsati in più circa 130/140, di milioni, pari ad + 12%. 
Addirittura, pare che per ogni deputato, per dire la più buffa, siano stati erogati ben 27.000 eurini in hardware. Il che è equivale a dire che ad ognuno siano stati dati in dotazione una cinquantina di pc portatili di buon livello. Che c’è da far felici oltre che i deputati anche le mogli, i figli, i nipoti, le amanti e pure le concubine. Almeno fino al terzo grado di parentela.

Per fortuna ci sono le formichine che, facendo la media del pollo, hanno investito nei Btp all’incirca 50.000€ a testa. Che c’è da chiedersi dove avrebbero dovuto mettere alternativamente questi denari? Avrebbero dovuto gettarsi a fare acquisti forsennati, tutti a cambiare l’auto o la cucina o il guardaroba o chissà cos’altro? O magari tutti al ristorante o a prenotare aerei avverando così quanto sosteneva, mentendo, anni fa uno scriteriato presidente del consiglio del quale il Paese fatica a liberarsi. Che non bisogna essere degli economisti particolarmente acuti per capire che le persone sono portate a spendere quando si sentono sicure del futuro e che in caso contrario risparmiano ancor più di prima. Soprattutto quando si hanno figli e nipoti con lavoro precario o addirittura senza lavoro.  E non bisogna neppure essere dei geni della finanza o degli sfegatati comunisti per capire che prima di aumentare le tasse varrebbe la pena di ridurre gli sprechi e che le rendite finanziarie dovrebbero far cumulo con il reddito da lavoro e sul totale dovrebbero essere pagate le tasse e che queste, udite udite, dovrebbero essere eque. Il che tradotto significa che chi più ha più paga. E anche che accumulare pensioni come fossero le figurine Panini oltre che non onesto non è neppure morale. 

Che magari non stupirebbe se si scoprisse che un gran politico di questi sventurati giorni incamera la pensione da deputato europeo oltre a quella di deputato nazionale e magari pure una qualche indennità come ex presidente della camera e perché no pure la pensione da giornalista. E on top al tutto lo stipendio per l’attuale funzione. E poi sentirlo parlare della sua comprensione della povertà e della ingiustizia qualche accenno di nausea la fa pure viene.
Magari a qualche brillante economista bocconiano si potrebbe consigliare la lettura de La favola delle api di Bernard de Mandeville, scritto nel 1705, per fargli capire chi deve spendere e perché.
Per fortuna ci sono queste formichine, per gran parte ceto medio che non vuol morire, che si ostinano a risparmiare e a credere, cocciutamente, nel Paese. Che se poi magari nel loro piccolo si incazzassero pure magari ce ne sarebbe di guadagno. Per tutti.



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lunedì 18 marzo 2013

L'evoluzione della specie: da Grillo (parlante) a Gufo (saggio).

In natura non sopravvivono i migliori, né i più intelligenti ,né i più forti ma solo le specie che sanno evolvere con il mutare del contesto. Se Grillo evolvesse in gufo sarebbe un gran bel cambiamento.  Distruggersi con le proprie mani è un attimo. Sarebbe un vero peccato, oggi,  perdere tutto il già fatto.

Il Grillo parlante


Quando nel 1798 Thomas Malthus scrisse il “Saggio sul principio di popolazione” avrebbe tratto senz'altro grande lusinga dal sapere che alcune sue intuizioni sarebbero state riprese, nel 1855 da Alfred Russel Wallace e quattro anni dopo, da Charles Robert Darwin per chiarire a sé stessi e al mondo intero quando, come e perché le specie evolvono. 
Che poi queste stesse categorie siano utilizzate,154 anni dopo i due grandi naturalisti, da un blogger polemico-dadaista per cercar di chiarire a sé stesso e ad altri quattro gatti l'evoluzione della politica in questo sciagurato Paese l'avrebbe incuriosito per qualche minuto o forse l'avrebbe lasciato indifferente.
L'intuizione di Malthus e dei due geni che lo seguirono si sintetizza in: «Sopravvivono le specie che hanno capacità di adattamento. E hanno l'abilità di evolvere con il contesto. Magari trasformandosi morfologicamente».
Se Grillo Giuseppe, in arte Beppe, e il suo amico Casaleggio Gianroberto, riflettessero qualche minuto e su queste tre semplici frasette probabilmente, essendo intelligenti e vispi come pochi nell'attuale panorama politico, ne trarrebbero di guadagno.

Laura Boldrini Presidente dellaCamera
Loro grande merito è stato di aver capito e sentito più di ogni altro la voglia di cambiamento. In quattro-e-quattro-otto, alla faccia di politici consumati, nel senso di usurati, hanno costruito un grande movimento di popolo. Semplicemente con il loro esserci hanno posto al centro della politica italiana questioni che altrimenti sarebbero state marginali o al più parte della tradizionale giaculatoria politica. Chi non rammenta la vecchissima vignetta di Altan con la donna che dice: «Non mi ricordo più se veniamo prima dei disoccupati e dopo i giovani o tra il mezzogiorno e i pensionati”. 
Ambiente, spesa pubblica, legge elettorale, conflitto di interesse,leggi antimafia, costi della politica non sono più disegni di fumo ma sono già diventate questioni pratiche. In questo parlamento i tentativi di mercato delle vacche o di inciucio abortiscono ancor prima che il solito D'Alema riesca a pensarli. Stanziali della politica sono costretti a neppure provare a salire sugli alti banchi delle istituzioni. Avere come presidente del Senato Piero Grasso e della Camera Laura Boldrini è già un bel salto di qualità rispetto ai precedenti. Uno spariglio l'hanno chiamato quelli che ne capiscono di giochi di carte. Bersani ed il Pd se vogliono sopravvivere saranno sempre più costretti a sparigliare e questo significa per loro fare altro rispetto a quanto hanno praticato fino ad ora. E tutto questo è indubbio merito del Movimento 5 Stelle. Non ci fosse stato la zuppa sarebbe stata sempre la stessa. Semplicemente viepiù irrancidita.

Thomas Malthus
Ora l'abilità consiste, e questo è il riferimento al trio Malthus-Wallace-Darwin nel capire che non si può essere monocordi. Aver passato anni nei panni del grillo parlante ha pagato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Anche se qualcuno un po' sordo d'orecchio non ha sentito nessun boom questo c'è stato. E per d'avvero. Avere occupato i banchi alti per “star sul collo” ai vecchi politici è stata una bella mossa. Non solo simbolica. Che poi sono i simboli a smuovere le montagne. 
E adesso ancor più che simbolicamente la specie grillo deve evolvere e passare allo stato di gufo. 
I gufi hanno un udito finissimo, caratteristica già dimostrata nel recentissimo passato, sa ruotare la testa di 270°, così vede ovunque senza sforzo, si mimetizza benissimo e si nutre di topi, altri uccelli e anche, fatto non strano, di insetti.
Inoltre nel periodo marzo maggio, guarda caso, nidifica, la femmina può fare due covate da 3 a 10 uova. Che suona bene, per chi vuol capire la metafora.
Nella cultura popolare, che di solito ci azzecca, il gufo è rappresentato come portatore di saggezza ed erudizione. Nonché portatore di cultura. Ha il piccolo difetto di essere un filino permaloso. Ma questo anche il grillo. Però nessuna tradizione racconta che il grillo o il gufo abbiano deliri di onnipotenza. Che distruggersi con le proprie mani è un attimo.
By the way: insultare le donne tunisine non porta grandi vantaggi ma solo sgradevolezze. Nessun paese ha il monopolio delle peripatetiche o, come dicono in Francia, les mademoiselles che fanno dei free-lance sur le trottoir. E' professione ampiamente distribuita e qualche volta viene esercitata anche a corte.